Phomea e il suo “Annie”: un disco per sentirsi meno soli nel dolore

Una voce tormentata per un disco ruvido ma intimo

Annie” è il secondo lavoro di Phomea, cantautore toscano musicalmente legato agli anni 90, alle chitarre e ad un approccio diretto e a volte deliziosamente “sbilenco” con la musica, per farla giungere nuda e cruda, senza filtri. Nei testi e nell’approccio narrativo Phomea invece subisce il fascino dei cantautori, non solo quelli italiani, scrivendo in maniera semplice ma creando allo stesso tempo veri e propri piccoli racconti che muovono ogni canzone.
Prima di questo lavoro il musicista di Pistoia aveva dato alle stampe un Ep intitolato “La stessa condizione”, un disco di soli quattro brani in cui però già venivano fuori, in maniera un po’ più aspra, le caratteristiche principali di questo artista, che si ritrovano poi in questo secondo lavoro nonché quindi primo sulla lunga distanza.

La prima caratteristica evidente è la voce tremante e tormentata di Phomea, che con le sue incertezze melodiche riesce a diventare veramente peculiare e distintiva, e al giorno d’oggi avere anche solo un tratto distintivo non è poco. La seconda è la vicinanza anzi si potrebbe dire la completa affinità con il rock più ruvido, che però nel primo lavoro era più elettrico e pestato e in “Annie” si fa acustico e intimo, mantenendo comunque evidentemente la stessa attitudine. L’ultima caratteristica in comune tra i due lavori è poi la sincerità che si riesce a percepire in ogni nota dei brani di Phomea, mostrando l’urgenza che l’artista evidentemente sente quando scrive, pubblicando perché ha davvero qualcosa da dire (e anche questo tipo di consapevolezza è cosa rara al giorno d’oggi).
A conferma di quest’ultima caratteristica in comune vi è poi il fatto che tra “La stessa condizione” e “Annie” sono trascorsi ben sette anni di silenzio discografico, in cui probabilmente Phomea avrà elaborato le proprie idee, composto e soprattutto vissuto le esperienze di cui poi ci canta, che per quanto riguarda il disco “Annie” sono purtroppo esperienze tragiche, legate alla morte di sua madre, che si chiamava appunto Annie e a cui l’intero disco è dedicato.

Gli undici episodi che compongono quindi questo disco, che è praticamente un concept album, sono quindi un tuffo nei ricordi ma anche un dito nelle piaghe di giorni vissuti che non torneranno più e principalmente sono un omaggio a cuore aperto a sua madre, affinché un’esperienza dolorosa come quella del suo allontanamento fisico possa essere in qualche modo “medicata” grazie al potere della musica.

Difficile, in questo contesto, scegliere un brano più rappresentativo di un altro. Recentemente è uscito il Videoclip che accompagna il singolo di “Mi manca un gesto” e quindi vi faccio ascoltare questo per avere un assaggio della potenza emotiva di questo artista, ma “Annie” è un disco da ascoltare dalla prima all’ultima nota per sentirsi meno soli nel dolore.

Marianna Lucenti

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