Io Sono (D)Io – Vol. 1

Un saggio sulla 'Genesi' dell' "Io" nell'illuminazione del "Sé": l'antitesi interiore tra Coscienza e Mente. Il risveglio del bioelettromagnetismo umano attraverso l'Archetipo della "Croce serpentina". La nevrosi e lo scontro con la civiltà formale. Il riappropriarsi del numinoso silenzio della consapevolezza profonda. La fine degli dèi e il ritorno all'origine della Vita!

  

In fondo ad ogni esoterismo e misterosofia, occultato da ogni religione, c’è un segreto che ha a che fare con la natura bio-psichica dell’essere umano: un ‘labirinto emotivo’ che ci conduce al mistero finale in cui l’uomo trasfigura sé stesso oltre l’universo e la stessa esistenza spazio-tempo.
È un percorso iniziatico e salvifico, in cui l’uomo è chiamato a reintegrare le ‘differenziazioni’ del suo “Io” – tra personalità, cultura e società – in un “Sé” finalmente riunificato come “androgino” perfetto. Un’illuminazione che sta nel sentirsi pura Coscienza cosmica, quando l’ “Io“, ormai libero dai limiti materici dell’ “Ego“, crede e si abbandona totalmente a quello ‘stato di coscienza‘ numinoso.
In quell’istante l’Io trascende ogni stadio d’energia universale… fino a sperimentare la comprensione/intuizione che c’è sempre stata solo una Coscienza divina, e che Dio è sempre stato l’Io!
Più che l’uovo o la gallina, dovremmo chiederci se è nato prima l’Io o (D)Io…
Esiste un’atavico Archetipo che sembra poter rispondere a questa domanda, ed è associato alla simbologia del ‘serpente’ e al mistero della “Conoscenza” (iniziatica), non a caso. Un segreto che cela una vibrazione creativa, ma latente, nel Campo elettromagnetico dell’essere umano. Quell’energia è un ponte d’accesso verso nuove forme di Esseità dimensionali. Riattivarla significa giungere allo stadio evolutivo finale dell’esistenza: la “resurrezione” attraverso il mistero della “Croce” di tutte le antiche iniziazioni… per abbracciare finalmente il destino dell’intera umanità, al di là del Bene e del Male, oltre lo spazio e il tempo.
Così, il Mito si compie

 

«Gli uomini soffocano la loro voce interiore; sommergono le parole che risuonano nel silenzio nel frastuono e nel vortice degli affari, dei piaceri effimeri e dell’agitazione. Quando la vita dello Spirito è negata, quando la manifestazione della vita si concentra sul materialismo concreto, sulla forma e il desiderio delle cose dell’immediato presente, il vero fine dell’esistenza scompare. Lo sviluppo dell’essere umano non è che il passaggio da uno stato di coscienza a un altro. È un susseguirsi di espansioni, una crescita di quella facoltà di consapevolezza che costituisce la caratteristica predominante del Pensatore Interiore».
Alice A. Bailey

L’uomo crede a quello che vede, perciò vede e studia solo ciò che crede!
Peccato però che il 96% dell’energia e dunque della materia dell’universo sono ignorate dalla scienza.
Il discorso è che pochi si fermano a considerare che oltre alle influenze materiali nella nostra vita, sovente cadiamo anche sotto l’influenza di forze ed energie che esistono in dimensioni al di fuori della nostra percezione ordinaria. Oggi grazie alla scienza sappiamo bene che c’è molto di più nella realtà di quello che possiamo vedere, sentire, ascoltare, gustare e toccare… In effetti, una contabilità della materia che compone l’universo rivela che circa il 73% di esso è costituito da “Energia Oscura“, e un altro 23% è costituito da “Materia Oscura“, nessuno dei quali può essere visto o compreso. Inoltre, l’occhio umano è in grado di vedere solo lo 0,0035% dell’intero spettro di radiazioni elettromagnetiche (EM).
Dunque, prima di iniziare il viaggio attraverso i contenuti di questo saggio, dobbiamo sempre tenere a mente che quando guardiamo nei cieli, il 96% di esso è invisibile per noi… di quasi la totalità della realtà che ci circonda, noi oltre a non saperne nulla, neanche la percepiamo minimamente: c’è un intero universo di possibilità che esiste oltre i nostri cinque sensi!
Nonostante queste rivelazioni, la scienza da ‘manuale’ oggi continua ad avere difficoltà a spingersi sperimentalmente oltre ciò che c’è la percezione del nostro “orizzonte degli eventi”, eppure sappiamo benissimo che qualcosa c’è, di fatto esistono svariate possibilità di esistenza e dimensioni oltre di noi, non solo, quell’ “energia oscura” è strettamente collegata con i “quanti di luce debole” e oltreché dirigere la fusione nucleare nelle stelle e penetrare ogni corpo, raggiunge anche tutto ciò che sta alla base vibrazionale dell’intero piano della nostra esperienza sia emozionale che mentale (essendo collegata alla “materia bianca” del cervello): è la sostanza su cui la coscienza intera vive e si evolve. Sì la coscienza, quel mistero insondabile che sono l’inconscio e la mente con i loro sogni, pensieri ed emozioni: in sostanza la Vita!

Oggi sappiamo che qualsivoglia “cosa” in natura è composta da un’interazione multistratificata ed intelligente d’innumerevoli forze/energie, c’è sempre un fondo comune nel ‘tangibile’, una “corona” di sostanza periterrestre e organoplastica aureolante la biosfera. Le ricerche della fisica inducono gli scienziati a pensare che potrebbe esserci qualche forma fondamentale di energia assolutamente stabile e più sottile di qualsiasi altra.
Max Planck (“Premio Nobel” per la Fisica) disse: «Dietro quella forza che lega neutroni ed elettroni c’è una Mente Conscia ed Intelligente». A detta degli scienziati, i Neutroni – che compongono, insieme ai Protoni, il nucleo di ogni atomo della materia – ed Elettroni, ovvero particelle subatomiche, in sostanza l’atomo e tutta la materia di cui è fatta quella che definiamo “realtà materiale“, non è altro che una “forma di intelligenza“: la materia è un derivato di una ‘Coscienza‘ cosmica che fa in modo che noi, il nostro pianeta e tutto l’universo si regga in equilibrio omeostatico.
Questo è possibile perché alla partenza di ogni viaggio dell’evoluzione c’è una sorta di sistema mentale che potremmo definire matematico (anche se poi le energie emozionali faranno il buono e il cattivo tempo). Infatti, la scienza ha individuato nel cosiddetto Vuoto SubQuantistico, che sembrerebbe essere presto confermato come un plasmasuperfluido polare“, il tappeto energetico su cui ha origine il Tutto, ogni elemento o singolarità nell’universo. Le proprietà di questa fonte e matrice originaria può essere descritta dalla cosiddetta “Teoria dei Vetri di Spin” (e quindi dal “Modello di Ising“) che, nel suo “modello matematico“, cela un meccanismo di auto-organizzazione dell’Universo basato sul “modello neurale” del fisico John Hopfield a carattere intelligente (utilizzato per modellare sostanze in stato superfluido come l’Elio 3). Questo spiegherebbe la capacità del Vuoto neurale di modificare la sua forma e di auto-organizzarsi “apprendendo” ed “elaborando” informazioni in forma di perturbazioni nella sua struttura infinitesimale, secondo un ‘modello’ simile a quello adottato dalle trasmissioni inter-neuronali del nostro cervello, a questo punto non a caso!
Dunque la natura superfluida del Vuoto ci conferma l’autosufficienza di questo tessuto connettivo energetico, le cui dinamiche producono ogni cosa della realtà. Il Vuoto non prevede inizialmente alcun tipo di particelle ma solo perturbazioni del vuoto. In principio si formano i fotoni, da intendere appunto come perturbazioni del vuoto che viaggiano linearmente, e che nel momento in cui si incontrano creano un vortice… che proprio in quell’istante diventa una particella elementare. Come in ogni vortice si crea allora un differenziale di pressione del vuoto tra l’interno e l’esterno del turbine, che quindi attira (come accade per ogni vortice) tutto ciò che c’è intorno. Questo risultante vortice elementare è il “gravitone“, quindi un’unità di “massa” elementare e perciò la sorgente della Gravità. Secondo alcuni recenti teorie, la perturbazione del fotone infatti contiene:
– la compressione e l’espansione nella direzione del moto: vale a dire l’Energia Elettrica;
– la compressione e l’espansione in cerchi ortogonali alla direzione del moto: Energia Magnetica;
– i cerchi si torcono in senso antiorario nella direzione del moto: Energia Gravitazionale.
Quando i due fotoni si incontrano, i loro due vortici energetici alla velocità della luce si annichiliscono, così resta solo l’energia gravitazionale, cosa che farà nascere il succitato gravitone. Alla velocità della luce il vortice di ogni particella si schiaccia al punto da collassare e i due fotoni che lo avevano composto si liberano dando origine all’energia associata alla formula E=mc2. Tutto si mantiene stabile nel tempo a causa della natura superfluida del Vuoto, che non presenta alcuna resistenza ai vortici ed alla propagazione di queste perturbazioni – perciò lo “spazio-tempo” sembrerebbe non sussistere! La luce è una velocità limite perché a velocità prossime a quella della luce il Vuoto cambia stato e diventa un fluido tradizionale, che ora oppone resistenza e che cresce esponenzialmente man mano che la velocità del corpo in moto si avvicina a quella della luce. Perciò il tempo non rallenta alla velocità della luce, ma rallentano, per l’effetto dell’attrito viscoso del vuoto ora non più superfluido ma fluido, tutti i fenomeni oscillatori con cui il tempo si misura. In sostanza stanno nascendo l’energia, la materia e la gravità che creano l’intera nostra realtà! Di fatto, questi recentissimi studi oltre a confermare che il Vuoto come superfluido polare si comporta con dinamiche fluidiche rappresentabili, a livello microscopico, con un modello a Vetri di Spin, stanno giungendo a teorizzare che esiste una componente “non locale” nella “forza gravitazionale“! Per giunta, si sta scoprendo che questa componente viola il ‘dogma’ quanto-relativistico di Einstein e che viaggia a velocità infinita, oltre al fatto che questa componente della gravità è legata ai fenomeni di Entanglement quantistico – nel mezzo di un fluido un corpo in moto (e teniamo presente che se il fluido è a viscosità bassissima, come appunto nel Vuoto, per muoversi servono velocità elevate prossime a quella di ‘soglia’, ovvero a quella della “luce“) determina depressioni dietro di se, ovvero zone con pressione ridotta rispetto a ciò che gli sta intorno. Questa è la tanto osannata forza di Gravità: vale a dire l’attrito sull’attrazione che si crea nel plasma superfluido e che riduce le proprietà di misura degli strumenti di ciò che consideriamo “tempo”. Insomma la nuova scienza sta scoprendo che il Vuoto, o l’ “Etere” come lo chiamavano gli Antichi, è altresì un tessuto gravitazionale, sembrerebbe infatti esistere una componente torsionale ancora tutta da scoprire nella Gravità, che viaggia per “trazione” dello spazio e non per onda! Dunque questa componente potrebbe essere la base della forza che unisce l’ElettroMagnetismo alla Gravità; finalmente siamo vicini a svelare l’impasse della scienza contemporanea: il Vuoto dimostrerebbe che l’etere esiste e che è un superfluido alla base dei fenomeni quantistici e della relazione tra la Gravità e le altre Quattro Forze della Natura. Perciò, sembrerebbe proprio che il concetto di “spazio-tempo” sia in un certo qual modo errato, così come tutte le derive sulla “curvatura dello spazio-tempo” einsteniana e tutta la matematica relativistica con le teorie sulla relatività del tempo.
Insomma, se partiamo dall’idea della natura neurale del Vuoto (magari basata anche sulla natura intrinsecamente neurale delle equazioni di Heim secondo la “teoria dell’espansione dell’universo”), possiamo affermare che ogni elemento nell’universo è immerso in un’oceano energetico come una sorta di rete neurale, un plasma composto da un “Vuoto non vuoto” che, dalle ricerche scientifiche, parrebbe essere in realtà ‘pieno’ e, ricolmo di una “sostanza discreta” particellare e quantizzata. Si tratta di un Sistema equiparabile ad un “fluido” composto di “quanti discreti” o “quanti-neuroni” che renderebbero l’universo una sostanza proto-pensante’ a tutti gli effetti!
A dimostrazione di tutto questo, ricordiamoci che recentemente è stata fatta una scoperta sensazionale da alcuni scienziati: metodi matematici di topologia algebrica hanno aiutato i ricercatori e i neuroscienziati a trovare strutture e spazi geometrici multidimensionali nelle reti del cervello, che sembrerebbe davvero ospitare strutture e forme che hanno fino a undici dimensioni. Questo studio, pubblicato su “Frontiers in Computational Neuroscience”, è riuscito a trovare strutture nel cervello che presentano un “universo multidimensionale“, scoprendo il primo disegno geometrico delle connessioni neurali e come rispondono agli stimoli. Di fatto i cervelli umani sono stimati a ospitare 86 miliardi di neuroni, con diversi collegamenti da ogni cella cellulare in ogni direzione possibile, formando una rete cellulare super-vasta che ci rende capaci di pensiero a fronte di una coscienza che rispecchia lo stesso schema dell’universo subquantistico. Il pensiero ha una carica elettrica e il sentimento una carica magnetica. Insieme creano un campo elettromagnetico che interagisce con tutti gli altri Campi degli elementi dell’universo. In fondo il pensiero intenzionale conscio (ben canalizzato dalle emozioni adeguate) è la carica elettrica del campo quanticoPensare quindi non ha effetto solo sulla testa, ma nel microcosmo.
Oltretutto, non possiamo in questa sede non tenere in considerazione studi come quelli di Stuart Hameroff e del fisico inglese Roger Penrose che hanno sviluppato ciò che potremmo chiamare una teoria quantistica della coscienza sulla base del fatto che tutto è energia! Il “Campo Magnetico Informato” di un essere umano, ciò che possiamo pensare come “coscienza sul piano della mente individuale” (o che le tradizioni spiritualiste chiamano “Anima“), è contenuto all’interno di strutture chiamate “microtubuli” che vivono all’interno delle cellule cerebrali – i “neuroni“. La coscienza/anima sarebbe dunque composta da prodotti chimici quantistici, poiché gli esperti oggi descrivono un concetto di cervello visto come una sorta di “computer biologico-quantistico“: la coscienza sarebbe una sorta di programma per contenuti quantistici nel cervelloche tra l’altro persisterebbe nell’universo dopo la morte fisica della persona… dal momento che l’energia non muore ma si trasforma! La coscienza è fatta della stessa sostanza (energetica) dell’universo, ed è qualcosa che travalica ogni spazio-tempo. Hameroff e Penrose sostengono che la nostra “esperienza di pensiero/coscienza” è il risultato degli effetti di gravità quantistica all’interno dei microtubili. L’esperienza personale sussiste solo nel momento in cui l’energia trova consapevolezza nei Campi Magnetici della nostra specifica dimensione materica, che altro non è che una proiezione olografica dell’unica Coscienza Cosmica integrata (la sostanza neurale dell’universo)… per questo motivo le scuole di Illuminazione parlano della realtà come di un’illusione!
Altro aspetto importante è quello che i neuroni (cellule nervose cerebrali) sono costantemente collegati grazie a dei connettori speciali chiamati “sinapsi” che creano la famosa “Rete Neurale“, che per mezzo dei neuroni, delle sinapsi ed impulsi elettrici riesce a trasmettereelaborare e ricevere informazioni tra i campi elettromagnetici degli esseri senzienti, della Terra e dell’universo. Si è giunti così a scoprire che i neuroni del cervello producono “fotoni di lucemisurabili chiamati “bio-fotoni“: una “Luce” che diventa una rete organica in grado di comunicare le energie più sottili tra tutti i campi iperdimensionali. Ogni fotone è un fascio di energia elettromagnetica che secondo la legge dell’ “Entanglement quantistico” può comunicare in modo istantaneo con l’intero universo attraverso i differenti “stati di coscienza” – vedi la “Luce” disegnata sui Messia delle varie religioni, o il potere medianico delle meditazioni nei mistici… Sono infatti queste teorie scientifiche che rendono affascinanti gli atavici insegnamenti delle misterosofie iniziatiche della Tradizione Primordiale, che hanno sempre affermato che il corpo umano è dotato di un sistema di canali lungo il quale scorre l’energia fondante l’universo. In Polinesia si chiamava “Mana“, in Egitto “Ka“, in Giappone “Ki“, nel misticismo ebraico “Ruach“, in India “Prana“, in Cina “Chi” o “Qi” e, più di recente in occidente, slancio vitale o energia sottile. Gli scienziati oggi dimostrano che il bioelettromagnetismo dell’essere umano si riferisce al campo elettromagnetico creato dalle correnti che si muovono attraverso i nostri corpi, questo tipo di energia circonda i canali nervosi. Negli ultimi anni sono state condotte ulteriori ricerche (vedi il prof. Vitaly Vodyanoy dell’Università di Auburn) su un sistema vascolare primario, che è una rete di canali del corpo così microscopici che sono praticamente invisibili. Ecco che il biochimico John Norman Hansen dell’Università del Maryland ha scoperto che il corpo umano ha una forza bioenergetica che lo circonda, e che può spingere in movimento un pendolo abbastanza sensibile chiamato “pendolo di torsione”. Senza aggiungere a tutto ciò le svariate ricerche sulla “Meditazione” profonda e sul ‘potere energetico/benefico’ che questa pratica ha sul corpo umano e su tutti i campi magnetici circostanti.

In sostanza oggi la scienza sta dimostrando che tutto nasce da uno stadio energico fondamentale dalla cui perturbazione si emana ed evolve ogni aspetto della realtà. Per capirci, la materia acquista più densità in ragione del suo allontanamento dalla fonte originaria delle vibrazioni cosmiche di base. Nel constatare che la materia è in vibrazione, ci rendiamo conto che questo è un effetto, e poiché dietro ad ogni effetto c’è sempre una causa, è facile capire che dev’esserci un punto di origine dal quale queste vibrazioni sono state prodotte. Questo punto di origine, essendo la causa degli effetti che osserviamo, dev’essere necessariamente caratterizzato da un forza d’impulso maggiore, da un maggior numero di vibrazioni che diminuiscono in ragione dell’allontanamento da esso. Se lanciamo una pietra, la forza d’impulso si esaurisce man mano che si allontana dall’origine. Questo significa che una materia più densa possiede un numero minore di vibrazioni, e dunque è più lontana dalla fonte originaria che produce tale forza d’impulso.

Il “Paradigma Olografico“.
Il campo relativo dell’esperienza, ergo la materia, sorgerebbe quale perturbazione della vibrazione del plasma subquantistico di base, e tutte le forme di energia fisica sarebbero manifestazioni di quello stato assoluto di energia non manifestata. D’altronde un esperimento come l’ “Entanglement Quantistico” ha ormai ampiamente dimostrato che gli stati quantici di sistemi fisici (microscopici), insomma ogni elemento in naturasono in connessione e in comunicazione tra loro sempre in modo istantaneo: dimostrando il fatto che l’universo è un Tutt’Uno al di là dello spazio-tempo – un’unico oceano energetico che produce determinati ‘attributi percettivi’ limitati proprio da relative “leggi di natura” nella nostra (olografica) dimensione tridimensionale. Allora, il nostro universo sembrerebbe essere nato da una sorta di “onda anomala” di energia che con la sua perturbazione ha modificato l’armonia primordiale del cosmo creando un nuovo stadio di instabilità – ormai sempre in bilico tra Coerenza e Non Coerenza elettrodinamica. L’effetto primordiale di tale perturbazione vibrazionale sembrerebbe essere l’effetto sonoro che ultimamente è stato registrato dagli scienziati tramite l’ascolto della “radiazione cosmica“. Dunque, l’universo e la Vita intera potrebbero essere il frutto di una perturbazione avvenuta all’interno di un sistema fuori dal tempo perfettamente equilibrato e stabile su se stesso. Viceversa, a “tirare” e far estendere/evolvere il nuovo “universo” (il nuovo sistema dimensionale ‘instabile’) potrebbe essere qualcosa di natura ignota, vale a dire quell’ “energia oscura” suddetta, chiamata anche “Lambda“, legata in qualche modo alle proprietà dello spazio vuoto. La cosiddetta “Forza Debole” (ossia la massa oscura che copre oltre il 90% del cosmo) secondo le stesse misure scientifiche, è “sovrannaturale“, nel senso che non sente le forze che la fisica chiama “naturali” (gravità, elettromagnetica e nucleare). Nondimeno, è proprio per questo motivo che il lato “debole” è, in modo particolare, l’unità tra il “naturale“, che possiamo vedere, ed il “sovrannaturale“, che possiamo sentire.

Il modello corrente del nostro universo, che è in una fase di accelerazione dovuta alla presenza di “energia oscura“, prevede una cosiddetta ‘costante cosmologica’ introdotta da Einstein negli anni ’20 e che sarebbe la succitata energia “Lambda“, insieme alla “Materia Oscura fredda” (Cold Dark Matter, CDM), e per questo prende il nome di modelloLambda-CDM“. Questo modello è supportato dai dati sperimentali.
Inoltre la nuova ricerca prova che gli stessi dati sperimentali sono a favore anche di un modello diUniverso Olografico“. L’ipotesi che il nostro universo funzioni come un enorme e complesso ologramma è stata formulata negli anni ’90 del secolo scorso da diversi scienziati, raccogliendo evidenze teoriche in vari settori della fisica delle interazioni fondamentali.
L’idea alla base della “Teoria Olografica dell’Universo” è che tutte le informazioni che costituiscono la ‘realtà’ a tre dimensioni – più il tempo – siano contenute entro i confini di una realtà con una dimensione in meno. Si può immaginare che tutto ciò che si vede, si sente e si ascolta in 3D – e la percezione del tempo – sia emanazione di un “campo piatto bidimensionale”: cioè che la terza dimensione sia ‘emergente’, se paragonata alle altre due dimensioni. L’idea, quindi, è simile a quella degli “ologrammi” ordinari, in cui l’ “immagine tridimensionale” è codificata in una superficie bidimensionale, come nell’ologramma su una carta di credito, solo che qui è l’intero universo a essere codificato. In un ologramma la terza dimensione viene generata dinamicamente a partire dall’informazione sulle rimanenti due dimensioni.
Pertanto l’Universo è un Campo Quantistico Unitario! È la proiezione olografica “immaginata” dalla Coscienza Cosmica del Vuoto fluido neurale! È il riflesso, stampatosi sullo “schermo” virtuale del Campo di Punto Zero, della “consapevolezza di sé” del tessuto connettivo del Vuoto SubQuantistico.
Ecco che anche secondo lo scienziato David Bohm il comportamento delle “particelle subatomiche” indica appunto che esiste un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci “appaiono separate” è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà: esse non sono “parti” separate bensì sfaccettature di un’unità più profonda e basilare. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste “immagini“, ne consegue, ancora una volta, che l’Universo stesso è una proiezione, un ologramma.
Allora, oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate (vedi l’ “entanglement quantistico”). In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso.
Un biofisico russo e il biologo molecolare Pjotr Garjajev, insieme ai loro colleghi, hanno esplorato anche il comportamento vibrazionale del DNA. In breve, nell’ultima riga della loro relazione si legge: «Le funzioni vitali dei cromosomi sono come un computer olografico che usa radiazioni endogene di DNA». Questo significa che essi gestiscono, per esempio, la modulazione di certi schemi di frequenza (suoni) attraverso un “raggio laser”, il quale influenza la frequenza del DNA e dunque la stessa informazione genetica. Oltretutto, questo codice radiante sembra seguire una particolare “grammatica” che corrisponde alle regole del linguaggio umano.
Allo stesso tempo, uno scienziato come il neurofisiologo Karl Pribram ha ben teorizzato il cosiddetto “modello cerebrale olografico“, e l’aspetto più sbalorditivo di questo modello sta nel suo legame proprio con la teoria di Bohm. Ebbene, se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze… e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in “percezioni sensoriali”, allora, della realtà oggettiva non resta proprio più nulla! In parole povere: non esiste! Come sostenuto dalle filosofie Orientali il mondo materiale è un’illusione. Noi stessi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo è pura illusione. In realtà siamo una sorta di “ricevitori” che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di “mondi” esistenti nel super-ologramma, laddove i viventi vivono la loro messa in scena.

Infine dobbiamo tener conto che ogni aspetto dell’universo è la manifestazione di Sistemi di energia che vanno dalle vibrazioni più basse (che si condensano in materia) fino alle vibrazioni più sottili, un sistema concatenato dal più grossolano al più complesso.
La densità di ciascuna materia è inversamente proporzionale alla frequenza di vibrazioni. Il numero di vibrazioni (frequenza) degli atomi di acqua è maggiore se essa è allo stato gassoso, diminuiscono se la portiamo allo stato liquido e continuano a diminuire se l’acqua è portata allo stato solido. La densità di una materia è inversamente proporzionale alla sua estensione nell’universo. Meno densa è una materia più essa è diffusa nell’universo. La materia più sottile dell’universo deve avere necessariamente maggior estensione.
Nell’intero universo, tutte queste materie in vibrazione e di diverse densità evolvono ed involvono continuamente. Immaginate due “scale mobili” che si muovono in direzioni opposte; la prima va in discesa, ed è quella in cui le materie provenienti dall’alto subiscono l’involuzione acquistando più densità; la seconda “scala mobile”, quella evolutiva, procede nel verso opposto e conduce le materie verso l’alto che perdendo densità acquistano un maggior numero di vibrazioni (e tutto ciò sembra corrispondere perfettamente alla biblica “Scala di Giobbe” ad esempio, o all’ “Albero delle Sephirot” dell’antica tradizione ebraica, vedi la mitologia sottostante la Cabalà). Queste materie in vibrazione non possono involvere o evolvere senza l’aiuto di “sistemi trasformatori di sostanze”. Ogni concentrazione esistente nell’universo, una galassia, una stella, un pianeta, una pianta, un animale, un essere umano, una molecola, un atomo, un microbo, ecc… è una “macchina quantistica” che ha la funzione di trasformare un certo numero di sostanze, sia in senso evolutivo che in quello involutivo. A loro volta, tutte queste concentrazioni o ‘fabbriche per la trasformazione delle sostanze’ subiscono loro stesse un processo d’involuzione o di evoluzione. Noi stessi siamo macchine che trasformano svariate sostanze. Il cibo che introduciamo subisce trasformazioni notevoli, così come l’aria che respiriamo. Le materie che entrano in queste ‘macchine quantistiche’ subiscono vari processi di trasformazione sia in senso evolutivo che in quello involutivo, si hanno così, tre tipi di utilizzo di queste sostanze trasformate. Il primo tipo di sostanze trasformate restano nella macchina e sono indispensabili per il funzionamento ulteriore della macchina stessa. Il secondo ed il terzo tipo di sostanze, sia involutive (gli scarti) sia evolutive, vengono espulse dalla macchina che non è specializzata per ulteriori trasformazioni e trasferite ad altre macchine che provvederanno a loro volta a continuare il processo di trasformazione. In questo modo, avviene il nutrimento ed il sostentamento reciproco di tutto ciò che esiste. Gli esoteristi direbbero che in questo modo le forze solari e quelle lunari mantengono il ciclo infinito della creazione: lo Yin e lo Yang, le due leggi universali opposte e complementari creaono tutto ciò che è!

Tutto questo Sistema oggi viene fatto ricadere dagli scienziati sul concetto di “Onesess“, ossia un Universo come Campo Quantico Unitario. Questo campo quantistico universale si tiene in omeostatico equilibrio attraverso la “Coerenza elettrodinamica“, cioè una sorta di “dialogo sottile” come principio fisico di co-evoluzione tra tutte le parti del Sistema. La teoria della “coerenza elettrodinamica quantistica” ha a che fare con l’interazione fra ‘campi di materia’ e ‘campi elettromagnetici’ all’unisono, su certe frequenze portanti particolari, con certe relazioni di fase. Il campo quantistico ha infatti una duplice caratterizzazione: è un insieme di “Quanti“, di granuli energetici che forniscono l’ “Intensità” del Campo, ma è anche governato da una “Fase” – che in un certo senso definisce il “modo di oscillare del campo” – che emerge spontaneamente dalla dinamica globale dell’insieme dei quanti.
Quando le risonanze dei Sistemi – e dei loro Campi ElettroMagnetici – sono coerenti (cioè le oscillazioni vibrano simpateticamente) allora c’è “ordine“, dunque “armonia“… nel caso di una coscienza individuale potremmo dire che siamo in uno stato di equilibrio emozionale, siamo pervasi da frequenze positive. Quando invece troviamo risonanze non coerenti, allora si genera ciò che l’entropia porta verso il “disordine“… pertanto in quel caso noi saremmo travolti da energie che potremmo chiamare negative (vedi emozioni di paura, odio, risentimento, ecc…).
Il nostro campo elettromagnetico è dunque sempre in lotta per riconquistare questo equilibrio, questa armonia dovuta alla coerenza elettrodinamica, e il nostro campo è sempre accompagnato dal “Potenziale Vettore“, ossia una vibrazione che secondo la teoria quantistica dei campi influenza la Fase del Sistema Coerente. Il potenziale vettore a differenza del Campo si estende ad una ampia regione circostante, senza trasportare energia ma solo “informazioni quantistiche“… e dunque esercitando una sua “influenza sottile“, potremmo dire ‘informatica’, modificando la Fase dei sistemi coerenti circostanti. È così che tra i vari Sistemi Coerenti si apre la possibilità di un “dialogo sottile”, una comunicazione senza scambio di energia, che coinvolge solo le fasi (oscillazione vibrazionale), che sfugge perciò ad ogni misura di tipo parcellare e può essere percepita solo a livello emozionale, sul piano cioè della nostra carica magnetica.
In questo piano energetico, in questo “dialogo sottile”, l’essere umano è continuamente in comunicazione con i Sistemi vibrazionali che lo attorniano, dunque influenzato dai Campi delle altre persone che lo circondano, passando per quello del nostro Pianeta fino a quello di tutti i corpi celesti del nostro sistema solare… compreso dunque il Sole che tanta importanza ha sul nostro sistema vitale (vedi la sua importanza nelle mitologie esoteriche. Il sistema planetario della nostra Galassia mostra il sole come simbolo del centro dell’essere (Dio), e i pianeti come i livelli emanativi. Ad esempio, poiché Mercurio è il pianeta più vicino al sole, i mercuriali sono i “ravvicinati”, i servitori fedeli; mentre i saturnini essendo più lontani, sono quelli ben lontani dalla Volontà dell’Esseità divina). Presto vedremo come perfino la Costellazione di Orione e le stelle Sirio e Aldebaran sembrino essere particolarmente fondamentali per il ciclo psico-fisico dell’essere umano.

TESTI SACRI: INTERPRETAZIONE, “LETTURA LETTERALE”, ERMENEUTICA E “LETTURA SIMBOLICA-ARCHETIPICO”

Il rapporto tra Psicologia e Religione oggi è bistrattato dall’attuale tendenza fenomenologica e interpersonale della psicologia analitica. Tuttavia, fin dalla geniale opera di C.G. Jung l’esegesi simbolica (tipica dello gnosticismo e della Cabalà primordiale e originaria) interpreta i testi biblici come metafora del processo di individuazione.
Ad esempio invece di usare il termine Dio si può dire “l’Inconscio“, invece di Cristoil Sé“, invece di incarnazioneintegrazione dell’inconscio“, invece di salvezza o redenzioneindividuazione“, invece di Crocifissione o Sacrificio sulla Crocecomprensione delle Quattro funzioni umane ed universali” o “..della totalità“.
In sostanza la religione, nelle sue accezioni esoteriche, si fonda sull’esperienza psicologica come processo di integrazione fra l’ “Io” e il “Sé”. Processo filogenetico, perché storicamente riferito alla storia di Israele, e quindi dell’umanità. E insieme processo ontogenetico, perché simbolicamente collegato allo sviluppo della coscienza di ogni singolo uomo.
Pensiamo ad esempio ad un esperto come Eugen Drewermann (un teologo che ha sposato un nuovo approccio ermeneutico alla Bibbia ed alla teologia basato sulla “Psicologia del Profondo”), egli rifiuta categoricamente un metodo storico-critico, rigettando la “lettura letterale” come un errore indicibile dell’odierna esegesi perché «si rivolge esclusivamente all’intenzione enunciativa consapevole del tramandante» (Drewermann E. 1984, p.16). L’unico modo per fare esegesi è quella attraverso gli strumenti della psicologia del profondo e della filosofia esistenzialista: le sole capaci di recuperare l’intimità della psiche dell’individuo all’interno delle vicende bibliche. «L’esegesi storico-critica ha assolutamente bisogno della psicologia del profondo per comprendere il senso dei risultati della propria ricerca», dice fino allo sfinimento Drewermann (2007, p.70).

Capisco che è difficile accettare che l’intera mitologia e la base di ogni religione sia in realtà una ‘narrazione’ (più o meno occultata) della creazione che la Coscienza fa della realtà e dei suoi significati, soprattutto dopo tutto ciò che ci ha insegnato il catechismo cattolico (la storia del Cristianesimo è stata fatta fino alle fine dell’800 da teologici mascherati da storici), e dopo aver sentito parlare di esoterismo in tutte le salse, con di tutto e di più dal punto di vista simbolico, emblematico, filosofico, ecc… e soprattutto dopo che moltissimi studiosi hanno iniziato a tradurre il significato letterale della Bibbia rivelando di alcuni fatti, addirittura di alienimanipolazioni/creazioni genetiche, ecc… In ogni caso, lasciando stare per un attimo la Massoneria, che il più delle volte è un ambiguo, corrotto e pericoloso mondo di fumo negli occhi (sebbene rimanga la causa principale del peggior cospirazionismo religioso e sociale), dovete sapere che in questa sede è da tenere a mente come la Bibbia contenga:

– Un significato letterale, che è il racconto dei fatti accaduti e descritti dall’immediata lettura superficiale del testo, meglio se nella traduzione del “Codice di Leningrado“, ossia il testo masoretico, cioè la versione ebraica della Bibbia in uso fra gli ebrei – è quindi il livello che parla degli eventi del tempo e di ‘individui’ speciali, vedi pure gli déi/alieni per capirci, Dio con i profeti, ecc… C’è da dire che già le prime tradizioni orali e scritte avevano visioni inconciliabili finanche su temi importanti e fondanti, esistevano versioni, interpretazioni e traduzioni dei testi talmente differenti che si erano costituite sette il cui pensiero era inconciliabile su aspetti spesso centrali, e tutti facevano esegesi con testi autonomi (viene allora da pensare ad esempio se i testi recuperati a Qumran possano avere a che fare con la biblioteca del Tempio), pertanto è impossibile pensare che un testo altomedievale come la Bibbia sia corrispondente ad una versione condivisa mai esistita, ecco perché, plausibilmente, non ha alcun senso un’analisi letterale del testo biblico in ebraico. Di fatto, il lavoro su testi talmudici è un lavoro su testi altomedievali, e poiché provengono dalle più disparate interpretazioni nel corso dei secoli, è plausibile affermare che non ha senso una traduzione letterale di un testo di origine altomedievale come la Bibbia talmudica.

– Un significato archetipico nascosto nelle accezioni di ogni singola lettera che componeva gli ideogrammi della scrittura originaria: un linguaggio iniziatico derivato dalla tradizione egizia-sumera. Di fatto, attraverso un metodo specifico ogni parola veniva scomposta in lettere, le quali corrispondevano a numeri contigui a determinate vibrazioni energetiche, che avevano quindi un certo significato spirituale in modo da costruire una lettura anagogica capace di contenere tutti i (veri) segreti esoterici dell’universo e dell’umanità. È pur sempre bene chiarire che le tradizioni esoteriche e cabaliste sono anch’esse il frutto di un pensiero di origine altomedievale (lo stesso “Sefer Yetzirah” viene datato, anche nelle più ottimistiche delle intenzioni, a non prima del III secolo d.C., ed è il più antico tra i testi della mistica ebraica). Per di più stiamo parlando di una esegesi che segue cronologicamente sia quella essena di Qumran (giudaica) che quella gnostico cristiana di Nag Hammadi: si tratta dunque di una successiva elaborazione su un rimaneggiamento altomedievale della Bibbia talmudica. Ciò nonostante, la ghematria di quell’epoca (il metodo di analisi numerologica utilizzato nella Cabalà sul testo biblico) deve aver certamente attinto dalla Tradizione Primordiale egizia-sumera per spiegare cose-eventi-fatti così “universali” in modo così scientifico-naturale (diremmo oggi riguardo i testi cabalistici)… e riuscire oltretutto a farlo attraverso l’inesplicabile permutazione degli ideogrammi del linguaggio iniziatico di Mosè. Di fatto, la base di una tale chiave di lettura esoterica ha a che fare più di tutto con il “segno” grafico, la forma degli ideogrammi e i corrispondenti simboli numerici ed energetici… dunque il significato letterale o allegorico in sé ha poca importanza in quest’ottica. Si tratta di un altro e diverso piano d’analisi: è lo studio archetipico della Natura sia fisica, sul piano universale e dei cicli cosmici, che innanzitutto psichica, sul piano biologico e umano. In questa lettura iniziatica vengono, infatti, descritte le principali leggi di natura ma soprattutto è spiegato che la Creazione avviene in primo luogo nella Coscienza: prima in quella di Dio stesso (o almeno in ciò che consideriamo tale), e poi in quella senziente fino agli esseri umani (processo di individuazione/differenziazione del Sé che insieme al “linguaggio” costruiscono il mondo umano. L’uomo dalla ‘terza persona’ comincia ad avere consapevolezza di sé in “prima persona” affermando a sé stesso “Io Sono”… un processo che inevitabilmente si scontra con le svariate “maschere” personali che l’Io deve assumere all’interno di una data cultura – vedi anche il processo di Integrazione junghiano: il rapporto tra Identità e Ipseità, il “Principium Individuationis” come una vera e propria teleologia dell’esistenza). Solo in seguito avverrà la proiezione (mentale) olografica che costruirà l’intera realtà esperienziale che ci circonda!
«Ogni uomo individuale è un piccolo mondo in sé stesso, contenente i tipi di ogni cosa esistente nel Macrocosmo. Un uomo può essere considerato come intero regno pieno di molte persone e personalità (gli Elementali). Entro di lui vi sono Mosè e gli Israeliti, i Sadducei e i Farisei, i patriarchi e il regno dei cieli e l’inferno. Così gli eventi descritti nella Bibbia, e considerati dalle persone pie come storia passata, sono in realtà descrizioni di processi eterni che avvengono nella costituzione dell’uomo».
Franz Hartman – “Il Mondo Magico di Jacob Bohme”.
 

