“La cospirazione contro l’umanità”: opera tra narrativa horror, nichilismo e filosofia realista

La "filosofia dell’orrore" è un effetto collaterale della guerra contro l'irrazionale, dove la razionalità stessa ha evidentemente fallito. Da T. Ligotti a "True Detective"... il nuovo nichilismo (culturale) del momento

Avete mai sentito parlare di “horror filosofico”? È un genere letterario nuovo? Sì e no… cerchiamo di capire meglio, tra vuotezza dell’esistenza e nichilismo, cerchiamo di capire cos’è e quale opera è ricondotta a questo filone

 

«There is nothing to do and there is nowhere to go.
There is nothing to be and there is no-one to know».
Thomas Ligotti

 

Che tipo di lettori siete?

Se dico “La cospirazione contro l’umanità”, voi a cosa pensate? Dato che è tra virgolette, pensate sia un’opera giusto? Bravi, avete indovinato. È infatti un’opera dello scrittore horror Thomas Ligotti.
Io credo che ci potrebbero essere tre generi di lettori di questo testo:

• I primi sono i cinici-pessimisti, quelle persone che investono tutte le loro energie nel credere a “tutte” le derive della teoria del complotto, finendo forse col rovinarsi quello che di buono c’è in questa vita;
• ci sono poi i romantici-ottimisti a cui questo titolo magari dà fastidio, i quali probabilmente non riuscirebbero neanche a leggere il libro;
• infine ci sono gli intellettualmente onesti che leggerebbero il libro, senza prenderlo tra le mani come se fosse un reperto archeologico a mo’ dei primi e senza rifiutarlo come i secondi, di modo da capire che dice, per sapere poi se essere d’accordo o meno… soprattutto a livello emozionale (in effetti si tratta sempre di letteratura).

 

Il contenuto dell’opera

Cerchiamo di capire meglio, in modo che possiate scegliere in quale gruppo stare.

Le opere di Ligotti sono state definite dal New York Times, nel lontano 1991, come possibili appartenenti ad un altrettanto possibile genere definito: “horror filosofico“. A rendere più veritiera questa definizione, c’è la firma, alla prefazione dell’opera di Ligotti di cui stiamo parlando, di Ray Bassirer, filosofo realista contemporaneo.

Quindi se qualcuno che è riconosciuto quale filosofo contemporaneo arriva ad apprezzare un’opera di letteratura tanto da firmarne la prefazione, c’è da andare più in profondità, senza fermarsi al solo titolo.
In sostanza, in quest’opera Ligotti presenta delle sue personali analisi relative alla condizione umana odierna. La principale conclusione da lui raggiunta è che la cosa migliore che l’umanità può fare è evitare di riprodursi ancora: in questo modo scongiurerebbe la sua estinzione.

Diciamo tesi condivisibile, nel senso che si può capire perché la pensa così. Dopotutto ci è stato detto tante volte che le risorse per tutti non ci sono e che se diventiamo troppi, la Terra non ce la farà a sostenerci… soprattutto a sostenere il nostro perverso individualismo.
Nel corso della storia, l’andamento dopotutto è sempre stato così: cali demografici a cui seguivano crescita demografica, e viceversa, in un continuo ripetersi, situazione che oggi è ben diversa.

 

Cercando una definizione di horror filosofico

Allora cos’è l’horror filosofico? Innanzitutto c’è da dire che questo è un genere letterario e che ha alle spalle delle riflessioni di carattere filosofico: è vicino al pessimismo-nichilismo che ha in Nietzsche il suo esponente più alto, soprattutto per quel che riguarda il nichilismo.
L’horror è un genere letterario quindi. Quelli di Edgar Allan Poe si chiamavano “racconti del terrore”. Allora è terrore o orrore? Io credo che i due concetti si possono assimilare, perché ciò che causa orrore può causare anche terrore.
Ciò che causa orrore è qualcosa che va oltre la nostra comprensione, come fantasmi, vampiri e mostri vari: ci provoca orrore qualcosa che, di solito, è anche brutto, che non riusciamo a comprendere razionalmente e leghiamo al mondo del soprannaturale. All’orrore provato per tutto ciò (Dracula è un uomo che puzza e con le unghie lunghe nel romanzo di Stoker, non un vampiro che brilla al sole come se si fosse appena alzato da una vasca di porporina) è solitamente dato anche il nome di terrore: ad esempio gli esseri di Lovercraft sono mostruosi e orrorifici, ma causano anche terrore.

Filosoficamente parlando, il terrore lo troviamo anche nel sentimento del sublime: il sublime è, secondo Kant, qualcosa di assolutamente grande e fuori dalla nostra portata. Si divide in matematico e dinamico. Il primo è quello di qualcosa di assolutamente grande, come il cielo stellato; il secondo è quello di qualcosa che ci provoca paura, come una tempesta, perché è la manifestazione della potenza della natura, di fronte alla quale non possiamo fare nulla (d’altronde l’avversione contro l’irrazionale ci ha lasciato in un mondo ancor più terrificante, orfano delle emozioni).

Il terrore e l’orrore nascono quindi di fronte a qualcosa che non ci sappiamo spiegare o di fronte a qualcosa nei cui confronti non possiamo fare nulla. Da quello che ricordo, questo avveniva già col romanzo gotico: un prodotto della veloce rivoluzione industriale, sintomo dell’introduzione di nuove tecniche di fronte alle quali l’uomo si sentiva spiazzato, perché introdotte troppo rapidamente.
Ma questo è il caso di Ligotti? Non proprio. Infatti le sue opere non presentano elementi fantastici, soprannaturali e/o mostruosi. Sono opere realiste, che riflettono sulla vuotezza della vita umana, sull’angoscia e sul nichilismo, caratteristici dell’atmosfera in cui si muovono i personaggi. Ecco perché si definisce filosofico, dal filone contemporaneo della filosofia realista.

La constatazione ancora più filosofica è che, seguendo un ragionamento, alla luce dei fatti la presenza dell’uomo sulla Terra risulta del tutto accidentale, ed ecco da dove deriva il nichilismo e da dove viene l’angoscia. Ligotti sembra averlo capito, ed ecco perché Bassirer scrive una prefazione alla sua opera. Ecco che nelle storie di Ligotti, ai topoi dell’horror classico subentra invece un’atmosfera rarefatta e inquietante, in cui nulla è umanamente afferrabile compresi i personaggi persi in una dimensione impalpabile ma terribilmente concreta. Il terrore di Ligotti è allora un terrore realista, proprio come la filosofia del già citato Ray Brassier.

 

Consigli di lettura: parlando di gotico, alla luce di quanto detto potrebbe essere un bene leggere “Frankenstein” di Shelly; per quanto riguarda il post gotico, ci sarebbe anche “Lo strano caso del Dottor Jekill e di Mr. Hide” per esempio, che si può connettere anche alla rivoluzione psicanalitica; se invece volete rimanere sul pezzo guardatevi la Serie Tv “Penny Dreadful“, una delle cose più affannanti e profonde al momento in televisione (perché in fondo l’horror filosofico non è solo un genere letterario di cui Ligotti è iniziatore e “True Detective” appendice per le masse..).

 

Roberto Morra

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