Katriona Beales: “Are We All Addicts Now?” e la seduzione digitale

Fino ad inizio Novembre la mostra a Londra ha l’intento di esplorare le capacità seduttive degli strumenti digitali e di conseguenza la loro capacità di creare dipendenza

L’artista Katriona Beales prende in esame la vita online ed esamina le sensazioni che essa suscita, come quelle date della brillantezza dello schermo e l’assuefazione e il senso di completezza che ci può restituire il continuo flusso di notizie.
Nello specifico, “Are We All Adddicts Now?” ospita una nuova opera che si concentra in particolare sugli spazi privati in cui si svolge la nostra esistenza digitale o comunque il nostro rapporto con la realtà virtuale.

Considerazioni alla base della mostra

La mostra è formata da sculture di vetro con schermi incorporati, immagini in movimento e tessuti stampati in digitale: forse a rappresentare la coincidenza che a volte si crea tra vita vera e vita digitale, che spesso viene interiorizzata più di quanto pensiamo.
Beales non mette in dubbio la carica sensuale che hanno alcuni dispositivi digitali, cioè il fascino che possono esercitare su di noi. Quello che critica è lo sfruttamento di questa “debolezzaumana: l’essere dell’uomo come “Res extensa” (come diceva Cartesio) cioè materiale e legato ai sensi, che ne fanno le aziende, attraverso le tecniche per esempio di neuro marketing, volte a tenere l’utente legato al dispositivo, di modo da poter creare un traffico infinito e poter così monetizzare quanto più possibile.

Alcune opere

Considerazione dell’artista è che con questa nostra arrendevolezza alle norme comportamentali del Web non facciamo altro che dimostrarci dei “soggetti capitalisti”. Per rappresentare questo, per far prendere coscienza di ciò, l’artista ha costruito un letto sul quale i visitatori sono invitati a stendersi. Stando sul letto, si può vedere un globo di vetro che al suo interno ospita uno schermo sul quale vanno a sbattere ripetutamente delle falene virtuali.. immagino quindi che lo schermo sia acceso e che le falene rappresentano noi, che ci dirigiamo verso ciò che ci attira in maniera acritica e automatica, mostrando così una certa dipendenza.
Altra opera è l’installazione video, simile ad una slot machine, perché ospita su di un rullo diverse immagini, che è alimentata dal movimento dei visitatori della mostra. Cosa rappresenta? Espressione di esperienze vissute, la Beales vuol mostrare come sul Web si possano trovare le immagini più diverse spesso messe sullo stesso piano: prodotti di bellezza, gattini, morte, poliziotti armati.
Ma io mi chiedo: possiamo aspettarci che tutti riescano a rendersi conto del differente valore delle immagini? Oppure ci vuole qualcuno che, con abbastanza preparazione, faccia una cernita? Ci sono però delle piattaforme dove si è liberi di pubblicare ciò che si vuole, quindi un minimo di capacità critica sta a noi averla, sempre.
Fuori dalla galleria si trova una proiezione di un testo composto dalla Beales stessa che mette insieme vari interventi di un forum in cui si discuteva della dipendenza da internet.

Corollari della mostra

La mostra è accompagnata dalla presentazione di un libro, che sarà a disposizione a partire dal mese prossimo, ma che è già in vendita in anteprima sul sito della University Liverpool Press, che affronta i temi trattati dalla mostra stessa. È un testo multidisciplinare, in cui ci sono gli interventi di studiosi provenienti dal campo dell’antropologia, della filosofia, della psicologia e della cultura digitale.

Dove si svolge la mostra

La mostra è organizzata da un’Organizzazione che si chiama Furtherfield, situata nel Finsbury Park di Londra, che organizza spesso laboratori, dibattiti e mostre che mirano a coinvolgere il pubblico nell’emergere di nuove tecnologie.
Al fine di fare ciò, si chiamano una serie di collaboratori, artisti e partner che hanno rilevanza a livello mondiale. La galleria Furtherfield è unica nel suo genere, in quanto è l’unica specializzata nell’affrontare, costantemente, il modo in cui le nuove scoperte digitali cambiano le nostre vite, entrano nelle nostre esistenze e ne modificano gli aspetti.

 

Roberto Morra

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