L’arte postumana: la biodiversificazione sull’orlo della tragedia

L'alterazione della realtà, tra arte, scienza e tecnologia è esaltante, ma le sue de-formazioni rischiano la perdita del senso naturale delle cose

Nell’arte, il termine Post-Human è stato coniato nel 1992 dal gallerista-critico americano Jeffrey Deitch in occasione di un suo allestimento espositivo vertente proprio sul tema dello spostamento dal reale alla sua manipolazione, della trasformazione da naturale ad artificiale della cultura contemporanea, non solo visiva, ma estetica in generale. L’opera si identifica in una procedura ricostruttiva del corpo, alterato nella sua identità biologica in un processo di biodiversificazione tra arte, scienza e tecnologia, che ha come fine una mutazione genetica, un nuovo corpo, una nuova personalità, una nuova psicologia… Seppur l’arte postumana sia straordinaria, e il suo tentativo di avviare un dialogo tra arte e scienza è encomiabile, noi pensiamo che l’artista, così come l’uomo postumano, debba rimanere vigile e non rinnegare mai la sua natura -a dispetto del fatto che l’arte ha sempre svelato la vera essenza della natura umana, senza mai sancire un’alterazione definitiva!

Allora, l’arte post-umana come è da intendersi? Quale il significato che noi vogliamo che essa abbia? L’arte rientra in molte attività umane e fa parte di molte discipline, tuttavia non sempre le nuove tecnologie ne contengono qualche briciolo… questo perché: finché si fa arte, ogni volo pindarico è lecito, ma se questa dovesse fissarsi secondo un credo plenario, in un postulato ideologico, la tragedia sarebbe di nuovo dietro l’angolo!

Come sempre l’arte può aiutarci a capire noi stessi.

 

Si sta diffondendo un nuovo concetto riguardante l’arte: l’arte post-umana.

Cos’è secondo voi? Da una parte, se prendiamo per buona l’idea che l’arte è un filtro per interpretare al meglio il corredo emotivo ed esistenziale della società e dell’uomo, allora l’arte post-umana è quella prodotta dall’uomo che è riuscito ad andare oltre se stesso (al di là dell’essere biocentrico) e trova nuove forme di espressione. Se consideriamo invece l’arte come quell’attività che ci spinge ad andare oltre le essenze, allora essa diventa uno dei motori che ci spinge oltre i nostri limiti visibili. Quindi il “post” indica lo stadio che ci farebbe raggiungere.

Da questo secondo punto di vista l’arte post-umana è già in atto: rientra in tutte quelle invenzioni che ci aiutano a superare i nostri limiti, o in quelle fantasie che ci danno una spinta per cercare di andare avanti, superandoci.. Stiamo attenti a non perdere per strada quello che siamo però!

Siamo esseri umani o no? Siamo dotati di sensi, emozioni ed intelletto.. o no? Per ciò che concerne l’immaginario postumano, è accettabile, ad esempio, l’idea che vengano costruiti dei robot “sessuali”? –Ne abbiamo già parlato qui– Cioè dei robot grazie ai quali poter soddisfare i nostri istinti carnali? Senza voler essere scontati e legati ad una vecchia scuola di pensiero, non sarebbe un po’ snaturante questa cosa? Certo problemi come la prostituzione potrebbero essere risolti, direbbero alcuni.. ma se quelli che vanno a prostitute cercano oltre che il rapporto di dominazione fisica, quella che si potrebbe avere anche con un robot, cercassero anche quello di dominazione psicologica? A me pare che saremmo punto e a capo! E, mi pare anche, che questi robot non farebbero altro che smussare il problema, ma non poi così tanto da diventare una soluzione! Per parlare degli uomini. E per le donne? Quante di loro si accontenterebbero di un gigolò umanoide? Quante si sentirebbero davvero soddisfatte dalla frequentazione occasionale di un essere dalle fattezze umane che di umano poi ha ben poco? Magari cercano il marchettaro più che il gigolò: bene, un botta e via! E stiamo sempre lì.. basta il rapporto carnale o ci deve essere in mezzo anche “qualcosa” che ci porti oltre? Tant’è che ci stiamo interrogando su quale sia la “natura” di questo “oltre“… Quand’anche questi robot raggiungessero la perfezione, gli uomini e le donne del futuro rischierebbero di gettarsi alle spalle la consapevolezza che stanno avendo un rapporto con un macchina e non con una persona vera? In effetti, invenzioni simili non hanno davvero nulla di artistico.. non hanno nulla che ci aiuti, in un senso o nell’altro.

