John Qualcosa: “Sopravvivere agli amanti” è l’affascinante debutto

L'intero lavoro è un viaggio in cui le chitarre acustiche danzano con i delay, incontrano il pianoforte, il violino e i sintetizzatori, e insieme disegnano lo sfondo delle storie narrate dalla doppia voce. Il debut album vanta la collaborazione di Filippo Cornaglia (Niccolò Fabi, Bianco, Andrea Laszlo De Simone) alla batteria e alle percussioni.

C’è qualcosa di ipnotico nell’osservare una fotografia. Quando il tempo si rilassa e si dilata, quell’immagine ferma diventa ben più di un ricordo; siamo noi stessi bloccati in un istante. Il più delle volte guardiamo quell’impressione su pellicola (perché di foto analogiche si parla, signori miei, non certo di quella roba digitale che è facile alterare in mezzo secondo, ancorché serva abilità pure per quello) con una smorfia di disgusto, come se quel nostro io passato non ci riguardasse più, sebbene consapevoli che senza quel fotogramma non saremmo così oggi, con tutta la bellezza delle nostre imperfezioni. In altre occasioni, più rade, invece viene da esserne orgogliosi, consapevoli di un percorso appena iniziato.
È il caso, per loro stessa dichiarazione, del disco di debutto dei John Qualcosa, orgogliosamente autoprodotto.
Ora, un’affermazione del genere farebbe pensare ad una nota battuta tipo “oste, com’è il vino”? Ma c’è di più, perché questo disco ha personalità, cosa davvero rara di questi tempi in cui non si fanno più foto, ma copie sbiadite delle fotocopie (e pure in digitale).

Quando le storie si intrecciano, quel fotogramma assume un sapore ben diverso. Ed il lavoro è molto buono, soprattutto dal punto di vista strumentale, su cui danza, ipnotica, la voce.
È un disco essenzialmente semi-acustico e cantautorale, che in alcuni momenti (“La mia Amsterdam“) ricorda il pop-folk dei Mumford and Sons, ma che più spesso rimanda ad una tradizione visiva, dai film di Jarmusch (da cui viene preso in prestito il titolo del disco), a quelli di Gondry (ricordate “Eternal sunshine of a spotless mind”? Il titolo in italiano preferisco dimenticarlo), alle strade che esplodono di suoni e colori.
Dategli un ascolto ed incoraggiateli; suonano dal 2011, un’esperienza ce l’hanno, e si sente. Meritano di vedere riconosciuto un talento compositivo non comune, e soprattutto di continuare a coltivarlo.

Federico Ciampi

Tracklist:
1-Sopravvivere agli amanti
2-15 Million Merits
3-Il ladro e la strega
4-Sfacelo azzurro
5-La mia Amsterdam
6-Questioni irrisolte
7-Una canzone quasi felice
8-Un secolo di polvere
9-Una canzone dei Doors

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