L’amant (Parte Seconda)

Analisi atipica di un intreccio filmico-letterario a puntate

Puntata n.2 : Il desiderio

Quello che vi chiedo adesso è di lasciarvi andare alle parole della ragazzina, seguendo silenziosamente il suo racconto, abbandonandovi alla sua liricità, poiché ella vi sta offrendo il suo sacrificio.

«È arrivato presto quel giorno, un giovedì. È venuto, come i giorni precedenti,  a prenderla all’uscita del liceo per accompagnarla al pensionato e poi, una volta, è venuto al pensionato un giovedì pomeriggio e l’ha portata con sé nell’auto nera.

[…] È un quartiere a sud della città. La casa è moderna, ammobiliata sommariamente in stile liberty. Lui dice: i mobili non li ho scelti io. La stanza è al buio, lei non gli chiede di aprire le persiane. Non prova nessun sentimento preciso, non odio, neppure ripugnanza, allora forse è desiderio. Non lo sa».

Osservatevi, siete lì con loro, ma non si curano più di voi, il loro unico interesse è ormai il desiderio che sentite crescere lento e inesorabile sulle loro menti e sui loro corpi via, via che si avvicinano al sacrificio della “piccola morte”.

Ed il loro desiderio cresce in voi ad ogni parola, ad ogni immagine.

«Lui trema. Prima la guarda come aspettando che parli, ma lei non parla, lui allora non fa neppure un gesto, non la spoglia, dice di amarla pazzamente, lo dice a voce bassa, poi tace. Lei non risponde, potrebbe rispondergli che non lo ama, non dice niente. Ad un tratto lei sa, in quell’istante sa che lui non la conosce che non la conoscerà mai, che non avrà mai modo di conoscere quell’essere tanto perverso, che non potrà mai riuscire ad afferrarla. È lei che deve sapere. Lei sa. Proprio perché lui lo ignora, tutt’a un tratto lei sa: le era piaciuto già sul traghetto, le piace, tutto dipende da lei».

Che cos’è il desiderio se  non la volontà di possessione totale dell’altro. Lacerante. Insostenibile.

«Le toglie il vestito e lo getta lontano, le strappa le mutandine di cotone bianco e la porta così nuda sul letto. Poi si gira dall’altra parte e piange. E lei, calma, paziente, lo tira verso di sé e comincia a spogliarlo. A occhi chiusi, lentamente. Lui vorrebbe aiutarla. Lei gli chiede di non muoversi. Lasciami. Dice che vuol farlo lei. Lo fa. Lo spoglia. Lui si limita a spostarsi un po’ nel letto quando lei glielo chiede, ma appena, delicatamente, come per non svegliarla».

Dunque, guardate i due amanti alla scoperta della “sconosciuta novità” del piacere, quel filo che attrae due corpi, li fa scoprire, li fa unire, li uccide e li rianima. Sono l’oggetto del vostro desiderio, della pulsione visiva.

«Guardare per essere guardato in una miserabile e sempre rinnovabile abiezione. Situazione tollerabile, angoscia sostenibile solo trasformando il corpo morto in Dio…e facendo morire il medesimo, salvo poi ritrovarlo» (Alfredo Salsano XIV lacrime di Eros).

«La pelle è sontuosamente morbida. Il corpo, un corpo magro, senza forza, senza muscoli, come dopo una malattia, convalescente, imberbe, senza virilità se non quella del sesso, è debole, disarmato, sofferente. Lei non lo guarda in viso, lo tocca, tocca  la pelle liscia del sesso, il corpo dorato, la sconosciuta novità. lui geme, piange. È innamorato in modo abominevole. Lei piangendo lo fa».

Guardateli, guardateli attentamente, il loro desiderio ormai è il vostro. Il vostro sguardo scorre la pelle dei corpi eccitati, andando sempre più in profondità, oltre il corpo, nell’anima. Ne sfiora le “sontuosità” quasi a sentirne la morbidezza, intuirne l’odore. Scivola silenziosamente tra le loro nudità accarezzandole dolcemente e risvegliando nella vostra mente il desiderio della carne, invitandovi a partecipare con crescente frenesia.

Guardateli, guardatevi, non esistono più nel corpo e nella mente. Al loro posto, soltanto un’unica dilaniante energia. La fusione.

«Prima c’è il dolore. Poi quel dolore viene sopraffatto, trasformato, strappato via lentamente, portato verso il piacere, avviluppato ad esso».

Sentite il sapore dolciastro della vita nascosta sotto l’epidermide, l’odore acre del sudore dei corpi cinti su se stessi, il rosso delle pelli incandescenti, del sangue. Parole e immagini si sciolgono e  voi siete ormai persi dentro di loro, plasmati alla liquidità dei loro umori, trasparenti, dinamici. Il vostro sguardo è la loro estasi.

Poi, d’improvviso il nulla.

«Il mare, sconfinato, semplicemente incomparabile».

E nella piccola morte orgasmica dei corpi divisi dell’inizio, vi è finalmente chiara tutta la sacralità del rituale sacrificio del piacere: «Un rito perché implica la presenza reale di ciò che è evocato; un sacrificio perché connesso alla violazione del tabù, la violazione del modello, la volontà dell’eccesso» (M. Perionla, L’iconoclasma erotico di Bataille).

Giusy Mandalà

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