L’ingretitudine dei vecchi

La lotta contro chi lotta, da Plutarco a Rita Pavone

Siamo nella Grecia antica, per la precisione ad Atene.
S’avvicina un campagnolo.
«Senti un po’, tu. Siccome sono piuttosto analfabeta e devo votare, scriveresti per me il nome del tizio che voglio far cacciare dalla città?».
«Naturalmente. Che nome devo scrivere?», chiede Aristide.
«Aristide», risponde il campagnolo, che evidentemente non ha riconosciuto il suo interlocutore.
«Mh… deve averti fatto qualcosa di davvero terribile per meritarsi l’esilio».
«Boh… nemmeno non l’ho mai visto. Però mi sono scocciato di sentire tutti quanti che lo chiamano “il giusto”, porcaccia miseria!».

In questo episodio, tramandatoci con un po’ più di grazia da Plutarco un paio di millenni fa, troviamo tutto il presente di cui siamo capaci: c’è un analfabeta che può sfogare la propria frustrazione contro il buonismo imperante grazie a quel pezzo di coccio che userà per votare, precursore delle schede elettorali e degli smartphone. E se da un lato è rassicurante sapere che non stiamo assistendo a un improvviso deterioramento dell’animo umano, dall’altro siamo costretti a constatare che gli stronzi sono sempre esistiti.

Aristide mi è tornato in mente immaginando quali articolati pensieri possano aver stuzzicato le sinapsi della sopraffina cantante Rita Pavone fino a farle sfornare questa perla:
«Quella “bimba” con le treccine che lotta per il cambio climatico, non so perché ma mi mette a disagio. Sembra un personaggio da film horror…».

La bimba
 (virgolettato, lasciando intendere che sia un termine scelto con sofferta gentilezza e magnanimità) sarebbe Greta Thunberg, la sedicenne svedese di cui ormai tutti parlano. Chiaro che se qualcuno lottasse PER il cambio climatico indotto dall’uomo, probabilmente sarei a disagio anche io, peccato che la bimba in questione lotti CONTRO. Non so se la sublime cantante Rita Pavone lo abbia capito, ma di sicuro una grandinata di critiche le ha ricordato che non è elegante irridere qualcuno per il suo aspetto fisico (nonostante sia una prassi abbastanza popolare tra la seconda e la terza elementare), soprattutto se minorenne. L’indomita Rita Pavone ha ripiegato affermando che nessun giornale l’aveva avvertita che Greta avesse la sindrome di Asperger, convinta fosse quello il problema e dimostrando ancora una volta la portata del suo genio. Per fortuna qualcuno era più informato sulla faccenda, tipo tale giornalista Maria Giovanna Maglie che ha voluto dare il suo contributo con impetuoso slancio:
«Adesso non si può parlare male di Greta perché mi hanno detto che ha la sindrome di Asperger, e allora a quel punto il politically correct e il buonsenso mi vietano di dire quello che avrei detto se fosse stata sana: che l’avrei messa sotto con la macchina».

Insomma, se c’è una grande lezione di vita che queste donne ci danno, è che avere l’Asperger ti salva la vita, come portare gli occhiali ti evita il pestaggio dai bulli. Eppure tutto questo, signori, è stato solo l’inizio.
Ormai la fronda dei controgretisti si ingrossa ogni giorno di più, guadagnandosi il supporto di un importante quotidiano nazionale che, al contrario della carta igienica, percepisce sovvenzioni statali per pubblicare in prima pagina titoli tipo questo: «La rompiballe va dal Papa».

Non
 fai in tempo a chiederti quanto possa guadagnare il magnifico direttore per mandare in stampa questi pensierini che lui trova subito il modo di stupirti, offrendo al mondo ulteriori contributi di enorme spessore:
«Del clima non me ne frega niente, l’unica cosa che mi interessa è la figa».
Molto comprensibile, fossi come questa gente avrei voglia anch’io di fregarmene del clima, anelando piuttosto all’estinzione.

Ma Aristide è sempre lì. Continua a bussarmi ogni volta che mi scervello domandandomi: come può essere divisivo persino un tema come l’ambientalismo?
Forse è considerato storicamente di sinistra e quindi se ti credi di destra ti senti in dovere di osteggiarlo? Significa allora che se poi la sinistra tiene per i boxer la destra farà la crociata per gli slip?

Sembra paradossale immaginare qualcuno che sputa addosso a chi si batte anche per il suo benessere, eppure sempre più spesso gli ambientalisti vengono dipinti come ingenui, sciocchi, manipolati, buonisti (aboliamo ‘sta parola, vi prego!) alla stregua di quelli che si spendono per la pace nel mondo, sogno a cui sono abilitate soltanto le Miss nei concorsi di bellezza.

Greta Thunberg non sarà una reginetta di bellezza (Rita Pavone, invece…), eppure ha saputo riportare davanti ai riflettori il tema dell’ecologia e dell’ecosostenibilità quando ormai sembrava sparito da qualsiasi agenda. Una sedicenne qualsiasi ha superato il milione di follower su Instagram senza mostrare le chiappe, diventando improvvisamente l’eroina da imitare, il totem vincente sotto cui si sono riparati tanti che hanno a cuore gli stessi principi ma nessuna portata mediatica. Molti si saranno avvicinati a causa del clamore della vicenda, molti per seguire la moda del momento, molti non saranno mai all’altezza delle cose che professano. Tuttavia sono lì, cercando di fare la loro parte per rendersi utili.

