La gioia del peccato

Etichettare qualcosa come "giusto" o "sbagliato" fa perdere molte sfaccettature interessanti

Nel libro “Joy of Sin” lo psicologo australiano Simon Laham afferma che i cosiddetti “vizi capitali” sono perfettamente in linea con la nostra natura. E spiega: “Se guardiamo alle evidenze scientifiche, si scopre che in realtà hanno molti aspetti positivi”. Se riusciamo a padroneggiarli senza farci trascinare, possono addirittura acuire le nostre migliori caratteristiche. Etichettare qualcosa come “giusto” o “sbagliato” fa perdere molte sfaccettature interessanti. La stessa avidità, quando non è eccessiva e non compromette le nostre relazioni sociali o la salute, ha i suoi aspetti positivi: “Denaro vuol dire opportunità, e quindi occasioni per essere felici”, così come un’ira giustificata che si trasforma in indignazione rende più vibranti le nostre facoltà: “L’istinto ci porta a lottare per raggiungere la meta o per ripristinare la giustizia sociale”..!

 

 

L’etica è un ambito della filosofia che studia i fondamenti del comportamento umano, distinguendoli in buoni, giusti o moralmente illeciti.

Si sacrificavano, in tempi remoti, delinquenti comuni per conquistarsi i favori delle divinità. Purificando, ”ripulendo” le città e rendersi così favorovole la clemenza del dio. Quindi l’espiazione dei peccati sarebbe alla base di una società ”pulita” per poter giungere alla pacificazione comune, morale ed etica.
Chiedendo in giro quali fossero i sette peccati capitali, nessuno, o quasi, degli interpellati ha completato la lista, nemmeno mia sorella che insegna presso una scuola di suore laiche. O addirittura erano all’oscuro del loro oggettivo significato. Intanto rinfreschiamoci la memoria elencandoli, per passare in esame le varie terminologie date a quelli che più peserebbero sulle nostre anime.
Superbia (desiderio irrefrenabile di essere superiori, fino al disprezzo di ordini, leggi, rispetto altrui).
Avarizia (desiderio irrefrenabile dei beni temporali).
Lussuria (desiderio irrefrenabile del piacere sessuale fine a se stesso e non solo).
Invidia (tristezza per il bene altrui, percepito come un proprio “male”).
Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola, e non solo).
Ira (irrefrenabile desiderio di vendicare violentemente un torto subito).
Accidia (torpore malinconico, inerzia nel vivere e compiere opere di bene).
Quindi il peccato viene personalizzato, e chi vorrà conoscere la sua ”categoria”, non dovrà fare altro che scorrere l’indice e apprendere il suo vizio capitale.
Entriamo nel luogo peccaminoso più amato dalla nostra società moderna e cioè: la “trasgressione”. Nel suo dualismo, viene interpretata in due modi; si intende non solo ciò che si commette, commissione, ma anche ciò che si omette, omissione. Quindi, una negazione di riconoscenza e misconoscimento dei benefici dati dalla religione e dalle sue dottrine… sostituendo così, la propria volontà a quella divina.

Allora mi chiedo: i peccatori, i promulgatori dell’empietà, si paragonano a Dio? Cancellando il senso del peccato, sentito, invece, da chi si mette a confronto con la santità, rendendosi consapevole della sua peccaminosità e prendendosi le proprie responsabilità. Funziona così?
In ogni caso, comunque ti muovi è peccato, scrissi già tempo fa, esaminando questa tematica. Perché inconsapevolmente o consapevolmente, giorno per giorno accumuliamo una serie di ”peccatucci” che peseranno via via, sul giudizio ultimo.

«Non c’è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai». Ecclesiastico 7:20. ..la qual cosa, la dice lunga.
Entriamo allora in un luogo molto “amato” dall’odierna società, cioè: la “corruzione“. Tutti i giorni possiamo vedere a quali livelli e come a macchia d’olio questo peccato, che può essere indicato nel primo peccato capitale della Superbia, possa arrivare a qualunque costo alla meta desiderata, ignorando leggi e il rispetto altrui.
Leggendo i quotidiani, la pagina politica e le cronache , apprendiamo di preti che insidiano fanciulli dell’oratorio e non solo, o che addirittura violentano le loro consorelle. Ultimamente la giustizia terrena, ha raggiunto anche questo tipo di ”enorme peccato”, visto che si tratta del “popolo di Dio”..
Allora di nuovo mi chiedo: è davvero inutile conoscere la fonte della corruzione umana? È così “antico” il concetto della morale? Oppure l’odierna società ha ignorato, con assoluta lucidità questi ammonimenti, per proprio uso e comodo con la scusante dell’inesistenza di un “progetto divino”, pulendosi da soli la coscienza?
Credo che certi comandamenti non dovrebbero nemmeno essere scritti, essi dovrebbero essere già in noi, e dovremmo servircene per regolare un comportamento atto a rispettare l’altro. È qui che risiede il fulcro della concezione del senso di peccato.

 

Ci hanno detto che tutti nasciamo col peccato originale. Vi siete mai chiesti il perché? Qualcuno addirittura, prendendo la palla al balzo, compie nefandezze autoconvincendosi che tanto si nasce già macchiati dal peccato originale, quindi a cosa servirebbe non commetterne altri? In ogni concetto di “esistenza” c’è un progetto semplice e funzionale, che non crea dissidi di “parte”, anche se l’uomo li ha creati a suo vantaggio, e il senso è questo: se nascesse solo un essere umano senza peccato egli apparterrebbe ad una casta superiore e cioè divina. E visto che non ci sono santi in terra, ne deduciamo che con l’accettazione del peccato, siamo tutti uguali all’occhio della legge terrena e quella eterna della “Vita secondo natura“!

Violanera

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