Gli “arcani” dell’Iniziazione.
#) Tutto si origina e compartecipa nella Coscienza umana, attraverso la Coscienza Collettiva fin dalla Coscienza Cosmica della Divinità. Ogni cosa è costituita di ogni altra, nulla può ‘essere’ da solo (“inter-essere”). Ogni cosa contiene ogni altra (“interpenetrazione”). Ogni cosa dipende dall’essere di tutte le altre, perché ‘questo’ è costituito da ‘quello’ (“interdipendenza”). La vera realtà del Tutto è che nulla può essere da sé, nulla esiste intrinsecamente, nulla esiste di per sé, compreso l’ “Io”, anche la nostra mente individuale infatti non ha un’esistenza intrinseca: se tutto è un’unico oceano di energia neurale, allora il resto è solo un’Illusione. Tutto è una scintilla della Luce dell’Esseità onnicomprensiva. Pertanto, la realtà vera è quella della nostra coscienza, la realtà esterna invece è un’illusione dovuta a insidiose percezioni con cui la mente agisce olograficamente su se stessa.
#) Alla base delle Misterosofie c’è un’iniziazione medianica raggiungibile per mezzo di ‘formule rivelate‘, quando l’inconscio ci parla (tramite il nostro “Daimon” interiore) affinché il “Nomen“, il “Nome“ (il “noumeno” di tutte le cose), divenga il “Numen“, la “Divinità“!
#) L’Esseità divina è “Ha Shem“, ossia “Il Nome“: il nome di Dio è «Io Sono l’Io Sono» / «Io sono colui che sono» (colui che è e sarà): la quintessenza dell’autodeterminazione in cui il Sé dell’uomo coincide con l’Esseità celestiale – è la “Sapienza” con cui il Divino entra nella Coscienza dell’uomo. L’Iniziato che si pone «oltre» la manifestazione non rinasce ma diviene «immortale», si reintegra, realizzando l’ascensione. Con l’avvento di Yeshua il Chrestòs l’affermazione dell’Io celeste nell’uomo sarà possibile attraverso il sacrificio dell’illusorio Ego materico in nome di Dio.
#) L’Esseità divina ha ideato ognuno di noi secondo un Nome metafisico contenente la sua vocazione, il suo destino e il suo bagaglio karmico: «Conosci te stesso». Ecco che il nostro “Nome” segreto, proveniente dal Campo del Potenziale, ossia dal piano del Divenire metafisico dove risiede la Coscienza Cosmica, può essere spiegato come una sorta di “Tema Natale”, ossia l’immagine sincronica dello spazio-tempo colta nell’attimo della nostra nascita: è la rappresentazione della risonanza tra il macrocosmo e il microcosmo individuale, è un ponte fra la prospettiva terrestre (Case) e quella stellare (i Segni zodiacali) su cui transitano i Pianeti. La Numerologia sacra e gli Archetipi del Tema Natale sono una mappa stellare e coscienziale che ci aiuta a orientarci nell’Universo degli eventi, un manuale galattico di istruzioni per comprendere come funzioniamo a livello individuale e collettivo, un vero e proprio ‘stargate’, una finestra spalancata sul cosmo secondo gli effetti della sincronicità e dell’entanglement quantistico, dunque un ‘portale’ che ci mette in connessione con le energie veicolate dalle galassie, dalle stelle, dai pianeti attraverso la loro luce, il loro movimento, la loro presenza fisica e vibrazionale e ci permette di trascendere la dimensione terrestre per ricongiungerci con l’Esseità divina della Coscienza Cosmica.
#) La “Regola Aurea” della Legge di Thelema, ossia la legge della suprema Volontà, che si qualifica in: Legge del Karma Orizzontale: «Fai agli altri ciò che vuoi che altri facciano a te» – Legge del Karma Verticale: «Sia fatta non la mia ma la tua volontà» / Vedi pure: «Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. L’amore è la legge..», anche nel senso di ama ciò che fai, fai ciò che ami… Per capire: Salmo 110: «Siedi alla mia destra (fa la mia volontà, diventa mio paladino) finché ponga i tuoi nemici (Arconti) a sgabello dei tuoi piedi». La “Volontà” deve indirizzare il “Desiderio” dell’Anima nel ricevere lo Spirito divino, il punto nel Cuore (Amore).
#) L’integrazione psico-fisica finale, epurata dalla mente egoica in favore di un Sé unificato con l’androginia divina, prescindendo la Legge di Causa ed Effetto (la ciclicità del Serpente “Ouroboros”). Il raggiungimento della “Coincidentia Oppositorum” (“Albero della Conoscenza del Bene e del Male”), ergo del “Principium Individuationis” per sormontare le “dimensioni” della vita umana.
#) La chiave (Ankh / Croce) della Vita è la “morte” della nostra dimensione materica, ossia la morte dell’Ego (“Albero della Vita”) per mezzo del simbolismo archetipico della “Croce”. La morte è il punto mediano sia della vita mortale, che si rinnova sempre attraverso la morte per una nuova vita (Reincarnazione), sia della vita eterna, per cui serve un’altro tipo di morte che anticipa quella biologica: ovvero la morte dell’ego materico volta alla trasmutazione umana, per tornare ad ‘essere Dio’ (Resurrezione).

> Dio non comparirà mai davanti a nessuno di noi: perché non è un Dio dell’illusione che si manifesta nell’illusione!

La Misterosofia della “Croce” indica esotericamente l’uomo che ha liberato la “Coscienza Cristica” interiore (o il “Bodisattva” come la chiamano i buddhisti) percorrendo un cammino iniziatico di conoscenza del suo più profondo Sé. Un ideale iniziatico che proviene dalle ataviche tradizioni della “Croce Solare” (o Ruota Solare), ossia il simbolo della completezza del tutto, il movimento ciclico che unisce il cambiamento con l’immutabilità: è l’unione dei 4 elementi la cui struttura veniva usata per la “Ruota di Medicina” in grado di creare un portale di connessione tra i mondi, tra le Forze dell’Universo e il nostro piano della realtà… Sono le 4 grandi ‘Direzioni’ che seguendo il corso del Sole sul nostro “Tema Natale” (le sincronicità cosmiche del nostro “Nome” metafisico) elaborano una struttura archetipica dei passaggi evolutivi del Sé: il viaggio dell’ “Io” per raggiungere l’autorealizzazione, l’individuazione e l’illuminazione. Pertanto questo cammino è il cammino che percorre la personalità dialettica quando entra sul sentiero della liberazione/illuminazione. La “Croce” è il punto/centro in cui s’incontrano due linee di forza diametralmente opposte, la cui compenetrazione permette un cambiamento totale, una trasmutazione di forze, un processo alchemico interiore (la “Grande Opera” dell’Alchimia trattava esattamente di questa catarsi psichica) fino ad una vera e propria trasmutazione del corpo attraverso l’attivazione elettromagnetica innanzitutto dei sistemi di regolazione dell’organismo (quello endocrino e quello nervoso) e della radianza del sistema elettrodinamico quantistico dell’essere umano.
Questa vibrazione bioenergetica (Kundalini, Prana, Qi, Spirito… la forza elettromagnetica della Vita universale) dev’essere liberata attraverso il cammino della trasfigurazione e unita al suo vero ‘Campo di Vita’: al Mondo dell’Immortalità (cioè il “Campo del Potenziale” che si manifesta dal ‘Campo Quantistico Unitario’, la dimensione cioè dell’Onesses Universale che emerge dal Vuoto SubQuantistico e che agisce al di là dello spazio-tempo). È un percorso catartico in cui la struttura dell’individuo, la personalità, si deve slacciare dall’Ego e dal corpo individuale legato allo spazio e al tempo – l’identificazione soggettiva al mondo materico, la nostra dimensione dell’esperienza.
Si tratta dei ‘Piccoli Misteri’ sulla dottrina del “sacrificio”, sulla “caduta” dell’uomo dallo stato paradisiaco primordiale a quello “samsarico” e sull’anelito ad una redenzione attraverso la via del “bios philosophikos”, fondata sul riconoscimento di un equilibrio vivente onnicomprensivo di cui l’uomo diventa la “crux”, ossia il punto critico e decisivo, il punto più basso che è il punto della risalita convergente in un centro armonico di ‘punto zero’ (vedi il Nirvana).
Questa catarsi, in grado di elevare l’Iniziato al di sopra del Karma, salva chi trasforma quante più ‘emozioni negative’ può nella propria sofferenza terrena: ovvero chi non cerca di ‘dare’ ma di ‘ricevere’ e accettare con saggezza tutto ciò che accade (poiché consapevole che niente è come appare) nel “bene” ma soprattutto nel “male”, di trasferire la sofferenza dall’altare visibile all’altare interiore e invisibile (il sacrificio sulla Croce), al fine di trasfigurare ed evolversi oltre. L’autentica “Resurrezione” è la morte dell’Ego attraverso la “passione” per raggiungere l’essenza della Verità: la nostra pura coscienza incondizionata, l’anima di ciò che siamo. L’Ego essendo “maschera” è menzogna: solo osservandolo, conoscendolo, si può iniziare a sentire l’universo battere dentro di noi fuggendo da ogni illusoria falsità. Bisogna ‘patire’ per resuscitare da dentro: lasciar morire la “persona”, la maschera, la menzogna per dare nuova vita all’anima, alla nudità, alla verità… qualunque essa sia. Infatti ci si libera dal sacrificio ‘materico’ solo sacrificando sé stessi sull’ “Albero della Vita”, sacrificando cioè la propria personalità egoica ed illusoria (l’Io olografico dello spazio-tempo), o l’animale in se stessi (gli impulsi più bassi). Un’iniziazione che passa per la Compassione empatica fino all’Amore incondizionato.
Per trovare il Centro, dopo aver affrontato le “ombre” psichiche, la nostra parte mascolina/razionale deve limitarsi ad un’attività di vigilanza mentale – per non ricadere nelle logiche materiche e identificative dell’Ego – in favore della nostra parte emotiva che, invece, essendo femminea/ricevente deve abbandonarsi al flusso del Sé, della Vita (quando l’esoterismo dice che lo Spirito cade sull’Uomo).
È uno stato di elevata coscienza consapevole simboleggiato dall’anelito verso un “centro” metafisico nel proprio Sé, uno stato di coscienza dove si annulla ogni condizionamento psicofisico, una metafora ermetica che trova nei 4 estremi dei due assi della Croce (riferita alla “Croce dello Zodiaco”) i 4 Elementi naturali con cui è forgiato l’essere umano sia sul piano fisico oltreché animico (ossia la sfera psichica come interazione fra campi di materia e campi elettromagnetici all’unisono: vale a dire il Campo bioenergetico degli esseri senzienti). Si tratta di una comprensione illuminata sull’esistenza, sostenuta da una pace interiore capace di generare una serenità e un’armonia psichica frutto di un Sé finalmente integrato ed autentico (quando nell’esoterismo si dice reintegrarsi nell’Uno/Dio). Una condizione psicofisica in grado di fatto di stimolare ed elevare i processi bioenergetici dell’essere umano dotandolo di abilità psioniche e trasfiguramenti iperdimensionali (vedi l’Illuminazione del Buddha o la Resurrezione del Chrestós).
Ecco che il mondo è un teatro illusorio (olografico) all’interno del quale vengono messi quotidianamente in scena i ‘contenuti inconsci’ di ciascun abitante e ognuno di noi non è che un attore, il più delle volte inconsapevole (poiché il Sé della coscienza integrata si frammenta in diversi “Io” funzionali alle differenti subpersonalità materiche).
Per svelare la realtà dell’universo, allora, l’iniziato usava studiare la volta celeste attraverso 4 “Rectores“:
– Il numero,
– l’arte,
– l’amore,
– e la magia.
Tutta questa Sapienza era racchiusa nella “Legge dell’Ottava” (ossia la “Legge del Sette“): una delle Leggi Universali che regolano la nostra esistenza, i nostri processi di cambiamento, insieme a tutti i fenomeni che ci circondano… determina ogni cambiamento nella nostra vita; quando incontriamo delle difficoltà; il motivo per cui nulla resta uguale; e perché per crescere c’è bisogno sempre di una spinta interiore, di un atto consapevole di “volontà”!
Lo scopo iniziatico è insomma quello di sperimentare, integrare e trascendere ogni piccola sfumatura di quest’opera monumentale che è la vita dell’essere umano.
Per assolvere a questo compito non c’è mezzo più efficace che quello che conduce a conoscere noi stessi nei vari aspetti della nostra ‘modalità di manifestazione’ su questo pianeta, vale a dire:
1) “fisico”,
2) “emotivo”,
3) “mentale”,
4) e “spirituale”.
> le 4 dimensionalità dell’essere umano – vedi la misterosofia della Croce, la “Tetrakis” pitagorica o il “Tetragrammaton” (YHWH) cabalistico sull’Albero Sephirotico…
Il percorso iniziatico di “Reintegrazione” (psichica) deve essere realizzato attraverso la conoscenza di noi stessi, cioè di “come” si pensa (se in modo egoico o animico) a fronte dei “lati ombra” peculiari dei nostri Archetipi inconsci. La Tradizione Primordiale ma anche personaggi come Platone o Giordano Bruno attribuivano a tale percorso 4 passaggi mentali caratterizzati da:
– i sensi,
– l’immaginazione,
– la razionalità
– e la memoria.
Per giungere a questa conoscenza è indispensabile creare un “osservatore” attraverso l’autosservazione consapevole e la vigilanza mentale acquisita per mezzo di tecniche meditative volte ad un vero e proprio addestramento mentale. Bisogna disciplinare un ‘testimone imparziale’, distaccato e silenzioso, che abbia cura di guardare tutte le manifestazioni dell’apparato che ci ospita nel pieno del loro svolgimento e senza interferire in alcun modo, esattamente come lo spettatore di un film, che non si sognerebbe mai di alzarsi dalla poltrona durante la proiezione per mettersi ad interagire con lo schermo.
Questo è di fondamentale importanza nell’ottica del voler essere lì, svegli e ricettivi nel momento in cui la personalità mette in scena i suoi bisogni indotti, le sue necessità meccaniche, i suoi schemi reattivi del tutto indisturbata, ovvero senza nessuno che si prenda la briga di supervisionare il comportamento folle e fuori controllo di quella che potremmo definire un’entità che vive di vita propria (i nostri condizionati e condizionanti “Io” e subpersonalità), e che si nutre della nostra stessa energia resa disponibile a causa dell’inconsapevolezza e del sonno di chi dovrebbe vegliare su di essa. Si creano infatti “forme pensiero” negative che dall’individuale passano al collettivo… ciò che l’esoterismo spiegava con il concetto di eggregora.
Queste frequenze cerebrali e onde emotive confezionate in un vortice entropico non-coerente sono ciò che le antiche tradizioni esoteriche trovavano nelle personificazioni dei “demoni”, o come nel mito del Minotauro con i suoi impulsi bestiali che ci rovinano nel profondo, laddove lo gnosticismo trovava l’azione dei cosiddetti “Arconti”, le energie negative che agiscono nel subconscio: gli Angeli Caduti che controllano questa dimensione terrena. Quando la duplicità dell’energia non è sostenuta nelle sue frequenze coerenti, positive e ascetiche, simboleggiate dal Serpente della Conoscenza della Kundalini, allora quelle vibrazioni subconsce diventano il Serpente ingannatore, lo “Shaitan” biblico, ossia l’ “Avversario”, il Satana che appunto è il “diaballo” che divide e ci mette alla prova cercando di frammentarci in tanti piccoli pezzi – vedi la sua trasfigurazione nel Drago cosmico, il “Guardiano della soia” (degli abissi del nostro inconscio) che ci mette di fronte le nostre ‘responsabilità’.
Le Tradizioni Primordiali votate alla gnosi da sempre parlano di un Sé come Coscienza Cosmica primigenia e divina, poi frammentatasi in tanti Io/demoni (a causa dell’evoluzione della psiche e dei relativi condizionamenti mondani), e quindi del percorso a ritroso volto alla reintegrazione della Coscienza Cristica, seguendo i messaggi che provengono dal nostro “Daimon” (altra cosa rispetto al ‘demone’), ossia dalla nostra Voce interiore (Dio) che ci guida dall’inconscio primordiale ed archetipico. Questa “guida” è l’ “Io Sono l’Io Sono”, è la Volontà dell’OM divino ormai connesso al nostro Sé Superiore che ci indirizza verso una ritrovata Unità divina… una fusione immersa nella beatitudine orgasmica del Nirvana: il “nulla” divino del Vuoto subquantistico!

«Tutto ciò che c’è è la Coscienza che percepisce se stessa nella manifestazione fenomenica. Ciò che pensiamo di essere è mera apparenza, un ombra priva di sostanza, laddove ciò che siamo realmente è la Coscienza, il senza forma».
(Nisargadatta Maharaj)

«Il vero significato dell’iniziazione è che questo mondo visibile in cui viviamo è un simbolo e un’ombra, che questa vita che conosciamo tramite i sensi è una morte e un sonno, o, in altre parole, che quanto vediamo è un’illusione. L’iniziazione è il dissolversi – un dissolversi graduale, parziale – di questa illusione. La ragione del suo segreto è che la maggior parte degli uomini non è adatta a comprenderlo, e quindi lo comprenderebbe male e lo fraintenderebbe, se fosse reso pubblico. La ragione per cui il significato è simbolico risiede nel fatto che l’iniziazione non è una conoscenza, ma una vita, e l’uomo deve dunque scoprire da sé ciò che i simboli mostrano, perché così vivrà la loro vita, senza limitarsi ad apprendere le parole con cui vengono rivelati».
Fernando Pessoa

Presto capiremo che quel Sistema stabile di coscienza (Campo Quantistico Unitario), trascendentale e assoluto, era chiamato “Ain” (o “Ain Soph“) dall’antica tradizione esoterica ebraica (la Cabalà) che proveniva da quella egizia-sumera; era la Monade/Dio che si rifletteva nel “Pleroma” dalla Tradizione Primordiale della “Gnosi” (che rimanda al “Nirvana” dei buddhisti o al “Chaos” dagli antichi greci per capirci…); in un certo qual modo era anche l’energia divina di ‘eLoHiYM di cui parla la Bibbia, il “Divenire” creativo per intenderci, l’ “OM” che attraverso due forze complementari (Bene/Male/Yin/Yang), quella centrifuga di estensione – l’ “ordine” della Coerenza elettrodinamica – e quella centripeta/entropica – il “disordine” nella Non Coerenzacrea attraverso la perturbazione dell’energia divina di YHWH (una consecutiva emanazione da ‘eLoHiYm volta ad agire sulla materia) la nuova dimensione che poi diverrà il nostro mondo (il nostro tridimensionale e olografico piano relativo dell’esperienza).
La Mitologia di fatto racconta una serie di eventi, gli stessi sono stati tramandati non solo per spiegare una cosmogonia ma soprattutto per velare una psicogonia… Un’illuminazione possibile solo nel profondo della nostra Coscienza, in cui si comprende che a fondamento di ogni cosa c’è l’evoluzione (il Divenire) che dà forma a due energie creative che operano innanzitutto nel nostro inconscio, e dunque nella nostra realtà: da un lato, tutto ciò che si può capire e definire; e dall’altro, le direzioni e le dinamiche per cui si attua tutto ciò che può esistere. A riprova che la realtà che sperimentiamo, e tutto ciò che conosciamo di essa, dipende dagli “strumenti” mentali in nostro possesso per osservarla, comprenderla, realizzarla e farne esperienza: il nostro universo è il risultato di un nostro modo di capire-e-percepire (che dipende dagli attributi e dalle dinamiche naturali che il Divenire imprime in noi sul nostro piano relativo dell’esperienza: dipende da come siamo fatti e da come il nostro sistema psico-fisico ci fa percepire, ragionare, emozionare, ecc… un sistema duale strettamente influenzato dal linguaggio e dal pensiero); infatti se cambiamo modi di comprensione e percezione il nostro universo risulterebbe immediatamente diverso. Ecco perché, di seguito, vi parlerò di come per la nostra “Genesi” biblica il formarsi del mondo e il formarsi della mente che lo percepisce si intrecciano inscindibilmente!
Riflettendo sul testo “La Bibbia Rivelata”, possiamo dire che tutti i testi sacri delle religioni non si preoccupano in primo luogo di fornire verità storiche, politiche, geografiche, bensì di fornire verità archetipichesimbolichea colui che sa comprendere il messaggio spirituale velato al suo interno. Per esempio, nella Bibbia, secondo i cabbalisti, Mosè rappresenta, nel senso esoterico (“Sod”), colui che era destinato a scrivere il “Libro Sacro” (la Torah) per far accedere il “suo popolo” nella “terra promessa”, intesa però come dimensione superiore del Séun regno interiore raggiungibile solo attraverso un percorso spirituale intimo.
«L’Ermetismo fa risalire l’origine prima di tutte le cose ad una radiazione che parte simultaneamente dappertutto: è la “luce infinita”, l’Ain Soph dei Cabalisti. Questa luce creatrice emana da un centro non localizzato in alcuna parte, ma che ciascun essere ritrova in se stesso. Considerato nella sua unità onnipresente, questo Centro è la sorgente di tutta l’esistenza, di tutto il pensiero e di tutta la vita. Si manifesta negli esseri come la sede della loro energia espansiva, che può essere rapportata ad un fuoco interno, che sarà contenuto da ciò che gli alchimsti chiamano “Zolfo”. L’ardore centrale deriva per ciascun essere da una rifrazione in lui della luce che avvolge, la quale è avida di penetrare i corpi e ripresenta le influenze esercitate su di esso dall’esterno.
Così la Luce-Principio si manifesta in rapporto agli esseri sotto due opposti aspetti: converge verso il loro centro col nome di “Mercurio” poi irraggia da questa sede centrale a titolo d’emanazione solforosa. Il Mercurio allude a “ciò che entra” e lo Zolfo a “ciò che esce”; ma entrate ed uscita presuppongono un contenitiore stabile, che corrisponde a ciò “che resta”, detto “Sale”. In tutto ciò che esiste, necessariamente si distinguono: Zolfo, Mercurio e Sale; infatti non si può immaginare nulla che non abbia la sua propria sostanza (Sale), sottoposta simultaneamente ad influenze esterne (Mercurio) ed interne (Zolfo). Considerato nella sua universalità, come l’etere sparso ovunque che penetra tutte le cose, il Mercurio prende il nome di “Azoth dei Saggi” ed è allora il soffio divino che la Genesi ci mostra aleggiante sulle acque.
La Pietra filosofale è un Sale purificato, che coagula il Mercurio per fissarlo in uno Zolfo eminentemente attivo.
L’opera comprende dunque tre fasi:
La purificazione del Sale
La coagulazione del Mercurio
E la fissazione dello Zolfo».
(Oswald Wirth, “Il Simbolismo Ermetico”).

Prima di cominciare è bene ricordare che il ritrovamento dei rotoli del Mar Morto, ossia i testi giudaici dei manoscritti di Qumran e quelli cristiano-gnostici dei codici di Nag Hammadi, sono stati la più grande scoperta archeologica degli ultimi tempi. Ad esempio la più antica biblioteca di testi cristiani integri ci fa conoscere un Gesù radicalmente diverso da quello che crediamo di conoscere e gli attribuisce una dottrina inconciliabile con tutto quello che ci è da sempre stato tramandato. Secondo gli esperti si tratta infatti di un insegnamento e una visione del mondo unica, diversa e lontana anche da qualunque insegnamento religioso e filosofico nella storia del mondo. Quel Yeshua e lo stesso messaggio spirituale della “Gnosi” avevano caratteri così radicali, anarchici e innovativi che finirono per terrorizzare le autorità romane, e non solo, tanto da scatenare una violenta repressione.
Innanzitutto ricordiamoci che con Ebraismo si intende sia una religione monoteistica sia una tradizione culturale, entrambe diffuse in tutto il mondo. Invece il Giudaismo è una fase della storia dell’Ebraismo. La storia del Giudaismo viene fatta tradizionalmente iniziare con la deportazione a Babilonia nel 587 a.C. (il cosiddetto “esilio babilonese“), che mette fine al Regno di Giuda (il Regno del Nord, nel quale già poco dopo Salomone era iniziato un processo di sincretismo con le religioni delle popolazioni cananee, era stato distrutto già 135 anni prima, nel 722 a.C., da Salmanassar V, imperatore neo assiro e vide due comunità ebraiche in contrapposizione). Con l’occupazione del Regno di Giuda ha quindi inizio la diaspora delle tribù ed una parte di queste ebbe poi la possibilità di tornare in patria e ricostruire il Tempio. L’esilio babilonese durò dal 587 al 521 a.C. Il resto d’Israele, ricostituitosi dopo il ritorno da Babilonia, comprendeva parte di alcune tribù e tutta la tribù di Giuda, l’unica rimasta interamente fedele i “precetti ebraici”. Dal nome della tribù, Giuda, deriva il termine Giudaismo. Così, i giudei di Palestina e quelli che vivevano lontano (ad Alessandria, a Babilonia, ecc…) formavano una comunità religiosa unita dalla fede monoteista, lo studio della legge (“Torah”) e ancora la speranza messianica (qualche tempo dopo il ritorno dall’esilio, l’attività religiosa riprende nel Tempio di Gerusalemme, ma il Giudaismo palestinese si dà nuove istituzioni: il “Sinedrio” e la “Sinagoga”, dove scribi e dottori della Legge acquistano sempre maggiore importanza).
A questo punto, dobbiamo tener presente che non esiste alcun tipo di attestazione documentale certa sull’esistenza di una corrente giudaicocristiana, infatti ciò che ci arriva dalla Patristica fa pensare più a un’atavica e particolare comunità gnostico-ebraica che meramente giudaica. Gli studiosi invero affermano l’esistenza di attestazioni certe su un’origine prettamente ebraica dello gnosticismo alessandrino.
Di fatto esistono testi di chiara origine ebraica ed ebionita tra i manoscritti di Nag Hammadi (si pensi ai ‘testi apocalittici‘) che sono, in alcuni casi (vedi “Apocalisse di Adamo” e le “Tre steli di Seth“), sganciati dalla figura di Yeshua.
Secondo i più eminenti studiosi di misticismo ebraico, vedi ad esempio Sholem Gersom che fa risalire la Cabalà esattamente dalle scienze della Gnòsi, tutto lo gnosticismo cristiano è nato in ambito ebraico. In particolar modo erano le comunità ebraiche che risiedevano ad Alessandria a praticare la tradizione primordiale della Gnòsi. Queste comunità ebraiche facevano capo al gruppo secessionista che celebrava i rituali nel Tempio di Onia III, e a loro sono imputate le cause della scissione dell’Essenismo in due gruppi: i “terapeuti” e i “qumramiani“, probabilmente quelli che nei manoscritti di Qumran vengono identificati come i “Figli della Luce” (i qumramiani) e “Figli delle Tenebre” (gnostici giudeoctistiani – terapeuti).
C’è da precisare che il numero enorme di sinagoghe con chiari riferimenti gnostici all’interno dei loro mosaici, incompatibili con l’ebraismo classico, emerse negli ultimi anni soprattutto in area palestinese ma non solo, cosa questa che lascia pensare al fatto che tutti i cosiddetti giudeocristiani fossero più semplicemente ‘gnostici giudaciocristiani‘ e che il “giudeocristianesimo” non sia, in realtà, mai esistito almeno nella forma di corrente dell’ebraismo classico.
Certo è che la Gnòsi è plausibilmente la tradizione spirituale più antica, una scuola d’illuminazione che proviene dai primi saggi asceti che attraverso pratiche di meditazione svilupparono capacità medianiche in grado di connettere i loro stati di coscienza con i campi morfici ed archetipici dell’universo, una scuola misterosofica parallela e in sinergia con l’esoterismo mesopotamico ed egiziano che ha influenzato poi l’ebraismo fino alla succitata corrente giudaico-alessandrina, compreso il movimentoZelota“, che investito del compito messianico di restauratore sulla Terra il Regno sephirotico delle vibrazioni cosmiche in “Malkuth”, fu la corrente esoterica sposata da Yeashua (che venne prima formato proprio dagli Esseni) a cui affiancò la sua opera di Reintegrazione spirituale. In seguito le influenze gnostiche arrivarono fino all’ermetismo, all’Alchimia e alla Cabalà (che aveva acquisito quelle Sapienze attraverso un’atavica tradizione orale dell’esoterismo ebraico).
«Gnosi significa “conoscenza”, e questa sorprende ripetutamente lo gnostico. La prima e fondamentale scoperta è la “buona novella”, che rivela la natura divina della sua essenza più profonda: l’anima appare come “scintilla divina”. La seconda è la “cattiva novella”, che rivela “l’orrore della situazione”: la scintilla si manifesta nella violenza di potenze oscure, nell’esilio della materia. Rinchiusa nella rozza prigione del corpo, l’anima viene ingannata dai sensi esteriori; le stelle demoniache la infangano e la stregano per impedirle di ritornare alla sua patria divina.
Gli gnostici consideravano la vita terrena alla stregua di un oscuro esilio. Alla nascita, l’anima di luce scende le scale delle sette sfere e i pianeti, visti come divinità inferiori e demoni (arconti), la appesantiscono, rivestendola del sudicio involucro della materia. Al suo passaggio, ogni pianeta vi imprime una qualità negativa e la intorbidisce: Venere le trasmette la lussuria, Mercurio l’avidità, Marte la collera, ecc.
Dopo la morte, il corpo terreno rimane come larva nel Tartaro, mentre l’anima risale verso la regione dell’aria (Beemoth), con gli arconti che cercano di impedirne il passaggio. A quel punto, è necessaria la conoscenza (gnosi) esatta dei segni e delle parole d’ordine perchè si spalanchi la strada verso le sette tappe della purificazione.
Nella visione gnostica, al “Pleroma”, ossia alla pienezza del divino mondo della luce, si contrappone il “Kenoma”, ossia il vuoto del mondo terreno delle apparenze. Il demiurgo gnostico dà luogo ad un caos terrificante, ad una Creazione maledetta e incompiuta che, secondo gli alchimisti, avrebbe dovuto essere migliorata e portata a termine per mezzo della loro Arte».
(Alexander Roob, “Alchimia e Mistica”).
La Gnosi tradizionale promosse la dottrina dell’ “Emanazione” (presente anche nel neoplatonismo e nell’ermetismo alessandrino), affermando che tutte le creature sono state emanate da una Sorgente unica: “Dio–Abisso” (l’ “Ain Soph“ come Coscienza Cosmica: il Vuoto SubQuantistico neurale). Poiché tutto proviene da questa unica energia onnicomprensiva anche tutto ciò che si trova al di qua di ciò che i fisici chiamano “orizzonte degli eventi” è dunque di origine divina. Tuttavia, ciò che noi percepiamo di questo orizzonte è prigioniero di un mondo grossolano, a basse frequenze; ma questo mondo ‘degenerato’ può comunque essere reintegrato di nuovo. In ambito esoterico-iniziatico questa “Opera” di rigenerazione si chiama “Reintegrazione“: si tratta della riparazione della catastrofe della caduta per mezzo di tutte le creature spirituali. Ecco che il “Mistero della Croce” con il relativo ‘sacrificio’ dell’ “Ego” – inizialmente praticato dalle misterosofie secondo l’energia Zed di Osiride, che conserva l’armonia e la stabilità dei processi fisici ed esistenziali – era la pratica iniziatica in grado di ritrasformare l’essere umano in un essere di Luce.. L’intento iniziatico dell’illuminazione è quello di vivere la nostra piena dimensionalità di esseri umani, vivere cioè in umiltà e reverenza con le “quattro dimensioni della vita umanasul punto d’incrocio centrale di un nuovo Sé integrato, dove si esperiscono inconsciamente le energie tra Corpo (vivere), Cuore (amare), Mente (comprendere), Spirito (essere).

Gli insegnamenti gnostici (e quelli esoterici delle misterosofie) miravano a re-integrare tutte le possibilità di espressione bio-psico-spirituali attraverso un unico filo conduttore che si snodava a diversi livelli. L’obiettivo è sempre stato quello di condurre l’Iniziato nel punto più avanzato possibile del suo percorso evolutivo, in maniera realisticamente attuabile e con le energie che ha a disposizione, con le quali in seguito potrà raggiungere anche i livelli più avanzati, destati proprio dall’energia bioelettromagnetica latente (“Luz”) che l’essere umano possiede alla base della colonna vertebrale, e che fluisce attraverso i centri/ghiandole energetiche del corpo. Si tratta di un metodo (che ricorda in un certo qual modo ciò che oggi, sul piano ordinario del benessere psicologico, potremmo solo lontanamente accostare ad una psicoterapia come la cosiddetta “Psicosintesi“) che a partire dal riconoscimento della natura più profonda dell’essere umano mira ad avvicinarvisi sempre più a riscoprire le qualità prime della propria relativa individualità/personalità, attraverso nuove e progressive sintesi di  e delle proprie energie fisiche, psicologiche e spiritualiÈ come uno “schiudersi” continuo della propria persona che produce di volta in volta un “senso d’identità” più autentico e vicino alla verità di se stessi… e dunque dell’universo intero.
La Cabalà, che in tempi successivi al già nato ebraismo studiava i Testi Sacri secondo però le ataviche sapienze gnostiche (quelle provenienti dai miti egizio-ebraici e del giudaismo esoterico orale) illustra che tutta la sostanza dinamica della creazione è imperfetta, in quanto decaduta nella matericità e conseguentemente egotistica, una chiara brama di esistere, ottenere, e godere di soddisfazioni. Queste antiche scuole di illuminazione ci insegnano come sviluppare lo stadio d’energia parlante”, vale a dire il livello dell’ ‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon)… dalla parola ebraica “Domeh” che significa “simile”: che è simile alla ‘forza superiore’ mediante l’uso delle vibrazioni positive per correggere quelle negative che sono in noi – ossia controllare il “dialogo sottile” tra la Coerenza e la Non Coerenza elettrodinamica… tra “ordine” e “disordine”. Questo è lo studio della “Torah“. Un “livello parlante” che ci insegna a leggere i “segnali” dell’universo… per crescere, evolvere, vivere. Per capirci, la Cabalà (fondata sulla Gnòsi) è un percorso salvifico che ci insegna ad essere presenti nella propria vita attraverso l’ “accorgersi“, l’essere centrato epresentesui segnali cosmici e sincronici del qui e ora” (ovviamente in questa sede si parla dell’autentica e atavica tradizione esoterica ebraica e non della kabbalah massonica deviata dalle perversioni umane). Ecco che in effetti si può davvero dire che il primo Cabalista fu il primo ebreo della tradizione, Abramo, che obbedì due volte alla chiamata: «Vai a te stesso». Oltremodo la domanda «Dove sei?» che Dio pone ad Adamo, è una delle domande che porta l’uomo a essere appunto “presente” nella propria vita. Adamo risponde «Mi sono nascosto»: è qui che inizia “Il cammino dell’uomo” (Martin Buber -Qiqajon Bose Ed.). Infatti nella vita dell’uomo, il ritorno decisivo a sé stessi è l’inizio del cammino: il sempre nuovo inizio del cammino umano. È il ritrovare il proprio cammino con uno sguardo aperto che volge al presente, comprendendo i messaggi che sono disseminati nelle nostre vite, e che ci guidano nella crescita e nell’evoluzione.
Essere centrati sulle nostre facoltà coscienziali è importante perché quello che vediamo non è come lo vediamo… questo è un altro assioma dell’antica tradizione esoterica ebraica (ma anche di quella Orientale). Allora, è necessario liberarsi dell’abitudine di catalogare i fatti che si susseguono nella nostra vita, entrare in una comprensione diversa di quello che accade nella propria esistenza. La cosa rilevante è comprendere che non esiste un evento che sia assolutamente buono o assolutamente cattivo, il giudizio non fa parte dell’Esseità divina o dell’universo. Tuttavia ogni volta che l’uomo affronta qualcosa che trova ingiusto, che lo fa stare male o che pensa di non meritare, allora egli tende automaticamente a cercarne il senso. Ogni cosa intorno a noi è generata da un’illusione dei sensi ed ha un significato ben preciso nel nostro cammino.
Il “livello parlante” della Vitai sincronici segni del Divenire, vale a dire il livello di studio esoterico tout court.. è significativo perché la “consapevolezza di sé”, ergo la propria identitàè definibile solo attraverso l’ “Altro”. È un meccanismo naturale… anche il Nulla Divino (l’Esseità del Vuoto) per poter comprendere se stesso in tutte le sue potenzialità ha dovuto auto-riflettersi e darsi delle proiezioni orientative… specchiarsi in sé stesso e mettersi in relazione come Coscienza ‘pensante’: ha dovuto cioè relazionarsi con l’esterno fino a creare perfino delle Vite che facessero esperienze. Perciò l’ “Io” diventa tale solo in seguito ad un’autodefinizione tramite un confronto con l’Altro. Per esistere, una manifestazione deve venire osservata. L’osservazione, a sua volta, richiede un osservatore e un osservato. La dualità osservatore-osservato è la scissione originaria. Negli esseri umani, questa scissione si allarga in modo insidioso nel dualismo “Io-altri”… e questo genera conflitto!
Ebbene, gli animali sono guidati dagli istinti naturali. Noi no. Noi dobbiamo imparare come comportarci, cosa possibile solo se ci confrontiamo e ‘facciamo come l’altro’… dobbiamo imparare a conoscerci. E per conoscere il flusso dei sentimenti, cuore della nostra anima, abbiamo bisogno dell’ “Altro“, che altri li abbiano visti, rispettati, nominati. È attraverso le loro parole, le parole con cui li nominano, che impariamo a distinguerli e riconoscerlicome figure sullo sfondo indifferenziato delle sensazioni. E possono aiutarci in questo passaggio solo persone che a loro volta sono state viste, i cui sentimenti siano stati riconosciuti e nominati. Persone che, in tal modo, hanno imparato a vedere, riconoscere, contattare il cuore della loro anima. Persone che sono diventate se stesse, autentiche, capaci di essere felici. In armonia con ciò che li circonda… pronte a riconoscere i “segnali” dell’universo, a lasciare che le cose accadano, ad abbandonarsi al flusso della Vita – infatti il è flusso; la mente egoica invece è un funzionamento meccanico e separativo!
Ciò nonostante sappiamo che quando l’uomo affronta qualcosa che trova ingiusto, rimane ingabbiato in logiche perse nel cercare un qualche senso sulla base di simulacri o labili costruzioni razionali. Nondimeno ogni cosa è un’illusione dei sensi ed ha un significato o un’identificazione ben precisa nel nostro cammino. La costruzione di queste “visioni del mondo” sono le nostre credenze, ciò che finiamo credere essere prettamente oggettive, cose che proprio alla luce del loro peso acquisito ci schiacciano sotto impulsi ed emozioni disordinate, disarmoniche, dissonanti… lasciandoci non di rado senza alcuna vitalità spirituale.
Ciò ricorda, tra le altre, l’arte dell’attenzione contro gli agguati dei “Voladores” (entità e predatori oscuri: fulcri di energie negative tipo gli Arconti della tradizione gnostica) e del “Nagual” nei racconti di Carlos Castaneda, oppure l’attenzione degli “Heyoka” (i Contrari) degli Indiani d’America. In effetti questo concetto è il fil rouge di tutte le antiche civiltà del pianeta… ciò che è vero è duro a morire, ed è la storia della coscienza umana immersa nell’universo, che altro non è che la Coscienza Cosmica assoluta: poiché la Coscienza non appartiene all’Intelletto, ma è quella parte di noi che conosce il “noumeno” delle cosela “causa causorum” di tutto il creato (giacché primo stadio più aderente all’emanazione divina).
«Per la Cabala, il rapporto fra il mondo divino e quello umano non si fonda su una dipendenza dell’umanità da Dio, bensì su una dipendenza reciproca. Per completare il loro compito, gli uomini hanno bisogno dell’aiuto che proviene dall’alto, ma i poteri superiori hanno a loro volta bisogno dell’aiuto che proviene dal basso». (Hayim Vital)

.

«In ogni creatura umana vi è un luogo di creazione, un “utero”, senza il quale il mondo, in quanto insieme informe di impressioni, non potrebbe sussistere.
Là, dove le cose prendono forma e senso, si svolge la vita psichica dell’”Io” e del “Sé”, secondo “processi dinamici, organizzati secondo principi strutturali autonomi” e secondo eventi, determinati dalla nostra libertà.
Il “Sé” è un termine usato in psicologia e si differenzia dall’ “Io” sia per il fatto che quest’ultimo è in parte inconscio, sia perché gli conferisce consapevolezza di permanenza e di continuità rispetto al tempo che pur lo metamorfosa. Il “Sé creativo” corrisponde altresì all’istanza e al potere di libertà capaci di rendere significative le esperienze individuali.
Come l’immagine di una “coppa” o le immagini di due simmetrici “visi”, visti di profilo, dipendono dalla libertà del nostro osservare, così è anche grazie all’uomo che le cose del mondo prendono significato.

