L’acqua infestata: un’emergenza sintomo dei tempi

La Banca Mondiale lancia una proposta shock: tassare l'acqua per aiutare gli assetati (o fare razionamento..)

Solo ipocrite soluzioni al fatto che entro il 2050 sulla Terra saremo 10 miliardi di assetati. Parliamoci chiaro, nessuno ha intenzione di voler risolvere questa emergenza, anzi, ci si vuole speculare sopra!

 

 

Un esempio: possiamo ricordare che un recente studio dell’università inglese di Southampton, guidato dal  professor Robert Nicholls e pubblicato dalla rivista “Nature“, ha illustrato che l’estrazione di acqua dal sottosuolo profondo, come sta avvenendo in Arabia Saudita, sfruttando falde remote totalmente impermeabili e quindi non in relazione con il normale ciclo acqua-evaporazione-acqua, sta immettendo al consumo un’acqua tecnicamentenon compresanel ciclo naturale che, una volta estratta e consumata, viene restituita molto più rapidamente ai fiumi ed ai mari, provocando l’innalzamento del livello degli oceani in misura considerevolmente superiore a quella provocata dal riscaldamento terrestre e dal conseguente scioglimento dei ghiacciai dei poli.

La “Goccia“, ciò che per gli antichi era la Prima Luce dell’Essere generatore dell’infinito, oggi scarseggia e quel che ne rimane è contaminato, forse un segno dei tempi: è la perdita della nostra innocenza… che ripudia la Madre Terra, avvelenandola, e con essa i nostri figli.

I campanelli d’allarme echeggiano, come l’agonia sonora d’una notturna invasione, la Terra urla il suo disagio: aprite la porta e affacciatevi sui suoi territori devastati dalla pazzia dell’umanità. Respirate ancora l’ossigeno emanato da rami palmati e foglie baciate dal sole, mentre alberi abbattuti dalla mannaia del consumismo giacciono distesi e bruciati da raggi infuocati. L’astro della vita cosmica accelera la fiamma del suo focolaio, friggendo i cervelli che hanno distrutto l’ombra dell’ultimo appiglio.

L’ingegno dell’umano, lui creatore del suo avvenire, ha invertito le naturali leggi della Vita: non semina, ma raccoglie solo distruzione.

I metalli pesanti come il mercurio stanno invadendo e inquinando i nostri fiumi. Le inondazioni fanno depositare sulle terre fertili immondizie ed elementi altamente inquinanti, trasportati dalle alluvioni, scaricati da persone senza coscienza e senza ritegno. Polistilene ed altri oggetti che non moriranno mai, contribuiscono ad aggravare l’inquinamento dei fiumi e del mare, già arrivato alla soglia d’allarme rosso. L’acqua che beviamo è contaminata da ciò che deliberatamente, gettiamo nei water, dagli scarichi delle industrie e dalla delinquenza organizzata, che fa dei territori delle aree cittadine luoghi di propria appartenenza ed uso. Sostanze tossiche diluite nei fiumi tornano assorbite dalle falde acquifere, tornano e circolano nel nostro corpo.

Per fortuna esistono in tutto il mondo organizzazioni di volontariato che ripuliscono le rive dei fiumi ed insegnano come risparmiare ed accumulare acqua, ad esempio quella piovana, istruendo la popolazione al giusto utilizzo dell’acqua, per le industrie, per l’innaffiamento dei campi, giardini e uso casalingo. Ricordiamo che quello che scende dal cielo, attraverso la pioggia, è riciclato dal sistema biologico della natura, ma se essa filtra attraverso zone inquinate, di conseguenza le riserve saranno avvelenate, contaminate ed inutilizzabili all’uso e alla prevenzione di malattie che provocano gravi disturbi gastro intestinali.

Se chiedete ad un bambino da dove proviene l’acqua, lui semplicemente vi dirà che arriva dal rubinetto. Noi adulti sappiamo che le acque da uso domestico devono essere radunate, controllate e analizzate, prima di farle arrivare nei nostri bicchieri; senza contare lo spreco per docce e lunghi bagni, lavaggi con enormi quantità di sapone che trasformano i fiumi in isole galleggianti di schiuma.

Alcune vicissitudini quotidiane potrebbero essere alleggerite incanalando acqua piovana in contenitori, filtrata ed usata per uso domestico. Sappiamo, nostro malgrado, che le risorse sono limitate, la crescita della popolazione e l’uso indiscriminato ne hanno quasi prosciugato la disponibilità. Il nuovo oro è l’acqua, quello nero ha quasi annientato l’ecosistema, compresa la plastica prodotta con il petrolio, che invade ampie zone del pianeta. Pensate pure all’enorme quantità d’acqua che occorre per produrre elettricità, dighe e grandi vasche prendono il posto di boschi e territori vitali alla sopravvivenza della fauna e flora, includendo erbe medicinali e aree per produrre il nostro ossigeno.

