Io Sono (D)Io

La 'Genesi' dell' "Io" nell'illuminazione del "Sé": l'antitesi interiore tra Coscienza e Mente. La nevrosi e lo scontro con la civiltà formale. Il riappropriarsi del numinoso silenzio della consapevolezza profonda. La fine degli dèi e il ritorno all'origine della Vita!

Perché Dio o le profezie non ci dicono mai chiaramente quale sia il nostro destino? L’uomo fin dall’alba dei tempi si interroga sul senso della vita, ma Dio non risponde. Di fatto, noi non lo sappiamo ergo Dio non lo sa. Dio non lo sa perché Io non lo so! Esiste plausibilmente una correlazione esplicativa in questo fatto.
Oltremodo, l’uomo crede a quello che vede, perciò vede e studia solo ciò che crede!
Peccato però che il 95% dell’energia e dunque della materia dell’universo sono ignorate dalla scienza. Eppure quell’ “energia oscura” è strettamente collegata con i “quanti di luce debole” e oltreché dirigere la fusione nucleare nelle stelle e penetrare ogni corpo, raggiunge anche tutto ciò che sta alla base vibrazionale dell’intero piano dell’esperienza sia emozionale che mentale (essendo collegata alla “materia bianca” del cervello): è la sostanza su cui la coscienza intera vive e si evolve. Sì la coscienza, quel mistero insondabile che sono l’inconscio e la mente con i loro sogni, pensieri ed emozioni: in sostanza la Vita!
Oggi sappiamo che qualsivoglia “cosa” in natura è composta da un’interazione multistratificata ed intelligente d’innumerevoli forze/energie, c’è sempre un fondo comune nel ‘tangibile’, una “corona” di sostanza periterrestre e organoplastica aureolante la biosfera. Le ricerche della fisica inducono gli scienziati a pensare che potrebbe esserci qualche forma fondamentale di energia assolutamente stabile e più sottile di qualsiasi altra.
Max Planck (“Premio Nobel” per la Fisica) disse: «Dietro quella forza che lega neutroni ed elettroni c’è una Mente Conscia ed Intelligente». A detta degli scienziati, i Neutroni – che compongono, insieme ai Protoni, il nucleo di ogni atomo della materia – ed Elettroni, ovvero particelle subatomiche, in sostanza l’atomo e tutta la materia di cui è fatta quella che definiamo “realtà materiale“, non è altro che una “forma di intelligenza“: la materia è un derivato di una ‘Coscienzacosmica che fa in modo che noi, il nostro pianeta e tutto l’universo si regga in equilibrio omeostatico.
Questo è possibile perché alla partenza di ogni viaggio dell’evoluzione, c’è un sistema mentale matematico (anche se poi le energie emozionali faranno il buono e il cattivo tempo). Infatti, la scienza ha individuato nel cosiddetto Vuoto SubQuantisticocome “superfluido polare“, il tappeto energetico su cui ha origine il Tutto, ogni elemento o singolarità nell’universo. Le proprietà di questa fonte e matrice originaria può essere descritta dalla cosiddetta “Teoria dei Vetri di Spin” (e quindi del “Modello di Ising“) che, nel suo “modello matematico“, cela un meccanismo di auto-organizzazione dell’Universo basato sul “modello neurale” del fisico John Hopfield a carattere intelligente (utilizzato per modellare sostanze in stato superfluido come l’Elio 3). Questo spiega la capacità del Vuoto neurale di modificare la sua forma e di auto-organizzarsiapprendendo” ed “elaborandoinformazioni in forma di perturbazioni nella sua struttura infinitesimale, secondo un ‘modello’ simile a quello adottato dalle trasmissioni inter-neuronali del nostro cervello, a questo punto non a caso!
Insomma, tra ogni elemento nell’universo c’è un’oceano energetico come una sorta di rete neurale, un plasma composto da un “Vuoto non vuoto” che, dalle ricerche scientifiche, parrebbe essere in realtà ‘pieno’ e, ricolmo di una “sostanza discreta” particellare e quantizzata. Si tratta di un Sistema equiparabile ad un “fluido” composto di “quanti discreti” o “quanti-neuroni” che renderebbero l’universo una sostanza proto-pensante’ a tutti gli effetti!

Pertanto, il campo relativo dell’esperienza, ergo la materia, sorgerebbe quale perturbazione di quell’energia assoluta, e tutte le forme di energia fisica sarebbero manifestazioni di questo stato assoluto di energia non manifestata. D’altronde un esperimento come l’ “entanglement quantistico” ha ormai ampiamente dimostrato che gli stati quantici di sistemi fisici (microscopici), insomma ogni elemento in natura, sono in connessione e in comunicazione tra loro sempre in modo istantaneo: dimostrando il fatto che l’universo è un Tutt’Uno al di là dello spazio-tempo – un’unico oceano energetico, che produce determinati ‘attributi percettivi’ limitati proprio da relative “leggi di natura” nella nostra (olografica) dimensione tridimensionale. Allora, il nostro universo sembrerebbe essere nato da una sorta di “onda anomala” di energia che con la sua perturbazione ha modificato l’armonia primordiale del cosmo creando un nuovo stadio di instabilità. L’effetto primordiale di tale perturbazione vibrazionale sembrerebbe essere l’effetto sonoro che ultimamente è stato registrato dagli scienziati tramite l’ascolto della “radiazione cosmica“. Dunque l’universo e la Vita intera potrebbero essere il frutto di una perturbazione avvenuta all’interno di un sistema fuori dal tempo, perfettamente equilibrato e stabile su se stesso. Ebbene, a “tirare” e far estendere/evolvere il nuovo “universo” (il nuovo sistema dimensionale ‘instabile’) potrebbe essere qualcosa di natura ignota, vale a dire quell’ “energia oscura” suddetta, chiamata anche “lambda“, legata in qualche modo alle proprietà dello spazio vuoto. La cosiddetta “Forza Debole” (ossia la massa oscura che copre oltre il 90% del cosmo) secondo le stesse misure scientifiche, è “sovrannaturale“, nel senso che non sente le forze che la fisica chiama “naturali” (gravità, elettromagnetica e nucleare). Nondimeno, è proprio per questo motivo che il lato “debole” è in modo particolare l’unità tra il “naturale“, che possiamo vedere, ed il “sovrannaturale“, che possiamo sentire.

Presto capiremo che quel Sistema stabile di coscienza, trascendentale e assoluto, era chiamato “Ain” (o “Ain Soph“) dall’antica tradizione esoterica ebraica (la Cabalà) che proveniva da quella egizia-sumera; era la Monade/Dio chiamata anche “Pleroma” dalla Tradizione Primordiale della “Gnosi” (o “Nirvana” dai buddhisti o “Chaos” dagli antichi greci per capirci…); era l’energia divina di ‘eLoHiYM di cui parla la Bibbia, il “Divenire” creativo per intenderci, l’ “OM” che attraverso due forze complementari, quella di estensione e quella entropica, crea attraverso la perturbazione dell’energia divina di YHWH la nuova dimensione che poi diverrà il nostro mondo (il nostro tridimensionale piano relativo dell’esperienza).
La Mitologia di fatto racconta una serie di eventi, gli stessi sono stati tramandati non solo per spiegare una cosmogonia ma soprattutto per velare una psicogonia… Un’illuminazione possibile solo nel profondo della nostra Coscienza, in cui si comprende che a fondamento di ogni cosa c’è l’evoluzione (il Divenire) che dà forma a due energie creative che operano innanzitutto nel nostro inconscio, e dunque nella nostra realtà: da un lato, tutto ciò che si può capire e definire; e dall’altro, le direzioni e le dinamiche per cui si attua tutto ciò che può esistere. A riprova che la realtà che sperimentiamo, e tutto ciò che conosciamo di essa, dipende dagli “strumenti” mentali in nostro possesso per osservarla, comprenderla, realizzarla e farne esperienza: il nostro universo è il risultato di un nostro modo di capire-e-percepire (che dipende dagli attributi e dalle dinamiche naturali che il Divenire imprime in noi sul nostro piano relativo dell’esperienza: dipende da come siamo fatti e da come il nostro sistema psico-fisico ci fa percepire, ragionare, emozionare, ecc… un sistema strettamente influenzato dal linguaggio e dal pensiero); infatti se cambiamo modi di comprensione e percezione, il nostro universo risulterebbe immediatamente diverso. Ecco perché, di seguito, vi parlerò di come per la nostraGenesibiblica il formarsi del mondo e il formarsi della mente che lo percepisce si intrecciano inscindibilmente!

Prima di cominciare è bene ricordare che il ritrovamento dei rotoli del Mar Morto, ossia i testi giudaici dei manoscritti di Qumran e quelli cristiano-gnostici dei codici di Nag Hammadi, sono stati la più grande scoperta archeologica degli ultimi tempi. Ad esempio la più antica biblioteca di testi cristiani integri ci fa conoscere un Gesù di Nazareth radicalmente diverso da quello che crediamo di conoscere e gli attribuisce una dottrina inconciliabile con tutto quello che ci è da sempre stato tramandato. Secondo gli esperti si tratta infatti di un insegnamento e una visione del mondo unica, diversa e lontana anche da qualunque insegnamento religioso e filosofico nella storia del mondo. Quel Jeshua e lo stesso messaggio spirituale della “Gnosi” avevano caratteri cosi radicali, anarchici e innovativi che finirono per terrorizzare le autorità romane, e non solo, tanto da scatenare una violenta repressione.

Gli insegnamenti gnostici (e quelli esoterici delle misterosofie) miravano a re-integrare tutte le possibilità di espressione bio-psico-spirituali attraverso un unico filo conduttore che si snodava a diversi livelli. L’obiettivo è sempre stato quello di condurre l’Iniziato nel punto più avanzato possibile del suo percorso evolutivo, in maniera realisticamente attuabile e con le energie che ha a disposizione, semmai, per il raggiungimento di livelli più avanzati, destate dall’energia latente che l’essere umano stesso possiede alla base della colonna vertebrale attraverso i centri energetici del corpo. Si tratta di un metodo (che oggi, sul piano ordinario del benessere, potremmo accostare ad una psicoterapia come la cosiddetta “Psicosintesi“) che a partire dal riconoscimento della natura più profonda dell’essere umano mira ad avvicinarvisi sempre più a riscoprire le qualità prime della propria relativa individualità/personalità, attraverso nuove e progressive sintesi di e delle proprie energie fisiche, psicologiche e spirituali. È come uno “schiudersi” continuo della propria persona che produce di volta in volta unsenso d’identitàpiù autentico e vicino alla verità di se stessi… e dunque dell’universo intero.

«In ogni creatura umana vi è un luogo di creazione, un “utero”, senza il quale il mondo, in quanto insieme informe di impressioni, non potrebbe sussistere.
Là, dove le cose prendono forma e senso, si svolge la vita psichica dell'”Io” e del “Sé”, secondo “processi dinamici, organizzati secondo principi strutturali autonomi” e secondo eventi, determinati dalla nostra libertà.
Il “Sé” è un termine usato in psicologia e si differenzia dall’ “Io” sia per il fatto che quest’ultimo è in parte inconscio, sia perché gli conferisce consapevolezza di permanenza e di continuità rispetto al tempo che pur lo metamorfosa. Il “Sé creativo” corrisponde altresì all’istanza e al potere di libertà capaci di rendere significative le esperienze individuali.
Come l’immagine di una “coppa” o le immagini di due simmetrici “visi”, visti di profilo, dipendono dalla libertà del nostro osservare, così è anche grazie all’uomo che le cose del mondo prendono significato.

Creazione è interna all’uomo, che, ricreandosi, scopre se stesso, creatura.
L’uomo è nell’infinito come l’infinito è nell’uomo.
Se egli si annulla, l’infinito non può vivere neppure un attimo, allo stesso modo in cui un cerchio non può fare a meno del suo punto centrale, che è anch’esso un circolo più piccolo.
Creazione è quel punto centrale, capace di far dire “Io” a noi stessi, operando così un distacco dal cosmo esterno, ma, per questo, avvertendo anche il potere di ri-creazione del nostro essere il cosmo.

Ma allora si rinasce, consapevolmente uniti all’infinito in un evento di tipo pasquale, in cui ci si ritrova capaci di “passare” dal proprio microcosmo interiore peraltro infinito, all’infinità del macrocosmo, aprendosi e congiungendosi a questo».
(“Il Sacro Simbolo dell’Arcobaleno”. Nereo Villa – Sear Ed.)

.

Capisco che è difficile accettare tutto questo discorso, soprattutto dopo tutto ciò che ci ha insegnato il catechismo cattolico (la storia del Cristianesimo è stata fatta fino alle fine dell’800 da teologici mascherati da storici), e dopo aver sentito parlare di esoterismo in tutte le salse, con di tutto e di più dal punto di vista simbolico, emblematico, filosofico, ecc… e soprattutto dopo che moltissimi studiosi hanno iniziato a tradurre il significato letterale della Bibbia rivelando di alcuni fatti, di alieni, manipolazioni/creazioni genetiche, ecc… In ogni caso, lasciando stare per un attimo la Massoneria, che il più delle volte è un ambiguo, corrotto e pericoloso mondo di fumo negli occhi (sebbene rimanga la causa principale del peggior cospirazionismo religioso e sociale), dovete sapere che in questa sede è da tenere a mente come la Bibbia contenga:

– Un significato letterale, che è il racconto dei fatti accaduti e descritti dall’immediata lettura superficiale del testo, meglio se nella traduzione esatta dall’ebraico masoretico (il livello che parla quindi degli eventi del tempo e di ‘individui’ speciali, vedi pure gli déi/alieni per capirci, Dio con i profeti, ecc..). C’è da dire che che già le prime tradizioni orali e scritte avevano visioni inconciliabili finanche su temi importanti e fondanti, esistevano versioni, interpretazioni e traduzioni dei testi talmente differenti che si erano costituite sette il cui pensiero era inconciliabile su aspetti spesso centrali, e tutti facevano esegesi con testi autonomi (viene allora da pensare ad esempio se i testi recuperati a Qumran possano avere a che fare con la biblioteca del Tempio), pertanto è impossibile pensare che un testo altomedievale come la Bibbia sia corrispondente ad una versione condivisa mai esistita, ecco perché, plausibilmente, non ha senso un’analisi letterale del testo biblico in ebraico. Di fatto, il lavoro su testi talmudici è un lavoro su testi altomedievali, e poiché provengono dalle più disparate interpretazioni, è plausibile affermare che non ha senso una traduzione letterale di un testo di origine altomedievale come la Bibbia talmudica.

– Un significato archetipico nascosto nelle accezioni di ogni singola lettera che componeva i geroglifici della scrittura originaria: un linguaggio iniziatico derivato dalla tradizione egizia-sumera. Di fatto, attraverso un metodo specifico ogni parola veniva scomposta in lettere, le quali corrispondevano a numeri contigui a determinate vibrazioni energetiche, che avevano quindi un certo significato spirituale in modo da costruire una lettura anagogica capace di contenere tutti i (veri) segreti esoterici dell’universo e dell’umanità. È pur sempre bene chiarire che le tradizioni esoteriche e cabaliste sono anch’esse il frutto di un pensiero di origine altomedievale (lo stesso “Sepher Yetzirà” viene datato, anche nelle più ottimistiche delle intenzioni, a non prima del III secolo d.C., ed è il più antico tra i testi della mistica ebraica). Per di più stiamo parlando di una esegesi che segue cronologicamente sia quella essena di Qumran (giudaica) che quella gnostico cristiana di Nag Hammadi: si tratta dunque di una successiva elaborazione su un rimaneggiamento altomedievale della Bibbia talmudica. Ciò nonostante, la ghematria di quell’epoca (il metodo di analisi numerologica utilizzato nella Cabalà sul testo biblico) deve aver certamente attinto dalla Tradizione Primordiale egizia-sumera per spiegare cose-eventi-fatti (scientifico-naturali) così “universali”… e riuscire poi a farlo attraverso la permutazione degli ideogrammi del linguaggio iniziatico di Mosè. Di fatto, la base di una tale chiave di lettura esoterica ha a che fare più di tutto con il “segno” grafico, la forma degli ideogrammi e i corrispondenti simboli numerici ed energetici… dunque il significato letterale o allegorico in sè ha poca importanza in quest’ottica. Si tratta di un altro e diverso piano d’analisi: è lo studio archetipico della Natura sia fisica, sul piano universale e dei cicli cosmici, che innanzitutto psichica, sul piano biologico e umano. In questa lettura iniziatica vengono, infatti, descritte le principali leggi di natura ma soprattutto è spiegato che la Creazione avviene in primo luogo nella Coscienza: prima in quella di Dio stesso (o almeno in ciò che consideriamo tale), e poi in quella senziente degli esseri viventi (processo di individuazione/differenziazione del -vedi anche il processo di Integrazione junghiano: il rapporto tra Identità e Ipseità, il “Principium Individuationis” come una vera e propria teleologia dell’esistenza). Solo in seguito avverrà la proiezione (mentale) olografica che costruirà l’intera realtà esperienziale che ci circonda!

.

In “1984“, G. Orwell immaginava la “neolingua”, un sistema linguistico creato a tavolino dal Socing (il partito unico che domina quel 1984 distopico) per impedire ogni pensiero sovversivo da parte dei cittadini, privandoli, letteralmente, del lessico in cui esprimerlo. L’idea di Orwell è dunque che il linguaggio e il pensiero siano interconnessi, e che la lingua in cui ci esprimiamo influenzi il modo in cui concepiamo e categorizziamo il mondo. Allora, se leggiamo liberi da ogni influenza la Bibbia, soprattutto l’Antico Testamento, si capisce subito che Dio non esiste per come lo abbiamo sempre concepito. Se lo facciamo in senso letterale, siamo di fronte a eventi catastrofici e ad un guerrafondaio che fa di noi tutto ciò che vuole, e lo fa in modo molto concreto. Se leggiamo tra le righe, attraverso simbolismi anagogici, allora capiamo oltretutto che il racconto della Bibbia, così come quello di tutte le altre mitologie, è una sorta di testimonianza che spiega il momento in cui, attraverso un profondo stato di coscienza meditativo, il nostro Io trova il proprio  Superiore.. e viene illuminato sul comprendere l’origine e la natura dell’universo e di sé stesso – e questo può accadere in qualsiasi momento in cui ci si impegna nel profondo di noi stessi a raggiungere queste rivelazioni. E sta cosa è altrettanto oggettiva quanto il fatto che domani il sole rispunterà all’orizzonte!
«In principio creò il cielo e la terra» non è solo l’inizio della creazione del mondo, in senso reale, ma è in primis il momento-presente in cui chiunque può iniziare (in qualsiasi momento o epoca) ad avere comprensione della propria natura divina. I “cieli” e la “terra” sono solo dei nomi-formula (secondo il linguaggio iniziatico) delle due componenti essenziali con cui l’Esseità cosmicada forma“! Si tratta del “Divenire” che da forma! È il momento in cui l’ “Iodell’Essere (YHWH), l’ “Iodel Divenire (‘eLoHiYM) e l’ “Iodi un uomo (il suo ) iniziano a cooperare e a creare una nuova realtà esistenziale. E tutto questo accade quando comprendiamo, in modo consapevole, gli attributi del nostro percepire e di come essi si riflettono su noi stessi e sul resto del mondo. Si tratta di ciò che i fisici moderni chiamano “orizzonte degli eventi“: vale a dire ilconfinedi un determinato spazio-tempo (di un dato mondo, in questo caso la nostra dimensione tridimensionale: la realtà che sperimentiamo e che oggi i fisici spiegano attraverso la Teoria Olografica dell’Universo). Ciò che chiamiamo “universo” è quel tanto di universo che si trova nel “confine” del nostro spazio-tempo, ovvero al di qua del nostro “orizzonte degli eventi” (della materia visibile.. al di la della quale c’è invece la “materia oscura“). E questo “orizzonte” descritto dalla “Genesi” vedremo essere all’interno dell’elaborazione olografica della nostra mente: l’universo, e tutti i suoi attributi naturali, sono nella nostra Coscienza, vivono delle stesse leggi di natura… giacché è la nostra mente che, per mezzo di certi parametri percettivi, fa esperienza del nostro universo per come è! Per questo motivo secondo la “Genesi il formarsi del mondo e il formarsi della mente che lo percepisce si intrecciano inscindibilmente!

Ebbene, dobbiamo tenere fin da subito in mente che oggi gli scienziati fanno provenire l’origine di Tutto, dell’universo intero, dal succitato Vuoto Sub-Quantistico (Vuoto superfluido neurale): il mezzo attraverso il quale avviene la comunicazione tra tutte le particelle dell’universo. È il luogo dove ha collocazione ogni cosa che non trova collocazione nei “luoghi” della fisica, è il luogo dove scorre l’energia oscura e dove quindi risiede la coscienza e il pensiero, dove molti trovano Dio. Abbiamo accennato a come gli scienziati lo illustrino come un tessuto connettivo che avendo un suo proto-sistema neurale riesce a proiettare sull’universo olografico una serie di singolarità quantistiche… Effettivamente i quanti-neuroni, come fossero una coscienza cosmica, formano “idee” attraverso “correlazioni di eventiquantistici che poi verranno trasformate (la funzione d’onda si dice che collassa nella realtà atomica/materiale) in tutto ciò che riempirà la vita reale di un qualsivoglia essere senziente o coscienza umana… o aliena che sia!

Allora per tornare al nostro discorso, i fenomeni che si vengono a formare durante i primi giorni della ‘Creazione‘ non sono tanto “cose” o organismi, quanto piuttosto “modi di esistere” (ancora al livello subatomico del Vuoto): si tratta dell’istante in cui il tessuto neurale dell’Esseità, dopo aver “ideato” – per mezzo di “correlazioni di eventiquantistici – molteplici elementi possibili sul nuovo “orizzonte degli eventi“, inizia a manifestare secondo determinate “leggi di natura” quelle stesse “cose” sulla proiezione olografica del nostro piano relativo dell’esperienza… ovvero sulla realtà emanata dalla coscienza cosmica, che poi verrà concretizzata definitivamente dalle nostre coscienze. Infatti, il bello di tutto è che quegli eventi biblici sono alla nostra portata ogniqualvolta volessimo finalmente sperimentare l’universo dentro di noi! Ogni volta che ci mettiamo in contemplazione del nostro sperimentando il nostro inconscio
Una cosa è certa, giungere a questi stadi di coscienza non è cosa per niente semplice, non ci si arriva con una semplice meditazione, neanche dopo decenni di normale pratica. Stiamo qui parlando di vere e proprie pratiche catartiche di iniziazione. C’è bisogno che venga riattivata completamente la ghiandola endocrina dell’Epifisi, ossia la cosiddetta “Ghiandola Pineale“, in grado di far convergere le vibrazioni risonanti del nostro DNA, relativo al nostro Campo ElettroMagnetico, con quelle del “campo purico” dello stadio (sub)quantistico dell’Esseità del Vuoto neurale. Bisogna giungere a vibrare della stessa frequenza della vibrazione cosmica fondamentale.. non è cosa da tutti i giorni.
Insomma, secondo James Hillman – uno dei massimi allievi di C.G. Jung – si tratta di andare oltre il gioco deterministico tra ambiente e genetica e rimetterci sulle tracce del nostro “Daimon“, “di questo compagno segreto” (una voce interiore, inconscia, che ci rivela la via da perseguire), e delle sue modalità di operare nella nostra vita. Ognuno di noi ha una sua attitudine, una sua vocazione, una sua “immagine” (archetipica) che lo contraddistingue in modo radicale e che, di conseguenza, va ricercata e alimentata senza posa, per rendere davvero autentica la propria esistenza. Per dirla con Platone: «Noi siamo ciò che abbiamo scelto di essere». In questo senso siamo chiamati a decifrare il codice della nostra anima, ossia del nostro integrato… vedi il famoso monito “Conosci Te Stesso” nel tempio di Apollo a Delfi.

.

Per capire come dietro la tradizione segreta del Nome Sacro della divinità, o per meglio dire del “Nome di Dio“, ci sia una straordinaria rivelazione fin dall’alba dei tempi, bisogna tenere bene a mente una cosa riguardo la cosmogonia giunta in Occidente: il ‘nostro’ libro della “Genesi” proviene dalla mitologia egizia, e oltre a raccontare dei fatti (se davvero accaduti non abbian certezze), oltre il senso letterale (il cui studio lo lasciamo ad esperti come Z. Sitchin o il prof. Biglino), quelle righe sono state scritte e strutturate secondo un linguaggio numerologico che esprime degli “Archetipi” assoluti. Contiene una Sapienza straordinaria che precede ogni religione, e più di tutto ci presenta il senso della Vita attraverso le simbologie del “Tetragrammaton“, ossia la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio descritto nel “Tanakh“.
YHWH è il Nome segreto di Dio (di cui non si conosce la potente e misteriosa pronuncia esatta), un nome che parrebbe non esser riferito all’Esseità trascendentale creatrice del Tutto, che oggi alcuni scienziati trovano nell’azione del cosiddetto “Vuoto SubQuantistico” ma ad un Dio, scelto dalle religioni, che è stato tramandato come un concetto “personale” di Dio… un’Entità al di sopra della stessa Natura, un Dio giudice e creatore dell’universo.

Infatti nella “Genesi” la parola “RaQiY’a” non significa “firmamento“, ma “Vuoto“… e si riferisce al tessuto su cui si viene a formare tutto ciò che è… tutto ciò che esiste – si riferiva tra l’altro a ciò che separava le acque, ossia la matrice del ‘tempo‘, il passato e il futuro, dalla dimensione dello ‘spazio‘: perciò il vuoto è l’intera architettura di tutto ciò che è!

Dobbiamo oggi capire l’importanza del “linguaggio iniziatico” della Tradizione Primordiale, quei geroglifici spiegavano in modo dettagliato ogni cosa dell’universo! Il Nome è l’essenza segreta delle cose, l’idea formatrice. Conoscere il “Numen” equivale a conoscere tutto di una cosa o di una persona e, dunque, padroneggiarla. Per questo motivo, nella “Genesi“, l’Adam «..impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche» (Genesi, 1:20). Presto capiremo l’importanza di tutto questo preambolo..

.

Ebbene, oggi in Occidente, sempre più esperti concordano nell’affermare che, a quanto pare, il vero Dio originario non è il nostro Yahweh. L’Entità che si riferisce all’assoluto Dio, unico, viene certamente chiamata Yahweh dalla tradizione rabbinica, nome che si porta dietro appunto il “mistero” del Tetragrammaton, ma in realtà il Dio ebraico proviene originariamente dal dio En.Lil della mitologia mesopotamica (che insieme agli dei An/Anum ed En.ki/Ea/Tiamat/Shiva/Lucifero costituiva una triade cosmica). Era considerato fra le divinità creatici del cosmo (rappresentato lungo le diverse culture anche da Aton/Visnu-Krishna/Marduk/Zeus)… In verità c’è da dire che questo Dio (Yahweh) è il responsabile, nello specifico, solo della creazione del “nostro mondo”, dell’orizzonte degli eventi della sola nostra dimensione, En.Lil/Yahweh non è infatti la Forza creatrice del Tutto. L’Esseità creatrice originaria nasce semmai dal Vuoto, come spiega pure la scienza, ed è allora questa super-Coscienza cosmica ciò che dovrebbe esser considerato l’autentico Dio assoluto, come responsabile dell’intera creazione e non solo del nostro mondo (la cui esclusiva creazione potrebbe essere attribuita invece al demiurgo Yahweh). Il Dio ebraico del Vecchio Testamento, fatto proprio anche dal Cristianesimo ufficiale, era un Dio nato dalle successive emanazioni di quell’unica e originaria Esseità divina: ma fu questo Elohim, chiamato Yahweh (due nomi che possono essere “letti” o come individui o come rappresentazioni di diverse essenze divine) ad instaurare un’Alleanza col popolo ebraico – e quindi ad essere in seguito mistificato proprio da quei sacerdoti, e spacciato per l’unico Dio assoluto.
La lettura autentica del Tetragrammaton ci è rimasta grazie alle Sapienze misterosofiche di Illuminazione, mentre la teologia ha fatto del Demiurgo/Yahweh – descrittoci dalla Gnosi – il Dio delle religioni monoteiste. Per prima la Chiesa dovrebbe ricordare che anche Gesù Cristo faceva la differenza tra «il Padre che è dentro di noi» e quello di cui parlavano gli ebrei nel Tempio.

In ogni caso, se ci avesse creato un luciferino Demiurgo, diciamo che la notte possiamo dormire lo stesso… Egli ha comunque creato il nostro mondo! Avendo creato una nuova dimensione/mondo, col suo relativo “orizzonte degli eventi”, anche Egli può in effetti essere chiamato secondo la potenza del nome YHWH. È comunque un Creatore. Come noi del resto, che col pensiero creiamo la nostra realtà! YHWH è quell’energia che risiede in chiunque ridefinisca i propri parametri percettivi nella rappresentazione di una data realtà! D’altronde possiamo tenere a mente il “mistero” della “Trinità“, ossia: 1- la riflessione creativa del Vuoto, la sua energia primigenia che potenzialmente immagina ogni cosa (Spirito Santo): 2- i Padri Creatori che sono il mezzo con cui la coscienza cosmica dell’Esseità originaria manifesta la creazione (gli angeli Troni, il nome divino Adonai…); 3- i Figli, che sono la manifestazione “relativa” della Coscienza cosmica originaria (Cristo, gli angeli Serafini, l’esseità di ‘eLoHiYM…). E allora, questa realtà, questo mondo.. può essere nostro! Anche se c’è chi ci succhia il sangue e vuole assoggettarci noi possiamo sempre scegliere e trascendere la nostra vita secondo ciò che vogliamo veramente… è una legge di natura! Sarà il Mito ad insegnarci come fare. Non dimentichiamoci infatti che nella Bhagavadgītā si racconta che gli dèi alla fine si distruggono vicendevolmente mentre l’uomo torna a riconnettersi con l’Esseità divina originaria… e vissero tutti felici e contenti.

Pertanto, l’unica cosa da fare è fregarsene e schermarci dalle aspettative socio-culturali per quanto possibile, secondo la nostra più autentica attitudine, poiché sono proprio quelle convenzioni sociali che spesso finiscono per schiacciare la nostra più autentica identificazione con noi stessi, con la vera natura del nostro ; e oltretutto dobbiamo imparare a risuonare con quell’energia che risiede proprio in ognuno di noi, e che ci permetterebbe di intuire la nostra vera natura e il nostro rapporto con l’Assoluto. In questo modo vivremo una vita piena di esperienze e felicità, accogliendo tra l’altro la morte secondo nuove prospettive di rinascita… vi pare poco?!

 

“EHYEH ASHER EHYEH” E IL TETRAGRAMMATON “YHWH” NELL’ “ESODO”

Partiamo dall’inizio: la “Genesi” comincia con «Be-Ré SiYT ‘eLoHiYM / In principio Dio creò il cielo e la terra»… inizia dunque con la lettera B (stranamente infatti la creazione non inizia con la prima lettera dell’alfabeto ebraico “Alef”) che sta ad indicare un confine chiuso spesso tradotto con “casa“, quando invece indica più di tutto il confine circoscritto della nostra Coscienza, della nostra mente dentro la nostra testa, per capirci. Si tratta del nostro “orizzonte degli eventi“… il confine entro qui la nostra dimensione è ciò che è attraverso gli attributi del suo stesso spazio-tempo. E quell’istante in cui si comprende e si attiva questa consapevolezza creativa.. è l’incontro con la dimensione divina: uno stadio dell’energia raggiungibile da un profondo stato di coscienza meditativo. È l’istante in cui le onde cerebrali risuonano con le vibrazioni del primo Campo Quantico alle fondamenta di Tutto, e che infatti sta nella nostra coscienza – che coincide con quella cosmica.
La cosa che dobbiamo comprendere, e che ci accompagnerà per tutto il discorso, è che questo Campo Magnetico Informato che sta nella nostra coscienza e che crea la nostra mente, è uno stato di coscienza connesso con lo stadio energetico dell’Esseità divina, il nostro Sé è l’ “Io” di Dio… infatti l’ “Io” di Dio è chiamato nella “Genesi‘aNiY, che in geroglifico – cioè secondo la tradizione egizia-sumera – è:
la capacità ( ‘ )
di produrre (N)
immagini, rappresentazioni (Y)
Quindi l’IO di Dio è come il nostro Io che crea la realtà: i prodotti dell’ ‘aNiY mutano inevitabilmente, come le immagini che si possono avere di ogni cosa, il senso di quelle immagini (mentali). Quante volte è cambiato il modo con cui l’umanità ha visto il mondo? Le visioni del mondo, i paradigmi di una società dipendono dal linguaggio e dal pensiero!
A questo punto devo precisare che quando cerco di spiegare che ognuno di noi è Dio, che IO sono Dionon intendo qui una identificazione medesima di io-persona-essere umano con Dio, come affermano certe derive della Massoneria intente solo ad esaltare l’egocentrismo dell’Io umano identificandolo con il potere di Dio. Insomma, non vogliamo intendere qui un perverso potere divino negando l’esistenza di un Creatore, innalzando “me” al trono. Quando i saggi iniziati insegnavano il mantra dell’ “Io Sono“, intendevano altro. In verità l’autentico senso di tutto questo discorso sta nella coincidenza delle frequenze del mio “Io Sono l’Io Sono” con le frequenze basilari della Coscienza cosmica… si sta cioè parlando di un particolare stato di coscienza, uno stadio dell’essere che raggiungiamo nella nostra profonda contemplazione di Sé, e che ci fa risuonare con la vibrazione divina della Coscienza cosmica! Uno stadio energetico raggiungibile solo attraverso l’attivazione completa della nostra ghiandola (pineale) Epifisi. L’ “Io” diventa anche Dio, e viceversa. E non si tratta della conquista dell’onnipotenza, bensì dell’accesso – pienamente consapevole – del Divenire, dell’Esseità cosmica al di la dello spazio-tempo. Se prima eravamo trasportati dagli avvenimenti, ora l’ “Io” si accorge che nella dimensione del suo “fare”, nel nostro piano relativo dell’esperienza, avviene sempre e solo ciò che è stato ideato dal Divenire (e che dunque accade prima sulla dimensione del Divenire, e poi noi possiamo manifestarlo). Qui avanti spiegheremo meglio questo aspetto..

Ebbene, se vogliamo descrivere il Tutto attraverso un linguaggio esoterico, possiamo affermare (sempre in accordo con la fisica quantistica) che l’Universo è una forma-pensiero proiettata dal plasma neurale dell’Esseità cosmica… ossia è la Coscienza di Dio che si riflette lungo diverse diramazioni vettoriali-energetiche a formare il famigerato “Albero cabalistico“, il simbolo più importante dell’antica tradizione esoterica ebraica (un archetipo comunque presente in tutte le civiltà native della Terra fin dall’alba dei tempi). Allora, le strutture dinamiche delle forze energetiche dell’ “Albero della Vita“, potrebbero essere paragonate a un’immagine-sogno sorgente dalla rete dei quanti-neuroni della proto-Coscienza di Dio e drammatizzante il contenuto ‘subconscio’ della Divinità (tutte le correlazioni di eventi quantistici come “idee” immaginate dal Vuoto neurale). In altre parole, se l’universo è il conscio prodotto finale della Coscienza dell’attività mentale del cosiddetto “Logos“, come lo chiamano le misterosofie, l’ “Albero” è la rappresentazione simbolica del materiale grezzo della consapevolezza Divina e del processo mediante il quale l’universo è entrato nell’esistenza.
L’Albero però non si applica soltanto al Macrocosmo ma anche al Microcosmo, che come i saggi asceti sanno, è una replica in miniatura del primo. Questa è la plausibile ragione per cui sono possibili le “visionitrascendentali durante le meditazioni su alterati stati di coscienza, o come la chiamavano gli antichi: la divinazione. Questi “stati di coscienza alterati” poco compresi hanno come propria base filosofica il Sistema delle corrispondenze rappresentato dai “Simboli“. Le corrispondenze tra l’anima dell’uomo e l’universo non sono arbitrarie, ma scaturiscono da identità evolutive. Determinati aspetti della consapevolezza sono stati sviluppati in risposta a determinate fasi dell’evoluzione, e quindi incarnano gli stessi archetipi; di conseguenza reagiscono alle stesse influenze. L’anima dell’uomo è come una laguna collegata al mare da un canale sommerso; sebbene a chiunque guardi dall’esterno appaia circondata da terra, nondimeno il livello delle acque sale e scende con la marea per effetto del collegamento nascosto. Lo stesso accade alla consapevolezza umana: esiste un collegamento subconscio tra ciascuna anima individuale e la coscienza cosmica integrata, ossia l’anima-Mondo, nascosto profondamente nelle primigenie profondità del subconscio, e per effetto di ciò noi partecipiamo al flusso e al riflusso delle maree cosmiche.
Ciascun simbolo dell’Albero rappresenta una forza o fattore cosmico (una vibrazione energetica come anche “legge di natura”). Quando la Coscienza si concentra su tali frequenze, entra in contatto con quella forza: in altre parole, un canale superficiale, un canale della consapevolezza è stato creato tra la mente conscia dell’individuo e un particolare “fattore” nella mente-mondo, e attraverso questo canale le acque dell’Oceano si riversano nella laguna. L’aspirante che usa l’Albero come suo simbolo-meditazione stabilisce punto per punto l’unione tra la sua anima e l’anima-mondo. Ciò risulta in un potente accesso di energia per l’anima individuale… tanto da darle accesso a frequenze sottili in grado di oltrepassare ogni legge di natura della nostra dimensione olografica.

