Jonathan Nossiter: “Insurrezione Culturale”. [Intervista esclusiva]

Alter-Geo _ Mangiare, bere, uomo, donna . [Rubrica] > Terre e prodotti assolti dalla mercificazione... Resistenza civile alle società di consumo

Come arrivano quei carrelli della spesa in quel punto della strada nelle diverse città? Sull’A1 rimangono cappottati svariati carrelli per un infinito tempo kafkiano, rimangono semplicemente lì, in attesa..
Questa è la Rubrica di Uki che parla di quel “consumo” incivile fatto da una società mercificata, la nostra, la stessa che qui prova a resistere con gesti locali di autodeterminazione culturale… ispirati dal ‘mangiar bene’ e imbevuti da un ‘bere bene’. Intanto quel carrello della spesa si è smarrito sulla A1 un giorno di agosto di qualche anno fa, in un momento di disattenzione del suo aguzzino. E intanto vaga… solo per le periferie e le campagne delle città, mentre noi ci preoccupiamo di ritrovare alternative forme di antropologia sociale ed enogastronomia per una nuova e dissidente etnografia contemporanea

 

 

Insurrezione Culturale” edito da ‘DeriveApprodi’ è l’ultimo testo di Jonathan Nossiter classe 1961: regista, autore di lungometraggi, tra i quali th_1dd1d6fe940b0becc9a0299f6069644e_inzurrezione_cult_copMondovino” (2004), “Sunday” (1997), “Rio Sex Comedy” e “Resistenze Naturali“.


Jonathan Nossiter
Vive a Roma. Un anno dopo il documentario sulle resistenze naturali, racconta in “Insurrezione Culturale” il suo modo di vedere “la resistenzadegli agricoltori che praticano la viticultura naturale. Ha presentato il libro all’Isola del Cinema. Mi sono permesso dopo aver letto il suo libro di chiedergli un paio di cose, e di seguito vi riporto i punti salienti di quella piacevole chiacchierata.

 

Si parte dal presupposto che l’arte e gli artisti dopo i fasti della Pop Art sono in decadenza: morti, finiti, non hanno più influenza e senso di critica nei confronti del contemporaneo. Nossiter sostiene, e non ha tutti i torti, che ad oggi esistono delle forme di arte, ma sono appiattite dal mercato dal consumo,  su una retta che è una copia o una blanda imitazione (uno scimmiottamento) dei dati confusi della Pop Art,  in una ascisse decadente, che con la diffusione dei mezzi non la rendono più influente culturalmente.

Il mondo globale, l’accesso per tutti, ai mezzi, ai modi… ha ucciso la cultura e ridotto l’unicità del pensiero libero a una Jonathan-Nossiterserie di gesti ripetitivi. I professionisti delle arti, gli artigiani, sono disoccupati, non possono vivere di contenuti, ne competere nel mercato se non adeguandosi al sistema. Terminata questa libertà per gli attori della cultura, rimane il conformismo. I media si adeguano, così le professionalità si sviliscono. Non si hanno ne si vogliono più contenuti, si hanno solo produzioni simili, delle copie senza sostanza. Il contemporaneo è vittima di una trasformazione transnazionale, di un appiattimento verso il basso, di una negazione della cultura e dei relativi attori: gli artisti.

I movimenti politici, come gli Stati Nazionali, sono ininfluenti anche economicamente di fronte alle multinazionali della chimica e della distribuzione, sono diventati controllori del traffico merci, se non soggetti direttamente al soldo delle multinazionali stesse.

In una civiltà cosi appiattita, una delle poche resistenze o alternative è oggi quella dei contadini naturali che seguono ancora metodi cosiddetti arcaici – seguaci di Steiner o meno.  Sostanzialmente sfuggono al controllo del Marketing e rifiutano di entrare nella distribuzione come beni di consumo. Non producono merce ma cultura.  “Insurrezione Culturale” prende le mosse proprio da questa coscienza.  «Non vi è oggi alcun attore culturale che non si ponga la domanda della propria sopravvivenza in un mondo che li sta espellendo a una velocità e con un’efficacia fin qui inedite nella storia della civiltà».

