La decrescita apparente delle signore Kahlo e Callan

Alla fine l’apparente è il motivo per cui stiamo qui a discutere del nostro futuro

Ora va di moda. Dopo “quant’altro”, espressione di tempi un po’ confusi e timidi, si è affacciato nel logorroico mondo comunicativo italiano il termine “decrescita”. Momento di stupore, attimi di suspance e anche un pizzico di riflessione.  All’apparenza sembra una cosa importante, che forse fa anche lontanamente riferimento a qualche formula economica. Ecco, all’apparenza.

 

 

Ultimamente Erin Callan, ex direttrice finanziaria 47enne di Lehman Brothers, ha pubblicato un libro in cui spiega, soprattutto alle donne, di non focalizzarsi solamente sulla propria carriera lavorativa. In fondo non ne vale la pena e non rende la vita migliore, costringendo frotte di ambiziosi esseri umani ad una vita senza orari perdendo di vista le gioie quotidiane. La signora Callan, ha ritrovato la felicità e vive in un paesino della Florida, ma tra spadellamenti e bigodini ha trovato il tempo di farcelo sapere attraverso un libro e interviste in giro per i network americani. Ma è possibile che ciò che all’apparenza è normale diventi materia da “New York Times“?

 

E se è sempre sulla figura delle donne che in un certo senso si intrecciano rivoluzioni in questo caso la situazione sembra alquanto caotica; tra un femminismo oggettivo con istanze di vera libertà e quello un po’ perverso in cui le donne pensano di liberare sé stesse lavorando al massimo come solo gli uomini hanno sempre saputo fare. In fondo, sono sempre loro che ci disegnano così.

Il tutto inserito in un piano economico-culturale per cui dobbiamo produrre di più per essere sempre più felici, se non surreali. Siamo noi stessi ad ingrassarci come oche per il fois gras; la riteniamo una barbarie ma poi l’applichiamo con soddisfazione al nostro sistema. Miliardi in pubblicità di cibo che si accumula sui fianchi, per poi venderci l’abbonamento della palestra. La frutta diventa bio, molto radical chic, e paghiamo di più per qualcosa di non artificiale che da millenni cresce naturalmente sugli alberi. Scarichiamo una moltitudine di app inutili, tra cui la torcia e il coltellino svizzero e via discorrendo di cose già dette molte volte sull’ansia di accumulo.

 

Chissà se la signora Callan avesse conosciuto quella donna forte e dolorosamente libera della signora Kahlo. Sorseggiando un tè avrebbe sicuramente imparato che anche l’apparenza ha un suo alto valore simbolico. Nella mostra presso il museo dedicato di Città del Messico, gli abiti di Frida, infatti, esprimono, velatamente e con savoir faire, la sua adesione a principi socialisti e femministi. I suoi coloratissimi abiti erano quelli propri delle società matriarcali dell’Istmo di Tehuantepec capaci di raccontare una donna energica, pronta a disegnarsi da sola per darsi, con naturalezza e libertà, la forma apparente della normalità, trasformando ciò che c’è di più vezzoso al mondo in un’arma di pensiero. Al contrario di chi usa una presunto successo conformista per apparire vincente ma anche tristemente vuoto di senso.

Evilia Di Lonardo

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