In sostanza, l’ “Albero della Vita” è una rappresentazione simbolica del processo di differenziazione del Sé: una ramificazione dell’ “Io” che produce le nostre diverse attitudini psicologiche e dunque i nostri percorsi karmici, specchio della complessità che si genera durante l’evoluzione… dalle forme più semplici a quelle più complesse (da cui le stesse “forme di vita” non sono escluse). Alla base di questa Sapienza ci sono tre concetti fondamentali:
– Coscienza
– Forza
– Forma
Attraverso questi tre Campi Purici è teoricamente possibile riassumere a livello astratto tutti i processi di cambiamento ed evoluzione possibili.
Per poter operare un “cambiamento” c’è bisogno di una:
– “Forza“, che agisca su una situazione esistente,
..e di una:
– “Forma“, che modelli la Forza per ottenere il risultato voluto.
Per capirci possiamo esemplificare questi modelli vibratori usando due esempi: in uno le forze naturali (Gravità, Pressione, ecc…) sono costrette in una Forma dalle leggi fisiche che la governano – ad esempio un uragano o una frana, oppure la lenta trasformazione del carbone in diamante. Nel secondo caso la Forza viene rappresentata da un desiderio o una pulsione umana che regolano le interazioni tra persone – vedi una partita di calcio in cui la volontà di vincere dei giocatori sono costrette dalle ‘regole del gioco’, oppure il desiderio di possedere qualcosa limitato dalle condizioni economiche e via discorrendo..
Ebbene, nonostante la somiglianza tra questi due modelli sia solo metaforica, la Tradizione Primordiale li equipara, facendo risalire entrambi i Campi Purici “Forza” e “Forma” ad una sorta di “Primo Motore”: l’Esseità trascendentale del Vuoto neurale. Questa Coscienza Cosmica vitale – una sorta di consapevolezza universale – veniva identificata come “DIO” (nel senso di divinità impersonale creatrice del Tutto) dai saggi asceti e studiata affidandosi alle forme che essa assume lungo l’evoluzione: vale a dire gli “stati di coscienza” ..che andavano esperiti individualmente!

Allora, la Consapevolezza di Sé, una volta attivata attraverso quei due modelli/campi purici primigeni, genera quattro nuovi ‘stati di coscienza‘ che sono riconducibili a:
1) la Consapevolezza della Coscienza
2) la Consapevolezza della Forza
3) la Consapevolezza della Forma
4) la Consapevolezza della Materia
Questi stati coscienziali hanno, a differenza dei suddetti stati primordiali, una manifestazione specifica:
– La cosiddetta Consapevolezza della Coscienza si manifesta nel il proprio senso di importanza e di auto-sacrificio;
– La Consapevolezza della Forza si manifesta con emozionisentimenti e pulsioni;
– La Consapevolezza della Forma si manifesta con tutto ciò che utilizziamo per dare ‘forma‘ alle emozioni e ai sentimenti: ossia con la “ragione” e il “linguaggio“;
– La Consapevolezza del Mondo Fisico si manifesta nei nostri sensi, la percezione, l’inventiva e tutti gli istinti primordiali che ci permettono di sopravvivere.

Questo originario modello evolutivo si completa e diventa qualcosa di fisico nel momento in cui la lente dell’ “auto-consapevolezza” porta la Coscienza Cosmica a centrarsi in un focolaio di frequenze soggettizzatosi su sé stesse secondo un Sistema Olografico vibrazionale. Questo nuovo “Campo Elettro-Magnetico Informato” (ciò che le esoterie intendevano per “Anima“) è anch’esso un Sistema energetico – ma più essenziale (individuale) – di ‘auto-consapevolezza’, entrato in gioco proprio nella dimensione spazio-tempo del nostro “Mondo”. Si tratta di una “Consapevolezza di Sé” che ‘fisicamente’ fa “collassare” la realtà del nostro mondo, nel momento in cui questo tipo di consapevolezza porta alla percezione della limitatezza delle cose, e dei loro confini e, allo stesso tempo della possibilità di creazione di nuove forme. Ebbene, queste forme di autoconsapevolezza sono governate – dal piano subquantistico a quello fisico – da “stati di coscienza” che i saggi asceti fanno convergere sotto il “Numen” di Dio: il primo e più importante è il Dio/‘eLoHiYM del Divenire, l’altro è il Dio/YHWH dell’Essere (il Dio della “manifestazione”: di ciò che è ..in quel dato modo).
Non solo, quella percezione di ‘possibilità creative’ e allo stesso tempo di ‘limitatezza’ crea una tendenza a vedere il mondo in termini di “dualismi” – tempo e spazio, noi e loro, Bene e Male, Io e il Divino… – che funziona come barriera tra la Coscienza di Sé e la Coscienza Cosmica neurale.

.

Nella Genesi si usano due nomi per indicare Dio, ossia ‘eLoHiYM e YHWH: essi, nella lettura esoterica/anagogica, sono i due aspetti di qualunque sfera divina (mentre per la lettura letterale il primo indica una “specie” divina, un gruppo di esseri venuti dalle stelle e creatori della vita umana, e il secondo il nome di un “individuo” di quel ‘gruppo’, colui che di fatto ha creato l’umanità per come è – vedi gli studi di Z. Sitchin o del prof. M. Biglino). Ebbene, il primo Dio nominato, il creatore “del cielo e della terra”, nella lingua iniziatica di Mosè è ‘eLoHiYM, che in geroglifico – cioè secondo la tradizione egizia-sumera – è:
l’energia ( ‘ )
che si trova al di là (L)
dell’invisibile (H)
e del visibile (Y)
di ogni orizzonte (M)
Si tratta dunque del “divenire“. L’energia dell’evoluzione, di ciò che vi sarà, che accadrà, che si scoprirà, ecc… Insomma tutto ciò che la nostra mente cosciente non può ancora conoscere (ma che può immaginare)… ossia ciò che sta dietro quel 95% vibrazionale (“energia oscura“) che compone tutto l’universo e di cui noi non sappiamo ancora nulla, sebbene sia l’energia fondante il cosmo e quella che si collega con la “materia bianca” del nostro cervello, donandoci la Coscienza consapevole. Sono quelle vibrazioni cosmiche che ci compongono nel profondo della nostra natura subatomica, dall’inconscio alla coscienza attraverso i campi quantistici… e responsabili di tutte le infinite e molteplici possibilità che “potenzialmente” l’evoluzione potrebbe creare. E in nome di questa (potenziale) pluralità il termine ‘eLoHiYM è non a caso un “plurale“… perciò la traduzione teologica con il singolare Dio è sbagliata già nel “numero” della parola.

L’altro nome è YHWH; grammaticalmente è un participio del verbo essere: «colui che è». In geroglifico, era la definizione migliore che si possa dare al concetto di “essere“… infatti è:
il far percepire (Y)
l’invisibile energia vitale (H)
ma anche il limitare (W)
tale energia (H)
..e così avviene ovunque YHWH agisca: il suo compito è consolidare ciò che il Divenire crea. In sostanza YHWH prende l’idea creativa di ‘eLoHiYM e la rende manifesta nella sua forma predefinita nel mondo. Questa Esseità cosmica plasma dando forma e sostanza precisata ad ogni cosa od essere creato (crea forme limitate, riconoscibili e identificabili secondo le “leggi di natura” della nostra dimensione)… quindi fino a che ciascun essere possa essere soltanto se stesso, pienamente attuato e in perfetta armonia con tutto il resto del creato. Egli è il Dio del “ciò-che-c’è-già“… di ciò che esiste in quanto tale! È il dio della “manifestazione”.

.

Poiché come succitato, tutto ciò è all’interno dei ‘termini’ della nostra “testa”, ossia nell’orizzonte degli eventi della nostra Coscienza (), allora ‘eLoHiYM è quello stato immobile dal quale ogni cosa si genera, è la riflessione olografica del Vuoto SubQuantistico sullo stadio fondamentale dell’universo, un sistema neurale che “immagina” correlazioni tra eventi quantistici, creando “idee su ogni cosa che potenzialmente può divenirecreazione“: è lo stato in-potenza (e possibilità in funziona d’onda) del mondo quantistico che, in seguito, una data coscienza può far collassare sul piano relativo dell’esperienza. Dunque si tratta di ciò che sta dietro ogni emanazione creatrice, e che quindi, in primis, crea!

Invece YHWH è quella forza mediatrice che rende quella funzione d’onda (in principio solo una possibilità – in potenza..), un qualcosa di specifico e reale! È l’Essere divino che plasma l’esseità stessa di quella cosa… che lo rende esistente per come è! È la consapevolezza di esistere, sia come origine che come creazione! È il dio della “manifestazione“. È l’Essere! Quell’Essere dove “vivono” gli esseri umani… la dimensione che noi creiamo, per prima cosa, nella nostra testa (nell’ “Io“), dunque, generando olograficamente la realtà proprio per mezzo della forza divina di YHWH.

A questo punto è chiaro come un tale discorso ricordi incredibilmente le recenti scoperte della fisica quantistica: ogni “cosa”, per essere ciò che è nella nostra dimensione, deve innanzitutto rispondere a certe spettanti ‘leggi di natura’. Nella nostra dimensione spazio-tempo questa condizione sussiste per mezzo dell’energia che forma il Campo ElettroMagnetico Informato relativo a quella “cosa” (sempre sul nostro piano dell’esperienza). Immerse nel loro campo magnetico, le molecole dell’acqua, ad esempio, sanno sempre che a 100° dovranno bollire: è una legge di natura dettata dal Campo relativo dell’acqua nella nostra dimensione spazio-tempo. Lo stesso accade per il Campo elettromagnetico delle onde cerebrali o per quello del nostro sistema cardiaco. Insomma i Campi Magnetici rendono una qualsivoglia “cosa” tale per ciò che è, dandole inoltre delle precise proprietà: questa è l’energia di YHWH.

Per Mosè Dio è l’Essere e il Divenire: è ciò che permette a un “Io” di considerare, come da un monte, tutto ciò che nel mondo è e diviene. È la massima espressione archetipica del conoscere, e la si raggiunge entrando nel profondo di Sé stessi per riconoscersi in quello stadio energetico identico all’Esseità cosmica. Bisogna stabilire una connessione tra il proprio conquel che è e si è” (cioè avere un buon rapporto con YHWH), e conquel che diviene” (avere cioè un buon rapporto con ‘eLoHiYM). Allora il mondo cambia… allora la Creazione ha inizio: il formarsi di una nuova visione spirituale del mondo! Un paradigma che ridefinisce la Visione del Mondo, della realtà che ci circonda e della Vita stessa! Un qualcosa che non ha bisogno di mediatori specializzati, di sacerdoti o pontefici, non ha bisogno di inganni. Trovare YHWH, ossia l’Essere, significa accorgersi di ciò che realmente c’è, e di ciò che realmente si è. Tuttavia se “quel che c’è” e “ciò che si è” viene strumentalizzato o manipolato, allora quel “modo di esistere“, quel “nome-formula-pensiero” che decodifica quello stadio d’energia divina, diviene una potente “forma-pensiero” in posizione mediana fra il mondo superiore divino e il mondo naturale, risultando vincolante, nel bene e nel male, per coloro che ad esso si sono reciprocamente e consapevolmente legati (non di rado i potentati delle caste sacerdotali hanno creato più che altro ciò che gli esoteristi hanno indivuduato nelle cosiddette “eggregore“, ossia delle “rappresentazioni-forme-pensiero” a dir poco nefaste a colmare il ‘nome di Dio’ – vedi la fine che ha fatto il bellicista Yahweh dell’Antico Testamento o il Dio a cui paghiamo tutti i nostri sensi di colpa ancora oggi terrorizzati dal ‘giudizio finale’ e dall’Inferno).

Nondimeno, l’antica tradizione esoterica ed iniziatica, così come la medicina orientale, da sempre afferma che le informazioni ricevute dai campi di energia (sub)quantistici attraverso la  ghiandola endocrina dell’Epifisi, conosciuta come “Ghiandola Pineale” perché a forma di pigna, sono decodificate e trasmesse lungo la colonna vertebrale come vibrazione risonante. L’informazione viaggia ad altre parti del corpo attraverso canali di energia, campi bioelettrici, fibre nervose e sistemi di circolazione. La pigna è allora presente anche sull’asse verticale che si ispira al bastone alato detto “Caduceo“, che rappresenta la doppia elica del DNA e che simboleggia la manifestazione fisica dell’equilibio in tutti i suoi aspetti: fisica e psichica. Ebbene, come il “Santo Graal” è simbolo dell’unione dei due principi cosmici complementari in seno all’Uno, così la Pineale è l’unione dei due emisferi celebrali, la sintesi di anima e corpo.
L’inganno teologico fu quello di far coincidere questa illuminazione spirituale, che sta sopra tutto, con dei fatti storici e materialistici… poi inquinati dai sistemi morali. Il problema fu velare quella “psicogonia” con quelle entità che “materialmente” diedero forma all’umanità… tanto da trasformare En.Lil/Ialdabaoth nel nome YHWH… una ‘traslazione verso il basso’ che ci poteva pure stare da un punto di vista filosofico e cosmogonico (se ci riferiamo alle capacità manipolative e demiurgiche utilizzate nella nostra specifica dimensione proprio da Yahweh per dar vita al mondo e all’umanità), se non fosse però che lo Yahweh biblico non era per nulla buono e amorevole, non è il Dio a cui dovremmo aspirare perché non incarna le qualità autentiche dell’Esseità divina, e comunque sia, rimane il fatto che non è certo Lui il Creatore originario di “tutto” ciò che è (Egli è il Dio di ciò-che-c’è-già): di fatto l’ “idea” originaria dell’umanità era piuttosto nata dalla creatività della coscienza cosmica del Vuoto (e del suo riflesso che c’è nelle energie di ‘eLoHiYM)! Semmai Yahweh, è un Dio/demiurgo che è stato in grado di mettere in atto quelle stesse dinamiche divine per realizzare “materialmente” quel nuovo/altro “mondo”… in vista di una nuova Coscienza Collettiva, come la chiamava C.G. Jung (qualcosa che poi Lui poteva quindi manipolare?). Cosa che giustappunto non rende veritiera la spiegazione teologica, anzi…

Fatta questa premessa, veniamo al Nome Sacro.

.

Dall’ “Exodus 3:14” Dio si presenta con le parole “Ehyeh asher Ehyeh” in una traduzione parziale ma letterale:
«Allora Dio disse a Mosè: “Io sono Colui che sono”.
Ed egli disse: “Così direte ai Figli di Israele: “Io sono mi ha mandato a voi”».

Ancor meglio abbiamo “Ehyeh asher Ehyeh” tradotto in una parafrasi che corrisponde all’identificazione di sé “Io sono YHWH“:
«Allora Dio disse a Mosè: “Io sono IO SONO”.
Ed egli disse: “Così direte ai Figli di Israele: “Io SONO mi ha mandato a voi”».

Dunque c’è un solo Dio. Dio è l’unico “primo motore” creatore, in quanto il vero Dio originario è esattamente la Coscienza cosmica propria del Vuoto neurale di cui parla oggi la nuova scienza, che è il tessuto generatore di ogni spazio-tempo o epifenomeno come qualsivoglia forma di vita. Il Creatore deve essere prima che la sua creazione possa essere. Perciò quell’affermazione indica che Dio era prima che Lui creasse.
L’Unità perfetta è la condizione dell’esistenza in cui non esistono differenze da distinguere… inizialmente il Vuoto è una rete neurale sovra-cosmica sussistente a se stessa. È la condizione dell’unità perfetta in tutti gli aspetti dell’esistenza. Nell’unità perfetta non c’è distinzione.
In una tale condizione di esistenza, non c’era né soggetto a percepire né obiettare di essere percepito. Se non c’è né soggetto a percepire né ad obiettare di essere percepito, allora non c’è stata alcuna attività dimente” – poiché nella condizione dell’esistenza dove tutto ciò che esiste è Dio, perfetto nell’unità, l’unico oggetto immaginabile della “percezione” sarebbe identico alla mente che la percepirebbe. Pertanto, nella condizione dell’esistenza dove tutto ciò che è Dio è Dio, non ci può essere stata alcuna attività di mente. La consapevolezza richiede l’attività della mente.
Perché la mente sia attiva, deve esserci un oggetto di percezione affinché si attivi inrelazione a…“. Quando tutto ciò era Dio, non c’era un tale oggetto di percezione.

Ebbene, affinché Dio si rendesse conto delle sue potenzialità, doveva entrare nel regno dell’esistenza qualcosa che costituisse un oggetto di percezione per Lui. Auto-osservarsi e divenire consapevole di sé stesso e della sua esistenza fu dunque il primo passo (con una disuguaglianza simmetrica dell’oscillazione dell’asse dell’energia dell’universo, si è creata una singolarità tale da riflettere una realtà speculare del tessuto connettivo del Vuoto stesso… ed è questa immagine speculare del Vuoto che potremmo considerare come quella Forza chiamata ‘eLoHiYM), ma più di ogni altra cosa è la coscienza umana (o di qualsivoglia altra forma di vita, da quella più semplice a quella più complessa) ad avere tale scopo… quello cioè di fare esperienza affinché si sviluppi la consapevolezza del Vuoto e, lungo ogni elemento ed evento, della sua evoluzione.
In sostanza ‘eLoHiYM è il Dio del Divenire… di tutta la creazione allo stadio però di potenzialità (di possibilità su una molteplicità di modi di esistere); mentre YHWH è il Dio che definisce e concretizza quella potenzialità dandogli una forma… è il Dio della “manifestazione“, giacché crea la realtà definita di quella cosa, di “ciò-che-c’è-già” (questo potrebbe giustificare la sua identificazione con lo Yahweh/En.Lil della mitologia ebraico-sumera). E poiché YHWH agisce dunque sul piano relativo dell’esperienza, per creare ha bisogno di chi può sperimentare a tutti gli effetti quella realtà… e questo compito è dell’ ‘aDaMaH (ossia l’Adam/Adam Kadmon), dunque dell’umanità – soltanto l’essere umano infatti può denominare, e quindi edificare, i significati della sua intera rappresentazione della realtà e della Vita in tutti i suoi aspetti… sarà lui infatti ad esperirla in tutti gli ambiti fenomenologici. Ecco perché l’ “Io” di ogni essere umano è co-creatore insieme a YHWH di tutta la realtà che ci circonda! Infatti secondo la “Genesi“, attraverso l’ ‘aDaMaH, ‘eLoHiYM vuole conoscere in modo nuovo tutta la dimensione della Creazione che sta formando… vuole evolvere attraverso unIoben immerso in quel piano relativo dell’esperienza (per questo motivo Yahweh farà partecipare l’Adam alla creazione/denominazione delle vite e della nuova realtà che stavano plasmando). Dice che l’Adam dovrà “Discendere” che in ebraico è YRD, e in geroglifico è: “un vedere (Y) – che procede (R) – e trova direzione (D). Quindi l’Adam è davvero un’avanscoperta. Ed ‘Elohiym annuncia che l’Adam sarà “fecondo“, “crescerà“, “si moltiplicherà“, cioè non cesserà di mutarsi ed evolversi, e: «riempirà la terra e la conterrà»… riferendosi cioè alla consapevolezza della coscienza, all’attività di una coscienza che penetra e comprende (a questo punto anche per mezzo delle frequenze di YHWH). Mentre nelle successive traduzioni teologiche dalla creazione esclusiva dell’uomo, egli avrebbe dovuto dominare, prolificare, occupare territori, soggiogare (magari fu esattamente l’esempio che ci diede Yahweh sul piano materiale quando non riuscì ad equilibrare in sé questi “modi di esistere”).
Inoltre, vi era anche qualcos’altro da nascondere: quel “discendere” in tutti gli esseri viventi somiglia troppo al concetto che gli egizi avevano della reincarnazione.

A questo punto è importante rilevare una cosa importantissima che svela il motivo per cui discipline come quelle della Meditazione fossero considerate pratiche spirituali in grado di riconnetterci con Dio.
Dallo studio esoterico delle parole bibliche possiamo capire che l’Io Sono l’Io Sono ci indica due condizioni della coscienza cosmica:
1) uno stato in cui si ha consapevolezza solo di sè, in quanto si è l’unica ‘cosa’ esistente,
2)  e uno in cui, in quella consapevolezza, si comprende anche che si è qualcosa di dissimile, originale e precedente finanche dalla nostra stessa creazione mentale..
..possiamo allora capire l’importanza dell’insegnamento, durante le meditazioni, di sforzarci a spegnere e allontanare la mente dalla nostrapresenza“, dalla nostra concentrazione, che sarebbe lo stato 2.
Nell’isolare la mente dobbiamo allora focalizzarci solo sul respiro, cosa che ci soffermerà piuttosto nel primo stato di consapevolezza, nello stato 1, quando abbiamo consapevolezza solo del nostro Sé… quando siamo a tutti gli effetti l’Io Sono l’Io Sono!

La psicoterapia contemporanea, ma soprattutto le metodologie di crescita personale, danno oggi sempre più importanza alla contemplazione profonda del proprio , ossia un altro modo per parlare di una delle tecniche che da millenni viene riconosciuta, dai maggiori saggi asceti, come l’unico mezzo per raggiungere l’evoluzione psico-fisica (e spirituale): appunto la meditazione. Un recente studio pubblicato sul “Journal of Neuroscience” ha scoperto che esiste un legame diretto tra la respirazione nasale e la nostra funzione cognitiva, cosa che renderebbe il nostro respiro una sorta di telecomando per il controllo remoto del nostro cervello. Ultimamente gli scienziati della “North Western Medicine” hanno plausibilmente trovato una spiegazione a tutto ciò. I risultati dei loro esperimenti hanno mostrato che i ritmi della respirazione naturale dei partecipanti incontrava ritmi elettrici lenti nelle loro regioni cerebrali, associate al loro senso dell’olfatto. Gli scienziati hanno anche osservato che durante l’inalazione nasale, nell’amigdala, responsabile della nostra capacità di elaborare le emozioni, e nell’ippocampo, associato ai ricordi ed alle emozioni, i ritmi veloci elettrici diventavano più forti. I risultati della ricerca suggeriscono, allora, che l’atto di respirare col naso svolge un ruolo fondamentale nel coordinare i segnali elettrici cerebrali nella corteccia olfattiva dell’ odore”: la regioni del cervello che ricevono l’input dal nostro naso. È chiaro che l’atto di respirare attraverso il naso, anche quando non odoriamo, può ancora influenzare le nostre emozioni e la nostra memoria. Questo fatto è affascinante, perché non di rado tutti noi associamo naturalmente l’odore proprio all’emozione e alla memoria. Ecco che queste informazioni dimostrano che non è solo il senso dell’olfatto che ci può ricordare un particolare giorno o momento della nostra vita, ma anche il semplice atto della respirazione (benché essa sia effettuata attraverso il naso stesso). La respirazione nasale può quindi essere considerata “il telecomando del cervello“, perché la respirazione attraverso il naso influenza direttamente i segnali elettrici nelle regioni del cervello che riguardano l’odore e dunque l’attivazione della memoria emotivaControllando il nostro respiro possiamo effettivamente migliorare la funzione del cervello per sviluppare le abilità del riconoscimento emotivo più accurate e più veloci, e migliorare contemporaneamente la nostra memoria… giacché nel silenzio e nel vuoto del nostro  l’inconscio si svela, e il nostro “Io” può integrarsi e tornare a vibrare della sua frequenza fondamentale.

.

LE SACRE SCRITTURE, IL CODICE NUMEROLOGICO TRASCENDENTALE E LA SCIENZA ALFA-NUMERICA

Ogni Testo Sacro abbiamo detto può avere diverse chiavi di lettura che col tempo sono state scoperte oppure manipolate intenzionalmente. A noi qui interessa non tanto la parte letterale, benché meno la lettura teologico-religiosa che ha mistificato in modo criminale la nostra storia (morale) e le nostre origini, a noi qui interessa la chiave di lettura esoterica/archetipica o semmai quella anagogica.

Vi lascio qui sotto uno schema riguardante le diverse chiavi di lettura con cui si è approcciato alle Sacre Scritture nel corso dei tempi..

Dal latino “Numen” significa “Dio“, e “Nomen” significa “Nome“, non è un caso quindi che gli ebrei chiamino Dio “Ha Shem“, ossia “Il Nome“. Le emanazioni energetiche che si formano dalle “idee” (correlazioni di eventi quantistici) del Vuoto SubQuantistico neurale, vale a dire i diversi attributi di Dio: sono “nomi di Dio” (vettori energetici che sono il risultato dell’opposizione tra le forze evolutive ed entropiche dell’energia cosmica – vedi l’ “OM” – ossia una forza energetica – ‘eLoHiYM – che è riflesso del Vuoto SubQuantistico neurale – “Ain Sof“).
Esiste un filone di ricerca tutto dedicato alla stretta parentela tra:
Nome
Nume
Numero
La chiave di questa ‘connessione triadica’ è nella “Ghematria” utilizzata dalla Cabalà (scienza numerologica applicata all’alfabeto ebraico). Si tratta del fondamento della matematica pitagorica per fare un esempio – vedi anche la “Tetrakis“, la “Decade“, la “Piramide“, “L’Albero Sephirotico“… così come il “Tetragrammaton“. Credeva in questa scienza alfa-numerica anche Antoine Fabre de Olivet, grande linguista, esoterista e conoscitore dell’ebraico antico, il quale affermava che tutti gli idiomi derivano da un tronco unico, una lingua originaria e universale composta da radici monosillabiche, riconducibili tutte a un piccolissimo numero di segni. Lo stato comune a tutto il sapere presente sul pianeta è la “frammentazione“, e quindi la dispersione di un nucleo ancestrale di natura linguistica, scientifica ed esoterica.. Ebbene, colui che vuole iniziare un percorso di Sapienza deve immergersi in questo gioco di decifrazione tra la sua “intuizione” e quell’intelligenza eterna che ci consegna un tale codice trascendentale. «Dio geometrizza» come diceva Platone, perciò i saggi asceti scoprirono i rapporti matematici e le proporzioni geometriche alla base della morfologia della Natura dell’universo, e con quelli formarono gli antichi “linguaggi sacri“… poiché la realtà è un “gioco a incastro” in cui il software cosmico dell’intelligenza divina gioca con se stesso e con le sue creature.
Di fatto, per gli Antichi il “Nome” oltre a spiegarci, per mezzo dei significati archetipici di ogni lettera in successione, le caratteristiche proprie e l’essenza stessa della ‘cosa a cui ci si riferisce, contiene pure l’ “attributo” per il ciclo esistenziale di quella ‘cosa’ – vedi in questo senso i nomi propri di persona. Per questo l’ ‘aDaMaH (Adam Kadmon), dopo l’azione delle energie ‘formative’ di YHWH, poté nominare qualsivoglia essere vivente… e dargli quindi la sua relativa e caratteristica “forma/significato” sulle basi della morfologia e della fenomenologia della nostra dimensione.

La cosa sorprendente è che dietro ai Testi Sacri si nascondono tutte le leggi dell’universo codificate attraverso la scienza della Numerologia.
Secondo l’antica tradizione gli Archetipi (vedi anche Jung) sono i 22 “strumenti o morfologie energetiche” con cui l’Esseità del Vuoto neurale ha “progettato e dipinto l’universo” attraverso certe “correlazioni tra eventiquantistici: sono “funzioni” basilari della vita che vanno ad intersecare suoni, lettere, colori, disegni, pensieri e azioni. Ogni aspetto creativo dell’universo è semplificabile a tal punto da corrispondere a una delle innumerevoli combinazioni di questi segni sacri. Sono Campi Magnetici di energie a determinate vibrazioni. Nell’antichità, gli Archetipi erano conosciuti e usati: su di essi furono costruiti i primi linguaggi, e quindi su di essi furono disegnate le lettere alfabetiche seguendo la morfologia geometrica ricavata dai ritmi dell’onda di frequenza scaturita da una data vibrazione che si stava prendendo in considerazione (una particolare ‘legge di natura’), e che veniva associata ad una data lettera. Il linguaggio biblico è una forma di scrittura unica nel suo genere proveniente da una misteriosa scrittura egizia (geroglifica) tramandata dai soli saggi iniziati. Di fatto, tornando alla nostra tradizione ebraica, possiamo dire che ogni lettera dell’Alef-Beit è un vettore d’energia che agisce sulla consapevolezza umana in modo triplice: tramite la sua forma, nome e valore numerico (la Trinità). Le Sephiroth dell’Albero della Vita cabalistico infatti sono fra loro collegate da 22 canali, corrispondenti proprio alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico. 22 sono anche i Tarocchi che prima di essere uno strumento di divinazione sono un’enciclopedia simbolica del sapere esoterico occidentale.
La nostra visione del mondo è profondamente condizionata, infatti, dal linguaggio che usiamo per esprimerci. Oggi gli studiosi affermano che l’idioma madre viene correlato anche ad atteggiamenti che ne sembrerebbero lontani, come la propensione al risparmio o il senso di colpa. Il linguaggio è una cornice cognitiva a priori, che impone l’organizzazione del flusso totale di sensazioni che si propongono ai nostri sensi. Le categorie linguistiche guidano il pensiero! Pertanto il pensiero, così come la comprensione cognitiva, è mediata dal linguaggio! La qualità mentale di una cultura e di una nazione determina quindi il tipo di linguaggio che le persone hanno, conseguentemente però questo determina il modo in cui questi pensano e sperimentano la realtà. Di fatto, le differenze manifeste nelle lingue non riflettono differenze cognitive, ma semplicemente differenti enfatizzazioni di aspetti culturali vari. Il linguaggio è in grado di “modellare” il nostro cervello, le convinzioni e gli atteggiamenti, cambiando il modo di pensare e agire. Un particolare tipo di linguaggio ha effetti diversi sull’architettura del pensiero, stando a un numero sempre più nutrito di studi. Succede perché ogni “lingua” pone l’accento su elementi diversi dell’esperienza, forgiando così un modo specifico di vedere il mondo. La madrelingua ad esempio resta il vettore della morale e dell’etica. Ecco come le religioni ufficiali hanno mistificato, demolito e rimosso la verità sul nostro Sé divino a dispetto di un’Entità che risiede al di sopra di noi e che ci giudica dall’alto!
Ciò che non esiste in un sistema linguistico non dipende dalla capacità o meno dei parlanti, piuttosto dalla mancanza di necessità per gli stessi di esprimere determinati concetti. Oggi ci troviamo con segni fonetici che solo se combinati esprimono o una cosa o un concetto (limitato), gli antichi e sacri linguaggi invece erano costruiti secondo le forze della natura e sulle loro influenze nell’uomo, e i loro geroglifici rappresentavano concetti concreti ed astratti che andavano a spiegare l’intera ‘speculazione’ riferita a quel concetto o l’origine stessa di qualsivoglia ‘cosa’ di cui si stava parlando.
Ecco che secondo l’antica tradizione archetipica gli antichi saggi designavano l’Essere assoluto con 1, la materia con 2, ed esprimevano l’Universo con 12, che è il risultato della unione dell’uno e del due. Così, espressione spaziale dell’uno è il punto; della linea, limitata da due punti, il due; della superficie il tre; del solido il quattro.
Ogni numero era un Archetipo estrapolato dall’osservazione delle relative leggi di natura o forze energetiche che in qualche modo si legavano a quell’archetipo numerico.

Abbiamo visto che il Vuoto SubQuantistico neurale è l’ “Esseità” trascendentale, è la Coscienza Cosmica della Divinità, è la matrice del Tutto… gli scienziati e i filosofi lo identificano sinteticamente nello “spazio“, o energia primordiale. Ebbene, lo spazio è divenuto idrogeno, il quale si è complicato in ossigeno che ha formato, così, anche l’ozono. Abbiamo quindi il “fuoco-padre“, l’ “aria-madre” ed il “gas” veicolo di altri. Ecco la “Tetrakis“, il numero quattro, che, dagli Antichi, era considerato l’ “Archetipo” per eccellenza: il numero simbolico che conteneva in sé tutto il divino, ove “divino” per l’Iniziazione nelle misterosofie significa “il potere umano di creare“. Di fatto, la “matrice inconoscibile” si è tradotta in “realtà visibile“, nascendo da sé stessa, sotto forma di quei gas che sono la triade necessaria a tutte le forme di vita stellare. Nessuno di questi gas può venire eliminato dalle provette di un chimico, se egli desidera formarne degli altri. Pitagora considerava il numero quattro, il numero divino per eccellenza. Esso, infatti, contiene il numero dieci, che è la sintesi di tutti i numeri: (1 + 2 + 3 + 4 = 10); ma, il numero quattro rappresenta anche la graduale formazione dei mondi visibili, poiché, in esso, sono contenute anche le quattro figure geometriche formanti la base di tutte le cose (vedi i quattro elementi naturali). Nel nostro caso, il Movimento Dinamico della Vita Assoluta – nel senso che poiché Tutto è energia sappiamo che la vibrazione contiene il “movimento” (..e la “forma”) – nel passare dallo stato immanifesto a quello manifesto, imprime un moto circolare (la spirale Toroidale è la morfologia di base dell’universo e di ogni suo elemento), sempre più veloce, agli atomi primi dell’universo, fino a quando l’attrito di tale velocità diverrà così infuocato da distruggere, ergo separare e manifestare isolatamente, le forme di ciò che si è estratto dalla potenzialità archetipica. Ed ecco il “punto“, o la prima sosta di vita analizzabile, formare il circoloil piano del circolo gira e diviene solido. Il pianeta è ormai nato. Gas, polvere cosmica, cometa, nebulosa, universo visibile: è la strada che compie il “Proteo Universale”, mordendosi continuamente la coda (vedi l’Archetipo dell’ “Oroboro“). 

