Il “Paradosso del Potere”, l’odio, la guerra…

L’unica rivoluzione possibile è quella interiore!

Nonostante la Scienza confermi apertamente che l’animo umano sia prima di tutto cooperativo, è Storia come invece da quasi 5000 anni l’uomo non riesca a smettere di farsi la guerra! La domanda è… perché?

Perché chi detiene il potere finisce sempre per accentrarlo in suo favore lasciando tutti gli altri alle briciole? Perché il potere continua a provocare morti e conflitti? Che cosa scatta nella mente dei potenti? Come si passa dal dire “è impossibile che accada” alla puntuale tragedia?
Evidentemente, il problema sta proprio in questo improbabile passaggio!
Come è possibile che individui dotati d’intelligenza non riescono a capire il fatto che la cooperazione è più vantaggiosa del conflitto?

A questo punto, rimane importantissimo comprendere l’importanza di “come” si sia venuto a creare l’esito di un fatto: se incominciassimo a chiederci come si forma una personalità, compresa una particolarmente dispotica, anziché creare i soliti sproloqui, allora, potremmo iniziare a sperare che le negoziazioni di pace o i trattati politici ed economici abbiano finalmente effetti positivi, così come la stesura di un Decreto Legge…

Perché combattiamo?

Prima dell’ordine sociale eravamo certamente tutti più violenti! Si trattava dell’universo limitato di quell’epoca preistorica, una limitata consapevolezza arrestata nello “Stato di Natura“… laddove non c’erano regole! La violenza del passato si può finanche spiegare in base all’incapacità dell’uomo di raggiungere una migliore attività cognitiva ed emotiva; precedente ad una sensibilità che si è venuta a formare pian piano, non prima di aver risolto i più urgenti problemi di sopravvivenza.
Secondo Thomas Hobbes “L’uomo è lupo per l’altro uomo”: la massima riassume la condizione umana nello Stato di Natura, la cui natura è fondamentalmente egoistica, infatti a determinare le sue azioni sono soltanto l’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione.
Uno scienziato come Richard Dawkins parla del “gene egoista”, allo stesso modo il “Riduzionismo Genetico” ci presenta delle teorie secondo le quali l’aggressività umana dipende più di tutto dalla genetica. È chiaro che oggi la Scienza è andata molto oltre, dalla Psicosomatica alla Psicobiologia si è giunti a capire che le influenze ambientali e, la narrativa interiore, svolgono un ruolo primario nel significato dei comportamenti umani.
Ansia, paura, agitazione, nervosismo e rabbia sono tutti stati d’animo che possono scatenare un comportamento aggressivo, inoltre, la “negazione delle differenze” è una tendenza psicologica in grado di aggravare questi stati emozionali: trattiamo gli altri come se fossero uguali a noi mentre non c’è nulla di più diverso di una persona dall’altra, ognuno si porta dietro il proprio bagaglio di esperienze. Nondimeno la differenza con l’altro è vissuta come una critica ai propri modi di fare e un invito a modificarli… questo genera avversione!
Certamente, come tutto ciò che ha a che fare con le energie negative ed entropiche della vita, una forza come l’aggressività familiare al potere, viene fuori quando l’essere umano non vuole accettare lostato delle cose”, volendo cambiarlo a suo piacimento. In questa situazione, il Potere si inserisce in modo a dir poco prepotente! Tutto ciò accade perché manca la Consapevolezza (olistica) di quella data situazione, di cui non sappiamo comprendere le più autentiche cause ed effetti.

Le ripercussioni storiche alla nostra connaturale aggressività

La Civiltà è una tregua, un’argine che si è venuto a creare alla nostra incontrollabile prepotenza, ed è volta a frenare la volontà di avere tutto… per questo motivo sono stati creati gli “Stati”, come li chiamò Hobbes.
Ebbene, nascosti nelle trame di questo tipo di organizzazione sociale che tenta di contenere la “bestia” dell’“Attaccamento” in favore della Ragione umana (o del suo Spirito), ci sono processi psicologici e socio-culturali che determineranno chi farà la parte del Signore e chi dello Schiavo, per così dire. In effetti l’uomo oltre a occultare nell’inconscio la sua parte in Ombra, non fa altro che offrire una buona parte del suo Io alla Società, che alla fine diviene il Sistema su cui finirà per specchiarsi il nostro stesso inconscio… nel vano tentativo di deresponsabilizzarci.
Pertanto, uno dei processi culturali più rilevanti è il cosiddetto “Ordine di Beccata”, ovvero la gerarchia del pollaio che stabilisce il capo Alpha, l’emergere del più forte sul più debole…
Ad oggi l’uomo ha reso questo processo molto più sofisticato e tecnologico, ma il processo è sempre lo stesso… con la differenza che i Sapiens si ammazzano tra loro molto di più rispetto a ciò che invece accade nel Regno Animale – a cui basta per la maggior parte delle volte la mera sottomissione. In principio anche i primi gruppi sociali si comportavano così… semplicemente ostentavano tra di loro forza e potere, e non c’era bisogno di fare guerre, al limite si verificavano dei raid notturni per razziare le risorse… Oggi invece perdura l’usanza di lasciare che i nostri irrisolti psichici generino dei dittatori, o di sacrificarsi per un sistema sociale leviatano che è solo il riflesso della parte peggiore di noi stessi!

