Lui è tornato

Il film di David Wnendt ricalca il libro di Timur Vermes e porta Hitler a piede libero tra la gente della Berlino di oggi, in assenza di sceneggiatura o preparazione... le reazioni trapelano una pericolosa "insoddisfazione" popolare

Tradotto in quarantuno paesi, apprezzato dal pubblico e dalla critica, il libro satirico dello scrittore tedesco Timur Vernes, dal grande schermo è approdato su Netflix in forma cinematografica. “Lui è tornato” è critica e divertimento, paradosso e preoccupazione del presente. A metà tra un film-documentario ed un ‘esperimento sociale’, “Lui è tornato” mostra come nella Germania di oggi sia pericolosamente vivo il malcontento di un tempo: perché sarà cambiato il contesto sociale, ma non di certo l’insoddisfazione

 

Berlino 32 ottobre 2014.  Adolf Hitler ritorna in vita.

170702990-8b5ce556-390b-45ef-a429-1ef05d91ab8e Molto più di un banale “Che farebbe Adolf Hitler ai giorni nostri?”. Questo film ci proietta in una realtà che vede il Fuhrer in persona catapultato nel presente direttamente dal suo bunker. Le sue perplessità nel trovarsi all’improvviso gettato in pasto a quello che per lui è il futuro fa a pugni con la diffidenza e il compatimento di chi lo incontra.

Tratto dal best-seller dell’autore tedesco Timur Vermes, il film porta sul grande schermo uno dei più grandi tabù degli ultimi settant’anni.
Sì, perché “Lui è tornato” non si limita a ricostruire la vita di Hitler o i suoi ultimi giorni, questo lo hanno già fatto in tanti, da Charlie Chaplin a Bruno Ganz, ognuno a modo loro. Il film fa un passo avanti: porta Adolf Hitler nel mondo di YouTube, dei Talent Show di cucina e dei nostalgici neo-nazisti.

Seppure estirpato al suo tempo e trapiantato nel nostro, è sempre lui, capace di cogliere le opportunità, di tacere le sue oscure ambizioni per servire un fine più grande, pronto a conquistare tutto e tutti, battagliero e folle come la storia tristemente lo ricorda.

Questa sorta di esperimento parte come una commedia quasi documentaristica e finisce col diventare qualcosa di molto di più.

Pur conservando un elevato tasso di ironia il film di David Wnendt ha lo scopo di sollevare una questione di rilevante importanza in questi nostri tempi. Wnendt si chiede quanti ancora oggi sarebbero disposti a farsi sedurre dalla sua ideologia. Lo fa utilizzando una tecnica mista che prevede inserti di candid camera all’interno di una storia di finzione.

Il gioco si poggia, infatti, sulla base della finzione (in più di un’occasione viene chiesto a quello che si suppone sia un attore se non si stanca mai di aderire allui-e-tornato-recensione-centro-e1461758663408 ruolo prendendosi una tregua) ma ciò che innalza costantemente il livello di lettura sono le reazioni: oggi come allora Hitler non nasconde mai i propri obiettivi e le modalità con cui vuole raggiungerli. Alcuni vi aderiscono, pochi si oppongono e la massa li legge come elementi di uno show mediatico di successo non rendendosi conto che, come un veleno a lento rilascio di tossine, ne vengono progressivamente intossicati.

Gran parte della genialità di questa pellicola è dovuta al fatto che non tutte le scene siano state girate con attori consapevoli. Diverse sequenze del film, specialmente quelle in mezzo alla folla di Berlino, sono state realizzate in stile documentario. Sì, perché è proprio David Wnendt ad avere l’idea più interessante per trasporre le 400 pagine del libro sullo schermo suggerendo di mandare Hitler in giro per le strade e di combinare questi elementi documentari con il film stesso. «Ho trovato appassionante l’idea di mostrare Hitler non solo in una situazione artificiale attorniato da attori, ma piuttosto a piede libero tra la gente vera», spiega David Wnendt. «Era il solo modo di suscitare delle risposte affidabili alle domande: cosa accadrebbe se Hitler tornasse oggi? Avrebbe davvero qualche possibilità?». E l’esperimento offre risultati spiazzanti: tutte le sequenze che prevedono l’interazione con il “tedesco medio” del 2014 sono autentiche. Niente sceneggiatura e nessuna preparazione. Grazie a questo espediente, possiamo assistere alle diverse reazioni della gente al passaggio di Hitler in città, fra turisti che scattano fotografie e tedeschi che vanno al lavoro. C’è chi lo ferma per un selfie, chi lo insulta e chi purtroppo lo rimpiange.

Ma-Lui-è-tornato «Era come se le persone stessero incontrando una pop star – aggiunge Wnendt – anche sapendo perfettamente che non poteva trattarsi del vero Hitler, lo accettavano e si confidavano con lui».

 

Katia Valentini

 

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