La musica in 8D: la novità degli anni ’70

La scoperta di una "nuova frontiera" nella musica 8D e l'equivocante rumore intorno a questa tecnica di registrazione. Quanto è davvero "innovativa"? E in che "modo"?

È apparsa per meno di 48 ore in questi giorni palesandosi come sensazionale, nuova ed innovativa, peccato che la musica in 8D esiste da un pezzo, dagli 70’ per essere precisi, quando provando a direzionare i microfoni si otteneva l’”Ambisonics“, un formato audio che oltre al piano di diffusone del suono orizzontale sviluppava anche sorgenti sonore sopra e sotto l’ascoltatore.
Se siete appassionati di Rap ne avrete già sentito parlare, o meglio l’avrete già sentita.
Se invece non sapete di cosa sto parlando, infilate le vostre cuffie e cercate su YouTube un brano qualsiasi in 8D, io vi aspetto qui!
Settimane fa ho ricevuto una traccia in 8D tramite WhatsApp, e con molto entusiasmo dopo l’ascolto l’ho condivisa con alcuni amici, ma uno di questi ha smorzato tutta l’enfasi del momento e, rispondendomi con un sorriso beffardo, mi ha fatto notare che questo tipo di suono esiste da un po’, e che non è proprio nulla di nuovo.
Mi spiega che spesso viene utilizzato nella realtà virtuale, il gaming per intenderci, ed io mossa dalla mia curiosità ho iniziato a cercare in Rete fonti attendibili di questa dichiarazione, e chiaramente le ho trovate.
Ma ci pensi Uki, quanto siamo poco attenti a quello che ci circonda che al primo sussurro di “diverso” pensiamo subito che sia per forza nuovo, invece era davanti ai nostri occhi da sempre?

Una precisazione è d’obbligo. 8D è una sigla che non significa nulla, né tanto meno indica che la musica sia in 8 dimensioni, anche perché l’esperienza che viviamo si cristallizza nella realtà a 3 dimensioni, che poi senza voler scomodare nessun fisico, le dimensioni sarebbero 4.
Facciamo questo esperimento, anche tu Uki! Ascoltiamo una canzone 8D. La prima impressione che si ha è di essere avvolti dalla musica, come se questa arrivasse da più punti del nostro cervello. La mia sensazione è stata quella di essere in una stanza buia le cui pareti erano fatte di casse.
Questa sensazione scaturisce in primis da una manipolazione digitale del file audio detta “Panning“.
È una tecnica non rivoluzionaria, che permette la diffusione del suono sfruttando la registrazione binaurale, un procedimento che riesce ad ottimizzare la qualità dell’ascolto in cuffia, riproducendo fedelmente l’ambiante originario di produzione del suono e con esso le fonti direzionali da cui lo stesso ha origine, da destra a sinistra, dall’alto verso il basso.
Un’esperienza simile la viviamo al cinema in cui l’effetto “surround” che, diversamente dalla musica in 8D, dando una direzione al suono ci permette di percepire, in maniera indistinta, uno sparo piuttosto che una voce provenire dai diffusori di sinistra o di destra.

Realizzato quindi che nulla di nuovo è stato scoperto, questa breve apparizione della musica in 8D mi ha fatto riflettere.
Io per prima riconosco di non averne mai sentito parlare prima di qualche settimana fa. Ma la considerazione che ho fatto si lega al modo che abbiamo oggi di percepire le notizie che riceviamo, di farci influenzare da quello che ci viene detto.
Da chi? Da chi forse ne sa meno di noi.
In quelle 48 ore ho visto Instagram invaso di storie, che durano 24 ore appena, di gente che in 15 secondi gridava alla rivoluzione del modo di ascoltare la musica, ma nessuno di loro ha detto di cosa si trattasse realmente.
Né mi sento io nella posizione concreta per poterlo fare.
Però, ragioniamoci. Immaginate di aprire Instagram e vedere per 10 storie consecutive qualcuno che vi dice “Ragazzi incredibile ho appena provato una macchinetta fotografica che dopo lo scatto ti stampa la foto sul momento… cioè va beh, adoroh!!” e tutti “oohhhhh”. Salvo poi scoprire che è una semplice polaroid e che esiste da sempre. Non vi incazzereste a morte con chi vi ha spacciato per una novità qualcosa che già esisteva e lo ha fatto senza informarsi prima di parlare?
Il punto è che forse dovremmo smetterla di fidarci del “l’ho sentito dire” e dovremmo iniziare a valutare l’idea del “mi sono informata” e la fonte delle nostre informazioni, per avere una nostra idea, per costruire il nostro modo di vedere le cose.
Il problema è che, se seguiamo chi ci dice di aver visto un asino volare, usciremo tutti sul balcone cercando l’asino in cielo. Dovremmo invece imparare a chiederci se realmente un asino può volare e solo dopo averlo fatto, magari, guardare il cielo per cercarlo.

Anna Mimmo

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6 Comments

  • concordo con A.Mimmo…i social sono dei disturbatori mentali. sempre votati al sensazionalistico.
    che poi questa musica 8d è qualcosa di cosi’ ridondante, mah???

    • Il problema è proprio nel sensazionalismo dei social. Le notizie sono troppo “veloci” e rimangono impresse per poco finendo con l’avere una conoscenza frammentaria di cose meno sensazionali di quanto ci abbiano fatto credere.
      La musica in 8d è bella, ma credo che non si presti bene ad ogni brano.

  • lo stesso modo con cui percepiamo le notizie, percepiamo la musica in 8d , eh eh eh eh …
    interessante articolo . complimenti Anna

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