Tutto è vibrazione e quindi scambio di energia, di informazioni e di conoscenze. La vibrazione ha un ritmo, come il suono, e questa frequenza può essere descritta attraverso un linguaggio matematico. Il numero racchiude un mondo sottile, fatto di vibrazione, di energia: un nucleo spirituale, un concentrato di forze e di simboli, comprensibili da tutta l’umanità in ogni luogo. Sono Archetipi come lo sono quindi, ad esempio, il 7 e il 9 per la Tradizione Primordiale, soprattutto per ciò che riguarda il concetto della “coincidentia oppositorum“, di cui parleremo più avanti come una parte del “segreto dei segreti” di ogni iniziazione misterica.
– Il numero 7 rappresenta il Tutto, poiché il 7 è il numero della creazione. Ogni cosa esiste, sia essa appartenente al genere umano, un oggetto, un animale o una pianta, contiene nella sua unità, due opposti, non vi è cosa che non abbia il suo opposto. La legge della dualità è la legge che domina l’universo condizionando la nostra esistenza. Il numero Sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, gli antichi riconobbero nel Sette il valore identico della monade in quanto increato, poiché non prodotto di alcun numero contenuto tra 1 e 10. Presso gli Egizi simboleggiava la vita. Il numero sette rappresenta il perfezionamento della natura umana allorché essa congiunge in sé il ternario divino con il quaternario terrestre. Dai Pitagorici fu considerato simbolo di santità. Secondo questa scuola il 7 era “amitor” (senza madre) in quanto non era un prodotto fattoriale ma generato solo dall’Unità. Veniva considerato “Veicolo di Vita” in quanto formato dal quattro (azione, materia, femminile) più il tre (spirito, sapienza, maschile). Platone invece definiva il 7 “anima mundi“. La settima lettera dell’alfabeto ebraico è “Zain“. La sua funzione è: Eternità. “Zain” ci permette di ritrovare, continuamente, la consapevolezza perduta nella nostra esistenza nel Tutto. Questo archetipo ci immette nell’istante, nell’attimo, in cui la Vita “è”. È nell’istante che la Vita crea, nell’istante in cui noi raggiungiamo la consapevolezza di chi siamo nel profondo di noi stessi e facciamo esperienza della nostra Anima. “Zain” ci permette di ritrovare, continuamente, questa consapevolezza di chi siamo nel profondo di noi stessi, facendo esperienza della nostra Coscienza superiore. Meditando con “Zain” si apre in noi un portale: “Zain” è la “torre Zed” che ci fa entrare in stati di coscienza e di realtà che sono dentro ai “linguaggi” che usiamo. “Zain” ci apre ai mondi tra i mondi.
– Il numero 9 è un Numero sacro poiché è il risultato del 3 moltiplicato per se stesso (3 x 3 completa l’eternità. Rappresenta la triplice Triade, la soddisfazione spirituale, il conseguimento dell’ obbiettivo, principio e fine, il Tutto, numero celestiale e angelico, il Paradiso terrestre. Nessun numero può andare oltre al nove, ad indicare il limite invalicabile a cui ogni individuo si assoggetta nel mondo della materia. Numero dell’iniziazione, dei riflessi divini, esprime l’idea divina in tutta la sua potenza astratta. Il suo riprodursi per se stesso, attraverso la moltiplicazione è il simbolo della verità. Nella Cabalà il 9 rappresenta l’intelletto puro. La nona lettera dell’alfabeto ebraico è “Thet“. La sua funzione è: Matrice. Questo archetipo rappresenta il femminino, la sposa, la terra. Il femmineo è la dimensione che accoglie, ama e permette alla Vita di esistere ed esprimersi nell’Universo, nelle infinite forme di vita, perché contiene tutte le energie necessarie per far esistere gli esseri e le situazioni. “Thet” ci introduce nella consapevolezza della nostra dimensione femminea e ci fa percepire che la dimensione complementare, il mascolino, è sempre presente e viva in noi. Per muoverci nel mondo in piena autonomia e non legare, né vincolare, né ricattare nessuno nelle nostre relazioni, bisogna partire dall’interezza della nostra persona: cioè dal nostro maschile e femminile maturi ed integrati. Solo dalla nostra piena autonomia, libertà e unità interiore potremo costruire legami ed amicizie vere, costruttive e funzionali alla nostra evoluzione interiore. Sperimentare la capacità di accogliere le forze vitali, gli indizi, i semi di vita e di situazioni nuove e saperle alimentare. “Thet” ci lancia nel cosmo dei sentimenti e delle emozioni.
In sostanza, l’intero universo era spiegato dai numeri e dalle loro combinazione con le lettere… cosa che formò un linguaggio archetipico a tutti gli effetti! Potete ora capire cosa sia successo alla Bibbia quando fu scritta e riscritta, tradotta e ritradotta, interpretata e reinterpretata ancora… un’azione (volontaria o involontaria che sia) mistificatrice dell’originario scopo che aveva quell’antico linguaggio.
Ebbene, la tradizione dei Numeri sacri (come specchio dell’Ordine Cosmico ripreso poi anche da Pitagora ad esempio), come messaggio cifrato di un codice trascendentale, sarebbe quindi passata dalla casta sacerdotale egiziana a quella ebraica, dando forse origine alla tradizione orale della Cabalà che si ritiene fosse l’insegnamento esoterico trasmesso a Mosè, e che l’avrebbe codificata nel testo biblico, rimaneggiando quindi l’originario racconto dei miti ebraici di derivazione sumero-accadica.
Questo perché attraverso un nuovo linguaggio archetipico si voleva trasmettere – per mezzo delle elaborazioni concettuali del nostro pensiero – come la nostra Coscienza poteva “creare” la visione del nostro Mondo: la sua rappresentazione… quindi la nostra realtà (giacché come abbiamo visto il pensiero è strettamente correlato al linguaggio). Ecco perché la “Genesi” descritta originariamente da Mosè è il racconto di un’illuminazione che si attiva nella nostra coscienzasiamo noi che attraverso dei nuovi parametri naturali cominciamo a ‘pensare’ secondo quegli stessi attributi, e quindi, a costruire l’architettura della nostra realtà… del nostro mondo. Ed ecco che il primo passaggio fu che «sia luce»… come affermano i fisici quantistici infatti, all’inizio di tutto c’era la “radiazione cosmica di fondo“: prima della formazione di ogni possibile corpo celeste è venuta ad esistere nell’universo un’energia fotonica, luminosa. Infatti in questo nostro mondo, come diceva A. Einstein, noi possiamo percepire solo ciò che è illuminato attraverso la “velocità della luce”. Nessuna informazione può viaggiare più veloce dell’energia luminosa, e dunque la ‘velocità della luce’ costituisce l’estremo punto di realtà del nostro universo – cioè la prima percezione che ne avrebbe chi vi giungesse da un universo diverso dal nostro.
La Torah fu scritta personificando le dinamiche stellari dei cieli con le avventure dei profeti e dei patriarchi attraverso un linguaggio sacro: una codificazione fonetica delle forze di natura. La ghematria è la scienza che elabora queste permutazioni letterarie e numeriche. Ad esempio gli studi di Dan Winter e Stan Tannon hanno dimostrato come, pronunciando delle lettere dell’alfabeto ebraico, il relativo suono fonetico che si produce corrisponde a delle vibrazioni che, se ricostruite col computer, formano delle precise proporzioni geometriche presenti in natura (come il Toroide o la Sezione Aurea).
Ecco che secondo la Cabalà la storia di Mosè, e del passaggio attraverso il Mar Rosso, contiene un codice potente e misterioso. In tre versetti del Libro dell’Esodo (14, 19-21) si contano in ciascuno 72 lettere dell’alfabeto ebraico: una sequenza sacra, fatta di energia, pulsazioni e vibrazioni. La combinazione delle lettere dei tre versetti porta ai 72 Nomi di Dio: formule uniche di lettere ebraiche in grado di creare vibrazioni corrispondenti a certe leggi di natura.
Sono simboli che trascendono le dimensioni religiose, etniche, geografiche, culturali e linguistiche, sono indirizzati a ogni luogo e popolazione. La loro influenza si diffonde tramite le loro forme, attraverso schemi espressi nelle loro linee e nelle loro curve (sono tutti ideogrammi ispirati alla Natura).
I 72 Nomi di Dio sono dei Mantra, e tra l’altro secondo il libro dello “Zohar” essi erano già noti ad Abramo, il quale avrebbe dato in dono la conoscenza di alcuni di essi ai figli di Ketora, la sua concubina, che poi allontanò dal nucleo famigliare mandandola in Oriente (Genesi 25, 6). Ed ecco il perché, a tutt’oggi, alcuni di quei Nomi di Dio sono noti anche alle religioni orientali. In particolare si tratta del famigerato “Nome” OM (Alef-Vav-Mem) e del “Nome” ARÌ (Hey-Resh-Yud). D’altronde anche la lingua sanscrita ha creduto di raggruppare in 50 suoni la tipologia delle vibrazioni universali dando vita ad altrettanti segni grafici che corrispondono alle lettere dell’alfabeto. Tra queste ce ne sono appunto tre, che poi diventano due, e sono dei suoni corrispondenti alle lettere A U M. Ecco un’altra provenienza dell’ “OM” e ciò che rappresenta: la sintesi universale della vibrazione materiale divina espressa… la somma di tutti i suoni presenti nella manifestazione.

Ecco alcuni esempi straordinari di come questi codici matematici-geometrici, presenti nelle antiche scienze misteriche delle prime religioni – in questo caso nella Cabalà – riescano a rispecchiare perfettamente le leggi di natura e scientifiche che ci circondano.

> il numero del Nome di Dio (Yahweh) secondo la ghematria ebraica. Il suddetto numero corrisponde al 26, e vediamo quindi la sua relazione con il corpo umano e il cosmo.

Ebbene, il peso medio di un neonato è circa due chili e sei etti, dunque ventisei etti; ventisei miliardi di cellule costituiscono anche il suo piccolo organismo pienamente sviluppato. Lo scheletro di un piede è formato da ventisei ossa ed è noto che la riflessologia studia il piede umano come sintesi di tutto il corpo. Lo scheletro umano è formato da 206 ossa. Entro 24 ore abbiamo approssimativamente 25.920 respiri e questo è anche il numero degli anni che il punto di primavera percorre per attraversare un intero cerchio zodiacale; 25.920 anni costituiscono l’anno platonico (detto anche “anno cosmico” o “anno del punto equinoziale” oppure ancora “anno del punto di primavera”) e con l’astronomia torna ancora il 26 quando conferma questo ciclo astronomico arrotondandolo a 26.000 anni – si tratta della “Precessione degli Equinozi” che è uno archetipo ciclico-zodiacale presente in tutte le religioni di ogni popolo nativo della Terra fin dall’alba dei tempi. Nel 26 si può vedere ancora un’importante connessione nella storia biblica: i patriarchi di cui parla la Bibbia sono in tutto proprio 26. Il 26 dunque appare come una misura che va oltre la terra, il tempo e lo spazio.
Che esso sia un numero sopra-terreno risulta anche al di fuori del mondo ebraico: l’indiano Abhay Charan De, divulgatore della saggezza vedica, affermava che anche il filosofo ateo può comprendere come il ventiseiesimo elemento dell’universo sia identificabile con Dio: «Essi (i filosofi atei) scompongono l’universo in 24 elementi (5 elementi grossolani: terra, acqua, aria, fuoco, etere; 3 elementi sottili: mente, intelligenza, falso ego; oggetti dei sensi: odore, sapore, forma, tatto, suono; 5 organi di percezione: naso, lingua, occhi, pelle, orecchi; il ventiquattresimo: l’insieme di virtù, passione e ignoranza) e classificano l’anima individuale come il venticinquesimo elemento. Quando giungono a comprendere che l’anima trascende la materia, allora possono capire che al di sopra dell’anima individuale si trova Dio, la Persona Suprema, il ventiseiesimo elemento».

> Il nome di Dio è stato studiato per secoli nella sua composizione numerica (soprattutto nella forma della “Tetrakis” come nella figura qui sotto). In questo caso ne possiamo parlare anche in rapporto al numero 72.
Certo è che il 72 è occultato nello stesso nome di Dio, cioè nella sequenza di numeri 10-5-6-5 (i valori numerici delle singole lettere che lo compongono). Per vederlo, basta lasciare crescere questi valori numerici dal primo all’ultimo, ogni volta aggiungendone un successivo. Come il 26, anche il 72 riguarda il cosmo e l’uomo: è il numero dei battiti del cuore umano ogni minuto e riguarda la precessione solare, cioè l’anticipazione del moto apparente del sole rispetto all’anno precedente (vedi la “Precessione degli Equinozi“). Con una velocità di 50 grado all’anno, passano 72 anni per l’attraversamento di un grado zodiacale. Poiché i 72 anni che corrispondono a un grado, corrispondono contemporaneamente anche alla durata media di una vita umana: «…Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti…», dice il Salmo 90, allora l’uomo, se compie il ciclo che gli è normalmente offerto vive 25.920 giorni. E questi sono gli altrettanti respiri che egli fa in un solo giorno. Si noti altresì che il 72 è il numero scelto da Gesù di Nazareth per formare il corteo di discepoli che dovevano precederlo «in ogni città e luogo dove stava per recarsi». A costoro Gesù dà il potere di «camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico». A essi dice inoltre che i loro 72 nomi sono scritti nei cieli. Il 72 è quindi connesso con il potere di combattere gli avvelenatori della verità e con la scrittura del cielo, cioè le stelle, i pianeti, il sole, ecc…

> Vediamo invece il numero cabalistico 288, ossia il valore geometrico segreto di Yahwé, secondo la Cabalà esso indica che la totalità biologica, la matrice primordiale da cui sono usciti tutti gli esseri sessuati, è uguale a proprio a 288; questo risulta anche nelle recenti scoperte sulla stabilità del nucleo atomico, dati scientifici che di certo non erano conosciuti al tempo in cui fu scritta la Bibbia.
Nel 1963 viene assegnato il premio Nobel per la fisica a Maria Goeppert Mayer per il modello a guscio del nucleo atomico, e ad altri due scienziati: Jensen e Wigner. Dal modello risulta che i nuclei atomici contenenti 2 oppure 8 o 20 o 50 o 82 o 126 neutroni, sono particolarmente stabili, cioè tengono insieme la materia; altri nuclei, con 28 o 40 neutroni, sono meno stabili; tutti gli altri nuclei, contenenti un numero di neutroni diverso da questi, sono instabili. La fisica nucleare chiama i numeri della stabilità, “numeri magici“. Numeri magici sono dunque: 2-8-20-50-82-126. Il numero 288 è precisamente la somma dei numeri della stabilità nucleare: 2+8+20+50+82+126=288. Il mondo sta insieme grazie alla stabilità nucleare, alla coesione atomica della sua sostanza. Tale stabilità è espressa dal 288. È straordinario che in ebraico “nakòn” significhi, “fermo“, “saldo“, “stabile“. Questa parola è presente nella Bibbia e si scrive con le lettere NUN, CHET, VAV, NUN, in numeri, 50, 20, 6, 50, somma totale 126. «Ora sappiamo che il piombo è il più stabile degli elementi, spesso sottoprodotto di trasformazioni, data la sua stabilità; inoltre è l’ultimo elemento stabile prima della serie degli elementi radioattivi. L’esempio del piombo è significativo, perché il 126 che è il numero dei suoi neutroni, è il più grande dei numeri magici conosciuti […]. Il numero 126 può essere considerato come il numero simbolico della stabilità nucleare, o numero archetipo della costituzione del nucleo». Possiamo ricordare poi che i valori segreti dei numeri magici formano il totale 12.928, sommate, danno: 1 + 2 + 9 + 2 + 8 = 22, come le lettere dell’alfabeto ebraico. Moltiplicate, danno: 1 x 2 x 9 x 2 x 8 = 288. Tutto ciò è incredibile!

 

> «…distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere…».
In queste parole vi è, per chi “ha orecchi per intendere“, un preciso valore scientifico, riguardante l’importanza del 288 rispetto alla stabilità atomica e al DNA nel corpo umano. Infatti, dicendo quelle parole, Egli “intendeva il tempio del proprio corpo“. La forma del corpo umano è trasmessa dal DNA. Il DNA, acido desossiribonucleico, è studiato oggi come qualcosa di basilare dal punto di vista biochimico, in quanto entra nella costituzione dei cromosomi, che sono i vettori dei caratteri ereditari delle cellule. In altre parole, l’ovulo umano fecondato non potrebbe far niente senza il DNA perché non “saprebbe” che tipo di proteina produrre per le proprie cellule. Questo “sapere”, a cui il DNA deve attingere per la riproduzione della specie e dei caratteri ereditari, è formato da un codice di quattro nucleotidi: la citosina, l’uracile, l’adenina e la guanina, che indichiamo qui con le loro iniziali: C, U, A, G. L’ “alfabeto” di questo codice possiede dunque solo queste quattro “lettere“. Con esse devono essere trasmesse “parole“, cioè informazioni, ognuna delle quali, per specificare gli aminoacidi, necessita di un minimo di tre nucleotidi, cioè di tre “lettere“. Il massimo di “parole” che così possono essere formate sono: 4 x 4 x 4 = 64. Infatti con i 4 nucleotidi C, U, A, G, si possono formare 64 “parole”, per esempio CAU, UGC, CUA, ecc…, che vengono dette “codoni“.
Ognuno di questi codoni può essere rappresentato da una serie di numeri. In tal modo possiamo esaminare il codice genetico servendoci del sistema numerico offertoci dal libro cabalistico “Sefer Yezirah”, cioè attribuendo ai nucleotidi dei valori progressivi a partire dallo zero. Abbiamo così: C=0; U=1; A=2; G=3. Si può così ottenere una formulazione universale del codice genetico, sostituendo i codoni con le relative combinazioni numeriche. All’interno di queste combinazioni ognuna delle 64 “parole” (cioè ognuno dei 64 codoni del DNA), è rappresentata da una serie di numeri. Calcolando la somma di ognuna di queste cifre, dal primo codone all’ultimo, si ottiene un totale di 288. L’intero codice genetico appare, in questa comprensione, segnato ancora una volta dal 288, come da un preciso sigillo, corrispondente al nome Yahwe.

Questo legame della tradizione con la scienza genetica è ugualmente valido riguardo la decifrazione del “I-King“, il Vangelo della tradizione cinese. L’”I-King” possiede infatti, la stessa struttura del codice genetico, cioè risponde ad una dinamica di 64 segni, ognuno dei quali dà risposte oracolari. Le combinazioni numeriche che corrispondono ai numeri cabalistici sono dispiegate inoltre secondo la sequenza di Fibonacci, dunque la Sezione Aurea. Ancora una volta la realtà, l’uomo e l’energia che ci circonda segue le medesime proporzioni geometriche che gli antichi riconoscevano come gli attributi di Dio.

 

“IO SONO L’IO SONO”

Fatta questa ulteriore premessa sulle incredibili conoscenze scientifiche contenute nella Bibbia, torniamo al “Nome dei Nomi“, ossia alla definizione che Dio fa di sé. E teniamo a mente la differenza tra i nomi ‘eLoHiYM e YHWH… che sono gli Archetipi di determinati stati di Coscienza:
‘eLoHiYM rappresenta la riflessione speculare dello stato immobile e originario del Vuoto neurale, da cui nondimeno si emana l’effettivo “divenire” creativo: quando Dio coincide con Dio stesso e sta, per ora, soltanto immaginando “idee/correlazioni di eventi quantistici” in potenza, tutto ciò che ha attuabilità di essere. Lo stesso vale per noi: quando siamo cioè connessi con Dio e con tutte le sue/nostre immense forze creative e possibilità
YHWH rappresenta invece il Vuoto che autoriflettendosi prende inizialmente consapevolezza di sé, ergo dell’essere, quando cioè Dio è consapevole della sua esistenza, per quindi aver consapevolezza, allo stesso tempo, del fatto che può essere anche distinto da ciò che pensa… da ciò che crea plasmando: quindi Egli è sempre la causa di ciò che fattivamente si forma sul nostro universo, è il Dio della “manifestazione”, poiché è Egli che modella le “cose” in modo definito, circonscritto e morfologico… che conforma le “leggi di natura” affinché la nostra consapevolezza riesca a far (autonomamente) collassare in un certo modo una qualsivoglia “funzione d’onda” sulla propria realtà (olografica)… sul piano relativo dell’esperienza – realizzando quindi tutto ciò-che-c’è-già… vale a dire ciò che esiste!

Infine, dobbiamo ricordarci che la Bibbia afferma che tutto questo discorso sta nella nostra testa (la lettera B con cui inizia la creazione nella Genesi), quindi tutto proviene dal nostro inconscio che giace nella Coscienza, che è la stessa coscienza di Dio. Quando infatti ci connettiamo con lo stadio energetico di YHWH siamo la stessa cosa… perché Dio non esiste per come lo crediamo noi, Dio è energia e sta dentro la nostra Coscienza (che è fatta di energia, come tutto del resto)… nel profondo di noi… ognuno di noi è Dio! Perché ogni cosa nasce ed è creata dalla nostra coscienza ed è allo stesso tempo elaborata/prodotta dalla nostra mente. L’intera realtà dell’universo è nella nostra mente! Perciò l’azione creatrice di Dio è la stessa della nostra Coscienza! Siamo nello spettro dell’azione delle medesime leggi di natura! Pertanto, con questo discorso non intendo certamente che Io sono Dio come lo intendeva la Massoneria (innalzando analogicamente e pericolosamente l’uomo a Dio), ma intendo che io posso raggiungere lo stato d’essere di Dio – lo stato d’essere fondamentale della Vita tout court: nel momento in cui faccio risuonare il mio Sé con le vibrazioni cosmiche creative, comprendendo la Natura di tutte le ‘cose’.

Ebbene, “Io Sono l’Io Sono” – congegnato intorno al Nome YHWH – significa che Io sono IO, ovvero ha a che fare con ciò che io sono, ciò che è di me: ‘cosa’ sono! Si tratta di un particolare “stato d’essere”… di uno stadio energetico dell’Essere fondamentale, originale, assoluto ..in senso divino potremmo dire.

Io Sono” significa che io sono ciò che è: “tuttociò che è… ed esso esiste ‘sempre‘ perché è appunto tutto ciò che esiste in quel momento… si tratta di tutto ciò che ‘fa di me’ e dell’unica cosa esistente, dunque, tutto ciò che posso essere, l’unica cosa che posso essere.. perché ci sono solo io, esisto solo Io.
In principio c’è, innanzitutto, solo il mio Sé! E se ad affermarlo di ‘se stesso’ è Dio, significa che tutto ciò che esiste coincide con Dio! E non potrebbe essere altrimenti giacché Dio è l’unica cosa che è! È il “Brahman Saguna” dei Veda, l’ “Ain Sof Aur” della Cabalà, è ciò che sta alla base del ‘Caos’ “Nu” per gli Egizi, o del “Chaos” della mitologia greca, oppure del “Wu Chi” del taoismo. È l’Unità cosmica da cui tutto procede, la vibrazione primordiale che sta alla base del visibile e dell’invisibile, è l’energia vitale cosmica che noi abbiamo concettualizzato come il Dio unico creatore – prima ancora, dunque, che la creazione si manifesti.

.

Il fatto interessante amici, è che tutto ciò vale anche per noi!
Quando ci concentriamo e ci focalizziamo, in meditazione, unicamente sul nostro respiro, dunque sulla nostra vita, insomma su noi stessi, in quel momento esistiamo solo noi… nel mondo! D’altronde la fisica quantistica insegna che un oggetto esiste solo se, per mezzo di un’osservazione attiva, noi abbiamo consapevolezza di quell’oggetto (vedi l’azione creativa e propedeutica di YHWH in noi), altrimenti quell’oggetto rimane solo un’onda di possibilità (vedi l’ ‘eLoHiYM creativo che è dentro di noi). La scienza insegna inoltre che la nostra mente è una sorta di processore olograficose è attivata essa crea la nostra realtà (con i suoi significati, logiche, visioni del mondo, ecc…), se non lo è, come quando meditando la azzittiamo e la mettiamo da parte, allora al di fuori di noi non c’è nulla, c’è solo silenzio… c’è solo il Vuoto, colmo di tutta la Coscienza cosmica (e di tutto ciò che “in-potenza” potrebbe essere)! Ci sono Io che risuono all’unisono con Dio, diventiamo la stessa Esseità!

Quando Io e il mio Sé sono l’unica cosa che esiste: in quell’istante io sono ciò che tutto è. Mi trovo quindi nella stessa condizione di Dio, ossia nel suo stesso totalizzantestato di coscienza“… sono in sostanza sintonizzato con il mio vero Io, che altro non è che l’Io Sono, ovvero il presupposto d’essere di Dio: l’Esseità energetica all’origine di tutto ciò che esiste. Si tratta della consapevolezza (di se stesso) dell’Essere eterno, che è un tessuto connettivo fatto dai “quanti-neuroni” del Vuoto Sub-Quantistico: il Vuoto neurale è l’assoluta Coscienza cosmica… è l’unica cosa che esiste, è lo stadio onnipervadente di tutta la natura cosmica che produce la “forza” di ‘eLoHiYM. Si tratta dunque dello stato energetico fondamentale su cui poggia la consapevolezza dell’intero universo… infatti è il tessuto connettivo su cui si fonda anche la coscienza cosmica integrata – ciò che Jung chiamava “Coscienza Collettiva” e che proviene dalle potenziali pluralità di ‘eLoHiYM, che poi verranno invece soggettizzate e individualizzate, nelle singole coscienze di ognuno di noi, dalle frequenze ambientali di YHWH.

Infatti la coscienza cosmica del Vuoto (‘eLoHiYM nella sua totale e potenziale pluralità) haimmaginatoun essere senziente e cosciente, finché allora lo stadio autoriflessivo dell’Essere (YHWH nella consapevolezza di sè stesso) ha formato un focolaio di energia soggettizzata (un campo elettromagnetico informato) creando l ‘aDaMaH, ossia l’Adam (il “Primo Uomo“, l’Adam Kadmon): l’essere umano con il suoIo“. Le parole bibliche sono: «Ed ‘Elohiym dice: Facciamo un’adam nella nostra ombra, secondo il nostro modo di comprendere»… parole tradotte invece con i famigerati termini: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, …», che è una buffonata! Intanto, abbiamo la parola al plurale “Facciamo” proprio perché ‘eLoHiYM è una pluralità (una molteplicità di “idee” in-potenza – oppure erano tanti dèi ovviamente), e oltretutto la parola “ZeLeM” non significa “immagine” ma “ombra“, ancor più esattamente in geroglifico:
ciò che si diparte (Z)
e si prolunga (L) da qualcosa o qualcuno.
Un’ombra è accanto a chi la proietta (e tra l’altro può stargli davanti, di lato ma anche dietro!). Perciò l’ombra di ‘eLoHiYM è ciò che di ‘Elohiym si percepisce nel mondo, è un effetto che il Dio produce nella nostra dimensione relativa (e questo potrebbe anche significare l’aver creato geneticamente l’essere umano attraverso un “qualcosa” che è stato ‘dipartito’ da Lui).
Soprattutto, l’ ‘aDaMaH è un effetto dell’Esseità divina nella nostra dimensione… è la pluralità e la molteplicità che si faIo“… è la nascita dell’Io“: una nuova vibrazione di ‘eLoHiYM che attraverso le frequenze di YHWH ottiene e contiene in sé una scintilla divina!

Poiché tutto è energia, ogni cosa è un’energia secondo una certa frequenza. Come l’acqua è liquida, solida (ghiaccio) o gassosa (vapore) a seconda di una sua diversa vibrazione, così Dio è tutto ciò che è a una data vibrazione. Infatti quando il Vuoto pensa (immagina “idee”) si attiva… le onde energetiche acquisiscono nuove forme geometriche nella loro espansione o nella loro entropia, e quindi l’emanazione coscienziale del Vuoto cambia il suo stato in un’altra vibrazione, diventa la frequenza dell’OM e dunque crea… crea olograficamente l’esistenza percepibile, vale a dire quella “manifesta” del piano relativo dell’esperienza (nel nostro caso il mondo tridimensionale).
Di fatto, per “esistere” sottoforma di altre forme-frequenze al di fuori di quel trascendentale e assoluto stadio energetico fondamentale – quello divino per intenderci – bisogna cambiare vibrazione e relazionarsi con altre frequenze: bisogna cioè iniziare a pensare! Tant’è che l’ “Io” (‘aNiY) di Dio è esattamente come il nostro Io: con le stesse capacità di creare immagini mentali, dunque rappresentazioni della realtà!

L’Olimpo degli dèi, insomma tutti gli dei, sono personificazioni delle differenziazioni di ogni propensione naturale del nostroIo“, ecco perché ‘Io sono (D)io‘. Apollo è il nostro Io più solare, creativo ma formale; Dionisio è il nostro Io più ribelle ed appassionato, la nostra curiosità verso le vette più mirabili; YHWH è il nostro Io dalle tendenze più produttive e progettuali, è il nostro senso dell’ordine… di come formalizzarlo rispetto ai nostri desideri; ‘eLoHiYM è invece il nostro Io creativo dalle intenzioni ideali, quell’amore nell’esplorare ogni possibilità di noi stessi… è volontà e sentimento. Ecco perché l’antica Sapienza iniziatica, dalla Gnosi alla Cabalà, ricercava il processo di integrazione del Sé. L’insegnamento era una trasformazione psichica, e salvifica, mirata ad una sintesi unificatrice che potesse risolvere le traumatiche confusioni causate dalla differenziazione dell’Iovedi le ramificazioni dell’ Albero della Vita” – nel momento in cui cadiamo nel teatro (maschere) dell’esistenza. Questo è il senso di tutto… il Graal di ogni processo iniziatico!

       

 

L’ “IO SONO” E LA CREAZIONE MENTALE DELLA REALTÀ FENOMENICA:
IO SONO (D)IO

Quando Io Sono “l’Io Sono“, io esisto, in quanto esisto solo io… in quel momento io sono solo il mio Sé. Affinché “Io“, invece, esista in senso reale, pratico, in relazione col mondo esterno, deve attivarsi la mente (questo infatti è il senso del cartesiano “Penso dunque Sono“). In quel caso sull’ “orizzonte degli eventi” devono attivarsi le onde cerebrali che insieme alle frequenze emotive interagiscono con lo spazio-tempo e con le “cose esterne”… con tutte quelle esperienze cioè che posso immaginare o a cui voglio credere, tutto ciò che l’azione della mia mente può concettualizzare caricandolo di significati, nomi, percezioni, relazioni sentimentali e non solo… quando in sostanza sto creando il mio mondo.
Ebbene, sappiate che si tratta dello stesso processo usato dal Vuoto per creare appunto la realtà: quando il Vuoto (che ricordiamo è un tessuto neurale e dunque una sorta di proto Coscienza cosmica: ossia l’ ‘eLoHiYM della Genesi) si auto-osserva, allora ha consapevolezza di sé (e diventa dunque l’Io Sono l’Io Sono: ossia YHWH della “Genesi”). Inoltre, quando i quanti-neuroni del Vuoto creano delle perturbazioni energetiche tali da formare delle “correlazioni tra eventi” quantistici, allora in quel momento si formano “onde di possibilità” primigenie che, in seguito, potranno esser fatte collassare sul piano relativo dell’esperienza da epifenomeni come ad esempio le coscienze umane (anch’esse a loro volta frutto di altre “idee”/correlazioni di eventi, e immerse nella stessa rete connettiva e quindi interattiva del Vuoto. Un nuovo “orizzonte degli eventi” che tra l’altro sta solo nella mente olografica del Campo quantistico del Vuoto stesso: si tratta del nostro “mondo”… la nostra dimensione tridimensionale tra i multiversi olografici “ideati” dalla coscienza cosmica del Vuoto, per questo chiamata “Maya“: infatti la realtà materiale è solo un’illusione olografica immaginata (e percepita) da un’altra forma di vita -le nostre coscienze- insita al Vuoto).

L’energia vitale universale che percorre il plasma del Vuoto SubQuantistico è la prima “espressione” dell’intelligenza cosmica – chiamata dagli scienziati “Campo del potenziale“: si tratta di tutte le “idee” immaginate dai “quanti-neuroni” nelle loro correlazioni tra eventi quantistici. Allora, si può dire che l’energia cosmica, integrata con l’influsso dell’azione evolutrice (la forza motrice della creazione… il ‘moto’ che accompagna sempre la vibrazione) nella sua espansione è Coscienza che si fa mente. Infatti l’energia cosmica, riflesso dall’azione creatrice, realizza in se stessa l’individualità e appare come mente individuale. Perciò la mente individuale è un riflesso limitato dell’illimitata coscienza cosmica. Proprio come l’energia universale è la manifestazione dell’eterno oceano dell’Essere non-manifestato, così la mente è il riflesso dell’intelligenza cosmica sull’azione creatrice.
Possiamo così concepire due realtà alla radice della creazione. Una è la realtà eterna dell’Esseità assoluta, e l’altra è la realtà dell’energia cosmica che, sebbene dimori nel campo sempre mutevole dell’esistenza relativa, trova il suo stato eterno nel ciclo ininterrotto dell’azione, delle esperienze e dell’impressione. L’impressione di un’esperienza sulla mente di chi agisce è l’influsso più sottile dell’azione creatrice. Esso conserva la sua esistenza al livello più sottile della mente, quasi al punto d’incontro della sua Coscienza con l’energia vitale cosmica. È proprio su questo piano, dove l’Essere/Coscienza diventa mente, che ha inizio la creazione e che, in virtù di questa sottilissima impressione della forza motrice della creazione, l’energia cosmica assume il ruolo di mente.

Quindi il mondo della mente è la nostra realtà con le nostre relazioni (e poiché sono frutto della nostra mente si tratta, come succitato, solo di una proiezione olografica illusoriamente percepita dalla nostra coscienza senziente), mentre quando ci ritroviamo nel nostro , epurati da ogni abito socio-culturale o bagaglio emotivo oppure di pensiero, allora, in quel momento semplicemente siamo coscienza pura.
In quell’istante siamo il nostro vero Io che coincide esattamente con l’unico Io che è tutto ciò che è… con l’ “Io Sono” dell’unica coscienza cosmica: fonte originaria della vita in senso assoluto (di cui anche noi facciamo infatti parte perché generati dallo stesso “divenire/‘eLoHiYM” del Vuoto).

Scopo della meditazione e di alcune pratiche iniziatiche era proprio di riconnettersi con quella vibrazione cosmica fondamentale… con il Nirvana, vale a dire con Dio; significando che Io e (D)Io siamo la stessa cosa: noi siamo un’emanazione/riflessione dell’esseità di Dio.

L’importanza straordinaria e senza tempo di una pratica meditativa è quella che, nell’indagare l’introspezione, chiunque può riuscire a dis-identificarsi con le aspettative e le tensioni del sentirsi una certa “persona“.. tra svariati ruoli sociali. Soprattutto riuscirà a mettere da parte il mentale, la ragnatela dei pensieri che formano il labirinto olografico della nostra esperienza, in modo da rimanere silenziosamente in compagnia solo di sé stesso, della sua vera natura.
Nel momento in cui mi rendo conto di essere di più di ciò che è contenuto nella mia mente, mi si svela il contenuto della coscienza. Quando mi concentro sulla “presenza” in me stesso, dopo aver collocato il rumore della mente – che crea la realtà che mi circonda – lontano dal mio Sé, e dopo aver oltrepassato l’inconscio, allora rimango nel silenzio della mia Coscienza (al di là della realtà, delle percezioni fisiche), che improvvisamente si riempe di stati di coscienza immensi… all’unisono con l’Esseità divina. Torniamo, in sostanza, a sperimentare quella condizione d’essere dell’ “Io Sono l’Io Sono“… lo stesso stadio vibrazionale di Dio quando anche Egli è consapevole solo di sé stessoin quella nota si vibrerà all’unisono. Io e Dio coincideremmo per l’eternità!
Il segreto del Nome sta qua, nel sentirsi Io Sono l’Io Sono… nell’istante in cui si risuona con quel Mantra si ha la rivelazione di essere Dio: siamo un’unica vibrazione onnipervadente ed onnisciente. E siamo al di là dello spazio-tempo: ormai distinti da una ‘realtà che è solo una costruzione mentale!

In sostanza, dalla “Genesi” si evince che quando ‘eLoHiYM ha potenzialmente creato tutto sotto forma di possibilità, è grazie allo stato d’essere di YHWH che le nostre coscienze hanno potuto manifestare tutte quelle cose… è solo grazie all’architettura dimensionale da Lui creata che noi possiamo creare la nostra realtà in tutti i suoi sensi e significati (una “dimensione” che YHWH stesso aveva già contribuito a realizzare nei sui confini spazio-tempo – manifestando le “idee” di ‘eLoHiYM). Infatti Egli aveva precedentemente realizzato il nostro “orizzonte degli eventi“: quel luogo che noi, infine, popoleremo con tutte le nostre vite! Peccato solo che presto Yahweh decise di limitare questo nostro potere creativo, dividendo la nostra coscienza in dueformae mentis“… una parte razionale ed una intuitiva, una logica ed una emotiva: “Eros” e “Thanatos” si stavano facendo largo nel nostro inconscio per fare di noi il bello e il cattivo tempo! Un eterno conflitto tra un’antitesi emozionale stava prendendo vita nel profondo dell’umanità: il teatro della vita, con le sue gioie e sofferenze, aveva ormai alzato il sipario. Nondimeno, la dualità serviva a estendere la creazione verso nuove ed infinite evoluzioni.. Perché ognuno di noi è un potenziale Dio!

Ricordiamoci che l’ “Iodi Dio è il nostroIo“… l’Io di Dio si scrive ‘aNiY, ossia “la capacità ( ‘ ) – di produrre (N) – immagini, rappresentazioni (Y)”, perciò è la capacità di creare immagini mentali, dunque vere e proprie rappresentazioni della realtà!