Creazione è interna all’uomo, che, ricreandosi, scopre se stesso, creatura.
L’uomo è nell’infinito come l’infinito è nell’uomo.
Se egli si annulla, l’infinito non può vivere neppure un attimo, allo stesso modo in cui un cerchio non può fare a meno del suo punto centrale, che è anch’esso un circolo più piccolo.
Creazione è quel punto centrale, capace di far dire “Io” a noi stessi, operando così un distacco dal cosmo esterno, ma, per questo, avvertendo anche il potere di ri-creazione del nostro essere il cosmo.

Ma allora si rinasce, consapevolmente uniti all’infinito in un evento di tipo pasquale, in cui ci si ritrova capaci di “passare” dal proprio microcosmo interiore peraltro infinito, all’infinità del macrocosmo, aprendosi e congiungendosi a questo».
(“Il Sacro Simbolo dell’Arcobaleno”. Nereo Villa – Sear Ed.)

 

Purtroppo il problema della maggior parte dell’esoterismo giunto fino a noi, o delle religioni così come delle spiritualità sia d’Oriente che d’Occidente, è la loro natura intrinsecamente arcontica (che è il modo con cui lo gnosticismo indicava la nefasta presenza di energie e tendenze maligne nell’inconscio e nelle azioni inconsapevoli dell’uomo, preda dei propri impulsi più beceri e conflittuali). Dinamiche universali tra domini di energie antitetiche si riversano nelle correnti stellari – come sistemi quantici di coerenza elettrodinamica, fino alla nostra Galassia, fino al Sole che le assorbe, irradiandole poi sul nostro pianeta che è costantemente in ipercomunicazione con i campi elettromagnetici degli esseri umani. Quelle stesse forze cosmiche, dunque, influenzano la Coscienza Collettiva, fino a condizionare la nostra coscienza individuale, le nostre menti, le nostre reazioni emotive… e quindi l’interpretazione della realtà! Quando questa è motivata da frequenze coerenti, abbiamo “ordine” tra i sistemi quantistici, la vita scorre verso la Luce (evoluzione), quando le motivazioni sono non-coerenti, abbiamo il “disordine” (involuzione), l’esistenza diventa insoddisfazione e sofferenza, in ogni campo. Ed è un dato di fatto che da qualche millennio, ormai, l’uomo è soggiogato dal disordine. Da tempo ormai l’uomo ha perso fiducia verso il prossimo, quindi in sé stesso, rimanendo costretto nel “controllo” di tutta una serie di simulacri per non perdersi nella paura, vivendo la realtà completamente nella separazione, nella divisione sociale e personale. La religione non è immune a questi processi culturali. Si tratta di un principio di oscurazione della luminosità originale dapprima tenue che poi si è fatta sempre più avanzata fino ad oscurare quasi tutto il campo operativo della scuola, del lignaggio o dell’intera Tradizione. Così successe all’Egitto dinastico e poi all’Ebraismo dopo Salomone, e così al Cristianesimo nel suo sodalizio col Sacro Romano Impero, e così per il Vajrayana e le scuole tantriche Hindu, che hanno affrontato il loro triste declino e di cui oggi si parla solo in termini dei grandi Maestri del passato.
Nondimeno, la scienza numerologica applicata alle lettere del primordiale alfabeto ebraico (che proveniva dagli ideogrammi di un precedente ed atavico linguaggio esoterico in uso già tra gli Egizi) è possibile constatarla solo nella Torah dai Testi Biblici originali… È ovvio quindi che nelle traduzioni postume non si ritrova questo ordine strutturale con cui sono costruiti quei testi ermetici. Ad esempio, la “Genesi” autentica è composta esattamente da 434 parole in modo che il significato del contenuto del Testo corrisponda precisamente con il significato di ogni singola lettera che compone le parole chiavi dello specifico racconto (cosa che comunque ritroviamo in ogni capitolo della Torah). Nella “Creazione” ad esempio troviamo i rapporti numerici (e le relative proporzioni geometriche) tra l’1, il 4 e il 400 e su come questi valori corrispondano con alcune leggi di natura che governano l’universo fin da quando l’emanazione divina ha dato luce a questa dimensione terrena – per esempio il diametro del Sole è 400 volte quello della Luna; la distanza dalla Terra alla Luna rispetto alla distanza tra la Terra e il Sole rispetta anch’essa un rapporto tra 1:400; la Genesi afferma che YHWH posizionò il luminare maggiore (il Sole) e quello minore (la Luna) in modo da creare un “Segno”. Ebbene, la parola “segno” corrisponde alla lettera ebraica “Tav”, che non a caso corrisponde proprio al numero 400, dunque tutto torna (anche nella parola ebraica per “Uomo” troviamo non a caso il rapporto 1:4).
Ebbene, gli originali linguaggi ermetici seppur studiati dalla Cabalà in epoca altomedioevale su traduzioni della Bibbia talmudica, furono in ogni caso analizzati seguendo quest’atavica Sapienza esoterica tramandata solo oralmente dai saggi asceti: si tratta dunque di un’analisi archetipica della Natura riproposta poi secondo l’ordine numerologico espresso dagli Ideogrammi sacri. Furono intuizioni medianiche che i saggi asceti trovarono durante le loro meditazioni profonde, quando i loro “stati di coscienza” entravano in diversi stati di alterazione in risonanza con stadi molto sottili di energia. Il Dominio Quantistico del campo psichico degli Iniziati si connetteva con Domini elettromagnetici adiacenti, in modo che nella mente degli Iniziati il tutto apparisse come immagini morfologiche, “Simboliin grado di provocare visioni e divinazioni che ampliavano la consapevolezza e le esperienze mentali e percettive. Ecco allora sopraggiungere immagini, simboli, colori, sensazioni e dunque vibrazioni, Mandala e Mantra… intuizioni ed epifanie attinte direttamente dalla Natura; tutto iniziò ad esprimersi secondo il linguaggio universale del suono e dei numeri, geometria e matematica, forme e scritture… Così, attraverso meditazioni analitiche e a successive esperienze mistiche, i saggi riuscirono ad intuire le costanti naturali (Archetipi) che governano l’universo (per di più si dice che i Profeti in questi viaggi astrali riuscivano addirittura a comunicare con delle “concentrazioni di consapevolezza” di quelle stesse leggi di natura energetica: vedi le entità spirituali o quella potente Voce Interiore riconosciuta come Dio in tutte le sue apparizioni mistiche da ogni vate, Messia, ecc…). Insomma, studiando la Bibbia attraverso la numerologia della Ghematria cabalistica, si trovano tutte una serie di incredibili corrispondenze tra lettere, numeri, archetipi e significati anagogici in grado di spiegare ogni legge di natura che ha creato l’universo e che tutt’ora ne ordina l’esistenza. Esiste un’interessante letteratura su questa antica scienza che ha dei risvolti a dir poco stupefacenti per come riesce a “raccontare” cose che ad esempio oggi solo la fisica quantistica inizia a comprendere scientificamente! Perciò Dio è il “Numen”… il Nome di ogni cosa con la sua morfologia che ne caratterizza l’esistenza, è l’espressione mentale che si cristallizza sulla dimensione materica in modo che la fonte divina possa comunicare, attraverso esperienze di entanglement, con le sue diversificazioni lungo gli stadi di energia… fino cioè alle coscienze umane, dove la realtà prende vita! Non a caso Dio dice a Mosé di chiamarsi “a seconda delle cose che fa”! Il “Nome” esoterico delle cose (vedi i Nomi assegnati dall’ aDaMaH/Adam Kadmon agli esseri viventi e alle ‘cose’ nella Genesi) sono come delle formule chimiche che rivelano le peculiarità e l’essenza stessa di quelle cose: per capirci, questo linguaggio sacro per scrivere acqua è come se scrivesse sempre H2O, cosicché le sue componenti essenziali risultino a tutti gli effetti evidenti! Oltremodo, il linguaggio prima mentale e poi espressivo diventa ciò che differenzia l’uomo da altri esseri senzienti, è uno stadio evolutivo in cui la consapevolezza umana può ritrovare la matrice dell’esistenza… una connessione/comunicazione tra il Vuoto divino ed ogni epifenomeno che si forma con le correlazione tra eventi quantistici, fin dunque sul tessuto spazio-tempo della realtà nelle coscienze viventi. Questa Sapienza era la metodologia catartica e trasfigurativa di ogni Iniziazione, e questa “scienza” sarà l’oggetto di studio di questo saggio, che vede un’analisi del “rito iniziatico” preso in esame secondo la tradizione primordiale della Gnòsi (nelle sue specificazioni Astronomiche) e la numerologia sacra dell’originale tradizione esoterica ed orale della Cabalà (escluse le degenerazioni massoniche e le relative depravazioni umane che hanno inquinato i Testi Sacri fino ad oggi… per quanto mi sarà possibile).

In “1984“, G. Orwell immaginava la “neolingua”, un sistema linguistico creato a tavolino dal “Socing” (il partito unico che domina quel 1984 dispotico) per impedire ogni pensiero sovversivo da parte dei cittadini, privandoli, letteralmente, del lessico in cui esprimerlo. L’idea di Orwell è dunque che il linguaggio e il pensiero siano interconnessi, e che la lingua in cui ci esprimiamo influenzi il modo in cui concepiamo e categorizziamo il mondo. Allora, se leggiamo liberi da ogni influenza la Bibbia, soprattutto l’Antico Testamento, si capisce subito che Dio non esiste per come lo abbiamo sempre concepito. Se lo facciamo in senso letterale siamo di fronte a eventi catastrofici e ad un guerrafondaio che fa di noi tutto ciò che vuole, e lo fa in modo molto concreto e cruento. Se leggiamo tra le righe, attraverso simbolismi anagogici, allora capiamo oltretutto che il racconto della Bibbia, così come quello di tutte le altre mitologie, è una sorta di testimonianza che spiega il momento in cui, attraverso un profondo stato di coscienza meditativo, il nostro Io trova il proprio  Superiore.. e viene illuminato sul comprendere l’origine e la natura dell’universo e di sé stesso – e questo può accadere in qualsiasi momento in cui ci si impegna nel profondo di noi stessi a raggiungere queste rivelazioni.
«In principio creò il cielo e la terra» non è solo l’inizio della creazione del mondo, in senso reale, ma è in primis il momento-presente in cui chiunque può iniziare (in qualsiasi momento o epoca) ad avere comprensione della propria natura divina. I “cieli” e la “terra” sono solo dei nomi-formula (secondo il linguaggio iniziatico) delle due componenti essenziali con cui l’Esseità cosmica “da forma“! Si tratta del “Divenire” che da forma! È il momento in cui l’ “Io” dell’Essere (YHWH), l’ “Io” del Divenire (‘eLoHiYM) e l’ “Io” di un uomo (il suo ) iniziano a cooperare e a creare una nuova realtà esistenzialeE tutto questo accade quando comprendiamo, in modo consapevole, gli attributi del nostro percepire e di come essi si riflettono su noi stessi e sul resto del mondo. Si tratta di ciò che i fisici moderni chiamano “orizzonte degli eventi“: vale a dire il “confine” di un determinato spazio-tempo (di un dato mondo, in questo caso la nostra dimensione tridimensionale: la realtà che sperimentiamo e che oggi i fisici spiegano attraverso la Teoria Olografica dell’Universo). Ciò che chiamiamo “universo” è quel tanto di universo che si trova nel “confine” del nostro spazio-tempo, ovvero al di qua del nostro “orizzonte degli eventi” (della materia visibile.. al di là della quale c’è invece la “materia oscura“). E questo “orizzonte” descritto dalla “Genesi” vedremo essere all’interno dell’elaborazione olografica della nostra mente: l’universo, e tutti i suoi attributi naturali, sono nella nostra Coscienza, vivono delle stesse leggi di natura… giacché è la nostra mente che, per mezzo di certi parametri percettivi, fa esperienza del nostro universo per come è! Per questo motivo secondo la “Genesi il formarsi del mondo e il formarsi della mente che lo percepisce si intrecciano inscindibilmente!

Ebbene, dobbiamo tenere fin da subito in mente che oggi gli scienziati fanno provenire l’origine di Tutto, dell’universo intero, dal succitato Vuoto Sub-Quantistico (ciò che la ricerca sta dimostrando essere un Vuoto superfluido neurale): il mezzo attraverso il quale avviene la comunicazione tra tutte le particelle dell’universo. È il luogo dove ha collocazione ogni cosa che non trova collocazione nei “luoghi” della fisica, è il luogo dove scorre l’energia oscura e dove quindi risiede la coscienza e il pensiero, dove molti trovano Dio. Abbiamo accennato a come gli scienziati lo illustrino come un tessuto connettivo che avendo un suo proto-sistema neurale riesce a proiettare sull’universo olografico una serie di singolarità quantistiche… Effettivamente i quanti-neuroni, come fossero una coscienza cosmica, formano “idee” attraverso “correlazioni tra eventi” quantistici che poi verranno trasformate (la funzione d’onda si dice che collassa nella realtà atomica/materiale) in tutto ciò che riempirà la vita reale di un qualsivoglia essere senziente o coscienza umana… o aliena che sia!

Cercherò di spiegare.
Il Vuoto è una sostanza “superfluida”, un plasma su cui si può muovere ogni corpo senza resistenze, secondo le leggi matematiche della teoria dei “Vetri di Spin“, e quindi, poiché è stato scoperto essere anche di natura “polare”, perché possiede dei Campi Magnetici, allora segue anche la matematica delle “reti neurali” di Hopfield. Alla luce di tutto ciò, il Vuoto sembrerebbe essere un’intelligenza naturale tipo “intelligenza artificiale“, in questo caso cosmica, tanto quanto le equazioni sulle reti neurali dimostrano. Dunque il Vuoto superfluo polare è una sostanza neurale capace di ‘apprendere informazioni’… proprio come un cervello che interagendo con se stesso compara dei “modelli” della realtà: un’elaborazione mentale che serve ad attivare e realizzare un proprio processo di apprendimento evolutivo.
Di fatto, il Vuoto è un processore neurale euristico, che comunicando con se stesso, lo fa anche con ogni parte differenziata di sé, ecco perché le antiche tradizioni esoteriche studiavano questa forma fondamentale di vibrazione attraverso la matematica del linguaggio (ad ogni lettera facevano corrispondere un numero, ed ogni permutazione era connessa ad un Archetipo).
Ebbene, quando il Vuoto si crea un “modello della realtà” tramite la sua rete neurale e le proprie connessioni quantistiche, sta in pratica creando uno ‘spazio delle idee’. Si tratta di ‘spazi di rappresentazione’ del Vuoto, ossia uno “spazio-tempo mentale”: sarà ciò che poi diverrà la “bolla/immagine mentale” che si isolerà dal Tutto poiché consapevole di possedere un “contenuto informazionale“. Si tratta quindi del punto in cui si creerà una “coscienza individuale“… come precedentemente e ugualmente si sono venuti a creare pure i multispazi o i multiversi della fisica quantistica.
Oltre che dallo studio della Numerologia biblica, nella scienza ghematrica insita alla Cabalà, da quanto è possibile apprendere dalla letteratura puranica (tradizione vedica) il numero degli universi sembra essere incalcolabile e incommensurabile: «Anche se in un periodo di tempo potrei contare tutti gli atomi dell’universo, non ho potuto contare tutte le mie opulenze che ho manifestato negli innumerevoli universi». Nel Brahma Vaivarta Purana, uno degli otto Purana maggiori, in cui tra le varie realtà si parla anche della creazione dell’Universo, troviamo un riferimento esplicito alla consapevolezza induista sull’esistenza di universi paralleli. Il testo recita: «…e chi cercherà attraverso le estese infinità di spazio per contare il lati degli universi uno accanto all’altro, ognuno contenente il suo Brahma, il suo Vishnu, il suo Shiva? Chi può contare gli Indra in tutti loro – quelli Indra fianco a fianco, che regnano in una sola volta in tutti gli innumerevoli mondi; quegli altri che sono passati prima di loro, o anche gli Indra, che si susseguono in ogni linea, ascendendo alla divina regalità, uno per uno, e, uno per uno, passando via?».
Inoltre, poiché il Vuoto opera tali “associazioni neurali“, cioè pensa, allora il Vuoto è l’etere in cui tutti gli elementi quantistici comunicano… e la teoria dell’ “Onda Pilota” di David Bohm ci dimostra proprio questa funzionalità comunicativa dell’onnipervadente tessuto connettivo del Vuoto. Pertanto, dietro ogni correlazione tra eventi quantistici non regna il caos o la mera ‘probabilità‘, ma c’è una spinta, una facilitazione energetica, certamente una “causa“, dovuta a correlazioni pregresse, ad altre ideemodelli costantemente interdipendenti tra loro!
Ecco che, infatti, il cervello e il Vuoto creano gli stessi fenomeni quantistici comunicando e interagendo tra di essi. Per comunicare col Vuoto la nostra Coscienza utilizza i “modelli geometrici di base” che guidano le dinamiche di tutte le interrelazioni tra eventi quantistici prodotte dal Vuoto stesso: questi “modelli spazio-tempo“, queste morfologie quantiche di base sono gli Archetipi della psicologia, sono cioè modelli della realtà universale. Ecco i “Simboli” tanto cari alle antiche tradizioni esoteriche.
Ma veniamo all’essere umano.
Quando il Vuoto opera delle “associazioni di idee” lo fa concentrando le informazioni e isolandole in un determinato ‘spazio-tempo’, questo genera una sorta di “bolla” (di Idea) con un proprio “contenuto informazionale“, e perciò quello stesso modello in quel momento diventa un’idea isolata che ha “consapevolezza di sé” proprio alla luce di un suo ‘contenuto informazionale’ – ergo diventa un elemento separato: è vivente, consapevole e separato dagli “altri”, non è altro che una “strutture neurale pensante“.
Ebbene, quella ‘bolla’ è un “Campo Magnetico Informato“, ossia un’ “Anima“, come direbbero i saggi asceti. Così si creano epifenomeni come le Coscienze individuali, ovvero gli esseri umani con la loro “coscienza“, la loro mente e le relative rappresentazione della realtà (consecutive ‘associazioni neurali’) quando la funzione d’onda collassa.
Oltremodo, è così che l’uomo riceve dal Vuoto le sue stesse ideel’uomo pensa intercettando le idee che il Vuoto produce sul “Campo del Potenziale” (ovvero il suddetto ‘spazio delle idee’, lo ‘spazio di rappresentazione mentale’ del Vuoto): l’uomo non fa altro che risuonare con quella o con quell’altra idea a secondo delle vibrazioni simpatetiche che incrocia nell’ambiente circostante (anche perché non c’è vera scissione tra l’uomo e l’etere intorno a lui: sono infatti la stessa esseità). Queste interazioni connettono la coscienza dell’uomo con le “bolle di idee” che gravitano intorno al suo campo elettromagnetico ed elettrodinamico – nel bel mezzo del Vuoto subquantistico in cui tutti gli esseri sono immersi. Pertanto, noi siamo i pensieri di Dioergosiamo due “soggetti” la cui separazione non esiste.
Da millenni lo Gnosticismo come anche il Buddhismo affermano che Dio proietta le sue idee sul mondo (“Emanazione”)… idee che possono essere appunto intercettate anche dall’uomo, poiché ogni cosa è interdipendente.

Allora per tornare al nostro discorso, i fenomeni che si vengono a formare durante i primi giorni della ‘Creazione‘ non sono tanto “cose” o organismi, quanto piuttosto “modi di esistere” (ancora al livello subatomico del Vuoto): si tratta dell’istante in cui il tessuto neurale dell’Esseità, dopo aver “ideato” – per mezzo di “correlazioni tra eventi” quantistici – molteplici elementi possibili su ciò che i fisici chiamano “piano del potenziale“, inizia a manifestare secondo determinate “leggi di natura” quelle stesse “cose” sulla proiezione olografica del nostro piano relativo dell’esperienza (vale a dire l’ “orrizonte degli eventi” dei fisici)… ovvero sulla realtà, pur sempre emanata dalla coscienza cosmica, che infatti poi verrà concretizzata definitivamente dalle nostre coscienze.

Il bello di tutto è che quegli eventi biblici sono alla nostra portata ogniqualvolta volessimo finalmente sperimentare l’universo dentro di noi! Ogni volta che ci mettiamo in contemplazione del nostro  sperimentando il nostro inconscio
Una cosa è certa, giungere a questi stadi di coscienza non è cosa per niente semplice, non ci si arriva con una semplice meditazione, neanche dopo decenni di normale pratica. Stiamo qui parlando di vere e proprie pratiche catartiche di iniziazione. C’è bisogno che venga riattivata completamente la ghiandola endocrina dell’Epifisi, ossia la cosiddetta “Ghiandola Pineale“, in grado di far convergere le vibrazioni risonanti del nostro DNA, relativo al nostro Campo ElettroMagnetico, con quelle del “campo purico” dello stadio (sub)quantistico dell’Esseità del Vuoto neurale (con l’aiuto anche della ghiandola pituitaria insieme alla tiroide). Dentro un essere umano ci sono delle specie di microantenne, per così dire, conosciute con il nome di amminoacidi, connesse e collegate con il DNA. Le ultime ricerche scientifiche dicono che solo 20 di queste antenne sono funzionanti, mentre le rimanenti 44 rimangono “spente”. 20 antenne sono insufficienti a collegare un essere umano con le frequenze più elevate. Ne deriva che ogni essere umano usa solo una piccola parte delle proprie capacità cerebrali; la “materia bianca” del cervello è allora quella parte latente del nostro sistema cerebrale che può connettersi con l’ “energia oscura” che collega la “forza debole” con le vibrazioni più sottili e con i campi iperdimensionali. Per giunta, sono le nostre emozioni ad avere una funzione determinante sull’attivazione di queste microantenne, come dimostrato da Bruce Lipton nel libro “La biologia delle credenze”. Bisogna giungere a vibrare della stessa frequenza della vibrazione cosmica fondamentale.. non è cosa da tutti i giorni.
Insomma, secondo James Hillman – uno dei massimi allievi di C.G. Jung – si tratta di andare oltre il gioco deterministico tra ambiente e genetica e rimetterci sulle tracce del nostro “Daimon“, “di questo compagno segreto” (una voce interiore, inconscia, che ci rivela la via da perseguire), e delle sue modalità di operare nella nostra vita. Ognuno di noi ha una sua attitudine, una sua vocazione, una sua “immagine” (archetipica) che lo contraddistingue in modo radicale e che, di conseguenza, va ricercata e alimentata senza posa, per rendere davvero autentica la propria esistenza – le scuole esoteriche affermano infatti che ad ognuno di noi è stato assegnato da ‘eLoHiYM unNometrascendentale che racchiude la nostra ispirazione, il nostro destino… (che poi altro non è che il cifrario del nostro bagaglio karmico). Vedi ad esempio la Numerologia Sacra applicata sui nomi di battesimo, dal “numero del destino”, al “numero di espressione individuale” o il “numero della realizzazione personale”, ecc… ancora una volta si tratta di un’analisi archetipica.. applicata alle lettere dei nomi, che collimano su determinati numeri, che a loro volta esprimono specificate “informazionivibrazionali sul piano dei Sistemi Coerenti universali. Eppure, per dirla con Platone: «Noi siamo ciò che abbiamo scelto di essere» (una ‘scelta’ non di rado condizionata in modo infausto dalle potenze arcontiche). In questo senso siamo chiamati a decifrare il codice della nostra anima, ossia del nostro  integrato… vedi il famoso monito “Conosci Te Stesso” nel tempio di Apollo a Delfi.
In questo senso attraverso le antichissime tradizioni di una certa astrologia archetipica possiamo comprendere l’importanza della “Croce Solare” legata alla “Ruota di Medicina” e al cosiddetto “Tema Natale” e “Costellazione Astrologica” di ogni individuo, ossia l’immagine sincronica dello spazio-tempo colta nell’attimo della nostra nascita: è la Numerologia sacra degli Archetipi che rappresentano la risonanza tra il macrocosmo e il microcosmo individuale. Il ponte fra la prospettiva terrestre (Case) e quella stellare (i Segni zodiacali) su cui transitano i Pianeti, e che ci offre una mappa stellare e coscienziale in grado di orientarci nell’Universo degli eventi, una sorta di manuale galattico di istruzioni per comprendere come funzioniamo a livello individuale e collettivo. Un vero e proprio ‘stargate’ spalancato sul cosmo secondo gli effetti della sincronicità e dell’entanglement quantistico nel flusso del nostro frammentato nei diversi “Io” e subpersonalità. Per usare un concetto etologico di Konrad Lorenz, si tratta dell’ “imprinting” che riceviamo dal mondo esterno, vale a dire la dimensione vibratoria immersa nella sincronicità del momento della nostra nascita e poi della crescita secondo i legami morfogenetici dell’entanglement quantistico tra l’individuo e i Campi elettromagnetici che lo circondano, dalla Terra al Sistema Solare. Pertanto l’ “immagine della realtà che ci circonda siimpressionasu di noi, come scattassimo un’istantanea del mondo e dell’energia intorno a noi. In etologia (studio del comportamento animale) si parla di imprinting per definire una particolare modalità di apprendimento che avviene nelle prime trentasei ore dopo la nascita. L’imprinting è legato sia alle informazioni che il nuovo nato riceve dal mondo esterno sia alla predisposizione genetica: è una “finestra” temporale di poche ore durante la quale il sistema nervoso del nuovo nato è sensibile a “imprimere” quante più informazioni servano a riconoscere il proprio genitore. Questo fenomeno influenza il comportamento dell’animale per tutto il resto della sua vita: le modalità di ricerca del partner e dell’accoppiamento, della vita di relazione, della ricerca del cibo fanno affidamento sulla buona riuscita dell’imprinting. Pertanto la Costellazione Astrologica che si impressiona fenomenologicamente sul Nome (sulla nostra denominazione identificativa ed intersoggettiva), e perciò sull’essenza naturale dei nostri Campi elettrodinamici quantistici, influenza il nostro “temperamento” (ciò che è innato), il carattere (ciò che è appreso) e la personalità (l’interazione tra i due).

Tenendo ben presenti gli studi in chiave evolutiva sugli Archetipi di Erich Neumann, dobbiamo poi sempre considerare l’importanza della psicologia archetipica di James Hillman, allievo di Jung; oltretutto di quest’ultimo possiamo ricordare il dialogo con Kàroly Kerényi, un filologo e studioso di religioni che con il suo lavoro sulle divinità greche introdusse il concetto di “mitologema“, ovvero di nucleo archetipico attorno al quale le diverse religioni hanno costruito racconti diversi ma simili nella struttura. In “Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia” i due autori iniziarono a definire la Mitopsicologia, ovvero l’interpretazione dei miti in chiave psicologica – da segnalare, in questa direzione, l’opera di Jean S. Bolen, psicologa junghiana, che in “Le dee dentro la donna” e “Gli dei dentro l’uomo” estrapolò da alcune divinità greche gli archetipi maschili e femminili. Inoltre, mito e archetipo trovano ulteriori chiave interpretative grazie al lavoro di Joseph Campbell che, di formazione junghiana, è considerato il più grande studioso di mitologia comparata: in “L’eroe dai mille volti” individuò una struttura comune nei miti (il “monomito“) in cui riconosce un percorso evolutivo della psiche umana in quello che lui chiamava il “Viaggio dell’Eroe“.
Ecco che prendendo spunto da Campbell, Carol S. Pearson in “Risvegliare l’Eroe dentro di Noi”, elaborò una struttura archetipica del Viaggio dell’Eroe, individuando dodici Archetipi che riflettono dodici passaggi evolutivi dell’Io – un qualcosa che si avvicina sorprendentemente ai riti e ai sacramenti dello gnosticismo; in effetti la Gnòsi, sia quella precristiana che quella cabalistica, non erano altro che un percorso alchemico/iniziatico volto alla salvezza dell’Io e alla reintegrazione del Sé con l’Esseità divina. Ebbene, il Viaggio dell’Eroe è il viaggio dell’Io per raggiungere l’autorealizzazione (punto di vista sociale, ‘Decima Casa’ legata all’Archetipo de “Il Sovrano”), l’individuazione (punto di vista psicologico, ‘Undicesima Casa’, Archetipo de “Il Saggio”) e l’illuminazione (punto di vista spirituale, ‘Dodicesima Casa’, Archetipo del folle e geniale “Giullare”). Pertanto, attraverso il “Tema Natale” e la “Costellazione Astrologica” ogni individuo può conoscere se stesso e quindi il suo “Nomemetafisico, il suo bagaglio karmico, i suoi talenti, le sue aspirazioni e le sue missioni di vita. È il momento sincronico in cui il nostro Sé, frammentato in tutti i suoi Io e subpersonalità, attraversa la “Croce dello Zodiaco” esattamente come fa il Sole da sempre e per sempre, simbolo infatti dell’affermazine divina dell’ “Io Sono Io Sono“, cosa questa che riporta ancora una volta la misterosofia della Croce e del “sacrificio” dei nostri “lati ombra” al centro di ogni discorso sull’Iniziazione.
La tradizione della cosiddetta “Ruota di Medicina” è di fatto la Ruota Solare, anche detta “Croce Solare“: sapienze esoteriche che passano dal cambio stagionale per giungere fino alla ‘croce cristica‘, vedi appunto il sacrificio dell’Io materico sull’Albero della Vita.
Nel 2016 i ricercatori hanno scoperto che la forma di un leggero fotone somigliava all’antico simbolo della Croce Solare mesopotamica, cosa che sembra confermare la ‘Croce’ come Archetipo del Campo Morfico alla base di ogni realtà metafisica o terrena. Alcuni anni prima gli scienziati hanno introdotto la teoria dell’ “Amplituhedro” (una struttura geometrica che consente il calcolo semplificato delle interazioni tra le particelle in alcune teorie del Campo Quantico): se duplichiamo e ruotiamo un Amplituedro esso forma una “Merkabah” e/o l’ombra di una Merkabah a forma di croce maltese, che è la forma di un fotone leggero (ricordiamoci che la Merkavah è un Campo contro-rotante di Luce, attivato dalla rotazione di vibrazioni con forme geometriche specifiche che influiscono simultaneamente sulla nostra coscienza e il nostro corpo: è un “veicolo/carro” che può aiutare la mente il corpo e lo spirito ad accedere e a sperimentare altri piani di realtà e potenziali di vita).
La struttura della realtà appare formata da una gerarchia diCampi Morfici“, da quelli che formano gli atomi e le molecole fino ai campi morfogenetici delle stelle e delle galassie: a partire dal grande “campo morfico universale”, creatosi con la formazione dell’Universo, ogni parte ha sviluppato un suo campo, e l’influenza è reciproca e continua. Il tutto influenza la parte e la parte influenza il tutto. Tutti gli esseri viventi di questo pianeta sono il risultato di un’evoluzione cominciata molti miliardi di anni fa, noi stessi siamo il frutto del materiale stellare che si è generato nello spazio nel corso del tempo… e la realtà in cui viviamo possiede una memoria antichissima. All’orgine dell’universo, tutta la realtà era contenuta all’interno del cosiddetto “Uovo Cosmico“, il nulla divino del Vuoto subquantistico, da cui si sono generate l’energia, la materia e la vita. Secondo la teoria dell’entanglement quantistico e della non-località, se due sistemi entrano in contatto fra loro, mantengono una connessione per il resto della loro vita, indipendentemente dalla distanza in cui si trovano, e qualunque modifica a uno dei sistemi genera simultaneamente un cambiamento anche nell’altro: ne deriva che tutto ciò che esiste nell’universo conserva un legame profondo allo stato di unità originaria. Poiché i Campi morfici evolvono continuamente, lo stesso fanno gli organismi alla cui formazione presiedono; perciò questi Campi animici hanno una storia e, grazie a un processo, la “risonanza morfica”, contengono in sé una memoria. Per questo motivo laCostellazione Astrologicadel Nome di un individuo è una sorta di rappresentazione olografica, lo stessoTema Natalepuò essere infatti considerato come l’immagine del Campo Morfogenetico della persona, della famiglia, della società, del Sistema Solare e dell’Universo al momento della nascita.
I diversi livelli di interpretazione dei simboli astrologici e del Tema Natale corrispondono ai diversi campi morfogenetici in cui si svolge la vita dell’individuo: ciascun Pianeta, Segno e Casa intercetta e riflette più informazioni, coerenti tra loro e con il più ampio sistema del Campo Morfogenetico Universale, stellare, planetario, terrestre, ambientale, sociale, culturale e familiare, individuale, psicologico, biologico… Gli elementi materiali di cui siamo costituiti, ovvero terra, aria e acqua, costituiscono la struttura terrestre del nostro organismo, ed essi sono legati al Campo dell’Onesses universale, cambiano loro cambiamo noi. In noi poi dobbiamo aggiungere anche il fuoco, che rappresenta il nostro metabolismo, il processo di trasformazione delle energie, del cibo-materia in energia.
Il movimento della Terra su ste stessa rispetto al Sole crea il giorno e la notte, la luce e l’ombra, l’alba e il tramonto, il mezzogiorno e la mezzanotte: a seconda del momento della nostra nascita la sincronicità (imprinting) e l’entanglement ci farà assumere quindi qualità diurne o notturne che corrisponderanno a precisi comportamenti e atteggiamenti… ecco dunque l’importanza di una certa psicologia archetipica. L’orbita della Terra attorno al Sole crea le condizioni stagionali e climatiche che influenzano il comportamento degli esseri viventi che vivono in quel periodo dell’anno, assumendone le caratteristiche: nascere in primavera, in estate, in autunno o in inverno o nelle stagioni intermedie condizionerà il nostro carattere e la nostra personalità e imprimerà dentro di noi specifiche caratteristiche.
L’Io/Sole o il Sole/Dio diventano gli assi di un processo di crescita personale e spirituale rappresentati dal percorso del Sole attraverso i dodici Segni e le dodici Case dello Zodiaco, quello che chiamiamo il Viaggio dell’Eroe e che ritroviamo nei Miti e nelle leggende esoteriche dell’Eroe Solare.
L’approccio sistemico e fenomenologico, e i Campi Morfogenetici, sono concetti che stanno alla base delle ataviche tradizioni gnostiche; l’esoterismo contenuto nella tradizione del “Nome” sacro non è altro che la rappresentazione degli Archetipi che sono attivi all’origine dell’Universo e che ritroviamo nella nostra mente inconscia. Perciò il “Tema Natale” rappresentato attraverso una Costellazione Astrologica indica la materia interstellare e la memoria galattica che ancora risiede nel nostro organismo, e i suoi effetti nello spazio-tempo: ogni nostro atomo in ogni nostra cellula risuona della vibrazione iniziale del Big Bang e della memoria energetica che ha generato gli elementi chimici che compongono la nostra pelle, le nostre ossa, i nostri tessuti, organi e apparati, e che a nostra volta continuamente trasformiamo nel nostro metabolismo – a partire dalla respirazione!
Per tutti questi motivi lo scopo dell’Iniziazione si fondava sulla “Croce dello Zodiaco“, ossia sulla “Croce Solare” e sulla “Ruota della Medicina” che rappresentava il nostro ‘Tema Natale’, il Nome metafisico che l’ eLoHiYM ci ha assegnato nel momento della nostra “ideazione/nascita“. La “Costellazione Astrologica” ci aiuta a comprendere gli Archetipi e le forze che agiscono nei vari settori della nostra vita. Le “Case” ci forniscono informazioni sul “dove”, ossia in quale settore terrestre della nostra esperienza come esseri umani incarnati in un corpo e confinati in uno spazio-tempo, che chiamiamo vita, si manifestano le informazioni portate dai Pianeti e dai Segni. I “Pianeti” sono portatori di energie cosmiche che provengono dall’universo e riguardano i processi collettivi ed individuali, rappresentano la struttura psicologica dell’individuo e le componenti fisiche, emotive, mentali e spirituali che formano l’Io e il Sé. Ci danno informazioni sul “che cosa”, ossia quale componente simbolica e archetipica della psiche individuale, familiare, collettiva o karmica sta agendo nel Tema Natale e quindi nella nostra vita. I “Segni” infine sono portatori delle energie che provengono dalle stelle e delle energie terrestri che derivano dai cicli stagionali e ci danno informazioni sul “come”, ossia in quale specifica modalità si manifesta nella nostra vita la qualità indicata dal Pianeta o dall’Archetipo che si trova in quel Segno.
LaCostellazione Astrologicadel Nome sacro è in sostanza legata allaCroce Solare, i 4 orientamenti dei due assi della Croce che indicano le 4 dimensionalità dell’essere umano: corpo, mente, emozioni, spirito. Si tratta dei 4 elementi che andranno trasfigurati alCentrodell’Albero dell’immortalità per trasformarsi una volta per tutte in unessere di Lucee ricongiungersi con l’Esseità divina. Ecco che la “Ruota della Medicina” indicava il punto Est, il sorgere del Sole associato all’elemento del Fuoco, il punto di inizio del ciclo della vita in cui si inizia ad affermare la propria individualità. Poi il punto Sud, il mezzogiorno associato all’elemento Acqua, il punto dell’emotività nel suo processo trasformativo all’apice della vita. Poi c’è il punto Ovest, il tramonto del Sole associato all’elemento Terra, la materia, che porta saggezza, integrazione e condivisione, ed è il momento in cui si comprende l’introspezione. Infine c’è il punto Nord, la notte associata all’elemento Aria, che porta al comprendere il ritiro in se stessi, all’integrazione profonda e inconscia nell’equilibrio.
Insomma il Tema Natale e la Costellazione Astrologica del proprio “Nome”, nella struttura delle Case zodiacali, rappresenta una grande Ruota di Medicina, una Croce/Ruota Solare in cui possiamo riconoscere l’energia delle “Quattro Direzioni“, che seguono il corso del Sole sulla Croce dello Zodiaco.
Pertanto nella “Croce Solare” abbiamo:
– il ‘Primo Quadrante‘ che rappresenta le fasi iniziali della vita e assolve al compito della strutturazione dell’identità che influenzerà il corso della nostra intera esistenza: riguarda la nascita e la formazione dell’Io, l’approvvigionamento delle risorse e il radicamento nel proprio ambiente, l’esplorazione e i primi processi di socializzazione.
– il ‘Secondo Quadrante‘ che riguarda gli ambiti in cui l’individuo sviluppa se stesso e la propria vita (come espressione di unicità personale ed egoica) attraverso alcuni passaggi emotivi e familiari. Tutto ciò sviluppa il proprio senso di identità e libera la creatività e l’espressione di sé, integrandosi anche con gli ambiti del lavoro e quelli professionali.
– il ‘Terzo Quadrante‘ che riguarda i rapporti con gli altri, costruiti attraverso accordi di mediazione, condivisione di progetti ed intenti sociali, ecc… Questo incontro con l’Altro ci porta in contatto con ciò che non conosciamo di noi stessi, al recupero e alla comprensione delle nostre parti-ombra per poter giungere alle esplorazioni di nuovi ‘ambienti’, al fine di restituire all’Io la propria vocazione.
– il ‘Quarto Quadrante‘ è il settore delle ambizioni più alte dell’Io, chiamato a rendersi visibile, pienamente manifesto, indipendente e responsabile, acquisendo un ruolo nel mondo e sentendo di appartenere ad un sistema sociale per giungere ad una dimensione in cui ci si vede in servizio verso un’ideale più grande: quando si completa il processo di individuazione, la riconnessione al Sé superiore, alla dimensione spirituale della vita.
Ogni stadio della vita, ogni passaggio cruciale è scandito dall’attivazione di precisi Archetipi, e le 4 dimensionalità dell’essere umano sul simbolo della Croce sono i nostri quattro estremi che dobbiamo trasfigurare per tornare alCentro(della croce), laddove ogni aspetto materico e sofferente sparisce per fare posto all’immensità divina!

