Nohaybanda!: l’atteso ritorno!

Essere creativi è una sfida sempre più complessa, nell’ambito della musica moderna. Trasmettere emozioni, sobbalzi, brividi, è un gioco al rialzo estremamente complicato, soprattutto se si gioca con il grande paradosso della materia forse più impersonale di tutte: la musica elettronica. Sfida completamente vinta dai NoHayBanda!, usciti lo scorso 3 novembre con il loro quarto lavoro, omonimo, sotto etichetta MegaSound Records/Stirpe999 in collaborazione con Offset, Dischi Bervisti, En veux-tu? En v’là! e Pinkman Studio.
Si tratta di un disco ben costruito, omogeneo e, continuando sul gioco dei paradossi, allo stesso tempo “liquido”. L’elettronica viene utilizzata in modo estremamente intelligente; è preponderante, ma mai invadente, ed è qui che entra l’estrema creatività. Saper prendere elementi di generi diversi, ed apparentemente lontani, per poi plasmarli e creare qualcosa di nuovo.
Ed ecco allora che la liquidità degli effetti elettronici si mischia ottimamente alla follia cervellotica del math-rock (qualcuno ha detto Don Caballero?), ed agli incastri ritmici tipici del jazz. Una miscela, efficacissima, che mostra di aver imparato a fondo la lezione di gruppi meravigliosi e storici come gli Zu e i già citati Don Caballero.
Ne sono esempi brani come il singolo “SS1“, o “RKL“, quarta traccia del lavoro. Brani strumentali di splendida, calda e allo stesso tempo gelida atmosfera, sottolineata anche dai loro titoli, costituiti tutti da stringhe di tre caratteri, composti di lettere e numeri. La loro durata media piuttosto lunga (non inferiore ai 6 minuti, in nessuno dei 7 brani del disco), non deve essere scoraggiante: potrebbero avere un minutaggio anche superiore, senza per questo risultare affatto noiosi o monotoni. Eppure, in questo assalto sonoro, tutto assume un senso soppesando le parole degli stessi autori: «Questo disco parla del nostro sentire il mondo».

Terminato l’ascolto, se ne esce confusi e appagati allo stesso tempo, con in sottofondo un interrogativo esistenziale, impercettibile ed onnipresente come un rumore bianco: che quel “loro” modo di sentire il mondo sia, in fondo, anche il nostro? Forse quel lucido caos che stiamo ascoltando è semplicemente il suono contraddittorio di ciò che ci circonda in tutte le sue follie, che alterna ondeggiando una dolcezza arpeggiata a schiumanti esplosioni di rabbia. Ed il ritrovarsi in questo marasma di sensazioni è potente e bellissimo.
Voto: 8

Federico Ciampi

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