Pertanto, comprendere che “Io sono (D)Io“, cioè che se togliamo la ‘D’ rimane solo il nostro “Io“, significa appunto che il nostro Sé Superiore coincide con l’Esseità trascendentale, uno “stato di coscienza” in cui la mia “Volontà” coincide proprio con quella Divina: quel momento in cui riusciamo a re-integrare il nostro Sé (con Dio) è l’unico modo in cui possiamo davvero influenzare e modellare la realtà che ci circonda… cioè la nostra vita. La magia, la recente moda della cosiddetta “legge di attrazione“, il “pensiero positivo“, ecc… (tutta disinformazione massonica) sono solo bufale che non fanno che confonderci la Verità. Innanzitutto perché la fisica quantistica dimostra che sono in primo luogo le emozioni, in coerenza certamente coi pensieri, a poter modellare (semmai) la realtà, giacché è la nostra “interpretazione” dei fatti e dei bagagli emotivi, in verità, ad influenzare la “visione delle cose” e dunque un qualsivoglia aspetto della nostra vita, che sarà infatti legato alle sincronicità di quel determinato ambito e ambiente che stiamo vivendo. Ma in ogni caso, solo dopo aver affrontato e oltrepassato l’inconscio, dopo aver re-integrato il nostro Io forgiando un nuovo Sé illuminato, e solo dopo esser riusciti a risuonare nelle frequenze dell’OM fino a quelle creative – a livello subquantistico – dell’esseità di ‘eLoHiYM… solo allora sarà possibile essere co-creatori, secondo le energie di YHWH, della realtà del nostro mondo e della nostra intera vita e del nostro percorso esistenziale.
D’altronde l’uomo, cieco com’è, non di rado scambia per qualcosa di “negativo” o vede il ‘male‘ dove magari il Karma era invece intervenuto per apportare importanti mutazioni nella vita di quella persona, magari anche per smaltire un po’ dello stesso Karma, ma c’è ben poco da fare se realmente l’uomo non risuona della Volontà di quell’ “Io” che è lo stessa dell’Esseità creatrice… di Dio insomma. In sostanza, il percorso di Iniziazione ha come grande obiettivo quello di estinguere il nostroEgo“: smorzare cioè ciò che ci fa cadere ogni volta nel labirinto della ragnatela del mentale… un labirinto in cui veniamo trasportati, coinvolti e sempre compromessi dalle nostre emozioni (di solito quelle più becere..). L’Ego è quando “Io sono ciò che faccio“, mentre invece io dovrei essere “ciò che realmente sono” – esempio: io non sono un avvocato, io faccio l’avvocato! È una cosa ben diversa. La Meditazione non a caso ci svela spesso questa oppressione mentale. Nella contemplazione del Sé, durante la meditazione, noi ci rendiamo conto che dentro di noi c’è qualcosa di più di ciò che crediamo di essere – la nostra maschera sociale – ed è proprio quel “qualcosa in più” che invece ci dovrebbe guidare… perché è esattamente quello ciò che siamo: ossia una coscienza immensa, collegata con l’universo intero! Quindi il nostro Ego non è ciò che realmente siamo, l’Ego è semmai l’immagine che noi abbiamo di noi stessi! È la nostra maschera sociale, è il “ruolo” che abbiamo deciso di impersonare e che abbisogna sempre di gratificazione ed approvazione! Per questo motivo l’Ego ricerca il “controllo“, e per lo stesso motivo è propugnato dal “potere“, perché altrimenti perderebbe il controllo… perciò l’Ego vive nella paura!
Ecco che le parole esoteriche di Jeshua in: «Padre, ..sia fatta non la mia ma la tua volontà» sono un insegnamento importantissimo per capire che l’Iniziato deve rinunciare ai propositi del suo Ego per abbracciare invece l’autentica Volontà del suo Io“… che è tutt’altra cosa. Il “Sacrificio” di cui parlano le scuole di Illuminazione, ma anche lo gnosticismo (da quello giudaico antico che proveniva dalla Sapienza egizia a quello esseno di Jeshua), era il “sacrificio della croce” in cui l’iniziato faceva morire il proprio Egoper rinascere con un nuovo Ioormai integrato in un direttamente collegato all’Esseità divina, giacché la “Quaternità” della “Croce” aveva ormai fatto convergere ogni energia nell’ “Unità della Coscienza” dell’iniziato. Il rito aveva questo significato misterico: era la “Coscienza Cristica” che nasceva in un nuovo ormai illuminato! Infatti, se leggiamo in modo profondo ed intuitivo le parole del Vangelo capiamo che quell’affermazione non è una negazione della propria libertà e volontà, anzi, tutt’altro! Dovremmo chiederci semmai di chi è la Volontà che vuole che non sia fatta la “mia” ma la “tua” Volontà? Quella Volontà è la nostra “vera” volontà! Abbiamo infatti l’originale Volontà che qui afferma una vera e propria dichiarazione d’intenti.. Siamo in presenza di un’altra Volontà: di fatto, la mia Volontà è quella che vuole che si faccia non la ‘mia’ ma la ‘tua’ volontà! Nel senso che IO VOGLIO che “sia fatta non la mia ma la tua volontà”, questo è ciò che io voglio… che decido! In quella frase c’è nascosta una Volontà implicita che tuttavia sovraintende tutto, che prende la decisione di abbandonare l’Ego e di abbracciare invece il proprio Daimon“, la propria voce interiore! In effetti, il Mantra più potente dopo “Io Sono“, è proprio «..sia fatta la tua Volontà», che non significa come abbiamo visto rimettersi o rassegnarsi alla volontà di Dio, ma essere semmai la stessa cosa‘, affinché entrambe le Volontà convergano sia nella frequenza che nelle intenzioni: in questo modo, infatti, un nostro eventuale “desiderio” sarà allo stesso modo assentito dalle stesse forze sincroniche di Dio! Bisogna perdersi.. bisogna abbandonare il proprio Ego ed abbracciare l’ “Io divino”: rinascere nell’Io dell’ “Io Sono l’Io Sono” affinché «..sia fatta non la mia ma la tua volontà», poiché in verità, esotericamente parlando, si tratta della stessa volontà! Non quella del mio Ego, ma quella mia stessa volontà ormai “coerente” con quella di Dio! Nel “Padre Nostro” il ‘Cristo‘, prima cresciuto dalle tradizioni (esoteriche) degli Esseni, poi iniziato in Oriente e infine divenuto messo della “Gnosi”, ci stava effettivamente insegnando i segreti più importanti dell’ascetica Sapienza umana (ergo divina)!

 

IL MISTERO DEL NOME E IL “SEGRETO” DELL’ILLUMINAZIONE

Una cosa è certa: la scoperta dei manoscritti del Mar Morto ci ha consegnato l’insegnamento più integro ed autentico del giudaismo, mentre i testi gnostici di Nag Hammadi ci hanno svelato le verità sul cristianesimo primitivo: in effetti la “Gnosi” mina le basi di ciò che ha forgiato la cultura Occidentale procurandogli una ferita profonda, e dissolvendo i pilastri della stessa cultura cristiana.
È chiaro, a questo punto, che il segreto del Nome e di ogni misterosofia iniziatica, di ogni scuola di illuminazione o di ogni autentica tradizione esoterica, è proprio quello che noi siamo Dio: ognuno di noi è un prodotto dell’estensione dell’ “ombra” di Dio! Perché tutta la creazione è frutto della nostra coscienza! Come ci insegna la “Genesi“… ma anche una dimostrazione scientifica come l’ “entanglement quantistico“.
Potremmo anche dire che Dio non esiste – o almeno non esiste come ce lo hanno da sempre presentato. Infatti Dio non esiste perché noi siamo Dio, cioè Io sono (D)Io! Siamo la stessa natura coscienziale. Ecco come Mosè ritrattò tutti gli altri dèi per trovare l’unico vero Dio dentro di lui (YHWH)… dentro ognuno di noi!
Si trattò di ricostruire un intero sistema, un’intera visione del mondo, ri-creare una nuova architettura reale, di linguaggio e comprensione… una nuova filosofia spirituale: riscrivere il Nome di Dio, seguendo comunque, come sempre, le “leggi di natura“. È una nuova struttura cognitiva, un’inedita rappresentazione mentale, una nuova proiezione olografica sul nostro piano dell’esperienza (ciò che conforma la nostra dimensione tridimensionale, il nostro mondo). Un’iniziazione raggiungibile per mezzo di ‘formule rivelate‘, affinché il “Nomen“, il “Nome“, divenga il “Numen“, la “Divinità“! A quel punto l’iniziato potrà estinguere lapropria individualità‘ (l’ “Ego“), realizzando quella dimensione spirituale primordiale che era il suo carattere originario.

L’intuizione iniziale di Abraham riguardo la chiamata di una nuova divinità… ossia l’avvento di Dio vero e proprio, sarà poi strutturata dalle divinazioni di Mosé secondo la scienza alfa-numerica della Tradizione Primordiale. Siamo dunque di fronte alla creazione di un nuovo Dio, e come tutte le creazioni… esse sono sempre duplici! Quindi Yahweh può rappresentare anche ciò che l’esoterismo usa chiamare eggregore, in questo caso un’eggregore negativa se l’essenza divina (YHWH) viene parafrasata in malo modo o secondo impulsi capziosi.. Di fatto, quel “modo di esistere“, quel “nome-formula” che decodifica quello stadio d’energia divina, può divenire una potente “forma-pensiero” generata appunto dalle singole menti di un gruppo, quando esse sono coscientemente unite proprio per il perseguimento di un comune obbiettivo. Più operatori, uniti da una comune ritualitàesercitata all’unisono, e finalizzata al conseguimento di determinati obbiettivi, creano un eggregore in posizione mediana fra il mondo superiore divino e il mondo naturale, risultando vincolante, nel bene e nel male, per coloro che ad esso si sono reciprocamente e consapevolmente legati. Perciò una “forma-pensiero” collettiva e così subdola, secondo gli esoteristi può creare una concentrazione di energie cosmiche entropiche: fino a conformarsi come una sorta di entità incorporea emanata da una o più persone in grado di influenzare i loro stessi pensieri e attitudini.
Una forma-pensiero si può quindi paragonare ad un “accumulatore di energia” pronto a scaricarsi, o a caricarsi ancor di più, se trova delle vibrazioni simili a quelle che l’hanno generata. Secondo la scienza, l’attività del pensiero produce due effetti principali: prima di tutto vengono prodotte delle vibrazioni nel corpo mentale dell’uomo (il Campo ElettroMagnetico delle onde cerebrali), le quali irradiano “onde” nello spazio circostante; e poi se il pensiero è sufficientemente forte e definito, si viene a creare una struttura energetica, vale a dire la forma-pensiero che i saggi asceti chiamano  “eggregore“, e che risulta tanto più potente e resistente quanto più forte è stato il pensiero che l’ha generata. Se la forma-pensiero è egoistica o egocentrica (come lo sono la maggior parte dei pensieri dell’uomo), risuonerà costantemente intorno al suo creatore, sempre pronta ad agire sul suo Campo Purico, ogni qualvolta egli si trovi in condizione di passività. Queste “forme-pensiero”, caricate dei peggiori contenuti ed interessi negativi, sono tutti i “dogmi“, le credenze, i principi e i valori collettivi che frenano la nostra vera naturache bloccano i nostri talenti costringendoci in un teatro sociale fatto di maschere, sensi di colpa, aspettative ed ansie sempre più costrittive… Ogni volta che le Istituzioni ci fanno credere in qualcosa, magari spacciandolo come una “manovra necessaria”, stanno creando forme-pensiero che ci ingabbiano, che ci tolgono linfa vitale… Ad esempio, la luce illuminante dell’Archetipo del Serpente, salvatore dell’umanità, è stato riformulato attraverso un eggregora che lo ha trasformato nell’orrorifico Lucifero, il diabolico serpente distruttore dell’umanità… esattamente il contrario della verità, così da rimuovere la “salvezza” dall’animo umano!

Abbiamo detto che quella scienza alfa-numerica proveniva da una lingua originaria e universale composta da radici monosillabiche, riconducibili tutte a un piccolissimo numero di segni. Allora, ogni Iniziazione deve acquisire quella capacità di comprendere un tale gioco di decifrazione tra l’ “intuizionedell’individuo e l’intelligenza eterna che rivela il codice trascendentale insito agli antichi “linguaggi sacri”.
Questo “codice divino” usava il “Nome” per spiegare, per mezzo dei significati archetipici di ogni lettera in successione, le caratteristiche proprie, l’essenza stessa e pure l’ “attributo” del ciclo esistenziale di quellacosaa cui ci si riferiva– vedi in questo senso i nomi propri di persona. Abbiamo visto come l’ ‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon), in seguito all’azione propedeutica delle energie ‘formative’ di YHWH, poteva autonomamente de-nominare qualsivoglia essere vivente e dargli quindi la sua relativa e caratteristica “forma”, sulle basi della morfologia e delle fenomenologia della nostra dimensione. Di fatto, l’Esseità divina YHWH non ha il “talento” di dare i “Nomi“, la sua energia può solo plasmare e preparare tutto il contesto affinché la manifestazione possa effettivamente realizzarsi, ci vuole infatti l’ ‘aDaMaH affinché il mondo diventi una rappresentazione reale per gli stessi esseri umani, ha a che fare con il loro “libero arbitrio” di scegliere ed interpretare la Vita. L’uomo può de-nominare le cose perché è lui che, caduto sulla dimensione materica, può esperire l’intera rappresentazione della realtà, solo lui in quanto fruitore della Vita può erigere una configurazione mentale capace di dare significato alla realtà stessa, in modo da essere dunque esperita in tutti i possibili aspetti fenomenologici, ecc…
Oltremodo secondo lo gnosticismodopo la caduta nell’infido mondo materiale, i nomi propri di persona ci vengono dati sotto l’influenza dei cosiddetti Arconti (i demoni caduti che ci costringono nei limiti del mondo materiale): infatti “Denominare” significa “Dominare” (Denominazione = Dominazione).
In effetti, nel momento in cui osserviamo una ‘cosa’ e la “denominiamo“, allora quella ‘cosa’ acquista un senso ed una serie di attributi che la caratterizzano e grazie ai quali la ri-conosciamo. Il risultato di questa comunanza temurica ci fa capire che esiste un legame fra ilcrearee ilvedere“. Ecco che come è raccontato nella Bibbia l’ ‘aDaMaH vede una sagoma rudimentale di qualche ‘cosa’ (mostratagli da Yahweh), la de-nomina attraverso la “Parola“, dunque il “Verbo“, ossia il suono, vale a dire la vibrazione (l’energia creatrice: «In principio era il Verbo…» è scritto nella Bibbia), e dandogli unnomeallora quellacosaprende prima di tutto un “significato” e poi una forma per come deve essere!
A questo punto la fisica quantistica ci viene incontro, scoprendo che sostanzialmente qualcosa esiste finché l’osserviamo e cessa invece di esistere quando non è più osservata. Il “principio di indeterminazione di Heisenberg“, spiegato con il celebre esempio del gatto che è nella scatola solo se lo osserviamo, deve farci capire che non c’è nessuna distinzione tra soggetto e oggetto. Addirittura, i grandi mistici affermavano che la realtà esterna è solo uno specchio della nostra interiorità: una sua proiezione, una sorta di sogno a occhi aperti. Stiamo qui dimostrando che tutte le mitologie non erano altro che una rappresentazione narrativa e metaforica di come il nostro , da parte costituente dell’Esseità divina, si fosse poi distaccato da essa, ed abbia iniziato a creare nuovi mondi emodi di esisteresempre sotto l’ideazione di nuove forme divine o dèi: e tutto si gioca nella nostra coscienza, tutto è un’illusione del nostroIo“. Ecco che il nostro linguaggio, combinato col pensiero e le emozioni, costruisce tutta l’architettura di significato della realtà che ci circonda, e poiché tutta la realtà è una proiezione della nostra Coscienza, allora è la nostramentela responsabile dellarappresentazione” (in forme e significati) di quella realtà! La vibrazione crea prima forme al livello subquantistico (l’azione di ‘eLoHYiM), a quel punto la nostra Coscienza profonda, la parte quindi ancora connessa con l’Esseità trascendentale, le “intuisce” dandole attenzione, le vede nella mente mettendo in modo la consapevolezza (riferita a quella ‘cosa’ specifica) che, comprendendo a pieno cos’è quella ‘cosa’, la de-nomina caratterizzandola per come è e per come deve essere (secondo le architetture di YHWH)… in quell’istante allora la “funzione d’onda” di quella specifica ‘cosa’ collassa sul piano relativo dell’esperienza (sull’ “orizzonte degli eventi” peculiare della nostra dimensione tridimensionale/olografica) e viene dunque percepita anche dai sensi fisici… a quel punto quella ‘cosa’ è oramai divenuta realtà… con tutti i suoi sensi e significati.

La cosa interessante è che l’uomo è chiamato a fare esperienza di questo “orizzonte degli eventi“, altrimenti non sarebbe possibile l’evoluzione. E per esperire questa dimensione c’è bisogno di un corpo animico, di un’anima che possa esperire in ragione e sentimento la Vita in questo Mondo (vale a dire il Campo Purico Informato che può sussistere alle leggi di natura della nostra dimensione). Perciò questo è il compito dell’ ‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon), l’essere umano deve fare esperienza fino a raggiungere il livello catartico supremo con cui potrà rinascere infine nel corpo di luce in grado di reimmergerlo di nuovo nell’Esseità trascendentale. Questo è possibile solo grazie al “Mistero della Croce“, giacché l’esempio di Jeshua è l’esempio del Messia, ossia “il Risorto / che guarisce“… è il Mistero del “Serpenteguaritore!
Messia” è una parola che deriva dal radicale costituito dalle lettere del verbo “mashach” che significa “ungere“.  Ebbene, “olio“, “shemen“, ha le stesse lettere di “anima“, “neshamah“. Secondo la scienza alfa-numerica della Tradizione Primordiale, le lettere “Shin” e “Vav” usate sia in “olio” che in “anima” rimandano alla parola “Nome“, che indica tutte le potenze dell’Esseità divina, poiché “Shemen“, “il Nome“ (vale a dire Dio), invia dall’alto la sua energia vitale sugli esseri viventi. In particolar modo l’anima dell’uomo viene investita proprio da una di quelle energie vitali… che diventa quella speciale che sigilla in lui la Volontà della sua esistenza in Dio… è “l’energia divina che accende l’uomo” (la “Coscienza Cristica” latente che potrà essere destata dal rito della “Croce“). Ecco che l’uomo deve quindi trovare “sé stesso”… ed esserlo, soprattutto, deve cioè compiere i suoi talenti, il suo destino, perché il suo scopo nella vita è scritto nel “Nome” che gli è stato assegnato da Dio nel momento in cui è stato ideato (nel piano subquantistico di ‘eLoHiYM). In quel Nome si ritrova traccia del conio originario secondo i “frutti delle proprie azioni”, come Jeshua dice chiaramente nel discorso (karmico) della montagna (Matteo 7,19-21). Perciò il vero segreto che stava dietro il “Nome” e nella possibilità di accendere l’energia divina insita nell’uomo, lo ritroviamo nel “mistero della Croce“: la “Croce” è l’Archetipo che riaccende la Coscienza dell’iniziato che, attraverso il risveglio dell’energia latente presente nei centri energetici psico-fisici, poteva trascendere il piano fisico per ricongiungersi con la sua superiore Anima energetica (Sé) e connettersi con le vibrazioni divine, ormai trasfigurato nel “Corpo Mistico” (corpo di luce). Ecco perché col “Battesimo” cristiano (nel senso gnostico originario), in cui c’è l’unzione, si impone il “Nome“.

Mosè, dopo aver ereditato l’antica Sapienza dai Sacerdoti di Horus-Mezdau, ossia l’esoterismo che poi verrà velatamente predicata dallo Zoroastrismo, volle andare oltre il politeismo del suo tempo e cercò di migliorare anche l’eccezione monoteistica portata da Akhenaton in Egitto con l’avvento del Dio-Unico AtonMosè infatti riformulò il concetto stesso di Dio attraverso l’idea di un’Unica Esseità creatrice in grado di emanare diversi “riflessi” divini a formare “intelligenze eterne”… una di queste ‘emanazioni’, responsabile della “configurazione” della nostra dimensione e dell’umanità stessa, è appunto YHWH; così Mosé scrisse la “Genesi” utilizzando l’atavico “linguaggio sacro” per ri-definire un nuovo concetto di Dio… per creare una nuovaVisione del Mondo” figlia del nuovo, autentico ed assoluto Dio. Con il linguaggio iniziatico (i geroglifici sacri della tradizione iniziatica egiziana) l’autore biblico ideò nuovi “nomi-formula“, creò nuove “forme di vita” (come fece l’Adam nell’Eden grazie appunto all’intervento di Yaweh) e codici espressivi spirituali… creò un inedito paradigma religioso e da Ialdabaoth (EN.LIL) si passò a scrivere di YHWH: pertanto i modi espressivi del “Numen” si stavano riformulando attraverso dei nuovi codici significativi! Si trattava di una nuova rivelazione della realtà, una nuova rappresentazione dell’orizzonte degli eventi” nella nostra Coscienza, configurata attraverso la numerologia delle permutazioni letterarie al fine di far coincidere (e in qualche modo occultare) le forze naturali di una nuova creazione divina con la creazione stessa della realtà per mezzo del Sé dell’essere umano. In sostanza Mosè cominciò a far convergere la “cosmogonia divina” con una “psicogonia esistenziale dell’animo umano“. Ciò che nei “Veda” e nella “Bhagavadgītā” fu velatamente descritto fin dall’alba dei tempi, ora in Medio Oriente fu tramandato con lo stesso scopo con cui, in seguito, la “Gnosi” concepì quel processo salvifico dell’integrazione dell’Io” ..per ricongiungere il Sé di ogni iniziato con l’ “Io Sono” dell’Esseità divina! Pertanto, il subquantistico Divenire potenziale (‘eLoHiYM) si era configurato nel Dio dell’Essere dell’Antico Testamento (YHWH)… con tutto il buono e il brutto che questa nuova “Crezione” comportava nella nostra dimensione, ma prima di ogni altra cosa nella nostra testa: nella nostra coscienza. Infatti quella psicogonia venne da sempre occultata in favore di eggregori in grado di assoggettare, semmai, l’umanità ad un “modo di esistere” conformista, asservito ma soprattutto concentrato sulla matericità..

A questo punto dobbiamo sapere che la Torah, nel libro dei “Numeri“, descrive gli ebrei appena salvi dall’esodo che cominciarono a lamentarsi con Mosé del loro pellegrinare nel deserto, dove dei serpenti li stavano decimando. Allora Mosé, sotto la guida di Dio, costruì un vessillo di rame a forma di serpente che salvò il popolo dal pericolo guarendoli dagli attacchi dei serpenti. Ecco allora che il serpente innalzato è come un “farmaco” che non fa morire, ed il Vangelo di Giovanni richiamerà quell’evento quando Jeshua stesso porterà il paragone dicendo: «..come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna», sostenendo d’essere lui stesso un “farmaco” (il Serpente della Salvezza), ma non per guarire solo in questo mondo, ma per guarire da una malattia antica: cioè è farmaco di “immortalità“. In definitiva, il serpente è l’atavico custode della Sapienza e della conoscenza (sessualedegli opposti (unificati), una custodia che gioco forza contiene anche le forze entropico-distruttive di questa “coincidentia oppositorum” (vedi Lucifero, o l’ “avversario” Satana), allora Jeshua si è fatto “serpente” incrociando le energie attraverso l’attivazione della forza del Cuore, abbandonando l’ “Ego” in favore del Sé divino: la “Croce” che unisce tutti i punti fino all’ “Uno“. Ha affrontato il Serpente trasfigurandolo nell’energia trasformativa e trascendente dello “Spirito Santo”… nella salvezza della trasformazione dell’anima in una stella energetica immortale ed infinita!
Pertanto, quando nel testo biblico ebraico si trova “serpente”, c’è sotto il “Messia“. Secondo la Volontà di Dio, appena si verificò l’evento della “caduta dell’uomo” per colpa dell’incantatore “nachash“, erano allora maturi i tempi per la venuta dell’ “incantatore dell’incantatore“, ossia il “serpente di rame” che troviamo citato in “Numeri 21”: il Messia che sarà il farmaco (“Coscienza Cristica“) per guarire l’uomo.

Un’illuminazione questa che in seguito la teologia fece piuttosto coincidere e scemare con l’unico dogma di un’entità che ci creò materialmente: mistificando così dei fatti storici (e pure un’eventuale lettura anagogica e spiritualista) a dispetto della vera essenza e del vero significato del “numinoso”, della Divinità… cosa che, nel corso dei secoli, dopo aver ulteriormente boicottato la lettura letterale in favore di quella allegorico-religiosa, ha creato quell’istituzione che ancora oggi mistifica tutti questi sacri concetti (oltreché depravare l’etica e la morale)!
Ebbene, una’autonoma ricerca spirituale come quella invece descritta da Mosè o dalla Tradizione Primordiale, sembra essere molto simile alla moderna psicoterapia dell’ “Integrazione del Séideata da Jung, e maturata non a caso in seguito ai suoi studi sull’Alchmia e sullo gnosticismo giudaico (e cristiano). Infatti, secondo diversi psicologi – a partire dallo stesso Jung – molte afflizioni e turbamenti della psiche sono generati dalla scissione del “conscio” con l’ “inconscio“. Fin da bambini le influenze intersoggettive e del sistema socio-culturale ambientale plagiano fortemente “ciò che si vuole essere”: aspettative che spessissimo finiscono per separare il nostro “Io” da quello che siamo veramente e da tutto ciò che non ci piace essere! Questa influenza soggettiva e ambientale poggia non di rado su una rigida morale che scinde il Bene dal Male, ed è proprio questa ‘divisione‘ il nefasto processo che separa la nostra natura (ciò che siamo) da quello che non vogliamo essere. Da qui nascono tutte le nostre paturnie, tutte le nostre ansie ed apprensioni, verso il futuro, verso la vita tout court,… tutte quelle aspettative che si scontrano con i “demonidel nostro inconscio, il luogo dove alberga il ricordo del nostro Sé primigenio adesso invece frantumato in tante e gravose voghe psicologiche – per questo spesso i nostri sogni sono il grido-incubo di un inconscio che cerca disperato di suggerirci chi siamo veramente e cosa vogliamo davvero. Non solo, secondo gli esperti, in una tale scissione in tante parti e tendenze psicologiche della “personalità” e del Sé, si annidano i germi di molte patologie psichiche. Tutte queste influenze sono state manipolate, volenti o non volenti, finanche dalle istituzioni religiose..
In fondo, anche nella vita di tutti giorni una dottrina come quella Cattolica è divenuta un peso non indifferente per la nostra integrità mentale; e questo vale un po’ per tutte le religioni monoteiste. Ad esempio nel cattolicesimo ufficiale, la ‘teologia della croce‘ è stata un’invenzione del cristianesimo di San Paolo, completamente diversa dal simbolismo originario della “Croce” all’interno dello gnosticismo, una corrente che si apriva in modo del tutto catartico al mistero del “Cristo” e del cosiddetto “corpo mistico” e della vita eterna. All’opposto, la croce insanguinata e carica di sensi di colpa che conosciamo noi tutti, in particolare, possiede i germi dei principali turbamenti della psiche: vedi la concezione patologica dell’amore come sacrificio, nella sua componente masochistica ed autosvalutante, oppure la catena dissociante e sminuente dei perenni sensi dei colpa e della concezione autolesionistica del perdono al costo di tutto, fino alla concezione patologica del rapporto con il corpo e con il sesso, ecc… Tutte queste angustie si formano perché l’uomo, nella sua educazione morale, non fa altro che scindere il suo Sé in una miriade di impulsi e andamenti psicologici, la maggior parte dei quali non gli appartengono… a dispetto dell’unica vera Forza che alberga dentro di sé, uno spettro di se stessi che è possibile trovare solo se ci si mette in risonanza con la propria energia interiore in grado di risvegliare la nostra vera ed “unica” natura!

In ogni caso, “Io Sono” è stata la risposta nella mente di Dio alla sua prima consapevolezza precedentemente l’inizio della sua creazione: quando è consapevole solo di Sé stesso. “Io Sono” però era anche l’articolazione in Dio della sua conoscenza del suo Sé come distinta da tutt’altro o da tutti gli altri… dall’inizio di qualsiasi perturbazione energetica e “correlazioni tra eventi” quantistici.

Ogni vero illuminato ha intuito e sperimentato nel proprio Sé questo stato di coscienza trascendentale e divino. E ogni religione ufficiale e istituzionale ha invece sempre ostacolato questa rivelazione “autonoma”!

Una cosa possiamo qui svelare: secondo ciò che viene tramandato dalla Tradizione Primordiale (quella egizia-sumera o la “Gnosi” per capirci) l’anima umana è segretamente una “stella” (un fulcro di energia purica – una certa onda vibrazionale) decaduta nella materia corporale (nell’illusoria percezione di una mente senziente). Gli antichi saggi asceti parlavano infatti di un “Corpo di Luce” (“Corpo Mistico“) che doveva essere reintegrato per vivere in stadi energetici più consoni alla sua vera natura (cosa questa che non ha nulla a che fare con la fuffa della New Age). Questi atavici insegnamenti della Tradizione Primordiale sul cosiddetto “corpo di luce” erano una sorta di “scienza santa” che i sacerdoti israeliti di Melkitzedeq (poi Esseni), già dai tempi di Mosè, ereditarono dai Sacerdoti di Horus-Mezdau (Ahura Mazda) del tempio di Heliopolis. Questi erano i custodi del segreto dell’energia-Zed di Osiride: ossia la liberazione delle energie divine nell’uomo attraverso l’emissione di un fascio di energia elettro-magnetica che fluisce a doppia spirale lungo l’asse dorsale dell’uomo. La corona di spine indossata dal “Cristo” è una potente allusione all’occulto potere elettromagnetico latente nella spina dorsale umana, potere che, noto come risveglio del doppio “serpente kundalini” nella tradizione esoterica induista, e simboleggiato dal caduceo mercuriale in quella ermetica, è capace di riattivare i sette chakras (vortici eterici) o le 10 sephiroth (potenze di luce) dell’Albero della Vita interiore.

Il risveglio di questo latente potere energetico insito al livello psico-fisico dell’essere umano era la testimonianza della divinità (la vibrazione cosmica creatrice, l’energia vitale onnipervadente l’universo ed onnisciente… simboleggiata dall’Archetipo del “serpente” e dell’energia Kundalini) di cui è composto l’uomo e che deve essere ricercata dall’Iniziato per trasfigurare il corpo fisico nella numinosa frequenza del “corpo mistico“. Questo era possibile per mezzo del sacrificio dell’ “Ego” al fine di immergersi di nuovo nella “Volontà” dell’ “Esseità” divina attraverso uno stato di coscienza medianico. Si tratta del momento in cui il nostro “Io” prende consapevolezza dei suoi svariati impulsi esistenziali, e costruzioni mentali, e torna a riunificare tutto se stesso in un nuovo e superiore ““, abbracciando la Coscienza Cosmica in un’unica Volontà e trasfigurandosi quindi in un altro stato di coscienza (“Coscienza Cristica“): è il conseguimento di un superiore livello dimensionale per così dire, tanto da trascendere il nostro mondo ed essere in grado di oltrepassare i multiversi dimensionali fino all’ “Esseità” cosmica… questo era il senso originale della rinascita di Jeshua nel nuovo “corpo mistico” in seguito al sacrificio della “Croce“, ossia del proprio “Ego“, per accogliere nel profondo dell’animo il Sé Creatore.
Ebbene, il simbolo della “Croce” era il simbolismo esoterico della “Coscienza Cristica” e dell’inizio della creazione divina: la Bibbia afferma che «In principio era il Verbo…», quindi il simbolo principale è il punto inscritto nel cerchio, ossia la coscienza cosmica di Dio, in astrologia rappresenta il “Sole” che per l’iniziato ha significati fondamentali (infatti per alcuni è la manifestazione stessa della divinità). A quel punto la Coscienza cosmica del Vuoto neurale crea: la “Genesi” ci dice che la prima cosa che fu creata fu la “luce” – punto inscritto – poi furono separate le acque in basso da quelle in alto – il punto si muove in verticale creando i primi due elementi – ed in seguito in basso le acque si ritirarono per lasciare posto all’asciutto – lavoro orizzontale con gli ultimi due elementi: a questo punto la “Croce” è completa… tant’è che in seguito furono fatte germogliare le piante – opera lunare, ecc… Infatti, la “Quaternità” delle estensioni della Croce è un Archetipo fondamentale nella Tradizione Primordiale, è una sacra numerologia che ha a che fare con la creazione di un nuovo Sé, ergo di un nuovo mondo (con i suoi 4 elementi naturali costitutivi).

La “Croce” per gli gnostici è la rappresentazione di una legge universale invariabile che copre tutta la gamma, tutti i fatti della Natura, senza alcuna eccezione.
Colui che conosce i fondamenti della Chimica, sa che la reazione degli elementi avviene solo incrociandone alcuni con altri. Per esempio, la formula chimica dell’acqua H2O, è semplicemente l’incrocio di due molecole di idrogeno e una di ossigeno cosicché l’acqua, culla della Vita, è il risultato della Croce. Il potere di produrre acqua è nella “croce dell’idrogeno e dell’ossigeno”.
L’armonia nel cammino di un sistema di mondi, dipende dal punto magnetico cruciale in cui le due forze centrifuga e centripeta sono in equilibrio. Cosicché il potere che sostiene i mondi è nella croce magnetica degli spazi.
Una cellula maschile chiamata spermatozoo s’incrocia con una cellula femminile chiamata ovulo e da questa croce risulta l’essere umano. Dunque, l’uomo è il risultato della croce tra lo spermatozoo maschile e l’ovulo femminile.
Anche quando lo sguardo di due amanti s’incrociano allora la croce magnetica degli sguardi mostra e dimostra che il potere si trova ancora una volta nella croce.
Abbiamo visto come dentro ognuno di noi si trova un punto matematico.. Tale punto (lo spirito di Dio) non va mai ricercato nel passato e tantomeno nel futuro. Chi vuole scoprire questo punto misterioso deve cercarlo dentro se stesso qui ed ora, proprio in questo istante, non un secondo prima, né un secondo dopo… Le due aste della “Croce“, la Verticale e l’Orizzontale, si incontrano in questo punto (tutte le estensioni spazio-tempo e i quattro elementi Naturali convergono al centro). Dunque, d’istante in istante, ci troviamo di fronte a due strade: l’Orizzontale e la Verticale…
– Quella Orizzontale è il cammino di tutti coloro che seguono la corrente
– La Verticale è la strada dell’intuizione emotiva, dei ribelli intelligenti, quella degli anarchici, dei rivoluzionari…
Quando ci ricordiamo di noi stessi, quando lavoriamo su noi stessi, quando ci disidentifichiamo con tutti i problemi e le pene della vita, di fatto, seguiamo il Sentiero Verticale… Certo, non è mai un compito facile eliminare le emozioni negative, perdere ogni identificazione con il proprio modo di vivere, con i problemi di tutti i tipi, con gli affari, i debiti, le cambiali da pagare, le ipoteche, il telefono, l’acqua, la luce, ecc., ecc… tuttavia il “sacrificio dell’Ego” è la sola via per rinascere ad un nuovo Sé in grado di integrare in sé stesso perfino la divinità.
Nulla può venire all’esistenza senza il potere dalla Croce: senza di essa, non esiste nulla di nuovo, né potrebbe trasformarsi l’antico. La croce racchiude il mistero di tutti i poteri immaginabili, che siano questi fisici, intellettuali o morali. La croce degli gnostici è il potere dell’universo e costruisce atomi, molecole, cellule, organi, organismi, mondi e sistemi di mondi. Come nell’aspetto intellettuale è la croce delle idee che produce nuovi stati di coscienza, così nell’aspetto morale o sensoriale è la croce il potere che causa tutte le sensazioni meravigliose che nobilitano e danno dignità all’anima.
In sostanza: è la croce del pensare e del sentire, in accordo e armonia perfetti, che permette di sviluppare il lato mistico e spirituale dall’esistenzaTale energia è latente nell’essere umano e risiede alla base della colonna vertebrale e incrocia tutti i Chakras del corpo fin nel profondo della Coscienza.
A questo punto ci è chiaro comprendere come la “Croce“, con le sue quattro estensioni a dar forma ai 4 elementi naturali, rimandi alla “Tetrakis“, il numero quattro che dagli Antichi era considerato l’ “Archetipo” per eccellenza: il numero simbolico che conteneva in sé tutto il divino, ove “divino” per l’Iniziazione delle misterosofie significava “il potere umano di creare“. La Tetrakis è la “matrice inconoscibile” che si è tradotta fin dal ‘principio’ in “realtà visibile”, nascendo da sé stessa, e sul piano relativo dell’esperienza lo ha fatto sotto forma di quei gas che sono la triade necessaria a tutte le forme di vita stellare (idrogeno, ossigeno, ozono). Pitagora considerava il numero quattro, il numero divino, per eccellenza. Esso, infatti, contiene il numero dieci, che è la sintesi di tutti i numeri: (1 + 2 + 3 + 4 = 10); ma come accennato, il numero quattro rappresenta anche la graduale formazione dei mondi visibili, poiché in esso sono contenute anche le quattro figure geometriche formanti la base di tutte le cose (vedi pure i “Solidi Platonici“). Nel passare dallo stato immanifesto a quello manifesto, l’energia vitale universale imprime un moto circolare (la spirale Toroidale è la morfologia di base dell’universo e di ogni suo elemento), sempre più velocemente agli atomi primi dell’universo, fino a quando l’attrito di tale velocità diverrà così infuocato da separare e manifestare isolatamente tutte le forme di ciò che si è estratto dalla potenzialità archetipica. Ed ecco il “punto“, o la prima sosta di vita analizzabile, formare il “circolo“: il piano del circolo gira e diviene solido… il pianeta è ormai nato. Abbiamo visto che i gas, le polveri cosmiche, le comete, le nebulose e tutto l’universo visibile… sono le “forme” che compie il “Proteo Universale” mordendosi continuamente la coda (vedi l’Archetipo dell’ “Oroboro“).
Pertanto, nel mistero della “psicogonia” degli Antichi, il “Simbolo“, e la relativa proiezione psicologica, regnavano nell’amalgama del “Quaternario“, che per reintegrare la ‘Triade‘ contemplava appunto il “quarto elemento“: la “Virgo Coelestis“… vale a dire l’elaborazione psicologica (vedi Jung) del quarto elemento: l’azzurro manto della “Regina Austri“, la “Mater Coelestis” dell’Alchimia. Il segreto del quarto elemento ha lo scopo di risvegliare l’umanità dal letargo e dall’inerzia spirituale introducendo l’ “aurea scintilla“, il “punctum cordis” o “novum lumen” che nella luce della “Coscienza Cristica” destava tutte le coscienze ottenebrate. Nell’oscura luce della Verità sorgeva l’emanazione diretta di Dio (il Cristo) con il “tetramorfo“, il “carro solare” accompagnato dai ‘quattro evangelisti‘ che nel numero “quattro” sono le ‘quattro stagioni‘ così come i ‘quattro colori dell’Opera‘. La ‘Terra’ come elemento inferiore sussisteva all’ “Opus alchymicum” ed è per questo che si attuava un’unione di spirito e materia inclusiva dell’istanza “madre” della “Sophia“, il Theotokos” da cui tutto germina: l’aurea matrice pleromatica da cui promana l’opera inconscia dell’Iniziato la cui scintilla sorge dal Caos sferico e confuso della materia primordiale come “sphinther“. In sostanza la Coscienza Cristica è quello stato di coscienza in cui tutti gli elementi dell’essere vivente trovano un senso nella coincidenza degli opposti… e dove quindi il principio femmineo è reintegrato con quello mascolino a formare il Nuovo Uomo.
Il Quaternario è sempre stato il corpo escluso e depredato dalla teologia (l’elemento da sempre occultato dalle istituzioni della religione ortodossa), che invece originariamente rimandava all’istanza gnostica della “Mater Coelestis” pre-pagana: la “Sophia“. Jung riprenderà Goethe in quel concetto dell’Alchimia e di Paracelso che ribadiva il fatto che solo dal “quarto elemento” nasce l’ “Ottavo“… quell’ottavo a cui nessuno pensava (oggi studiato invece dalla scienza “Cimatica” attraverso la cosiddetta “Legge dell’Ottava“). L’ “Ottavo” è il solo a cui spettano le chiavi dell’ “Olimpo” o del “Pleroma” o magari del “Nirvana” come lo chiamano gli Orientali.. Non è dunque l’olimpo terreno che sarebbe opera facile ma quell’ “Olimpus” dove i protagonisti dell’ “Opus Alchymicum” e “Mercurio” in primis diventano i corrispettivi tellurici del ‘mito gnostico’ portante nell’istanza premateriale della “Sophia” e del “Salvator” macrocosmico. Di fatto, quando l’Alchimia nella sua versione apollinea riprende il tetramorfismo del Cristo ed il Quaternario, porta in se stessa “ordine”, costituendo la scintilla emanata dal “Caos primordiale” del “Rotundum“: del primo giorno della Creazione della “Genesi” e di quel “Diluvio” (iniziatico) che costituì il “Binarius“, il “secondo giorno della Creazione” da cui secondo alcuni esperti promanò il “Male” (il risultato della duplicità dell’Esseità cosmica: l’energia entropica, vale a dire la forza distruttiva, centrifuga ed oppositiva della Natura). Duplicando il Binarius abbiamo il quattro, cosa che la storia non ha saputo considerare investigando la natura del “Serpens Quadricornutus“, che si opponeva al “tricefalo mercurio” dello ‘zolfo attivo’, il “Sulphur Vulgi“. Questo duello “Cristo/Anticristo” si risolse nell’individuazione del Quattro non già come Binarius o Ternarius ma come Quaternità, dalla quale la “Tetraktys” del Cristo per mezzo della forza della “Croce“(e dell’energia Kundalini) promana ordine in toto come “Redemptor“.

