Mio fratello è complottista

Spartire la realtà con chi la nega: lettera aperta!

Gli avvenimenti e le riflessioni contenute in queste pagine sono la conseguenza di una serie interminabile di vicende quotidiane. Arrivato ad un punto di saturazione ho deciso di affidare alla scrittura i miei pensieri più neri.
Ci tengo a specificare che questo mio sfogo non ha pretese di risolvere una situazione così delicata. Né per quello che riguarda la mia situazione personale né tanto meno per quello che riguarda la società. Comincerò questa storia personale alla stregua di una favoletta.

C’era una volta un povero cervello che viveva nella mia famiglia.
A dirla tutta ci vive ancora ma sono diversi anni che non è più presente a se stesso. Dico povero perché, per qualche ragione, mi animano ancora sentimenti di compassione nei suoi confronti, ma la compassione è un sentimento pericoloso. Non posso offrire grandi rivelazioni, ma credo che la mia vicenda possa concedere qualche spunto di riflessione, soprattutto a chi non ha idea di cosa significhi dividere un tetto con un complottista.

Non ricordo bene quando tutto ebbe inizio ma sono abbastanza sicuro che in qualche modo c’entrassero i Maya, con la loro profezia sulla fine del mondo, prevista per il Dicembre del 2012. Parrebbe ci sia stato un errore di calcolo, così questa profezia, più simile a una iattura, può incombere sulle nostre teste ogni anno. Eppure, alla fine, siamo ancora qui.
Sempre più spesso mi tornano in mente le famose parole di Umberto Eco quando affermava che Internet ha dato voce a legioni di imbecilli che prima berciavano al bar, mentre adesso possono diffondere le loro enormità ai quattro venti con un potere di propagazione insperato e
inimmaginabile fino a qualche decennio fa. L’analisi accurata tracciata dal grande Umberto non lasciava presagire ancora gli scenari, quelli sì, apocalittici, di un fenomeno in costante crescita e che arreca già danni enormi alla società.
Eco aveva spiegato come credere ai complotti fosse una maniera di rifiutare la realtà che ci circonda, spesso difficile da accettare.
Sarebbe bello poter affermare che il complottismo e il negazionismo possano essere combattuti con fatti e logica, ma purtroppo l’evidenza sembra suggerire che i complottisti e i negazionisti rispondano a ben altri dogmi.
Per questa ragione mi sembra perfettamente calzante la definizione etimologica della parola “mentecatto”; l’etimologia viene dal latino “mente captus” ovvero, letteralmente, preso nella mente, che diventa poi, per estensione, mente catturata, rapita. Nonostante l’uso dispregiativo che solitamente si fa del termine, preferisco soffermarmi sulla condizione di “mente assente”, siccome prigioniera. I Carcerieri infernali si chiamano Complotto e Negazione.
Complotto e Negazione sono come gemelli siamesi, stesso corpo, stessa mentalità, ma una volta separati difficilmente uno sopravvive all’altro.

Come è noto il complotto, o meglio, la teoria del complotto; solletica le fragili menti di chi vi si accosta con la promessa di una verità assoluta ed esclusiva.
Probabilmente la sensazione di essere prescelti va in qualche modo a lenire le pene esistenziali di chi non trova il suo spazio nella società, di chi non riesce a realizzarsi e di chi per queste ragioni, di fatto, viene escluso o si autoesclude.
Per questa ragione, secondo questa retorica ingannevole, sono “gli altri” ad essere accecati dai “poteri occulti”, che come abili marionettisti muovono i fili della storia secondo un piano non ben definito.
Ma è la Negazione il fine ultimo, l’approdo finale di tutte le teorie del complotto.
È facilissimo trovare una sterminata letteratura di documenti che mirano alla “revisione” di alcuni fatti storici legati a crimini di guerra e genocidi. Cui prodest?
Vuoi o non vuoi, la sceneggiatura avvincente di questi artisti della menzogna finisce quasi sempre per ricadere in una scia maleodorante di antisemitismo: che si parli dei gruppi finanziari o del microchip da impiantare nel cervello delle persone (per facilitare il lavoro di chi già ci controlla), la colpa ricade sempre sul popolo ebraico, in maniera più o meno diretta.
Nell’immaginario del negazionista medio l’ebreo è solitamente una persona disumanizzata. Come se vivesse in una realtà differente, rispondesse a stimoli alieni rispetto a quelli che ci animano naturalmente. Tutte queste credenze hanno a che fare, come pare evidente, con un razzismo di fondo, che non riconosce la determinazione storica delle culture dei popoli, preferendo una punzonatura di matrice innatista. Detto in altre parole si parla di qualcosa di molto vicino al peccato originale. L’ultima teoria che ho ascoltato in materia, vorrebbe l’olocausto organizzato da ebrei “superiori” a discapito di ebrei “inferiori”. Ammesso che questa distinzione possa avere un senso condiviso, il perché di questa teoria appare evidente così come il sottotesto che sembra recitare chiaramente: “le colpe dell’olocausto sono da cercare negli ebrei stessi”. Tutto ciò ricorda un po’ la retorica odiosa della donna che avrebbe favorito il suo stupro, solo che il plot twist di questi sceneggiatori raffinati aggiungerebbe anche che la violenza sia stata compiuta da un’altra donna.
Questa è una maniera più velata di negare la storia. Si è passati dal dubitare sui numeri all’affermare che la colpa va ricercata nelle vittime stesse, le quali, causandosi del male da sole, cesserebbero di essere vittime assurgendo al ruolo di carnefici, così da tornare ad essere
definitivamente colpevoli.
Purtroppo mi sono reso conto che di queste teorie, delle quali un tempo ridevo apertamente, non è rimasto davvero nulla di risibile; perché queste persone, che hanno barattato il loro spirito critico in cambio di verità inconfessabili, vivono in mezzo a noi e agiscono non più secondo le convenzioni sociali, che chiamiamo leggi, ma secondo le teorie del complotto più in voga in quel momento.