Partiamo insomma nel chiarire una cosa: l’esoterismo è un metodo, uno sguardo, un sistema di pensiero che si concentra particolarmente sui simboli ma soprattutto sugli “Archetipi“.
Gli studi esoterici sono in origine quelli sulla natura interna dell’uomo, che partendo dall’Inconscio Collettivo giungono, attraverso l’introspezione, alla riscoperta di noi stessi, alla conoscenza della nostra “natura inconscia“: della Verità.
Uno dei più influenti studiosi di tradizioni esoteriche, Antoine Faivre, ha scritto che per parlare di esoterismo occorre la presenza di sei caratteri fondamentali:
1) Una teoria delle corrispondenze che esisterebbero tra tutte le parti dell’Universo visibile e invisibile: corrispondenza fra microcosmo e macrocosmo (“ciò che è in alto, è come ciò che è in basso”), fra mondo visibile e invisibile, e anche fra parti del mondo visibile (ad es., fra i pianeti e il corpo umano);
2) L’idea della natura come essere vivente, che recentemente ha affascinato la New Age, ma che ha una lunga tradizione in tutta una filosofia della natura di tipo esoterico;
3) L’importanza attribuita all’immaginazione, e alle mediazioni di esseri preternaturali come spiriti, angeli o demoni: “magia” e “immaginazione” hanno la stessa radice etimologica;
4) La teoria e l’esperienza della trasmutazione, secondo cui l’uomo può trasformarsi in qualche cosa di superiore e di diverso, attraverso la conoscenza di se stesso;
5) “La pratica delle concordanze”, che vuole trovare denominatori comuni – in forma, spesso, di philosophia perennis – fra alcune tradizioni differenti, o anche fra tutte le tradizioni (spesso andando alla ricerca di una Tradizione primordiale con la T maiuscola);
6) L’idea della trasmissione ininterrotta nei secoli del sapere esoterico, tramite una filiazione ‘regolare’ o tramite l’ ‘iniziazione‘ da maestro a discepolo.

Alla base delle Misterosofie c’era dunque un’iniziazione raggiungibile per mezzo di ‘formule rivelate‘, affinché il “Nomen“, il “Nome“ (il “noumeno” di tutte le cose), divenga il “Numen“, la “Divinità“! Di fatto, «I sapienti e i profeti delle età più diverse sono venuti a conclusioni identiche nella sostanza, seppure dissimili nella forma, sulle verità fondamentali e finali, seguendo tutti lo stesso sistema dell’iniziazione interiore e della meditazione» (Édouard Schuré, “I grandi iniziati”).
Il potere di dare i “nomi” alle cose è proprio di un essere che ha in sé una scintilla divina, come appunto l’ ‘aDaMaH; il “Logos” è la forza creativa della Divinità che crea per mezzo del “Verbo”, del suono della vibrazione; allo stesso modo l’Umanità può dare senso alla realtà attraverso i “nomi”, il linguaggio sonoro che lo rende co-creatore della realtà. Questo era un potere che lo stesso YHWH sfrutterà, proprio grazie ad Adam, per forgiare tutti gli esseri viventi – “nominati” appunto da Adamo nell’Eden. Questo potere, di fatto, è stato in seguito manipolato proprio da quegli uomini caduti alla mercé dei propri impulsi, persi tra i demoni del subconscio, ingabbiati nella mente egoica che si nutre di emozioni non-coerenti con il Sistema cosmico. Pertanto, il “linguaggio sacro” delle antiche Scuole d’Illuminazione e delle ataviche mitologie esoteriche aveva capito l’importanza della vibrazione, quindi del “suono” nella recitazione di alcune determinate frequenze: “Mantra” funzionali ad interagire con l’energia cosmica del “Sistema Coerente” (la “Parola” del “Logos“). In effetti, ogni vibrazione attiva delle trasformazioni energetiche, certi sistemi elettromagnetici sono delle vere e proprie Leggi di Natura, dunque le vibrazioni associate a certi fonemi attivano il nostro Campo Magnetico ergo le nostre emozioni, e di conseguenza la nostra “interpretazione emotivadella realtà. Una tradizione come la Gnòsi era tutta incentrata sull’importanza delle parole, del linguaggio… del “Numen“! Sapevano che il linguaggio poteva costruire la mente, e quindi la chiave di lettura di ogni realtà!
Ecco allora perché: «Gli arconti vollero ingannare l’uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone» – Vangelo di Filippo. Questa massima richiama un fenomeno fondamentale tipico della nostra mente: la “classificazione emotiva“. Non c’è cosa, oggetto o essere vivente che osserviamo con i nostri occhi e cui attribuiamo un nome, cui non venga legato un ricordo. Anzi è proprio la sovrapposizione dei ricordi cui quella cosa è legata che fa di ogni elemento che possiamo sperimentare con i nostri sensi, la radice di un albero di ricordi ed emozioni.
Il nome associato alle cose non è solo un modo per attivare nella nostra mente il “ricordo” e l’individuazione, ma è anche lo strumento che attiva emozioni e classificazioni dell’oggetto in: buono (collegato ad emozioni positive, ricordi felici e a cose utili) e cattivo (collegato ad emozioni negative, ricordi infelici e a cose dannose). Le cosa “cattive” proprio perché foriere di male ed infelicità, finiscono nell’Incoscio perché le evitiamo. Se evitiamo le cose cattive, con il tempo, finiamo per vederle meno o anche “non vederle”. È il classico fenomeno che nei casi più eclatanti porta alla “rimozione” di parti del nostro vissuto che, però, non scompaiono ma finiscono nell’Inconscio… rimanendo a gridarci dal profondo di noi stessi. Siamo di nuovo nel gioco della “Dualità“: tutte le ramificazioni dell’Albero Sephirotico che scindono il nostro in infiniti Io che fanno il bello e il cattivo tempo dentro di noi… travolti da pensieri ed emozioni squilibrati!
In sostanza, i nomi creano la disposizione d’animo con cui affrontiamo la realtà ancor prima che essa si manifesti.
Chi domina la morale edefinisce inomi delle cosedisegna anche il confine traConscioedInconscio“; una società del genere inocula sul nostro Inconscio un atto di proprietà sapendo che esso è “terra di nessuno”. I nomi e la loro classificazione, quindi, per chi li controlla e li “insegna”, oltre per chi li usa massivamente e ripetitivamente, diventa un “potere sulle menti delle persone“… perché certe “parole” definiscono dove comincia l’Inconscio dell’individuo e, una volta tracciato il confine, ne fanno terra di conquista.
Le cose non contano tanto per quello che sono secondo una materia razionale, ma per come le “sentiamo” secondo la nostra sensibilità. Se cambiamo il modo di vedere le cose, cambiano le nostre sensazioni e, di conseguenza, le nostre reazioni. Caricare una parola, un gesto, un evento, un segno, un simbolo di significati la rende “attiva”.
È questo che modifica il modo in cui guardiamo le cose, e il modo con cui “sentiamo” le cose cambia inevitabilmente il modo con cui agiamo.
Una società basata sui Media, che martella e ribadisce continuamente un certo sensocostruito”, in un certo qual modo controlla le persone e le loro menti finendo per controllare un’intera cultura, e questo è stato un naturale processo dello sviluppo della mente egoica, è una controindicazione della ‘società’ che col tempo si è squilibrata e imbastardita in questo modo.
Ecco che bisognerebbe andare al di là del “senso” logico delle cose chiedendosi quale “sensazione” viene percepita nel profondo di se stessi quando si “ascolta” una parola, un discorso, o si osserva qualcosa che ci viene trasmesso da altri. Quella sensazione, resasi palese e manifesta in un atto di continua attenzione a sé stessi e al modo di percepire, ci renderebbe evidente l’obbiettivo celato e l’inganno (che sta dietro alla costruzione dei significati, della morale e delle ideologie sociali… vedi la massima del Vangelo di Filippo).
Gli gnostici capirono che era importante la disposizione emozionale di fronte alle “cose”: era dunque importante “invertire” i nomi delle cose per cominciare a liberarne il potenziale e consentirci di notarle, facendole letteralmente entrare nel nostro campo visivo e di attenzione.

Per capire come dietro la tradizione segreta del Nome Sacro della divinità, o per meglio dire del “Nome di Dio“, ci sia una straordinaria rivelazione fin dall’alba dei tempi, bisogna tenere bene a mente una cosa riguardo la cosmogonia giunta in Occidente: il ‘nostro’ libro della “Genesi” proviene dalla mitologia egizia, e oltre a raccontare dei fatti (se davvero accaduti non abbian certezze), oltre il senso letterale (il cui studio lo lasciamo ad esperti come Z. Sitchin o il prof. Biglino, sebbene abbiamo già detto di quanto sia riduttiva), quelle righe sono state scritte e strutturate secondo un linguaggio numerologico che esprime degli “Archetipi” assoluti.  Contiene una Sapienza straordinaria che precede ogni religione, e più di tutto ci presenta il senso della Vita attraverso le simbologie del Tetragrammaton“, ossia la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio descritto nel “Tanakh“.
YHWH è il Nome segreto di Dio (di cui non si conosce la potente e misteriosa pronuncia esatta), un nome che parrebbe non esser riferito all’Esseità trascendentale creatrice del Tutto, che oggi alcuni scienziati trovano nell’azione del cosiddetto “Vuoto SubQuantistico” ma ad un Dio, scelto dalle religioni, che è stato tramandato come un concetto “personale” di Dio… un’Entità definita al di sopra della stessa Natura, un Dio giudice e creatore dell’universo.

Ricordiamoci invece che nella “Genesi” la parola “RaQiY’a” non significa “firmamento“, ma “Vuoto“… e si riferisce proprio al tessuto su cui si viene a formare tutto ciò che è… tutto ciò che esiste (ecco dunque una conferma sorprendente di come l’insegnamento della Tradizione Primordiale sia in perfetta sintonia con tutto ciò che la scienza oggi sta scoprendo riguardo l’unica matrice onnipervadente l’universo)– si riferiva tra l’altro a ciò che separava le acque, ossia la matrice del ‘tempo‘, il passato e il futuro, dalla dimensione dello ‘spazio‘: perciò il Vuoto è l’intera architettura di tutto ciò che è! Lo stesso “Sutra del Cuore” della tradizione buddhista afferma che la “FormaèVuoto” e viceversa, illustrando il concetto di “Vacuità” e dell’ “Illusione” della realtà, di come Tutto sia in verità un continuum del tessuto connettivo (la “Chiara Luce”) della trascendentale, e divina, Coscienza Cosmica… ossia lo stadio-di-energia/stato-di-coscienza-alterata a cui l’essere umano deve ascendere, nell’istante eterno in cui tutto “ciò che è” vibra della Beatitudine del Nirvana: l’Onesess dello stesso Vuoto subquantistico.

Dobbiamo oggi capire l’importanza del “linguaggio iniziatico” della Tradizione Primordiale, quegli ideogrammi spiegavano in modo dettagliato ogni cosa dell’universo! Il Nome è l’essenza segreta delle cose, l’idea formatrice. Conoscere il “Numen” equivale a conoscere tutto di una cosa o di una persona e, dunque, padroneggiarla. Per questo motivo, nella “Genesi“, l’Adam «..impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche» (Genesi, 1:20). Oltremodo, la medicina ultimamente sta iniziando a scoprire che il DNA può essere influenzato e riprogrammato dalle parole e dalle frequenze senza sezionare e rimpiazzare geni individuali. I maestri esoterici e spirituali sanno da millenni che il nostro corpo si può programmare con il linguaggio, le parole e il pensiero (vedi l’uso dei Mantra). Ora questo è stato provato e spiegato scientificamente da una recente ricerca scientifica russa… Il DNA umano sembra essere infatti un deposito di dati e comunicazioniil suo codice segue una particolare grammatica e delle determinate regole, esattamente quelle dei nostri linguaggi. Presto capiremo l’importanza di tutto questo preambolo..

.

Ebbene, oggi in Occidente, sempre più esperti concordano nell’affermare che, a quanto pare, il vero Dio originario non è il nostro Yahweh. L’Entità che si riferisce all’assoluto Dio, unico, viene certamente chiamata Yahweh dalla tradizione rabbinica, nome che si porta dietro appunto il “mistero” del Tetragrammaton, ma in realtà il Dio ebraico proviene originariamente dal dio En.Lil della mitologia mesopotamica (che insieme agli dei An/Anum ed En.ki/Ea/Tiamat/Shiva/Lucifero costituiva una triade cosmica). Era considerato fra le divinità creatici del cosmo (rappresentato lungo le diverse culture anche da Aton/Visnu-Krishna/Marduk/Zeus)… In verità c’è da dire che questo Dio (Yahweh) è il responsabile, nello specifico, solo della creazione del “nostro mondo”, dell’orizzonte degli eventi della sola nostra dimensioneEn.Lil/Yahweh non è infatti la Forza creatrice del Tutto. L’Esseità creatrice  originaria nasce semmai dal Vuoto, come spiega pure la scienza, ed è allora questa super-Coscienza cosmica ciò che dovrebbe esser considerato l’autentico Dio assoluto, come responsabile dell’intera creazione e non solo del nostro mondo (la cui esclusiva creazione potrebbe essere attribuita invece al demiurgo Yahweh). Il Dio ebraico del Vecchio Testamento, fatto proprio anche dal Cristianesimo ufficiale, era un Dio nato dalle successive emanazioni di quell’unica e originaria Esseità divina: ma fu questo Elohim, chiamato Yahweh ad instaurare un’Alleanza col popolo ebraico – e quindi ad essere in seguito mistificato proprio da quei sacerdoti, e spacciato per l’unico Dio assoluto (in effetti con  “Alleanza” YHWH si riferiva verso un “popolo” in verità mistico, si riferiva all’Uomo che aveva ormai raggiunto la trascendenza).
La lettura autentica del Tetragrammaton ci è rimasta grazie alle Sapienze misterosofiche di Illuminazione, mentre la teologia ha fatto del Demiurgo/Yahweh – descrittoci dalla Gnosi – il Dio delle religioni monoteiste. Per prima la Chiesa dovrebbe ricordare che anche Gesù Cristo faceva la differenza tra «il Padre che è dentro di noi» e quello di cui parlavano gli ebrei nel Tempio. Più volte Yeshua iniziava i suoi discorsi dicendo: «Vi è stato detto così, ma in verità io vi dico…».
Ad ogni modo, c’è tanta confusione intorno a questo Dio, soprattutto per ciò che concerne le associazioni tra Yahweh con il mesopotamico En.Lil o con il “Demiurgo” Yaldabaoth dello Gnosticismo. Intanto sarebbe il caso di chiarire che nessuno sa cosa significhi “Elohim“, indubbiamente è un plurale e non credo possa essere tradotto semplicemente con “giudici” come fanno molti studiosi; può invece significare dèi (la radice “El” significa Dio), e concordo con gli studiosi che fanno riferire l’idea di “dèi” con quelle vibrazioni cosmiche “consapevoli” che fanno parte della prima emanazione del Vuoto neurale, o meglio le primigenie “intelligenze eterne” da considerare come gli “Eoni” della tradizione gnostica: cioè le varie emanazioni della monade del Dio primo, che vibrano nel riflesso del “Pleroma“, vale a dire quello spettro di ‘frequenza divina‘ che comprende l’originaria Coscienza Cosmica che poi è l’ ‘eLoHiYM della tradizione esoterica ebraica (la gnòsi da cui deriva la Cabalà). Infatti ‘eLoHiYM indica tutte le potenzialità che il Vuoto neurale può virtualmente ideare, è un termine plurale ad indicare le infinite correlazioni tra eventi quantistici che creano ogni immagine subquantistica nel cosiddetto “campo del potenziale” prodotto dallo stesso tessuto connettivo del Vuoto. L’ ‘eLoHiYM è dunque l’energia divina che originariamente crea ogni cosa: tutte quelle idee che corrispondono a “consapevolezze intelligenti e soggettizzate”, vedi le entità spirituali accennate poc’anzi, e poi tutte quelle possibilità che in seguito le coscienze umane potranno far collassare sul piano relativo dell’esperienza, creando la realtà che ci circonda. L’ ‘eLoHiYM è il Divenire, tant’è che se vediamo il significato che scaturisce dall’analisi ghematrica delle singole lettere che compongono la parola ‘eLohiYM [ ( ‘ ) “l’energia” / (L) “che si trova al di là” / (H) “dell’invisibile” / (Y) “e del visibile” / (M) “di ogni orizzonte” ] secondo il “linguaggio sacrodella tradizione egizia (la matrice originaria dell’esoterismo autentico), allora ci rimane davvero palese il ‘senso’ di significato della parola, che ha a che fare appunto con il “divenire” che spinge all’ombra di ogni “Evoluzione“. Perciò l’ ‘eLoHiYM oltre a ideare ogni possibilità, situazione e condizione di tutto ciò che è, e che può divenire, rappresenta anche le energie che convogliano sia in trascendentali Intelligenze evolutive, sia in quelle involutive. Dal momento che la vibrazione creativa del Divenire dell’ ‘eLoHiYM (vedi l’OM) è “duale” (come il Bene e il Male), così esistono entità spirituali funzionali alla coerenza dei sistemi e altre che invece provocano “disordine”.
Di fatto, la Bibbia parla degli “Elohim creatori“, che appaiono nelle visioni trascendentali, nelle forze medianiche dei profeti, ecc… Sono le nostre guide interiori: il nostro inconscio rivelatore… la Coscienza Cosmica collettiva alla base di ogni psicogonia. In secondo luogo, la Bibbia parla degli “Elohim stranieri“, da cui i Testi Sacri ci mettono in guardia per i loro perversi comportamenti. Essi sono i cosiddetti “Vigilanti“, gli Angeli caduti descritti dal testo biblico, ovvero gli “Arconti” di cui parlano gli gnostici: quelle entità cosmichevibrazioni distruttive e centripete, come corruttori dell’umanità… energie negative che si inoculano nelle emozioni e nei sentimenti umani – in quanto il “dialogo sottile” tra i Sistemi quantistici viene a cadere nel “disordine” della Non Coerenza elettrodinamica. Questi, secondo alcuni esperti, sarebbero i famigerati Anunnaki (vedi gli dei sumeri ed egiziani)… gli dèi alieni che avrebbero influenzato il percorso karmico e reale dell’esistenza umana su questo pianeta. In effetti la tradizione che si rifà a En.Lil potrebbe essere quella che si riferisce ai Vigilanti biblici, magari entità multidimensionali che effettivamente si immischiarono nella vita e nella storia dell’essere umano (anche detti “Nephilim” dalla Bibbia). Gli Elohim sarebbero invece i “creatori“, quelli invocati da molte civiltà native della Terra, dagli indiani d’America, dai popoli del Sud America, dell’Africa, ecc… Ad ogni modo, per buona pace di tutti gli ufologi del mondo, potremmo benissimo affermare che tutti gli “Alieni” possono essere certamente ritrovati nelle “Potenze” che gli gnostici chiamano “Arconti“. Ce ne sono di tutti i tipi: un’intera “Mitologia” di Alieni! Gli gnostici li chiamavano “Angeli malvagi del Demiurgo Ignorante“, ma oggi potremmo semplicemente definirli “alieni cattivi“, sono medesimi esseri multidimensionali. Inoltre la Gnosi aveva una pletora di “Eoni” ed Entità positive (cioè radianti energie Coerenti sul piano elettrodinamico), che potremmo viceversa chiamare “alieni buoni“. E magari l’Elohim chiamato Yahweh potrebbe essere il Demiurgo descritto da Platone, o appunto dalla Gnòsi che vede in Yaldabaoth quell’emanazione divina che, volendo creare anche lui come sapeva solo fare l’ ‘eLoHiYM primo/pleromatico, lo fece in modo imperfetto, senza usare l’energia purica dell’Eone materno… producendo quella dimensione manchevole della Luce divina, e formando dunque il mondo imperfetto che è quello materiale in cui l’umanità rimase intrappolata – sebbene inizialmente fosse già stata immaginata/creata sul “campo del potenziale” dalle “idee” di ‘eLoHiYM… che però lo aveva creato come ‘aDaMaH: uno Spirito ancora puro e perfetto in grado di rimodellare la propria realtà esistenziale e non solo… Tuttavia, dopo la caduta nel mondo materiale, l’uomo rimase per giunta vittima anche della volontà di Yaweh di limitare i suoi talenti innati… giacché YHWH è proprio quell’energia divina che plasma ogni cosa che permane sulla dimensione grossolana del mondo materiale… per questo motivo Egli limita ogni cosa all’interno dei “confini” di questa realtà! Questo non lo rende certamente simpatico per chiunque cerca di capirlo superficialmente, in effetti, se lo andiamo ad analizzare questo Dio risulta essere certamente insopportabile per questa sua forza che ci limita, che ci rende così circostanziati, separati tra gioie e dolori, tra Bene e Male, tra positività e negatività (Coerenza e Non Coerenza elettrodinamica), tra forze mascoline e femminine, e tutto ciò è la causa per cui Yahweh, nel corso delle culture sociali, è divenuto un’eggregora a dir poco costrittiva e negativa: una “forma-pensiero” invadente ed invasiva che ha influenzato le società e le religioni alla mercé delle paure più profonde degli uomini, che riversandole sul loro Dio hanno trovato le peggiori giustificazioni per tutti i loro interessi di sopravvivenza e di privilegio… una condizione, secondo gli gnostici, peggiorata in particolar modo dall’intervento degli Arconti nell’animo umano! Infatti per gli gnostici gli Arconti erano alleati del demiurgo Yaldabaoth/Yahwehsecondo la Gnòsi quindi Yahweh era da ripudiare perché era la causa della nostra caduta e dei nostri limiti spirituali: perciò bisognava combattere i nostri bassi impulsi ed energie negative e separative (che ci portano “disordine”) per ascendere finalmente alla Luce… al vero Dio “Padre”!

In effetti da alcuni testi apocrifi si evince che i Nephilim, ossia gli Angeli Caduti descritti nel 6° capitolo della Bibbia, sono gli Elohim che in verità possedevano i corpi umani per scendere sul piano materiale e comunicare con gli uomini. Il termine ebraico “Malakim” per indicare gli “Angeli” indicherebbe la funzione/significato di “messaggeri”; tale termine veniva usato sia riferito ad uomini (eventuali messaggeri, appunto) sia quando quelle entità spirituali (fulcri di consapevolezza soggettizzata) si impossessavano del corpo degli stessi uomini… per questo ad una lettura letterale questi esseri multidimensionali appaiono come individui concreti, in carne e ossa. Tutto ciò potrebbe far pensare che anche Yahweh si presentasse agli uomini attraverso l’uso e le sembianze di un corpo umano… cosa che spiegherebbe bene la famigerata lettura letterale che tanto di moda va in questi tempi (e trova pure delle analogie tra i Deva dei Regni Celesti di cui parlano le religioni orientali, esseri divini dediti al piacere assoluto e superiori in tutto, che ricordano gli dèi greci o quelli norreni ad esempio, insomma proprio come la rappresentazione che ne fa la lettura letterale degli Elohim della Bibbia o degli Anunnaki nelle tavolette sumere).
«Per far apparire la bestia bisogna realizzarla in se stessi e quindi proiettarla al di fuori. Questo è il segreto di tutti i sortilegi. Per vedere il diavolo bisogna camuffarsi da diavolo e guardarsi in uno specchio; ecco l’arcano nella sua semplicità».
Eliphas Levi, “Il Grande Arcano”.
Dunque gli Arconti – gli Anunnaki sumeri ed egizi o gli “Elohim Straniericitati dalla Bibbia – sono gli Eoni maligni dello gnosticismo, quelli rappresentati con le corna e della “razza” di “Baal”.
Mentre gli Angeli di Luce – gli “Elohim Creatoribiblici – sono gli Eoni che intervengono per sostenere l’umanità.

In ogni caso, se ci avesse creato un luciferino Demiurgo, diciamo che la notte possiamo dormire lo stesso… Egli ha comunque creato il nostro mondo! Avendo creato una nuova dimensione/mondo, col suo relativo “orizzonte degli eventi”, anche Egli può in effetti essere chiamato secondo la potenza del nome YHWH. È comunque un Creatore. Come noi del resto, che col pensiero creiamo la nostra realtà! YHWH è quell’energia che risiede in chiunque ridefinisca i propri parametri percettivi nella rappresentazione di una data realtà! Per capire meglio possiamo considerare il “mistero” della “Trinità“, ossia: 1- la riflessione creativa del Vuoto, la sua energia primigenia che potenzialmente immagina ogni cosa (Spirito Santo); 2- i Padri Creatori: che sono il mezzo con cui la coscienza cosmica dell’Esseità originaria manifesta la creazione (gli angeli Troni, il nome divino Adonai…); 3- i Figli: che sono la manifestazione “relativa” della Coscienza cosmica originaria (Cristo, gli angeli Serafini, l’esseità di ‘eLoHiYM…). Pertanto, questa realtà, questo mondo.. può essere nostro! Anche se c’è chi ci succhia il sangue e vuole assoggettarci noi possiamo sempre scegliere e trascendere la nostra vita secondo ciò che vogliamo veramente… è una legge di natura! Sarà il Mito ad insegnarci come fare. Non dimentichiamoci infatti che nella Bhagavadgītā si racconta che gli dèi alla fine si distruggono vicendevolmente mentre l’uomo torna a riconnettersi con l’Esseità divina originaria… e vissero tutti felici e contenti.

Una cosa è certa, al momento l’umanità sembra essere soggiogata da questo peso esistenziale del “numinoso”, non essendo riuscita a viverlo liberamente nella Verità. In qualche modo l’esistenza umana è progredita innalzando al comando chi ha più risorse, che ne fa ciò che vuole fino ad occultare qualsiasi cosa possa mettere a rischio il suo potere; l’ “attaccamento“, come disposizione psicologica, è sempre riuscito a manipolare tutto ciò… compresa la “conoscenza”. La cosa sconcertante è che se ci guardiamo intorno, sembrerebbe proprio che ancora oggi le nostre società siano costruite e impostate proprio secondo le (mistificate) indicazioni contenute nella Bibbia al cospetto dei cosiddetti “Elohim stranieri” (Anunnaki/Vigilanti/Angeli malvagi), ossia secondo il sistema “debito/credito“; così ad una lettura letterale sembra affermare Yahweh agli Israeliti: «Il tuo Dio, l’Eterno, ti benedirà come t’ha promesso, e tu farai dei prestiti a molte nazioni, e non prenderai nulla in prestito; dominerai su molte nazioni, ed esse non domineranno su te». L’intera gestione moderna del potere sembrerebbe essere il risultato della lettura che la parte marcia della società ha voluto dare alle indicazioni di Yahweh, e ancora sulle regole che ‘lui’ diede ai suoi israeliti, come quando pretendeva una parte del loro denaro (vedi la “decima” che usano ancora chiedere alcune “sette” religiose). Secondo la Bibbia infatti l’oro è il denaro dei regnanti, mentre il debito è la moneta degli schiavi: «Il ricco domina sui poveri e il debitore è schiavo del creditore», “Proverbi, 22”. Insomma, non mi sembra che oggi le cose siano cambiate molto..
Dato il caso, l’unica cosa da fare è fregarsene e schermarci dalle aspettative socio-culturali per quanto possibile, secondo la nostra più autentica attitudine, poiché sono proprio quelle convenzioni sociali che spesso finiscono per schiacciare la nostra più autentica identificazione con noi stessi, con la vera natura del nostro ; e oltretutto dobbiamo imparare a risuonare con quell’energia che risiede proprio in ognuno di noi, e che ci permetterebbe di intuire la nostra vera natura e il nostro rapporto con l’Assoluto. In questo modo vivremo una vita piena di esperienze e felicità, accogliendo tra l’altro la morte secondo nuove prospettive di rinascita… vi pare poco?!

.

LA GENESI DELL’ALBERO SEPHIROTICO E LA TEOFANIA DI “EHYEH ASHER EHYEH”: IL TETRAGRAMMATON “YHWH”

«La Genesi raffigura la presa di coscienza come la violazione di un tabù, come se mediante la conoscenza si oltrepassi empiamente un limite sacrosanto. Io credo che ciò abbia senso, perché ogni passo verso una maggiore consapevolezza è una specie di colpa di Prometeo: con la conoscenza si commette in un certo modo un furto del fuoco degli Dei, si strappa cioè dalla sua connessione naturale qualcosa che era proprietà delle potenze inconsce, e lo si sottopone all’arbitrio della coscienza. L’uomo che ha usurpato la nuova conoscenza subisce un mutamento o un ampliamento della sua coscienza, sicché questa diventa dissimile da quella del suo prossimo. Egli si è bensì elevato sopra ciò che al suo tempo è umano (“sarete come Dei”), ma così facendo si è anche allontanato dall’uomo. Il tormento di questa solitudine è la vendetta degli Dei: egli non può più ritornare fra gli uomini. Come dice il mito, è incatenato alle alte e solitarie rocce del Caucaso, abbandonato dagli Dei e dagli uomini».
(C.G. Jung)

Partiamo dall’inizio: la “Genesi” comincia con «Be-Ré SiYT ‘eLoHiYM / In principio Dio creò il cielo e la terra»… inizia dunque con la lettera B (stranamente infatti la creazione non inizia con la prima lettera dell’alfabeto ebraico “Alef”) che sta ad indicare un confine chiuso tradotto con casa“,  ma rimanda anche ad un ‘confine circoscritto’, come quello della nostra Coscienza, della nostra mente dentro la nostra testa, per capirci. Si tratta dunque del nostro “orizzonte degli eventi“… il confine entro cui la nostra dimensione è ciò che è attraverso gli attributi del suo stesso spazio-tempo. E quell’istante in cui si comprende e si attiva questa consapevolezza creativa.. è l’incontro con la dimensione divina: uno stadio dell’energia raggiungibile da un profondo stato di coscienza meditativo. È l’istante in cui le onde cerebrali risuonano con le vibrazioni del primo Campo Quantico alle fondamenta di Tutto, e che infatti sta nella nostra coscienza – che coincide con quella cosmica. Ricordiamoci che recentemente gli scienziati hanno scoperto che ogni neurone all’interno del nostro cervello è in grado di interconnettersi ad un neurone vicino, in modo specifico, per formare un “oggetto” dalle connessioni complesse: un piccolo speck del cervello che appare come un “sistema dimensionale“. Ebbene, più neuroni si uniscono, più dimensioni si formano… cosa che creerebbe strutture e forme che hanno fino a 11 dimensioni: perciò esistono spazi geometrici multidimensionali nelle reti del nostro cervello, così come accade nell’universo subquantistico dove il Vuoto neurale può “ideare” infiniti multiversi e potenziali possibilità di forme e sistemi viventi…
La cosa che dobbiamo comprendere, e che ci accompagnerà per tutto il discorso, è che il Campo Magnetico Informato che sta nella nostra coscienza e che crea la nostra mente, è uno stato di coscienza connesso con lo stadio energetico dell’Esseità divinail nostro Sé è l’ “Io” di Dio… infatti l’ “Io” di Dio è chiamato nella “Genesi” ‘aNiY, che in geroglifico – cioè secondo la tradizione egizia-sumera – è:
la capacità ( ‘ )
di produrre (N)
immagini, rappresentazioni (Y)
Quindi l’IO di Dio è come il nostro Io che crea la realtà: i prodotti dell’ ‘aNiY mutano inevitabilmente, come le immagini che si possono avere di ogni cosa, il senso di quelle immagini (mentali). Quante volte è cambiato il modo con cui l’umanità ha visto il mondo? Le visioni del mondo, i paradigmi di una società dipendono dal linguaggio e dal pensieroUn Uomo non può avere un Dio che non sia contenuto nei limiti della sua umana concezioneQuanto più ampiamente spazia la sua visione spirituale, tanto più potente sarà la sua divinità (che tuttavia rimarrà pur sempre inconoscibile). Un’idea umana di Dio è l’immagine della luce contenuta nel Sé della sua anima, pertanto quel Dio non è altro che il riflesso della sua Coscienza, in particolar modo dello stadio energetico più sottile della sua coscienza e più aderente al Vuoto neurale, perciò Dio è un’espressione assoluta e numinosa poiché figlia di una Coscienza cosmica superiore. Dio si definì a Mosè tramite le parole: “Io Sono l’Io Sono“… gioco concettuale di parole a ricordarci ancora una volta che l’uomo è (D)io. Prima di una tale dichiarazione, di una siffatta affermazione soggettiva di ‘sé stessi‘, l’impulso soggettivo non era presente nella “consapevolezza di sé” dell’essere umano: come risulta dai documenti dell’epoca l’umanità non diceva ancora “Io” a sé stessa, ma tendeva a indicare sé stessa in terza persona.
A questo punto devo precisare che quando cerco di spiegare che ognuno di noi è Dio, che IO sono Dio… non intendo qui una identificazione medesima di io-persona-essere umano con Dio, come affermano certe derive della Massoneria intente solo ad esaltare l’egocentrismo dell’Io umano identificandolo con il potere di Dio. Insomma, non vogliamo intendere qui un perverso potere divino negando l’esistenza di un Creatore, innalzando “me” al trono. Quando i saggi iniziati insegnavano il mantra dell’ “Io Sono“, intendevano altro. In verità l’autentico senso di tutto questo discorso sta nella coincidenza delle frequenze del mio “Io Sono l’Io Sono” con le frequenze basilari della Coscienza cosmica… si sta cioè parlando di un particolare stato di coscienzauno stadio dell’essere che raggiungiamo nella nostra profonda contemplazione di Sé, e che ci fa risuonare con la vibrazione divina della Coscienza cosmica! Uno stadio energetico raggiungibile solo attraverso l’attivazione completa della nostra ghiandola (pineale) Epifisi. L’ “Io” diventa anche Dio, e viceversa. E non si tratta della conquista dell’onnipotenza, bensì dell’accesso – pienamente consapevole – del Divenire, dell’Esseità cosmica al di la dello spazio-tempo. Se prima eravamo trasportati dagli avvenimenti, ora l’ “Io” si accorge che nella dimensione del suo “fare”, nel nostro piano relativo dell’esperienza, avviene sempre e solo ciò che è stato ideato dal Divenire (e che dunque accade prima sulla dimensione quantica del Divenire, e poi dove noi possiamo manifestarlo). Qui avanti spiegheremo meglio questo aspetto..

Ebbene, se vogliamo descrivere il Tutto attraverso un linguaggio esoterico, possiamo affermare (sempre in accordo con la fisica quantistica) che l’Universo è una forma-pensiero proiettata dal plasma neurale dell’Esseità cosmica… ossia è la Coscienza di Dio che si riflette lungo diverse diramazioni vettoriali-energetiche a formare il famigerato “Albero cabalistico“, il simbolo più importante dell’antica tradizione esoterica ebraica (un Archetipo comunque presente in tutte le civiltà native della Terra fin dall’alba dei tempi). Allora, le strutture dinamiche delle forze energetiche dell’ “Albero della Vita“, potrebbero essere paragonate a un’immagine-sogno sorgente dalla rete dei quanti-neuroni della proto-Coscienza di Dio e drammatizzante il contenuto ‘subconscio’ della Divinità (ossia tutte le correlazioni tra eventi quantistici come “idee” immaginate dal Vuoto neurale). In altre parole, se l’universo è il conscio prodotto finale dell’attività mentale del cosiddetto “Logos“, come lo chiamano le misterosofie, l’ “Albero” è la rappresentazione simbolica del materiale grezzo della consapevolezza Divina e del processo mediante il quale l’universo è entrato nell’esistenza (cit. “La Cabala Mistica”, Dion Fortune).
Oggi, la scienza spiega che l’oscillazione dell’asse dell’energia dell’Universo, ad un certo punto, si è auto-riflessa, vale a dire che il tessuto connettivo del Vuoto SubQuantistico ha accorciato il suo ‘asse’ andando fuori fase, manifestando uno speculare universo sferoide (non più perfettamente sferico). L’Esseità divina (Vuoto subquantistico/Dio) ha contratto la Sua luce infinita per permettere uno spazio concettuale, in cui un mondo indipendente potesse esistere. Questo neouniverso, ciò che i fisici chiamano Campo di Punto Zero – nato sulla stessa emanazione creata dell’autoriflessione del Vuoto – è ciò che la Tradizione chiama “Pleroma“, oppure col nome divino di ‘eLoHiYM. Un Campo Purico che contiene tutte le infinite frequenze possibili, ovvero tutte le leggi di natura che creano l’universo come la ramificazione evolutiva dell’Albero Cabalistico. E queste possibilità evolutive sono stavolta davvero in gioco su una dimensione olografica, ovvero su un’effettiva e concreta realtà percepita… compreso il nostro Mondo tridimensionale. Infatti per far sì che questo campo relativo e materiale fosse esperito, l’evoluzione del Vuoto si è soggettizzata, cioè ha convogliato in un punto (e poi in svariati altri) la sua “consapevolezza di sé“ creando di volta in volta fulcri di energia in grado di vibrare sulle basse frequenze del mondo materiale: si era creata la Vita e gli esseri senzienti– le coscienze degli esseri umani sono delle “bolle di idee” con contenuti informazionali propri, ergo si tratta di una vera e propria “struttura neurale pensante“. Siamo arrivati a ciò che la nostra Tradizione rappresenta con il Mito dell ‘aDaMaH, ossia l’Adam/Adam Kadmon che da un piano subquantistico – quello purico del “Campo del potenziale” come lo chiamano i fisici, quando cioè è ancora solo un’ “idea” del Vuoto neurale – attraversa gli stadi d’energia fino a poter risuonare e connettersi col piano relativo/materico dell’esperienza. In quel momento nasce l’ “Io” individuale nel mondo… era nato Adamo e poi Eva.
Ricordiamoci di come Platone dimostri l’immortalità dell’anima, mostrando, nel “Fedone”, come essa debba essere dello stesso genere delle “Idee”, dal momento che le conosce (le Idee platoniche non sono altro che lo “spazio delle idee” del Vuoto subquantistico sullo spazio olografico del Campo di Punto Zero, cioè gli Archetipi naturali di Dio custoditi nel nostro inconscio); e se l’Anima è simile alle Idee, allora come le Idee dovrà essere incorruttibile e immortale. Infatti l’Anima conosce gli Archetipi divini quando, dopo la morte, ritorna nella dimensione spirituale, e così quando la coscienza discende ancora sul piano fisico l’uomo ha la capacità diricordarequegli stessi Archetipi che lo formano. Perciò Platone ci spiega come per le antiche Tradizioni la Conoscenza (iniziatica) sia in verità una “Reminiscenza“, ossia un ‘ricordo’ che, partendo dalle percezioni sensibili che sono “immagini” delle Idee (esattamente il modo con cui pensa il cervello), ci permette di riavvicinarci alle Idee Archetipiche medesime, che da sempre la nostra Anima possiede avendole contemplate prima di venire sulla Terra e poi dimenticate entrando nel corpo.
Pertanto, il momento del soggiorno nell’Eden rappresenterebbe bene la condizione della psiche durante l’infanzia e la fanciullezza, quando è assente o solo parziale la consapevolezza di Sé, sebbene il suo “Io” sia ancora ben integrato in un’individualità ancora autentica, come quando da bambini siamo tendenzialmente capaci di immergerci nelle attività quotidiane senza eccessiva preoccupazione legata al futuro o al passato… rimanendo centrati sul “presente” ed esperendo il “qui e ora” secondo le sole nostre attitudini psicologiche. Per analogia, in quello “stato” l’esperienza quotidiana di una persona non è ancora regolata dal confronto con aspettative su cose a venire o da ricordi di esperienze passate, tanto meno dalle aspettative riguardo i “ruoli sociali“. Il peso socio-culturale sarà quello che inizierà a far provare “vergogna” al bambino, che magari soffre del fatto di non avere il giocattolo che ha il bambino più ‘ricercato’ del gruppo. Così come Adamo ed Eva iniziarono ad usare la foglia di fico, così una persona spesso inizia a vergognarsi delle sue condizioni sviluppando allora un “attaccamento” nocivo nei confronti delle cose, dei rapporti umani o delle mete sociali più ambite. E tutto questo accade mentre fin da bambini, e poi nel corso degli anni, la persona cerca di crearsi un’istanza riflessiva in grado di renderlo capace di prendere coscienza e di riflettere su sé stesso, sui propri stati d’animo e comportamenti, sulle implicazioni del proprio modo di essere rispetto al passato e al futuro, ai rapporti umani e a quelli sociali. La comparsa di questa capacità di autoriflessione, di questa scissione interiore tra sé e sé, renderà la persona un essere umano più complesso ma anche più sofferente, più lacerato. Egli avrà perduto l’inconsapevole infantile armonia con sé stesso, col proprio ambiente (familiare, innanzitutto) e con l’esistenza in generale. Frequenti saranno allora le fantasie, le grida inconsce ed i sogni di ricomposizione di quest’unità perduta, di questa fase di serenità inconsapevole.
Ecco perché potremmo dire che la storia di ogni essere umano, in senso ontogenetico, è una storia di crescente differenziazione psichica e relazionale che, da una situazione di armonia con l’ambiente e con la propria psiche, condurrà ad una di maggiore conflittualità e sofferenza. La storia della “Creazione” narrata dalla “Genesi” descrive proprio un processo di differenziazione sempre maggiore tra gli elementi del creato e tra gli esseri viventi, e infine un improvviso tragico cambiamento di condizione dell’uomo che lo allontana da Dio e da una condizione di pace iniziale, che ben riflette e simboleggia quel travagliato processo ontogenetico della sua evoluzione psichica. In effetti, la differenziazione dell’Io sì è ricodificata, esperienza dopo esperienza, nelle diversificazioni – ergo nelle discordanze, nelle divergenze – della cultura: ovvero la storia della nostra società, delle razze, dei punti di vista, degli Stati, delle “visioni del mondo”, dei dogmi, dell’etica e della morale, ecc…
Di fatto, nella “Creazione” biblica (come in tutte le Mitologie) ci viene spiegato come nasce l’ “Io” e come esso si ramifica in svariate differenziazioni riflessive, di ruoli, di attitudini, ecc… Ogni ramo dell’ “Albero del Bene e del Male” indica una differenziazione psicologica, una via intrapresa dall’Io dell’uomo nel suo processo disgregante… un processo che si ripeterà durante l’evoluzione degli stessi elementi naturali che andranno a formare l’universo. L’Albero è la legge di causa ed effetto che stratifica l’evoluzione attraverso le leggi di natura del conflitto degli oppostil’antitesi tra la forza espansiva e quella contrattiva che plasma l’intero dispiegarsi dell’universo… così come accade nella psiche dell’essere umano, che per giunta modella la realtà proprio con la sua mente separativa.
La cacciata dall’Eden da un punto di vista psicologico è un Mito, cioè un’elaborazione cognitiva di un bisogno esistenziale atavico che accomuna l’intera umanità, quello di ricomporre un’integrità psicologica prima posseduta e poi dolorosamente perduta, chiave, forse, per raggiungere quell’unità esistenziale con il creato da cui l’uomo è ormai escluso senza rendersene conto. Seppur l’Albero del Bene e del Male ci ha mostrato come creare l’universo e la sua vita – infatti lo scontro degli opposti ci dimostra come si crea il Mondo, così come la complementarità sessuale del Maschio e della Femmina genera la vita – quella Conoscenza ci ha gettato nel dolente teatro dell’esistenza materica..