Oltremodo, se prendiamo gli insegnamenti originari della “Gnòsi“, possiamo vedere come questo Archetipo non è mai e poi mai coinciso con una “teologia della croce” come la conosciamo noi… perché non c’e’ traccia dell’ ‘umiliazione della croce’, ossia i concetti cattolici di “martirio“, “peccato“, “ubbidienza“, ecc… anzi, nello gnosticismo la ribellione di Eva – e Adamo – era l’inizio della Conoscenza della vera forza divina (Kundalini/Ierogamia) con cui ci si poteva liberare dal gioco della “materialità” con cui il Dio/Demiurgo ci aveva ingannato!
Piuttosto, la schiavitù materica del ‘senso di colpa‘, e non solo, viene vinta dall’Eone pneumatico del “Cristo” creduto morto, ma che in verità, secondo i Testi gnostici, ha più che altro ‘ingannato‘ la morte, semplicemente perché non è mai davvero morto, ha solo creato una “illusione di martirio” per così dire, al fine di raggirare gli Arconti, che tuttavia in seguito, influenzando uomini, istituzioni, culture e società (sul nostro relativo piano dell’esperienza), si sono impossessati della figura profetica di Gesù cercando di sovvertire la verità e manipolando chi credeva appunto nel Cristo (attraverso le ‘invenzioni’ paoline con tutta la sua mistificante teologia).
Ciò che varia tra le diverse correnti gnostiche sono i modi con cui Jeshua ha lasciato credere di essere stato vinto e crocefisso, ma la sostanza non muta: il “Cristo” non è mai morto in croce nel modo e nel senso che ci hanno fatto credere. Come dimostrato in vari documenti di Nag Hammadi, dal “Vangelo di Filippo” fino alla “Apocalisse di Pietro“, solo per citarne alcuni, la credenza della morte di Jeshua e della resurrezione è aspramente criticata: la prima mettendo al bando e ridicolizzando i paolini che credevano e veneravano «un uomo morto», la seconda ribaltando (“Vangelo di Filippo”) il concetto di resurrezione.
In pratica, la resurrezione deve avvenire prima di morire, facendo una scelta catartica radicale e facendo morire l’Uomo vecchio per far nascere il Nuovo nel “Logos” del “Cristo” (il nuovo “vestito” del “corpo mistico“) e nella Gnòsi; solo dopo si può morire in questa vita per entrare di diritto nel “Pleroma” (ossia l’ “Esseità” trascendentale, ciò Dio… vale a dire la Coscienza cosmica del Campo Purico nella prima emanazione del Vuoto). La “resurrezione”, quindi, non avviene dopo la morte, ma può avvenire solo in questa “carne”, giacché si tratta in primo luogo di una rinascita della Coscienza individuale. Siamo quindi esattamente agli antipodi del concetto masochistico e dell’autosvalutazione centrata sul peccato e sulla croce cattolica, anzi se ne ribaltano completamente i termini trasformandoli in un atteggiamento ritenuto abominevole e da combattere – una lotta contro il Demiurgo/Yahweh in nome di una libera rinascita in seno al “Padre“, il vero Dio di cui invece ha sempre parlato Jeshua.

A questo punto dobbiamo parlare del valore soteriologico che la Bibbia ascrive alla lettera dell’alfabeto ebraico “Tav” – o “Tau“: un ideogramma che rimanda non a caso alla forma di una croce – tant’è che anche il suo “valoreesoterico era appunto collegato al simbolismo della “Croce” e dunque della “Coscienza Cristica“. Nella Genesi (6, 14-15), Dio disse a Noè: «Fatti un’arca di legno di cipresso… Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza». Ebbene, secondo la tradizione l’equivalente numerico della Tav è nello specifico il “400”, tuttavia, un brano biblico da Ezechiele segnerà la tradizione consentendo il passaggio dal Tav-croce, significato simbolico, al 300-croce: collegando l’Archetipo del Sé (l’arca come abbiamo visto è il contenitore-testa della Coscienza) alla cifra 300. Secondo la Cabalà la vibrazione del numero 300 (inteso come vettore energetico: legge di natura, frequenza vibrazionale…) è conforme al cosiddetto “Spirito di Dio“, alla sua essenza energetica che ha corrispondenze con la “Shin“, ossia la 21^ lettera dell’alfabeto ebraico. 300 = “Ruach Elohim“: “Spirito di Dio“, ovvero il primo Nome segreto del Messia – il simbolismo del Messia tra l’altro rimanda nella tradizione cabalistica alla prima Sephirot, cioè “Keter“, la Volontà Prima, il “Divino Nulla inconoscibile”: la Sephirot che ci unisce all’Essere divino poiché più vicina e risonante la sua Vibrazione cosmica. L’archetipo della “Shin” rimanda quindi alla simmetria e al cambiamento, dunque all’equilibrio della Bellezza.. in senso platonico potremmo dire, perciò ha a che fare con l’ordine armonico dell’Esseità divina. Si tratta della forza che emana (attraverso l’evoluzione) l’essenza stessa di Dio: il suo Ordine Divino Naturale, la sua vibrazione cosmica essenziale e il modo con cui organizza l’invisibile fino al visibile (tutta la nostra relativa dimensione spazio-tempo: il nostro mondo). 
Il messaggio di questa Sapienza sta nell’integrare i vari modi conoscitivi della Coscienza/mente. Infatti, le tre punte della lettera “Shin” rappresentano le tre parti del cervello (a destra la parte intuitiva, a sinistra quella logica e al centro la sede dei sentimenti). Il suo punto in basso rappresenta invece il “quarto cervello“: la “Conoscenza Unificatrice“. Esattamente questo è il messaggio esoterico del Cristo! In sostanza, la “Tav” è il “Sigillo di Dio“, si tratta della ‘legge naturale’ che governa e armonizza l’Universo. È quello stato di quiete ed equilibrio che possiamo raggiungere solo dopo un lungo percorso meditativo e spirituale (quando l’iniziato risuona dell’ “Io Sono l’Io Sono“, in connessione con l’Esseità trascendentale del “Divenire“: quando cioè nello stadio di immobilità secondo ‘eLoHiYM si inizia a vibrare di ogni possibilità creativa secondo YHWH). Si tratta oltremodo, per la Cabalà, di un segno che protegge l’uomo dalla sua naturale tendenza a soccombere agli impulsi più bassi (all’entropia..), e preavvisa l’immortalità latente in ogni essere umano (una condizione “numinosa” raggiungibile solo attraverso riti iniziatici praticati attraverso la Meditazione spirituale).
Sir John Woodruffe, primo divulgatore occidentale dei principi della saggezza tantrica indù, equiparò la pratica del “Kundalini Yoga” (elevazione del “potere del serpente” mediante i chakra della colonna vertebrale) con i riti gnostici del “culto del serpente” (Shakti e Shakta, p. 191 ss.). Studiosi del buddismo come EA Evans-Wentz, JM Reynolds e HV Guenther sono giunti a conclusioni simili. Ecco che secondo la Gnosi il “Cristo-Stella” è la vera generazione dell’iniziato, ed è per questo che egli era chiamato “Figlio dell’Uomo”, poiché era compito dell’uomo, col sacrificio d’amore, quello di rigenerarsi reinfondendo la vita con la propria morte mistica. In questo articolo sul rito del Natale spiego al meglio questo passaggio iniziatico come la santa verità a cui si deve attenere chiunque voglia avere un minimo di rapporto con la propria divinità interiore (un culmine iniziatico che trova la sua compiutezza nel rito della Pasqua). D’altronde anche secondo Jung «Il sé aveva fatto la sua comparsa nelle vesti di un determinato uomo: Gesù di Nazaret» (Jung “La risurrezione” in Opere, vol XVIII, p 382). Quindi l’Archetipo dell’ “Imago Dei” era essenzialmente riconducibile all’Archetipo del Sé che poteva perfino elevarsi da un livello simbolico a quello della Vita, e “incarnarsi” in una persona… quando cioè il livello energetico del Campo purico di quella vibrazione cosmica – chiamata “Coscienza Cristica” dalla Tradizione Primordiale – era raggiunto dall’evoluzione coscienziale dell’iniziato stesso.

Collegato a questo “segreto“, ossia al fatto che nel profondo dell’ “individuazione/differenziazione del nostro Io” ci sono gli attributi creativi di ogni ‘essenza’ divina, possiamo sottolineare che quel “processo di integrazione del Sé” attivato grazie ad un campo elettromagnetico (“corpo di luce“) sub-quantistico, viene effettivamente innescato dalla capacità di un certo tipo di Carbonio, presente nel nostro organismo, di muoversi attraverso dei Campi iperdimensionali: di sollecitare cioè l’essere umano (e la sua Coscienza) da uno stadio energetico all’altro. Il Carbonio rappresenta il mattone fondamentale della vita per come oggi la conosciamo. Ebbene, il Carbonio 12 rappresenta la struttura del carbonio più frequentemente riscontrata, rappresentando nello specifico il 99% di tutte le strutture del carbonio conosciute: si tratta di un isotopo del Carbonio costituito da 6 protoni, 6 elettroni e 6 neutroni. 6-6-6. Sì, proprio lui… il famigerato e apocalittico “numero della bestia“. Dopo l’Idrogeno, l’Elio e l’Ossigeno, elementi che esistono in forma gassosa, il Carbonio 12 rappresenta l’elemento più abbondante nell’universo. Il Carbonio 12 è inoltre uno dei cinque elementi che costituiscono il DNA umano. Di conseguenza, il Carbonio 12 rappresenta in assoluto l’elemento più essenziale perché sussista la vita per come noi oggi la conosciamo. È appunto questo che probabilmente l’autore dell’Apocalisse intendeva comunicare quando affermò che il 666 fosse un numero d’uomo (o numero della bestia). Si tratta del numero che identifica il Carbonio 12, ossia la struttura essenziale alla base del corpo fisico dell’Uomo, quella che lo lega all’universo fisico. Ecco che la cosa più sorprendente, allora, è l’azione del cosiddetto Carbonio 7: vale a dire l’isotopo ancora non scoperto del Carbonio, caratterizzato da 6 elettroni, 6 protoni, e da un solo 1 neutrone. È l’elemento materiale grazie al quale è possibile tracciare paralleli con il sistema della Kundalini o con il cubo di Metatron. Esattamente come il ferro ha la capacità di generare intorno a sè un campo magnetico, alla stessa maniera il Carbonio ha l’innegabile capacità di trasportare campi iperdimensionali, quali ad esempio i campi generati dal pensiero, fissandoli intorno a sè. Quindi è in grado di amplificare il pensiero ed altri campi iperdimensionali, esattamente come il ferro e il rame in un trasformatore sono in grado di amplificare i campi magnetici. Nell’ambito del sistema della Kundalini, tale configurazione 6-6-1 è riscontrabile nelle controparti maschili e femminili che vanno a costituire i 6 chakra di livello più basso, a cui va ad aggiungersi il settimo chakra, il neutro Sahasvara. Nell’ebraismo, Metatron, considerato il mediatore tra Dio e l’Uomo, viene il più delle volte rappresentato tramite un cubo costituito da tredici cerchi, che comprendono un cerchio più interno, circondato da 6 cerchi interni e da 6 cerchi esterni.
Il simbolismo dell’asse verticale con le due forze opposte e complementari è un retaggio gnostico collegato al simbolo del “Caduceo“, usato anche dall’odierna medicina. Il simbolismo del Caduceo è stato spesso interpretato sia come la rappresentazione della doppia elica del DNA, sia della Kundalini che sale fino a raggiungere la ghiandola endocrina dell’Epifisi, vale a dire la “Ghiandola Pineale“. È dalla Ghiandola Pineale, infatti, che viene secreta la melatonina: un ormone fondamentale che regola il ritmo sonno-veglia, che interagisce con l’inibizione della secrezione degli ormoni sessuali e che stimola il sistema immunitario. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 il professor R. J. Reiter dimostrò che deboli campi elettromagnetici influenzano l’attività della Ghiandola Pineale e la secrezione di melatonina. Nello stesso periodo il professor G. Cremer-Bartels dimostrò come lo stesso campo elettromagnetico della Terra influenzi la ghiandola pineale. Allora nel 1996, un gruppo di ricerca, che vedeva coinvolti istituti americani ed israeliani, scoprì proprietà piezoelettriche nella ‘sabbia’ che si sedimenta nella nostra ghiandola. La proprietà piezoelettrica non è altro che la capacità di trasformare delle vibrazioni in impulsi elettrici… ecco dunque che anche noi abbiamo questa stessa capacità grazie alla ghiandola pineale e alla sua sabbiolina interna. Di fatto, è solo grazie all’attivazione di questa ghiandola che è possibile attivare nel nostro campo magnetico cerebrale quegli stadi energetici (di coscienza) in grado di vibrare con le frequenze sottili del Campo Purico dello stadio (sub)quantistico dell’Esseità del Vuoto neurale: di ciò che in questa sede stiamo accostando al concetto di Dio, per capirci.
Perciò amici, vi consiglio una frequente esposizione alla luce solare, a dormire invece in completa oscurità e a meditare tanto, perché la Ghiandola Pineale risponde ai segnali bioelettrici di luce/buio e la meditazione attiva appunto questa energia bioelettrica. Raggiungere gli stadi di frequenza di YHWH e poi di ‘eLoHiYM non è cosa semplice, c’è bisogno di un processo catartico in seno ad un percorso di iniziazione che deve passare necessariamente per l’attivazione della Ghiandola Pineale, altrimenti è impossibile attivare quegli stadi energetici così sottili, immensi e potenti.

.

L’altra verità contenuta nel Tetragrammaton, e dunque nel “processo di integrazione del Sé“, è che l’antitesi complementare tra l’Io Sono l’Io Sono (il silenzio della Coscienza) e l’Io Sono inteso come il Sé disgiunto ma allo stesso tempo comprendente la creazione (la mente e la sua proliferazione/differenziazione)… è uno specchio della contrapposizione tra “Eros” e “Thanatos“, tra Coscienza come energia espansiva (evolutiva) e Mente come energia entropica (distruttiva). Di fatto è il respiro dell’universo: l’Essere crea attraverso la dualità. Il nostro piano relativo dell’esperienza è governato da queste due forze, che dobbiamo imparare a compensare! Sono la ricetta di ogni pietanza che assimileremo nella vita: più riusciremo a controllare e a saper miscelare il gusto di quegli ingredienti, più avremo momenti di felicità durante la nostra esistenza.

Per i primi saggi asceti il ciclo di rinascita della natura, in effetti, suggeriva le totali manifestazioni cosmiche della fusione degliinversi” nell’Essere divino, che generavano costantemente ogni forma di vita. Ebbene, l’Archetipo dell’androgino, cioè della complementarità degli opposti, era un simbolismo primordiale del sentimento numinoso dell’umanità.
Un’altro aspetto della dualità infatti è importante qui rivelare: nel sesto giorno della “Genesi” si dice: «maschio e femmina li creò», in verità, in questo momento in cui l’Esseità sta “ideando” l’ ‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon), la traduzione corretta è: «Nell’ombra di ‘Elohiym gli dà forma: dà loro la forma di principio maschile e di principio femminile». Abbiamo visto che l’ “ombra” è la sostanza divina insita nell’uomo stesso (dunque l’ “Io” dei maschi e l’ “Io” delle femmine sentono e creano uno non meno divinamente dell’altro – alla faccia delle religioni e delle società maschiliste), e abbiamo visto che qui in realtà la Genesi sta parlando della creazione innanzitutto di potenziali “modi di esistere“, dunque la compresenza dell’energia mascolina e di quella femminea (un tragico incubo per tutta la teologia nei secoli a venire) si spiega per il fatto che ‘eLoHiYM non sta creando ancora i “corpi” ma l’ “‘aDaMaH“: lacoscienza dell’umanità! E nella mente dell’umanità, come nella coscienza di ogni individuo, il principio maschile (Yang) e il principio femminile (Yin) sono due dinamiche della conoscenza – e non dei sistemi genitali. Sono le due energie fondamentali dell’universo!

Secondo gli scienziati il potere generativo fondamentale risiede nella vibrazione che, con la sua “periodicità“, sostiene i fenomeni e i loro due poli.
– Ad un polo abbiamo la forma, lo schema figurativo;
– in corrispondenza dell’altro polo troviamo il movimento, il processo dinamico.
Ecco che dall’Unica sostanza dell’Esseità del Vuoto si emana la forza dell’estensione, la prima energia evolutiva in natura (ossia l’ ‘eLoHiYM della “Genesi”… il Divenire che attraverso l’evoluzione può creare ogni cosa).
– Questa rientrando in se stessa è chiamata forza d’attrazione.
– Se invece si estende nuovamente, forza di repulsione.
Dunque non esiste che una sola forza, di cui tutte le altre sono modificazioni. E questa forza, manifestandosi sulla nostra dimensione, crea grazie alla:
vibrazione di espansione (tendente all’ordine. Energie evolutive. Emozioni positive.  Inconscio. Il Sé e la Coscienza cosmica…)
vibrazione di contrazione / entropica (tendente al disordine. Energie distruttive. Emozioni negative. Mente logica. Io personale…).
L’universo intero viene creato da questo ciclico respiro cosmico. E l’uomo nel suo profondo sarà sempre alle prese con queste due tendenze opposte che dovrà costantemente cercare di armonizzare!
Ecco che la Coscienza cosmica dell’Esseità del Vuoto, il campo unico di energia quantica (intelligente) forma il me, la mente, la materia e il mondo… che costituiscono una unità (come dimostrano oggi le scoperte scientifiche della fisica quantistica). L’Essere, muovendosi entro se stesso (con l’energia c’è sempre il moto -il movimento), crea la mente, la quale, occupandosi di se stessa, precipita nella materia. L’osservatore osserva se stesso e diventa l’osservato; il vedente osserva se stesso e diventa lo scenario -il me; l’Io, osserva se stesso e diventa corpo.

Tenendo conto di queste due energie, leggendo la “Genesi” possiamo capire quanto queste due forze siano anche due tendenze psicologiche che animano il nostro inconscio. Abbiamo visto che ‘eLoHiYM aveva dato all’ ‘aDaMaH la capacità di vedere e di capire oltre ciò-che-già-c’è (ossia l’Essere governato da YHWH): infatti la sua intenzionalità è creatrice (tutto ciò che immagina attraverso i canali dell’inconscio e dell’introspezione consapevole è innanzitutto una possibilità, in-potenza… che in seguito può collassare sul piano relativo dell’esperienza attraverso la sua stessa -consapevole- volontarietà/osservazione. Esattamente come oggi ci dimostra la fisica quantistica). Allora YHWH capisce subito che l’ ‘aDaMaH ha potere, appunto, di realizzare tutto ciò che vuole (infatti nell’Eden l’Adam fu chiamato da Yahweh a dare un “nome” a tutti gli esseri viventi… e in questo modo egli dava forma a tutti gli esseri della terra, che così prendevano vita… e l’intera realtà così acquisiva un senso e significati). Allora il Demiurgo Yahweh per cercare di arginare questo “potere umano” soppresse per un po’ quell’intenzionalità all’AdamE YHWH ‘Elohiym suscitò un torpore sull’adam…») e attraverso un’operazione al torace plasmò una nuova “forma vivente” dissimulandola (dandogli una forma diversa, femminile appunto), per metterla dinanzi all’Adam affinché egli non fosse in grado di nominarla. Ma l’ ‘aDaMaH la riconobbe e la chiamò “donna” (“iSaH“), per accorgersi subito dopo, nondimeno, che l’intervento di Yahweh gli aveva in primis diviso la mente tra:
– una ‘tendenza’ chiamata in ebraico “iYs“, ossia una forma di conoscenza fondata sulla percezione sensoriale, vale a dire su ciò che si conosce, sulla base di ciò che si percepisce in questa specifica dimensione… dove tutto si muove sulla base di un prima e dopo, sopra e sotto, ecc… Insomma quando la nostra mente si pone gli stessi limiti del nostro corpo, finendo per farci credere che quella sia l’unica e vera realtà (vedi la razionalità, la logica esacerbata fino allo scientismo. Vedi anche il concetto taoista di “Yang“);
– e un’altra ‘tendenza’ mentale chiamata l’ “iSaH“, ossia quell’area della nostra mente che non conosce limiti spaziali o temporali, non avverte i limiti delle cose ma solo le cose stesse, dove tutto fa parte di un’unità più grande (vedi l’emotività, l’intuizione o il concetto di “Yin“).
Oggi un neurologo riconoscerebbe in questa divisione le due parti distinte del nostro emisfero cerebrale.

Alla luce di ciò, possiamo confermare l’altra verità a cui accennavo, e perché le pratiche della meditazione, attraverso il gioco dell’introspezione, insistono nell’insegnarci a comprendere la differenza tra:
– la mente, che è il tumulto dei pensieri quotidiani, ossia l’inquinamento delle aspettative socio-culturali nella realtà che la nostra stessa mente produce olograficamente da sè (e che dobbiamo imparare a frenare, contenere ed isolare, meglio ancora ad estinguere del tutto per disidentificarsi).
– e la coscienza, che è lo stato d’essere profondo con cui ci trasformiamo nell’ “Io Sono” (ossia YHWH della Genesi)… all’unisono con l’ “Io Sono l’Io Sono” di Dio, cosa che ci renderà entrambi una sola Esseità!

.

A livelli più alti, l’unico modo per tornare a quella forma di androginia primordiale è quella della via iniziatica. La “Genesi” ce lo racconta attraverso l’atavico mito del Diluvio, durante il quale dobbiamo passare per il giorno della piena, quando col Diluvio comincia «il mezzo del cammin di nostra vita». L’ “Io” nella sua “Tebah” – che non è l’Arca ma sta a significare piuttosto un nuovo linguaggio mentale, nella coscienza della sua testa, per riscrivere un nuovo mondo – sta iniziando il suo processo catartico d’iniziazione, che ha diverse fasi..

Una testimonianza di questo processo catartico ed iniziatico ci è stato lasciato in modo spettacoloso dall’Alchimia medievale, che trasfigurò in immagini/simboli un processo in apparenza meramente chimico, ma che in verità celava una sequenza di ‘passaggi‘ attraverso cui la psiche (come involucro della Coscienza, o dell’anima se più vi piace) si trasformava mutando la consapevolezza di Sé… evolvendo dunque la stessa anima. Pertanto la “trasformazione chimica” era una metafora funzionale a spiegare un processo psicologico: poiché macro e micro-cosmo sono legati, lo stesso Jung intuì che l’Alchimia non fece altro che assecondare le analogie tra i processi di trasformazione naturali e quelli psichici. Ebbene, questa Sapienza proveniva dalla Tradizione Primordiale, finanche dalla tradizione degli gnostici cristiani.
La Gnosi, infatti, comprese fin da subito l’importanza delle analogie simboliche per la mente umana, sempre sotto gli influssi degli archetipi universali, e poiché sapevano che ogni individuo è un fulcro di energia cosmica soggettizzata, elaborarono un processo di trasformazione salvifica dell’individuo stesso al fine di riportarlo a ri-scoprire la sua natura energetica e coscienziale. Il fine di questo processo catartico ed iniziatico era infatti quello di ridare unità alla psiche, liberandola dalla prigionia in cui la ragnatela dei pensieri (indotti) mentali la costringevano, producendone la frantumazione in una miriade di parti e attitudini psicologiche tali da impedirle di assumere il ruolo di interfaccia per la crescita e l’evoluzione dell’anima.
Per questo motivo Jung spiegò come le fasi della trasformazione alchemica portavano alla pietra filosofale, sottolineando come questi processi avevano una corrispondenza con la trasformazione della psiche umana… un processo perfettamente equivalente alle ‘fasi della vita’ che il cristiano gnostico scandiva con i sacramenti della Gnosi.
Ad esempio il “Battesimognostico sanciva l’inizio dell’opera su ‘se stessi’ come la “Nigredo” alchemica l’inizio dell’Opus. Con l’ “Unzione Sacramentale” gnostica e la “Morte Iniziatica” si celebrava invece il processo che in Alchimia sanciva la fine dell’Opera al Nero e l’inizio della costruzione dell’androgino. L’uomo era appunto invitato a riscoprire le parti femminee della sua psiche come la donna di quelle maschili, quasi sempre separate da una perversa educazione sessuofobica. Da qui lo gnostico giungeva a contatto con la sua anima in un processo che corrispondeva alla “Albedo” alchemica. A questo punto era anche in grado di scoprire nella vita vissuta la propria compagna, la sua anima gemella: un’immagine vivente della sua “vera” anima. Infine con il sacramento della “Camera Nuziale” si sanciva attraverso la “Ierogamia” (un sacro e puro ‘amplesso’ con la propria compagna) l’immagine simbolica, e trasformativa, che segnava la fusione con la propria anima, interiormente, e al contempo manifestata esteriormente dall’unione sacramentale-sessuale con la compagna di vita.
Questa trasformazione e liberazione reale e profonda dell’uomo corrispondeva anche all’invito a liberarsi dalla schiavitù interiore imposta attraverso il culto di false divinità esteriori: per ritrovare il divino in se stessi e nel profondo della propria anima come essenza spirituale dell’unione del Tutto.
In sostanza la Gnosi era un processo di trasformazione individuale, e poi religiosa, politica e sociale. Una rivolta attiva contro i ministri del falso dio che si appropriarono del diritto sacrosanto dell’uomo di avere un contatto diretto e autonomo con l’Esseità divina in se stessi… ma anche una ribellione attiva contro i potentati ed i potenti che schiavizzavano l’uomo supportati dai ministri di culto e da religioni oppressive e manipolatorie – una dura lotta che oggi possiamo rivolgere contro la Massoneria responsabile proprio di quel becero, criminale e forzato collegamento tra il simbolismo esoterico e gli antichi falsi dèi… finanche, per dirla tutta, tra demoni e Arconti (focolai senzienti di energie ed emozioni negative ed entropico-distruttive) o alieni (esseri multidimensionali).

Per capirci ancora meglio, potremmo spiegare gli Insegnamenti della Gnòsi provando ad utilizzare la cosiddetta “Psicosintesi“, ossia una corrente psicologica che si ispira ai principi della Psicologia Umanistica, tesa allo sviluppo armonico della personalità come totalità bio-psico-spirituale, ed a favorire un contatto con i livelli superiori della psiche. Allora, usando un linguaggio “psicosintetico”, possiamo dire che il processo catartico delle misterosofie considerava l’essere umano dotato di un ‘centro di coscienza‘ e di “Volontà“, capace di comporre la molteplicità che lo costituisce in una sintesi più armonica (“psicosintesi personale”) che a sua volta, applicata sul piano relazionale, favorisce l’integrazione fra gli individui, e fra questi e l’ambiente (“psicosintesi interpersonale”).
L’evoluzione umana è vista come una continua crescita verso sintesi sempre più ampie, tali da espandersi oltre la coscienza personale ordinaria, fino all’identificazione con il Sé (“psicosintesi transpersonale”).
Il processo psicosintetico si articola in tre fasi, che rappresentano le tappe di un processo circolare, infinito:
– “Conosci te stesso
– “possiedi te stesso
– “trasforma te stesso“.
Di fatti, conoscersi e prendere possesso delle proprie molteplicità interiori rivela potenzialità all’Iniziato che prima erano rimaste nell’ombra: lo mette in grado di trasformarsi ed esprimere pienamente i propri talenti. L’Iniziato sperimenterà così un senso nuovo di interezza e gioia, percependo illimitate potenzialità di espansione interiore e di azione esterna.
Si parte dal fatto che il contatto con i livelli più elevati della psiche ci permette di avere esperienza, anche se solo per brevi istanti, di quel legame col Sé transpersonale o Superiore di cui l’Io è un riflesso nella nostra personalità… per poi vibrare direttamente della stessa frequenza dell’Universo (divino).

Torniamo allora alla “Genesi” e a come l’atavica tradizione gnostica spiegava, per mezzo della Sapienza egizia-sumera, questo processo salvifico dell’essere umano. Mosè raccontò proprio questi “passaggi” attraverso la mitologia del Diluvio… proverò a spiegarveli attraverso le famose terminologie alchemiche:

> La “Nigredo“: il momento della frantumazione. L’Io deve prima abbandonare tutte le sue certezze: deve arrivare la fine di ciò-che-c’è-già. In Egitto, nei Testi delle Piramidi questo momento veniva chiamato: “Il grande nero delle acque amare“; si tratta della pancia della balena di Giona, per gli alchimisti erano le tenebre spaventose in cui la mente vede precipitare ogni certezza. Questo è il momento di saltare nel buio, di gettarsi nelle tenebre. È già stato tutto pianificato dal Divenire… tanto non abbiamo altre speranze.
> La “Viriditas“: bisogna disfare tutto. Siamo nel bel mezzo del Diluvio e l’Io giace nelle tenebre, si abbandona, è sospeso e inerte, sta metabolizzando il fatto di aver perso ogni certezza. I Testi delle Piramidi lo descrivono come: “il grande verde nel tuo nome di Mare“, è l’ “opera al verde” o il “Solve” (“disciogli”!) degli alchimisti… è il momento in cui tutto perde di vecchi significati. L’Io acquisisce il nuovo linguaggio per un neo-mondo, il passato sta scomparendo, ed ora, ogni intuire, riflettere, ecc… inizia ad esprimersi con il nuovo linguaggio, che sta riformulando proprio nuovi significati, concetti, parole, visioni del mondo, paradigmi culturali, ecc…
> L’ “Albedo“: dopo la frantumazione di ogni energia del vecchio mondo, adesso, nel momento in cui sta rinascendo un nuovo mondo, sono solo ‘due’ le vibrazioni che tornano per ricostruire una nuova realtà! Tutte le potenzialità del nuovo Io, nel loro cercare di riconnettersi, iniziano a farlo attraverso l’antitesi di due opposte e complementari vibrazioni, per raggiungere un livello superiore… una nuova capacità creatrice! Questa neo dualità è rappresentata, durante il Diluvio, dal corvo e dalla colomba liberati da Noah in cerca della nuova Terra.
> La “Rubedo“: la “foglia di splendore“, portata dalla colomba, annuncia il momento clou, che nei Testi delle Piramidi era descritto come l’ “Unione delle due Terre“. Colomba e corvo convergono, sta finalmente cessando la duplicità, l’Io dell’iniziato si sta finalmente consolidando. L’attesa, l’esitazione, la paura del troppo grande e del troppo nuovo sono finite. Ora si tratta di far traboccare lo splendore dell’ulivo, di farlo esistere davvero, di esprimerlo: la nuova realtà è pronta per esser pronunciata, per diventar parola e per far esistere ciò che indica. Ecco che se prima eravamo trasportati dagli avvenimenti, ora l’ “Io” si accorge che nella dimensione del suo “fare”, nel nostro piano relativo dell’esperienza, avviene sempre e solo ciò che è stato ideato dal Divenire (e che era già accaduto prima sulla dimensione del Divenire, ma solo adesso noi possiamo manifestarlo). Il nuovo linguaggio non sarà per forza quello esoterico della Bibbia, basterà una nuova impostazione mentale, un cambiare vita, stile di vita e “modi di pensare”… magari stavolta mirando all’assoluto, alla bellezza, all’armonia, alla pace e all’amore.
> L’uscita nel mondo: il Diluvio è cessato. Noah comincia a spostare i limiti della nostra coscienza sempre più avanti, per guardare oltre e definire, con la nuova “lingua”, tutto ciò che lo sguardo coglie, spaziando tutt’intorno!
Ora il nuovo mondo si popola dei concetti che la lingua possiede di tutto ciò che vive. Noah osserva fuori, e la sua “nuova intuizione” è entusiasta della bellezza e della vitalità di tutto ciò che si sta formando.
> Il legame tra tutti i viventi: adesso c’è un monito che l’iniziato deve tener presente: dopo il Diluvio ‘Elohiym avverte Noah delle conseguenze che un’eventuale suo timore, o spaesamento nello sperimentare il nuovo mondo, possa avere su tutti i viventi. Di fatto, tra l’iniziato e l’energia cosmica creatrice ora non c’è più distacco, essi risuonano simpateticamente, quindi c’è un forte legame psichico tra l’iniziato e tutta la vita del nuovo universo. Dunque nei Noah, l’Io si innerva nell’energia vitale dell’universo e può dunque influire su tutto ciò che vive. Comincia a partecipare direttamente all’evoluzione. Gli iniziati cominciano a cambiare e di conseguenza lo fa il loro mondo, e tanto più gli iniziati cominciano ad aver paura di quella propria evoluzione, esitando, tanto più si frena l’evoluzione della vita tutt’intorno. Ecco che il monito sta proprio nel fatto che ora la vita di ogni essere “è nelle loro mani”.
> L’Iniziazione finale: a questo punto, l’iniziato ha acquisito il nuovo linguaggio e vive dell’energia creativa dell’Essere cosmico. È come dire che l’iniziato può vedere il suo vedere, pensare il suo pensare, creare il suo creare… insomma il suo Io è, ora, più grande di se stesso. L’iniziato ha già in sé, come fosse un sapere innato, un tocco divino, un’intuizione donatagli ogni volta da ‘eLoHiYM: la qualità, l’attributo o la capacità di ciò che “vuole” fare! Era la capacità di Dio di dire la parola “luce” prima che la luce esistesse, ora i Noah conoscono il segreto della forza creativa del Divenire.
Ora i Noah come Dio vedono le cose dall’alto, e possono intervenire ogniqualvolta si debba sistemare la mira.. Siamo al top!

Tutto questo è il sunto del vero segreto di ogni iniziazione misterosofica: si tratta di un processo di liberazione del Sé (dalla mente alla Coscienza). È una liberazione della psiche dalla schiavitù delgiudizioe delladiscriminazionealla mercé degli impulsi emotivi, per ritrovare un’essenza intuitiva raggiungibile solo nell’unificazione del Sé e nel ricongiungersi della nostra dualità psicologica: nel mettersi in sintonia con la parte femminea e risonante del nostro cuore in modo da accedere alla componente divina nel profondo della Coscienza (o dell’ “Anima” se vi piace di più!).

 

IL FRUTTO PROIBITO DELLA CONOSCENZA E IL GUARDIANO DEGLI ABISSI

Abbiamo visto che nella Bibbia quando si parla della “Conoscenza“, vedi il frutto dell’ “Albero della Conoscenza del Bene e del Male“, si intende aver consapevolezza dell’antitesi cosmica tra estensione ed entropia, una cognizione in cui si “incrociano” lo “‘iYs” e la “iSaH” (ovvero il “Mistero della Croce” che poi si sarebbe completato con l’immortalità – “vita eterna” – data dall’altro albero presente nell’Eden ossia l’ “Albero della Vita“): è lo Yin e lo Yang che nel loro “incrociarsi” creano le infinite ramificazioni della vita nell’universo… sia nel bene che nel male, nella gioia e nel dolore di tutte le biforcazioni emotive della Vita (e in tutte le differenziazioni psicologiche dell’ “Io”). L’unico modo per neutralizzare e contrappesare questa antitesi sta nel raggiungimento dell’equilibrio tra le due forze opposte e complementari. L’unione degli opposti si poteva realizzare tramite l’unione dei sessi opposti: nella fusione delle due anime, del principio femmineo e mascolino, possiamo trovare quell’Armonia necessaria per bilanciare e trovare quindi l’equilibrio sia interno che esterno per una Vita serena e felice, tanto da poter trasfigurare addirittura la nostra dimensione per giungere in stati di coscienza e di energia più sottili.
L’ “unione sessuale sacra“, le nozze celebrate dagli dei, viene definita “hieros gamos” nei miti greci. In italiano la si chiama “Ierogamia“, oppure anche “teogamia“. Erano le “nozze sacre” degli Dèi, ma innanzitutto era un retaggio di una prima civiltà matrifocale… in cui l’essere umano utilizzava questo rito catartico al fine di trascendere il mondo fino a raggiungere la divinità.
Si tratta dell’Archetipo del ritorno ciclico alla verginità o, viceversa, alla gravidanza. In sostanza, è il ciclo infinito della creazione della Vita!