Cosa accade alle persone con maggior senso del Potere

Il Potere è l’abilità di far fare agli altri quelli che vuoi che facciano… esso funziona in virtù di una contesa, e non di rado porta le società a compiere azioni deprecabili.
Detto questo, la collettività difficilmente sceglie di andare in guerra, ma allora, che ruolo gioca il potere del singolo?
Una cosa è certa, gli studi scientifici stanno dimostrando che il “senso del potere” viene a creare delle vere e proprie minorazioni in alcune sfere delle attività cerebrali, rendendo l’essere umano uno scandalo della natura!
La Scienza e la Neuroscienza dimostrano che le persone che salgono al potere:
– sperimentano meno angoscia e meno compassione, con una maggiore regolazione emotiva autonoma di fronte la sofferenza altrui, divenendo spesso freddi, indifferenti e insensibili (vedi le ricerche del Prof. Keltner Dacher ad esempio…);
– si comportano come se avessero subito una lesione cerebrale traumatica: diventano più impulsivi, meno consapevoli dei rischi perdendo la capacità di mettersi nei panni degli altri o di comprendere prospettive diverse;
– definiscono l’esempio del cosiddetto “Paradosso del Potere”: raggiunto il potere le persone perdono le capacità che le hanno consentito di raggiungere tale posizione;
– anche in una semplice esperienza di potere si ritrovano compromessi nell’uso efficace dei Neuroni Specchio, perciò il condizionamento per lungo tempo al senso del potere atrofizza le aree cerebrali legate all’empatia, alla compassione, alla comprensione del diverso
Tutto ciò, ovviamente, non accade consapevolmente, anzi, è un vero e proprio effetto collaterale del Potere!

I veleni mentali nelle proiezioni esterne collettive

Le persone alla mercé del proprio senso del potere smettono di avere gli Altri come riferimento e innescano tutta una serie di distorsioni cognitive, non ultima il cosiddetto Bias dello Status Quo, per fare solo un esempio.. In un certo qual modo tali individui evitano di mettersi nei panni degli altri per far fronte alle impellenze, alle responsabilità e alle necessità di tutte quelle realtà in cui il Sistema li ha gettati e che paiono non accettare sconti.
Il sistema cognitivo viene sopraffatto dagli obblighi, per questo esso finisce per adattarsi forzatamente alle proprie risorse, usando quel sangue freddo che gli permette di salvaguardare l’immagine positiva che egli ha di sé stesso. È un meccanismo di difesa (“Dissonanza Cognitiva”) valido a difendere l’integrità del proprio Ego…
Purtroppo però, in questo modo, si perde ciò che in verità è davvero richiesto a chi detiene il Potere, ossia la capacità di esercitare l’“Intelligenza Sociale”, vale a dire la capacità di guidare il popolo in modo giusto… tuttavia proprio questa incombenza, condizionerà una certa chiarezza e lungimiranza, per cui il potere finirà quasi sempre per soffocare l’individuo stesso.
Le aspettative di dominio piegano la personalità dell’individuo ad un mostro interiore che non farà altro che spingerlo a trasformarsi in una “macchina ottimizzante” che lo porterà a desiderare di raggiungere una meta di positività senza alcuna criticità o negatività, un vero e proprio miraggio… per cui ci si distanzia, ci si separa sempre di più…
Ancora una volta, il problema umano più grande sta nella costruzione di diverse identità contraddittorie che convivono nella stessa persona
Dobbiamo dunque prendere consapevolezza del fatto che siamo noi e la nostra stessa società a creare e a liberare questi mostri devastatori!
Ordinariamente tutti noi reagiamo alle situazioni in base alla sola nostra “mappa mentale”, senza mai permetterci di leggere gli eventi rispetto alla scala dell’altro, o della realtà oggettiva, perfino… Questo dipende da un fattore economico dell’attività egoica del cervello, che cerca sempre e solo di spendere la minor energia cognitiva possibile a scapito dell’Attenzione sull’intero sistema di relazioni – la “Default Mode Network” del cervello, una modalità certamente creativa ma fortemente massificata e irrefrenabile, a circolo chiuso, come lo sono i Bias cognitivi, il riduzionismo psicologico, il bisogno di controllo top-down dei sistemi complessi, il “Rasoio di Hanlon” (che tratteggia le peggiori brutture della storia umana in modo molto più empirico rispetto alle teorie del complotto); vedi ad esempio gli studi sul cosiddetto “Bias della Conferma”, per citare solo uno di quei trick mentali in grado di crearci degli infausti pregiudizi pur di far meno fatica cognitiva… In questo modo la cosiddetta Neuroplasticità del cervello continuerà a premiare le connessioni neurali più usate e utilitaristiche perdendo quelle che invece ci aprirebbero alla vera comprensione del Mondo…
Ciò che ci fa “cadere” è che sotto sotto ognuno di noi vuole sentirsi protagonista della propria vita e per questo è alla continua ricerca di attenzioni… Un tragico attaccamento al nostro senso dell’Io, o meglio, alla parte peggiore del nostro Io!