L’Albero però non si applica soltanto al Macrocosmo ma anche al Microcosmo, che come i saggi asceti sanno è una replica in miniatura del primo. Questa è la plausibile ragione per cui sono possibili le “visioni” trascendentali durante le meditazioni su alterati stati di coscienza, un processo psichico che gli antichi chiamavano: divinazione. Questi “stati di coscienza alterati” poco compresi hanno come propria base filosofica il Sistema delle corrispondenze rappresentato dai “Simboli“. Le corrispondenze tra l’anima dell’uomo e l’universo non sono arbitrarie, ma scaturiscono da identità evolutiveDeterminati aspetti della consapevolezza sono stati sviluppati in risposta a determinate fasi dell’evoluzione, e quindi incarnano gli stessi Archetipi; di conseguenza reagiscono alle stesse influenze. L’anima dell’uomo è come una laguna collegata al mare da un canale sommerso; sebbene a chiunque guardi dall’esterno appaia circondata da terra, nondimeno il livello delle acque sale e scende con la marea per effetto del collegamento nascosto. Lo stesso accade alla consapevolezza umana: esiste un collegamento subconscio tra ciascuna anima individuale e la coscienza cosmica integrata, ossia l’anima-Mondo, nascosto profondamente nelle primigenie profondità del subconscio, e per effetto di ciò noi partecipiamo al flusso e al riflusso delle maree cosmiche.
Ciascun simbolo dell’Albero Sephirotico rappresenta una forza o fattore cosmico (una vibrazione energetica come anche “legge di natura”). Quando la Coscienza si concentra su tali frequenze, entra in contatto con quella forza: in altre parole, un canale superficiale, un canale della consapevolezza è stato creato tra la mente conscia dell’individuo e un particolare “fattore” nella mente-mondo, e attraverso questo canale le acque dell’Oceano si riversano nella laguna. L’aspirante che usa l’Albero come suo simbolo-meditazione stabilisce punto per punto l’unione tra la sua anima e l’anima-mondo. Ciò risulta in un potente accesso di energia per l’anima individuale… tanto da darle accesso a frequenze sottili in grado di oltrepassare ogni legge di natura della nostra dimensione olografica.

In sostanza, l’ “Albero della Vita” è una rappresentazione simbolica del processo di differenziazione del Sé: una ramificazione dell’ “Io” che produce le nostre diverse attitudini psicologiche e dunque i nostri percorsi karmici, specchio della complessità che si genera durante l’evoluzione… dalle forme più semplici a quelle più complesse (da cui le stesse “forme di vita” non sono escluse).
In effetti questa evoluzione parte innanzitutto dal Divenire cosmico… dall’asse dell’eclittica ideato dal tessuto connettivo del Vuoto divino, fino al nostro inconscio e dunque all’asse dell’Universo materico. Dunque il Divenire parte in primo luogo dalla divinità, dalla fonte dell’esistenza… quindi l’Albero Sephirotico è innanzitutto la mappa dell’emanazione divina che, poiché essa riflette tutte le successive emanazioni, è la mappa anche di qualsivoglia “forma”, “elemento” o essere senziente, compresi noi umani allo stadio primigenio dell’ ‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon) – infatti il Chrestòs è l’Albero Sephirotico dell’Adam Kadmon che supera ogni Dualità karmica!
Ebbene, alla base di questa Sapienza ci sono tre concetti fondamentali:
– Coscienza
– Forza
– Forma
Attraverso questi tre Campi Purici è teoricamente possibile riassumere a livello astratto tutti i processi di cambiamento ed evoluzione possibili.
Per poter operare un “cambiamento” c’è bisogno di una:
– “Forza“, che agisca su una situazione esistente,
..e di una:
– “Forma“, che modelli la Forza per ottenere il risultato voluto.
Per capirci possiamo esemplificare questi modelli vibratori usando due esempi: in uno le forze naturali (Gravità, Pressione, ecc…) sono costrette in una Forma dalle leggi fisiche che la governano – ad esempio un uragano o una frana, oppure la lenta trasformazione del carbone in diamante. Nel secondo caso la Forza viene rappresentata da un desiderio o una pulsione umana che regolano le interazioni tra persone – vedi una partita di calcio in cui la volontà di vincere dei giocatori sono costrette dalle ‘regole del gioco’, oppure il desiderio di possedere qualcosa limitato dalle condizioni economiche e via discorrendo..
Ebbene, nonostante la somiglianza tra questi due modelli sia solo metaforica, la Tradizione Primordiale li equipara, facendo risalire entrambi i Campi Purici “Forza” e “Forma” ad una sorta di “Primo Motore”: vale a dire l’Esseità trascendentale del Vuoto neurale. Questa Coscienza Cosmica vitale – una sorta di consapevolezza universale – veniva identificata come “DIO” (nel senso di divinità/energia impersonale creatrice del Tutto) dai saggi asceti e studiata affidandosi alle forme che essa assume lungo l’evoluzione: vale a dire gli “stati di coscienza” ..che andavano esperiti individualmente!

Allora, la Consapevolezza di Sé, una volta attivata attraverso quei due modelli/campi purici primigeni, genera quattro nuovi ‘stati di coscienza‘ che sono riconducibili a:
1) la Consapevolezza della Coscienza
2) la Consapevolezza della Forza
3) la Consapevolezza della Forma
4) la Consapevolezza della Materia
Questi stati coscienziali hanno, a differenza dei suddetti stati primordiali, una manifestazione specifica:
– La cosiddetta Consapevolezza della Coscienza si manifesta nel il proprio senso di importanza e di auto-sacrificio;
– La Consapevolezza della Forza si manifesta con emozionisentimenti e pulsioni;
– La Consapevolezza della Forma si manifesta con tutto ciò che utilizziamo per dare ‘forma‘ alle emozioni e ai sentimenti: ossia con la “ragione” e il “linguaggio“;
– La Consapevolezza del Mondo Fisico si manifesta nei nostri sensi, la percezione, l’inventiva e tutti gli istinti primordiali che ci permettono di sopravvivere.

Questo originario modello evolutivo si completa e diventa qualcosa di fisico nel momento in cui la lente dell’ “auto-consapevolezza” porta la Coscienza Cosmica a centrarsi in un focolaio di frequenze soggettizzatosi su sé stesse secondo un Sistema Olografico vibrazionale. Questo nuovo “Campo Elettro-Magnetico Informato” (ciò che le esoterie intendevano per “Anima“) è anch’esso un Sistema energetico di ‘auto-consapevolezza’ – più essenziale (individuale) – entrato in gioco proprio nella dimensione spazio-tempo del nostro “Mondo”. Si tratta di una “Consapevolezza di Sé” che ‘fisicamente’ fa “collassare” la realtà del nostro mondo, nel momento in cui questo tipo di consapevolezza porta il tutto alla percezione della limitatezza delle cose, e dei loro confini e, allo stesso tempo della possibilità di creazione di nuove forme. Ebbene, queste forme di autoconsapevolezza sono governate – dal piano subquantistico a quello fisico – da “stati di coscienza” che i saggi asceti fanno convergere sotto il “Numen” di Dio: il primo e più importante è il Dio/‘eLoHiYM del Divenire, l’altro è il Dio/YHWH dell’Essere (il Dio della “manifestazione”: di ciò che è ..in quel dato modo).
Non solo, quella percezione di ‘possibilità creative’ e allo stesso tempo di ‘limitatezza’ crea una tendenza a vedere il mondo in termini di “dualismi” – tempo e spazio, noi e loro, Bene e Male, Io e il Divino… – che funziona come barriera tra la Coscienza di Sé e la Coscienza Cosmica neurale.

.

Dunque, la realtà si viene a creare attraverso le idee del Vuoto divino prima nel cosiddetto “Campo del Potenziale” (‘eLoHiYM) e poi man mano, scendendo da sistemi quantistici più alti a quelli più grossolani, nella mente dei soggetti in cui la Consapevolezza del Vuoto si è soggettizzata (coscienza umana), ovvero sul piano dell’esperienza (YHWH) in cui la realtà in seguito prenderà, oltretutto, forma relativa nel momento in cui la “lucetramuterà l’energia stessa in materia (come insegna Einstein).
Allora, secondo l’antica tradizione cabalistica, l’emanazione del Vuoto fino alla realtà avviene con la stratificazione energetica di “quattro mondi“, come spiega Jorg Sabellicus:
1) Atziluth – il “Mondo Divino”, sede degli Archetipi, corrispondente in un certo modo al mondo delle idee platonico.
2) Briah – il “Mondo Creativo”; – sfera pleromatica in cui la Volontà divina prende consapevolezza in entità spirituali, vedi gli Arcangeli o altre entità multidimensionali (ciò che molti chiamano Alieni) – che realizzano la Volontà divina trasformandola in “atti” nei mondi inferiori.
3) Yetzirah – il “Mondo della Formazione”, disteso subito al di sopra del piano della materia e composto da una sostanza super sottile (la “Quintessenza” degli alchimisti), che impone forma e qualità agli enti materiali e può essere plasmata col pensiero e guidata dalla volontà disciplinata.
4) Assiah – il “Mondo della Materia”, quello in cui si dipana la nostra esistenza comune.
«Per lustrare i rapporti fra i quattro mondi, spesso si usa un’allegoria basata sul simbolo dell’Architetto. L’architetto è colui che decide di costruire una casa (Atziluth): ne determina lo stile e le dimensioni (Briah); ne disegna il progetto (Yetzirah); raccoglie i materiali e la edifica (Assiah). L’edificio così costruito è l’Adam Kadmon» (Sebastiano Fusco).
E tutto questo, come abbiamo spiegato, accade (al di là dello spazio-tempo) attraverso la stratificazione energetica dell’emanazione del tessuto connettivo del Vuoto divino, che poi formerà la Vita e la realtà visibile e invisibile.

Per capire tutto ciò, anche da un punto di vista concreto e scientifico, dobbiamo ricordarci che la materia acquista più densità in ragione del suo allontanamento dalla fonte originaria delle vibrazioni cosmiche di baseOgni cosa evolve, cioè acquista maggiori vibrazioni, o si allontana perdendo oscillazioni, e dunque involve. Inoltre, ogni concentrazione/sistema esistente nell’universo (una galassia, un pianeta, una pianta, un essere umano, un atomo, ecc…) è una “macchina quantistica” che ha la funzione di trasformare un certo numero di sostanze/energie. Innanzitutto ogni cosa trasforma l’energia di un altro elemento per acquisire “informazioni quantistiche”, dopodiché le altre tipo di sostanze/informazioni, sia involutive (gli scarti) sia evolutive, vengono espulse e trasferite ad altri sistemi quantistici che provvederanno a loro volta a continuare il processo di trasformazione. Allora, la densità di ciascuna materia è inversamente proporzionale alla frequenza di vibrazioni. La densità di una materia è inversamente proporzionale alla sua estensione nell’universo. Perciò meno densa è una materia più essa è diffusa nell’universo: la materia più sottile dell’universo deve avere necessariamente maggior estensione – e questo accade infatti con l’ “energia oscura” che copre il 90% dell’universo, non a caso la forza che ha a che fare con la “Coscienza”, che sia essa divina o umana. Tutti questi processi involutivi ed evolutivi di trasformazione delle materie sono determinati, regolati ed interconnessi dalla “legge del sette“, ossia la “Legge dell’Ottava“: una legge che regola tutti i processi esistenti nell’intero universo! Di fatto, tutti i processi esistenti sono sottoposti all’azione della “legge dell’ottava”: dai processi di trasformazione di tutte le sostanze chimiche, ai processi di trasformazione che subiscono le “macchine” stesse (stelle, pianeti, piante, esseri umani, ecc…), nascendo, crescendo, invecchiando e infine morendo, ai processi che avvengono nella nostra sfera fisica e psico-emotiva, ossia il processo di associazioni automatiche dei pensieri e delle emozioni, come pure tutti i processi metabolici del corpo, il processo di nascita, di progresso e di declino delle civiltà, fino ad arrivare ai processi di evoluzione oppure di involuzione interiore. Tutto è in movimento, se una cosa non evolve, necessariamente involverà, sarà costretta a degenerare. Tutti i processi, nessuno escluso, sono determinati dalla legge dell’ottava.
rapporti matematici che esprimono questa legge, ossia: 1/1 – 9/8 – 5/4 – 4/3 – 3/2 – 5/3 – 18/5 – 2/1 corrispondono, in ambito musicale, alle note Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do. Ma cosa esprimono effettivamente questi rapporti? In musica, esprimono quante volte vibra una corda di un qualsiasi strumento al passare di un secondo, e quante volte vibra il mezzo elastico, cioè l’aria, in cui questo movimento vibratorio viene trasferito. Quindi, procedendo dal primo Do (1/1) al secondo Do (2/1) otteniamo un graduale incremento della frequenza, ossia del numero di vibrazioni. Dimezzando la lunghezza di una corda e mantenendo la stessa tensione, otteniamo un raddoppiamento della frequenzaQuesto fenomeno è pressoché analogo al discorso in cui dicevano che diminuendo la densità di una qualsiasi materia nell’universo si verifica un aumento del numero di vibrazioni. In ogni caso l’Ottava corrisponde a: 1 – 1,125 – 1,25 – 1,33 – 1,5 – 1,66 – 1,875 – 2… Frequenza al secondo. Infatti se Do è 1/1, abbiamo che 1 diviso 1 fa 1. In Re abbiamo 9/8, e 9 diviso 8 fa 1,125, ecc…
L’intera ottava, ovvero la successione di note Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do, in relazione alle trasformazioni che subiscono le materie presenti nell’universo, ci mostra chiaramente in che modo queste trasformazioni procedono. Esaminando tutti i punti dell’ottava, cioè tutte le note, osserveremo in che modo evolve il processo che stiamo considerando. La prima cosa che salta subito agli occhi è che il processo non avviene uniformemente, non avviene con la stessa velocità. Abbiamo constatato che i rallentamenti maggiori nello sviluppo di qualsiasi processo in qualsiasi scala, sono collocati in due punti precisi. Il primo tra Mi e Fa ed il secondo tra Si e Do. Come possiamo constatare dalle frazioni, questi due intervalli danno come risultato il numero 1,066 (tra Fa e Mi otteniamo 4/3 diviso 5/4 = 16/15 = 1,066. E tra Do e Si otteniamo 2/1 diviso 15/8 = 16/15 = 1,066). In effetti, questi due intervalli corrispondono sulla tastiera del pianoforte ai punti dove manca il tasto nero, il cosiddetto semitono. In questi intervalli i processi subiscono un rallentamento notevole e non possono proseguire senza un aiuto dall’esterno. Tutti gli altri punti del processo possono proseguire grazie all’aiuto dei semitoni (tasti neri), mentre nei due punti dove la progressione dei processi subisce il rallentamento più notevole (1,066), e mancano i semitoni (tasti neri), il processo non può proseguire senza un aiuto esterno, senza l’intervento di un’ottava laterale che intersecando quei punti aiuta il Mi a passare a Fa, e il Si a passare a Do. La formula rivelata da questa legge mostra che tutti i processi che avvengono nell’universo necessitano di un aiuto esterno per potersi sviluppare completamente, altrimenti nei punti tra Mi e Fa, e tra Si e Do, avvengono delle deviazioni nella linea originaria, in questo modo il processo deviando continuamente si ritrova a procedere nella direzione opposta a quella iniziale. In altre parole, un processo inizia dal Do, prosegue al Re grazie al semitono nero, dal Re passa al Mi grazie al secondo semitono nero, ma arrivato al Mi, se non interviene un aiuto esterno (il famoso “shock addizionale“), allora il processo cammina a ritroso fino a ritornare al Do di partenza. Il processo non può avanzare dopo il Mi e quindi non può realizzarsi in maniera completa.
A questo punto è bene ricordare che la terza forza, di cui sempre s’ignora l’esistenza, può essere trovata nel risultato, nell’ambiente o nel punto di applicazione; si tratta della “Legge cosmica del Tre“. Quando il cibo arriva nel nostro stomaco incontra i succhi gastrici, l’incontro produce una trasformazione del cibo, in questo caso la terza forza è trovata in questo risultato derivante. Un esempio che mostra la terza forza trovata nell’ambiente è costituito dall’utero (ambiente), nel momento in cui un ovulo (forza passiva) è fecondato da uno spermatozoo (forza attiva). Se non ci fosse l’utero come ambiente (terza forza), le sole due forze prese in considerazione non riuscirebbero a produrre alcun fenomeno. Svariati esempi, invece, per scorgere la terza forza nel punto di applicazione, li troviamo in meccanica. È bene, dunque, tenere presente che una forza da sola non può esistere e che due sole forze non possono mai produrre alcun fenomeno.
Torniamo alla Legge dell’Ottava, dove troviamo quei punti d’interruzione che necessitano appunto di un’ulteriore “forza” per far sì che il processo di trasformazioni si evolvi ancora. Adesso potete ben comprendere che è proprio grazie a questi punti d’interruzione che i vari processi nell’universo vengono connessi fra loro
Se adesso ritorniamo a considerare i processi di trasformazione che avvengono nell’intero universo e prendiamo come esempio l’essere umano quale “macchina trasformatrice” di sostanze, vedremo quanto segue. Nella “macchina umana” entrano le materie che costituiscono il cibo. Queste materie, una volta entrate nella nostra macchina, iniziano a subire un processo di trasformazione evolutivo ed involutivo; prenderemo in considerazione quello evolutivo, seguendo i punti Do, Re, Mi. Una volta arrivate al Mi, a questo punto di evoluzione, non potrebbero essere trasformate ulteriormente senza l’aiuto di un altro processo distinto, ossia un’ottava esterna (uno shock supplementare), che in questo caso è costituito dall’aria che respiriamo. L’aria entrando nell’organismo, si unisce al Mi e lo aiuta a proseguire. In questo modo, la trasformazione procede, Fa, Sol, La, Si – poiché questa progressione di note, come ormai sapete bene, o almeno si spera, implica un aumento della frequenza, allo stesso tempo, significa che le materie in questione stanno diventando più sottili, stanno diventando meno dense, dunque più vive e più intelligenti. Avete potuto notare che questo primo aiuto esterno è avvenuto in maniera automatica (meccanica). L’entrata dell’ottava dell’aria nel punto tra Mi e Fa dell’ottava del cibo, avviene senza che voi facciate nulla, avviene automaticamente. Anche se state dormendo nel letto a sonno pieno, l’aria entra e va a colmare il rallentamento in quel punto del processo di evoluzione del cibo.
Nel punto di rallentamento successivo, invece, quello tra Si e Do, è necessario che l’aiuto sia volontario, cioè un atto cosciente da parte nostra, altrimenti le sostanze non potranno subire un’ulteriore trasformazione in materie ancora più sottili, che sono poi le materie che andranno a formare il nostro secondo corpo, o “corpo astrale“. Quest’atto cosciente consiste nell’essere presenti quando riceviamo le impressioni dal mondo esterno. Le impressioni costituiscono un’altra serie di materie (o di nutrimento) che entrano attraverso l’apparato sensoriale… è la “consapevolezza” della nostra coscienza – le “informazioni quantistiche” veicolate dai campi di coerenza elettrodinamica . Si tratta del “Potenziale Vettore” del nostro Campo purico che influenza la Fase dei Sistemi Coerenti che circondano il soggetto: è la consapevolezza delqui e ora“, il “livello parlante” su cui ad esempio la Cabalà concentra tutto il suo Sapere e su cui essa ci desta continuamente. Ogni esoterismo insegna a rimanere vigili mentalmente suisegnalisincronici dell’esistenza: sulla consapevolezza che abbiamo nel momento in cui interagiamo con le cose o le persone, al fine di creare un processo alchemico in grado di trasformare le sostanze separate in un unico sistema interconnesso in comunicazione coerente!
Oltremodo, nel momento in cui consideriamo l’ottava nel verso opposto, ossia Do – Si – La – Sol – Fa – Mi – Re – Do, ci stiamo riferendo ad un processo involutivoIl processo involutivo rappresenta l’aumento di densità delle sostanze che situate inizialmente in un punto alto della scala vengono rese grossolane man mano che passano attraverso le macchineIl processo involutivo equivale al processo di creazione dell’universo. Per farci un’idea semplice di come avviene la creazione, prenderemo l’esempio di un “raggio” di luce bianca che passando attraverso un prisma viene suddiviso in 7raggi colorati”. Il “raggio” di luce bianca sarà il “Verbo” di Dio, il logos, la sua emanazione, e consideriamo Dio come un corpo astronomico (il sole assoluto, immerso nel plasma quantistico del Vuoto superfluido neurale) intorno al quale ruotano tutte le galassie. Il Vuoto divino emana il suo raggio creativo, questo raggio viene rifratto e si scompone in sette “raggi” colorati. Questi sette “raggi colorati” corrispondono alle 7 scale cosmiche contenute l’una dentro l’altra come in una matrioska e costituite dall’assoluto (Do), tutte le galassie (Si), la nostra galassia (La), il nostro Sole (Sol), e così via – ogni cosa si organizza secondo la legge del sette o dell’Ottava (Estratto da “Gurdjieff e i segreti di Belzebù”). Tutto nasce dalle “idee” quantistiche del Vuoto divino le cui correlazioni si muovono sul plasma superfluido attraverso due energie complementari che creano tutto il visibile (YHWH) e l’invisibile (‘eLoHiYM).

.

Di fatto nella Genesi si usano due nomi per indicare Dio, ossia ‘eLoHiYM e YHWH: essi, nella lettura esoterica/anagogica, sono i due aspetti di qualunque sfera divina (mentre per la lettura letterale il primo sembra indicare una “specie” divina, un gruppo di esseri venuti dalle stelle e creatori della vita umana, e il secondo il nome di un “individuo” di quel ‘gruppo’, colui che di fatto ha creato l’umanità per come è – vedi gli studi di Z. Sitchin o del prof. M. Biglino). Ebbene, il primo Dio nominato, il creatore “del cielo e della terra”, nella lingua iniziatica di Mosè è ‘eLoHiYM, che in geroglifico – cioè secondo la tradizione egizia-sumera – è:
l’energia ( ‘ )
che si trova al di là (L)
dell’invisibile (H)
e del visibile (Y)
di ogni orizzonte (M)
Si tratta dunque del “Divenire“. L’energia dell’evoluzione, di ciò che vi sarà, che accadrà, che si scoprirà, ecc… Insomma tutto ciò che la nostra mente cosciente non può ancora conoscere (ma che può immaginare)… ossia ciò che sta dietro quel 95% vibrazionale (“energia oscura“) che compone tutto  l’universo e di cui noi non sappiamo ancora nulla, sebbene sia l’energia fondante il cosmo e quella che si collega con la “materia bianca” del nostro cervello, donandoci la Coscienza consapevole. Sono quelle vibrazioni cosmiche che ci compongono nel profondo della nostra natura subatomica, dall’inconscio alla coscienza attraverso i campi quantistici… e responsabili di tutte le infinite e molteplici possibilità che “potenzialmente” l’evoluzione è in grado di creare. E in nome di questa (potenzialepluralità il termine ‘eLoHiYM è non a caso un “plurale“… perciò la traduzione teologica con il singolare Dio è sbagliata già nel “numero” della parola.

L’altro nome è YHWH; grammaticalmente è un participio del verbo essere: «colui che è». In geroglifico, era la definizione migliore che si possa dare al concetto di “essere“… infatti è:
il far percepire (Y)
l’invisibile energia vitale (H)
ma anche il limitare (W)
tale energia (H)
..e così avviene ovunque YHWH agisca: il suo compito è consolidare ciò che il Divenire crea. In sostanza YHWH prende l’idea creativa di ‘eLoHiYM e la rende manifesta nella sua forma predefinita nel mondo. Questa Esseità cosmica plasma dando forma e sostanza precisata ad ogni cosa od essere creato (crea forme limitate, riconoscibili e identificabili secondo le “leggi di natura” della nostra dimensione)… quindi fino a che ciascun essere possa essere soltanto se stesso, pienamente attuato e in perfetta armonia con tutto il resto del creato. Egli è il Dio del “ciò-che-c’è-già” perché è il Dio dei ‘limiti‘… di ciò che esiste in quanto tale (e per come era stato immaginato dalle “idee quantistiche” del Vuoto neurale)! È il dio della “manifestazione”.

.

Poiché come succitato, tutto ciò è all’interno dei ‘termini’ della nostra “testa”, ossia nell’orizzonte degli eventi della nostra Coscienza (), allora ‘eLoHiYM è quello stato immobile dal quale ogni cosa si genera, è la riflessione olografica del Vuoto SubQuantistico sullo stadio fondamentale dell’universo, un sistema neurale che “immagina” correlazioni tra eventi quantistici creando “idee su ogni cosa che potenzialmente può divenire “creazione“: è lo stato in-potenza (e possibilità in funziona d’onda) del mondo quantistico che, in seguito, una data coscienza può far collassare sul piano relativo dell’esperienza. Dunque si tratta di ciò che sta dietro ogni emanazione creatrice, e che quindi, in primis, crea!

Invece YHWH è quella forza mediatrice che rende quella funzione d’onda (in principio solo una possibilità – in potenza..), un qualcosa di specifico e reale! È l’Essere divino che plasma l’esseità stessa di quella cosa… che lo rende esistente per come è! È la consapevolezza di esistere, sia come origine che come creazione! È il dio della “manifestazione” e dei limiti. È l’Essere! Quell’Essere dove “vivono” gli esseri umani… la dimensione che noi creiamo, per prima cosa, nella nostra testa (nell’ “Io“), dunque, generando olograficamente la realtà proprio per mezzo della forza divina di YHWH.

A questo punto è chiaro come un tale discorso ricordi incredibilmente le recenti scoperte della fisica quantistica: ogni “cosa”, per essere ciò che è nella nostra dimensione, deve innanzitutto rispondere a certe spettanti ‘leggi di natura’. Nella nostra dimensione spazio-tempo questa condizione sussiste per mezzo dell’energia che forma il Campo ElettroMagnetico Informato relativo a quella “cosa” (sempre sul nostro piano dell’esperienza). Immerse nel loro campo magnetico, le molecole dell’acqua, ad esempio, sanno sempre che a 100° dovranno bollire: è una legge di natura dettata dal Campo relativo dell’acqua nella nostra dimensione spazio-tempo. Lo stesso accade per il Campo elettromagnetico delle onde cerebrali o per quello del nostro sistema cardiaco. Insomma i Campi Magnetici rendono una qualsivoglia “cosa” tale per ciò che è, dandole inoltre delle precise proprietà: questa è l’energia di YHWH.

Per Mosè Dio è l’Essere e il Divenire: è ciò che permette a un “Io” di considerare, come da un monte, tutto ciò che nel mondo è e diviene. È la massima espressione archetipica del conoscere, e la si raggiunge entrando nel profondo di Sé stessi per riconoscersi in quello stadio energetico identico all’Esseità cosmica. Bisogna stabilire una connessione tra il proprio  con “quel che è e si è” (cioè avere un buon rapporto con YHWH), e con “quel che diviene” (avere cioè un buon rapporto con ‘eLoHiYM). Allora il mondo cambia… allora la Creazione ha inizio: il formarsi di una nuova visione spirituale del mondo! Un paradigma che ridefinisce la Visione del Mondo, della realtà che ci circonda e della Vita stessa! Un qualcosa che non ha bisogno di mediatori specializzati, di sacerdoti o pontefici, non ha bisogno di inganni. Trovare YHWH, ossia l’Essere, significa accorgersi di ciò che realmente c’è, e di ciò che realmente si è. Tuttavia se “quel che c’è” e “ciò che si è” viene strumentalizzato o manipolato, ma soprattutto se la realtà viene costantemente giudicata in base alle nostre reazioni di sofferenza, allora, quel “modo di esistere“, quel “nome-formula-pensiero” che decodifica quello stadio d’energia divina, diviene una potente “forma-pensiero” in posizione mediana fra il mondo superiore divino e il mondo naturale risultando vincolante, nel bene e nel male, per coloro che ad esso si sono reciprocamente e consapevolmente legati (non di rado i potentati delle caste sacerdotali hanno creato, durante le loro religioni, più che altro ciò che gli esoteristi hanno individuato nelle cosiddette “eggregore“, ossia delle “rappresentazioni/forme-pensiero” a dir poco nefaste a colmare il ‘nome di Dio’ – vedi la fine che ha fatto il bellicista Yahweh dell’Antico Testamento e la “lettura letterale” della Bibbia, o il Dio a cui paghiamo tutti i nostri sensi di colpa ancora oggi terrorizzati dal ‘giudizio finale’ e dall’Inferno).

Tutto dipende da come reagiamo, mentalmente, alle interazioni dei Campi Quantistici nei sistemi di coerenza elettrodinamica che vibrano nell’universo. Nondimeno, l’antica tradizione esoterica ed iniziatica, così come la medicina orientale, da sempre afferma che le informazioni ricevute dai campi di energia (sub)quantistici attraverso la ghiandola endocrina dell’Epifisi, conosciuta come “Ghiandola Pineale” perché a forma di pigna, sono decodificate e trasmesse lungo la colonna vertebrale come vibrazione risonante. L’informazione viaggia ad altre parti del corpo attraverso canali di energia, campi bioelettrici, fibre nervose e sistemi di circolazione. La pigna è allora presente anche sull’asse verticale che si ispira al bastone alato detto “Caduceo“, che rappresenta la doppia elica del DNA e che simboleggia la manifestazione fisica dell’equilibio in tutti i suoi aspetti: fisica e psichica. Ebbene, come il “Santo Graal” è simbolo dell’unione dei due principi cosmici complementari in seno all’Uno, così la Pineale è l’unione dei due emisferi celebrali, la sintesi di anima e corpoL’epifisi sincronizza gli esseri umani con tutti i campi elettromagnetici circostanti… da quello della Terra, del Sole fino alla galassia intera. Secerne melatonina indispensabile per il funzionamento del sistema immunitario… dunque dell’intero benessere psico-fisico dell’uomo. La ghiandola pineale rende possibile che una stella energetica di luce possa rendersi una materia biofisica – l’essere umano – facendo sì che quell’organismo rimanga sempre in contatto con la matrice subquantistica che l’ha generata. È il centro di controllo della nostra Coscienza, è il ‘punto zero’ tra la materia e l’energia dell’universo.
L’inganno teologico fu quello di far coincidere questa illuminazione spirituale, che sta sopra tutto, con dei fatti storici e materialistici… poi inquinati dai sistemi morali. Il problema fu velare quella “psicogonia” con quelle entità che “materialmente” diedero forma all’umanità… tanto da trasformare En.Lil/Ialdabaoth nel nome YHWH… una ‘traslazione verso il basso’ che ci poteva pure stare da un punto di vista filosofico e cosmogonico (se ci riferiamo alle capacità manipolative e demiurgiche utilizzate nella nostra specifica dimensione proprio da Yahweh per dar vita al mondo e all’umanità), se non fosse però che lo Yahweh biblico è divenuto, nel corso degenerativo delle società, un eggregora che ha rigenerato un Dio per nulla buono e amorevole, ad oggi Egli non è il Dio a cui dovremmo aspirare perché non incarna le qualità autentiche dell’Esseità divina, e comunque sia, rimane il fatto che non è certo Lui il Creatore originario di “tutto” ciò che è (Egli è il Dio di ciò-che-c’è-già): di fatto l’ “idea” originaria dell’umanità era piuttosto nata dalla creatività della coscienza cosmica del Vuoto (e del suo riflesso che c’è nelle energie di ‘eLoHiYM)! Semmai Yahweh, è un Dio/demiurgo che è stato in grado di mettere in atto quelle stesse dinamiche divine per realizzare “materialmente” quel nuovo/altro “mondo”… in vista di una nuova Coscienza Collettiva, come la chiamava C.G. Jung (qualcosa che poi Lui poteva quindi manipolare?). Cosa che giustappunto non rende veritiera la spiegazione teologica, anzi…

Fatta questa premessa, veniamo al Nome Sacro.

.

Dall’ “Exodus 3:14” Dio si presenta con le parole “Ehyeh asher Ehyeh” in una traduzione parziale ma letterale:
«Allora Dio disse a Mosè: “Io sono Colui che sono”.
Ed egli disse: “Così direte ai Figli di Israele: “Io sono mi ha mandato a voi”».

Ancor meglio abbiamo “Ehyeh asher Ehyeh” tradotto in una parafrasi che corrisponde all’identificazione di sé “Io sono YHWH“:
«Allora Dio disse a Mosè: “Io sono IO SONO”.
Ed egli disse: “Così direte ai Figli di Israele: “Io SONO mi ha mandato a voi”».

Dunque c’è un solo Dio. Dio è l’unico “primo motore” creatore, in quanto il vero Dio originario è esattamente la Coscienza cosmica propria del Vuoto neurale di cui parla oggi la nuova scienza, che è il tessuto generatore di ogni spazio-tempo o epifenomeno come qualsivoglia forma di vita. Il Creatore deve essere prima che la sua creazione possa essere. Perciò quell’affermazione indica che Dio era prima che Lui creasse.
L’Unità perfetta è la condizione dell’esistenza in cui non esistono differenze da distinguere… inizialmente il Vuoto è una rete neurale sovra-cosmica sussistente a se stessa. È la condizione dell’unità perfetta in tutti gli aspetti dell’esistenza. Nell’unità perfetta non c’è distinzione.
In una tale condizione di esistenza, non c’era né soggetto a percepire né obiettare di essere percepito. Se non c’è né soggetto a percepire né ad obiettare di essere percepito, allora non c’è stata alcuna attività di “mente” – poiché nella condizione dell’esistenza dove tutto ciò che esiste è Dio, perfetto nell’unità, l’unico oggetto immaginabile della “percezione” sarebbe identico alla mente che la percepirebbe. Pertanto, nella condizione dell’esistenza dove tutto ciò che è Dio è Dio, non ci può essere stata alcuna attività di mente. La consapevolezza richiede l’attività della mente.
Perché la mente sia attiva, deve esserci un oggetto di percezione affinché essa si attivi in “relazione a…“. Quando tutto ciò era Dio, non c’era un tale oggetto di percezione.

Ebbene, affinché Dio si rendesse conto delle sue potenzialità, doveva entrare nel regno dell’esistenza qualcosa che costituisse un oggetto di percezione per Lui. Auto-osservarsi e divenire consapevole di sé stesso e della sua esistenza fu dunque il primo passo affinché tutto ebbe inizio, affinché fosse possibile la nascita di Dio, dell’ “Io” e dell’esperienza stessa – con una disuguaglianza simmetrica dell’oscillazione dell’asse dell’energia dell’universo, si è creata una singolarità tale da riflettere una realtà speculare del tessuto connettivo del Vuoto stesso… ed è questa immagine speculare del Vuoto (il Campo di Punto Zero: la matrice della realtà olografica) che potremmo considerare come quella Forza chiamata ‘eLoHiYM. Per inciso, più di ogni altra cosa è la coscienza umana (o di qualsivoglia altra forma di vita, da quella più semplice a quella più complessa) ad avere lo scopo di fare esperienza affinché si sviluppi la consapevolezza del Vuoto e, lungo ogni elemento ed evento, della sua evoluzione.
In sostanza ‘eLoHiYM è il Dio del Divenire… di tutta la creazione allo stadio però di potenzialità (di possibilità su una molteplicità di modi di esistere); mentre YHWH è il Dio che definisce e concretizza quella potenzialità dandogli una forma… perché è la divinità dei “limiti“; è il Dio della “manifestazione“, giacché crea la realtà definita di quella cosa, di “ciò-che-c’è-già” (questo potrebbe giustificare la sua identificazione con Yaldabaoth della mitologia gnostica piuttosto che con quella sumera degli Anunnaki). E poiché YHWH agisce sul piano relativo dell’esperienza, per creare ha bisogno di chi può sperimentare a tutti gli effetti quella realtà: e questo compito è dell’ ‘aDaMaH (ossia l’Adam/Adam Kadmon), dunque dell’umanità – soltanto l’essere umano infatti può denominare, e quindi edificare, i significati della sua intera rappresentazione della realtà e della Vita in tutti i suoi aspetti… sarà lui infatti ad esperirla in tutti gli ambiti fenomenologici. Ecco perché l’ “Io” di ogni essere umano è co-creatore insieme a YHWH di tutta la realtà che ci circonda! Infatti secondo la “Genesi“, attraverso l’ ‘aDaMaH, ‘eLoHiYM vuole conoscere in modo nuovo tutta la dimensione della Creazione che sta formando… vuole evolvere attraverso un “Io” ben immerso in quel piano relativo dell’esperienza (per questo motivo Yahweh farà partecipare l’Adam alla creazione/denominazione delle vite e della nuova realtà che stavano plasmando). Dice che l’Adam dovrà “Discendere” che in ebraico è YRD, e in geroglifico è: “un vedere (Y) – che procede (R) – e trova direzione (D). Quindi l’Adam è davvero un’avanscoperta. Ed ‘Elohiym annuncia che l’Adam sarà “fecondo“, “crescerà“, “si moltiplicherà“, cioè non cesserà di mutarsi ed evolversi, e: «riempirà la terra e la conterrà»… riferendosi cioè alla consapevolezza della coscienza, all’attività di una coscienza che penetra e comprende (a questo punto anche per mezzo delle frequenze di YHWH). Mentre nelle successive traduzioni teologiche dalla creazione esclusiva dell’uomo, egli avrebbe dovuto dominare, prolificare, occupare territori, soggiogare (magari fu esattamente l’esempio che ci diede Yahweh sul piano materiale quando divenne quell’eggregora che non riuscì ad equilibrare in sé questi “modi di esistere”).
Inoltre, vi era anche qualcos’altro da nascondere: quel “discendere” in tutti gli esseri viventi somiglia troppo al concetto che gli egizi avevano della reincarnazione.

