La democrazia è illusione – La démocratie est illusion

Una mostra sul vissuto collettivo maldestramente rimosso per disvelare tutti i raggiri e i tranelli dei servizi segreti nella democrazia occidentale

A Genova, al Museo di Villa Croce dal 14 novembre 2014 al 15 gennaio 2015, con la mostra “La democrazia è illusione” il duo italiano goldiechiari racconta le pratiche dei servizi segreti occidentali durante la Guerra Fredda: inganni e simulazioni “presi in prestito” dai grandi illusionisti e maghi per esercitare un persuasivo controllo sui cittadini, ignari spettatori dei “trucchidel potere.

La mostra è realizzata con la collaborazione del Centre d’Art Contemporain Passerelle di Brest (Fr) nell’ambito del Progetto “Piano“, una piattaforma curatoriale franco-italiana creata su iniziativa did.c.a/association française de développement des centres d’art (associazione per lo sviluppo dei centri d’arte contemporanea).

 

Sara Goldschmied e Eleonora Chiari lavorano insieme dal 1997.

In omaggio ad alcune delle loro ispirazioni femministe, le artiste si definiscono “attiviste ironiche”, esplorando, con humor beffardo, le basi dell’arte contemporanea occidentale, la rappresentazione del corpo e della natura.

Non molto tempo fa Alessandra Mammì su “L’Espresso“, le collocava nella generazione di artisti che stannorileggendola storia recente, così piena di omissioni e di vuoti di memoria.

E proprio sul vissuto collettivo maldestramente rimosso si è concentrata l’attenzione delle due artiste unite in un progetto artistico che si firma “goldiechiari”, dalla crasi dei loro cognomi.

Le due artiste sentono di appartenere a una generazione che si fa domande. «Molti artisti lavorano con gli archivi, è il momento delle rivisitazioni. È chiaro che se non sappiamo chi siamo non abbiamo neanche gli strumenti per fare una riflessione sul presente».

Il duo ha base a Roma ma con una platea internazionale: una presenza a Shanghai nel 2010 (al “Moca”), rapporti con gallerie a Bruxelles, New York e Santiago del Cile. Una partecipazione importante anche alla Biennale di Venezia nel 2009, nel Padiglione dell’Urgenza, nella collettiva “The Fear Society”.

Propaganda, inganno, simulazione… ingredienti del consenso nei regimi totalitari, ma anche in quelli democratici. È il punto di vista del duo italiano Goldschmied e Chiari che, con ironia, trasforma il secondo piano di Villa Croce in un set di fumo e giochi di specchi per raccontare una storia ancora poco chiara sul ruolo dei servizi segreti nella difesa dello Stato e nelle sue ingerenze in politica interna e nel determinare le scelte degli Stati appartenenti al Patto Atlantico. La costante azione segreta e dietro le quinte, delle democrazie occidentali –aggirando lo sguardo della cittadinanza con abili trucchi di insabbiamento e manipolazione dell’informazione– ha molte similitudini con la pratica e il modo di operare degli illusionisti che attraverso macchine sceniche, velocità d’azione e affabulazione creano delle illusioni credibili per il pubblico.

 

Per raccontare ironicamente gli inganni della storia, Goldschmied e Chiari hanno scelto di trasportare il pubblico in un’altra dimensione, e la cosa è chiara fin dall’inizio: l’enorme scritta a specchioLa démocratie est illusion” posizionata sullo scalone monumentale di Villa Croce è quasi «un buco su un’altra realtà».

«Ciò che ci affascina [dell’illusionismo e della magia] è la costruzione teatrale dell’illusione e la capacità di trasportare lo spettatore in una dimensione in cui credere che fenomeni come la smaterializzazione di oggetti e persone, la telepatia e l’invulnerabilità del mago siano reali. Attraverso l’uso della prospettiva, la velocità e l’abilità, l’illusionista concentra lo sguardo su alcuni elementi e ne nasconde altri. Rendendo il trucco realista, inganna lo spettatore e lo rende cieco di fronte al palco, restituendo una sensazione di stupore infantile e incredulità». Così spiegano le motivazioni alla base della mostra. «Ciò che ci interessa di più in questa mostra è che lo spettatore abbia un’esperienza emotiva della Storia. Grazie all’utilizzo nelle opere di dispositivi scenici quali la superficie specchiante, il fumo e la riflessione della luce, disveliamo e affrontiamo una storia nascosta e spaventosa architettata dai servizi segreti occidentali durante la Guerra fredda che coinvolse la politica interna di molte nazioni e cittadini inconsapevoli».

L’installazione “Hiding the Elephant” -il cui titolo è ispirato alla performance in cui Houdini nel 1918 fece scomparire un elefante di fronte a migliaia di persone- è il fulcro della mostra.

Vagando per le sale  di Villa Croce, ci si smarrisce tra i volti ondulanti di John e Robert Kennedy, Pier Paolo Pasolini, Martin Luther King, Aldo Moro, Nelson Mandela, Salvador Allende e altre decine di personaggi della politica e della cultura del secondo Novecento.I loro sguardi ti fissano tra nuvole di fumo, poi volgono altrove e tra giochi di luci e fumo può capitare di ritrovarsi faccia a faccia con se stessi.

«L’installazione “Hiding the elephant” è il cuore della mostra, 124 sagome di ritratti bidimensionali in cui ogni silhouette è doppia: da un lato l’immagine in bianco e nero del volto e dall’altro una superficie specchiante e fumo che invade la sala. Tutti i personaggi ritratti sono presidenti, attivisti, poeti e giornalisti misteriosamente scomparsi durante il Ventesimo secolo per motivi politici». Il percorso dell’installazione è sviluppato in tre sale: «Figure che si rispecchiano in altre figure ed effetti di luci che, come in una lanterna magica, fanno perdere il senso della prospettiva», commentano le due artiste. «Per noi un’eloquente metafora del processo di rimozione psicologica delle responsabilità dei servizi nel periodo della guerra fredda».

 

Le due artiste affrontano i temi dei raggiri e dei tranelli dei servizi segreti «Disvelando l’inganno e rendendo visibile ciò che è solitamente invisibile. La relazione tra la magia e le pratiche dei servizi segreti sta nel fatto che il pubblico in qualche modo vuole essere eterodiretto, non vuole scoprire il trucco».

Ma per scoprire il trucco è sufficiente spostarsi nella quarta sala in cui è allestita la mostra. Al centro del pavimento di legno si stagliano tre scatole magiche, ricostruite in noce per l’occasione «Per scoprire, decostruire e ricostruire la realtà». Sulle pareti, spiccano invece una serie di collage e gli inquietanti Medusa Mirror, pannelli riflettenti e fumosi «In cui l’immagine cambia a seconda del taglio della luce, per specchiarsi con l’opaca verità della storia».

 

La democrazia è illusione non è solo il titolo della mostra ma sintetizza in un’unica frase le conclusioni delle artiste dopo una lunga ricerca storica iniziata nel 2009 con la prima “Genealogia” di Damnatio Memoriae.

Katia Valentini

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