La controcultura Industrial

È a Londra, nel 1975, che nasce ufficialmente il movimento industriale

I pionieri del genere sono i Throbbing Gristle, parola che letteralmente vuol dire “erezione fulminante”, e che ci fa capire immediatamente gli intenti provocatori insiti nel loro progetto musicale, di lotta contro la morale comune e il sistema. Il loro interesse primario era quello di liberare l’informazione dal controllo supremo e svegliare le persone dallo stato di torpore in cui vengono mantenute spingendole a cercare da sé le proprie fonti di informazione. A questo proposito le tematiche affrontate dal gruppo toccano tabù e argomenti ritenuti fastidiosi dal pensiero comune come ossessioni e perversioni, sessuali e non, tortura e incesto. Anche sotto il profilo prettamente musicale non sono da meno; il loro stile è segnato dall’uso spropositato del rumore, dal rifiuto totale della tecnica musicale e di qualsiasi forma melodica. Non a caso la band si ispirava musicalmente alle composizioni di John Cage e alle sperimentazioni dei decadenti Velvet Underground. Pesano sul genere influenze extra musicali quali le avanguardie artistiche del primo ‘900 (Dadaismo, Situazionismo e Performance Art), libri di autori come Philip Dick e tutte quelle sottoculture dedicate all’esoterismo, senza poi dimenticare l’arte di Andy Warhol.

 

La musica Industrial era direttamente collegata al punk ma utilizzava suoni estrapolati dagli strumenti meccanici delle fabbriche, come martelli pneumatici, presse idrauliche, voci distorte e malate, toni sinistri e tetri che alludono alla più vivadeviazione mentale; tutto questo rende l’idea di come il movimento Industrial non sia solo una corrente musicale, ma anche e soprattutto una risposta culturale alla società del periodo. Lo scopo è quello di esprimere la malattia e il disagio dell’individuo nei confronti della sconfitta della società industriale.

 

Con lo scioglimento degli inglesi Throbbing Gristle nel 1981 e della prima ondata di gruppi Industrial, come i Cabaret Voltaire, il movimento si espande sotto direzioni diversissime che toccano sempre più i lati lugubri e oscuri dell’inconscio della società occidentale, analizzando stati di follia, violenza, degenerazione, patologie e scienze occulte.

Questo stile comincia ad infettare anche il resto d’Europa, a partire dal Belgio che inizia a sfornare dozzine di gruppi tra i quali i famosissimi Front 242, autori di una musica elettronica che fa ampio uso di ritmiche ossessive con uso di bassi sintetici e drum machines; e i  Die Form inventori del cyberpunk e della EBM. La scena Cyberè davvero molto interessante e si sta espandendo in tutto il mondo. Mantiene centrale la simbiosi tra umani e tecnologia e viene posta a metà strada tra la scena “Goth”e quella “Raver”. I Cyber tendono a seguire una ampia gamma di generi musicali, purché elettronici.

L’abbigliamento da Cyber è quello che li contraddistingue dai normali frequentatori dei club, e li contraddistingue anche tra di loro poiché ci sono molto stili: quello inglese da Raver, quello giapponese che è estremo e assolutamente androgino e quello tedesco chiamato “Cybergoth” che si distingue dagli altri due sia per l’abbigliamento più crudo che per la musica, apprezzando anche generi più Goth come la Dark Wave e l’Industrial Metal.

 

Nel corso degli anni ’80  la scena Industrial crebbe notevolmente, dando vita ad evoluzioni nello stile e sempre nuove definizioni dei confini, contaminandosi con altri stili e creando vari sottogeneri.  È chiaro che un genere musicale di questo tipo non è accessibile ad un largo pubblico ed infatti questa musica viene suonata in locali dark, punk, metal e dance (dipende dalla nazione). Le band più importanti attualmente sono i Ministry e i Nine Inch Nails.

 

In Italia, non essendo noi la patria della musica industriale come Germania ed Inghilterra, è comunque un fenomeno in crescita. Esistono alcune band come i Kebabtraume, ci sono negozi specializzati e locali, anche se si tende ad affiancare la musica industriale con la cultura cyber-punk.

Insomma un paese come il nostro, dove purtroppo l’accettazione di determinate evoluzioni musicali è stata sempre difficile, mal capita e lenta rispetto ad altri paesi, sarà in grado di aprire prima o poi un varco più ampio ad un genere, che secondo il mio modesto parere, richiede una forma di ascolto diversa dallo standard classico a cui si è abituati ma che dietro nasconde un mondo?

Lasciatevi trasportare!!!

Giorgia Barbuto

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