Inutile sottolineare la pericolosità di questi atteggiamenti, dei quali tutti noi subiamo gli effetti in maniera tangibile. Un esempio?
Io, se non l’avete ancora capito, mi sono beccato il Covid a causa dell’affetto smisurato che mio fratello nutre nei miei confronti… e sapeste com’è difficile spiegare cosa si prova ad avere qualcosa “che non esiste”!

Dopo anni di esperienza sul campo, l’idea che mi sono fatto è che il mondo dei complotti assomiglia ad un gigantesco mare magnum di teorie, alcune di queste in aperta contraddizione con le altre. Idee costrette a contorcersi in maniera sempre più grottesca per riuscire a galleggiare.
Un esempio lampante è la famosa credenza (la chiamerò così in attesa che qualcuno riesca a dimostrarne seriamente la correlazione) che vorrebbe i vaccini come una causa scatenante dell’autismo. Neanche a dirlo, il soggetto che mi ha spinto a scrivere è un ardente sostenitore di questa tesi, la quale non mira a sensibilizzare su un argomento controverso, ma soltanto a minare deliberatamente la validità delle misure vaccinali. La stessa persona che oggi grida a gran voce di rispettare gli autistici e, proprio per questa ragione, di sottrarsi alle lobby dei vaccini, fino a qualche mese fa andava dicendo che l’autismo era una forma di candidosi estesa al sistema cerebrale e che quindi fosse possibile curarla con dei semplici integratori o degli antimicotici. Questa teoria era suggerita dal tristemente noto Adriano Panzironi, prima che un doveroso procedimento giudiziario gli piombasse in testa. Ma naturalmente servì solo a sollevare la solita litania: “lo hanno imbavagliato perché è una voce fuori dal coro!”.
Soprassedendo alla spropositata violenza con cui queste “idee” vengono vomitate, mi sforzo comunque di rimanere razionale, guardo mio fratello e mi domando: quale delle due affermazioni è vera? Il vaccino genera l’autismo o l’autismo è una forma di candidosi estesa al sistema nervoso centrale? O in qualche modo le cose sono intrecciate? E se sì, in quale maniera? Secondo il complottista, tutte le risposte sono accettabili allo stesso modo. Non possono entrare in contraddizione se la logica non è considerata un terreno di gioco condiviso; e se mai dovessero entrare in conflitto sarebbe semplicemente indice di una trama molto più fitta con nuovi poteri occulti e nuove teorie segretissime, e quindi ancora più avvincente di come si sarebbe portati a credere.
Questa maniera caotica di affrontare le conversazioni rappresenta al contempo, per il complottista, una tecnica di attacco e di difesa delle proprie cazzate.
Faccio mie le parole del giudice sudafricano Edwin Cameron, che ha compreso alcuni meccanismi psicologici dei negazionisti che contestavano l’evidente correlazione tra l’HIV e l’AIDS. Così si esprimeva in un articolo di giornale nel 2003: «Per i negazionisti le verità sono inaccettabili. Giustificano idee radicali e che vanno in controtendenza rispetto alle prove schiaccianti confermate da esperti laici. Per fare ciò distorcono la realtà, affermano mezze verità, dichiarano falsità su ciò che asseriscono i loro avversari, e cambiano il loro modo di pensare così come le loro idee quando fa a loro comodo».
Quest’ultimo aspetto, che sembra una sorta di camaleontismo opportunista, rende del tutto impossibile instaurare un qualunque tipo di confronto, se la finalità condivisa è quella di un pacifico scambio di idee.