 

Per ritornare all’arte quindi, forse possiamo dire, per capirci, che l’arte è una forma di interpretazione soggettiva e che ogni suo tipo ha il proprio campo di interpretazione specifico: c’è l’arte classica, quella formata dalla pittura, dalla scultura ecc.., che magari ha il compito di comprendere l’uomo e la società in cui vive. L’arte di nuova generazione invece, quella digitale per esempio, ha il compito di far trasfigurare all’uomo le sue frontiere“, interpretando e percependo i suoi lati nascosti e mostrandogli così cosa potrebbe fare.

Che l’arte vada da intendersi come interpretazione mi sembra condivisibile, o no? Ma davvero l’arte di nuova generazione ha quel compito lì e basta? Ritorniamo un attimo a ripensare il termine arte post-umana..

 

Se l’arte post-umana fosse l’arte prodotta dal superuomo o “ultrauomo” di Nietzsche –sto parlando del primo punto di vista? Il superuomo non era quell’uomo libero di esprimere la propria essenza libero dai vincoli dell’apollineo, riscoprendo il suo carattere dionisiaco? Di conseguenza, l’arte post-umana non sarebbe altro che la forma espressiva attraverso cui l’uomo cerca di ritrovare il vero se stesso, un po’ come sta tentando di fare l’arte giapponese (vedi qui), che si mescola con le nuove tecnologie e trova punti di contatto con le altre discipline: cerca di far tornare l’uomo alle sue radici, cerca di aiutarlo a riscoprire se stesso.. Se intesa in questo modo, l’arte post-umana non è un concetto del tutto nuovo.. è solo un altro nome.

Quindi c’è prima il bisogno che l’uomo recuperi se stesso, e poi dopo può comprendere di poter andare oltre.

Al tempo attuale, ha senso parlare di arte post-umana intendendola come guida dell’umanità verso nuovi orizzonti? O forse è una trappolacontro-natura“, visto che dovremmo semmai riscoprire l’arte nel suo significato “rivoluzionario”, cioè come sguardo sull’uomo e la società e non solo come decorazione, ma soprattutto, come rivelatrice della nostra natura?

Roberta Morra

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“Cremaster 3” -Part. 1 (Matthew Barney)

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10 Comments

  • capisco i dubbi sollevati dall'autore di questo post. l'arte postumana rischia di rappresentare un uomo fuori/contro natura… ma l'arte è questo: cioè rappresentare immaginari che vanno oltre. oltre il corpo, oltre l'anima, il postumano è solo figlio dei tempi

  • infatti Morra dice che l'arte postumana è straordinaria ed encomiabile, è l'immaginario ideologico che la circonda ad essere pericolo… è il credo che oltrepassa la natura dell'uomo (quando l'arte ha invece sempre rappresentato la vera essenza della natura umana) a portare dubbi!

    • bè, c'è sempre una filosofia di fondo in ogni arte… il problema oggi è che questa cosa non è esistenziale, ma un credo inoculato dal transumanesimo.
      anche se credo che molte opere, anche tra quelle citate nelle immagini, non si curino di tutto questo, se non secondo una critica soggettiva della società!
      comunque bellissimo ed interessante articolo!

  • certo che se vogliamo intendere l'arte, così come pure quella postumana, rivoluzionaria e rivelatrice della nostra natura, la cosa cozza un po' con la rappresentazione che spesso essa fa dell'oltre-umano!!! Quindi il dubbio rimane, in effetti…
    interessantissimo articolo! Siete grandi voi di Uki, ce ne fossero!

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