A questo punto è importante rilevare una cosa importantissima che svela il motivo per cui discipline come quelle della Meditazione fossero considerate pratiche spirituali in grado di riconnetterci con Dio.
Dallo studio esoterico delle parole bibliche possiamo capire che l’Io Sono l’Io Sono ci indica due condizioni della coscienza cosmica:
1) uno stato in cui si ha consapevolezza solo di sè, in quanto si è l’unica ‘cosa’ esistente,
2)  e uno in cui, in quella consapevolezza, si comprende anche che si è qualcosa di dissimile, originale e precedente finanche dalla nostra stessa creazione mentale (la realtà che ci circonda)..
..possiamo allora capire l’importanza dell’insegnamento, durante le meditazioni, di sforzarci a spegnere e allontanare la mente dalla nostra “presenza“, dalla nostra concentrazione, che sarebbe la capacità di intuire lo stato 2.
Nell’isolare la mente dobbiamo allora focalizzarci solo sul respiro, cosa che ci soffermerà piuttosto nel primo stato di consapevolezza, nello stato 1, quando abbiamo consapevolezza esclusivamente del nostro Sé… quando siamo a tutti gli effetti l’Io Sono l’Io Sono!

La psicoterapia contemporanea da’ oggi sempre più importanza alla contemplazione profonda del proprio , ossia un altro modo per parlare di una delle tecniche che da millenni viene riconosciuta, dai maggiori saggi asceti, come l’unico mezzo per raggiungere l’evoluzione psico-fisica (e spirituale): appunto la meditazione. Un recente studio pubblicato sul “Journal of Neuroscience” ha scoperto che esiste un legame diretto tra la respirazione nasale e la nostra funzione cognitiva, cosa che renderebbe il nostro respiro una sorta di telecomando per il controllo remoto del nostro cervello. Ultimamente gli scienziati della “North Western Medicine” hanno plausibilmente trovato una spiegazione a tutto ciò. I risultati dei loro esperimenti hanno mostrato che i ritmi della respirazione naturale dei partecipanti, incontrava ritmi elettrici lenti nelle loro regioni cerebrali associate al loro senso dell’olfatto. Gli scienziati hanno anche osservato che durante l’inalazione nasale, nell’amigdala responsabile della nostra capacità di elaborare le emozioni, e nell’ippocampo associato ai ricordi ed alle emozioni, i ritmi elettrici veloci diventavano più forti. I risultati della ricerca suggeriscono, allora, che l’atto di respirare col naso svolge un ruolo fondamentale nel coordinare i segnali elettrici cerebrali nella corteccia olfattiva dell’ odore”: la regioni del cervello che ricevono l’input dal nostro naso. È chiaro che l’atto di respirare attraverso il naso, anche quando non odoriamo, può ancora influenzare le nostre emozioni e la nostra memoria. Questo fatto è affascinante, perché non di rado tutti noi associamo naturalmente l’odore proprio all’emozione e alla memoria. Ecco che queste informazioni dimostrano che non è solo il senso dell’olfatto che ci può ricordare un particolare giorno o momento della nostra vita, ma anche il semplice atto della respirazione (benché essa sia effettuata attraverso il naso). La respirazione nasale può quindi essere considerata “il telecomando del cervello“, perché influenza direttamente i segnali elettrici nelle regioni del cervello che riguardano l’odore e dunque l’attivazione della memoria emotivaControllando il nostro respiro possiamo effettivamente migliorare la funzione del cervello per sviluppare le abilità del riconoscimento emotivo più accurate e più veloci, e migliorare contemporaneamente la nostra memoria… giacché nel silenzio e nel vuoto del nostro  l’inconscio si svela, e il nostro “Io” può integrarsi e tornare a vibrare della sua frequenza fondamentale.

.

LE SACRE SCRITTURE, IL CODICE NUMEROLOGICO TRASCENDENTALE E LA SCIENZA ALFA-NUMERICA

Ogni Testo Sacro abbiamo detto può avere diverse chiavi di lettura che col tempo sono state scoperte oppure manipolate intenzionalmente. A noi qui interessa non tanto la parte letterale, benché meno la lettura teologico-religiosa che ha mistificato in modo criminale la nostra storia (morale) e le nostre origini, a noi qui interessa la chiave di lettura esoterica/archetipica o semmai quella anagogica.

Vi lascio qui sotto uno schema riguardante le diverse chiavi di lettura con cui si è approcciato alle Sacre Scritture nel corso dei tempi..

Dal latino “Numen” significa “Dio“, e “Nomen” significa “Nome“, non è un caso quindi che gli ebrei chiamino Dio “Ha Shem“, ossia “Il Nome“. Le emanazioni energetiche che si formano dalle “idee” (correlazioni tra eventi quantistici) del Vuoto SubQuantistico neurale, vale a dire i diversi attributi di Dio: sono “nomi di Dio” (vettori energetici come il risultato dell’opposizione tra le forze evolutive ed entropiche dell’energia cosmica – vedi l’ “OM” – ossia una forza energetica – ‘eLoHiYM – che è riflesso del Vuoto SubQuantistico neurale – “Ain Sof“).
Esiste un filone di ricerca tutto dedicato alla stretta parentela tra:
– Nome
– Nume
– Numero
La chiave di questa ‘connessione triadica’ è nella “Ghematria” utilizzata dalla Cabalà (scienza numerologica applicata all’alfabeto ebraico). Si tratta del  fondamento della matematica pitagorica per fare un esempio – vedi anche la “Tetrakis“, la “Decade“, la “Piramide“, “L’Albero Sephirotico“… così come il “Tetragrammaton“. Credeva in questa scienza alfa-numerica anche Antoine Fabre de Olivet, grande linguista, esoterista e conoscitore dell’ebraico antico, il quale affermava che tutti gli idiomi derivano da un tronco unico, una lingua originaria e universale composta da radici monosillabiche, riconducibili tutte a un piccolissimo numero di segni. Lo stato comune a tutto il sapere presente sul pianeta è la “frammentazione“, e quindi la dispersione di un nucleo ancestrale di natura linguistica, scientifica ed esoterica.. Ebbene, colui che vuole iniziare un percorso di Sapienza deve immergersi in questo gioco di decifrazione tra la sua “intuizione” e quell’intelligenza eterna che ci consegna un tale codice trascendentale. «Dio geometrizza» come diceva Platone, perciò i saggi asceti scoprirono i rapporti matematici e le proporzioni geometriche alla base della morfologia della Natura dell’universo, e con quelli formarono gli antichi “linguaggi sacri“… poiché la realtà è un “gioco a incastro” in cui il software cosmico dell’intelligenza divina gioca con se stesso e con le sue creature.
Di fatto, per gli Antichi il “Nome” oltre a spiegarci, per mezzo dei significati archetipici di ogni lettera in successione, le caratteristiche proprie e l’essenza stessa della ‘cosa a cui ci si riferisce, contiene pure l’ “attributo” per il ciclo esistenziale di quella ‘cosa’ – vedi in questo senso i nomi propri di persona. Per questo l’ ‘aDaMaH (Adam Kadmon), dopo l’azione delle energie ‘formative’ di YHWH, poté nominare qualsivoglia essere vivente… e dargli quindi la sua relativa e caratteristica “forma/significato” sulle basi della morfologia e della fenomenologia della nostra dimensione. Infatti, la Coscienza non appartiene all’Intelletto, essa è un Campo direttamente collegato al Campo Purico del software cosmico: è quella parte di noi che conosce il “noumeno” delle cosela “causa causorum” di tutto il creato.

Ebbene, secondo recenti studi scientifici, il nostro DNA è non solo responsabile per la costruzione del nostro corpo ma serve anche come deposito di dati e comunicazioni. Scienziati e linguisti hanno scoperto che il codice genetico, specialmente quella percentuale “non usata” del 90%, segue le stesse regole di tutti i linguaggi umani.
A questo scopo, gli scienziati hanno comparato le regole della sintassi (il modo in cui le parole sono messe insieme per formare frasi e discorsi), della semantica (lo studio del significato delle forme linguistiche) e le regole basilari della grammatica; hanno scoperto che le coppie basiche (Adenina, Guanina, Citosina, Timina, n.d.t.) del nostro DNA seguono una specifica grammatica e delle regole, proprio come i nostri linguaggi. Dunque il linguaggio umano non sarebbe un fenomeno indipendente, ma strettamente connesso con il nostro DNA: entrambi sembrerebbero essere connessi nelle stesse regole archetipiche. E questo spiega molte cose…

La cosa sorprendente è che dietro ai Testi Sacri si nascondono tutte le leggi dell’universo codificate attraverso la scienza della Numerologia.
Secondo l’antica tradizione gli Archetipi (vedi anche Jung) sono i 22 “strumenti o morfologie energetiche” con cui l’Esseità del Vuoto neurale ha “progettato e dipinto l’universo” attraverso determinate “correlazioni tra eventi” quantistici: sono “funzioni” basilari della vita che vanno ad intersecare suoni, lettere, colori, disegni, pensieri e azioni. Ogni aspetto creativo dell’universo è semplificabile a tal punto da corrispondere a una delle innumerevoli  combinazioni di questi segni sacri. Sono Campi Magnetici di energie a determinate vibrazioni. Nell’antichità, gli Archetipi erano conosciuti e usati: su di essi furono costruiti i primi linguaggi, e quindi su di essi furono disegnate le lettere alfabetiche seguendo la morfologia geometrica ricavata dai ritmi dell’onda di frequenza scaturita da una data vibrazione che si stava prendendo in considerazione (una particolare ‘legge di natura’), e che veniva associata ad una data lettera. Il linguaggio biblico è una forma di scrittura unica nel suo genere proveniente da una misteriosa scrittura egizia (geroglifica) tramandata dai soli saggi iniziati. Di fatto, tornando alla nostra tradizione ebraica, possiamo dire che ogni lettera dell’Alef-Beit è un vettore d’energia che agisce sulla consapevolezza umana in modo triplice: tramite la sua formanome e valore numerico (la Trinità). Le Sephiroth dell’Albero della Vita cabalistico infatti sono fra loro collegate da 22 canali, corrispondenti proprio alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico. 22 sono anche i Tarocchi che prima di essere uno strumento di divinazione sono un’enciclopedia simbolica del sapere esoterico occidentale.
La nostra visione del mondo è profondamente condizionata dal linguaggio che usiamo per esprimerci. Il linguaggio è una cornice cognitiva a priori, che impone l’organizzazione del flusso totale di sensazioni che si propongono ai nostri sensi. Le categorie linguistiche guidano il pensiero! Pertanto il pensiero, così come la comprensione cognitiva, è mediata dal linguaggio! Oggi gli studiosi affermano che l’idioma madre viene correlato anche ad atteggiamenti che ne sembrerebbero lontani, come la propensione al risparmio o il senso di colpa. La qualità mentale di una cultura e di una nazione determina quindi il tipo di linguaggio che le persone hanno, conseguentemente però questo determina il modo in cui questi pensano e sperimentano la realtà. Di fatto, le differenze manifeste nelle lingue non riflettono differenze cognitive, ma semplicemente differenti enfatizzazioni di aspetti culturali vari. Il linguaggio è in grado di “modellare” il nostro cervello, le convinzioni e gli atteggiamenti, cambiando il modo di pensare e agire. Un particolare tipo di linguaggio ha effetti diversi sull’architettura del pensiero, stando a un numero sempre più nutrito di studi. Succede perché ogni “lingua” pone l’accento su elementi diversi dell’esperienza, forgiando così un modo specifico di vedere il mondo. La madrelingua ad esempio resta il vettore della morale e dell’etica. Ecco come, lungo il percorso sociale delle diverse culture, le religioni ufficiali hanno mistificato, demolito e rimosso la verità sul nostro Sé divino a dispetto di un’Entità che risiede al di sopra di noi e che ci giudica dall’alto!
Ciò che non esiste in un sistema linguistico non dipende dalla capacità o meno dei parlanti, piuttosto dalla mancanza di necessità per gli stessi di esprimere determinati concetti. Oggi ci troviamo con segni fonetici che solo se combinati esprimono o una cosa o un concetto (limitato), gli antichi e  sacri linguaggi invece erano costruiti secondo le forze della natura e sulle loro influenze nell’uomo, e i loro geroglifici rappresentavano concetti concreti ed astratti che andavano a spiegare l’intera ‘speculazione’ riferita a quel concetto o l’origine stessa di qualsivoglia ‘cosa’ di cui si stava parlando.
Ecco che secondo l’antica tradizione archetipica gli antichi saggi designavano l’Essere assoluto con 1, la materia con 2, ed esprimevano l’Universo con 12, che è il risultato della unione dell’uno e del due. Così, espressione spaziale dell’uno è il punto; della linea, limitata da due punti, il due; della superficie il tre; del solido il quattro.
Ogni numero era un Archetipo estrapolato dall’osservazione delle relative leggi di natura o forze energetiche che in qualche modo si legavano a quell’archetipo numerico.

Abbiamo visto che il Vuoto SubQuantistico neurale è l’ “Esseità” trascendentale, è la Coscienza Cosmica della Divinità, è la matrice del Tutto… gli scienziati e i filosofi lo identificano sinteticamente nello “spazio/etere“, o energia primordiale. Ebbene, lo spazio è divenuto idrogeno, il quale si è complicato in ossigeno che ha formato, così, anche l’ozono. Abbiamo quindi il “fuoco-padre“, l’ “aria-madre” ed il “gas” veicolo di altri. Ecco la “Tetrakis“, il numero quattro, che, dagli Antichi, era considerato l’ “Archetipo” per eccellenza: il numero simbolico che conteneva in sé tutto il divino, ove “divino” per l’Iniziazione nelle misterosofie significa “il potere umano di creare“. Di fatto, la “matrice inconoscibile” si è tradotta in “realtà visibile“ nascendo da sé stessa, sotto forma di quei gas che sono la triade necessaria a tutte le forme di vita stellare. Nessuno di questi gas può venire eliminato dalle provette di un chimico se egli desidera formarne degli altri. Pitagora considerava il numero quattro, il numero divino per eccellenza. Esso, infatti, contiene il numero dieci, che è la sintesi di tutti i numeri: (1 + 2 + 3 + 4 = 10); ma il numero quattro rappresenta anche la graduale formazione dei mondi visibili, poiché, in esso, sono contenute anche le quattro figure geometriche formanti la base di tutte le cose (vedi i quattro elementi naturali). Nel nostro caso, il Movimento Dinamico della Vita Assoluta – nel senso che poiché Tutto è energia sappiamo che la vibrazione contiene il “movimento” (..e la “forma”) – nel passare dallo stato immanifesto a quello manifesto, imprime un moto circolare (la spirale Toroidale è la morfologia di base dell’universo e di ogni suo elemento), sempre più veloce agli atomi primi dell’universo… fino a quando l’attrito di tale velocità diverrà così infuocato da distruggere, ergo separare e manifestare isolatamente, le forme di ciò che si è estratto dalla potenzialità archetipica. Ed ecco il “punto“, o la prima sosta di vita analizzabile, formare il circoloil piano del circolo gira e diviene solido. Il pianeta è ormai nato. Gas, polvere cosmica, cometa, nebulosa, universo visibile: è la strada che compie il “Proteo Universale” mordendosi continuamente la coda (vedi l’Archetipo dell’ “Oroboro“). 

Il Quattro è il numero più importante perché si rifà ai quattro punti orientativi della via misterica e archetipica della Croce. L’iniziazione secondo le Tradizioni Primordiali si basavano sul raggiungimento di uno stato di coscienza superiore, elevatissimo e medianico in cui si riusciva a raggiungere un risveglio tale da rendere l’iniziato un illuminato dai poteri psionici totalmente padrone di se stesso e dei suoi Campi elettromagnetici psico-fisici. In quello stato di coscienza spirituale l’iniziato raggiunge un equilibrio assoluto tra tutte le forze consce e inconsce, esattamente tra le quattro dimensionalità dello spettro quantistico del Campo purico dell’essere umano – in effetti l’essere umano è stato plasmato/creato dalla Divinità a partire dai 4 elementi naturaliFuocoAriaAcquaTerra! Ebbene, l’essere umano è chiamato a raggiungere la sintesi di questi punti cardinali. Uno stato coerente e armonico che nel suo equilibrio è nondimeno in grado di esplodere una forza potentissima e iperdimensionale: una vibrazione sottile che compartecipa della convergenza delle coerenze energetiche del Corpo, del Cuore (i sentimenti), della Mente (la comprensione) e dello Spirito (la presenza dell’essere). Ecco perché la rivelazione trasfigurativa, simbolicamente parlando, si dice sia al centro della Croce, sul baricentro dei quattro vettori energetici che costituiscono proprio i quattro estremi della Croce, dove tutte le forze trovano il loro annullamento centrale… il punto zero in cui avviene la trasformazione alchemica del Campo ElettroDinamico. In quel punto centrale archetipico la Coscienza dell’iniziato reintegra il suo con lo Spirito divino… ovvero si tratta di una trasmutazione psicofisica che porta l’uomo a trascendere il suo “Io” egoico e la materialità, diventando un essere spirituale al di là dello spazio e del tempo. L’Archetipo del Quattro e la sua Forza è dunque presente in ogni Sistema dell’universo. Infatti, la convergenza di queste vibrazioni si manifestano nel Reame Fisico, come le quattro forze in natura, le quattro stagioni, i quattro campi energetici ma anche gli elementi antichi, le quattro funzioni filosofiche, le quattro nobili verità… tutte hanno la loro origine nelle Quattro frequenze di Dio – vedi la “Tetrakis” pitagorica e platonica o il “Tetagrammaton” di YHWH (le quattro lettere ebraiche che rivelano il Nome dello ‘stadio divino’ sul nostro livello dimensionale).

Tutto è vibrazione e quindi scambio di energia, di informazioni e di conoscenze. La vibrazione ha un ritmo, come il suono, e questa frequenza può essere descritta attraverso un linguaggio matematico. Il numero racchiude un mondo sottile, fatto di vibrazione, di energia: un nucleo spirituale, un concentrato di forze e di simboli, comprensibili da tutta l’umanità in ogni luogo.
Nikola Tesla affermava che i tre numeri fondamentali che costituiscono l’universo sono 36 e 9. Oltremodo, la frequenza 528 Hz (5+2+8=15; 1+5 =6) viene definita la “Frequenza Miracolo” ed è la stessa delle eliche del DNA…  528Hz è al centro di tutto, ed è infatti la vibrazione armonica che ci mantiene in pace piuttosto che in guerra, non a caso stimola l’autostima sollevando il campo magnetico del cuore in armonia con il cosmo; è l’energia che guida l’abbondanza universale, la bioenergia della salute e della longevità… entrare in connessione vibrazionale con i 528Hz significa scorrere in rima e ritmo perfetto attraverso lo spirito creativo del Divenire. La frequenza 528Hz è basata anche sulla matematica dell’ 8 nella matrice a spirale dell’universo frattale… è un numero fondamentale nella morfologia del DNA e nell’energia della “frequenza di Shumann” (ossia la vibrazione della Terra che è infatti naturalmente connessa col Campo Purico dell’essere umano).
Secondo il prof. Willi Apel, l’origine di quello che oggi chiamiamo “Solfeggio“, ossia la scala delle sette vibrazioni (Hz) che si dispongono lungo i sette centri energetici (Chakras) del corpo umano, è nata da un inno medievale dedicato a Giovanni il Battista (a dimostrazione di un certo esoterismo cristiano dei primordi, più di tutto gnostico): le prime sei righe della musica dell’inno iniziano sulle prime sei note della scala che allora aveva una forma di esacordi (sequenza di sei toni). La prima sillaba di ogni riga veniva cantata a una nota di un grado più elevato della precedente. La scala di Solfeggio quindi in origine era composta da solo 6 note: UTREMIFASOLA.  “Ut” venne in seguito sostituito da “Do“, fu aggiunta un’ulteriore nota “SI” che in seguito venne anch’essa cambiata in “TI”. Tuttavia questi cambiamenti hanno significativamente alterato le frequenze cantate dalle masse religiose, alterazioni che hanno di conseguenza indebolito l’impatto spirituale degli inni della Chiesa, snaturando il pensiero collettivo e favorendo un allontanamento dell’umanità dalle vibrazioni cosmiche divine.
Riguardo all’importanza numerologica dell’8, ne abbiamo già parlato quando abbiamo su spiegato la “Legge del Sette” (del 7 ne parleremo ancora qui sotto), o meglio la “Legge dell’Ottava“: come il Sistema Coerente che regola tutti i processi esistenti nell’intero universo. La Legge dell’Ottava è il software divino che regola tutti i processi di trasformazione energetica sia in senso evolutivo che involutivo… ogni cosa nell’universo sottostà alle vibrazioni di questo Sistema Coerente.

numeri sono Archetipi fondamentali come lo sono quindi, ad esempio e in particolar modo, il 7 e il 9 per la Tradizione Primordiale, soprattutto per ciò che riguarda il concetto della “coincidentia oppositorum“, di cui parleremo più avanti come una parte del “segreto dei segreti” di ogni iniziazione misterica.
– Il numero 7 rappresenta il Tutto, poiché il 7 è il numero della creazione. Ogni cosa esiste, sia che appartenga al genere umano, che sia un oggetto, un animale o una pianta, contenendo nella sua unità due opposti… non vi è cosa che non abbia il suo opposto. La legge della dualità è la legge che domina l’universo condizionando la nostra esistenza. Il numero Sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, gli antichi riconobbero nel Sette il valore identico della monade in quanto increato, poiché non prodotto di alcun numero contenuto tra 1 e 10. Presso gli Egizi simboleggiava la vita. Il numero sette rappresenta il perfezionamento della natura umana allorché essa congiunge in sé il ternario divino con il quaternario terrestre. Dai Pitagorici fu considerato simbolo di santità. Secondo questa scuola il 7 era “amitor” (senza madre) in quanto non era un prodotto fattoriale ma generato solo dall’Unità. Veniva considerato “Veicolo di Vita” in quanto formato dal quattro (azione, materia, femminile) più il tre (spirito, sapienza, maschile). Platone invece definiva il 7 “anima mundi“. La settima lettera dell’alfabeto ebraico è “Zain“. La sua funzione è: Eternità. “Zain” ci permette di ritrovare, continuamente, la consapevolezza perduta nella nostra esistenza nel Tutto. Questo Archetipo ci immette nell’istante, nell’attimo, in cui la Vita “è”. È nell’istante che la Vita crea, nell’istante in cui noi raggiungiamo la consapevolezza di chi siamo nel profondo di noi stessi e facciamo esperienza della nostra Anima. “Zain” ci permette di ritrovare, continuamente, questa consapevolezza di chi siamo nel profondo di noi stessi, facendo esperienza della nostra Coscienza superiore. Meditando con “Zain” si apre in noi un portale: “Zain” è la “torre Zed” che ci fa entrare in stati di coscienza e di realtà che sono dentro ai “linguaggi” che usiamo. “Zain” ci apre ai mondi tra i mondi. Nell’antico Egitto il geroglifico dello “Zed” era la “spina dorsale” del dio Osiride. Era l’Archetipo della “rinascita”, del risveglio e della frequenza spirituale – si tratta dell’energia vitale divina ‘residua all’interno del campo bio-fisico dell’essere umano, la “forza della Luce” o dell’ “Amore” chiamato “Boré” dalla Cabalà. Era l’energia cosmica che conserva l’armonia e la stabilità dei processi esistenziali, dunque lo Zed era simbolo di “vita eterna“: la torre che fa da ponte tra Cielo e Terra. Si tratta della fonte esoterica del “Mistero della Croce” attuato dall’iniziato Yeshua il Nazareno (così come da Gautama Buddha): l’atto del “sacrificio dell’Ego” per rinascere alla vita eterna nella dimensione dell’Esseità divina… consegnatoci dal Profeta come modello catartico per salvare l’umanità intera (per ritrasformarla nell’ ‘aDaMaH -Adam/Adam Kadmon: il “Primo Essere“, il “Primo Uomo” androgino e perfetto). L’intento iniziatico dell’illuminazione è quello di vivere la nostra piena dimensionalità di esseri umani, riconducibile a: Corpo (vivere), Cuore (amare), Mente (comprendere), Spirito (essere). Tutto questo è possibile perché la Coscienza non appartiene all’Intelletto, ma è quella parte di noi che vive al di là dell’Ego, è il  connesso con l’Esseità divina e che conosce il “noumeno” delle cose: la “causa causorum” di tutto il creato.
Ecco che l’ “Anima” (il Campo ElettroMagnetico Informato e soggettizzato) è il “Desiderio” di rivelare il Borè, il punto nel Cuore – si tratta dell’energia creativa insita ma latente nell’uomo che va rivificata per ricongiungersi con Dio. Allora, secondo i saggi dobbiamo allargare questo desiderio con la nostra “Volontà” sino a colmare la mancanza primordiale dovuta al distacco dell’Io dall’Esseità divina: dobbiamo disidentificarci dalla “nostra persona materiale” e ritrovare l’identificazione con il Borè. Innalzarsi in questa scala energetica significa allentare i vincoli con la percezione di questa realtàinnalzarsi al di sopra dell’Ego e creare semmai un sistema di connessioni fra di noi che non dipenda da esso. In questa Volontà (che coincide con la Volontà della Coscienza cosmica) iniziamo a sentire fenomeni nuovi e nuove illuminazioni. Di fatto, se io desidero una cosa la devo conoscere. Allora, nel Desiderio di “ricevere” abbiamo un’adesione totale tra il Borè e la Creatura. È l’ “Illuminazione” Orientale dell’energia Kundalini (non a caso sono 7 i Chakras). È l’atavico “serpente cosmico“: l’esoterico potere (creativo) sessuale… il ciclo universale che è origine e ritrovo di Tutto. È il segreto più grande all’origine di ogni misterosofia: il percorso salvifico dell’uomo per tornare ad essere una stella eterna di energia e riconnettersi con Dio.
– Il numero 9 è un Numero sacro poiché è il risultato del 3 moltiplicato per se stesso (3 x 3 completa l’eternità. Rappresenta la triplice Triade, la soddisfazione spirituale, il conseguimento dell’ obbiettivo, principio e fine, il Tutto, numero celestiale e angelico, il Paradiso terrestre). Nessun numero può andare oltre al nove, ad indicare il limite invalicabile a cui ogni individuo si assoggetta nel mondo della materia. Numero dell’iniziazione, dei riflessi divini, esprime l’idea divina in tutta la sua potenza astratta. Il suo riprodursi per se stesso, attraverso la moltiplicazione è il simbolo della verità. Nella Cabalà il 9 rappresenta l’intelletto puro. La nona lettera dell’alfabeto  ebraico è “Thet“. La sua funzione è: Matrice. Questo archetipo rappresenta il femminino, la sposa, la terra. Il femmineo è la dimensione che accoglie, ama e permette alla Vita di esistere ed esprimersi nell’Universo, nelle infinite forme di vita, perché contiene tutte le energie necessarie per far esistere gli esseri e le situazioni. “Thet” ci introduce nella consapevolezza della nostra dimensione femminea e ci fa percepire che la dimensione complementare, il mascolino, è sempre presente e viva in noi. Per muoverci nel mondo in piena autonomia e non legare, né vincolare, né ricattare nessuno nelle nostre relazioni, bisogna partire dall’interezza della nostra persona: cioè dal nostro maschile e femminile maturi ed integrati. Solo dalla nostra piena autonomia, libertà e unità interiore potremo costruire legami ed amicizie vere, costruttive e funzionali alla nostra evoluzione interiore. Sperimentare la capacità di accogliere le forze vitali, gli indizi, i semi di vita e di situazioni nuove e saperle alimentare. “Thet” ci lancia nel cosmo dei sentimenti e delle emozioni.
In sostanza, l’intero universo era spiegato dai numeri e dalle loro combinazione con le lettere… cosa che formò un linguaggio archetipico a tutti gli effetti! Potete ora capire cosa sia successo alla Bibbia quando fu scritta e riscritta, tradotta e ritradotta, interpretata e reinterpretata ancora… un’azione (volontaria o involontaria che sia) mistificatrice dell’originario scopo che aveva quell’antico linguaggio.
Ebbene, la tradizione dei Numeri sacri (come specchio dell’Ordine Cosmico ripreso poi anche da Pitagora ad esempio), come messaggio cifrato di un codice trascendentale, sarebbe quindi passata dalla casta sacerdotale egiziana a quella ebraica, una Sapienza che ispirò la tradizione orale della Cabalà che si ritiene provenisse dall’insegnamento gnostico-esoterico trasmesso a Mosè, e che l’avrebbe codificata nel testo biblico, rimaneggiando quindi l’originario racconto dei miti ebraici di derivazione sumero-accadica.
Questo perché attraverso un nuovo linguaggio archetipico si voleva trasmettere – per mezzo delle elaborazioni concettuali del nostro pensiero – come la nostra Coscienza poteva “creare” la visione del nostro Mondo: la sua rappresentazione… quindi la nostra realtà (giacché come abbiamo visto il pensiero è strettamente correlato al linguaggio). Ecco perché la “Genesi” descritta originariamente da Mosè è il racconto di un’illuminazione che si attiva nella nostra coscienzasiamo noi che attraverso dei nuovi parametri naturali cominciamo a ‘pensare’ secondo quegli stessi attributi, e quindi, a costruire l’architettura della nostra realtà… del nostro mondo. Ed ecco che il primo passaggio fu che «sia luce»… come affermano i fisici quantistici infatti, all’inizio di tutto c’era la “radiazione cosmica di fondo“: prima della formazione di ogni possibile corpo celeste è venuta ad esistere nell’universo un’energia fotonica, luminosa. Infatti in questo nostro mondo, come diceva Einstein, noi possiamo percepire solo ciò che è illuminato attraverso la “velocità della luce”. Nessuna informazione può viaggiare più veloce dell’energia luminosa, e dunque la ‘velocità della luce’ costituisce l’estremo punto di realtà del nostro universo – cioè la prima percezione che ne avrebbe chi vi giungesse da un universo diverso dal nostro.
La Torah fu scritta personificando le dinamiche stellari dei cieli con le avventure dei profeti e dei patriarchi attraverso un linguaggio sacrouna codificazione fonetica delle forze di natura. La ghematria è la scienza che elabora queste permutazioni letterarie e numeriche. Ad esempio gli studi di Dan Winter e Stan Tannon hanno dimostrato come, pronunciando delle lettere dell’alfabeto ebraico, il relativo suono fonetico che si produce corrisponde a delle vibrazioni che, se ricostruite col computer, formano delle precise proporzioni geometriche presenti in natura (come il Toroide o la Sezione Aurea).
Ecco che secondo la Cabalà la storia di Mosè, e del passaggio attraverso il Mar Rosso, contiene un codice potente e misterioso. In tre versetti del Libro dell’Esodo (14, 19-21) si contano in ciascuno 72 lettere dell’alfabeto ebraico: una sequenza sacra, fatta di energia, pulsazioni e vibrazioni. La combinazione delle lettere dei tre versetti porta ai 72 Nomi di Dio: formule uniche di lettere ebraiche in grado di creare vibrazioni corrispondenti a certe leggi di natura.
Sono simboli che trascendono le dimensioni religiose, etniche, geografiche, culturali e linguistiche, sono indirizzati a ogni luogo e popolazione. La loro influenza si diffonde tramite le loro forme, attraverso schemi espressi nelle loro linee e nelle loro curve (sono tutti ideogrammi ispirati alla Natura).
I 72 Nomi di Dio sono dei Mantra, e tra l’altro secondo il libro dello “Zohar” essi erano già noti ad Abramo, il quale avrebbe dato in dono la conoscenza di alcuni di essi ai figli di Ketora, la sua concubina, che poi allontanò dal nucleo famigliare mandandola in Oriente (Genesi 25, 6). Ed ecco il perché, a tutt’oggi, alcuni di quei Nomi di Dio sono noti anche alle religioni orientali. In particolare si tratta del famigerato “Nome” OM (Alef-Vav-Mem) e del “Nome” ARÌ (Hey-Resh-Yud). D’altronde anche la lingua sanscrita ha creduto di raggruppare in 50 suoni la tipologia delle vibrazioni universali dando vita ad altrettanti segni grafici che corrispondono alle lettere dell’alfabeto. Tra queste ce ne sono appunto tre, che poi diventano due, e sono dei suoni corrispondenti alle lettere A U M. Ecco un’altra provenienza dell’ “OM” e ciò che rappresenta: la sintesi universale della vibrazione materiale divina espressa… la somma di tutti i suoni presenti nella manifestazione.

Ecco alcuni esempi straordinari di come questi codici matematici-geometrici, presenti nelle antiche scienze misteriche delle prime religioni – in questo caso nella Cabalà – riescano a rispecchiare perfettamente le leggi di natura e scientifiche che ci circondano.

> il numero del Nome di Dio (Yahweh) secondo la ghematria ebraica. Il suddetto numero corrisponde al 26. Vediamo la sua relazione con il corpo umano e il cosmo.

Ebbene, il peso medio di un neonato è circa due chili e sei etti, dunque ventisei etti; ventisei miliardi di cellule costituiscono anche il suo piccolo organismo pienamente sviluppato. Lo scheletro di un piede è formato da ventisei ossa ed è noto che la riflessologia studia il piede umano come sintesi di tutto il corpo. Lo scheletro umano è formato da 206 ossa. Entro 24 ore abbiamo approssimativamente 25.920 respiri e questo è anche il numero degli anni che il punto di primavera percorre per attraversare un intero cerchio zodiacale; 25.920 anni costituiscono l’anno platonico (detto anche “anno cosmico” o “anno del punto equinoziale” oppure ancora “anno del punto di primavera”) e con l’astronomia torna ancora il 26 quando conferma questo ciclo astronomico arrotondandolo a 26.000 anni – si tratta della “Precessione degli Equinozi” che è uno archetipo ciclico-zodiacale presente in tutte le religioni di ogni popolo nativo della Terra fin dall’alba dei tempi. Nel 26 si può vedere ancora un’importante connessione nella storia biblica: i patriarchi di cui parla la Bibbia sono in tutto proprio 26. Il 26 dunque appare come una misura che va oltre la terra, il tempo e lo spazio.
Che esso sia un numero sopra-terreno risulta anche al di fuori del mondo ebraico: l’indiano Abhay Charan De, divulgatore della saggezza vedica, affermava che anche il filosofo ateo può comprendere come il ventiseiesimo elemento dell’universo sia identificabile con Dio: «Essi (i filosofi atei) scompongono l’universo in 24 elementi (5 elementi grossolani: terra, acqua, aria, fuoco, etere; 3 elementi sottili: mente, intelligenza, falso ego; oggetti dei sensi: odore, sapore, forma, tatto, suono; 5 organi di percezione: naso, lingua, occhi, pelle, orecchi; il ventiquattresimo: l’insieme di virtù, passione e ignoranza) e classificano l’anima individuale come il venticinquesimo elemento. Quando giungono a comprendere che l’anima trascende la materia, allora possono capire che al di sopra dell’anima individuale si trova Dio, la Persona Suprema, il ventiseiesimo elemento».

> Il nome di Dio è stato studiato per secoli nella sua composizione numerica (soprattutto nella forma della “Tetrakis” come nella figura qui sotto). In questo caso ne possiamo parlare anche in rapporto al numero 72.
Il 72 è occultato nello stesso nome di Dio, cioè nella sequenza di numeri 10-5-6-5 (i valori numerici delle singole lettere che lo compongono). Per vederlo, basta lasciare crescere questi valori numerici dal primo all’ultimo, ogni volta aggiungendone un successivo. Come il 26, anche il 72 riguarda il cosmo e l’uomo: è il numero dei battiti del cuore umano ogni minuto e riguarda la precessione solare, cioè l’anticipazione del moto apparente del sole rispetto all’anno precedente (vedi la “Precessione degli Equinozi“). Con una velocità di 50 grado all’anno, passano 72 anni per l’attraversamento di un grado zodiacale. Poiché i 72 anni che corrispondono a un grado, corrispondono contemporaneamente anche alla durata media di una vita umana: «…Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti…», dice il Salmo 90, allora l’uomo, se compie il ciclo che gli è normalmente offerto vive 25.920 giorni. E questi sono gli altrettanti respiri che egli fa in un solo giorno. Si noti altresì che il 72 è il numero scelto da Yeshua il Nazareno per formare il corteo di discepoli che dovevano precederlo «in ogni città e luogo dove stava per recarsi». A costoro Gesù dà il potere di «camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico». A essi dice inoltre che i loro 72 nomi sono scritti nei cieli. Il 72 è quindi connesso con il potere di combattere gli avvelenatori della verità e con la scrittura del cielo, cioè le stelle, i pianeti, il sole, ecc…

> Vediamo invece il numero cabalistico 288, ossia il valore geometrico segreto di Yahweh, secondo la Cabalà esso indica che la totalità biologica, la matrice primordiale da cui sono usciti tutti gli esseri sessuati, è uguale a proprio a 288; questo risulta anche nelle recenti scoperte sulla stabilità del nucleo atomico, dati scientifici che di certo non erano conosciuti al tempo in cui fu scritta la Bibbia.
Nel 1963 viene assegnato il premio Nobel per la fisica a Maria Goeppert Mayer per il modello a guscio del nucleo atomico, e ad altri due scienziati: Jensen e Wigner. Dal modello risulta che i nuclei atomici contenenti 2 oppure 8 o 20 o 50 o 82 o 126 neutroni, sono particolarmente stabili, cioè tengono insieme la materia; altri nuclei, con 28 o 40 neutroni, sono meno stabili; tutti gli altri nuclei, contenenti un numero di neutroni diverso da questi, sono instabili. La fisica nucleare chiama i numeri della stabilità, “numeri magici“. Numeri magici sono dunque: 2-8-20-50-82-126. Il numero 288 è precisamente la somma dei numeri della stabilità nucleare: 2+8+20+50+82+126=288. Il mondo sta insieme grazie alla stabilità nucleare, alla coesione atomica della sua sostanza. Tale stabilità è espressa dal 288. È straordinario che in ebraico “nakòn” significhi, “fermo“, “saldo“, “stabile“. Questa parola è presente nella Bibbia e si scrive con le lettere NUN, CHET, VAV, NUN, in numeri, 50, 20, 6, 50, somma totale 126. «Ora sappiamo che il piombo è il più stabile degli elementi, spesso sottoprodotto di trasformazioni, data la sua stabilità; inoltre è l’ultimo elemento stabile prima della serie degli elementi radioattivi. L’esempio del piombo è significativo, perché il 126 che è il numero dei suoi neutroni, è il più grande dei numeri magici conosciuti […]. Il numero 126 può essere considerato come il numero simbolico della stabilità nucleare, o numero archetipo della costituzione del nucleo». Possiamo ricordare poi che i valori segreti dei numeri magici formano il totale 12.928, sommate, danno: 1 + 2 + 9 + 2 + 8 = 22, come le lettere dell’alfabeto ebraico. Moltiplicate, danno: 1 x 2 x 9 x 2 x 8 = 288. Tutto ciò è incredibile!

