Livio Ricciardelli: cinema, vecchi flop e “Nuova Hollywood”

Otto grandi flop commerciali del cinema che hanno causato la scomparsa o l’offuscamento di molti giovani registi americani allora considerati sulla cresta dell’onda. Si parla di questo, e non solo, nell'intervista con l'autore del libro

Conosciamo insieme Livio Ricciardelli, giornalista, critico di Cinema e autore di “Super8: i film che hanno distrutto la Nuova Hollywood“. Già autore di “Il cinema di David Lean”, Ricciardelli ci racconta il cinema americano degli anni ’60 ma soprattutto il flop di otto grandi registi che sono stati sulla cresta dell’onda negli anni ’70 e che noi tutti conosciamo. Un libro ricco di spunti, racconti, per appassionati ma anche per curiosi, che vi porterà dritti nei retroscena di Hollywood.

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Come nasce la tua passione per il cinema?

La mia passione per il cinema nasce relativamente poco tempo fa, a 17 anni. Nasce come amore nei confronti del cinema di Sergio Leone. Da quel filone mi sono appassionato e mi sono realmente reso conto di quanto il cinema e la storia della settima arte sia una storia di collegamenti. Da Leone arrivi a Morricone. Grazie a Morricone scopri nuovi mondi cinematografici. Dagli attori scopri nuove pellicole e nuovi registi. Col tempo sono diventato un vero e proprio appassionato di storia del cinema e di critica cinematografica, tanto da non perdere nessun Festival del Cinema, ed in particolare Venezia.
Da vero appassionato di critica ho scritto una monografia sul regista inglese David Lean. Ho deciso di scrivere questa analisi della sua opera completa in quanto lo considero proprio una grande vittima della critica cinematografica. Di lui si conoscono i suoi film, ma si conosce poco lui come regista. Eppure guardando tutte le sue opere in ordine cronologico si coglie una determinata tecnica, delle tematiche comuni e delle peculiari sensibilità. Il libro “Il cinema di David Lean” nasce dunque come monografia per far conoscere di più questo regista. Ma anche come un piccolo tentativo di elevare la sua figura al rango di autore a tutto gli effetti.

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Che aspetti vengono approfonditi nel tuo libro “Super8”?

“Super8” è invece un libro del tutto diverso: tratta di otto film diversi. Negli anni ’60 il cinema americano cambiò verso. Nacque la “Nuova Hollywood”, con nuovi registi che portavano in scena tematiche innovative per un pubblico giovane. Il tutto, in un contesto in cui i registi assumevano un protagonismo mai visto prima, a scapito delle case di produzione. Sul finire degli anni ’70 alcuni di questi film autoriali della Nuova Hollywood andarono male. E ciò portò alla rinascita del vecchio sistema degli Studios e a produzioni più conservatrici e vetuste. “Super8” analizza proprio quei film innovativi che hanno fatto fallire queste novità di regia portando ad un ritorno dell’ancién regime.

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I film che vediamo oggi al cinema e i gusti dell’italiano medio: i botteghini parlano chiaro. Cosa ne pensi dell’educazione alla bellezza, all’arte, al cinema d’autore?

Ad oggi vediamo un ritorno dello Studio System a seguito di una rilancio dell’autorialità dei registi verificatosi negli anni ’90 (come con “Pulp Fiction” o “Quei bravi ragazzi”). Le grandi produzioni cinematografiche sono per lo più opere prevedibili tratte o dai fumetti della Marvel e della DC o addirittura sono versioni in carne ed ossa di vecchi cartoni della Disney. Uno scenario che palesa lo strapotere dei produttori e la mancanza di idee ad Hollywood. Non vedo sinceramente segnali di riscossa: registi che hanno dato vita ad opere autoriali e innovative come Damien Chazelle si sono già appiattiti su grandi produzioni a misura di studiosi (“First man”).

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Il cinema d’essai oggi. Quali registi portano avanti lavori impeccabili senza cadute di stile?

Difficile dirlo, anche i più grandi registi (come si evidenzia nel mio libro) hanno avuto dei fallimenti o dei film che non rispecchiano prettamente la loro identità. Per certi versi mi sento di dire che puoi essere soltanto te stesso se hai il controllo produttivo totale del mezzo, come Woody Allen o Werner Herzog.

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Benissimo. Parliamo ora di attori. Americani o italiani. Molti hanno avuto, proprio come i registi, momenti di grande successo e periodi di down. Chi promette bene sulla scena cinematografica in questo momento, o chi, guardando al futuro, possiamo considerare una “giovane promessa”? Molti attori oggi provengono dalle Serie, un nuovo mondo che sta facendo vera e propria concorrenza al cinema tradizionale.

Nella storia di Hollywood le grandi star “appartenevano” alle grandi Mayor e ai grandi studiosi. Ne seguivano la carriera se non addirittura gli imponevano dei comportamenti di vita privata. Con la Nuova Hollywood non è soltanto cambiato il modo di girare un film, ma anche di recitarlo. Appartengono alla generazione di attori della Nuova Hollywood tutti quegli esponenti usciti dall’Actor’s Studio e seguaci del metodo Stanislaski: De Niro, Pacino, Meryl Streep, Hoffman. Oggi vediamo attori per lo più premiati per la loro capacità di adattarsi o immedesimarsi in determinate parti, come nella Nuova Hollywood, ma in un contesto in cui gli Studios non accompagnano questo sviluppo. È il motivo per cui molti attori anche premiati con gli Oscar si sono poi persi (Anne Hataway, Matthew Mc Cnouaghey). Sul fronte della recitazione è come se si fosse preso il peggio delle due tradizioni (vecchia e nuova Hollywood): non si recita ma ci si immedesima come nella Nuova Hollywood, il tutto in un canovaccio da vecchio studio System.

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Un’indiscrezione sul libro: gli otto film analizzati sono di registi di fama internazionale. Quali hanno fatto flop?

Otto grandi registi che erano sulla cresta dell’onda negli anni ’70: Coppola, De Palma, Spielberg, Cimino, Scorsese, Pollack, Pakula e Friedkin. Dopo i loro flop che analizzo in questo libro non solo cambiò Hollywood, ma anche la loro carriera. Cimino sparì del tutto dalla circolazione, realizzando solo qualche controverso film, solo ultimamente in parte rivalutati. Friedkin si trovò a realizzare differenti film di diversi generi per cercare di trovare nuove strade, cosi come Coppola e De Palma. Solo Scorsese e Spielberg riuscirono a “riciclarsi” proponendo prodotti in grado di conciliare la propria vena autoriale con gli interessi del box office degli Studiosi.

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Laura Petringa

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