Licia Missori: una poliedrica pianista [Intervista]

Pianista, compositrice, autrice di canzoni, tastierista e poetessa romana... dal classico al rock!

Licia Missori è una pianista e compositrice romana, suona e compone affiancando da quindici anni l’attività concertistica, sia come solista che in collaborazione con altri artisti. Ha accumulato centinaia di concerti in Italia e all’estero (Germania, Austria, Regno Unito, Paesi Bassi, Ucraina, Repubblica Ceca, Lussemburgo). Ha lavorato in teatro con Giancarlo Giannini, realizzato sonorizzazioni e colonne sonore per film muti, documentari e spettacoli, e pubblicato quattro album di proprie composizioni pianistiche. Ha fondato il progetto rock The Dark Side of Venus, per cui è autrice/compositrice
e tastierista e con cui ha vinto a livello nazionale il festival Opening Band Live Music 2011 (Trieste). Poi, nel 2012 ha fondato il trio musicale al femminile Neverflowers, composto da pianoforte, violoncello e voce, per cui è autrice/compositrice oltre che pianista e con cui ha partecipato a/vinto diversi festival e inciso un EP.

Mozart affermava che «Tre cose sono necessarie per un buon pianista: la testa, il cuore e le dita». Allora parlaci del tuo concetto di musica, cosa ti piace e quali sono i tuoi generi preferiti; cosa senti mentre suoni, quali sono le tue emozioni motivanti; e infine parlaci della tua formazione da pianista…

Il suono è fatto di onde, come la luce: è qualcosa che ci pervade, in cui siamo immersi, con cui siamo connessi. Non siamo realmente separati dai suoni che ascoltiamo. Per questo la musica ha il potere di connetterci a tutto: sia agli altri che a noi stessi, facendoci sentire parte di qualcosa. La musica per me è dunque questo: il potere di connettermi profondamente con me stessa e con gli altri. I generi che preferisco sono molti: il rock per la sua carica liberatoria e la sua capacità di esprimere in modo sublime la “pancia”, l’istinto, la protesta, la vitalità; il pop (di alta qualità) per la perfezione, la proporzione, la genialità, l’orecchiabilità; l’elettronica per la creazione di suoni affascinanti, sorprendenti e profondi, che raccontano il nostro tempo. La musica classica, poi, è un mondo talmente vasto da includere un’infinità di generi, tutti straordinariamente interessanti; il periodo che ha avuto un’influenza maggiore sulla mia scrittura è stato quello classico-romantico, ma tutta la musica che amo (anche quella non classica) è confluita in qualche modo nel mio vocabolario espressivo musicale.

– Com’è suonare il giro per il mondo? Cosa ti è rimasto di esperienze come quelle con Steve Hewitt (Placebo), Spiral69 o Giancarlo Giannini?

Suonare in giro per il mondo è la mia cosa preferita. A volte stare in giro per molto tempo può essere sfiancante e un po’ alienante, ma è comunque un’esperienza di un’intensità incredibile che vale la pena vivere. Quello che mi resta dei tour è l’esperienza sul palco, gli aneddoti divertenti e soprattutto i ricordi delle persone incontrate: le frasi che mi hanno detto, i loro gesti, l’energia che mi hanno trasmesso. Loro probabilmente non hanno idea di quanto “spazio felice” occupino nella mia mente!

– Parlaci di come sonorizzi film muti, documentari e spettacoli teatrali. Che tipo di lavoro fai per realizzare quel tipo di composizioni?

Si tratta di un lavoro di volta in volta sempre diverso: le variabili sono tante, e la più decisiva è il grado di libertà creativa che ho. Naturalmente, comporre musica applicata implica il dover tenere conto dell’uso specifico che di questa musica si farà: ci sono registi che chiedono composizioni con caratteristiche molto precise, altri che si affidano maggiormente all’istinto del compositore e lo invitano a curare in prima persona la “regia sonora” di uno spettacolo o di un’opera filmica. Quando comincio a comporre, mi faccio guidare soprattutto dall’istinto, dall’intuizione e dal flusso di coscienza per trovare le idee; una volta selezionate le idee che mi sembrano migliori, intervengo sul piano tecnico e razionale per cercare di sviluppare al meglio gli spunti che ho scelto.