 

E se un giorno aprendo il rubinetto, non ne uscisse nulla? Solo un fruscio d’aria vuota? L’approvvigionamento dell’acqua sarebbe il problema da affrontare tutti i giorni, come lo è per molte popolazioni del cosiddetto terzo mondo, e il quarto mondo saremo noi? A questo punto credo che la necessità di risvegliare un’anima ecologica debba divenire la prerogativa all’ordine del giorno. Mettere a conoscenza l’umanità della tragedia e divulgare la vera mole catastrofica dell’avanzamento della siccità, oppure delle zone alluvionate, per non vedere più sprecata l’acqua, in questo disordinato clima di questa epoca ecologicamente sconvolta.

Come cominciare quindi a risvegliare l’attenzione delle popolazioni fortunate, che non devono trasportarsi l’acqua per bere e cucinare? Come iniziarli ad una coscienza collettiva e fargli comprendere che l’uso indiscriminato di solventi chimici e medicinali gettati a casaccio (o intenzionalmente?), tornano nel ciclo di rigenerazione dell’approvvigionamento? Quante metropoli dipendono dai fiumi che circondano il loro territorio? Queste le domande fatidiche..

Continuando ad ignorare non risolviamo il problema, disprezzando il primario dono della natura, scaturito da lontane sorgenti, anch’esse in pericolo ambientale. Chiediamoci quando riempiamo le nostre vasche a dismisura, per il nostro ed unico benessere, se stiamo contribuendo ad alleggerire le scorte di popoli allo stremo della sopravvivenza, che soffrono e muoiono per la mancanza totale d’acqua. E se vediamo gente che senza alcuna coscienza ecologica getta immondizia ed elementi che impiegano anni per distruggersi, dovremmo sentirci in diritto di costringerli a radunarla nei luoghi ad esse destinate.

Difendiamo la nostra casa, il mondo, e camminiamo sul suo soffice tappeto non insudiciato dalla spazzatura umana. La terra, come il nostro corpo è formato all’80% da acqua, noi siamo il prodotto d’un unica creazione, ed ognuno provvede alla sua sopravvivenza, non a caso il nostro sistema immunitario, se sano, scatta quando un’agente estraneo entra in circolo nel nostro corpo. Il nostro pianeta è un essere che respira, il suo sistema immunitario provvede ad eliminare le sostanze tossiche, i suoi guardiani sono l’innalzamento della temperatura terrestre, la desertificazione, lo scioglimento delle calotte polari. “Lei” ci negherà l’acqua o ci affogherà, a seconda dei danni che l’attacco dell’uomo avrà sferrato contro il suo ecosistema. Le piogge acide, gli alberi abbattuti, il mare inquinato, sono la doccia fredda che gelerà le nostre vite.

La sopravvivenza poi, come la immaginiamo, non avrebbe ragione d’essere senz’acqua potabile. Possiamo sopravvivere alla fame, anche per un lungo periodo, ma non alla sete.

A questo punto permettetemi una riflessione: siamo o no assetati davvero di spiritualità (come tanto oggi si dice in giro..), di quella sacralità che rendeva una sorgente un luogo divino e d’un albero ne faceva una divinità da adorare al primo raggio di sole, quando prima di tagliarne uno si facevano offerte alla Madre Terra e si chiedeva perdono per l’offesa resa. Vi ricordate gli insegnamenti e quante storie sono legate all’acqua? Sempre unite alla carità verso il prossimo, tenuta come in uno scrigno, nei pozzi da dove veniva sollevata, in un secchio, un “diamante” prezioso e raro che dona la “vita eterna”. La sua purezza equivale alla salvezza e alla sana vita, per la continuità dell’esistenza terrestre.

 

Le prime conquiste fatte dagli antichi popoli furono le terre ricche di fiumi, per la coltivazione e l’allevamento erano i punti di forza per una nazione protesa allo sviluppo e al benessere della sua popolazione. La costruzione di grandi acquedotti contribuì lo sviluppo di grandi comunità dell’epoca antica. I romani costruirono il loro potere con chilometriche vie dell’acqua, aumentando l’altezza e il dislivello dei loro acquedotti, lasciando in eredità giacimenti acquiferi, che ancora oggi sono in perfetta conservazione -la civiltà dell’uomo moderno, con il suo ingegno dovrebbe tendere a migliorare e non a distruggere la vita dei suoi simili e delle sue risorse.

Nasciamo nuotando nel liquido amniotico, siamo girini in uno stagno. È forse quel piccolo cosmo il nostro unico paradiso rimasto? Sarebbe un’amara consolazione, anche se il grembo materno è il simbolo dell’amore universale. Facciamo in modo di donare alle future generazioni il piacere d’uscire dall’eden materno e nuotare nel mare della vita, limpido e senza veleni. La fonte dell’eterna giovinezza è la continuazione della vita che sgorga sempre dalla sua sorgente.

Aiutiamo la Terra, aiutiamo noi stessi, vogliamoci bene e brindiamo con calici d’azzurrina e cristallina allegria!

Violanera

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