Portare la Mente nel Cuore

Dietro al nostro Io (sociale) c’è il nostro senso del Sé, che è invece uno stato di coscienza sintropico… quando dimoriamo nella stabilità interiore di quella Consapevolezza noi siamo autentici, siamo veramente e totalmente noi stessi!
Tuttavia noi viviamo col pilota automatico… Dobbiamo allora uscire dalla nostra realtà soggettiva! È quando questa viene disattesa che forziamo tutto ciò che non siamo in grado di capire ed accettare!
Tutte le tragedie
 che ci continuano a circondare non nascono da nulla, noi siamo la gente, esse nascono da un’escalation attraverso cui le persone assimilano la realtà (vedi la “Scala dell’Inferenza” del Prof. Chris Argyris)…
Insomma, se tutto dipende da Cause ed Effetti, e vale pure per le nostre trame psichiche, le cose brutte non nascono da persone cattive che fanno cose cattive, ma da persone buone che (si) giustificano cose cattive al solo scopo di preservare l’idea di volersi credere persone per bene
Non abbiamo alcuna educazione alla gestione delle emozioni!
Il segreto è che abbiamo bisogno di meno emotività e più sensibilità… c’è bisogno di un sano distacco dalle situazioni in modo da poterle leggere in modo equanime e con maggior Consapevolezza. Dovremmo lavorare su noi stessi in modo da accrescere ciò che la scienza chiama “Intelligenza Emotiva” – per certi versi dovremmo tornare alla spontaneità benevola dei bambini!
Come insegnano le Tradizioni spirituali, se non c’è pace nel cuore e nella mente dell’uomo non può esserci pace nel Mondo! Per questo motivo tutti i Mistici fin dall’alba dei tempi insistono sul fatto di comportarsi bene, di “amare il prossimo”: l’empatia è l’unico modo per contrastare la naturale tendenza umana a perdersi nel tenebroso labirinto di una mente disturbante e perturbatoria, dove la frammentazione interiore, le dissonanze cognitive, ecc… non fanno altro che distogliere la nostra Attenzione da ciò che è Bene e Giusto – ossia l’Ordine Sintropico dell’Evoluzione – in favore invece di desideri separativi, contraddittori, impulsivi, irragionevoli o assurdi!
È chiaro in questo senso, che la cosa più importante per l’essere umano, al fine di confermare la sua evoluzione in seno all’esistenza, è il “lavoro su sé stesso“. L’uomo nasce e deve “maturare”, deve trovare dentro di sé le risorse per mettersi in Risonanza con la Vita e con il prossimo, egli deve imparare cioè a passare dalle vibrazioni d’animo più basse e grossolane a quelle più alte e sottili.
Come una cellula ne ricerca un’altra per evolversi, così l’uomo è naturalmente cooperativo, tuttavia, l’operosità mentale e la sua forza entropica sono sempre in agguato per soddisfare le emozioni più basse e vampiresche, un tempo utili alla sola sopravvivenza.
Nel corso dei secoli l’uomo è progredito, ha inventato cose stupefacenti, ha modificato certamente il suo comportamento e il suo senso di giustizia, ha inventato tecnologie strabilianti e ha raggiunto diritti e vantaggi, insomma il suo spettro cognitivo logico-razionale è certamente cresciuto moltissimo, ma il suo aspetto emozionale-sensitivo è venuto sempre meno… Non c’è coerenza tra un tavolo in cui si sottoscrivono i Diritti Umani e un campo di battaglia!
Siamo intelligentissimi ma incapaci di rettitudine, non abbiamo alcuna disciplina emozionale, la nostra intelligenza emotiva è piuttosto  peggiorata inesorabilmente!
Dovremmo riflettere su questo, innanzitutto su questo, se vogliamo, davvero, sopravvivere!