– “Dolce notte tossica” è un libro di poesie che hai scritto nel 2012… come è nato questo progetto?

Ho scritto poesie per buona parte della vita, sono stata premiata in alcuni concorsi e, continuando a scrivere e a selezionare, alla fine ho realizzato in modo naturale questo libro. L’ho inviato ad alcune case editrici, ed eccoci qui: questa è la storia “esterna” delle mie poesie. La storia “interna” invece è la storia della mia anima: in “Dolce notte tossica” è una storia tragica, in cui l’amore sfugge al controllo e diventa ossessione, fino a conseguenze estreme. È un libro un po’ forte, dolce ma crudo, adatto a chi non ha paura di vivere fino in fondo, a costo di esplorare gli abissi. Io sono una persona che ha esplorato gli abissi, e che sicuramente lo farà ancora: non che io non ne abbia paura, anzi ne ho una paura terribile, ma ho capito che la paura è l’altra faccia del coraggio, e l’abisso è l’altra faccia del cielo. Ho in cantiere un nuovo progetto poetico che invece prevederà un lieto fine, spero di riuscire a realizzarlo presto!

 

– Dal vivo, anche in formazione solista, sei indubbiamente uno spettacolo affascinante. Il tuo trasporto nel suonare riempie sempre gli spazi di un’atmosfera evocativa… Cosa preferisci di più: la dimensione live o lo studio di registrazione?

Assolutamente il live! Per me lo studio di registrazione è una vera violenza, purtroppo una violenza necessaria. La registrazione cristallizza qualcosa che per sua natura è invece dinamico, e costringe l’artista ad imprimere nella propria storia creativa una sola versione, auspicabilmente perfetta e definitiva, della sua opera. Per me invece l’opera è qualcosa che si ricrea ogni volta che la suono. È questa la magia ineguagliabile dei concerti dal vivo.

– Nel 2012 hai fondato il trio musicale al femminile Neverflowers, composto da pianoforte, violoncello e voce, per cui tu sei autrice/compositrice, pianista e con cui ha partecipato e vinto diversi Festival, oltre ad incidere un EP. Quali sono i progetti futuri?

Il trio si è almeno temporaneamente fermato, per motivi personali (non miei). L’EP Neverflowers, ad ogni modo, è in buona parte ascoltabile su SoundCloud e acquistabile su richiesta; è un progetto che ha raccolto molto amore ed interesse, e ne sono felice. Attualmente sto lavorando con la mia band alternative rock, The Dark Side of Venus, alla realizzazione di nuovi brani, dopo aver pubblicato il nostro primo album (“Power to Victims”) quasi tre anni fa. Ho anche in mente un progetto nuovo, in cui probabilmente canterò anche, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per concretizzarlo. Ma soprattutto, voglio incidere i miei nuovi brani al pianoforte e fare nuovi dischi… nonostante preferisca suonarli dal vivo, come quel giorno alla Casa delle Culture e della Musica.

– Quest’estate ti sei esibita al “Living Fonema Festival” al Giardino della Musica e delle Culture di Velletri (RM). Raccontaci le sensazioni di quella splendida giornata…

Era una splendida giornata di Sole, in cui mi sono ritrovata in un luogo sorprendentemente bello, nuovo per me, e adornato dalle splendide opere dell’artista Lidia Cestari. La Casa delle Culture e della Musica di Velletri è una perla, e il giardino al tramonto quel giorno era davvero un incanto. Ma il momento più magico per me è stato quando ho cominciato a suonare gli ultimi pezzi della mia scaletta, quelli “oscuri”, ispirati ai racconti di Edgar Allan Poe: in perfetta sincronia con la prima nota grave di questa parte inquietante, il Sole è andato giù di colpo e tutto intorno si è sparsa l’ombra. Forse può sembrare banale a chi non lo ha vissuto in prima persona, ma per me è stata un’emozione fortissima, come se la natura stesse partecipando alla mia performance, come se la mia performance non fosse soltanto la mia…

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