Naki: esce il singolo “Via Madama Potente” [Anteprima esclusiva]

In anteprima il singolo apripista dell'album di un cantautore "moderno": testi sarcastici e musiche fruibili per una nuova lettura della società moderna

Uscirà il 23 maggio 2016, edito da La Clinica Dischi, l’album di debutto di Naki dal titolo “Senza Band Ep“. L’intento dell’artista, nel concepire questo lavoro in studio, è stato quello di cercare un punto d’incontro concreto tra i due estremi del cantautorato moderno. Da un lato s’avverte la forte influenza di una forma cantautorale semplice, istrionica, mentre d’altro canto sono percepibili contaminazioni che sfociano in una forma espressiva più impegnativa ed impegnata, concettualmente stimolante, tal volta pretenziosa. L’obiettivo di Naki alias Alessandro Osella, era certamente quello di portare a compimento un disco piacevole, che potesse “parlare” attraverso armonie, melodie e arrangiamenti comprensibili, non troppo ostici all’ascolto ma al contempo studiati, figli di una ricerca musicale ed artistica dispendiosa e minuziosa. Le liriche traggono per lo più ispirazione da situazioni che l’autore ha potuto indirettamente e direttamente osservare; situazioni analizzate con l’acume di chi sa raccontare il mondo con spirito sarcastico, riuscendo a coniugare ciò che può osservare d’innanzi a se e ciò che alle sue spalle si muove e s’è mosso.

Il brano scelto come singolo apripista è “Via Madama Potente“: un modo semplice ed efficace per affrontare il fatto che il periodo storico in cui si nasce è del tutto aleatorio e, che ci piaccia o no, la società moderna propone vie sempre più superficiali, “epidermiche”, per offrirci l’accesso all’appartenenza ad una determinata corrente, ad un determinato contesto socio-ideologico, ad uno “stile”, ad una moda. Possiamo ad esempio paragonare due grandi icone, appartenenti a due diverse epoche, non poi così lontane tra loro nel tempo, ma molto diverse nella sostanza, per apprendere come effettivamente gli “idoli” non svolgano più la funzione sociale che ne ha ispirato e motivato il protrarsi temporale di miti e leggende. Ned Ludd e Steve Jobs. Il primo è un personaggio la cui reale esistenza storica non fu mai provata realmente ma, sebbene con tutta probabilità non abbia mai calpestato questa terra, la sua figura fu fondamentale per la nascita di un importantissimo movimento sociale, esploso nell’Inghilterra del XIX secolo, che poi venne a lui nominato, il “Luddismo”. Steve Jobs dal canto suo ha letteralmente soggiogato la popolazione mondiale inventando un modo di utilizzare il telefono che sarebbe diventato un must della nostra società. Agli atti, il suo operato non ha però nessun valore sociale intrinseco, se non quello di farci intendere che il valore e le ambizioni di una società sono nulla di fronte all’immagine che si da di noi stessi.

«Oggi ci sono baffi arricciati, selfie e hashtag e questo è sintomatico di una società ha perso la percezione ed il contatto con la realtà, dunque la capacità di raccontare e raccontarsi».

La professoressa e politologa, Donatella Campus, tratta nel suo ultimo libro “Lo stile del leader” l’entità e la sostanza di un leader e, dunque, per discendenza, l’entità e la sostanza di chi sceglie il proprio leader. Come si evince dal manoscritto, l’analisi della politologa è impietosa rispetto al fatto che ad oggi gli “Idoli” corrispondano a tutti gli effetti ad un artificio creato ad arte allo scopo di sollecitare masse di persone pronte a seguire uno stile che non risponda mai a valori profondi e radicati.

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