Fatale

«Tutti gli episodi di violenza, negatività, conflitti, crisi o problemi in ogni società, sono semplicemente l’espressione di un accumulo di stress nella coscienza collettiva. Quando il livello di stress diventa troppo alto, emerge come crimine, violenza, guerra e disordine sociale».
Maharishi Mahesh Yogi

Se fare il bene è naturale, allora, tutto ciò che gli esseri desiderano è la felicità. Strumenti e risorse esistenziali per raggiungere l’autorealizzazione e la consapevolezza di Sé:
Il Manifesto Dell’Eroe

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8 Comments

  • Finalmente un articolo sensato capace di spiegarci che cosa ci sta succedendo !!!!
    Grazie Fatale come sempre per la tua impagabile lucidita’…. Questo articolo e’disarmante per come ci mette di fronte le nostre responsabilità spiegandoci tutto senza teorie astruse ma reali , oggettive
    Preziosissimo articolo … da far leggere a tutti , ripeto : TUTTI

  • continuiamo a sovrastimarci e sovraccaricarci puntando il dito su buoni e cattivi quando invece e’ il nostro stesso funzionamento ad essere ignorato
    andiamo dallo psicologo solo quando siamo improduttivi nei rapporti civili o di lavoro mentre qua non siamo capaci proprio piu’ a vivere
    articolo illuminante, da incorniciare nelle scuole e a palazzo chigi, cosi’ come in tutti palazzi di ‘’ potere ‘’

  • QUINDI I POTENTI DIVENTANO DEI VERI E PROPRI MOSTRI SENZA CUORE … QUESTO E’ CHIARO, MA ORA SAPPIAMO PERCHE’ E CHE CIO’ ACCADE DAVVERO, IN MODO OGGETTIVO, CIOE’ PER UN MOTIVO SCIENTIFICO . HA RAGIONE FATALE, QUI BISOGNA INIZIARE AD EDUCARE LE PERSONE ALLA GESTIONE DELLE EMOZIONI .
    NON E’ UNA QUESTIONE DI COMPLOTTI …. BISOGNA IMPARARE A GESTIRE LE EMOZIONI NEGATIVE, I PENSIERI OSSESSIVI . SONO QUESTI CHE FORMANO I SIGNORI DELLA GUERRA, CHE NON RIESCONO A SMETTERE DI VOLERE TUTTO !!!

    • del resto, come più volte già spiegato da Fatale, gli “intrighi di palazzo” ci sono sempre stati, perciò le teorie del complotto non sussistono, ciò che invece ha sempre cospirato è il nostro attaccamento … il male è dentro ognuno di noi ! Le tradizioni esoteriche ce lo confermano da secoli …

  • Carissimo Andrea come sempre i tuoi articoli arrivano puntuali e precisi in occasione di eventi che accompagnano il nostro vissuto. Com’e’ nel tuo stile (molto simile al mio) i tuoi sono pensieri che abbracciano sempre una visione d’insieme e tentano di comprendere le cose oltre il fenomeno fattuale. Ebbene mi chiedi un pensiero sapienziale e cerchero’ di farlo esprimendomi dall’essenza e quindi in semplicita’ di cuore e linguaggio. La guerra ha un fattore scatenante sempre lo stesso dal tempo che fu. Questo fattore non sono altro che le forze opposte e spesso in antagonismo tra loro, che portiamo dentro noi stessi. La guerra e’ sempre una contesa di campo e di spazio, vissuto anzitutto dentro e proiettato poi fuori. Essa nasce da un senso di mancanza derivante dal dualismo esistenziale che ci portiamo addosso, materia e spirito, divenire ed essere, bene e male, ecc. ecc. Questo dualismo richiede che venga alla luce come un fronteggiamento si, ma non antagonista, con vero coraggio invece (quello della pace), come un fronteggiarsi accettando la complessita’ della nostra situazione esistenziale, cosi pure accogliendo e non rifuggendo dalla contraddizione e anche dal paradosso. Se tale riconciliazione non avviene, se ci chiudiamo in difesa e nelle false sicurezze che tentano di eliminare l’ostacolo, ecco subito che la mancanza porta la paura, ed il conflitto inevitabile. Dunque e’ necessaria non l’eliminazione, ma l’accettazione del conflitto e la ricerca della sua risoluzione nel trovare un senso piu’ grande. E’ questa la famosa conciliazione degli opposti. Alla fin fine e’ il non essere in contatto con l’essenza, al di la’ del bene e del male, la causa scatenante della guerra, dentro e fuori di noi. Il gioco sulla scacchiera, dovremo ricordarcelo, e’ solo un riflesso di una esistenza senza aver trovato l’essenza col suo gusto superiore. Infatti chi dimora nell’essenza, avendola cercata prima e poi trovata come il piu’ grande tesoro che vale, non guerreggia. Per questo, in realta’, non vi sono nemici e nessuno contende niente, non ne esistono motivi, ma tutto e’ sempre e solo una relazione conciliata.

