La matrice dimenticata

#sci_fiexpress: disegni e parole per racconti intergalattici in sequenza. Artificialità e coscienza su penna e immagini dal cyberspazio

Il Roscio si trovava nella sua stanza al sedicesimo piano del lotto 41, aveva passato la notte a dissaldare e risaldare componenti in silicio sopra una vecchia scheda Atari, riadattando moderni chip SonyNet a delle piste con una logica un po’ datata. Giorni prima gli era capitato tra le mani il deck con cui da adolescente aveva iniziato le prime incursioni cibernetiche e lo divertiva l’idea di poter modificare l’hardware a suo piacimento.

Suonarono alla porta, ma lui, senza doversi alzare poiché era collegato alla rete interna con il nuovo giocattolo indossato sulla testa, poté vedere chi fosse tramite il bulbo ottico del terminale che dava fuori la porta.
Spense l’Atari e scollegò tutto, alzandosi controvoglia e parlando ad alta voce per farsi sentire..
«Cheng Du, stronzo di un cinese», aveva aperto la porta quasi di spalle, senza nemmeno guardare l’ospite, che entrando disinvolto si diresse al frigorifero per posare alcuni sacchetti di birra liofilizzata.
«Senza di noi però avreste perso la guerra» prese a parlare mentre apriva un sacchetto sciogliendone il contenuto in due tazze prese vicino al frigorifero.
«Senza di voi non sarebbe nemmeno iniziata la guerra.
Senti mi serve una sistemata allo spinotto cranico, continua a mal funzionare e non vorrei ritrovarmi a perdere del lavoro perché tu non hai tempo di aiutare un amico».
«Da quando trasportare codici di contrabbando per i mutanti è diventato un lavoro? E poi io non ho amici».
Mentre parlava apriva un cassetto con all’interno un saldatore e degli utensili utilizzati la notte stessa per il suo esperimento, scegliendo anche degli occhiali speciali, una punzoniera tedesca, ed una pinzetta inox numero 3.
Cheng Du andava a sistemarsi alla solita sedia portando con se le birre ormai pronte.
«Secondo me è andato, va a finire che lo dovrò sostituire», tirò su i capelli dietro l’orecchio destro e fece per rendere accessibile lo spinotto cranico.
«Tu lascia fare all’esperto e cerca di non muoverti se non vuoi che ti danneggi qualche nervo».
Dopo circa un quarto d’ora di lavorazione Il Roscio posò gli strumenti sul banco..
«Mi spiace, morirai Cheng».
«Eddai piantala idiota, qual è il problema?».
«Questa», mostrando su un fazzoletto dei residui di calcare rosa «Ti si ossidano i pin, forse stai producendo endorfine eccessive e le stai espellendo dalla presa».
«Dici che è grave? Davvero morirò?».
«Si! Se continui a rompermi le scatole mentre sono a casa a farmi gli affari miei… Devi cambiare pillole, è chiaro che reagisci male a quelle che stai prendendo ora, e poi cerca di assicurarti che le prese con cui ti passano la merce siano pulite… ma voi corrieri informatici ce l’avete un minimo di buon senso o siete tutti degli schizzati?».
«Sempre a fare lo scienziato, ricordati che sei del Formicaio, non dei quartieroni da primo livello». Mentre conversava rimaneva incuriosito da quelle schede e quei chip saldati senza un apparente logica… «Dimmi piuttosto che cos’è questa specie di deck con cui stai armeggiando, sembra caduto dal terzo piano».
«Ho fatto un esperimento molto interessante», sorseggiava la birra con un ghigno, come se alla fine fosse rimasto contento di aver ricevuto compagnia, d’un tratto era come saltato quell’atteggiamento scorbutico che lo contraddistingueva.
«Che tipo di esperimento?».
«Ammetto che sia stato un caso… per gioco ho modificato quell’aggeggio, e mentre ero dentro la Rete mi sono reso conto che utilizzare un così vecchio hardware in una certa maniera ti da la possibilità di accedere ad alcune aree dimenticate…».
«Come può essere dimenticato un qualcosa che si rimodella su se stesso? Parliamo di un’entità non fisica che si modifica istantaneamente tra milioni di codici di lettura diversi».
«Tu ragioni da Ricordante non da Cibernauta, per te la connessione alla rete non sarebbe nemmeno necessaria, puoi essere dissociato mentalmente e fisicamente… Tutto quello che accade e si crea in Rete resta in qualche maniera impresso nella Matrice, anche se poi si rimodella, si modifica, si spezza o si evolve. E proprio perché le strumentazioni e la Rete si aggiornano e si evolvono a seconda dei tempi che corrono, quello che resta indietro non può essere rivisitato. O almeno era quello che credevo fino a stamattina».
«Cioè fammi capire, mi stai dicendo che, nonostante non esista un archivio fisico con degli hard-disk predisposti per ospitare e registrare gli avvenimenti della Rete, ammesso che possa esistere una cosa del genere, questa a sua volta mantiene memoria di sé?».
«Una cosa del genere, ma molto più complessa… è come se io fossi riuscito a oltrepassare una parte permeabile del sistema attraverso una lettura diversa, o quanto meno passata, e sia riuscito ad entrare nel substrato della Matrice»… in quel momento si interruppe ed il suo sguardo si rese assente, ci fu qualche attimo di silenzio, poi girandosi verso i cavi che portavano al modem disse «E se… fosse la stessa Matrice a permettere questo? Una sorta di autoconservazione, come una riserva in caso di bug del sistema, seppure quest’ultima ipotesi abbia delle probabilità infinitesimali…».
Cheng non lo seguiva più, guardava l’orologio… «Amico, si sta facendo sera, ho una punta ai piloni… grazie dell’aiuto, ti devo un favore».
Il Roscio continuava a guardare il modem, sembrava quasi che non si fosse accorto che l’ospite l’avesse salutato e se ne fosse andato.

«Che la Matrice avesse coscienza di sé…».

 

Disegni & racconto: Luca Renna

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9 Comments

  • La storia comincia a prendere senso e tutto cio’ e’ molto affascinante . c’e’ qualcosa di molto fico che lega i disegni al peso delle parole
    complimenti Uki , un altro autore notevole

  • l ambientazione dei disegni e’ una scenografia perfetta…. quasi piu’ incisiva di tanti illustri sfondi cinematografici . Intanto il racconto preannuncia bene …..
    complimenti a L.Renna

  • si, i disegni sono belli perchè hanno come qualcosa di vintage su un orizzonte futurista.
    il racconto anche non è male, scritto bene e sembra prendere senso……..speriamo che non sia la solita ribellione delle macchine ecc …….. però anche qui. la storia,il modo di scrivere,sembra una narrativa classica su un clima dispotico-futurista ….. una miscela molto interessante

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