Il complottista solitamente ha un atteggiamento di puro esibizionismo, come testimonia la completa mancanza di pudore con la quale si affermano le teorie più scabrose. Senza orrore di se stesso per dirla alla Petrolini. L’unica ragione per la quale afferma, anzi grida, le proprie convinzioni al mondo è un mal riposto bisogno di essere riconosciuto.
Se il riconoscimento viene tradito subentra l’ira. Una furia senza volto, esternata con la voce di chi ha paura di misurarsi con il proprio abisso. Ho capito a mie spese che non posso andare in soccorso di chi vuole trascinarmi con sé, forse per condividere un vuoto così sordo.
Magari tutto questo avviene in maniera inconsapevole, ma arrivati a questo punto la consapevolezza non ha nessuna rilevanza.
Forse saranno utili le parole di René Girard che nel libro “Menzogna romantica e verità romanzesca” spiega in maniera efficacissima la differenza tra menzogna e menzogna organica: «[…]  più che alla malafede sartriana corrispondono alla menzogna organica di cui parla
Max Scheler nel Risentimento nella costruzione della morale; la falsificazione dell’esperienza non viene fatta coscientemente, come nella semplice menzogna, ma prima di ogni esperienza cosciente, dal momento dell’elaborazione delle rappresentazioni e dei sentimenti di valore. La menzogna organica funziona tutte le volte che l’uomo vuole vedere soltanto ciò che serve il suo interesse o un’altra disposizione
della sua attenzione istintiva, il cui oggetto viene modificato persino nel ricordo. L’uomo che inganna così se stesso non ha più bisogno di mentire».
Guardando oltre la distinzione tra i tipi di menzogne, questo estratto è utile a spiegare come la falsità di queste teorie non sia il prodotto finale appositamente confezionato, quanto il giusto frutto di un inquinamento avvenuto in partenza.

Arrivati a questo punto mi sento avvolto da un grande senso di impotenza, perché oltre l’analisi del fenomeno non si può andare. Non mi vengono in mente delle soluzioni praticabili e dopo tutto non credo che spetti al singolo cittadino il compito di arginare questa marea di pericolosi attentati alla pace collettiva. Il fenomeno va preso molto sul serio e in qualche misura bisognerà bloccare i divulgatori di menzogne.
Sono ormai sotto gli occhi di tutti le scene di aggressioni ai danni di giornalisti durante le manifestazioni No mask e No vax. La violenza con cui queste ideologie si fanno strada tra le persone è impressionante per velocità e risultati ottenuti. Prova ne è il proselitismo che si
estende a macchia d’olio.
Ci troviamo di fronte al ben noto paradosso della tolleranza di Popper. Non si può prestare il fianco a questi disertori della civiltà. Ho sentito più volte pronunciare frasi come “è finito il patto sociale”. Frasi che potrebbero suscitare imbarazzo in prima battuta, cui deve, però, seguire una reazione decisa e implacabile.
D’altro canto se il patto sociale per questi individui non esiste più non si capisce per quale ragione debbano continuare a minare i rapporti sociali tra le altre persone. Per questo mi auguro che questi “illuminati” finiscano per trovare uno straccio di terra e di fondare la loro società. Possibilmente molto lontani dal resto del mondo civilizzato. Non troppo in là, però: rischierebbero di cadere di sotto dal momento che la Terra è piatta.

Valerio S.

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7 Comments

  • Io mi auguro solo che questa visione così fiduciosa nella scienza e nei tecnici sia davvero così affrancati da errori , per usare un eufemismo

    • ma perche’ hai notizie scientifiche su una sperimentazione controllata, studiata e ponderata di questi vaccini??? Sappiamo qualcosa sui loro effetti a lungo tempo???
      Pero’ vengono somministrati a tutti senza ritegno !!!

  • concordo anche io. so benissimo che questo blog ci ha sempre messo in guardia da certe ingiustizie, inequivocabili, per questo apprezzo ancora di piu un articolo come questo pronto a ridimensionare questo fenomeno che sta diventando sinceramente sempre piu ridicolo

  • Ok va bene , non si può non essere d accordo con Valerio e la sua lettera . Capisco pure lo sforzo di uki nel ridare sensatezza alle idee oppositive… ma questo rischia di smorzare ogni forma di ribellione riducendo tutto e tutti sotto il manto del mainstream di regime!!!! Infatti il problema non è mai stata la terra piatta o negare l esistenza del virus … ma la strumentalizzazione e gli scopi occulti dietro questa campagna di vaccinazione sono di fronte ai nostri occhi, per chi ha il coraggio di vederli!!!

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