Detto in altri termini “avere una reflex non vuol dire essere un fotografo”. Cosa dire? Cosa comunicare? Se lo chiede più volte Nossiter tentando di formulare una proposta per “reinventare” la cultura, o meglio, per ridare un ruolo all’artista inteso come figura promotrice di civiltà in grado di sopravvivere ai tempi. Liberi dalla logica del consumo, perché «..Il consumo di cultura ne sancisce la morte».  Ecco dunque un «..Un libro che si rivolge a tutti coloro che ritengono che la cultura sia essenziale alla loro sopravvivenza».

Insurrezione Culturale” è dunque una promozione della libertà dai metodi globali? Jonathan Nossiter ci dice che esiste un gesto culturale, un J.Nossiter-movimento della terra, che smuove le vigne, rianima le piante, propone un nuovo gusto del terroir, fa tintinnare il vetro delle bottiglie sugli scaffali delle enoteche, fa tremare gli esperti enologhi e dell’agroindustria.. È il gesto culturale dei contadini e dei vignaioli naturali, che ha aperto uno squarcio attraverso il quale è passata una rivoluzione della vita, delle conoscenze, del gusto e soprattutto dei rapporti tra umani e natura. All’esperienza di questi agri-cultori dovrebbe guardare il mondo della cultura, del cinema, dell’arte, dell’editoria… se vuole cercare un terreno fertile sul quale rilanciare la propria vita, sterilizzata nei prodotti, nei consumi, nei mercati e nei gusti liberali. A loro dovrebbero guardare autori, cineasti, artisti, scrittori e gli abitanti delle metropoli contemporanee, come ad un’avanguardia gioiosa capace di ridarci speranza per lottare, reagire, immaginare di nuovo il senso della libertà intellettuale, etica, sociale… e anche gustativa!

È una deriva interessante il punto di vista di Nossitel.

La rinuncia al conformismo, la difesa di un Etica fanno si che gli agricoltori naturali od organici, come i gruppi solidali siano la cellula madre di una resistenza, il nucleo di una rivoluzione, non armata, ma culturale. Quella da cui prendere spunto per generare nuovi contenuti nuove forme di civiltà. Un ritorno all’antico che promette di sperare in un nuovo. Una rinuncia al modernismo… alla predominanza del denaro sull’uomo.

Il libro è disponibile per © 2016 DeriveApprodi Srl.

 

Daniele De Sanctis

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9 Comments

  • ottimo uki! sempre in cerca di nuove forme di ribellione ! ! !
    molto interessante questa rubrica di De Sanctis!

    il libro presentato sembra un ottima lettura. concordo con l’ autore sul fatto che la prima rivoluzione passi dall ‘ uso che si fa dei nostri prodotti della terra , del nostro rapporto con essa per fondare un nuovo tipo di societa’ … fino a un nuovo tipo di cultura !

  • e nel carrello abbiamo messo il primo libro della serie per aprire la mente attraverso la gastronomia e la cultura agricola , in italia abbiamo la migliore! …… ottima rubrica e libro molto interessante da cui partire per riflettere sulle tematiche della resistenza culturale
    la rinuncia al conformismo da parte degli agricolturi dovrebbe insegnare molto agli artisti svuotati di oggi!!!!!

  • gli agricoltori naturali sono il nucleo di una nuova rivoluzione , bè’ i contadini spesso sono stati una cellula di resistenza, niente di nuovo ed e’ un bene che sia cosi’…deve essere cosi’, lo spero vivamente

    • il fatto che poi siano e portino il germe di una nuova rivoluzione CULTURALE magari e’ una tesi piu’ audace ma come spiegata dal libro e da Nossiter non fa una grinza!

      • All’esperienza di questi agri-cultori dovrebbe guardare il mondo della cultura, del cinema, dell’arte, dell’editoria… scrive bene il Daniele … :)))

  • Verissimo… Mi affascinò molto iosko gravner quando mi spiegarono che vinificava in anfore di terracotta messe a riposare sotto terra… Il ritorno alla ruralità sarà la via maestra

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