Allora, prima di andare ad analizzare le fonti primitive di ogni insegnamento misterosofico, dobbiamo far chiarezza una volta per tutte riguardo l’atavico “avversario” del Bene, quel “serpente” che scopriremo presto essere luce di salvezza… mentre è stato ferocemente strumentalizzato e demonizzato solo per occultarci la Verità. Innanzitutto, chi matura biologicamente e intellettualmente presto o tardi arriva a capire che la religione, sfrondata delle sue convenzioni e circonvenzioni, si riduce all’identificazione di Dio con le forze “sovrapersonali” che ci costringono internamente da un lato, e con quelle impersonali che ci sovrastano esternamente dall’altro, ovvero, rispettivamente, con l’inconscio e la natura. D’altronde come abbiamo finora dimostrato, il “numinoso” è uno stato d’essere della Coscienza in determinati stadi d’energia.

Ebbene, le più importanti scoperte scientifiche degli ultimi anni hanno dimostrato la presenza di onde sonore nell’universo primordiale, analizzandone anche il timbro. Queste onde comprimono e rarefanno il gas incandescente che già costituiva l’universo circa 15 miliardi di anni fa, si tratta di due forze cosmiche complementari e compresenti: abbiamo già parlato della distensione e della contrazionegravità ed entropia… La Vita infatti si sviluppa da questo flusso e riflusso, in questa duplice polarità… e la sua pulsione è infinita. Queste due forze primigenie sono come il Respiro del Cosmo, così come l’uomo espira (vedi anche le diastole del sistema cardiaco), sintomo della forza espansiva del sole, e inspira (le sistole), sintomo della forza contrattiva della luna. Ogni cosa si propaga attraverso due forze complementari. Tutto questo ci fa percepire il mondo e la Vita tout court in senso duplice.

Se seguiamo una “lettura stellare” dei Miti, secondo gli studiosi il Diluvio simboleggia la collisione di un pianeta caduto, poi chiamato Satana, attualmente diremmo un asteroide, sulla nostra Terra. Perciò questo asteroide schiantatosi sulla Terra, generò il diluvio che tutte le antiche religioni tramandavano all’interno dei loro testi sacri (dunque un momento catartico di rottura verso il ‘cambiamento’: il momento più alto dell’iniziazione). Questo asteroide era un pianeta conosciuto da tutte le culture come “Il Reggiante“, il dragone delle caotiche acque salate. La luce solare illuminò l’acqua di questo pianeta dandogli un bagliore che competeva con la luce stessa del Sole, fatto che poi verrà traspositato nelle lotte di Lucifero contro il Signore. Il Signore in questo caso è il Sole che ci alimenta e dona calore alla Terra. Il pianeta Tiamat Lucifero fu distrutto da un cataclisma che scaraventò il pianeta acquoso nell’abisso della Terra. Nel libro di Enoch è rivelato: «Ed ecco una stella cadde dal cielo. …e quando cadde sulla Terra vidi come Essa fu inghiottita in un grande abisso»… chiaro riferimento agli abissi dell’Inferno!

Dal punto di vista storico invece, gli studiosi affermano che nel 650 a.C. quando gli ebrei erano schiavi dei babilonesi, dichiararono il dio dei loro padroni ENKI, dall’epiteto “dio degli abissi“, loro nemico e “avversario“, che in ebraico si dice “Satàn“. A questo punto è bene chiarire che nella Bibbia non esiste un Diavolo a capo della schiera malefica spirituale, “Satàn” non è il nome di “qualcuno”, il satàn è una funzione: una funzione che viene assunta da uomini, ma anche da qualsivoglia uno degli Elohyim… perché è la funzione del cosiddetto “avversario” o “pubblico accusatore“, cioè era un incarico che un individuo assumeva per mettersi sopra le parti e fare “l’avvocato del diavolo” in una certa situazione.. A ogni modo, tornando al “dio degli abissi” babilonese, Egli si era ribellato (per assistere gli esseri umani dal Diluvio Universale) a suo padre AN, il re del cielo, che su richiesta dell’altro suo figlio ENLILre dell’aria, aveva decretato, unitamente al concilio degli dei, che la creazione di Enki, ovvero l’umanità stessa, venisse sterminata. Gli ebrei odiavano i loro oppressori e volevano vendicarsi, e così iniziarono ad adorare proprio il dio a cui il dio Enki si era ribellato per salvare gli umani – ossia Enlil, il dio dell’aria, vale a dire il nostro Dio giudaico-cattolico che risiede nel cielo, a dispetto del Dio degli abissi che noi oggi conosciamo come Satana il Diavolo (tutto ciò trova corrispondenza anche nell’astio tra Zeus e suo fratello Poseidone negli arcaici miti greci. Non a caso poi il tridente di Poseidone lo ritroveremo nel forcone del Diavolo). Ebbene, gli ebrei, attingendo ai miti sumeri e babilonesi contenuti nella biblioteca di Assurbanipal, riscrissero una religione completamente alla rovescia dove si autoproclamarono popolo eletto“, tutelato dagli dèi del cielo, gli Elohim. Poco importava che Enki avesse insegnato agli uomini anche la medicina e la “scienza dello Spirito” (come aveva fatto Prometeo e in un’altra chiave di lettura, più religiosa che storica, l’angelo Azezel… anche quest’ultimo stessa trasposizione del pianeta Tiamat e di Lucifero), non a caso il suo simbolo, un doppio serpente avvolto elicoidalmente lungo l’asse verticale, è giunto incolume fino ad oggi proprio come emblema di guarigione e di riattivazione del potere energetico insito all’uomo stesso.

Ecco giungere ai successivi Testi biblici, dove Lucifero dice a Eva: «Sarete come dei», ed appare chiaro che il peccato di cui la prima coppia si macchierà è lo stesso che Prometeo fece compiere alla giovane umanità del mito greco: quello di voler raggiungere la condizione della divinità per mezzo della sperimentazione diretta e sollecitatae non attraverso un lungo percorso di ricerca e perfezionamento spirituale. In realtà i miti raccontano la stessa “verità”, Lucifero non è il “Satana” con cui ci ha oppresso per secoli la teologia della Chiesa, in realtà Lucifero è la luce che arriva (ossia l’asteroide dalle acque salate succitato, ma anche, forse ancora più esattamente, il pianeta Venere) per dare conoscenza. Il serpente non è altro che la conoscenza, l’involucro che contiene l’essenza divina e che va quindi alimentata dalle giuste energie cosmiche e positive.

Ancor meglio la Cabalà riesce a spiegarci acutamente ed esaustivamente il concetto del Male attraverso l’idea della così chiamata “fulgore di Chesed“. La cosiddetta forza delle Ghevurà è quell’energia che restringe, diminuisce, controlla e indirizza la discesa di luce e abbondanza durante l’emanazione della creazione da parte dell’Essere divino. È la “mano sinistra”, estesa per respingere: è ogni tipo di energia atta a porre limite e termine all’esistenza. È la forza contrattiva, la distruzione in natura, quella forza che compensa l’opposta (ma complementare) energia di espansione
Pur avendo delle connotazioni negative (che tuttavia gli assegna solo il nostro limitato “sistema logico” intellettuale), senza Ghevurà l’amore non potrebbe realizzarsi, in quanto secondo la Cabalà non troverebbe un “recipiente” atto a contenerlo… il tempo e lo spazio non possono contenere una creazione illimitata nella nostra “dimensione“… così come per la Madre Terra, è ovvio!

Il Male è “sfunzionamento”, non negatività. Se da una pila elettrica e dalla Vita si elimina il polo negativo, la corrente stessa si annulla. Il negativo è utile, è funzionante, è essenziale, è importante. Non può essere considerato come un male. Il negativo è la metà del bene, così come il positivo è l’altra metà. In realtà l’unica forma primaria unitaria e inscindibile che insieme si espande e si contrae è il “Bene” (la frequenza vitale del Campo Unico di energia). Quando si parla di forza primigenia e primaria, in questo senso, si parla di Totalità. Quando si parla di Diavolo si parla di ParzialitàQuando la visione diventa totale ogni Diavolo, ogni male, ogni errore spariscono (il fatto che essa sia una forza “contrattiva” e che dunque limita e frena l’emanazione e l’espansione, non significa che sia qualcosa di negativo o il Male assoluto, si tratta solo di quella forza necessaria all’esistenza affinché questa non stagni nella copiosità e rimanga in equilibrio in seno all’evoluzione).

Le dinamiche cosmiche della Vita furono quindi sempre più adulterate quando la differenziazione dell’ “Io” non riuscendo a superare il monito delle emozioni negative e sofferenti, cominciò a interpretare la realtà accecato dall’odio procuratogli dalla paura del dolore… ma soprattutto dalla sofferenza che c’è dietro il libero arbitrio, ossia dietro le normali conseguenze del nostro compito di fare esperienza della realtà: la responsabilità delle nostre scelte. È la nostra paura di evolverci, del cambiamento… di crescere sempre di più, per questo motivo ci autosabotiamo. Per questo motivo l’essere umano ha iniziato a costruirsi “significati” in modo da dare un senso vantaggioso alla propria vitaLa parte mascolina della coscienza umana iniziò ad edificare strutture logico-razionali in modo da poter controllare la sofferenza… cosa che divenne la motivazione principale per i potenti per innalzare sempre di più il loro controllo, le loro risorse e il loro potere alla faccia degli schiavi, dei poveri o del popolo…

Di questo passo l’umanità arrivò fino all’ottimismo del nuovo uomo greco, che si andò a fondare pian piano sull’idea che il singolo fosse inserito entro un sistema razionale. Predicando che c’è un ordine razionale dell’essere e che il giusto non ha nulla da temere, per prima cosa la tendenziosa lettura che si tramandò di Socrate fece coincidere la ratio con la felicità. Perciò il razionalismo sociale si sviluppò sia come teoria sia come forza pratica di integrazione sociale. E non c’è ormai alcun dubbio che la storia del razionalismo, cioè della nostra civiltà, appare ricostruibile in termini di violenza: violenza dell’integrazione sociale, della fissazione dei ruoli, di regole logiche per stabilire cosa è vero e cosa è falso su basi assolutamente arbitrarie.

La sfida diabolica che contrappone il Male al Bene non è dunque altro che un’immagine metaforica della contrapposizione del Falso al Vero, senza la quale sarebbe impossibile l’intero pensiero logico. Non a caso il Diavolo, nel ventisettesimo canto dell’Inferno, mentre strappa dalle mani di San Francesco l’anima peccatrice di Guido da Montefeltro, rivela beffardamente la sua natura esclamando: «Tu non pensavi ch’io loico fossi». E nel Faust, dando alla matricola un diabolico suggerimento per il suo piano di studi, reitera: «Ti consiglio anzitutto íli iscriverti a un corso di logica». Ecco perché il Diavolo è l’affabulatore, l’ingannatore: esso è logica tendenziosa frutto di una ratio esacerbata, quella tendenza a scegliere (ecco il libero arbitrio portato dal serpente/Diavolo nell’Eden ad Adamo ed Eva) tra due aspetti separati, obliando la verità che nulla è separato, che invero tutto è Unità.

Dunque, ogni creazione è divina. Ogni modo di procedere è umano. L’Essere crea il camminare, ma non lo zoppicare. Il diavolo è solo una mistificazione dell’originale concetto di demone (che era in verità un aspetto della forza distruttrice della natura), ma se è vero che l’inganno del diavolo è quello di dividere” e che Dio è coppia, maschio e femmina (tutto quello che è vivente è coppia), allora l’errore diabolico sussiste quando l’uomo crede uno ciò che è solo metà. Quando vede in Dio il Padre e rifiuta la Madre. La Vita viene così spezzata in due parti, il Bene e il Male. Una metà dell’Infinito Bene viene creduta il Male. In verità la “tenebra” è solo un altro tipo di bene. Dobbiamo vederla in questo modo: la tenebra come luce che si spegne, la luce come tenebra che si illumina. In tutto perdurano le due forze opposte e complementari.

In sostanza, la “coincidentia oppositorum” crea infinite possibilità, dalle ramificazioni dell’Albero Sephirotico tutta la vita è possibile… ed ogni volta che dobbiamo buttarci verso un nuovo traguardo siamo di fronte un “salto nel buio” che a noi fa naturalmente paura! A quel punto veniamo meno alle nostre responsabilità di essere un’ ‘aDaMaH, ossia un’avanscoperta!

Quel confine da superare è il nostro labirinto, ciò che noi oggi chiamiamo “Inferno“, proiettandoci sopra molti prodotti della nostra immaginazione: le fiamme, i tormenti… tutti sabotaggi per cercare di difenderci, di non vedere cos’è… non vedere le cose come stanno! Le fiamme servono ad abbagliarci e i tormenti a riflettere le nostre paure, come in uno specchio! Per capirci: il Diavolo è il “Guardiano degli Abissi“, il “Guardiano della soia“, vale a dire la paura delle nostre responsabilità di fronte un ‘evento‘ importante ed essenziale!

Per questo motivo i peccatori e i dannati vengono buttati all’Inferno solo dopo la loro morte… vanno lì in eterno per essere puniti per i loro peccati, ma ci vanno al di là della morte: cioè in un tempo e in un luogo “lontanissimo” da noi, fuori dal mondo! È un modo cinico di prender tempo, di non assumersi le proprie responsabilità. L’inferno sarà il momento in cui tutti noi dovremmo fare i conti con noi stessi ed assumersi le proprie responsabilità di ciò che si è fatto o non si è fatto. Non assumersi le responsabilità è un tormento, mentre l’Inferno che immaginiamo noi è il tranquillante più potente mai partorito dalla mente umana: ha placato popoli interi!

Assumersi le proprie responsabilità è andare oltre e lasciarsi l’Inferno alle spalle! E avere responsabilità non significa altro che “essere se stessi”… nell’unico senso possibile! La responsabilità è accorgersi di qualcosa… anche di essere “se stessi” in tutta la nostra grandezza e viltà. Perciò essere “peccatori” significa fare esperienza… «..gli ultimi saranno i primi» diceva Jeshua, i peccatori sono quelli che saltano nel buio, sbagliano ma agiscono… loro ci insegnano a superare i tabù!

Per concludere possiamo dunque affermare che il labirinto della Vita va affrontato; il “filo di Arianna” è una simbologia archetipica del nostro “linguaggio“… di quella facoltà tipicamente umana (che lo differenzia dall’animale) con il quale l’uomo costruisce la sua realtà, la rappresentazione di senso del suo Mondo. Il linguaggio è la nostra capacità di dare un “Nome” alle cose, via via che le vediamo e le capiamo. Come nella Bibbia, quando Yahweh conduce dinanzi all’uomo tutti gli animali, «per vedere come li avrebbe chiamati». Dare i nomi è un nostro talento che YHWH non ha… e Arianna insegna a Teseo a mantenere questa capacità aderente alle cose, alla guida.. Questo è il ‘filo‘… è ciò che fa anche il Serpente dell’Eden, anche esso simbolo archetipico del linguaggio (e della conoscenza). Il serpente «striscia sulle cose» (Genesi 3,14), infatti il linguaggio aderente alle cose può portarci molto più in la di dove siamo, ci apre la strada: ci fa accorgere del labirinto in cui ci troviamo e di come se ne esce. E più è aderente alle cose (come la lingua sacra della Tradizione Primordiale, dove perfino ogni lettera dava indicazioni sul significato della stessa parola) tanto più ci apre la via verso una crescita coscienziale, liberandoci dal labirinto. Il labirinto infatti è il nostro linguaggio quando non lo usiamo bene, quando viene sfruttato per non accorgersi e per non capire ciò che si vuole. Allora diventa lo specchio con le fiamme, il nostro Inferno, i nostri tabù… che ci faranno arretrare continuamente. È con il nostro arretrare che si forma il labirinto. È il camminare senza sapere dove si è.

 

LA FONTE ESOTERICA ALL’ORIGINE DI OGNI INIZIAZIONE MISTERICA: “IL CULTO DEL SERPENTE”

A quanto pare, dai recenti studi si evince che la “Gnòsi” non poteva davvero essere un fenomeno esterno al Cristianesimo. D’altronde il fatto che il cristianesimo primitivo avesse una natura gnostica è provato anche dal fatto che tre quarti dei testi letterari cristiani dei primi secoli sono appunto di natura gnostica, e dal fatto che in molte province i cristiani gnostici erano nettamente in maggioranza. Pertanto è il Cristianesimo che alla fine divenne lo snaturamento in senso essoterico e canonico della ‘Gnosi’ abbracciata dal cosiddetto “Cristo“.
Non solo, a sottolineare la connessione di Jeshua di Nazareth, e il simbolismo della “Coscienza Cristica” nel “Corpo di Luce/Corpo Mistico“, con il mondo delle religioni misteriche ellenistico-orientali, c’è il fatto che anticamente lo stesso Jeshua veniva chiamato “Chrestòs”. Noi oggi conosciamo solo l’appellativo “Christos” (“unto”), ossia la parola greca per l’ebraico “mashiach“, ad indicare che Jeshua è il Messia del giudaismo. Tuttavia in principio la Verità stava nel termine “Chrestòs” (dal greco “chraomai“) che invece era un termine ‘tecnico’ (dei Piccoli Misteri) che inseriva il mondo delle iniziazioni ai misteri pagani (orfici, eleusini, bacchici, cabiri…), dove si cercava la distruzione della natura umana inferiore per il raggiungimento dello stato di immortalità individuale. Esotericamente ci si riferisce a colui che è passato per la seconda nascita, che ha eternalizzato sé stesso nel proprio “agathodaimon“, “genio individuale“. Tale termine corrisponde esattamente all’egiziano “unnefer” (“sempre fiorente“) nei misteri egiziani: tant’è che Osiride era una parola che in greco, vedi Plutarco, veniva tradotta appunto con “Chrestòs”. Di fatto, attraverso l’ellenismo il termine passò a designare l’adepto realizzato anche di altri Misteri (egizi, caldei, ecc…).
Tutti questi riferimenti ci chiariscono la connessione di Jeshua con una linea di trasmissione iniziatica di tipo misterico, appartenente al mondo sincretico ellenistico di quel tempo (a cui andrebbe inclusa però anche l’iniziazione egizia).
Ebbene, il progressivo abbandono del termine ‘tecnico’ in favore di “Christòs” fu opera non casuale di sostituzione da parte di quella corrente proto-ortodossa che dovette recepire le istanze dei gruppi giudaici di potere – la nuova religione viaggiava da una città all’altra anche e soprattutto attraverso le comunità ebraiche che vi risiedevano. Ecco che in seguito i redattori dei testi furono esclusivamente i seguaci dell’ortodossia paolina, così i copisti, vuoi anche solo per ignoranza, cambiarono ogni qualvolta occorreva la designazione di “Chrestòs” in “Christòs“. Inoltre è bene notare che la soppressione del termine “Chrestòs” va significativamente di pari passo con la soppressione della ‘struttura iniziatica’ del cristianesimo, e più o meno vi coincide anche temporalmente.

I testi sacri delle correnti gnostiche, dette “Ofite” (dal greco “ojiV“, “serpente”), erano una sistemazione cristiana di un’elaborazione ebraica di inni appartenenti ai Misteri di epoca ellenistica, e identificavano bene la linea di formazione proprio dei “misteri cristiani”: essi sembrerebbero provenire da religioni ellenistico-pagane, passare per gruppi eterodossi ebraici, per giungere infine all’anarchico spiritualismo di Jeshua e Giovanni Battista.
Queste correnti Ofite, che si riferivano a sé stesse semplicemente come “gnostiche” e che venivano individuate con gli “adoratori del serpente“, venivano identificate da Ippolito come “Naasseni” (da “nhsh“, “serpente” in ebraico..). A queste correnti sono da ricondurre fra l’altro “L’Ipostasi degli Arconti“, “L’apocrifo di Giovanni” e “Le tre steli di Seth“. La produzione di questi testi gnostici mettevano in risalto il ruolo arcontico del dio dell’Eden che impedisce l’accesso alla “Conoscenza”: ossia all’ “Albero della Conoscenza” – si tenga a mente che in molti sistemi simbolici tradizionali è compito dell’eroe impossessarsi lottando dell’ “Albero“, che è Potere e Conoscenza, facendo per così dire «violenza al Regno dei Cieli», violenza che inizia dai tempi dei maestri gnostici: da Giovanni Battista e Jeshua in poi (cfr. Mt 11, 12).

Il serpente dal volto di leone, detto “Glicone“, è uno dei simboli gnostici della Sapienza divina: il fulcro della loro iniziazione.
Naturalmente il senso del simbolo è sempre duplice. Positivo e negativo.
Il serpente rappresenta un potere primordiale: è Conoscenza ma il suo mancato adempimento comporta una caduta. Come il suo secreto, esso può essere veleno e farmaco.
Il potere primordiale che rappresenta è anche cosmogonico (“serpente cosmico“): in questo senso esso rappresenta pure il potere (creativo) sessuale. L’elemento sapienziale e quello sessuale rivelavano il significato occulto dell’uso biblico del termine conoscereper indicare l’atto sessuale. In esso si cela l’uso tipico che viene dalla Tradizione e si manifesta in tutte le religioni antiche di associare la tecnica “ierogamia” (sesso sacro) all’ascesa a stati divini di coscienza. In questo senso ci viene in aiuto un gioco di parole che possiamo fare con la ‘lingua inglese’: la parola “Resurrection“, deriva da “Res” / “Ras” / “Rosh” / “Rs” = testa; e la parola “Erection” = forza sessuale. Abbiamo quindi l’attivazione dell’energia sessuale dallaradicealla corona” – una vibrazione che sale, intorno alla colonna vertebrale, lungo le nostre ghiandole e centri energetici fin sopra la testa: si tratta di un’energia elettromagnetica che risveglia il cervello influendo sulle attività del lobo frontale rendendo le onde cerebralicoerenti” con le stesse bande di frequenza della “materia bianca” del cervello, fino alle vibrazioni più alte dove si può far esperienza degli stadi d’energia più sottili (frequenze coerenti all’ “energia oscura” che i saggi asceti definivano “divine” durante le loro meditazioni medianiche). Questa energia era infatti la forza trasmutativa che permetteva di mutare l’essere umano in uncorpo di luce” in grado di renderlo immortale… come insegnava il “Mistero della Croce“, un processo catartico d’iniziazione con cui attraverso la serpentina attivazione dell’energia vitale (da innescare magari con la propria “anima gemella” durante la “ierogamia“) e il sacrificio dell’Ego, si poteva risorgere per mezzo del nuovo illuminato in un “corpo mistico” con cui trascendere la realtà ed immergersi nell’oceano onnipervadente dell’Esseità divina.
Tuttavia, per l’ebraismo che si stava istituzionalizzando all’epoca, l’unica possibilità interpretativa del simbolo del “serpente” fu esclusivamente svalutativa, contemplandone cioè unicamente gli aspetti negativi, e ignorandone quindi le possibilità iniziatiche, anzi proibendole (Gen. 2,16-17). Le “forme-pensiero” o le “eggregore” programmate dal Cristianesimo e dall’Islamismo di oggi lavorano costantemente per rimuovere la spiritualità e tutta la conoscenza metafisica, sanno bene che il ‘sesso‘ è un fattore decisivo per attivare il serpente energetico insito all’essere umano.
Di fatto, la possibilità di raggiungere una ‘serpentina conoscenza’ attraverso la ri-attivazione autonoma dei campi magnetici della nostra ‘serpentina colonna vertebrale’ fu immediatamente repressa dalle élite sacerdotali, tant’è che la religione ebraica divenne l’origine delle tradizioni essoteriche (monoteismo) da sempre nemiche e avversarie dell’esoterismo misterosofico. Così l’elenco delle proibizioni verso l’ “Albero della Conoscenza“, e verso l’atto delconoscere” (sesso iniziatico) rivelano la natura anti-gnostica dell’ebraismo. Lo stesso uso del sesso a fini procreativi, e solo per quelli, serviva alle potenze occulte che hanno ispirato l’antica religione ebraica ad impedire la “ierogamia“, praticata invece dagli antichi collegi di sacerdoti e sacerdotesse (egizi, caldei, fenici, babilonesi, assiri..). Il sesso divenne solo profilazione della “manovalanza” umana e capo espiatore di ogni accusa etica, nonché di molti traumi psicologici. Fu usato per moltiplicare le dinastie regali e alla fine rimase sotto il controllo della morale religiosa. Scrive J. Evola: «La visione prevalentemente lunare del sacro […] ha stigmatizzato come luciferico non solo ciò che realmente è tale ma anche ogni tentativo di reintegrazione tipo “eroico” e ogni spiritualità estranea ai rapporti di devozione e di creaturale dipendenza dal divino teisticamente concepito» (“Il Mistero del Graal” – pag.102).

Ebbene, nello specifico possiamo affermare che gli Ofiti sembrerebbero rifarsi soprattutto alla vicenda mosaica del serpente di bronzo, forti dell’analogia Cristo/Serpente annunciata dal Vangelo giovanneo. E a conferma che le forme residuali di questa antica forma “ofitica” di cristianesimo era quella originale, abbiamo alcune prove.
Nelle liturgie armena, greco-ortodossa, etiope e copta (cioè quelle non intaccate dalla nefasta patristica cattolico-romana), simboli del grado episcopale sono il crocifisso e uno strano pastorale (“pataritsa”, in greco moderno) con due serpenti, assolutamente inspiegabile se ci riferiamo alla teologia convenzionale. Questo simbolo risale all’antico Egitto, al “Doppio Ureo“, simbolizzante la “duplicità cosmica” della “forza serpentina“. I due serpenti posti a guardia del Disco Solare alato, sono le dee Nekbet e Uadjet, recanti la corona, una dell’Alto, l’altra del Basso Egitto, anche essi rappresentanti della “dualità cosmica”. Il Doppio Ureo di Toth è poi passato nel “Caduceo” di Hermes… e poi in quello del “Cristo“!
Ebbene, anche il simbolo del biblico serpente di bronzo attorcigliato su una croce a “Tau”, ricorda il simbolo “Ankh” o “Chiave di Vita” dell’Egitto antico.

In sostanza, secondo la Tradizione Primordiale (da quella egizia-sumera a quella ebraico-gnostica), l’energia del serpente è dentro di noi… ed è l’unica vibrazione in grado di innalzarci a Dio.
Secondo la Tradizione prima che la vita nascesse sulla Terra, in cielo regnavano i serpenti, custodi delle sacre tradizioni, che donarono all’umanità il fuoco della conoscenza. Il rettile detiene la chiave che svela la storia dimenticata delle nostre origini.

Nei miti cosmogonici indiani ricompare inalterato il medesimo credo. Vishnu riposa sul serpente dalle sette teste Sesha (“Durata”) o Ananda (“Infinito”) mentre sogna la creazione dell’Universo, e in un gesto di consapevolezza sparge il suo seme nelle acque cosmiche, che si muta in un “uovo d’oro” «uguale per splendore al Sole», germe di ogni creatura vivente.

 

Il rettile richiama altresì le forze latenti nell’uomo.
Un sigillo in terracotta di 3.000 anni fa ritrae un personaggio assiso in posizione yogica, con due cobra ai lati e due fedeli in adorazione. La dottrina dello Yoga, diffusa nel mondo intero, descrive numerosi centri vitali del corpo, i “Chakra“, piccoli ‘centri energetici‘ che corrispondono a precisi organi interni connessi a importantissime funzioni. Adeguatamente attivati, producono una frequenza elettromagnetica che interagisce con i condotti vitali e la cosiddetta “energia Kundalini” alla base della colonna vertebrale. Questa preme all’interno e sale sotto forma di “serpente elettrico” sino alla Ghiandola Pineale, donando una sensazione di completezza nell’uomo. Il “Caduceo” di Thot/Hermes, derivazione del bastone brahmanico, è avvolto dai serpenti, il flusso energetico spiraliforme, mentre la sommità sferica rappresenta il cervello con i ventricoli, due ali, segno di purezza spirituale. Il Buddha, nona incarnazione di Vishnu, divenne l’illuminato quando il re–cobra a sette teste Mucalinda gli porse riparo durante una tempesta, metafora di elevatezza nel Caos della vita. Ancor oggi, i monaci tibetani utilizzano trombe ricurve decorate da serpenti attorcigliati per i loro riti.

Non solo. In Persia nel 588 a.C. fiorì la predicazione del profeta Zarathustra, che espose la sua dottrina derivandola dal più antico culto dei Magi e del serpente.
Il popolo sumero conserva memorie ancestrali degli Anunnaki, che forgiarono l’uomo grazie al potere del serpente, lasciando nel nostro corpo una linea genetica che regna incontrastata da allora.
Il mito della creazione di Adamo ed Eva descritto nella “Genesi” prende le mosse dalle tavolette cuneiformi, eredi a loro volta di un sapere più antico.
Nel pantheon sumero ricettacolo di suprema conoscenza era EN.KI/E.A (“colui la cui casa è l’acqua”), che amava l’uomo e lo aiutò ad evolvere da semplice creatura ad essere senziente, contrastato dal fratello EN.LIL. L’effige del dio era una freccia stilizzata enucleante il termine “Buzur“, “detentore dei segreti” e “detentore dei metalli”, con allusione alla segreta arte alchemica.
Nella Bibbia il vocabolo per “serpente” è “nahash“, correlato alla progenitrice Eva, tradotta come “vita”, “serpente femmina”, “Signora del serpente” e “madre di tutti i viventi”. La lingua araba chiama il rettile “al-ayyah“, “il vivificante”, omofono ad Allah, suggerendo in tal modo che gli antichi contemplassero un’Energia Madre quale scaturigine della vita. Un testo ebraico sostiene che Eva generò Caino insieme ad Enki, mentre Abele nacque dall’unione con Adamo. Il segno posto su Caino, di dinastia regale, era la “rosacroce” simboleggiante la “Coppa delle Acque“: l’utero femminile.
Enki si rivolge ad Eva nell’Eden spingendola a gustare i frutti dall’ “Albero della Conoscenza del Bene e del Male“, istoriato allegoricamente nei sigilli cilindrici come deità con rami simili a sinuosi spermatozooi e alla vagina: il ‘segreto’ era che con l’energia sessuale controllata l’uomo può ascendere al cielo. Il messaggio si completa in altri bassorilievi di epoca assira raffiguranti uomini di rango elevato che montano la guardia ad un apparato simile alla “spina dorsale” e reggono in mano una “pigna“, la “Pineale“.
Nel racconto di Adapa, l’Adamo biblico, è scritto: «La conoscenza Enki gli diede, ma non l’immortalità». Di fatti Enlil, scoperto lo stratagemma del fratello, scaccia la coppia divina dall’Eden negandogli l’accesso all’ “Albero della Vita“.
Secoli più tardi l’eroe Gilgamesh partirà verso mondi lontani per carpire agli dèi l’ultimo segreto. Quale? Gli adepti di Enki ritrassero il dio con due enormi serpenti in foggia di veste attraversata da bande orizzontali, la doppia elica del DNA e i suoi quattro composti organici. Sotto di lui l’ “Ankh” egizia: la vita eterna.
Tradizioni sudamericane parlano di Tomapa, che prediceva il futuro con una croce ansata. Il suo nome significherebbe “colui che ha in sé l’Albero della Vita da cui si tagliano verghe magiche“. Clonazione deriva dal greco “kloon“, ramoscello. Troppe le coincidenze, se per un attimo ci vogliamo riferire alle operazioni di clonazione citate nella Bibbia e rivelate dalla lettura letterale fatta da alcuni recenti studiosi, o se intendiamo, come lo facevano i geroglifici originali, che per “immagine” di Dio si intende “ombra”, ossia un quid che è stato preso dal Dio e trasferito nel ‘nuovo’ uomo.

Ecco che allora l’eco degli dèi serpente giunge sino i compilatori dell’Antico Testamento. Il “Libro di Enoch” e il “Libro dei Giganti” (apocrifi derivanti dal “Libro di Noè“) descrivono l’arrivo sul pianeta di duecento Vigilanti (vedi gli Anunnaki o gli Arconti) capeggiati da Semyaza, che si uniscono alle donne terrestri generando esseri semidivini. Essi rivelarono agli uomini i misteri celesti quali la metallurgia e la scrittura, nonché l’immunità ai veleni dei rettili. L’aspetto dei Vigilanti viene chiarito da un’altra opera apocrifa, “Il Testo di Amran“, ove il padre di Mosè s’imbatte in creature dal volto di vipera, riprodotte anche nelle statuine della cultura Ubaid in Mesopotamia. La “Genesi” definisce gli strani esseri “figli di Dio” e non più correttamente “figli delle dee”, e la loro prole “Nephilim“, “giganti“: in realtà i discendenti del serpente. Un’altra variante del mito del dio serpente è Votan, dei Guardiani della razza di Can. Se questi ultimi fossero i Vigilanti, non è casuale l’accostamento tra Chan, Can e Caino.

Insomma, questa Sapienza giunta plausibilmente ‘dal cielo’, magari davvero da una razza aliena o da visioni multidimensionali, si trasmise alle scuole iniziatiche del Medio Oriente, cui era affiliato Mosè. Celebre l’episodio del patriarca che forgia un serpente di rame nel deserto contro un’epidemia di serpenti ai danni degli Israeliti. Chiunque avesse posato lo sguardo sull’amuleto sarebbe guarito all’istante. Ebbene, da qualificate ricerche mediche è emerso che il “radionucleide rame – 62” è un “emettitore di positroni” benefico per il sangue, e gli altri composti del metallo potenziano le cellule viventi.
L’immagine del rettile che salva dalle infermità verrà ripresa secoli più tardi dal Vangelo di Giovanni. E a questo punto non a caso, come il dio del SudAmerica Quetzalcòatl, Jeshua si definiva la “stella del mattino“, compiva miracoli e possedeva l’arte di incantare i rettili appresa nei suoi viaggi in India.

A questo punto cercherò di riportarvi i significati esoterici occultati nella Bibbia e invece ben descritti dai Vangeli gnostici. Nondimeno, possiamo però partire anche dal Vangelo di Giovanni che senza troppi problemi così scrive: «In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”» (Giovanni 3,13.15). Così parlava Jeshua riferendosi ai fatti raccontati nella Torah in quel capitolo 21 del libro dei “Numeri“, quando il popolo appena salvo dall’esodo cominciò a lamentarsi del loro pellegrinare nel deserto, dove dei serpenti li stavano decimando. Il testo ebraico scrive “nechashim hasherafim” tuttavia il tradurre con “serpente velenoso” non è preciso, piuttosto è “serpenti infuocati” o “brucianti“… gli stessi che Isaia (30,6) indica come “draghi volanti“; il nome dei “Serafini” in Isaia (6,2-6) deriva dalla medesima radice. Ecco allora che in un versetto successivo (Numeri 21,8) c’è scritto: «Il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà in vita»… qui il testo non dice né “serpente” né “velenoso”, appunto, ma semplicemente uno “sharaf” cioè “innalzare da vessillo“; nondimeno Mosè poi farà un “nachash“/”nachashet“, ossia un “serpente di rame“, come precisa il versetto successivo “Numeri 21,9” e non lo “sharaf“.
In definitiva il serpente innalzato è come un “farmaco” che non fa morire, ed il Vangelo di Giovanni richiama quell’evento e Jeshua stesso porta il paragone: «..come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna», sostenendo d’essere lui stesso un “farmaco” (il Serpente della Salvezza), ma non per guarire solo in questo mondo, ma per guarire da una malattia antica: cioè è farmaco di immortalità.

Le tre lettere ebraiche che compongono la parola “Sharaf“, indicano “fuoco” / “dalla testa” / “soffia“, ecco l’idea che rimanda al “drago“… e se poi le lettere si accoppiano tra loro si ha invece “liberare” e “Verbo“… nel senso biblico di “Parola” (vibrazione creatrice), dove c’è anche il radicale di “guarire” (non a caso la medicina assumerà il serpentino “Caduceo” come suo simbolo rappresentativo). Oltretutto “nachash“/”nachashet“, ossia un “serpente di rame“, è il radicale del verbo “attendere alla divinazione” che con un’altra vocalizzazione sta per “incantesimo“, “sortilegio“..
Tra l’altro possiamo qui confermare che è Jeshua che nasconde il vero “Risorto che guarisce“. Il “Messia” è parola che deriva dal radicale costituito dalle lettere del verbo “mashach” che significa “ungere“, impiegato per la prima volta in “Genesi 31,13” in un sogno di Giacobbe. L’olio con cui viene unto è “shemen“, ha le stesse lettere di “shmone“, ossia “otto“… e otto è il numero del Messia, in quanto egli rappresenta il superamento del sette, cioè del massimo dell’ordine naturale rappresentato dai sette giorni della creazione ed è come la luce che proviene dalle sette lampade del candelabroOtto è infatti il numero dell’infinito (vita eterna).
Ungere con “l’olio dell’unzione“, “shemen ha-mishchà“, pratica già in uso nell’ebraismo esoterico e ora anche nei sacramenti cristiani che lo comportano (battesimo, cresima, ordinazione…), era un “rito” che come nel caso di sacerdoti, dei Re o dei profeti… richiamava la “discesa di un’anima dall’alto“, cioè da un livello divino sulla persona unta, e sta a significare il legare in terra in modo efficace una realtà che si voleva indicare decisa in cielo.
Le lettere ebraiche sono capaci di spiegarne bene il senso attraverso la scienza alfa-numerica dell’antica sapienza esoterica. Ecco che “olio“, “shemen“, ha le stesse lettere di “anima“, “neshamah“, ma ordinate in modo diverso. Secondo la Ghematria, inoltre, la lettera a fine delle due parole rappresenta un’ “onda d’energia“: la frequenza del Campo ElettroMagnetico Informato che forma la vibrazione di ciò che noi chiamiamo e concepiamo come “anima“.
Non solo, le lettere “Shin” e “Vav” usate per “olio” e “anima” rimandano alla parola “Nome“, che è un modo per designare le potenze dell’Esseità divina, perciò “Shemen“, “il Nome“, invia dall’alto la sua energia vitale. L’anima dell’uomo viene investita/unta… e diventa quella speciale che sigilla in lui la Volontà della sua esistenza in Dio: è “l’energia divina che accende l’uomo” (“Coscienza Cristica“).

