La La La Manchester by the Moonlight

.«And I’m walking home
The last bus is long gone
But I’m dancing in the moonlight
Dancing in the moonlight
It’s caught me in its spotlight».
Thin Lizzy

«I sail to the moon
I spoke too soon
And how much did it cost
I was dropped from
Moonbeam
And sailed on shooting stars».
Radiohead

.

Mesi e mesi fa il trailer di “Manchester by the sea” era già in tutte le sale ribadendo ogni tre secondi quanto il film o l’attore (ogni attore) fosse acclamato dalla critica di questo o quel giornale. Già il trailer era noioso e lasciava intuire quasi tutto. Mi sono di conseguenza riproposto di vedere il film solo se disposto a sacrificare un paio d’ore. Quindi l’ho fatto, sono andato a vedere questa inutilissima palla scolastica con alcuni bei momenti. Si rivela abbastanza presto per quel che è, ossia un drammone scolastico buono per certa critica fatta di cinquantenni che si rispecchiano solo in un certo cinema solido ma anche un po’ scontato. Anche le interpretazioni sono state buone, ma non strepitose. Casey Affleck (che è animalista e vegano e quindi tifo a prescindere per lui) ricopre un ruolo intenso con forse un po’ troppo distacco rispetto a quello che richiederebbe la sceneggiatura e alla fine l’Oscar non lo ruba se vengono considerate le altre candidature. Rimane una bella Colonna Sonora e una bella Fotografia.
Una menzione special va alle tette della precoce fidanzata numero uno dell’adolescente che pur avendo perso il padre pensa solo e unicamente a trombare come un criceto.
Che dire tira più…

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Comunque… And the winner is…. La La Light!!!
A parte il “simpatico” siparietto da ufficio inchieste agli Oscar, “Moonlight” è un gran film, parla di ghetti neri, infanzia difficile, “padri in prestito” e molto altro in un’America piena di contraddizioni. La regia ha spunti ottimi e si dimostra sempre abile nelle inquadrature e nel seguire a mano gli attori (tutti fantastici tra cui una vecchia conoscenza di “The Knick”, una delle migliori serie degli ultimi anni).
Comunque, vedendo il film mi è venuta in mente la gag di Guzzanti: «Ho rispetto per gli omosessuali e i negri, purché i due fenomeni non si presentino contemporaneamente». A parte questo, la Colonna Sonora è bellissima e la Fotografia impeccabile e lucida, in una Miami lontana dalle spiagge frequentate dalle soubrette nostrane e non.
Che poi me la devono spiegare questa cosa.. Perché la nuova cafonata chic è Miami?
Solo io ricordo di come Woody Allen sostenesse che la Florida sia un ottimo posto per vivere?
Ma solo se sei un’arancia…

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Ma veniamo al piatto forte della casa:
La La Landia (stachetto musicale)
No vabbhè, mica penserete che realmente mi sia andato a vedere ‘sta cazzata?
Ora, non giudico un libro dalla sua copertina, né un film dal trailer, ma veramente, il commento più contenuto dalla critica a voci unificate è stato: «Un classico del futuro». Poi ho visto un po’ di filmati e il più sobrio mi ha fatto venire l’orticaria.
Capiamoci, amo il cinema, amo il teatro, amo la musica, ma se le cose devono essere messe insieme, devono avere un senso e non essere una brada porcata.
Eppure il tipo aveva diretto “Whiplash“… non capisco… o magari è un genio; ha diretto questo film ridicolo e demenziale (ok, qualche stralcio l’ho visto) solo per prendere per il culo l’Academy a forza di cliché e frasi fatte, allora ci sto, lo capisco e sono anche contento che abbia vinto millemila statuette, così, per il gusto del paradosso. Ma se è stato un film premiato con cognizione di causa, allora la notte degli Oscar si conferma per quel che è, un’inutile sboronata che poco ha a che vedere con il cinema (voi ve lo ricordate “Birdman“? Cioè, quello è un film da Oscar). Un po’ come chi pensava che “La Grande Bellezza” fosse un omaggio alla città di Roma. Diciamo che ci sono leggerissime divergenze tra arte e intrattenimento che non ci dovrebbero essere.

Facciamo un patto, si lo so, è unilaterale (ma potete rispondere nei commenti): io nel week end provo (provo vuol dire che non è detto che ci riesca) ad andare a vedere questo film, cosciente che ci saranno altri film molto più interessanti, se il film nel suo insieme è minimamente diverso da quello che mi aspettavo e che ho sin qui scritto, scriverò un’altra recensione.
Deal?

 

Nicholas Ciuferri

 

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