Essere o non Essere tra natura e artificialità

In attesa dell’imminente uscita del nuovo Blade Runner, facciamo alcune considerazioni inattuali e non sul primo capolavoro ripreso dalla penna di Philip K. Dick

Vorrei cominciare con un pensiero che mi è passato per la testa vedendo il trailer del nuovo film.

Il pensiero è stato questo: «Però, l’invecchiamento precoce di Harrison Ford pare essersi fermato..» … ho sempre pensato che se li portasse male!
Ok, torniamo seri, o semiseri, e diciamo qualcosa di più intelligente, non troppo però.

 

Poveri animali

In Lucy ce l’avevano con alcuni abitanti del mare, qui invece con le testuggini.
Ma perché in questi film futuristici non lasciano mai in pace questi poveri animali? Certo, il contesto dei due film, il contesto in cui vengono citati, è un po’ diverso, però sono sempre chiamati in causa, stanno sempre in mezzo (sebbene in questa saga siano quasi estinti)!
Dopotutto però dalla natura veniamo, e forse, l’allontanarcene troppo ci fa rischiare… come mostrano questi film: perdere la nostra umanità o creare qualcosa di artificiale può essere pericoloso e può essere come perdere il nostro intimo legame con la natura.
E poi come si dice: ‘non sputare nel piatto in cui hai mangiato’; ecco perché l’inquinamento è sbagliato! Tutti noi siamo esseri naturali, e questo implicherebbe forse sporcare o essere irriguardosi verso la natura che è la nostra stessa casa? Insomma, giacché come afferma Fernando Pessoa «La natura è la differenza tra l’anima e Dio», siamo allora d’accordo con l’affermazione di Alan Kay: «Siamo preoccupati che l’intelligenza artificiale ci farà sentire inferiori? Dovremmo invece avere un complesso di inferiorità ogni volta che guardiamo un fiore», tant’è che la tecnologia rischierà invece di essere un cancro esogeno per l’intera umanità.

 

Riferimenti filosofici

È interessante notare che i replicanti sono dotati delle emozioni umane che per Spinoza però non sono alla base di tutto: per il filosofo, infatti, alla base di tutto c’è un altro tipo di “impressione”, ossia lo sforzo di autoconservazione a cui si aggiungono la letizia per aver fatto qualcosa di utile alla nostra conservazione o alla tristezza per aver fatto qualcosa di inutile alla nostra conservazione; oltretutto questo si basa sul fatto che l’uomo è anche mente, a quegli affetti primari si aggiungono dunque delle idee legate a delle cose esterne, accompagnate da altre emozioni basilari come amore, odio, ecc…
I replicanti non potranno mai essere come gli umani, perché anche se svilupperanno l’istinto di autoconservazione sarà sempre successivo, e non il punto di partenza come per gli uomini.

Cartesio diceva «Cogito ergo sum», nel senso che una Coscienza è tale quando ha consapevolezza di sé rispetto a qualcosa di esterno (pensieri) con cui si mette in relazione… noi tutti lo abbiamo studiato o almeno sentito. Lo dice anche una delle replicanti che compaiono nel primo film.
È anche spiegato che i replicanti, per assomigliare il più possibile agli umani, sono dotati di ricordi.
In latino solitamente la parola “sum” si traduce con “sono” nel senso di “Io sono”, prima persona singolare del verbo essere. Dunque questo “sono” come è da intendere? Come un “Io esisto”, semplicemente: anche il replicante è dotato di esistenza, perché anche il replicante è presente ed ha persino dei ricordi. Ma questo ci fa capire anche quanto siano profondamente diversi da noi: infatti l’esistere non coincide con l’essere, dato che l’esistere è una questione puramente fisica… e non è dotata di “essenza” (tutte le cose che esistono hanno esistenza, che è tale per tutte le cose che esistono; mentre l’essenza è ciò che la cosa è, la sua natura, senza la quale non sarebbe quella particolare “coscienza”: ciò che la distingue dalle altre cose in senso “individuale” – l’essenza non è programmata artificialmente dal momento che dovrebbe già essere liberamente creativa).
Ecco che grazie ai replicanti di “Blade Runner” possiamo facilmente capire anche Cartesio.

 

Storie di cacciatori

Un’altra cosa interessante è notare che, almeno nella traduzione italiana, a qualcosa di sbagliato si contrappone uncacciatore”, impegnato nella ricerca, scoperta ed eliminazione degli sbagli.
Così è in Blade Runner, così anche nel da tutti amato “Buffy…”, la più che famosa cacciatrice di vampiri.
C’è qualcosa di male che va debellato? È sempre il caso di ricorrere a qualcuno che provveda in modo adeguato! Certo, in Buffy è tutto molto più mistico e magico, ma il ragionamento è quello. C’è forse qualcosa da cui questo “Io Sono” va ripulito? Si tratta forse dell’eterno contrasto iniziatico, che contrappone spirito e materia, tra “mente” e “coscienza“?

 

Riflessioni conclusive

In ogni caso i replicanti, come quando si parla di robot, cyborg o intelligenze artificiali, sono uno strumento e lo strumento in quanto tale non è né buono né cattivo. È il modo in cui lo si usa ad essere giusto o sbagliato!
Ecco a cosa servono i comitati e i gruppi destinati a discutere di tali questioni. Possiamo mai aspettare di vedere un film per renderci conto di quanto alcune cose possano andare male?

Una cosa risulta abbastanza evidente dalla visione di questo film, una riflessione da richiamare alla mente ogni volta che si parla di intelligenze artificiali e simili… o della possibilità di migliorare l’uomo: siamo sicuri che rendere qualcosa molto simile all’uomo sia vantaggioso? Forse lasciare questo qualcosa limitato in alcune sue funzioni è un bene? Perdere di vista ciò che ci rende umani può portare a conseguenze gravi?

Durante il film sorge una domanda: perché piove sempre?
Credo sia una scelta registica riguardante l’innaturalezza del mondo futuristico in cui si svolge l’azione. Il piovere sempre, come quando c’è sempre il sole, non è naturale e non è positivo, non fa neanche bene agli organismi naturali, uomo compreso! Quindi il mondo in cui vivono i replicanti in realtà è un mondo non adatto all’essere umano. Qualcosa di esasperato… che snatura – o che come il simbolismo iniziatico del Diluvio biblico, indica un passaggio catartico che prevede una mutazione psichica illuminante e certamente significativa.

 

Roberto Morra

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> Leggi anche il Dialogo di Uki sul rapporto tra Natura/Artificialità:  Analogo = DIALOGO tra buchi del culo

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4 Comments

  • Roberto ti adoro! Devo dire che la chiave di lettura ukiana su questi aspetti analizzati nel post mettono sotto una luce diversa molti ambiti della sceneggiatura che sembra avere vite infinite ..
    Immagino la tristezza mista a rabbia di Roy se leggesse queste righe … ahahah :)))

  • seguo tutti i post del filosofo Morra per quella capacità di far riflettere semplificando ogni concetto
    :))
    Qui potremmo parlare per ore e ore, spero solo che questa storia non sia davvero il nostro destino

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