  • Bellissima sintesi di tutto quello che in tutti i tempi e specialmente in questi ultimi l’essere umano mette in atto. Crescere, evolversi e prendere coscienza della propria storia ed essenza è senza dubbio scomodo ma a volte è l’unico modo per dire che si sta vivendo una vita coerente con il proprio sentire . Grazie

  • “Il Potere è l’abilità di far fare agli altri quelli che vuoi che facciano… esso funziona in virtù di una contesa, e non di rado porta le società a compiere azioni deprecabili.
    Detto questo, la collettività difficilmente sceglie di andare in guerra, ma allora, che ruolo gioca il potere del singolo?
    Una cosa è certa, gli studi scientifici stanno dimostrando che il “senso del potere” viene a creare delle vere e proprie minorazioni in alcune sfere delle attività cerebrali, rendendo l’essere umano uno scandalo della natura!”

    A questa affermazione, contenuta in questo ottimo lavoro di Andrea, vorrei aggiungere qualcosa sulla genesi del potere, ossia quali meccanismi portano l’individuo alla scalata al potere ed agli epiloghi che questo origina.
    L’essere umano ha una naturale propensione al controllo sulle cose che lo circondano, sia materiali che spirituali, quindi egli agisce con determinate azioni affinché esse soddisfino i suoi bisogni e non siano per la sua evoluzione un pericolo.
    Questo agire si sviluppa normalmente nel quotidiano nella vita di una persona normale, ma quando l’azione contenitiva è richiesta ad una persona che ha un senso di impotenza, essa vede il mondo e le cose intorno a se incontrollabili e quindi pericolose, siano pensieri, azioni o persone.
    L’impotente allora, per sublimare questa terrorizzante insicurezza, cerca più potere, più controllo in una spirale pressoché inesauribile.
    Il problema infatti è che il potere non può essere stabile perché variando i termini delle cose intorno all’individuo con l’evolversi della vita, esso è costretto ogni volta a riproporre un controllo-potere superiore sulle cose in cambiamento.
    Quindi per questo ad esempio tutti i dittatori, prima sono capi di una amministrazione, poi di un partito, poi di una Nazione, poi della cultura della stessa poi dei comportamenti delle persone.
    Ma appunto il potere non può essere mai stabile, in quanto la vita è una evoluzione competitiva, allora Stalin, Hitler, Mussolini, Putin, ad un certo punto, si ritrovano con un potere immenso che non è sufficiente a colmare un loro vuoto interiore immenso, questo li porta infine all’ultima possibilità, se pur drammatica, ossia, voler essere assimilati a Dio, il massimo possibile dei poteri immaginabili.
    Purtroppo la prerogativa di un Dio e ciò che gli da in effetti il massimo potere, è l’essere detentore della vita e della morte di una persona, di una specie se non della natura stessa.
    Per questo come ultimo atto, i dittatori uccidono il proprio popolo o direttamente oppure mandandolo al massacro in una guerra!
    Fortunatamente, anche questo atto, non basterà a colmare questo vuoto, ed alla fine metteranno in campo azioni suicidarie dirette o creando situazioni nelle quali essi stessi verranno eliminati.

    L’ultimo atto di questa guerra sarà il solito epilogo dell’ennesimo dittatore, ed il popolo poco potrà fare, essendo esso colui che ha permesso che questo avvenisse, avendogli permesso di prendere sempre più potere sia per ignoranza che per sua cronica insicurezza.

    Finisco con il ricordare che il bisogno dell’uomo forte, creò il bisogno di un Dio, il bisogno di questo Dio da parte della fragilità umana, portò a dargli così tanto potere, fino ad essere distrutto, sterminato egli stesso, nel diluvio universale!

    Giorgio Del Sole

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