La Luna è una severa maestra [Robert A. Heinlein]

Che i terrestri non dimentichino mai la lezione degli abitanti della Luna...

7 luglio: 106 anni fa nasceva Robert Anson Heinlein, scrittore di fantascienza considerato, con Asimov Arthur Clark, tra i più influenti di ogni tempo.

Heinlein fu un autore straordinariamente versatile: nella sua vita, e attraverso le sue opere, riuscì nella paradossale impresa di esser tacciato di militarismo e diventare il guru della generazione hippies.

In “Fanteria dello spazio“ pare compiacersi nel disegnare un mondo, un universo anzi, sorretto e dominato dalle gerarchie militari (un po’ le accuse tributate a Verhoeven, autore del film dal romanzo tratto); in “Straniero in terra straniera“descrive e anticipa -il libro è del ’64- lo straniamento delle nuovi generazioni alla deriva in una società aliena.

Ampliò il concetto di fantascienza, caricandolo e arricchendolo di spunti di riflessione su temi come la religione, l’oppressione sociale e la libertà individuale.

La luna è una severa maestra” (1966) è considerato senz’altro uno dei suoi capolavori. Vi si racconta la rivolta della colonia lunare contro la madrepatria Terra (e certo in filigrana è possibile leggere una rivisitazione futuristica della guerra di Indipendenza americana); i lunari, oppressi da un governo dittatoriale, soffocante e sfruttatore (chiamato non per caso l’Ente; proprio come all’epoca veniva chiamata negli Stati Uniti la CIA), decidono di ribellarsi e conquistare la propria libertà, insieme all’indipendenza del satellite.

Il romanzo di Heinlein si trasforma, pagina dopo pagina, in una sorta di saggio sulle tecniche della rivoluzione:

«La rivoluzione è una scienza che solo pochi sono in grado di praticare. Dipende da una organizzazione funzionante e, soprattutto, da una buona rete di comunicazioni» …spiega il Professor De La Paz, uno dei capi dell’insurrezione, ai suoi compari. A poco a poco l’Ente viene ribaltato e detronizzato, e i lunari, finalmente, riacquistano il proprio diritto alla libertà.

 

Ma Robert Heinlein non è un ottimista; non completamente almeno… e specifica come, per la riuscita della rivoluzione, il popolo abbia bisogno di un di più; di un elemento che riesca a scardinare un sistema di controllo capillare e ben oliato come quello dell’Ente: i lunari si servono di “Mycroft” H4, un supercomputer al quale il governo delega praticamente ogni attività, dal pagamento degli stipendi pubblici all’amministrazione dell’energia. È grazie al suo aiuto che la rivoluzione sulla Luna va in porto.

Heinlein è straordinariamente profetico nel descrivere un sistema di potere totalitario che, anziché fondarsi sulla violenza  e sul controllo armato, si basi su una forma di controllo più sottile, stratificata e innervata nel tessuto sociale stesso.

 

Uno dei sottotesti che serpeggia dall’inizio alla fine del romanzo è, se non proprio una preghiera, almeno una richiesta da parte dell’autore: che la lezione della Luna e dei suoi abitanti, per quanto severa, non vada dimenticata troppo in fretta da quei rammolliti dei terrestri.

Dario Marcucci 

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