Kinetica Art Fair e l’arte contemporanea

Le innovazione dell'arte contemporanea e i suoi nuovi "strumenti mediatici"

“Mostre in movimento”, spettatori passivi che diventano attori, materiali che non avremmo mai pensato come utilizzabili per produrre arte: questi i nuovi confini dell’arte contemporanea, diversa da quella “classica” solo per gli strumenti utilizzati. In realtà il compito e l’obiettivo dell’arte è sempre lo stesso.

 

Chi di voi è mai stato in un museo? Ce ne sono tanti qui in Italia! C’è solo l’imbarazzo della scelta: archeologici, egizi, di arte moderna.. chi più ne ha più ne metta! E le mostre? Siete mai stati alle mostre d’arte? È diverso entrare in un museo ed entrare ad un mostra? Qual è lo spirito che ci spinge ad entrare in questi luoghi? Il museo, specialmente se famoso, è una tappa quasi obbligata del pellegrinaggio turistico intrapreso. Se infatti decidiamo di andare in un luogo per visitarlo, e non solo per godere delle spiagge o degli intrattenimenti caratteristici del luogo, come i coffee bar di Amsterdam, non possiamo non entrare almeno in uno dei musei che il suddetto luogo ci mette a disposizione.

La mostra d’arte invece? Spesso ha durata temporanea e se ce la troviamo davanti e ci interessa, ci andiamo. Magari è un mostra d’arte su un pittore famoso. Oppure è una mostra di fotografia o di arte contemporanea.

Certo in questo secondo caso dobbiamo essere spinti da curiosità, mentre nel primo caso come ho detto è quasi una visita che ci sentiamo obbligati a fare. Quindi potremmo dire che è diverso entrare in un museo da entrare ad una mostra d’arte solo in quanto nel museo ci entriamo “per forza”.

 

Ogni anno il Kinetica Museum di Londra organizza una mostra, la “Kinetica Art Fair“, che mette a disposizione dello spettatore le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche, evidenziando quale è il nuovo universo estetico dell’arte contemporanea. La parola greca su cui si basa la mostra, il suo nome e il concetto di base su cui è fondata, è kinesis che vuol dire “movimento”: tutte le opere sono realmente in movimento.

 

Abbiamo quindi un ibrido uomo-animale-macchina -con un esoscheletro metallico inventato da Chirstiaan Zwanniken, fiori di luce -dell’artista Alistair Burleigh, considerate la “primavera” dell’arte digitale contemporanea- e giochi di raggi e geometrie. Quest’ultima opera, di David Ogle, dà la possibilità allo spettatore di diventare attore, cioè gli dà la possibilità di interagire direttamente con essa. La stessa cosa delle mostre che sono organizzate soprattutto in Giappone negli ultimi anni, che fanno in modo che il visitatore da spettatore passivo diventi attore dell’opera, entrando in contatto con essa e riscoprendo così la sua umanità. Il pregio di queste installazioni è che sono innovative, diverse dal solito, ci fanno fruire dell’arte in un modo del tutto nuovo e anche divertente, così da riuscire a coinvolgere anche coloro che in un museo non ci hanno mai messo piede e non lo faranno mai!

 

Qual è il pregio di queste mostre? A parte quando pensiamo “e vabbè, dato che ci troviamo, andiamoci”, quello di cui ci dobbiamo rendere conto è l’idea secondo cui l’arte, le espressioni artistiche, che ci troveremo ad ammirare sono l’interpretazione della realtà in cui viviamo, della società che ci circonda e ci condiziona, e questo è valido anche per i musei.

Per esempio le nuove tecnologie che diventano arte possono farci capire come esse stiano entrando nella nostra vita ma non senza che sia necessario che ci dominino, in quanto con esse possiamo anche entrare in contatto e “dominarle”. L’arte può farci vedere quello che di solito non riusciamo a cogliere. Magari ci mostra degli aspetti di cui non ci siamo mai accorti.

Ovviamente l’arte come interprete della società è legata al tempo nel quale si è sviluppata. Essa può anche essere una profonda analisi dell’uomo, dei suoi limiti e delle sue capacità, tanto dell’uomo in un particolare momento della sua storia, tanto dell’uomo in generale, inteso come appartenente al genere umano.

Uh mamma l’arte! Quante cose può fare.. può aprirci un mondo di significati! Quindi è questo l’animo che ci deve accompagnare quando entriamo in un museo o in una mostra d’arte: dobbiamo essere pronti a trovarci davanti un’interpretazione, un’espressione di qualcosa.. (poiché l’arte di solito non è fine a se stessa).

Questo succede quando visitiamo per esempio la mostra dedicata alle opere del fotografo Renato Grome, le cui foto sono stampate con tecniche reversibili su fogli di alluminio. I soggetti delle foto sono orchidee, tulipani, papaveri e piante carnivore presentate in grandezze e con colori innaturali, cioè diversi da quelli che solitamente attribuiamo loro. Possiamo dire che c’è arte perché allo spettatore viene mostrato qualcosa di conosciuto attraverso una prospettiva diversa da quella solita. In più impariamo anche un’altra cosa: l’arte nel suo significato di interpretazione può essere espressa attraverso gli strumenti e i materiali più disparati… come nella vita.

Roberto Morra

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