Max & Laura Braun: intervista e videoclip in esclusiva!

Il duo alt-folk tedesco torna dal 20 marzo con l'album “Highwire Haywire”

Max & Laura, sono un duo alt-folk tedesco il cui album “Highwire Haywire” uscirà il 20 marzo per Interbang Records.

Il video di “Plea“, estratto dal disco, ve lo presentiamo da oggi in anteprima esclusiva!

 

Max e Laura sono fratello e sorella; qualche anno fa lei studiava arte a Londra, mentre continuava a lavorare come fotografa ed editrice, lui invece rimasto in Germania continuava a suonare in molte band, creando musica per il teatro e lavorando come produttore nel suo studio di registrazione… fino a quando dal 2008 hanno iniziato a scrivere musica insieme.

Da allora hanno assemblato una band di musicisti ispirati, sono stati in tour in Germania e nel Regno Unito e nel 2012 hanno pubblicato il loro disco di debutto “Telltale” (Arctic Rodeo Recordings).

Oggi tornano con il loro bellissimo secondo disco “Highwire Haywire“, che uscirà il 20 marzo 2015, ma intanto eccovi una bella intervista esclusiva:

Puoi descrivere l’ispirazione dietro il titolo del vostro secondo album, Highwire Haywire? Qual è la connessione con la musica del disco?

“Highwire Haywire” è il titolo di una delle canzoni sul disco. È una delle prime canzoni che abbiamo scritto per il disco ma l’abbiamo scelta anche come titolo perché contiene la tensione tra il controllo e la sua assenza, un senso di calma e di pericolo, tutto contenuto in un’unica espressione. Ci sono emozioni che descrivono tutto un insieme di elementi che vanno poi a comporre l’unità del disco.

 

Quanto tempo ci è voluto a scrivere e registrare il disco? Qual è stata la prima canzone composta per “Highwire Haywire”?

Abbiamo scritto la canzone “The Weatherman” subito dopo le registrazioni del nostro primo disco “Telltale”, quindi circa 3 anni fa. Quella è stata decisamente la prima canzone. Le altre sono arrivate lentamente una dopo l’altra. Il nostro processo di scrittura è un po’ complicato per il fatto che non viviamo nella stessa nazione. Così sia io che Laura ogni volta raccogliamo le idee ma non si trasformano poi in canzoni fino a quando non ci incontriamo e ci lavoriamo sopra insieme, cosa che succede sempre dopo un po’ di mesi. Suppongo che questa cosa renda l’intero processo un po’ più macchinoso.

 

C’è una connessione particolare tra le canzoni, come se il disco fosse un unico ‘romanzo’?

Non c’è una connessione simile specifica tra le varie canzoni, è più uno stato mentale che le va a connettere. Rassegnazione, stanchezza, disincanto: temi che si rincorrono per tutto l’album. Forse non è una cosa che potrebbe affascinare molto l’ascoltatore ma non è un concept album: i temi che sono contenuti all’interno di esso sono quelli che emergono dalle nostre vite. Siamo entrambi oltre i trent’anni, e questa credo sia un’età in cui alcuni tipi di emozioni diventano più prevalenti. Quando non sei più così giovane, hai perso un po’ di energia, un po’ di quell’entusiasmo che hai quando sei giovane. Ti trovi a fronteggiare situazioni dove pensi solo: “…è così che è la vita.. ah”. Allo stesso tempo stiamo vivendo un momento, specialmente in Europa ma probabilmente anche nel resto del mondo dove un sacco di cose vengono messe in dubbio, un periodo di incertezza e insicurezza, cosa che viene messa anche in risalto in alcune canzoni, seppure in un modo molto sottile. È tutto più metaforico piuttosto che palese a riguardo di qualunque situazione particolare.

 

È stato difficile registrare “Highwire Haywire” o è stato un progetto difficile da portare avanti? Quali sono le differenze principali con il primo disco “Telltale”?

È stato grandioso registrare questo disco. Chiaramente c’è stato un sacco di lavoro da fare e le frustrazioni ci sono state come sempre, ma è stato davvero un piacere. È stato registrato nello studio di Max a Stoccarda. Max ha curato anche il suono e la produzione, cosa che ci ha permesso di non avere quella sorta di pressione che spesso si ha quando si registra in studio. È stato registrato principalmente dal vivo, suonando con la band, un modo meraviglioso di registrare. I musicisti che ci accompagnano, Fabian Wendt, Daniel Kartmann e Jo Ambros sono musicisti fantastici, è davvero fonte di ispirazione suonare con loro.
“Telltale” è stato registrato in uno studio differente e con un altro tecnico del suono ma anch’esso è stato registrato principalmente dal vivo, diciamo che in quel senso i due dischi non sono differenti. La differenza è nella musica. Sentiamo che c’è stato un grande progresso da “Telltale”. La musica è molto più complicata, in un senso positivo, c’è meno folk diretto e influenze musicali più varie. “Telltale” è stato il nostro primo disco e nonostante anche lì ci fossero alcune grandi canzoni, “Highwire Haywire” lo avvertiamo come un disco molto più maturo.

 

Se potreste paragonare il disco ad un film quale sarebbe?

Probabilmente sarebbe un film italiano o francese, forse una roba tipo “L’Avventura” di Antonioni, un film elegante dove non sembra succedere molto ma dove si sente una tensione latente sotto la superficie, dove l’emozione non è grande e drammatica ma comunque forte.

 

Quali sono state le vostre influenze principali su “Highwire Haywire”?

È difficile andare a scegliere referenze musicali specifiche perché ce ne sono un sacco e allo stesso tempo non ce n’è nessuna. Chiaramente stavamo provando a sviluppare il nostro linguaggio musicale per questo disco, ciò nonostante ci sono dischi che sono molto importanti per noi e probabilmente se ne rintracciano echi nella nostra musica.
Forse c’è un po’ di “Pink Moon” di Nick Drake quando guardiamo la varietà melodica ed armonica e chiaramente gli arrangiamenti delle canzoni. In alcune tracce si uniscono elementi jazz e folk, sul modello della band britfolk anni sessanta Pentangle. La tranquillità e la situazione sognante, caratteristica quasi ipnotica di un disco come “In A Silent Way” di Miles Davis è rintracciabile anch’essa nella nostra musica. Ma chiaramente non è solo la musica registrata che ci ha dato ispirazione e anche non solo la musica in se. Per esempio una delle canzoni sul disco, “Summer Song”, è stata scritta in un piccolo paesino calabrese nell’estate 2013. La tranquillità del posto, il caldo, la luce, il sapore dell’espresso che servivano nel bar locale, ci ha dato l’input per scrivere la canzone.

 

Siete contenti dei vostri prossimi concerti in Italia?

Siamo supereccitati! Siamo stati in Italia tante, tante volte e ci siamo sempre trovati bene ma non abbiamo mai realmente suonato un concerto in Italia. Fare così tanti concerti di fila in Italia è una cosa fantastica. Saremo solo noi due in questa parte del tour, anche questa una cosa bella. I nostri concerti in full band sono sempre molto differenti rispetto a quelli in duo e chiaramente è divertente suonare con tutta la lineup, ma i nostri concerti in duo hanno qualcosa di speciale. C’è un’intimità che si può creare quando l’arrangiamento è più spoglio, è più focalizzato sulla musica, forse più intenso.

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