L’ “unzione” è in pratica la ricezione del proprio “vero Nome“, quello segreto, col quale l’Esseità divina ci ha chiamati/forgiati dopo averci creati! Quindi ‘eLoHiYM ci da il Nome che poi YHWH pronuncerà su di noi dando dunque vita all’anima per come siamo e dobbiamo ‘essere’: Yawheh forma il Campo Purico Informato che ci fa collassare su questo piano dimensionale dell’esperienza secondo le leggi della natura e della nostra soggettizzazione psico-fisica – un qualcosa che poi Yaweh non potrà invece fare con gli animali del pianeta ora abitato dall’Adam, solo l’Adam infatti potrà denominare gli esseri della Terra. Nondimeno con l’ “anima” Dio “Invia il Nome prescelto“… come si evince dal significato stesso delle lettere della parola “anima“.
È da ritenere infatti che ciascuno è stato pensato dal “Divenire” (l’evoluzione creatrice di ‘eLoHiYM) in un modo speciale e irripetibile, imprimendo il “carattere spirituale” del conio dell’Unigenito onde si forma la nostra Anima, che seguendo le lettere può essere tradotta anche come “L’energia / accesa / nel vivente / del Crocifisso“. Ed è proprio questa vibrazione divina che consente comunque che vi sia energia sufficiente per la “risurrezione dai morti“, in quanto secondo un’altra lettura: l’Anima è “Energia / per la risurrezione / dei morti“.
Ecco che l’uomo deve quindi trovare “sé stesso”… ed esserlo, cioè deve compiere i suoi talenti, il suo destino, perché il suo scopo nella vita è scritto nel “Nome” che gli è stato assegnato da Dio nel momento in cui è stato ideato (nel piano subquantistico di ‘eLoHiYM). In quel Nome si ritrova traccia del conio originario secondo i “frutti delle proprie azioni”, come Jeshua dice chiaramente nel discorso (karmico) della montagna: «Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere. Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli», (Matteo 7,19-21). Ebbene, il vero segreto che stava dietro il “Nome” e nella possibilità di accendere l’energia divina insita nell’uomo, lo troviamo nel “mistero della Croce“: la “Croce” era l’Archetipo che riaccendeva la Coscienza dell’iniziato che, attraverso il risveglio dell’energia latente nei sui centri energetici psico-fisici, poteva trascendere il piano fisico per ricongiungersi con la sua superiore Anima energetica e connettersi con le vibrazioni divine, quando ormai il Sé si era trasfigurato nel “Corpo Mistico” (corpo di luce).
Col “Battesimo” cristiano (nel senso gnostico originario), in cui c’è l’unzione e la triplice immersione o infusione d’acqua, si impone dunque il “Nome“.
Allora, le lettere “Shin” e “Vav” le ritroviamo anche nei nomi di Mosé e nella parola “Messia“: perciò Mosè “aprirà” al “Nome”, mentre il Messia “nasconde/racchiude” il Nome.

Abbiamo anche accennato al fatto che la parola “Messia” rimanda alla parola citata nell’episodio dei “serpenti velenosi” in “Numeri, 21” che abbiamo visto voler dire “serpente“, “rame“, “sortilegio-divinazione“. Per la Ghematria si verifica così una stretta corrispondenza tra “Messia”, “rame” e “serpente”, il che conferma che quella pagina di “Numeri, 21” parla in modo velato proprio del Messia.. Pertanto, quando nel testo biblico ebraico si trova “ungere“, “serpente“, “rame“… allora c’è sempre sotto il “Messia“. Infatti, secondo l’Esseità divina non appena si verificò l’evento della “caduta dell’uomo” per colpa dell’incantatore “nachash“, allora furono maturi i tempi per la venuta dell’ “incantatore dell’incantatore“… il serpente di rame di “Numeri, 21”: il Messia che sarà il farmaco di vita eterna per guarire l’uomo.

 

Dunque, la gnosi cristiana era fermamente convinta che ognuno di noi nasce come un serpente… destinato a strisciare sulla Terra per raggiungere alfine le stelleLa setta degli Ofiti affermava che l’uomo, nato da un uovo e da un serpente, replica l’Universo mentre il nostro intestino richiama la forma dell’animale. Da qui il significato simbolico del “labirinto” e l’osservazione delle viscere a scopo divinatorio. Il labirinto è il garbuglio che nasce dal teatro delle emozioni, soprattutto dagli impulsi più beceri, quelli bestiali (vedi il “Minotauro“) che ci fanno fare le guerre tra fratelli. I Sethiani chiamavano “serpente” il potere creatore, che plasma sibilando tramite la ‘vibrazione sonora‘, il “Logos“.
Ebbene, gli gnostici compresero bene quanto fosse centrale il meccanismo delle analogie simboliche ed elaborarono un processo di trasformazione salvifica dell’individuo attraverso le conoscenze cosmiche dell’universo.
Lo scopo di tale processo è quello di ridareunità alla psiche‘ liberandola dalla prigione in cui essa stessa ed il mondo la chiudono costantemente nel teatro emotivo della vita… producendone la frantumazione in una miriade di parti e tendenze psicologiche, in modo che non assolva più al suo ruolo di ‘interfaccia’ per la crescita dell’anima.
In questo senso, come scoprì Jung già attraverso le fasi della trasformazione alchemica che portano alla pietra filosofale, le fasi iniziatiche della Tradizione Primordiale hanno una corrispondenza con la “trasformazione della psiche” e sono perfettamente equivalenti alle fasi della vita che il cristiano gnostico scandiva con i “Sacramenti“.
Ecco che la fase ultima dell’iniziazione gnostica veniva sancita dal più importante dei sacramenti: la “Camera Nuziale”. Il processo che porta lo gnostico dal “rito dell’Unzione” a quello della “Camera Nuziale” conduce nel cuore magico esoterico del pensiero gnostico poiché, junghianamente, esso si svolge a diretto contatto con il più profondo “Sé Superiore” e quindi con l’ “Inconscio Collettivo“… ossia la ‘coscienza cosmica integrata‘ che contiene tutte le informazioni sulle energie e forze che governano l’universo e la sua intera storia.

Questi riti sono legati alla scoperta e ‘ri-costruzione’ del “Corpo Mistico” (vedi il “Corpo di Luce”), o se si vuole con terminologia gnostica, sono connesse all’acquisizione del “vestito” che “l’uomo vivo” dovrà indossare ‘in immagine’ di quello reale del “Regno del Padre“, già in questa vita. «L’acqua viva è un corpo; è necessario che ci rivestiamo dell’uomo vivo. Perciò quando è in procinto di discendere nell’acqua, si sveste per rivestirsi di quello» (Vangelo di Filippo).
Ecco che nella Camera Nuziale avveniva il ricongiungimento delle parti maschile e femminine insite nell’Uomo Originario“. Nell’ “Uomo terrestre” invece, creato dal Demiurgo (Yahweh), queste parti esistono solo in “immagine/ombra“. Dalla loro unione simbolica si genereranno i “figli mistici“, i cosiddetti “Figli della Camera Nuziale“, ovvero quelli rivestiti dell’ “Uomo Nuovo“.
Ebbene, la funzione di Joshua dopo che aveva conseguito la “Coscienza Cristica” era quella di aver tracciato la strada e di aver, egli stesso, costruito su di sè la “rigenerazione“. Nella “Camera Nuziale” si realizza l’obiettivo finale della “gnosi” che consiste nella formazione dell’ “Androgino“: l’essere asessuato, il nuovo “Adam Kadamon“. Grazie a questo rituale, la parte femminea presente in ogni uomo (che la gnosi identifica con lo “Spirito“) e quella maschile presente in ogni donna (che la gnosi identifica con l’ “Anima“), tornano insieme riparando la divisione avvenuta con la creazione di Eva da Adamo. Dice Filippo: «In quel giorno, rendendo grazie, disse: “Tu che hai congiunto la luce perfetta con lo Spirito Santo, congiungi con noi gli angeli, (con noi che siamo loro) “immagini”».

Allora, a questo punto dobbiamo tenere a mente che sebbene storicamente si lasciano passare come atteggiamenti complessivi di tutti i cristiani primitivi, al contrario l’umiliazione e l’auto-supplizio, fino alle forme di vero e proprio masochismo che riscontriamo nella scelta – talora agognata – del ‘martirio‘ tra i primi cristiani, sono aspetti che in verità caratterizzano unicamente la corrente paolina (ovvero quella nata dalla predicazione di San Paolo che inventò di sana pianta la ‘teologia della croce‘ ..secondo quella che diverrà l’ortodossia cattolica). E questo è importantissimo per capire le differenze. D’altronde, come volevasi dimostrare, ancora una volta la “Parola” può venirci incontro per capire meglio, senza neanche farne la numerologia o un’analisi ghematrica ma soffermandoci già solo sull’etimologia, possiamo dire che fare “peccatum“, in latino, vuol dire “infrangere qualche legge stabilita“, e se infrango una legge devo pagare una “penitentiam“, cioè una multa o una penitenza… dunque un debito che contiene conseguentemente tutto lo spettro dei “sensi di colpa“, perciò se consideriamo il “peccatum” latino, “rimettere i peccati” significa rimettersi a posto con chi ha stabilito le regole, cioè toglierti i debiti (le “penitentiam“, cioè le multe che avresti dovuto pagare a chi ha stabilito queste regole, cioè Dio). Invece, ogni volta che non riesco a realizzare una “buona intenzione” che avevo, ho fatto una “amartia“, cioè un “peccato” in greco, che significa infatti, “sbagliare“, “errare“… nel senso di “mancare il bersaglio“, e se faccio un errore, è già seccante l’aver errato, quindi devo solo riprovare a non sbagliare… allora la “remissione dei peccati” non ha più molto senso, poiché questi peccati, che sarebbero errorinon possono più essere rimessi… non avrebbe senso, qui l’importante è acquisire maggior consapevolezza per migliorarsi e non errare più. Infine fare “khed’e“, in ebraico, vuol dire creare un “trauma“, chi crea un trauma, in pratica, interrompe un “equilibrio“, ed il trauma ce l’ha sia chi lo ha causato sia chi l’ha subito… perciò se si considera il “peccato” in ebraico (“shedde“), allora si parla appunto di ‘traumi’, e “rimettere i peccati” vuol dire “guarire da un trauma” – ed i traumi spesso portano anche a malattie fisiche, se gravi e somatizzati, così come infatti si adopera il nostro organismo psico-fisico.
Perfino dai Vangeli sembra proprio che Jeshua parlasse soprattutto di questo tipo di peccati. Vi sono infatti passi dove dice, ad esempio: «Affinché voi sappiate che il Figlio dell’Uomo ha il potere di rimettere i peccati, io dico a quest’uomo (rivolto ad ad un paralitico): “Alzati e cammina, prendi il tuo lettuccio e và”», ed il paralitico guarì. Quando Jeshua rimetteva i peccati a qualcuno, questa persona guariva da qualche trauma che poteva essersi manifestato finanche nel corpo fisico, creando una qualche malattia. In pratica, la Chiesa fa pagare pegno al “peccatum” latino, mentre Jeshua toglieva il “khed’e” ebraico, cioè il trauma.
Pertanto, gli gnostici ebreocristiani, che come abbiamo visto davano vita ad un’altra ed opposta corrente probabilmente erede diretta del pensiero originale (esseno) di Jeshua, propagandavano un cristianesimo che si opponeva radicalmente alle componenti masochistiche di quello paolino; di fatto, in primo luogo anziché svilire l’uomo caricandolo del “peccato originale“, gli gnostici ne facevano un emblema della rivolta contro il Dioignorantedel Vecchio Testamento e contro i suoi Arconti… e strumento di ricostruzione della perfezione originaria e riassorbimento finale nel nulla di tutta la Creazione. Pertanto l’uomo, da peccatore che deve scontare la pena per avere violato le “leggi di Dio”, si trasforma in eroe dotato di una scintilla che proviene dal Regno del ‘vero’ Dio, il “Padre” che vive fuori da questo Mondo e nulla ha a che vedere con la creazione materiale – seppure non tutti gli uomini sono dotati di questa scintilla. Perciò la salvezza, per la Gnòsi, non passa per il “perdono dei peccati“, ma anzi attraverso la “presa di coscienzadi cosa è accaduto all’Origine del Mondo” e di come si è formato l’errore che esiste in esso grazie al Dio minore (il Demiurgo/Yahweh) che lo ha creato e lo governa (Cosmogonia), ovvero la Conoscenza della verità sulla Creazione e sul compito di ribellione dell’Uomo in essa: la “Salvezza” inizia paradossalmente, proprio con la ribellione di Adamo ed Eva. Nella Gnòsi dunque (vedi i testi di Nag Hammadi) sparisce la “teologia della croce” perché non c’e’ l’ “umiliazione” della croce, che semmai viene vinta dall’Eone pneumatico del Cristo creduto morto ma che in verità ha “ingannato la morte“: la resurrezione infatti deve avvenire prima di morire, facendo una scelta radicale e facendo morire l’Uomo vecchio (il sacrificio del proprio Ego) per far nascere il NuovoCorpo MisticonelLogosdelCristoe nella Gnòsi. Ecco che solo dopo aver “creato” la “Coscienza Cristica” in noi, ergo la creazione di una nuova dimensione mentale e poi esperenziale (il simbolismo della “Croce” proviene dall’ “Ankh” egizio.. che dà la Vita al Mondo come il “Cristo/Adam Kadmon“), solo allora, si potrà morire in questa vita per entrare di diritto nel “Pleroma“… per tornare nel beato oceano subquantistico del Nirvana, come lo chiamano gli Orientali.

L’obiettivo era dunque quello di tornare all’ “Uroboro“: la raffigurazione di un serpente che si morde la coda, un simbolismo non a caso assunto dalla psicologia analitica come “archetipodella condizione indistinta che precede lo sviluppo della personalità… in quella condizione indistinta noi siamo “l’Io Sono l’Io Sono“, ossia siamo luce fatta della stessa “Volontà” dell’Esseità trascendentale e assoluta. Ancora una volta, l’apice del viaggio iniziatico, parte e si conclude in primo luogo nella nostra Coscienza!

Parole come quelle che seguono (tratte dal Vangelo gnostico di Tommaso) sono assolutamente illuminanti sullo spirito ed il senso dell’autentica ricerca interiore della luce da parte dell’uomo, il quale non ha bisogno di alzare gli occhi al cielo (fisico) per trovare Dio, così come non lo deve cercare all’ombra di nessun tempio… «Jeshua disse loro: “Io sono la luce che è su tutte le cose. Io sono tutto: da me tutto proviene, e in me tutto si compie. Tagliate un ciocco di legno; io sono lì. Sollevate la pietra, e mi troverete”». La Gnosi è anche ricerca dell’unità attraverso il maschile e il femminile. È un modo di intendere il mondo e lo spirito in una chiave di totale assoluta parità sessuale. Il seguente passo, anch’esso estratto dal Vangelo di Tommaso, chiarisce questo principio: «Jeshua disse loro: “Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno”».

 

LA STRUMENTALIZZAZIONE/MISTIFICAZIONE DEL “NOME SACRO” E LA FRAMMENTAZIONE DELL’ “IO” NELLE PIÙ SVARIATE DISPOSIZIONI PSICOLOGICHE ED ESPERENZIALI

Il problema fu che alcuni antichi “dèi“, conoscitori di queste pratiche e di questa Sapienza, per qualche motivo si lasciarono abbandonare alle seduzioni del potere socio-culturale e si eressero sulle piramidi di ogni civiltà… e presto le civiltà iniziarono a farsi la guerra, e per mantenere sempre disponibile la “manovalanza” (noi umani) occultarono il segreto del Nome e ogni Sapienza in grado di risvegliare la vibrazione divina dell’Io Sono in ogni uomo… quello stato d’essere coincidente con l’Esseitá energetica del Vuoto. Diciamo pure che questi dèi si sentivano certamente Dio, quindi la prima verità del Nome era certamente realizzata, ma non riuscirono a sposare la seconda verità, ossia quella della “coincidentia oppositorum“, non trovarono cioè l’equilibrio interiore per l’unione dei contrari… la loro indolenza li portò ad essere sopraffatti da energie negative e distruttive. E così furono subito cazzi nostri!

Infatti, è bene ricordarci come sono andate le cose: dalla “Genesi” si evince che dopo che l’altra Esseità divina, ‘eLoHiYM, aveva ideato/creato ogni “possibilità” – compreso l’ ‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon), alla venuta in campo dell’altra Esseità divina, ossia YHWH (il Dio della “manifestazione”, di ciò-che-c’è-già), quest’ultimo poteva finalmente manifestare risolutivamente tutte quelle cose ideate da ‘eLoHiYM (create finora solo su un potenziale piano quantico). Tuttavia per farlo aveva bisogno di una coscienza animica, dotata di un “corpo“, cioè in grado di far collassare quelle “possibilità” direttamente sul piano relativo dell’esperienza dandole un senso e un significato, dove appunto quella stessa coscienza poteva sperimentare tutte quelle “cose”. YHWH usò l’ ‘aDaMaH proprio a questo scopo (facendogli prima di tutto de-nominare tutti gli esseri viventi della terra e collocandolo quindi nel mondo materiale insieme a tutte le rappresentazioni fenomenologiche del Mondo), ma per questo stesso motivo cercò di limitarlo in questo suo potere creativo. Yahweh temeva l’autonomia e l’inventiva dell’Adam, più che un “aiuto” per lui, sembra che Yahweh cercasse un alleato tutto “suo”… così divise la coscienza dell’ ‘aDaMaH in due contrapposizioni psicologiche del conoscere, lo ‘iYs e l’iSaH (il principio mascolino e quello femmineo): Il Dio dell’Essere voleva questo, ovvero ciò-che-c’è-già ha bisogno di questa scissione e contrapposizione per poter durare più a lungo. Perché la stessa evoluzione della realtà dipende dal ramificarsi dell’incontro dei due principi opposti. D’altronde secondo alcuni studi, ma soprattutto dalla scoperta dell’ostraca di Kuntillet ‘Ajrud (avvenuta in Siria nel ’75), sembrerebbe che anche lo stesso Yahweh aveva una consorte chiamata “Asherah” (un’antica dea pagana..), che altro non era che la comparte dell’energia femminea dell’Essere divino. Ogni cosa nell’universo è duplice!
Nondimeno, da qui nacque tutto il discorso sul divieto riguardo il “frutto della Conoscenza“, ecc… Infatti l’iSaH (Eva) incarnava lo slancio verso la conoscenza, verso l’andare e scoprire l’ “oltre” il ciò-che-c’è-già, ossia oltre il “Dio dei limiti” che è YHWH (che era appunto il plasmatore del nostro mondo materiale/visibile, il Dio della “manifestazione”)… e quella disubbidienza (una ribellione che aspirava a nuovi e più liberi stati di coscienza) fu punita con la sofferenza e la difficoltà (iniziatica) che ancora oggi si necessita per raggiungere l’illuminazione (la conoscenza oltre il Bene e il Male delle leggi di natura che governano l’universo e le dinamiche cosmiche del Karma, come lo chiamano quei sapientoni degli Orientali). Così allo stesso modo Caino (QaYN) uccise Abele (HaBel), il quale rappresentava il mansueto conformismo dello ‘status quo’, e infatti la disubbidienza di Caino fu ancora una volta punita con la difficoltà nelle nostre vite di attingere agli slanci sovversivi e liberali dell’iSaH, a dispetto del conformismo. Tant’è che dopo lo sclero di Yahweh e in seguito al suo boicottaggio delle tendenze libertine, liberatorie e anticonformiste (l’iSaH), Caino generò il figlio Lamek, che è la rappresentazione più vicina della nostra teoria materialistica del potere statale… Ecco che il mondo deilimiti” di YHWH stava prendendo forma sotto l’influenza dello iYs a discapito dell’iSaH nel profondo del nostro inconscio (un sabotaggio che sappiamo essere stato già perpetrato con la divisione della mente dell’ ‘aDaMaH nelle due tendenze/energie opposte, i due emisferi cerebrali dell’emozione e della razionalità). Lamek (come tutti i qayniti) è il discendente del “principio del possesso“, che il suo capostipite aveva in comune con il “Dio dei limiti“, e pesa su di lui la maledizione dello stesso YHWH, che li escluse dall’ ‘aDaMaH – che invece conteneva anche lo slancio dell’iSah… ossia dall’ “invisibile” da cui proviene il ‘nuovo’. Insomma, Lamek è una delle espressioni, differenziazioni direbbero oggi gli psicologi, che incarna un impulso a dominare che non si evolve, ma piuttosto concresce in se stesso, esasperandosi.

Allora, tutto il racconto della progenie di Qayn è il racconto simbolico della differenziazione nel nostroIo“, di tutti quegli impulsi, emozioni e tendenze psicologiche verso certi valori piuttosto che altri – compresa la progenie di SeT. Quest’ultimo era nato direttamente dall’Adam (era un suo altro nuovo figlio concepito con l’iSah/Eva) e fu concepito secondo lo stesso spirito propositivo di Habel, anzi, secondo una profondità maggiore di quella da cui era provenuta la differenziazione dell’elemento habeliano… perciò siamo ancora all’interno di una tendenza psicologica che riconosce i confini di un sistema prestabilito, ma stavolta non si tratta di un “baluardoinvalicabile (conformismo), ma si tratta di un nuovo modo di intendere ogni impedimento, ogni barriera: stavolta quell’impedimento è infatti “da superare”! Bisogna superarlo per potersi estendere verso l’infinito… Da SeT nasce una nuova stirpe che si contrappone a quella di Qayn. E la cosa interessante è che stavolta siamo su un piano superiore. Questa nuova differenziazione sta infatti avvenendo sul piano del Divenire (allo stadio quantico di ‘eLoHiYM per capirci, diverso dallo stadio di YHWH che è il Dio della “manifestazione”), siamo su un altro livello di energia, su un’altra frequenza… oggi alcune speculazioni collocherebbero quelle vibrazioni sul piano astrale dell’uomo: il piano emozionale totalmente metafisico che comprende la coscienza direttamente collegata alle vibrazioni cosmiche dell’Esseità divina (‘eLoHiYM); le scuole di Illuminazione lo spiegherebbero attraverso l’astrologia esoterica o cabalistica, che non è l’oroscopo, ma l’associazione di quelle “nascite” con le Case Zodiacali che rappresentano energie cosmiche in grado di influenzare la Natura delle cose e degli esseri viventi; la neurologia lo spiegherebbe invece con gli insondabili stati più profondi e inconsci del nostro .
Lo stesso discorso vale per il proseguo del racconto biblico: passando per il congiungersi della progenie di SeT con le “figlie” dei qayniti, fino alle ibridazioni di uomini terrestri e di potenzialità celesti che ne derivarono, e che portarono fino alla nascita di Noah. Ai tempi di Noah di fatto, YHWH (il Dio dell’Essere e della ‘manifestazione’, di ciò-che-c’è-già) aveva totalmente perso il suo controllo sull’evoluzione psichica dell’ ‘aDaMaH, egli si era differenziato in tante e sorprendenti possibilità di crescita e trasformazione… in tutti i sensi – giacché il libero arbitrio lo aveva portato a definire svariate possibilità di senso e significati della Vita. Così il Dio dei limiti sbottò, cominciò a chiudersi in se stesso e dunque a far implodere l’Essere, a far defluire l’essere del mondo di ciò-che-c’è-già… il “Diluvio” era ormai alle porte! Che come abbiamo succitato è il momento più alto dell’Illuminazione, dell’Iniziazione… quando siamo nella contemplazione piena del nostro , quando abbiamo scoperto il nostro “Iosuperiore, dopo aver elaborato gli incubi dell’Inconscio ed essersi immersi nell’Esseità cosmica. In quel momento un nuovo linguaggio trascendentale sta creano una nuova realtà ideale, una dimensione divina dove la beatitudine e l’armonia sono l’esseità stessa. E vissero tutti felici e contenti!

.

Rimane il fatto che la Bibbia nomina una miriade di “personaggi”… Per capire chi fossero gli antichi dèi eccovi qui sotto un’organigramma della creazione a partire dal Vuoto neurale (ossia, lo ripeto ancora una volta: lo stadio energetico vitale e fondamentale dell’Unica coscienza cosmica… vale a dire la natura originaria di ciò che siamo soliti concepire come Dio, insomma di ciò che può essere pensato come l’unico e vero Creatore assoluto). Gli dèi erano altre forme di vita, magari alieni, esseri di altre dimensioni e universi, oppure in altri casi intelligenze cosmiche, oppure ancora individui iniziati e più evoluti. Alcuni di questi crearono gli uomini (Adamo ed Eva) e poi li scacciarono dal giardino dell’Eden (il recinto in cui venivano fatti sviluppare) dopo che l’uomo aveva scoperto le leggi dell’universo e della creazione – vedi il succitato mito dell’ “Albero della Conoscenza del Bene e del Male” e dunque la capacità di osservare dall’alto, in modo distaccato ed obiettivo tutte le diramazioni della vita e delle sue vicissitudinila capacità cioè di riconoscere le cose per ciò che sono al di là dei (pre)giudizi, al di la del Bene e del Male (vedi la pratica della Meditazione ad esempio). Era l’illuminazione da cui proviene tra l’altro l’antica tradizione Numerologica o l’esoterismo della Cabalà: scienze in grado di spiegare la natura duale del nostro piano dimensionale dal punto di vista subatomico/quantistico passando per il piano astrofisico dell’universo fino a quello psico-fisico dell’essere umano. Una conoscenza che secondo la tradizione cabalistica ha “potere creativo” della realtà!). E ricordiamoci che fummo scacciati prima che arrivassimo anche all’altro albero presente nell’Eden, ossia l’ “Albero della Vita” che invece ci avrebbe donato la stessa “immortalità” degli dei… ossia la capacità di fondere il nostro Sé direttamente con l’Esseità eterna del Vuoto (cioè di risuonare liberamente e all’infinito con l’Unità cosmica dell’Esseità divina -Brahman/Ain/Nirvana/ecc…).

Per questo ci fu omesso il segreto del Nome, e il modo con cui l’uomo poteva tornare ad essere Dio. Furono infatti boicottate tutte quelle pratiche spirituali e sovra-religiose che smascheravano i falsi dèi (o comunque tutte quelle entità che non erano l’assoluto Dio/Vuoto creatore originario, come invece le religioni tradizionali vogliono ancora promulgare), così come furono bistrattate tutte quelle pratiche, autonome, che svelavano piuttosto la nostra natura divina, con la nostra intrinseca capacità di trasfigurarci in essa (attraverso ad esempio una pratica della meditazione e non per mezzo della mediazione della Chiesa). Le grandi istituzioni invece ci hanno sempre “venduto” quel “falso Dio” per cui “l’uomo deve lavorare con il sudore della fronte”, e per cui il mondo è sempre stato in guerra. Finché ci si sentirà “divisi” ed educati in questo modo la mente funzionerà credendo alla “divisione“, una memoria storica scissa tra creazione ed evoluzione. Una scissione che travolge il dividendo il conscio dall’inconscio e creando le più disparate frammentazioni psicologiche con cui l’uomo perde l’unità originale del proprio Io e della propria natura: la sua personalità verrà infatti frantumata in una miriade di tendenze e cadute psichiche, tanto perdersi negli impulsi emotivi… ormai gli unici in grado di influenzare, nel bene e nel male, la nostra esistenza. L’umanità è psicologicamente aggrovigliata tra sensi di colpa e sproloqui dovuti anche a teologie secondo cui il “buon dio” caccia Adamo ed Eva dal paradiso e, secondo teorie scientiste come quella del Big Bang che espellono l’uomo – “unico” osservatore dell’universo – dall’universo stesso.

È chiaro che il peso della tirannia di “Cronos” è ancora forte nelle menti umane, infatti alla base di queste tendenze socio-culturali c’è l’ “unico dio” che davvero influenza tutti: il “tempo lineare“, utile a calcolare le dinamiche economico-commerciali, le successioni dinastiche, le traiettorie dei proiettili, le orbite dei pianeti e persino le tappe dell’evoluzione cosmica e/o biologica. Questo ”dio” controlla la storia umana, fa crescere il debito e la miseria dei tanti, i profitti e i privilegi dei pochi che dirigono le finanze, la politica e il culto per l’ “unico dio”.
Il fatto è che questo “unico dio” non esiste affatto in Natura, ma ormai tutti ci credono e il potere mondiale lo rende reale coltivando un “sapere” contro… Natura (abbiamo visto che la realtà dipende dalle costruzioni logiche del linguaggio e del pensiero, dalle costruzioni di una relativa ‘Visione del Mondo‘… e questa può essere mistificata a dispetto delle vere forze che fanno girare davvero il mondo – creando delle “forme-pensiero” come un “eggregore” capace di influenzare la vita di ognuno di noi).

Se osservate l’organigramma della creazione (niente di preciso o esaustivo amici, ma ottimo per farvi un’idea) noterete che Yahweh è un dio successivo alle diverse creazioni fatte dall’unico e assoluto Essere divino e trascendentale (il Vuoto neurale). Yahweh sembrerebbe essere il Demiurgo che secondo la Gnosi ha creato l’uomo e il suo mondo materiale (in seguito alla “caduta pneumatica” di Sophia. Oltretutto, chiedendo all’Adam di nominare tutti gli esseri viventi, YHWH stava già attuando il suo compito: ossia quello di realizzare ciò che l’altra Esseità divina ‘eLoHiYM aveva creato in-potenza, giacché il Dio di ciò-che-c’è-già stava manifestando proprio le “cose” di quella realtà… confermando e producendo la nostra dimensione spazio-tempo con tutte le sue leggi di natura). Di fatto, i primi cristiani gnostici capirono che il Dio creatore di questo mondo non aveva in sè alcun barlume di Bene, ma era l’Errore da cui discendono tutti i mali che germogliano da una sola radice: ritenere che questo Demiurgo sia buono e perfetto. Per questo rivolgevano la loro preghiera al “Padre” affermando che Gesù di Nazareth lo aveva chiamato così per distinguerlo dal Dio Egoista ed Egocentrico creatore di questa ‘dimensione’ e che il Suo Regno «non era di questo mondo» e nulla aveva a che fare con questa creazione. Il loro grido e il loro monito fu soffocato nei roghi dell’eresia insieme ai loro libri. Non a caso nell’ “Origine del Mondo” (II sec. d.C. – Biblioteca di Nag Hammadi – testo esegetico che sconvolge alla radice l’esegesi ebraica veterotestamentaria) viene descritto come gli angeli caduti sulla terra, gli Arconti, ovvero i “demoni del male” (focolai coscienziali di energie entropico-distruttive), fecero in modo che gli uomini li onorassero e che attraverso la religione contaminassero se stessi venerando l’ingiustizia… fino all’arrivo del “Cristo”. Nondimeno, la ‘gnosi’ di Jeshua fu stravolta dai seguaci di Paolo di Tarso che cancellarono i contenuti gnostici cristiani del messaggio originario e reintrodussero l’adorazione dei demoni nelle varie religioni (con il credo del falso Dio secondo le più becere passioni e tendenziosi impulsi materialistici). Questo demiurgo può esser fatto risalire a Ialdabaoth o all’En.lil delle antiche tradizioni sumero-babilonesi, dunque non è l’originario e unico Dio assoluto. A quanto pare a En.lil fu messo il nome Yahweh dagli ebrei attraverso il “Tetragrammaton” nel Nome segreto YHWH (una vibrazione che abbiamo visto invece essere davvero numinosa), e allo stesso momento Yahweh fu tramandato come fosse Lui soltanto l’unico Dio, poiché era a Lui che gli ebrei si erano assoggettati col “patto di Alleanza“. Anche per questo motivo gli israeliti cercarono di occultare il fatto che Egli era solo un Dio secondario (cioè il Dio/Elohim collerico, guerrafondaio e terribile dell’Antico Testamento)… e comunque non si trattava certo della divina Esseità dell’Unica Coscienza cosmica: insomma il Dio originario che oggi la scienza “trova” nell’azione creatrice del Vuoto SubQuantistico. Ancor meglio, potremmo dire che quando Mosè salì sul Monte, attraverso una potente meditazione trascendentale, sentì per la prima volta nella sua Coscienza profonda (nella B dell’inizio della creazione della “Genesi”) la presenza del suo … avendo l’illuminazione dei due aspetti della sfera divina: ossia di ‘eLoHiYM come divenire creatore del Tutto, e di YHWH come Essere, come Esseità individuata in sè stessa. Forse da questa lettura archetipico-spirituale e anagogica si può risalire al motivo per cui Mosè chiamò con il Nome Yahweh il dio dell’Alleanza, giacché fu colui che creò l’uomo per come è (e lo rese ciò che è), ben sapendo che Yahweh era anche uno degli dèi del gruppo degli Elohim: gli Anunnaki che stavano creando e forgiando – in modo ambiguo – tutto il mondo conosciuto.

 

LA RIMOZIONE DEL SÉ E DEL (D)IO:
LA NEVROSI DELLA CIVILTÀ

Ebbene, a questo punto è chiaro che fu proprio la “Rimozione del Sé” l’oggetto dell’eterno scontro tra le diverse civiltà e il fulcro della Sapienza omessa dall’Occidente a dispetto dell’Oriente che, fin dai tempi dell’antico Egitto, era il luogo di questo grande segreto. Un tale Archetipo originale fu nascosto, come abbiamo visto, anche nella “Genesi” all’interno della ‘nostra’ Bibbia, come accennato attraverso il racconto dell’ ‘iYs e dell’ ‘iSaH… ossia le due tendenze contrapposte della psicologia umana, una dualità che creò due opposte visioni del mondo: uno scontro di civiltà in cui l’Occidente abbracciò gli yahwisti con tutta la loro attenzione alle sole cose che si vedono, che si percepiscono!

A questo punto lo stesso Mosè ci avverte che il “padre” e la “madre” nominati nella “Genesi” sono il simbolo della dimensione dell’Essere (del Dio di ciò-che-c’è-già… di ciò che si è realizzato e dunque si percepisce): sono il ciò-che-c’è-già quando un “Io” nasce. Tuttavia, si nasce non per confermare l’esistente – spiega Mosè in polemica con Yahwehma per superarlo! Finché rimane vincolato nel ciò-che-c’è-già, l’individuo può sviluppare in sé soltanto l’ ‘iys, ovvero una forma di attività mentale anch’essa soltanto confermativa (che tende dunque all’asservimento), limitata al già visibile, al già noto (prodotta dalla crudele chirurgia di un Dio timoroso). È da questa consapevolezza che dobbiamo ripartire per recuperare ciò che ci manca per il raggiungimento di una nostra felicità esistenziale..

.

EDIPO
Opposizione e Creatività

Il mito di Edipo, ad esempio, ci è chiarificatore riguardo lo scontro archetipico tra civiltà. Questo Mito infatti parla di noi, della nostra storia e della vittoria funzionale, per l’evolvere della coscienza, del principio di non-contraddizione: ossia il tabù dell’incesto, dell’opposizione. Il rifiuto dell’ordine costituito viene sublimato da quel desiderio originario, apparentemente antisociale, e dal conflitto interiore susseguentemente scaturito – che muove sentimenti ed emozioni di odio, amore, invidia, gelosia, ecc… Ma il bello è che proprio questa nevrosi, provata interiormente dall’essere umano/Edipo, si farà sorgente di creatività! Possiamo infatti affermare che il tabù dell’incesto, nella filogenesi e nella ontogenesi, è ciò che garantisce l’emergere della coscienza, mentre l’infrazione del tabù è ciò che garantisce la produzione della creativitàEdipo rappresenta la vittima sacrificale sull’altare della “logica formale“.

La nuova condizione polivalente di Edipo e la chiaroveggenza che egli acquisisce nel momento in cui ritrova la condizione originale in stretto rapporto al principio femmineo (quando cioè ha trasfigurato il suo dramma), simboleggiano allora la vittoria del mondo simbolico, dell’Essere, dell’inconscio e del principio di-contraddizione. Ritornare allo stato precedente al “peccato originale” ci riconduce all’Eden e al momento in cui Edipo era legato al cordone ombelicale della madre, al momento in cui Adamo ed Eva, così come, più esattamente, Adamo e Lilith – la prima compagna di Adamo – erano una cosa sola: l’essere androgino primordiale! E il concetto di Essere corrisponde in termini “umani” al concetto di “sintesi crescente“, quindi in Divenire.

Ebbene, anche nella Genesi troviamo una disubbidienza in grado di plasmare le sorti dell’essere umano e dunque di una civiltà. Ecco che di fatto il compito dell’uomo è quello di portare alla luce della sua coscienza individuale tutta la storia del cosmo.