 

> «…distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere…».
In queste parole vi è, per chi “ha orecchi per intendere“, un preciso valore scientifico, riguardante l’importanza del 288 rispetto alla stabilità atomica e al DNA nel corpo umano. Infatti, dicendo quelle parole, Egli “intendeva il tempio del proprio corpo“. La forma del corpo umano è trasmessa dal DNA. Il DNA, acido desossiribonucleico, è studiato oggi come qualcosa di basilare dal punto di vista biochimico, in quanto entra nella costituzione dei cromosomi, che sono i vettori dei caratteri ereditari delle cellule. In altre parole, l’ovulo umano fecondato non potrebbe far niente senza il DNA perché non “saprebbe” che tipo di proteina produrre per le proprie cellule. Questo “sapere”, a cui il DNA deve attingere per la riproduzione della specie e dei caratteri ereditari, è formato da un codice di quattro nucleotidi: la citosina, l’uracile, l’adenina e la guanina, che indichiamo qui con le loro iniziali: C, U, A, G. L’ “alfabeto” di questo codice possiede dunque solo queste quattro “lettere“. Con esse devono essere trasmesse “parole“, cioè informazioni, ognuna delle quali, per specificare gli aminoacidi, necessita di un minimo di tre nucleotidi, cioè di tre “lettere“. Il massimo di “parole” che così possono essere formate sono: 4 x 4 x 4 = 64. Infatti con i 4 nucleotidi C, U, A, G, si possono formare 64 “parole”, per esempio CAU, UGC, CUA, ecc…, che vengono dette “codoni“.
Ognuno di questi codoni può essere rappresentato da una serie di numeri. In tal modo possiamo esaminare il codice genetico servendoci del sistema numerico offertoci dal libro cabalistico “Sefer Yezirah”, cioè attribuendo ai nucleotidi dei valori progressivi a partire dallo zero. Abbiamo così: C=0; U=1; A=2; G=3. Si può così ottenere una formulazione universale del codice genetico, sostituendo i codoni con le relative combinazioni numeriche. All’interno di queste combinazioni ognuna delle 64 “parole” (cioè ognuno dei 64 codoni del DNA), è rappresentata da una serie di numeri. Calcolando la somma di ognuna di queste cifre, dal primo codone all’ultimo, si ottiene un totale di 288. L’intero codice genetico appare, in questa comprensione, segnato ancora una volta dal 288, come da un preciso sigillo, corrispondente al nome Yahweh.

Questo legame della tradizione con la scienza genetica è ugualmente valido riguardo la decifrazione del “I-King“, il Vangelo della tradizione cinese. L’”I-King” possiede infatti, la stessa struttura del codice genetico, cioè risponde ad una dinamica di 64 segni, ognuno dei quali dà risposte oracolari. Le combinazioni numeriche che corrispondono ai numeri cabalistici sono dispiegate inoltre secondo la sequenza di Fibonacci, dunque la Sezione Aurea. Ancora una volta la realtà, l’uomo e l’energia che ci circonda segue le medesime proporzioni geometriche che gli antichi riconoscevano come gli attributi di Dio.

.

“IO SONO L’IO SONO”

Fatta questa ulteriore premessa sulle incredibili conoscenze scientifiche contenute nella Bibbia, torniamo al “Nome dei Nomi“, ossia alla definizione che Dio fa di sé. E teniamo a mente la differenza tra i nomi ‘eLoHiYM e YHWH… che sono gli Archetipi di determinati stati di Coscienza:
– ‘eLoHiYM rappresenta la riflessione speculare dello stato immobile e originario del Vuoto neurale, da cui nondimeno si emana il potenziale “divenire” creativo: quando Dio coincide con Dio stesso e sta, per ora, soltanto immaginando “idee/correlazioni tra eventi quantistici” in potenzatutto ciò che ha attuabilità di essere. Lo stesso vale per noi: quando siamo cioè connessi con Dio e con tutte le sue/nostre immense forze creative, talenti e possibilità spirituali
– YHWH rappresenta invece il Vuoto che autoriflettendosi prende inizialmente consapevolezza di sé, ergo dell’ “essere” e dei suoi ‘limiti’, quando cioè Dio è consapevole della sua esistenza, per quindi aver consapevolezza, allo stesso tempo, del fatto che il suo “dominio energetico” comprende tutto… rimanendo circoscritto in una precisa ‘dimensione quantica’, e ogni cosa comincia ad essere distinta da Egli e da ciò che pensa… da ciò che crea plasmando: quindi Egli è sempre la causa di ciò che fattivamente si forma sul nostro universo, è il Dio della “manifestazione”, poiché è Egli che modella le “cose” in modo definito, circoscritto e morfologico… Egli conforma le “leggi di natura” affinché in seguito la nostra consapevolezza riesca a far (autonomamente) collassare in un certo modo una qualsivoglia “funzione d’onda” sulla propria realtà (olografica)… sul piano relativo dell’esperienza – realizzando quindi, una volta per tutte, tutto ciò-che-c’è-già (perché precedentemente ideato potenzialmente da Dio)… vale a dire ciò che esisterà sul mondo di Yahweh!

Infine, dobbiamo ricordarci che la Bibbia afferma che tutto questo discorso sta nella nostra testa (la lettera B con cui inizia la creazione nella Genesi), quindi tutto proviene dal nostro inconscio che giace nella Coscienza, che è la stessa coscienza di Dio. Quando infatti ci connettiamo con lo stadio energetico di YHWH siamo la stessa cosa… perché Dio non esiste per come lo crediamo noi, Dio è energia e sta dentro la nostra Coscienza (che è fatta di energia, come tutto del resto)… nel profondo di noi… ognuno di noi è Dio! Perché ogni cosa nasce ed è creata dalla nostra coscienza ed è allo stesso tempo elaborata/prodotta dalla nostra mente. L’intera realtà dell’universo è nella nostra mente! Perciò l’azione creatrice di Dio è la stessa della nostra Coscienza! Siamo nello spettro dell’azione delle medesime leggi di natura! Da questi stessi “campi di dominio” energetici dipende la creazione psichica di un nuovo Dio… una Divinità che esotericamente parlando coincide con il nostro Sé Superiore/spirituale: non a caso Dio alla domanda di Mosè su come dovesse chiamarlo rispose: “Io Sono l’Io Sono“, si tratta di una dichiarazione soggettiva della propria “consapevolezza di sé”, e nell’affermarla… la asserisce chiunque la pronunci – ecco coincidere l’Io di chiunque la pronunci, di ognuno di noi, con l’Io di Dio. Allora, conseguentemente a quell’ “Io Sono” espresso dal “linguaggio sacro” ed iniziatico di Mosè, sarà l’avvento del Chrestòs a definire una volta per tutte un “Io” dotato di una “consapevolezza di sé in risonanza con la Coscienza Cosmica: il Figlio dell’Uomo aveva messo in atto l’impulso cristico, era infatti giunta la nascita dell’ “Io sono” spirituale in tutti gli uomini. La tradizione cabalista afferma che prima di tale nascita, tale impulso doveva essere inserito nell’uomo mediante pratiche iniziatiche che avvenivano entro specifiche sedi misterosofiche (vedi il linguaggio iniziatico di Mosè). Infatti, prima di quel momento l’umanità non diceva ancora “Io” a sé stesso, ma tendeva ad indicare sé stesso in terza persona (e questo è possibile rilevarlo dai documenti dell’epoca). Poi, con la Coscienza/impulso cristico l’uomo passa ad un sempre più maturo sviluppo dello spirito, cioè dell’ “Io“, ergo incomincia a sentire il percorso che dovrà portarlo allo stadio finale dell’evoluzione, in quello ‘stato di coscienza‘ in cui il suo vibrerà totalmente integrato con l’Io Sono di Dio. In ogni caso, con questo discorso non intendo certamente che Io sono Dio come lo intendeva la Massoneria (innalzando analogicamente e pericolosamente l’uomo a Dio), ma intendo che io posso raggiungere lo stato d’essere di Dio – lo stato d’essere fondamentale della Vita tout court: nel momento in cui faccio risuonare il mio Sé con le vibrazioni cosmiche creative, comprendendo la Natura di tutte le ‘cose’. In quel momento Io e Dio in effetti coincidono, ma nel senso di “risonanza“, per questo possiamo dire che è certamente una delle più grandi beffe l’aver fatto credere agli uomini di non essere Dio (nel senso di compartecipare con lui e di possedere la stessa “essenza” di Volontà e Spirito)! Ricordiamoci inoltre che l’evento del Golgota, il monte su cui fu crocifisso Gesù, è l’evento del Cranio (leggi infatti: Monte Calvario). L’Ariete come segno astrologico corrisponde nella fisiologia umana alla testa, al cranio (dove inizia la Creazione… la prima lettera ebraica della “Genesi” è la “Bet”, che significando “casa” rimanda ai confini della mente nella testa). Così sulla fronte del capo del sommo sacerdote viene disegnata la lettera ebraica della Tav che non a caso contiene il simbolismo ghematrico della ‘Croce’, dunque l’ “impulso cristico” che ci dona la “consapevolezza di sé” in riferimento al Sé Superiore, ergo a Dio… per questo motivo la croce sulla fronte rimanda all’iniziazione in cui l’uomo deve trascendere su di sé la sofferenza di questo mondo materico, proprio come ci insegnò Yeshua il Chrestòs che l’ha presa su di sé. Pertanto, il “Terzo Occhio“, l’occhio della veggenza spirituale, abbisogna dell’esperienza della “croce” al fine di “aprire” la mente.

Ebbene, citando alcune parole dal libro “Quantum Solution Energy Evolution: l’arte di creare realtà ed esprimere illimitati potenziali quantici”, dobbiamo ricordare che ognuno di noi è coscienza, ed essa semplicemente si manifesta, nel bene e nel male, poiché il Sé divino gioca con un’illusione basata sulla Luce!
Quando si raggiunge ciò che i buddhisti chiamano il “risveglio della mente” fino all’Illuminazione, o “Resurrezione” secondo la Gnosi dell’esoterismo giudaico/cabalistico di Yeshua, ogni cellula del corpo viene investita da una particolare frequenza luminosa (il “Luz” latente alla base della colonna vertebrale), un tipo di “luce” che solleciterà delle memorie. Un ricordo ancestrale, codificato nella parte intronica del DNA: quel 90% di patrimonio genetico che non codifica le caratteristiche fisiche (come accade per il 90% dell’energia oscura) bensì il nostro ‘essere‘, la nostra soggettività, la nostra intelligenza cellulare, la nostra Anima, e persino la nostra essenza luminosa… pura coscienza di sé. A quel punto le cellule vibreranno di sole frequenze Coerentiriconoscendo che non più un frammento e supponente “Io” le strapazzerà di emozioni deliranti e usuranti, ma la vastità del “Sé impersonale” donerà loro una vita eternaimmortalenon contaminata da alcun pensiero di separazione.
Questo tipo di Resurrezione, l’Illuminazione che stiamo integrando, è il “suicidio assistito” di una personalità egoica che si riconosce come illusoria (è il sacrificio dell’Ego sulla Croce… il percorso misterico dove lo Spirito sacrifica il corpo conficcando ed esorcizzando con i “chiodi” ogni sua bassezza materica inconscia e non solo): si tratta del suicidio del proprio mero “ologramma di pensiero” (Ego)!
Noi” siamo Coscienzaespressa attraverso miliardi di corpi fisici dotati di ‘mente‘ affinché ogni Anima (il programma senziente che reca in memoria la particolare espressione della Coscienza cosmica divina attraverso quello specifico corpo) si manifesti pienamente.
Coscienza” è quella voce dentro di noi che sa di esistere e pronuncia le parole “Io Sono“!
Ecco che il Maestro Saint German si riferisce alla Coscienza chiamandola “Presenza divina Io Sono“. Per sua natura la coscienza è divinarisiede in tutto ciò che è vivo ed è consapevole di esistere nel qui e ora. Tale coscienza, che alberga dentro di noi sotto forma di ciò che potremmo chiamare “vita autocosciente di sé“, è inoltre collegata alla totalità della vita espressa fuori di noi. A questo punto per capire in che modo questo sia possibile dobbiamo rifarci al concetto di Entanglement quantistico: si è praticamente appurato che la materia è totalmente connessa in un Campo che la informa. E dato che per sua natura la materia è viva (vibra), potremmo dire che la Coscienza, che origina la vita stessa, è ovunque ed è presente in qualsiasi cosa.
Prerogativa dell’uomo, a differenza di un animale o una pianta, è realizzare che la propria coscienza personale, il nostro Io Sono, è lo stesso di tutti gli esseri viventiLa coscienza si esprime attraverso di noi in un corpo fisico, grazie a una mente che lo percepisce, per esprimere un’informazione codificata nell’Anima.
Pertanto, la cosa più importante di tutte per sperare anche solo minimamente in un risveglio della mente, è comprendere/intuire che noi non siamo la nostra mente o il nostro corpo, non siamo cioè il nostro apparato psico-fisico, ma siamo coscienza in espressione. E tale coscienza, per quanto riguarda l’uomo, si esprime in una forma chiamata anche “Logos umano” o Archetipo Adam Kadmon, ed è costituita dall’unione di corpo, mente e anima. “La Presenza divina Io Sono“, o vita in espressione cosciente di sé… pervade il corpo, la mente e l’Anima.
I Maestri amano chiamare questa Presenza divina “Forza” , poiché è effettivamente una forza che anima il Creato (vedi «l’amor che move il sole e l’altre stelle» di Dante Alighieri). In altre parole questa Forza è l’ “informazione” (il software intelligente della Coscienza cosmica) che gestisce le quattro forze primarie che agiscono nel microcosmo e nel macrocosmo: vale a dire il Vuoto/Etere inteso come superfluido polare, il tessuto connettivo e gravitazionale su cui vive tutto ciò che è!
Per tutti questi motivi, poiché ogni cosa fa parte di un’unico tessuto onnicomprensivo, poiché il nostro Io Sono è lo stesso di tutti gli esseri viventi – di un’unica Coscienza Collettiva, allora, è chiaro il perché l’essere umano al suo stadio elementare risuona con ogni altro uomo ed essere vivente… c’è un’energia che unisce tutto (solo in seguito alla degenerazione delle emozioni si arriva alla società fondamentalmente ‘separativa’ che ci caratterizza da tempo immemore ormai): ed è proprio questa “forza” che dobbiamo alimentare con la nostra Volontà. Ecco perché l’amore o la compassione sono le virtù più gettonate dall’iniziazione: senza l’empatia che ci riconduce costantemente all’Unione tra tutti noi, non può esservi rivelazione e rinascita spirituale!

L’ “Io Sono” (“Io sono colui che sono”… colui che è e sarà!), essendo la quintessenza dell’autodeterminazione, è la “Sapienza” con cui l’essere umano si reintegra. È la Coscienza Cosmica al di là e al di sopra degli ‘attributi’ (leggi di natura e manifestazioni materiche); e per mezzo della Sapienza il Divino entra nella Coscienza dell’uomo: ecco che l’Iniziato che si pone «oltre» gli attributi non rinasce ma diviene «immortale», si reintegra, realizza l’ascensione. L’Io Sono è il cuore di ogni cosa creata, il Sole interiore che sta al centro dell’Albero della Vita e certamente l’Io Sono è il cuore di ogni qualità (energie coerenti… appartenenti all’ “Albero Bianco“) dell’Albero Sephirotico. Nondimeno contiene anche le qualità opposte (dell’Albero Nero), perché quando l’energia, sempre la stessa (“Shekinah“), viene invertita di valore, si manifesta come «privazione» = Assenza di Bene, cioè come ciò che noi consideriamo Male. Ebbene, se l’Io di ogni uomo giunge a non essere più “illuso”, e riconosce dunque l’ “Io Sono“, allora il suo Sé Superiore «sa tutto», e sapendo tutto non può far altro che risuonare in Dio, nell’Esseità divina, e adorandolo conosce la “segretissima Scienza” che solo l’Io Sono può dichiarare all’Iniziato e, come tale, conoscendola, «compie tutti i suoi doveri», cioè si libera del frutto dell’azione (Karma e Samsara) e si reintegra attraverso la Resurrezione. Di conseguenza tramite il ‘mistero‘ della Croce ritualizzato nell’inconscio dell’Albero della Vita, il Gesù del quarto Vangelo assumerà proprio questa formula mirabile applicandola a se stesso e suscitando lo scandalo dei suoi interlocutori: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono» (Giovanni 8, 58).

«La ricerca della realtà è la più pericolosa delle imprese, perché distruggerà il mondo in cui vivi. Ma se sei spinto dall’amore per la verità e per la vita, non hai niente da temere. Cerca di capire: ciò che tu pensi sia il mondo, in realtà è la tua stessa mente. Se cerchi la verità devi liberarti da tutti i bagagli, tutte le culture, ogni modello mentale e sentimento. Devi scartare anche l’idea di essere un uomo o una donna. L’oceano della vita contiene tutto, non solo gli umani. Quindi abbandona innanzitutto ogni identificazione, smetti di pensare a te stesso come questo o quello, fatto così o colà, in un modo o nell’altro. Vivi in armonia con le cose come sono, e non come le immagini» (Nisargadatta Maharaj).

L’ “Io Sono” è dunque uno “stato di coscienza”, è energia: ovvero vibrazione, frequenza… «In principio era il Verbo…» dice la Bibbia, nel senso di “Parola”, ergo ‘suono’… si tratta sempre di vibrazione. Tutti i Testi Sacri e le Mitologie di ogni civiltà native della Terra raccontano che l’universo è nato da una “perturbazione” vibrazionale… o un Dio che sussurrò il “nome” di un essere che poi sarà l’essere umano, o una voce da cui si generò l’universo… perché come dice la Bibbia: «Egli era in principio con Dio. Tutto fu fatto per mezzo di lui…». Di fatto, il “Verbo”, in greco “Logos” è un sostantivo associato al suono. Suono, vibrazione… l’ “OM” cre-a(t)tivo dell’Universo: tutto parte da una vibrazione e tutto ritorna alla vibrazione; dunque il Logos della Bibbia occidentale e OM o AUM delle dottrine induiste e buddhiste rappresentano la stessa cosa. Gli antichi sciamani e i saggi asceti ritenevano infatti che la Natura manifestasse attraverso l’armonia delle vibrazioni un profondo e segreto messaggio che poteva portare alla conoscenza dell’origine e della natura reale dell’Universo. L’esperienza vibrazionale del fenomeno ondulatorio era ben conosciuta dagli antichi saggi e ritenuta, insieme alla matematica, un fenomeno di base per tutte le cose esistenti. L’antico sciamanesimo aveva quindi interpretato il fenomeno del suono per spiegare la struttura più intima dell’universo, determinandone la nascita attraverso l’Archetipo ondulatorio, e dando vita alla formazione dell’universo e della materia. Il Mantra dell’ “Io Sono quel che Sono” fu dunque individuato come la frequenza divina dell’Iocosmico, e che nei passaggi successivi si fa “Io Individuale” per ognuno di noi… che siamo della stessa sostanza vibratoria della divinità, in quanto Io sono (D)Io!

Ebbene, “Io Sono l’Io Sono” – congegnato intorno al Nome YHWH – significa che Io sono IO, ovvero ha a che fare con ciò che io sono, ciò che è di me: ‘cosa’ sono! Si tratta di un particolare “stato d’essere”… di uno stadio energetico dell’Essere fondamentale, originale, assoluto.. in senso divino potremmo dire.

Io Sono” significa che io sono ciò che è: “tutto” ciò che è… ed esso esiste ‘sempre‘ perché è appunto tutto ciò che esiste in quel momento… si tratta di tutto ciò che ‘fa di me’ e dell’unica cosa esistente; dunque, tutto ciò che posso essere, l’unica cosa che posso essere.. perché ci sono solo io, esisto solo Io.
In principio c’è, innanzitutto, solo il mio Sé! E se ad affermarlo di ‘se stesso’ è Dio, significa che tutto ciò che esiste coincide con Dio! E non potrebbe essere altrimenti giacché Dio è l’unica cosa che è! È il “Brahman Saguna” dei Veda, l’ “Ain Sof Aur” della Cabalà, è ciò che sta alla base del ‘caos’ “Nu” per gli Egizi, o del “Chaos” della mitologia greca, oppure del “Wu Chi” del taoismo. È l’Unità cosmica da cui tutto procede, la vibrazione primordiale che sta alla base del visibile e dell’invisibile, è l’energia vitale cosmica che noi abbiamo concettualizzato come il Dio unico creatore – prima ancora, dunque, che la creazione si manifesti.

.

Il fatto interessante amici, è che tutto ciò vale anche per noi!
Quando ci concentriamo e ci focalizziamo, in meditazione, unicamente sul nostro respiro, dunque sulla nostra vita, insomma su noi stessiin quel momento esistiamo solo noi… nel mondo! D’altronde la fisica quantistica insegna che un oggetto esiste solo se, per mezzo di un’osservazione attiva, noi abbiamo consapevolezza di quell’oggetto (vedi l’azione creativa e propedeutica di YHWH in noi), altrimenti quell’oggetto rimane solo un’onda di possibilità (vedi l’ ‘eLoHiYM creativo che è dentro di noi). La scienza insegna inoltre che la nostra mente è una sorta di processore olografico… se è attivata essa crea la nostra realtà (con i suoi significati, logiche, visioni del mondo, ecc…), se non lo è, come quando meditando la azzittiamo e la mettiamo da parte, allora, al di fuori di noi non c’è nulla, c’è solo silenzio… c’è solo il Vuoto, colmo di tutta la Coscienza cosmica (e di tutto ciò che “in-potenza” potrebbe essere)! Ci sono Io che risuono all’unisono con Dio, diventiamo la stessa Esseità!

Quando Io e il mio Sé sono l’unica cosa che esiste: in quell’istante io sono ciò che tutto èMi trovo quindi nella stessa condizione di Dio, ossia nel suo stesso totalizzante “stato di coscienza“… sono in sostanza sintonizzato con il mio vero Io, che altro non è che l’Io Sonoovvero il presupposto d’essere di Dio: l’Esseità energetica all’origine di tutto ciò che esiste. Si tratta della consapevolezza (di se stesso) dell’Essere eterno, che è un tessuto connettivo fatto dai “quanti-neuroni” del Vuoto Sub-Quantistico: il Vuoto neurale è l’assoluta Coscienza cosmica… è l’unica cosa che esiste, è lo stadio onnipervadente di tutta la natura cosmica che produce la “forza” di ‘eLoHiYM. Si tratta dunque dello stato energetico fondamentale su cui poggia la consapevolezza dell’intero universo… infatti è il tessuto connettivo su cui si fonda anche la coscienza cosmica integrata – ciò che Jung chiamava “Coscienza Collettiva” e che proviene dalle potenziali pluralità di ‘eLoHiYM, che poi verranno invece soggettizzate e individualizzate, nelle singole coscienze di ognuno di noi, dalle frequenze “ambientali” preparate da YHWH.

Infatti la coscienza cosmica del Vuoto (‘eLoHiYM nella sua immobile, totale e potenziale pluralità subquantistica) ha “immaginato” un essere senziente e coscientecreando l ‘aDaMaH – il “Primo Uomo“, l’Adam Kadmon – sul “Campo del potenziale“, finché, allora, lo stadio autoriflessivo dell’Essere (YHWH nella consapevolezza di sé stesso e della sua creazione che lo circonda) ha plasmato quel focolaio di energia soggettizzata (un campo elettromagnetico informato) dando forma reale e materiale all’Adamo sul piano materico dell’esistenza: l’essere umano con il suo “Io“. Le parole bibliche sono: «Ed ,‘Elohiym dice: Facciamo un’adam nella nostra ombra, secondo il nostro modo di comprendere»… parole tradotte invece con i famigerati termini: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, …», che è una buffonata! Intanto, abbiamo la parola al plurale “Facciamo” proprio perché ‘eLoHiYM è una pluralità (una molteplicità di “idee” in-potenza – fatto che invece alcuni descrivono come tanti dèi ovviamente), e oltretutto la parola “ZeLeM” non significa “immagine” ma “ombra“, ancor più esattamente in geroglifico:
ciò che si diparte (Z)
e si prolunga (L) da qualcosa o qualcuno.
Un’ombra è accanto a chi la proietta (e tra l’altro può stargli davanti, di lato ma anche dietro!). Perciò l’ombra di ‘eLoHiYM è ciò che di ‘Elohym si percepisce nel mondo, è un effetto che il Dio produce nella nostra dimensione relativa (e questo potrebbe effettivamente significare anche l’aver creato geneticamente l’essere umano attraverso un “qualcosa” che è stato ‘dipartito’ da Lui. Infatti poiché “zelem” significa “ombra”, abbiamo visto che si voleva intendere anche una “scintilla divinache risiede nel profondo dell’essere umano, un’energia latente che viene non a caso contenuta dal fluido cerebrospinale e irradiata dal DNA con le sue funzioni elettromagneticheda qui, allora, è chiaro capire perché alcuni studiosi fanno risalire “zelem” direttamente al DNA sostenendo la teoria delle concrete manipolazioni genetiche da parte degli Elohim sull’uomo).
Soprattutto, l’ ‘aDaMaH è un effetto dell’Esseità divina nella nostra dimensione… è la pluralità e la molteplicità che si fa “Io“… è la nascita dell’ “Io“: una nuova vibrazione di ‘eLoHiYM che attraverso le frequenze di YHWH ottiene e contiene in sé una scintilla divina (seppur ora caduta nel mondo grossolano)!

Poiché tutto è energia, ogni cosa è un’energia secondo una certa frequenza. Come l’acqua è liquida, solida (ghiaccio) o gassosa (vapore) a seconda di una sua diversa vibrazione, così Dio è tutto ciò che è a una data vibrazione. Infatti quando il Vuoto pensa (immagina “idee”) si attiva… le onde energetiche acquisiscono nuove forme geometriche nella loro espansione o nella loro entropia, e quindi l’emanazione coscienziale del Vuoto cambia il suo stato in un’altra vibrazione, diventa la frequenza dell’OM e dunque crea… crea olograficamente l’esistenza percepibile, vale a dire quella “manifesta” del piano relativo dell’esperienza (nel nostro caso il mondo tridimensionale).
Di fatto, per “esistere” sottoforma di altre forme-frequenze al di fuori di quel trascendentale e assoluto stadio energetico fondamentale – quello divino per intenderci – bisogna cambiare vibrazione e relazionarsi con altre frequenze: bisogna cioè iniziare a pensare! Tant’è che l’ “Io” (‘aNiY) di Dio è esattamente come il nostro Io: con le stesse capacità di creare immagini mentali, dunque rappresentazioni della realtà!

L’Olimpo degli dèi, insomma tutti gli deisono personificazioni delle differenziazioni di ogni propensione naturale del nostro “Io“, ecco perché ‘Io sono (D)io‘. Apollo è il nostro Io più solare, creativo ma formale; Dionisio è il nostro Io più ribelle ed appassionato, la nostra indiscrezione verso le vette più mirabili; YHWH è il nostro Io dalle tendenze più produttive e progettuali, è il nostro senso dell’ordine… di come formalizzarlo rispetto ai nostri desideri in questa vita e in questo mondo; ‘eLoHiYM è invece il nostro Io creativo dalle intenzioni ideali, quell’amore nell’esplorare ogni possibilità di noi stessi… è volontà, intuizione e sentimento purico. Ecco perché l’antica Sapienza iniziatica, dalla Gnosi alla Cabalà, ricercava il processo di integrazione del Sé. L’insegnamento era una trasformazione psichica, e salvifica, mirata ad una sintesi unificatrice che potesse risolvere le traumatiche confusioni causate dalla differenziazione dell’Io – vedi le ramificazioni dell’ Albero della Vita” – nel momento in cui cadiamo nel teatro (maschere) dell’esistenza. Questo è il senso di tutto… il Graal di ogni processo iniziatico!

   

.

L’ “IO SONO” E LA CREAZIONE MENTALE DELLA REALTÀ FENOMENICA:
IO SONO (D)IO

Quando Io Sono “l’Io Sono“, io esisto, in quanto esisto solo io… in quel momento io sono solo il mio SéAffinché “Io“, invece, esista in senso reale, pratico, in relazione col mondo esterno, deve attivarsi la mente (questo infatti è il senso del cartesiano “Penso dunque Sono“). In quel caso sull’ “orizzonte degli eventi” devono attivarsi le onde cerebrali che insieme alle frequenze emotive interagiscono con lo spazio-tempo e con le “cose esterne”… con tutte quelle esperienze cioè che posso immaginare o a cui voglio credere, tutto ciò che l’azione della mia mente può concettualizzare caricandolo di significati, nomi, percezioni, relazioni sentimentali e non solo… quando in sostanza sto creando il mio mondo.
Ebbene, sappiate che si tratta dello stesso processo usato dal Vuoto per creare appunto la realtà: quando il Vuoto (che ricordiamo è un tessuto neurale e dunque una sorta di proto Coscienza cosmica: ossia l’ ‘eLoHiYM della Genesi) si auto-osserva, allora ha consapevolezza di sé (e diventa dunque l’Io Sono l’Io Sono: ossia YHWH della “Genesi”). Inoltre, quando i quanti-neuroni del Vuoto creano delle perturbazioni energetiche tali da formare delle “correlazioni tra eventi” quantistici, allora in quel momento si formano “onde di possibilità” primigenie che, in seguito, potranno esser fatte collassare sul piano relativo dell’esperienza da epifenomeni come ad esempio le coscienze umane (anch’esse a loro volta frutto di altre “idee”/correlazioni di eventi, e immerse nella stessa rete connettiva e quindi interattiva del Vuoto. Un nuovo “orizzonte degli eventi” che tra l’altro sta solo nella mente olografica del Campo quantistico riflesso dal Vuoto stesso: si tratta del nostro “mondo”… la nostra dimensione tridimensionale tra i multiversi olografici “ideati” dalla coscienza cosmica stessa del Vuoto, per questo chiamata “Maya“ dagli Orientali: infatti la realtà materiale è solo un’illusione olografica immaginata -e percepita- da un’altra forma di vita -le nostre coscienze appunto- insita sempre al Vuoto).

L’energia vitale universale che percorre il plasma del Vuoto SubQuantistico è la prima “espressione” dell’intelligenza cosmica – chiamata dagli scienziati “Campo del potenziale“: si tratta di tutte le “idee” immaginate coi “quanti-neuroni” durante le correlazioni tra eventi quantistici. Allora, si può dire che l’energia cosmica, integrata con l’influsso dell’azione evolutrice (la forza motrice della creazione… il ‘moto’ che accompagna sempre la vibrazione) nella sua espansione è Coscienza che si fa mente. Infatti l’energia cosmica, riflesso dall’azione creatrice, realizza in se stessa l’individualità e appare come mente individuale. Perciò la mente individuale è un riflesso limitato dell’illimitata coscienza cosmica. Proprio come l’energia universale è la manifestazione dell’eterno oceano dell’Essere non-manifestato, così la mente è il riflesso dell’intelligenza cosmica sull’azione creatrice.
Possiamo così concepire due realtà alla radice della Creazione. Una è la realtà eterna dell’Esseità assoluta, e l’altra è la realtà dell’energia cosmica che, sebbene dimori nel campo sempre mutevole dell’esistenza relativa, trova il suo stato eterno nel ciclo ininterrotto dell’azione, delle esperienze e dell’impressione (della Creazione). L’impressione di un’esperienza sulla mente di chi agisce è l’influsso più sottile dell’azione creatrice. Esso conserva la sua esistenza al livello più sottile della mente, quasi al punto d’incontro della sua Coscienza con l’energia vitale cosmica. È proprio su questo piano, dove l’Essere/Coscienza diventa mente, che ha inizio la creazione e che, in virtù di questa sottilissima impressione della forza motrice della Creazione, l’energia cosmica assume il ruolo di mente… e il Karma inizia a seminare esperienze e dunque cause ed effetti.

Abbiamo visto come secondo la Tradizione Primordiale, in primo luogo secondo la Gnòsi, tutto è un’emanazione della Monade divina (la Cabalà chiamava “Ain” questa matrice trascendentale, primigenia ed assoluta). Ciò che noi percepiamo dell’ “orizzonte degli eventi” sul piano della nostra dimensione è prigioniero di un mondo grossolano, a basse frequenze, che viene creato dall’interazione tra le coscienze dei viventi e i campi quantistici dell’Universo generati dalla sorgente (il Vuoto neurale). Se a questa atavica Sapienza aggiungiamo la tradizione indiana brahminica e quella śivaista tantrica del Kashmir, insieme a quella precolombiana dei popoli nahua-aztechi, allora, possiamo spiegare in modo molto chiaro come, dal Vuoto divino fuoriesca un’energia cosmica di base (l’energia vitale universale) da cui si propagano forme di entropia tramite una forza estensiva (evolutiva/ordine elettrodinamico) e una che ritorna contraendosi (involutiva/disordine elettrodinamico)… e come da queste due vibrazioni opposte e complementari si costruisca l’intera morfologia dell’universo fino all’epifenomeno della Coscienza Collettiva e poi quella individuale.
«La possibilità di una forma, di una realtà percettibile, dipende dall’esistenza di un luogo dove essa si può manifestare ed espandere, vale a dire di un ambiente orientato che nel nostro universo è lo spazio-tempo e che risulta da un coordinamento tra tendenze opposte, tra un principio centrifugo e un principio centripeto. Questo equilibrio tra concentrazione e dispersione, tra la tendenza verso l’esistenza e quella verso l’annichilimento, tra luce e oscurità, Vishnu e Shiva, si chiama Essere immenso (Brahmā)» Alain Daniélou [“Miti e dèi dell’India”, p. 269].
A questo punto, con l’avanzare dei cicli cosmici, si assiste gradualmente alla “caduta” della realtà manifestata nell’ambito della contingenza – l’energia creatrice circola lungo gli stadi vibrazionali passando da Sistemi Quantici e “domini di coerenza” più semplici a quelli più complessi, attraverso un processo estensivo ed uno contrattivo… vale a dire il ‘respiro‘ dell’Universo. Il Prof. Giuseppe Cognetti, nella sua monografia su Guénon [“L’età oscura”, pp. 141-142], spiega così questa creatrice dinamica cosmica: « […] una vorticosa accelerazione della “danza di Śiva”, che opera la definitiva distruzione delle vecchie forme: siamo cioè di fronte ad un processo di “contrazione” della durata al cui limite è il punto d’arresto dove “la ruota cessa di girare” e accade l’istantaneo raddrizzamento che inaugurerà il tempo nuovo di un nuovo ciclo». Di fatto, cessa l’espirazione di Brahmā e inizia l’inspirazione: termina la fase centrifuga di dispersione (Vishnu) e inizia quella centrifuga di concentrazione (Shiva)… tutte le forme precedentemente emanate vengono ora annientate e riassorbite, con un movimento a spirale opposto a quello che aveva costituito la prima fase di emanazione. La manifestazione cosmica che ha preso forma durante il “giorno di Brahmā” viene ora riassorbita durante l’equivalente “notte”. Visivamente questa inspirazione di Brahmā (concentrazione centripeta) è rappresentata dal simbolo della spirale ascendente: è come se il filo di gomitolo precedentemente dipanato venisse ora riavvolto, per ritornare infine nel punto originario e centrale della spirale (il centro galattico dell’Archetipo della “Croce”), da cui ricomincerà un nuovo “giorno di Brahmā“.

Allo stesso tempo, il mondo della mente è la nostra realtà con le nostre relazioni (e poiché sono frutto della nostra mente, si tratta, come succitato, solo di una proiezione olografica illusoriamente percepita dalla nostra coscienza senziente), mentre quando ci ritroviamo nel nostro , spogli di ogni abito socio-culturale o bagaglio emotivo oppure di pensiero, allora, in quel momento semplicemente siamo coscienza pura.
In quell’istante siamo il nostro vero Io che coincide esattamente con l’unico Io che è tutto ciò che è… con l’ “Io Sono” dell’unica coscienza cosmica: fonte originaria della vita in senso assoluto (di cui anche noi facciamo infatti parte perché generati dallo stesso “divenire/‘eLoHiYM” del Vuoto).

Scopo della meditazione e di alcune pratiche iniziatiche era proprio di riconnettersi con quella vibrazione cosmica fondamentale… con il Nirvana, vale a dire con Dio; significando che Io e (D)Io siamo la stessa cosa: noi siamo un’emanazione/riflessione dell’esseità di Dio.

L’importanza straordinaria e senza tempo di una pratica meditativa è quella che, nell’indagare l’introspezione, chiunque può riuscire a dis-identificarsi con le aspettative e le tensioni del sentirsi una certa “persona“.. tra svariati ruoli sociali. Soprattutto riuscirà a mettere da parte il mentale, la ragnatela dei pensieri che formano il labirinto olografico della nostra esperienza, in modo da rimanere silenziosamente in compagnia solo di sé stesso, della sua vera natura.
Nel momento in cui mi rendo conto di essere di più di ciò che è contenuto nella mia mente, mi si svela il contenuto della coscienza. Quando mi concentro sulla “presenza” in me stesso, dopo aver collocato il rumore della mente – che crea la realtà che mi circonda – lontano dal mio Sé, e dopo aver oltrepassato l’inconscio, allora rimango nel silenzio della mia Coscienza (al di là della realtà, delle percezioni fisiche), che improvvisamente si riempe di stati di coscienza immensi… all’unisono con l’Esseità divina. Torniamo, in sostanza, a sperimentare quella condizione d’essere dell’ “Io Sono l’Io Sono“… lo stesso stadio vibrazionale di Dio quando anche Egli è consapevole solo di sé stesso… in quella nota si vibrerà all’unisono. Io e Dio coincideremmo per l’eternità!
Il segreto del Nome sta qua, nel sentirsi Io Sono l’Io Sono… nell’istante in cui si risuona con quel Mantra si ha la rivelazione di essere Dio: siamo un’unica vibrazione onnipervadente ed onnisciente. E siamo al di là dello spazio-tempo: ormai distinti da una ‘realtà che è solo una costruzione mentale!

In sostanza, dalla “Genesi” si evince che quando ‘eLoHiYM ha potenzialmente creato tutto sotto forma di possibilità, è grazie allo stato d’essere di YHWH che le nostre coscienze hanno potuto manifestare tutte quelle cose… è solo grazie all’architettura dimensionale da Lui creata che noi possiamo creare la nostra realtà in tutti i suoi sensi e significati (una “dimensione” che YHWH stesso aveva già contribuito a realizzare nei sui confini spazio-tempo – manifestando le “idee” di ‘eLoHiYM). Infatti Egli aveva precedentemente realizzato il nostro “orizzonte degli eventi“: quel luogo che noi, infine, popoleremo con tutte le nostre vite! Una popolazione fatta di cose nominate da noi esseri umani tramite il linguaggio, in primo luogo mentale, con cui l’uomo costruisce i significati e il senso dell’intero mondo.
L’umanità tuttavia doveva passare da un “sentire integrato” ad uno, al contrario, completamente spezzettato, se voleva davvero esperire tutta la realtà separativa della nostra dimensione… Ecco che allora Yahweh decise di limitare quel nostro potere creativo, dividendo la nostra coscienza in due “formae mentis“… una parte razionale ed una intuitiva, una logica ed una emotiva (l’Albero Sephirotico stava germogliando): “Eros” e “Thanatos” si stavano facendo largo nel nostro inconscio per fare di noi il bello e il cattivo tempo! Un eterno conflitto tra un’antitesi emozionale stava prendendo vita nel profondo dell’umanità: il teatro della vita, con le sue gioie e sofferenze, aveva ormai alzato il sipario. Nondimeno, la dualità serviva a estendere la creazione verso nuove ed infinite evoluzioni.. Perché ognuno di noi è un potenziale Dio!