E la domanda è sempre la stessa: cosa è che spinge, invece di incoraggiarli, a desiderare di metterli sotto con la macchina?
L’ambientalismo in tutto questo, fidatevi, non c’entra niente. Non c’entrano le malvagissime e rinomate lobby dell’ecologia che lucrano sulla salvaguardia del pianeta, non c’entrano i genitori rettiliani e manipolatori di Greta, non c’entrano le treccine, lo sguardo inquietante, la politica, i vegani.
C’entra Aristide.

Il “giusto” è fastidioso, anche se lo è soltanto per nomea.
È fastidioso il grillo parlante nonostante abbia ragione, tanto che Pinocchio lo schiaccia con un martello già al IV capitolo, figuriamoci chi oltre a parlare si mette pure a FARE. Questo è davvero insopportabile, perché è la prova concreta che oltre al pensiero può esserci l’azione.
Sapere che c’è chi combatte per qualcosa di nobile e importante, chi è disposto al sacrificio, mette in discussione le nostre abitudini e ci costringe implicitamente a misurarci con la nostra vita, dimostrando che è davvero possibile darle una forma più audace di un aperitivo. Che rabbia.
Sarebbe dignitoso ammettere che non abbiamo la forza di cambiare abitudini, la nostra impostazione di vita, che non crediamo l’umanità possa arrestare un treno in corsa… ma anche per questo servirebbe una fermezza che spesso non abbiamo, nemmeno nei nostri pensieri. Come ci difenderemo allora?
Scavando intorno per dire che viviamo in collina.
È consolatorio credere che non è possibile siano battaglie reali, che è tutto finto, che c’è necessariamente qualche oscuro motivo dietro certi atteggiamenti buonisti (l’aboliamo questa parola, per cortesia?). Oh, diciamo che è un complotto!
Se ti batti per il clima è un complotto, se salvi sconosciuti in mare è un complotto, se ti dedichi alla pace è un complotto, se studi e propugni la scienza e la cultura è un complotto: noi non faremmo nulla per gli altri, dunque nessuno fa niente per niente, dunque è chiaro che dietro a tutte queste “belle” cose ci sia un complotto.
Quando invece c’è un alfiere dell’odio va meglio: sarà forse criticabile, ma ai nostri occhi indiscutibilmente VERO, meno fastidioso perché magari riesce pure a farci sentire persone migliori.
Forse sarebbe il caso di calmarci tutti quanti.

Deponiamo gli smartphone e i pezzi di coccio, signori, e prendiamoci un bel respiro: non c’è niente da farsi perdonare.
Nessuno è costretto a essere un eroe, nessuno deve essere necessariamente speciale, nessuno deve caricarsi per forza sulle spalle una missione importante. Ognuno sia quel che vuole e può essere, porti la sua vita dove meglio crede.
C’è solo un’accortezza che si chiede: chi non sa rendersi utile, per cortesia, la smetta di rompere i coglioni a tutti gli Aristide del mondo e a chiunque si batta per qualcosa di nobile.

Perché poi il rischio è di finire come Rita Pavone e accontentarsi della realtà che cantava: «La storia del passato / ormai ce l´ha insegnato / che un popolo affamato / fa la rivoluzion», convinti che per essere soddisfatti basti avere la panza piena, mettendosi poi a strombazzare spiaggiati su un divano svizzero contro tutti quelli che mettono in discussione questa accomodante verità.

Se Aristide ha un nome e questo ci infastidisce così tanto, dobbiamo avere la decenza di imparare almeno a scriverlo da soli sul pezzo di coccio che servirà a esiliarlo.
E tenere sempre presente l’invito che fece dal palco Piero Ciampi a chi lo contestava dalla platea:

«Se tu vuoi parlare vieni qua. Io rischio, te no.
Tu sei un anonimo, io no».

 

Matteo Mammucari

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10 Comments

  • io vi adoro,siete gli unici a rimanere sempre lucidi e liberali. altra grande riflessione di mammucari
    e’ una lotta da titani contro questi imbecilli!!!

  • credo sia un post molto intelligente su un problema della nostra societa’ che sta prendendo dei risvolti molto preoccupanti. quelle tastiere stanno diventando ricettacolo delle peggiori frustrazioni umane

  • IO CAPISCO IL DISCORSO. MA E’ PALESE CHE LA TIPA E’ STATA MANIPOLATA PER INGRAZIARSI L’OPINIONE PUBBLICA DISTRAENDOLA SU TEMATICHE DEL GENERE A CUI INVECE BISOGNEREBBE ANDARE A FINDO SU ALTRI LIVELLI

  • meno male che ci siete voi cazzo! non solo eh…ma voi siete fortissimi!
    faccio girare perchè questa gente va sputtanata

  • terribile.
    una faccenda terribile per la maleducazione con cui se la prendono con quella bambina che si sta impegnando per tutti
    sottoscrivo ogni parola di questo importante post e’ ora di farla finita con queste critiche gratuite e fuori di senno

  • ma qui si parla di Aristide. quella gente invece di che parla? di nulla! giudica gli altri dalla poltrona,come ormai insegna M.Mammucari. si vergognassero…

  • stava antipatica anche a me,ma me lo tenevo per me. anche se dice cose giuste,ovviamente, non mi fido della sua popolarità. l ambientalismo sta diventando come l immigrazione, ossia un contenitore di specchietti per le allodole
    detto questo,concordo con il post e con la necessita’ di sputtanare questi frustrati maleducati che dovrebbero dare l esempio,prima ancora dei ragazzini

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