.

LILITH
La trasfigurazione degli opposti

Di fatto, sappiamo che Lilith voleva invertire le posizioni sessuali (voleva mettersi sopra l’uomo), per stabilire una parità, un’armonia che indicava l’uguaglianza tra i due corpi e le due anime. Mentre Eva pensò bene che non c’è morte ad assumere la sapienza interdetta… e scelse la Sapienza (il frutto dell’Albero). Lilith disubbidisce alla supremazia di Adamo, Eva disubbidisce al divieto. Tutte e due assumono un rischio mediante un atto. Dopo, tutto cambia: possiamo dire che dopo c’è la catastrofe e tutto si trasforma e si rinnova… e il processo evolutivo continua. L’evoluzione della vita stessa, continua!

Oltretutto, quando la potenzialità dichiara guerra all’ordine e l’ordine la inchioda al ruolo, allora essa scatena la sua forza distruttiva contro se stessa, contro il suo stesso corpo… ecco infatti la malattia di Lilith che dopo essere stata rifiutata da Adamo si trasforma in un demone. Lilith fu una potenzialità che non riuscendo a produrre un “atto”, ha finito per distruggere il suo stesso frutto, il suo essere al mondo, la materia definita, il particolare, il corpo. Di fatto in Lilith manca la trasformazione di questa potenzialità in atto, manca proprio il maschile che dà la forma e la funzione (aveva ormai perso la sua controparte mascolina… ossia Adamo).
Dopo esser stata contrariata, Lilith scappa, non vuol tornare, ha paura di Dio, ha paura del confronto, evita cioè di farsi come il Padre: ovvero donna adulta, capace di autogovernarsi e di rapportarsi direttamente con il mondoEsclude quindi il rapporto dialogico, l’uomo e il Padre Dio come rappresentanti del maschile, evita l’incontro con lui da donna a uomo. Questo rifiuto dal mondo affettivo-dialogico la fa permanere nel mondo dell’identicità, dove, non essendoci diversità (ecco quindi l’importanza della “dialettica degli opposti“), non vi è eterosessualità e genitalità e quindi non si dà la possibilità di accedere alla dialettica dell’esistenza. Se la genitalità è il simbolo del rapportarsi all’altro diverso e contrario da sè, essa allora è anche il simbolo della capacità di mettersi in rapporto con se stessi, come con il proprio altro diverso e contrario, perché il modo di rapportarsi a sé coincide con il modo di rapportarsi al tu. E ciò che produce questo conflitto interiore è l’aver scelto di farsi trasportare dai più beceri impulsi… è assente qui una contemplazione in grado di controllare l’emotività e saper quindi discernere un’azione non impulsiva, semmai volta ad un senso qualificato da un valore più alto! Lilith, come noi tutti i giorni, non ha saputo gestire (emotivamente) una costrizione… Capite quanto il Mito parli di noi? Dei nostri conflitti interiori e delle nostre beghe quotidiane? Teatrini che dobbiamo oltrepassare se vogliamo tornare ad essere Dio… anche se tutti i nostri conflitti sono esperienze che il Vuoto immagina e da cui elabora le informazioni più utili all’evoluzione! Con la meditazione potremmo semmai separare la mente e il suo bagaglio emotivo dalla contemplazione di Valori più alti tipica della coscienza.

Allora Lilith, pur fuggendo, rimane dipendente da quest’ordine esterno che la governava. Lei che rappresenta proprio la potenzialità del rinnovamento della trasformazione, non si può liberare da questa dipendenza attraverso l’eliminazione, simbolica s’intende, dell’altra parte (che sarebbe Dio)… seppur vive ancora scissa nella notte e non conosce più la luce. E così, per poter tornare a stare bene, deve trasformarsi e recuperare all’interno di sé il giusto equilibrio delleparti“… per non restar sola, nell’inevitabile solitudine della sua dipendenza dal Padre, dall’ordine.

Tutto questo discorso ha a che fare con una scissione traEroseLogos“, tra razionalità e irrazionalità… tuttavia sempre dipendenti l’una dall’altra poiché attributi di un’unica Coscienza cosmica.

A questo punto è bene notare un aspetto importantissimo. Al divieto di “amare” il Padre corrisponde il divieto di investire eroticamente il Logos, sicché l’Eros non si finalizza, ma si annulla nella immediatezza affettiva; e il Logos resta irrazionalità senza senso, perché il divieto di rapportarsi “genitalmente” al Padre corrisponde al divieto dell’incontro dialettico tra le due modalità contrarie di esistenza: “Eros” e “Logos”… ossia quel divieto della coniunctio oppositorum che farebbe recuperare alla donna il maschile come modalità di vita finalizzata al senso, ed accedere così alla dimensione creativa della vita sociale. Però, perché questo passaggio avvenga è necessario che l’Eros non si presenti più nella modalità dell’appagamento immediato del bisogno e che il Logos si costituisca come reale possibilità della realizzazione della creatività nell’attività sociale. Attraverso ciò viene rotto il modello d’amore simbiotico, con la prospettiva di una nuova possibilità d’amore (ci si libera della dipendenza e si abbraccia la complementarità), il che vuol dire rinnegare, facendosi violenza, la modalità materna dell’amore come unica soluzione, che è la risposta immediata alla richiesta per appropriarsi di una nuova capacità di amare, quale disponibilità totale al “valore“, ovvero il sapersi rifiutare alla richiesta di appagamento immediato dell’affetto.. per reggere la tensione verso una finalità che lo trascende.
Alla luce di ciò la pulsionalità si rivela piuttosto in una nuova dimensione, una nuova estasi, che ci travolge e trapassa in una nuova forza fecondante dello spirito. Si instaura così una nuova coniunctio tra maschile e femminile, tra coscienza di essere e essere, tra coscienza della vita e vita. Ed è proprio questo che ci guida, quale nuovo progetto di esistenza. Ed è lungo questa strada che dobbiamo camminare avanti e ri-prendere la via… il proseguimento della storia o meglio il compito storico che ha tracciato e traccerà il disegno delle nostre vite personali dando ad esse un senso.

Ebbene, il mito di Lilith ci insegna anche che spesso, in tutto il percorso della psicanalisi, nell’affidarsi all’anima, all’abbraccio divino, alla via del Sè… si è escluso il corpo. Succede a tutti di essere combattuti dalla continua altalena tra il rapporto con l’uomo concreto e il mondo e la via del Sé: però alla fine l’ultimo punto di riferimento dovrebbe essere proprio quel , a cui si dovrebbe ritornare a riferirsi come nostro interlocutore privato.

Qual è allora il metodo per ritrovare la sintesi e l’Unità? Proprio la riflessione introspettiva, la meditazione, il continuo prendere distanza.
Quindi: prendere distanza e leggere cosa sta avvenendo, non essere come l’animale che non sa della sua fame ma è tutt’uno con la fame e con l’oggetto che lo soddisfa. Questo insegnano le antiche dottrine esoteriche, ma lo potete ben capire anche dalla filosofia buddhista ad esempio.

.

DANAO ed EGITTO
Il rifiuto dell’Occidente verso l’Esseità energetica onnipervadente

Ad ogni modo, l’antico mito di Danao ci spiega da un altro punto di vista tutti questi eventi.
Il mito narra che “Danao” ed “Egitto” fossero due gemelli; Danao aveva cinquanta figlie, Egitto aveva invece cinquanta figli maschi e li voleva sposare tutti con le loro cugine. Tuttavia Danao non era d’accordo; Egitto allora sì incapunì e tentò in ogni modo di forzare il fratello. Donao finì allora per trasferirsi dall’altra parte del mare giungendo in Grecia. Ben presto lo raggiunse di nuovo Egitto con tutti i suoi figli da ammogliare. Danao non ne poteva più e preparò quindi un crudele tranello. Acconsentì ai cinquanta matrimoni solo dopo aver ordinato alle sue figlie di uccidere i loro sposi la prima notte di nozze. Le ragazze obbedirono; uno solo sopravvisse, Lirceo: la cinquantesima figlia di Danao se ne innamorò e lo aiuto a fuggire… si chiamava Ipermnestra. In seguito Lirceo tornò, detronizzò Danao e sterminò le quarantanove cognate assassine.
Ebbene, possiamo ben intuire che Egitto era il simbolo degli egiziani, mentre “danai” era una denominazione degli achei, cioè di uno dei tre grandi ceppi etnici greci. Sono due fratelli che finiscono per diventare nemici; i loro destini non si congiungono come Egitto avrebbe sperato, Danao non vuole. Così l’Occidente rifiuta l’Oriente e quarantanove volte riuscì ad impedirlo. Come insegna la Numerologia e come abbiamo già visto, nei miti i “numeri” vanno presi con la giusta intuizione, in genere non indicano quantità ma vere e proprie leggi di natura (abbiamo detto come rappresentassero precise vibrazioni energetiche presenti in ogni aspetto della creazione… dall’universo fino alla stessa natura umana, in senso anche psico-fisico). I numeri indicavano anche “rapporti”: in questo caso, potremmo dire che il 98% di quel che dall’Egitto giunse in Grecia non vi mise radici, venne “decapitato”, non poté cioè influire sul modo di pensare dei greci. Quel 98% rimosso è ciò di cui anche Platone reclama la scomparsa nella mente greca (presente solo nei filosofi pre-socratici). Quei quarantanove matrimoni finiti nel sangue sono legati al significato del fallimento dell’idea di un impero mediterraneo voluto invano da personaggi come Cesare o Alessandro Magno… non si riuscì mai a far convergere la Sapienza della tradizione Orientale con la mitologia dell’Occidente in nome di un’unica Verità!

Per di più, il mito raccontava anche del processo contro Ipermnestra, rea di aver disobbedito al padre, un alto tradimento aggravato anche dal fatto che il padre rappresentava la patria, la civiltà.. in conflitto con lo straniero -con l’egiziano. Tuttavia, in difesa della fanciulla intervenne la dea Afrodite, con un’arringa che ci fa tornare in mente anche le parole della “Genesi” dove un’altra donna, la nostra Eva, disobbedì in modo irreversibile. La cosa importante è che nella sua arringa Afrodite parla di quello che nel racconto biblico della Creazione ritroveremo sotto forma dell’energia vitale che riempie l’universo e che “connette il cielo con la terra“, che da nutrimento a tutto ciò che vive. Mi viene in mente l’OM, la vibrazione creatrice emanata dalla coscienza cosmica del Vuoto neurale… quella forza che giace in ognuno di noi nello stato d’essere dell’ “Io Sono l’Io Sono” e a cui ogni iniziato aspira a ricongiungersi. La dea dice che le frequenze di questa immensa energia può determinare e influenzare le azioni degli uomini (infatti l’e-mozione è energia in movimento, come lo sono le onde cerebrali) e che quando ciò avviene le leggi degli Stati o della morale non sono più rilevanti… perché chi si connette a quest’energia diventa a sua volta immenso e non è più confinabile in ciò che una collettività organizzata ritiene lecito. Pertanto, ogni civiltà teme e contrasta quell’energia vitale!

Questa energia fondamentale che permea l’universo e l’essere umano nel profondo è chiamata in greco “zoé” – nell’Induismo questa energia ha ovviamente a che fare con il famoso Prana. È la vibrazione divina originaria che è in tutto ciò che vive e che dà vita, ed è una, in ciascun individuo in ciascuna specie e nell’intero universo; essa semplicemente è e diviene infinita – o come dice Gesù nei Vangeli è “aionios“, “eterna”, vale a dire: appartenente a un’altra dimensione temporale incommensurabile con il tempo a noi familiare.

Eppure nulla è più semplice del percepirla proprio perché è in tutto ciò che vive, in ognuno di noi, e nulla è più semplice del comprendere che si può agire in base alla “zoé” e che ciò porterebbe armonia e libertà nella nostra esistenza… poiché significa semplicemente seguire la propria natura.

Non solo Afrodite era toccata dalla forza dell’amore («l’amor che move il sole e l’altre stelle» di Dante) del vero e unico Creatore (l’Esseità del Vuoto)… in Grecia, infatti, il Dio della “zoé” era Dionisio… ossia il Dio della manìa estatica, quell’ebrezza divina con la quale si soverchiava ogni ordine costituito, tant’è che la religione ufficiale temeva i riti dionisiaci.
Lo stesso potremmo dire per lo Shiva dell’Induismo.

La “zoé” viene percepita soltanto da chi sa essere pienamente consapevole di sé stesso… il ché alle civiltà non piace. La civiltà vuole imbrogliarci nel gregge di massa o semmai nell’io “individualistico” e personale, non certo nell’Io/Sé Superiore dell’ “Io Sono l’Io Sono”. La civiltà vuole oltretutto le coppie, le famiglie, le scuole, le aziende, i partiti, le religioni, le razze e gli Stati… e ha molte strategie sistemiche di controllo per isolare o far sentire esclusi chi non appartiene ad un gruppo formale. Per evitare quel disagio e per ‘servire’ a una civiltà, occorre dunque mettere a tacere, rimuovere, il proprio “Io”… e negarsi così quell’immensa energia vitale e quel “Padre Celeste” – nominato nei Vangeli dal Cristo – che attraverso il proprio Sé si imparerebbe a scoprire.
Ecco tra l’altro l’importanza dell’ “Esodo” nel racconto biblico: una chiave di lettura archetipica di Dio che libera dalle “case degli schiavi” è un Dio di cui una civiltà esige che si sappia il meno possibile.

Ogni civiltà, dunque, sembra soffrire di questa nevrosi, di voler cioè nascondere la possibilità di un’autorealizzazione individuale affinché l’uomo possa tornare ad ‘essere’ Dio! Ancor meglio potremmo dire che, per ciascun individuo, la civiltà è inevitabilmente il risultato di una profonda nevrosi – di un conflitto con se stesso… della rimozione di ciò che vi è il lui di più reale è naturale d’ogni altra cosa.
L’uomo vivrà sempre dei conflitti interiori, il suo inconscio se non propriamente incanalato attraverso metodi in grado di trasfigurare le emozioni negative, sarà sempre artefice di dissonanze cognitive e paranoie psichiche. Il conflitto degli opposti tra vizi e virtù sarà sempre il teatro della nostra vita… sta a noi trovare l’equilibrio attraverso la zoé, trovare il giusto distacco e la strada per risuonare secondo la frequenza cosmica fondamentale di cui vibra l’Esseità divina. E quell’energia è già dentro di noi, ci basta essere “Io Sono“… essere cioè Dio! Eppure, tutta questa immensa felicità e autorealizzazione non può essere permessa dalle élite sociali.

Ecco che la “Genesi” è un libro contro le civiltà, non voleva appartenere a nessuna di esse; o chissà, forse apparteneva a una civiltà ideale che non considerava un individuo libero come un nemico, e della quale oggi non resta traccia in nessun continente. Quella civiltà non fu l’Egitto, certamente. L’impero egiziano, rigidamente gerarchico, fu solo il luogo dove nacque la tradizione mitologica della Genesi e con essa quell’idea dell’Io a cui le civiltà sono terribilmente ostili. Di fatto Mosé nacque in Egitto, li imparò molte cose, imparò anche l’importanza dell’ “Io Sono” che nelle preghiere quotidiane degli egiziani era una sorta di mantra per identificarsi con il Dio. Tutto questo certamente influì sulla Genesi così come sull’Esodo.

Tuttavia dall’Egitto Mosé andò via in cerca di qualcos’altro. Nei miti greci anche quell’andarsene via prese il nome di “Egitto”, a significare: un fatto avvenuto laggiù. La Genesi prese forma in quell’andarsene via e ne fu espressione. Un “andare via” magari verso una civiltà dell’ “Sé” e non di “massa”, capace di coltivare la più autentica natura dell’Io di ogni essere umano… una civiltà nella quale Ipermnestra, Mosè, Gesù Cristo, ecc… potessero sentirsi “profeti in patria”. Oppure la Terra Promessa era l’Archetipo di quello stesso “andar via”: un perenne guarire dalla nevrosi-civiltà, finché le civiltà esisteranno. O fino a quando Mosé non incontrò quell’Elohim chiamato Yahweh… un dio spietato che strumentalizzò quell’atavica Sapienza per piegare il nostro mondo ai suoi piedi.

 

IL DISTACCO DELLA MENTE, LA RISCOPERTA DELL’INCONSCIO E IL RITORNO ALLA FONTE ENERGETICA DIVINA DEL NOSTRO SÉ

Seguendo questa nuova prospettiva, possiamo a questo punto affermare che non a caso tutte le filosofie Orientali ed Occidentali insegnano – esotericamente – ad acquisire il dominio della propria mente, e questo significa sapere diminuire drasticamente il flusso dei pensieri che regolarmente l’affollano. Pensieri inutili, dannosi che impegnano l’intera attività mentale a discapito della Coscienza che non può svolgere le sue naturali funzioni.
Chi riesce a mettere a tacere la mente per iniziare ad elaborare i simboli del suo inconscio, in questa ardua capacità, scopre contemporaneamente che la diminuzione dei pensieri comporta una alterazione coscienziale e sperimenta altri piani del proprio essere.

In sostanza, da millenni si tramanda la Meditazione come quella pratica in grado di illuminare la nostra coscienza. La respirazione nasale può infatti essere considerata “il telecomando del cervello“, perché la respirazione attraverso il naso influenza direttamente i segnali elettrici nelle regioni del cervello che riguardano l’ odore.. e dunque la memoria e le emozioniControllando il nostro respiro possiamo effettivamente migliorare la funzione del cervello per sviluppare le abilità del riconoscimento emotivo più accurate e più veloci, e migliorare contemporaneamente la nostra memoria… giacché nel silenzio e nel vuoto del nostro : l’inconscio si svela e il nostro “Io” può integrarsi e tornare a vibrare della sua frequenza fondamentale. Ecco perché la Meditazione, come pure lo Yoga, vengono indicati, sempre più, come metodi scientificamente validi per calmare le onde cerebrali, far fare uno switch al nostro sistema nervoso; questo permette di passare da un sistema di azione, attività (simpatico-stress) ad uno stato di calma (parasimpatico) dove il rilascio ormonale cambia totalmente. Il sistema parasimpatico presiede infatti molte funzioni conseguenti al rilassamento. Di fatto, vivere in uno stato rilassato è il fondamento per lo stato di salute o eventuale guarigione. Essere rilassati non vuol dire vivere nell’inoperosità, ma vivere in azione consapevole lasciando andare‘. Vivere l’emotività al suo culmine e poi riportare la calma. E in quella calma, nel nostro stato meditativo/introspettivo, possiamo immaginare tutto ciò che vogliamotutto ciò che possiamo realizzare.

Man mano che i pensieri diminuiscono si avverte subito una nuova capacità percettiva e si riesce a consapevolizzare un nuovo stato d’Essere.
L’inconscio si trasforma in uno schermo dove iniziano ad apparire immagini dapprima confusionarie e successivamente, seguendo una logica, fatti del passato, del presente e addirittura del futuro. D’altronde la nostra Coscienza, a differenza della mente, proviene da una fonte al di là della velocità della luce propria della nostra dimensione tridimensionale (e materiale), essa è al di là dello spazio-tempo perché è connessa con l’Esseità di fondo… uno stadio energetico eterno e infinito che non conosce passato e futuro, è sempre un’eterno presente. Di fatto sul tessuto connettivo del Vuoto le “correlazioni tra eventi” quantistici sono immagini istantanee. Comprendere questo è il segreto per modellare la realtà (emozionale) che ci circonda.

Piano piano appare chiaro che la nostra reale natura non è quella della mente dove eravamo identificati, ma della Coscienza che diventa testimone di tutto ciò che appare in quello schermo rimanendo distaccata e mai coinvolta. Perché noi non siamo la nostra mente, noi non siamo quella persona/maschera individualistica o sociale. Noi siamo qualcos’altro, siamo molto di più… siamo una coscienza che comprende tutto.

Ecco che il respiro diminuisce drasticamente ed il battito cardiaco diventa quasi impercettibile, si entra in uno stato di abbandono totale e la stessa percezione corporale diventa sempre più impercepibile.
È un passaggio molto importante quello che dallo stato mentale porta a quello Coscienziale e c’è un punto essenziale che permette la piena consapevolezza di ciò che si è creduto d’essere a ciò che realmente si è. Siamo nella piena rivelazione iniziatica del Diluvio biblico!
Una delle più potenti tecniche orientali che inducono questi risultati è il Pranayama che controlla il respiro, arricchito spesso con la recita di Mantra e l’uso di determinate posizioni (posture) che agevolano lo scorrere ed il veicolare di enormi flussi energetici (vedi ad esempio discipline come lo Yoga).
Solo la pratica costante ed una ferrea volontà col tempo daranno questi risultati e finalmente si potrà iniziare un vero percorso catartico, che porrà fine alle continue reincarnazioni, per chi ci crede, e ci permetterà di liberarci dall’inganno illusorio della nostra mente olografica, causa di tutte le sofferenze e di ogni ignoranza. Provare per credere..

.

Per concludere, possiamo dire che ogni scuola di illuminazione ha per prima cosa insegnato “chi e cosa siamo”. “Conosci Te Stesso” affermava la sapienza oracolare delfica. “Io Sono l’Io Sono” evocava la Tradizione Primordiale egizia, gnostica ed ebraica. La conclusione era che l’Io è (D)Io… noi siamo fatti della stessa sostanza di Dio, che altro non è che una Coscienza cosmicaun’esseità neurale. Dopodiché, bisognava affrontare e comprendere la dualità cosmica, in modo da poter trovare l’equilibrio psico-fisico migliore nel teatro della Vita… nell’evoluzione del nostro percorso karmico, nel nostro rapporto tra Identità ed Ipseità, e poi dell’universo intero, fino all’Essere trascendentale. Insomma, per poter raggiungere Dio ci basta riaccendere i canali e i centri energetici che dal corpo riattizzano le frequenze giuste della nostra coscienza fino a farci sperimentare uno stato di coscienza superiore in connessione col numinoso, col divino… uno stato quantico che per noi sarà illuminate!
Nel “Prometeo incatenato” di Eschilo, con una sentenza analoga al “Conosci te stesso”, Oceano consiglia così Prometeo:
«Vedo sì, Prometeo, e voglio darti il consiglio migliore, anche se tu sei già astuto. Devi sempre sapere chi sei (γίγνωσκε σαυτὸν) e adattarti alle regole nuove: perché nuovo è questo tiranno che domina tra gli dèi. Se scagli parole così tracotanti e taglienti, subito anche se il suo trono sta molto più in alto, Zeus le può sentire: e allora la mole di pene che ora subisci ti sembrerà un gioco da bambini».

.

Fatale

 .

 

 

Fonti:
Moshe Idel / Gershom Scholem / Isaac Luria / Nathan di Gaza e la Dottrina dei Dragoni / “I miti ebraici”, R. Graves,R.Patai (Longanesi Ed.) / “La Mistica Ebraica” (Einaudi Ed.) / “I Vangeli apocrifi” (Einaudi Ed.) / “I grandi temi della mistica ebraica”, G. Burrini (EDB Ed.) / “Cabala Mistica”, Dion Fortune (Astrolabio Ed.) / “Segreti dei Rotoli del Mar Morto”, J. Schonfield / “Il Bestiario del Cristo”, L. Charboneau-Lassay (Arkeios Ed.) / “Ricerche sul simbolismo del Sé” – in Opere Vol. IX (1951)- C.G. Jung, Aion (Bollati Boringhieri Ed.) / “Mysterium coniunctionis” – Opere Vol. XIV (1955/56) – C.G. Jung; curato da M.A. Massimello, Bollati Boringhieri (Collana: Gli archi 19) / “Amuleti dell’Antico Egitto”, B. De Rachewiltz (Signa-tau) / “Amuleti, talismani e pantacoli”, J. Marquès-Rivière (Mediterranee Ed.) / “Symbolism or Mystic Masonry”, J.D. Buck M.D. (Ezra A. Cook).

 

Share Button
Written By
More from Andrea Fatale

La Monarchia dell’Essere: “Perché Io so’ Io…” [Part. 2]

L'origine del Male dal Bene, la differenziazione sociale e l'ascesa dei potenti...
Read More

21 Comments

  • l ‘ iniziazione di Fatale ormai e’ totale!
    ci hai lasciato un immenso dono umano e spirituale . uno studio enorme nel cuore del mistero ultimo ….
    Fatale sei il mio iniziato preferito ! :)))
    non avrei mai studiato la creazione e i miti secondo questa prospettiva, come metafore della creazione dell ‘ Io e della realta’ mentale

  • quindi la genesi è una metafora dell’individualizzazione e della differenziazione dell’ io … della coscienza che attraverso la mente crea la realtà , come tra l’ altro spiegato oggi dalla fisica
    quindi Dio è per forza dentro di noi,a questo punto è una logica conseguenza che io sono dio !
    il vero esoterismo sta qui !
    post da studiare riga per riga
    grazie Fatale,sei un eroe! :))))

  • ma la cosa straordinaria è questo linguaggio cabalistico con cui al livello letterale si parla di fatti (dei o alieni che siano) e che se invece si comincia a permutare le lettere ne esce un codice numerico e simbolico in grado di spiegare tutte le leggi fisiche dell’universo e quelle psichiche della nostra coscienza umana. mi ricorda un po gli I-ching ….. quei discorsi universali sulle dinamiche umane, archetipici potremmo ben dire ….
    un articolo incredibile e denso di informazioni. preziosissimo Fatale!

  • c ho messo una mattinata a leggerlo e ancora non riesco a riprendermi. ci sono una miriade di informazioni , tutte da elaborare …..
    un altro articolo di uki da mettere tra i preferiti . questo poi e’ davvero speciale !

  • quindi Dio si è presentato all’umanità come l’ IO SONO
    perciò l’ IO SONO L’IO SONO sarebbe un’affermazione della consapevolezza di se stessi…. e se lo facciamo anche noi, in quel momento siamo Io, quindi DIO !
    E poi c’è il discorso degli opposti , che è la legge di base dell’intera vita dell’ universo

    solo a pensare le bufale e le miriadi di stronzate propinateci nei secoli dalla massoneria, dalla controinformazione pilotata, oltre che dalle religioni ufficiali ovviamente ….. mi viene da vomitare

    GRAZIE FATALE !

  • la parte dei collegamenti dei numeri delle lettere con i concetti e le scienze dell’uomo e dell ‘ universo e’ impressionante
    :O

  • ma tutte quelle divisioni di Dio ??? e poi dici che non esistono (tanti) dei !!!!
    dietro ognuno di noi c’è un pagano si dice , l’origine della nostra natura è perso nei testi di queste antiche civiltà di cui non abbiamo idea di cosa fossero
    si capisce pure perché il sistema societario boicotta queste sapienze, se libere creerebbero una società totalmente diversa da quella di oggi. una società che lavorerebbe sulla propria conspevolezza e non sul commercio di datori di lavoro
    vergognoso ! dobbiamo puntare all’a lbero della conoscenza
    grazie di tutto fatale

  • oltre al segreto dei segreto di ogni esoterismo , c’e’ anche spiegato il percorso iniziatico ,anche dal punto di vista cabalistico della genesi.
    un articolo immenso
    grande Fatale!

  • ALCUNI ILLUSTRI ESPERTI (POCHI IN VERITA’) AVEVANO GIA’ SCOPERTO IL FATTO CHE LA CREAZIONE FOSSE IN REALTA’ UN PROCESSO PRIMA PSICHICO (INDIVIDUAZIONE DEL SE) E SOLO SUCCESSIVAMENTE FISICO-MATERIALE. CERTO QUI FATALE ILLUSTRA QUESTA TEORIA SULLA BASE DELLE COSMIGONIE MITOLOGICHE IN MODO INNOVATIVO E A DIR POCO ECCEZIONALE .
    RIPULENDO INFATTI L’ESOTERISMO VENDUTOCI DALLE DERIVE DELLA CONTROINFORMAZIONE RIMANE LA TEORIA DEGLI ARCHETIPI … COSA CHE IN MODO SEMPLICE (VEDI I VEDANTA) PUO’ SPIEGARE TUTTO !!!
    CERTO OGGI IL PROBLEMA RIMANE NEL LEGARE QUESTO ALLA NUOVA LETTURA DI QUEI TESTI FATTA DA STUDIOSI SITCHIN …. CIO’ CHE I TESTI RACCONTANO E’ QUALCOSA DI DIVERSO E CONCRETO … UN MONDO SPIETATO GERARCHICO E DOMINATORE CONTRO UN MONDO FATTO DI FORZE EVOLUTIVE PER GIUNGERE ALLA BEATITUDINE DELL’ UNITA’ COSMICA ….
    …..QUALCOSA SOTTO DA SCOPRIRE C’E’ ANCORA

  • il legame lo descrive bene anche lo stesso Fatale…. la Bibbia racconta dei fatti prima di tutto. La lettura letterale del Deuteronomio del Levitico etc.. racconta degli dei alieni che ci hanno plasmato … ma prima che ciò accadesse la creazione ha dovuto agire su altro: la Genesi parla dell’origine della creazione stesss . E se è vero che letteralmente dice delle cose è anche vero che ogni lettera, parola, geroglifico e sintassi con cui lo fa è stata architettata per raccontare appunto altro : quella lingua scritta proviene da un linguaggio iniziatico nato in Egitto che come dice Fatale usava dei geroglifici dove ad ogni lettera del conseguente alfabeto ebraico corrispondeva un numero … dalle permutazione di quelle lettere (che in un periodo discorsivo raccontavano storie aliene e terrene) si estrapolava un codice che esprimeva tutte le leggi e le dinamiche della Coscienza di Dio, e quindi dell’universo e della mente umana

    Il legame è tutto qui. Leggi la frase e c’è la storia dell’umanità, leggi le lettere e c’è la scienza di ogni cosa nella coscienza di Dio e dunque nell’universo

  • bene, dopo aver iniziato a dare credito a quello che l’autore biblico raccontava letteralmente e per davvero, ora torniamo al messaggio esoterico……….ma quello vero però, quello che viene dalla lettura archetipica come la chiama Fatale. li c’è scienza pura! tutta la scienza dell’universo racchiusa nei segni di ogni lettera dell’alef-beit
    tutti i sermoni e le lungagnate raccontateci finora, l’esoterismo dai libri in prima fila, i best seller sulla kabbalah etc ,massoneria etc. serviva solo a confonderci, a fare disinformazione ulteriore ( un po come succede oggi con certi siti di controinformazione )
    l’ idea di riportare la creazione nella MENTE di Dio, e quindi dell’ uomo, non a caso coincide con la spiegazione della realtà da parte della fisica quantistica …. questo è un grande merito di Fatale,complimenti………..continua così. anche se sono convinto tu sia davvero un iniziato
    :))))

  • Già il titolo…Io sono(D)io…mi piace quel tanto che basta per farmi dire: Ma togliamola definitivamente quella D…così grossa e maiuscola che ha fatto ombra da millenni sulla verità piccola piccola nascosta tra le pieghe sinaitiche del cervello…anche riconosciuto…dai più sempliciotti studiosi o pseudo tali…anche riconosciuto sempliciottamente…ripeto…Io – Me – Se – e perché no Anima.
    Per farla breve…insomma…cellule morbidamente racchiuse al caldo di una scatola…cranica…la scatola casa…un tempo grotta…ma forse ancora tale…dove Noi risiediamo…e risiedendoci siamo il Dio di quella casa-grotta…grottescamente poggiata sul nostro corpo.
    Io sono (D)io quindi…che senza quella fastidiosa D…diventa…Io sono IO. Due maiuscole fichissime!
    Leggo nell’articolo…non semplice…di Andrea Fatale…che noi ci staremmo muovendo all’interno di un ologramma del quale…nel contempo…saremmo parte attiva o passiva…secondo come ci si pone nel viverne la Vita…Vita creata o inventata da un supposto Nulla che…inconsciamente ma intelligentemente…nonché noncurantemente…starebbe da Tempo incalcolabile (senza inizio e fine definibili) lavorando come regista fuori scena ad una rappresentazione universale dove ogni forma creata sarebbe attrice senza copione di una farsa tragicomica…grottescamente coinvolgente…!
    Potrebbe d’altronde…anche essere che quel NULLONE olografico mane sia solo all’interno di ogni singola casa-grotta dove…all’interno di quei pochi cm3…ognuno inventi e viva il proprio personale Universo…una specie di Vita interna nell’interno di se stessi.
    Dopo questo sproloquio presuntuoso…posso affermare che in effetti…
    Il NULLONE non è FANNULLONE ma…il NULLONE FA…altroché se fa…!

    C’è un detto che dice: Scherzando scherzando Pulcinella dice la verità…!
    Indegnamente e presuntuosamete…qui…mi sono messo nei suoi panni…!
    Ma chissà qual’è la Verità…e soprattutto se esiste…!
    Scusatemi e BuonaSeratina!

  • si parla di cose serie. segrete. sembrano già sentite,ma messe così sono illuminanti. qui si rischia l’oscuramento del sito.
    articolo immenso d’amore.
    grazie Uki.

  • Questo articolo credo sia davvero il saggio definitivo sul più santo e segreto mistero della tradizione primordiale… l’autentica verità assoluta dell’esoterismo, quello vero, non quello mistificato dalla disinformazione o dalla new age o da corrotti intellettualoidi.
    Fatale, dopo aver fatto pace con Lilith e aver superato la sfinge come Edipo, ha superato la nevrosi tra Danao ed Egitto, trovando la sintesi della Sapienza universale.
    Dio è la nostra Coscienza cosmica, perché è sostanza divina creatrice di Tutto…
    La Cabala abbracciata dalla scienza della Kundalini orientale… oltre la Dualità materica. L’energia vitale cosmica del Vuoto come unica via, attraverso la meditazione, di ri-trasformarci in una stella di energia… un cosmo in un oceano universale… poco prima di essere la stessa onda onnisciente ed onnipervadente.
    “Conosci te stesso”: è il numinoso rimasto inerte nell’inconscio… l’unica via è il ricongiungersi di tutte le forze psichiche del nostro Sé!

    Grazie Fatale

  • diciamo che una ricostruzione così innovativa e originale dell insegnamento segreto e finale della vera iniziazione esoterica, oltre ad una grande ricerca , è stato possibile secondo me grazie all analisi dei rotoli del mar morto che come diceva Fatale descrivono uno gnosticismo giudaico agli albori secondo una visione completamente diversa dal cristianesimo paolino o da tutto il resto del monoteismo come lo conosciamo oggi.
    il segreto della croce, legato all energia kundalini, e i sacramenti gnostici come i passaggi catartici dell alchimia attraverso il mantra del Nome di Dio – io sono- e il mantra del ” sia fatta la tua volontà ‘ sono i misteri alla base della ricostruzione del se’, in quanto la scissione dell io è la vera causa della lontananza con Uno Creatore
    la frammentazione della psiche è il vero male da affrontare!!!
    geniale Fatale! grande Uki !!!

  • roba che se solo gli avessero dato più credito, oggi Jung avrebbe salvato l’umanità intera…..
    ma forse è per quello che lo hanno un po’ bistrattato al livello accademico.
    capisco che parlare di alchimia all’università era un po’ fuori luogo ma i contenuti dietro erano ben altri …. e oggi stiamo capendo quali fossero
    grazie Fatale.

  • un saggio immenso ! eccelso !!!
    un magnifico trattato sul fulcro dei misteri dell’esoterismo, una volta per tutte è stato messo per iscritto i SEGRETI ultimi dell’iniziazione spirituale . una chiara rivelazione costruisce un discorso diretto sul mistero della vita e su come scoprire noi stessi, chi siamo e cosa possiamo diventare…. è questa argomentazione tout court che è originale!
    non il solito compendio degli insegnamenti occulti … ma un discorso univoco sulla spiegazione del vero grande segreto dell’umanità e della Vita
    credo anche io che questo saggio sia molto pericoloso, e comunque difficile da comprendere se non per grandi anime dall’elevata consapevolezza

    è il principium individuationis da superare per liberare l’energia che attraverso i nostri centri energetici ci trasforma e trascende nello Spirito del Tutto…. immersi nella beata immensità torneremo ad essere un unico Dio che tutto può immaginare per l’eternità ….

  • DA STUDIARE PASSO PER PASSO .. ANZI, DA MEDITARCI SOPRA PER AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA
    LA VERITA’ E TUTTA UN’ ALTRA COSA , MOLTO PIU’ LONTANA E INCREDIBILE DI QUANTO CI POSSANO SOLO LONTANAMENTE AVER POTUTO RIFERIRE FINO AD OGGI

    RIEQUILIBRARE LA DUALITA’ , E MEDITARE PER RITROVARE IL SE’ DIVINO ATTRAVERSO IL RISVEGLIO DELL ENERGIA UNIVERSALE PER MEZZO DEGLI INSEGNAMENTI PIU’ AUTENTICI. … QUESTO L’UNICO SCOPO …CONTRO IL FALSO DIO E I FALSI IDOLI

    GRAZIE FATALE.
    QUESTO SAGGIO E’ UNA DELLE PIU’ ALTE DICHIARAZIONI D’INTENTI CHE ABBIA MAI LETTO…. UNA DELLE FORME DI RIBELLIONE CONTRO I POTENTI DEL MONDO PIU’ ILLUMINATE CHE ABBIA MAI INCONTRATO …. MAI PRIMA ERO RIUSCITO A COMPRENDERE CERTI INSEGNAMENTI IN QUESTO SENSO UNIVERSALE E ONTOLOGICO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.