Marco Liuzzi: “Earthrise” e un certo jazz metafisico

L’album d’esordio del pianista Jazz contemporaneo sociliano e brindisino d'adozione

Chi è Marco Liuzzi?

Il compositore nasce il 23 maggio 1972 in Sicilia, più precisamente a Gela ma ormai da 25 anni vive a Brindisi. Sebbene sia un ingegnere informatico ha studiato musica classica a fianco della prof.ssa Margherita Vullo e del Maestro Salvatore Grimaldi.
Intorno agli anni ’90 si esibisce insieme a varie band, esibendosi in Italia, Francia, Ex-Jugoslavia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia.
Negli ani successivi riesce ad alternare concerti e progetti musicali con lo studio, passando da impegni professionali al di fuori della musica ad impegni del tutto musicali.

L’Album

Si chiama “Earthrise” l’album del pianista Jazz contemporaneo prodotto da Verterecords.
Sia il titolo che la copertina fanno riferimento alla famosa foto scattata dalla NASA nel 1968 che ritrae la Terra che sorge vista dalla Luna. Da questo contesto nasce un disco colmo di simbolismi e interrogativi metafisici.
Attraverso il disco Marco Liuzzi ci consegna i suoi ricordi, immagini di viaggi e sensazioni del mondo artistico che lui stesso ha provato. Come citato dall’artista c’è un delicato gioco di prospettive in questo album, infatti possiamo vedere vividi paesaggi della Sicilia, la litoranea adriatica vista dal finestrino di
una macchina e piano-sequenze sullo spazio.

Il disco è composto da 9 brani suddivisi in 3 gruppi da 3:
– ci sono 3 brani che omaggiano Debussy, con l’aggiunta di un tocco di Jazz.
– 3 brani citano Herbie Hancock, “GoGo”, “Penguin” e “E.S.T.”.
– Le ultime 3 composizioni esplorano le sonorità di Satie.
L’artista è stato affiancato da Roberto Cati alla batteria e da Cosimo Romano al basso, i loro nomi sono riportati al fianco di quello di Marco Liuzzi nella copertina.

I brani nello specifico

1) “Blue in Green” (Miles Davis), l’artista è riuscito perfettamente a creare un’atmosfera calma e rilassante attraverso una sequenza di note messe alla perfezione.
2) “Cristal Silence” (Chick Corea), in questo brano i toni sono più vivaci rispetto al primo e le note derivanti dal pianoforte coinvolgono l’ascoltatore totalmente.
3) “Round Midnight” (Thelonious Monk), il brano mi è sembrato quasi malinconico, in senso buono, mi fa ricordare la colonna sonora dietro ad un film in bianco e nero.
4) “From Gagarin’s point of view (E.S.T.)“, l’atmosfera creata dal brano è calda e confortevole. Possiamo trovare un susseguirsi di toni alti e bassi.
5) “Hopopono, (GoGo Penguin)“, il pezzo ha un inizio clamo e lento per poi crescere sempre di più, formando una melodia semplicemente bella.
6) “Cantaloupe Island” (Herbie Hancock), attraverso il rifacimento del brano originale Marco Liuzzi ha creato un nuovo brano del tutto personale ed originale.
7) “Gymnopedie n°66” (Marco Liuzzi), in questo pezzo si percepiscono parti di batteria e parti di piano che, unite al basso, creano una miscela perfetta e del tutto coinvolgente.
8) “Gnossiene n°66- Il Libro Celato” (Marco Liuzzi), il brano è molto bello all’ascolto e le sensazioni che crea sono del tutto piacevoli.
9) “No Way Out” (Marco Liuzzi), l’atmosfera che il pezzo crea è tetra, anche qui in senso buono. L’immagine che mi è venuta in mente durante l’ascolto è quello di una tranquilla passeggiata notturna.

In Conclusione

Devo ammettere che quando ho letto che il disco era basato sul Jazz ho fatto un passo indietro poiché non sono un grande fan di questo genere, ma poi ho deciso di dare una possibilità, perché come dico io “non si sa mai”. Dopo aver ascoltato l’intero album infatti ho capito assolutamente che avevo torto, infatti le sei cover più le tre canzoni dell’artista riadattate in chiave Jazz sono piccoli capolavori che Marco Liuzzi ha creato e che tutti noi dovremmo ascoltare. In conclusione vorrei dire a tutti quelli che non ascoltano una canzone o un album perché non è il suo genere di non giudicare mai un libro dalla copertina perché come è successo a me ci si può ricredere.

Federico Ciandrini

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