Ricordiamoci che l’ “Io” di Dio è il nostro “Io“… l’Io di Dio si scrive ‘aNiY, ossia “la capacità ( ‘ ) – di produrre (N) – immagini/rappresentazioni (Y)”, perciò è la capacità di creare immagini mentali, dunque vere e proprie rappresentazioni della realtà!

Pertanto, comprendere che “Io sono (D)Io“, cioè che se togliamo la ‘D’ rimane solo il nostro “Io“, significa appunto che il nostro Sé Superiore coincide con l’Esseità trascendentale, uno “stato di coscienza” in cui la mia “Volontà” coincide proprio con quella Divina: quel momento in cui riusciamo a re-integrare il nostro Sé (con Dio) è l’unico modo in cui possiamo davvero influenzare e modellare la realtà che ci circonda… cioè la nostra vita. La magia, la recente moda della cosiddetta “legge di attrazione“, il “pensiero positivo“, ecc… (tutta disinformazione massonica) sono solo bufale che non fanno che confonderci la Verità. Innanzitutto perché la fisica quantistica dimostra che sono in primo luogo le emozioniin coerenza certamente coi pensieri, a poter modellare (semmai) la realtà, giacché è la nostra “interpretazione” dei fatti e dei bagagli emotivi, in verità, ad influenzare la “visione delle cose” e dunque un qualsivoglia aspetto della nostra vita e il modo con cui ne facciamo esperienza, che sarà infatti legato alle sincronicità di quel determinato ambito e ambiente che stiamo vivendo.
Il discorso è sempre lo stesso: noi non dobbiamo riempire la nostra testa di pensierianche si trattasse di ‘pensieri positivi‘… noi casomai dobbiamo liberare la nostra testa dai pensieri! Non dobbiamo continuare a riempire la testa di giudizi, di concettualità, di sogni o di desideri fittizzi… che tanto sono sempre richieste e rivendicazioni dell’ “Ego“: quei tipi di pensieri (sebbene possano pur essere di natura positiva) sono sempre prodotti da noi stessi, dalla nostra mente! Il labirinto in cui perdersi sarà allora sempre in agguato… non c’è nulla di positivo in tutto questo, o meglio, questo tipo di mentale non serve, non è produttivo!

Viceversa il segreto sta nell’intuire semmai le frequenze benefiche e positive che già librano tutte intorno a noi, ossia volgere l’attenzione verso il “dialogo sottile” del nostro “potenziale vettore” tramite le radiazioni di una “Coerenza elettrodinamica” – che tende all’ “ordine” dell’ “Onesess”: del Campo Quantistico Unitario. È a queste ‘armoniche frequenze coerenti’ che noi dobbiamo connetterci per cercare di coglierle attraverso la nostra risonanza, al fine di realizzarle – anche perché non dimentichiamoci che sul piano subquantistico c’è sempre il Vuoto neurale (o meglio la sua emanazione sul nostro Campo Purico, ossia l’esseità di ‘eLoHiYM) – che continua a ideare senza eccezioni infinite potenzialità e possibilità: una moltitudine di opportunità che non aspettano altro di essere manifestate proprio da noi sul piano relativo dell’esperienza.

Il pensiero è la nostra carica elettrica mentre il sentimento ha una carica magnetica, insieme creano un campo elettromagnetico che interagisce con tutti gli altri Campi di tutti gli elementi dell’universo. Infatti il pensiero intenzionale conscio (ben canalizzato dalle emozioni adeguate) è la carica elettrica del campo quantico, quindi pensare non ha effetto sulla testa, ma nel microcosmo. Allora, da molte ricerche scientifiche risulta che il cervello ha la capacità di modificarsi a seconda dell’ambiente che lo circonda. Dobbiamo allora cercare di creare il giusto contesto emotivo: ed è proprio questa interiore ‘ambientazione sentimentale’ che deve essere quieta, serena, felice e positiva/coerente… affinché la nostra coscienza riesca dunque a risuonare simpateticamente con ciò che di “positivo” possiamo incontrare nella nostra vita, al fine di raggiungere i nostri desideri… nel senso di realizzare noi stessi! Si tratta di renderci ricettivi, attraverso il silenzio della mente e la serenità acquisita grazie alla meditazione. Il segreto sta nell’essere un “anima in pace” in modo tale che ‘nel giorovagar di questa vita’… noi diventiamo come miele per gli orsi, non possiamo far altro che attaccarci a ciò che profuma di felicità e realizzazione. In quella condizione mentale e sentimentale bisognerà essere reattivi alle coincidenze, alle sincronicità… alle occasioni e a tutte le opportunità della vita! Di fatto, raggiunta una certa serenità emotiva interiore (che automaticamente ci aprirebbe a infinite possibilità positive), a quel punto la ragione (nel senso di “pensieri ben governati“) servirà solo per restare e mantenere, con discernimento e determinazione, quello stato emotivo e mentale costante! Questo è il solo modo di modellare la nostra Vita, il nostro destino, e realizzare tutto ciò che vogliamo in un’esistenza felice. Per capirci, dobbiamo rendere il nostro campo fertile se vogliamo raggiungere qualcosa. Noi riceviamo solo ciò che prima abbiamo espanso verso l’universo, allora affinché un contadino ottenga delle mele egli deve già avere uno stesso seme da seminare, e deve avere pure un terreno dove piantarlo; la questione è insomma che noi riceviamo solo quello che sappiamo già dare… Invece con questa storia della “legge dell’attrazione” ci hanno abituato a metterci seduti e gridare a terra “Mele! Mele! Mele!”… ma ovviamente da un campo arido non nascerà nulla e un camion pieno di mele ci travolgerà! Possiamo trovare conferme in tutto ciò anche dallo stesso Yeshua, che dice: «Tutte le cose che domanderete pregando, fate conto che le avete già ricevute…» (Matteo, 18:19-20). Sembra che in questo passo l’iniziato Yeshua stia esotericamente insegnando come “creare” o far accadere certe cose nell’universo olografico, e lo fa confermando che nel momento in cui chiediamo una cosa dobbiamo avere fede che la otterremo, e di conseguenza averla già dentro di noi, in intenzione e sentimento. Infatti, come per il principio olografico ogni cosa contiene l’intero del tutto, così secondo Yeshua l’universo è come uno specchio: riflette le nostre convinzioni più profonde… ecco perché nel “desiderare” dobbiamo sentirci nel profondo come se già avessimo in mano l’oggetto del desiderio!

Mi spiego meglio: poiché ogni cosa ha una sua frequenza, ad esempio ogni pensiero (onda cerebrale) oppure ogni emozione (onda cardiaca) può allora influenzare il Campo Magnetico Informato di un individuo… ma questo non tanto sul piano materiale delle “cose” o dei “fatti in sé” della sua vita, quanto sul contesto ambientale dal punto di vista dell’interpretazione emotiva, per così dire. Dunque ciò che verrà realmente influenzato sarà il bagaglio emotivo dell’esperire, e di conseguenza la ‘consapevolezza’ individuale nel rimanere vigili verso le opportunità con cui le possibilità di accadimento degli eventi eventualmente si dispongono sul percorso dell’esistenza soggettiva, un’esistenza che per giunta condividiamo con tutti gli altri con i quali abbiamo appunto rapporti intersoggettivi… Perciò credere di poter cambiare la nostra vita solo con i ‘pensieri’ è una stupidaggine giacché la nostra storia è inevitabilmente concatenata con la volontà e la fenomenologia di tante altre persone.

Non solo, sappiamo che oggi la scienza dimostra l’esistenza di un cosiddetto “Campo del potenziale“, ma esso non è un cestino delle leccornie da cui attingere a nostro piacimento. Sappiamo che la Coscienza Cosmica del Vuoto neurale (‘eLoHiYM) ha continuamente infinite “idee” su modalità e forme di evoluzione (ossia “correlazioni tra eventi quantistici“: perturbazioni energetiche sul tessuto del Vuoto che hanno una potenziale “forma” e una specifica forza/frequenza) e poiché la nostra mente è figlia di quella stessa Coscienza Integrata noi non possiamo desiderare o pensare altro che non sia già contenuto o stato pre-inventato proprio dalla Coscienza divina… Perciò, se un individuo (ossia quando la Coscienza Cosmica si soggettizza in un fulcro di energia che ha “consapevolezza-di-sé“) immagina o vuole per la sua vita una di quelle idee già create in potenza dalla Coscienza Cosmica, allora, egli dovrà in un certo senso captarle coi pensieri per mezzo delle frequenze delle sue emozioni: dovrà infatti esserci una medesima risonanza tra l’idea in-potenza del Vuoto e il desiderio dell’individuo (le idee devono corrispondere e coincidere), solo in quel modo l’idea potenziale e l’idea sul nostro piano relativo possono trovarsi e riconoscersi, e la prima può allora scendere, livello dopo livello, sulla nostra realtà… Questo è il modo con cui una nuova sceneggiatura si prepara, ogni volta, per il teatro della nostra vita.
In effetti, l’autentico studio della “Torah“, ossia il vero segreto che è dietro i misteri di una tradizione come quella cabalistica, sta nell’intuire/comprendere un certo “livello parlante” che è nascosto, sottoforma di un codice alfa-numerico segreto, tra le righe dei testi sacri originali. Si tratta di uncifrariometafisico che ci istruisce nel leggere isegnalidell’universo. Sono coincidenze sincroniche ed intuizioni che ci servono per crescere, evolvere e vivere secondo (la giusta) natura. Effettivamente la Cabalà fondata sulla Gnòsi è un percorso salvifico che ci educa ad essere presenti nella propria vita attraverso l’ “accorgersi“, l’essere centrato e “presente” sui segnali sincronici del “qui e ora”.

In sostanza anche se nessuno di noi poteva saperlo, alla luce di quella risonanza ideale qual è quella dell’ ‘eLoHiYM (“campo del potenziale”), ogni nostra aspirazione può accadere, perché qualunque possibilità è stata già immaginata dall’intelligenza cosmica, ed è chiaro che ce n’è sempre una in attesa di dimostrarsi anche per noi; e seppure in una determinata situazione fosse l’uomo a “inventare” di sana pianta qualcosa, allora, quell’idea prende prima una forma potenziale, deve sempre idearsi e sostare in primo luogo sul piano subquantistico… per poi scendere sul relativo piano dell’esperienza solo in seguito alla consapevolezza creativa dell’individuo. In pratica le ultime scoperte scientifiche dimostrano che per far sì che determinate “correlazioni tra eventi quantistici” – le “idee” del Vuoto neurale – diventino degli eventi reali nella nostra vita, essi devono essere immaginati dall’individuo allo stesso modo della Coscienza cosmica (pensarli cioè in modo “purico”, senza distrazioni giudicanti o elementi concettuali tendenziosi), in modo da unificare di fatto i due piani, quello della potenzialità e quello della realtà (colmare cioè il gap che separa la materia dallo stadio puramente energetico, giacché solo idee uguali possono riconoscersi tra loro), al fine di legare i due livelli, prima o poi, in un continuum spazio-temporale e renderli, dunque, ‘fenomenici’ sul nostro piano dell’esperienza. Di fatto l’idea è originariamente su un piano ideale e subquantistico (Campo del potenziale), al di là dello spazio-tempo, quindi, prima che si realizzi e prenda forma sul relativo piano dell’esperienza esso deve scendere sul Campo Purico della nostra dimensione e sottostare alle sue leggi di natura. La cosa se è istantanea a livello subquantistico non lo è affatto nello spazio-tempo del nostro mondo materiale, ergo della nostra vita.

Dobbiamo capire che si tratta di una possibilità da realizzare, da accomodare e favorire… possibile da manifestare solo attraverso il “fare“. In effetti, chi “fa” è chi sacralizza ogni istante e, riconsegnandolo al tutto, concilia la propria consapevolezza con la volontà universale, e così facendo mette l’azione al centro di sé. Un’azione (Karma) che a quel punto non potrà portare altro che felicità ed armonia.

Quindi come accennato, non basta ‘pensare positivo’ affinché qualcosa che desideriamo accada… Con i pensieri giusti, ma soprattutto con le più equilibrate e giuste emozioni – come oggi insegna la neuroscienza in seguito all’avvento della fisica quantistica – possiamo semmai preparare il contesto emotivo più funzionale ed efficacedentro di noial fine di riuscire ad accorgersi di tutto ciò che potrebbe favorire la realizzazione di quel nostro desiderio.
Stare accorti… significa tra l’altro, come volevasi dimostrare, “essere se stessi”: solo rimanendo centrati potremmo infatti liberare le giuste emozioni (l’intuizione del nostro emisfero destro del cervello, lo “Yin” del “principio femmineo” che ci guida dal profondo del cuore) in grado di guidare i pensieri giusti… in modo da domare la razionalità (lo “Yang” che non di rado ci intrappola nelle logiche del mentale) e rimanere dunque vigili di fronte le coincidenze, le sincronicità, le opportunità, tutte le occasioni che la vita ci offre. L’importante è rimanere desti… poi per ‘non perdere il treno’ bisognerà fare… dovremo agire!

Quando l’uomo “desidera” qualcosa in realtà sta contemporaneamente ampliando i termini delle sua percezione: vale a dire la sua intuizione emotiva è in quei momenti pronta ad accogliere le occasioni; dobbiamo solo guardarci da una certa razionalità esacerbata che, nella smania di voler controllare tutto, molto spesso cade nel dubbio e quindi nella paura… e questo distrarsi barcollando ha come unico risultato quello di allontanare da noi i nostri sogni… la nostra “attenzione” su di essi – anche la fisica quantistica dimostra che una cosa esiste solo se ne abbiamo consapevolezza, come quando il gatto di Schrödinger esiste solo se lo osserviamo.

Allora, un buon esercizio per rimanere vigili e fare in modo che il contesto sincronico verti a nostro favore, sta nel riuscire a gestire certi meccanismi mentali e potenziali. Innanzitutto, dobbiamo decidere esattamente cosa vogliamo. E soprattutto dobbiamo sapere cosa abbiamo deciso di fare! Bisogna avere uno scopo ben chiarosolo allora il mondo comincerà ad allinearsi con le nostre esigenze. Attenzione: sapere cosa abbiamo deciso è esattamente ciò che serve e che basta… non sarà necessario infatti pensare o progettare continuamente il nostro desiderio, noi dobbiamo semplicemente sapere cosa fare per avvicinarsi ad esso. Seppur si trattasse di pensieri positivi per il raggiungimento dell’obiettivo, questi non servono… o almeno non sono fondamentali; la meditazione ci insegna che dal “silenzio della mente” tutto il meglio può accadere. A noi deve interessare solo cosa fare, i pensieri (finanche quelli positivi) ci appesantiscono soltanto… di quel desiderio non dobbiamo neanche parlarne, neanche mentalmente… niente parole! Se proprio, le parole devono servire solo per rimanere aderenti alle cose, ai fatti, alle opportunità, semmai ai semplici slanci per accomodarli, per realizzarli… e solo nel momento in cui si sta desiderando, quando cioè ci focalizziamo sullo scopo, altrimenti dobbiamo solo agire lasciandoci trasportare dalla vita, dall’intuizione… Questa è la prima cosa: lasciare che tutto avvenga, che le forze dispongano liberamente di noi e delle circostanze che stiamo vivendo
«Allontanatevi dalla vostra personalità, ritiratevi nel vostro Io più elevato che continua a vivere in eterno dietro tutte le vostre incarnazioni, e cercate di giungere ai principi fondamentali adattandovi ad essi. A questo punto scoprirete che le cose funzioneranno da sole sul piano fisico. Questa è la magia più grande» (Dion Fortune, “La Magia della Luna”).
Della serie ‘lascia che tutto fluisca e niente influisca’:
«Si inizia ad essere liberi solo quando ci si accorge di essere condizionati. Da ogni forza che incatena il mondo, l’uomo si libera se consegue controllo di sè» (J.W. Goethe).

Dopodiché, se vogliamo realizzare un obiettivo, dobbiamo riequilibrare l’armonia dell’universo donando qualcosa: non importa cosa, un vecchio pensiero o un’abitudine che dobbiamo lasciar andare, una somma di denaro, una cosa che non avevamo mai fatto prima e così via…
Successivamente, è nondimeno necessario trovare da far fare qualcosa alla nostra parte razionale che poc’anzi avevamo detto di dover controllare: in effetti la nostra parte ‘cosciente‘ deve aver pur sempre un ruolo, non si può escludere e basta. Allora la mente deve più di ogni altra cosa preoccuparsi dei limiti di ciò che vogliamo, e valutare le conseguenze o gli imprevisti che possono verificarsi intorno al nostro obiettivo. La mente deve aiutarci a limitare il nostro traguardo, è inutile volere tutte le stelle se ora è una l’oggetto del nostro vero desiderio. Dobbiamo inoltre usare la ragione per estinguere le paure che finora ci avevano bloccato riguardo la meta che vogliamo conquistare.
Infine, dobbiamo sempre fantasticare come se le nostre immaginazioni fossero rivelazioni di altri mondi… immaginiamo di essere immersi, con i nostri desideri, nella vastità delle forme dell’intero universo: torniamo a fantasticare come fossimo fanciulli!
Insomma, affinché le circostanze possano girare a nostro favore dobbiamo ricordarci sempre di usare la mente in questo modo: limitare e fantasticare! Questo è il meccanismo sincronico in grado di influenzare le risonanze del Campo del potenziale attraverso le vibrazioni della nostra coscienza… l’unica plausibile via per modellare la nostra realtà.

Esotericamente parlando, questo è esattamente quello che accade in noi ogni volta che riusciamo a realizzare qualcosa (la stessa magia, quando davvero autentica, se funziona… funziona perché ha rispettato questi punti, anche se il mago è convinto che dipenda dalla sua forza personale o da chissà quale potenza metafisica a suo vantaggio). Di fatto, quando “facciamo” sul serio qualcosa la “forza” non è mai la nostra (quella ‘personale’): è piuttosto la forza automatica della nostra evoluzione, di tutti gli uomini… amici, nemici, viventi, passati… tutti siamo immersi nell’energia creativa del Divenire (‘eLoHiYM). Ecco che quando qualcuno di noi davvero “fa” qualcosa, allora significa che, finanche inconsapevolmente, ha in qualche modo rispettato questi punti. E quando li facciamo inconsapevolmente, ossia non riuscendo a dirigere lucidamente i risultati senza farli congiungere con ciò che avevamo deciso o con ciò che vorremmo decidere, magari accade che quegli slanci creativi si realizzino in qualche altro luogo senza che noi neanche lo sappiamo. Come quando qualcuno intuisce una grande scoperta ma non riesce a realizzarla mentre qualcun’altro dall’altra parte del mondo sta brevettando quella stessa invenzione… e il primo non saprà mai che è stato merito suo. Questo avviene quando non dirigiamo i nostri scopi… Nondimeno, se lo facciamo dobbiamo ricordarci di farlo senza le paroleusando solo i sentimenti, perché sul cuore e sul coraggio possiamo agire solo tramite il sentimento. Tant’è che abbiamo detto, esotericamente, che la “conoscenza” va intuita… è una questione di sentimenti. Più ci sono sentimenti in circolo più c’è conoscenza; più c’è discordanza, disinteresse e razionalità e più invece le società si imbruttiscono, anche se progrediscono tramite incredibili sviluppi tecnologici… Più c’è ubbidienza e conformismo, e più le società si ammalano (aumenta il malessere e le patologie, le epidemie, malattie degenerative, ecc…), più c’è dissidenza (i “salti nel buio” in quell’avventura che è la Vita) più la conoscenza aumenta.

Se invece vogliamo ‘sognare’ molto più in grande, allora possiamo dire che,  solo dopo aver affrontato e oltrepassato l’inconscio, dopo aver re-integrato il nostro Io forgiando un nuovo Sé illuminato, e solo dopo esser riusciti a risuonare nelle frequenze dell’OM fino a quelle creative – a livello subquantistico – dell’esseità di ‘eLoHiYM… solo allora sarà possibile, a tutti gli effetti e in modo considerevole, essere co-creatori (secondo le energie di YHWH) della realtà del nostro mondo, della nostra intera vita e del nostro percorso esistenziale.

I veri esoteristi sanno che il libero arbitrio esiste solo nel momento in cui si decide di seguire la volontà di Dio, lo scegliere cioè tra Luce e le Tenebre. D’altronde la libertà della Creazione è nella “causa” (Dio) non nell’ “effetto” (l’essere umano). Quindi possiamo dire che seppur in vita l’uomo potrà decidere tra infinite possibilità, quell’esistenza ha in verità già realizzato tutti i suoi percorsi sul “piano del potenziale”, tutto è già accaduto nel progetto dell’onniscienza di Dio. In effetti l’uomo può sperimentare attivamente il ciclo delle rinascite, ma la libertà sul piano materiale è solamente un’illusione egoica, la vita è il teatro virtuale in cui si realizza il piano di Dio, che nello specifico l’uomo è chiamato a confermare in direzione della Luce per mezzo dell’influsso divino… solo attraverso la Volontà di Dio si può riconquistare la Luce, il libero arbitrio sta solo in questa presa di coscienza!
«L’uomo s’illude di essere lui ad agire, a fare, a costruire, a decidere; non si rende conto di essere dominato, nelle sue scelte, da forze superiori; non vede che cosa lo induce a muoversi in un modo piuttosto che in un altro, a ripetere ciclicamente le stesse operazioni; non riconosce il suo grado di meccanicità, il suo stato di letargia, di autoipnosi, di automistificazione».
(G.I. Gurdjieff).

D’altronde l’uomo, cieco com’è, non di rado scambia per qualcosa di “negativo” o vede il ‘male‘ dove magari il Karma era invece intervenuto per apportare importanti mutazioni nella vita di quella persona, magari anche per smaltire un po’ dello stesso Karma, ma c’è ben poco da fare se realmente l’uomo non risuona della Volontà di quell’ “Io” che è lo stessa dell’Esseità creatrice… di Dio insomma. In sostanza, il percorso di Iniziazione ha come grande obiettivo quello di estinguere il nostro “Ego“: smorzare cioè ciò che ci fa cadere ogni volta nel labirinto della ragnatela del mentale… un labirinto in cui veniamo trasportati, coinvolti e sempre compromessi dalle nostre emozioni (di solito quelle più becere). L’Ego è quando “Io sono ciò che faccio“, mentre invece io dovrei essere “ciò che realmente sono” – esempio: io non sono un avvocato, io faccio l’avvocato! È una cosa ben diversa… è un fatto di errata identificazione. L’ “io sono ciò che ho” e “come appaio agli altri è come sono”.. risultano essere dei meccanismi dell’Ego, un retaggio animale della nostra ominizzazione… Nel mondo animale chi ha più forza ha di più… e questo meccanismo si riversa oggi ad esempio nel consumismo, dove una bella macchina qualifica chi siamo, facendoci cadere ancora una volta nelle infide gabbie dell’identificazione – e dell’ “attaccamento“! La Meditazione non a caso ci svela spesso questa oppressione mentale.
«Il mondo reale è al di là della comprensione mentale; noi lo vediamo attraverso la rete dei desideri, diviso tra piacere e dolore, giusto e sbagliato, interiore ed esterno. Per vedere l’universo quale è, devi andare oltre la rete. Non è difficile, perché la rete è piena di buchi» (Nisargadatta Maharaj).
Nella contemplazione del Sé, durante la meditazione, noi ci rendiamo conto che dentro di noi c’è qualcosa di più di ciò che crediamo di essere – la nostra maschera sociale – ed è proprio quel “qualcosa in più” che invece ci dovrebbe guidare… perché è esattamente quello ciò che siamo: ossia una coscienza immensa, collegata con l’universo intero! Quindi il nostro Ego non è ciò che realmente siamo, l’Ego è semmai l’immagine che noi abbiamo di noi stessi! È la nostra maschera sociale, è il “ruolo” che abbiamo deciso di impersonare e che abbisogna sempre di gratificazione ed approvazione! Per questo motivo l’Ego ricerca il “controllo“, e per lo stesso motivo è propugnato dal “potere“, perché altrimenti perderebbe il controllo… perciò l’Ego vive nella paura!
Ecco che le parole esoteriche di Yeshua in: «Padre, ..sia fatta non la mia ma la tua volontà» sono un insegnamento importantissimo per capire che l’Iniziato deve rinunciare ai propositi del suo Ego per abbracciare invece l’autentica Volontà del suo Io“… che è tutt’altra cosa. Il Sacrificio” di cui parlano le scuole di Illuminazione, ma anche lo gnosticismo (da quello giudaico antico che proveniva dalla Sapienza egizia a quello esseno di Yeshua), era il “sacrificio della croce” in cui l’iniziato faceva morire il proprio Ego” per rinascere con un nuovo Io” ormai integrato in un “ direttamente connesso all’Esseità divina, giacché la “Quaternità” della “Croce” aveva ormai fatto convergere ogni energia nell’ “Unità della Coscienza” dell’iniziato – il punto d’incrocio centrale dell’inconscio nella pienadimensionalità di esseri umani” (Corpo, Cuore, Mente, Spirito). Il mistero simbolico ed archetipico della Croce è uno ‘stato di coscienza‘ portatore di una frequenza che unisce gli opposti più estremicome la Vita e la Mortele dimensione più dense e quelle più sottili della realtà… il “Centro” dove l’esoterismo mistico ci spiega essere radicate le credenze ed i condizionamenti (le illusioni della mente egoica). Il percorso iniziatico fatto lungo il risveglio della consapevolezza ha la funzione di farci entrare oltre il buio delle credenze inconsce per liberare spazio rispetto a ciò che ci fa agire secondo una Volontà trascendentale (comunque attivata dal profondo di noi stessi). Il rito aveva questo significato misterico: era la “Coscienza Cristica” che nasceva in un nuovo  ormai illuminato! Infatti, se leggiamo in modo profondo ed intuitivo le parole del Vangelo capiamo che quell’affermazione non è una negazione della propria libertà e volontà, anzi, tutt’altro! Dovremmo chiederci semmai: di chi è la Volontà che vuole che non sia fatta la “mia” ma la “tua” Volontà? Di fatto quella Volontà è sempre la nostra! Ed è la nostra “vera” volontà! Abbiamo infatti la Volontà autentica, che qui afferma una vera e propria dichiarazione d’intenti. La mia Volontà è quella che vuole che si faccia non la ‘mia’ ma la ‘tua’ volontà! Nel senso che IO VOGLIO che “sia fatta non la mia ma la tua volontà”, questo è ciò che io voglio… che decido! In quella frase c’è nascosta una Volontà implicita che tuttavia sovraintende tutto, che prende la decisione di abbandonare l’Ego e di abbracciare invece il proprio Daimon“: la propria voce interiore! In effetti, il Mantra più potente dopo “Io Sono“, è proprio «..sia fatta la tua Volontà», che non significa come abbiamo visto rimettersi o rassegnarsi alla volontà di Dio, ma essere semmai la medesima cosa‘, affinché entrambe le Volontà convergano sia nella frequenza che nelle intenzioni: in questo modo, infatti, un nostro eventuale “desiderio” sarà allo stesso modo assentito dalle stesse forze sincroniche di Dio! Infatti come abbiamo già accennato, ogni desiderio è una forma di premonizione, non è cioè il frutto di una nostra fantasia ma di un improvviso estendersi della nostra percezione, di una nostra Volontà intuitiva… fino a cogliere nel futuro (il “Campo del potenziale”) una qualche occasione che sta venendo proprio verso di noi e che può servire al nostro sviluppo interiore. Dobbiamo dunque ricordarci che il “desiderare” non è altro che il modo con cui questa nostra percezione più estesa cerca di annunciare alla nostra razionalità quelle occasioni che ha intravisto nell’avvenire (cioè ancora sul “Campo del potenziale“… sul piano subquantistico dove le idee del Vuoto neurale, allo stadio energetico di ‘eLoHiYM, devono ancora collassare sul relativo piano dell’esperienza). È dunque l’intuizione della nostra parte femminea che cerca di convincere la nostra parte “razionale” a non opporre resistenza e a non distrarsi dalle coincidenze sincroniche, quando quelle occasioni arriveranno, bensì a farsi avanti e ad afferrarle. Dunque bisogna perdersi, lasciarsi andare.. bisogna abbandonare il proprio Ego ed abbracciare l’ “Io divino”: rinascere nell’Io dell’ “Io Sono l’Io Sono” affinché «..sia fatta non la mia ma la tua volontà», poiché in verità, esotericamente parlando, si tratta della stessa volontà! Non quella del mio Ego, ma quella mia stessa Volontà ormai “coerente” con quella di Dio! Nel “Padre Nostro” il ‘Cristo‘, prima cresciuto dalle tradizioni (esoteriche) degli Esseni, poi iniziato in Oriente e infine divenuto messo della “Gnosi”, ci stava effettivamente insegnando i segreti più importanti dell’ascetica Sapienza umana (ergo divina)!

.

IL MISTERO DEL NOME E IL “SEGRETO” INIZIATICO/ESOTERICO DELL’ILLUMINAZIONE: LA TRASMUTAZIONE UMANA

«L’anima quando è inviata su questa terra prende un rivestimento terrestre per preservarsi qui in basso, così come riceve in alto un rivestimento splendente per poter guardare senza danno nello specchio la cui luce procede dal Signore della Luce. Guai all’anima che preferisce al suo divino sposo l’unione terrestre con il suo corpo di carne».
(Zohar)

Una cosa è certa: la scoperta dei manoscritti del Mar Morto ci ha consegnato l’insegnamento più integro ed autentico del giudaismo, mentre i testi gnostici di Nag Hammadi ci hanno svelato le verità sul cristianesimo primitivo: in effetti la “Gnosi” mina le basi di ciò che ha forgiato la cultura Occidentale procurandogli una ferita profonda, e dissolvendo i pilastri della stessa cultura cristiana.
È chiaro, a questo punto, che il segreto del Nome e di ogni misterosofia iniziatica, di ogni scuola di illuminazione o di ogni autentica tradizione esoterica, è proprio quello che noi siamo Dio: ognuno di noi è un prodotto dell’estensione dell’ “ombra” di Dio! Perché tutta la creazione è frutto della nostra coscienza! Come per l’appunto ci insegna la “Genesi“… ma anche una dimostrazione scientifica come l’ “entanglement quantistico“. L’Esseità divina (Vuoto subquantistico/Dio) ha contratto la Sua luce infinita per permettere uno spazio concettuale, in cui un mondo indipendente potesse esistere. Perciò la Gnosi, attraverso la dottrina dell’ “Emanazione” dimostrò che tutte le creature sono state emanate da una Sorgente unica: “Dio–Abisso” (l’ “Ain Soph“ come Coscienza Cosmica: il Vuoto SubQuantistico neurale); cosa che rivelava il fatto che tutto ciò che è al di qua dell’orizzonte degli eventi è di origine divina, malgrado sia prigioniera di un mondo grossolano. Allora, il nostro piano relativo dell’esperienza, degenerato e sminuito nelle proprie possibilità spirituali, può comunque essere reintegrato di nuovo grazie ad un’Opera iniziatica e alchemica di rigenerazione, che poteva riparare la catastrofe della caduta, e chiamata dai saggi asceti “Reintegrazione”: ossia la rigenerazione del Cosmo Intero attraverso tutte le creature spirituali sia per mezzo delle singole anime sia attraverso l’universalità delle anime stesse. Ecco che il “Mistero della Croce Serpentina” col ‘sacrificio’ dell’ “Ego” – inizialmente praticato dalle misterosofie secondo l’energia Zed di Osiride, che conservava l’armonia e la stabilità dei processi fisici ed esistenziali – era l’esatta pratica segreta e iniziatica in grado di ritrasformare l’essere umano in un essere di Luce (e di ricongiungerlo quindi alla Coscienza Cosmica divina).
Potremmo allora dire che Dio non esiste – o almeno non esiste come ce lo hanno da sempre presentato. Infatti Dio non esiste perché noi siamo Dio, cioè Io sono (D)Io! Siamo la stessa natura coscienziale. Ecco come Mosè ritrattò tutti gli altri dèi per trovare l’unico vero Dio dentro di lui (YHWH)… dentro ognuno di noi!
Si trattò di ricostruire un intero sistema, un’intera visione del mondori-creare una nuova architettura reale, di linguaggio e comprensione… una nuova filosofia spirituale: riscrivere il Nome di Dio, seguendo inevitabilmente, come sempre, le “leggi di natura“. È una nuova struttura cognitiva, un’inedita rappresentazione mentale, una nuova proiezione olografica sul nostro piano dell’esperienza (ciò che conforma la nostra dimensione tridimensionale, il nostro mondo). Un’iniziazione raggiungibile per mezzo di ‘formule rivelate‘, affinché il “Nomen“, il “Nome“, divenga il “Numen“, la “Divinità“! A quel punto l’iniziato potrà estinguere la propria individualità‘ (l’ “Ego“), realizzando quella dimensione spirituale primordiale che era il suo carattere originario. «Tutti i rituali di rinascita costituiscono una trasformazione dell’uomo in qualcosa che trascende l’uomo, e ciò si esprime in forme molto diverse; per esempio, nell’idea che i genitori reali non siano più tali, oppure che si sia morti e poi ritornati come qualcosa che è più simile a uno spettro, se posto a confronto con l’animale che si era in precedenza; inoltre vengono assegnati nuovi nomi e così via» (C.G. Jung – “Lo Zarathustra di Nietzsche”. Seminario tenuto nel 1934-39. P, 58. Torino: Bollati Boringhieri, 2011).

L’intuizione iniziale di Abraham riguardo la chiamata di una nuova divinità… ossia l’avvento di Dio vero e proprio, sarà poi strutturata dalle divinazioni di Mosé secondo la scienza alfa-numerica della Tradizione Primordiale. Siamo dunque di fronte alla creazione psichica di un nuovo Dio… una Divinità che ancora una volta (esotericamente parlando) coincide con il nostro Sé Superiore/spirituale: Dio a Mosè si definì così: “Io Sono l’Io Sono“, giacché l’uomo è (D)io. Successivamente a quel “Io Sono” mosaico, sarà l’avvento del Chrestòs a definire una volta per tutte un “Io” immerso nel dominio celeste della divinità: a quel punto giungerà la nascita dell’impulso cristico, cioè dell’ “Io sonoin tutti gli uomini. La tradizione cabalista afferma che prima di tale nascita, tale impulso doveva essere inserito nell’uomo mediante pratiche iniziatiche che avvenivano entro specifiche sedi misterosofiche – vedi il linguaggio iniziatico di Mosè. In altre parole, fino a quel momento l’uomo non diceva ancora “Io” a sé stesso ma tendeva a indicare sé stesso in terza persona, così come risulta dai documenti dell’epoca rimasti. Allora, con la Coscienza/impulso cristico l’uomo passa da un’infanzia spirituale ad un sempre più maturo sviluppo dello spirito, cioè dell’ “Io“, ergo incomincia a chiamare se stesso in prima persona. Ciò che i Magi sapevano era che un simile prodigio doveva incominciare quando il punto di primavera fosse stato nella costellazione dell’Ariete. Al tempo di Abramo viene di fatto prefigurata questa nascita. Nel 22° capitolo di Genesi vi è la prefigurazione della “croce” del Golgota, mediante il significativo evento del ritrovamento provvidenziale dell’ “ariete“. In effetti, la quaternità della croce insegna anche un’altra veggenza: l’evento del Golgota, il monte in cui era la croce per la crocifissione di Gesù, è l’evento del Cranio (leggi anche: Monte Calvario). Ora, l’Ariete, come segno astrologico, corrisponde nella fisiologia umana alla testa, al cranio – abbiamo infatti visto che che la Bibbia stessa inizia con la lettera “Bet“, che significa “casa” ad indicare però i confini della propria testa, nel senso di pensiero/mente… la nostra coscienza: ergo l’intera Creazione inizia con l’azione della mente (Io) nella nostra coscienza (Sé). Consideriamo pure che l’Arca di Noah non è una barca. “Arca” è un termine latino che non ha mai riguardato la nautica, e significa “scrigno“. Per di più, nella Bibbia ebraica il termine adoperato per Arca è tutt’altro: ciò che Dio consigliava a Noah di costruire era, in ebraico antico, una “tebah, che voleva dire “parola” (dunque vibrazioni che hanno a che fare con il linguaggio mentale)… quindi torniamo al “linguaggio sacro” ed iniziatico delle ataviche misterosofie, quel codice alfa-numerico con cui Mosè costruì la “Genesi” e la creazione di un nuovo Dio, che altro non era che un nuovo “Io“! Nella ritualità ebraica, sulla fronte del capo del sommo sacerdote viene disegnata la lettera ebraica della Tav che contiene il simbolismo ghematrico della ‘Croce’, per significare che egli deve trascendere su di sé la sofferenza di questo mondo materico, come anche Yeshua il Chrestòs l’ha presa su di sé. Ecco che il “Terzo Occhio“, l’occhio della veggenza spirituale abbisogna dell’esperienza della “croce” capace di “aprire” la mente.

Abbiamo visto come nella mitologia biblica e gnostica troviamo la creazione psichica di un nuovo Dio, e come tutte le creazioni… anche Egli ha una natura sempre duplice! Quindi Yahweh può tramutarsi anche in ciò che l’esoterismo usa chiamare eggregore, nel nostro caso storico è un’eggregore negativa (cioè radiante frequenze Non Coerenti che tendono al “disordine” elettrodinamico) quando l’essenza divina (YHWH) viene parafrasata in malo modo o secondo impulsi capziosi.. Di fatto, quel “modo di esistere“, quel “nome-formula” che decodifica quello stadio d’energia divina, può divenire una potente “forma-pensiero” generata appunto dalle singole menti di un gruppo, quando esse sono coscientemente unite proprio per il perseguimento di un qualche comune obbiettivo, e siccome l’obiettivo spesso è stato cattivo, allora Yahweh è cattivo! L’Io dell’uomo e Dio camminano paralleli sulla costruzione del mondo! Più operatori uniti da una comune ritualitàesercitata all’unisono e finalizzata al conseguimento di determinati obbiettivi, possono concepire un eggregore in posizione mediana fra il mondo superiore divino e il mondo naturale, un gorgo di frequenze che possono risultare vincolanti, nel bene e nel male, per coloro che ad esso si sono reciprocamente e consapevolmente legati. Perciò una “forma-pensiero” collettiva così subdola, secondo gli esoteristi può creare un vortice di vibrazioni cosmiche centripete (radiazioni Non Coerenti sul piano elettrodinamico): fino a conformarsi come una sorta di entità incorporea, emanata da una o più persone e in grado di influenzare le risonanze dei loro stessi pensieri e attitudini.
Una forma-pensiero si può quindi paragonare ad un “accumulatore di energia” pronto a scaricarsi, o a caricarsi ancor di più, se trova delle vibrazioni simili a quelle che l’hanno generata. Secondo la scienza, l’attività del pensiero produce due effetti principali: prima di tutto vengono prodotte delle vibrazioni nel corpo mentale dell’uomo (il Campo ElettroMagnetico delle onde cerebrali), le quali irradiano “onde” nello spazio circostante; e poi se il pensiero è sufficientemente forte e definito, si viene a creare una struttura energetica, vale a dire la forma-pensiero che i saggi asceti chiamano  “eggregore“, e che risulta tanto più potente e resistente quanto più forte è stato il pensiero che l’ha generata. Se la forma-pensiero è egoistica o egocentrica (come lo sono la maggior parte dei pensieri dell’uomo, frequenze che formano “disordine” nelle Fasi elettrodinamiche dei Sistemi quantistici), risuonerà costantemente intorno al suo creatore, sempre pronta ad agire sul suo Campo Purico, ogni qualvolta egli si trovi in condizione di passività. Queste “forme-pensiero”, caricate dei peggiori contenuti ed interessi negativi, sembrerebbero proprio essere tutti i “dogmi“, le credenze, i principi e i valori collettivi che frenano la nostra vera naturache bloccano i nostri talenti costringendoci in un teatro sociale fatto di maschere, sensi di colpa, aspettative ed ansie sempre più costrittive… Ogni volta che le Istituzioni ci fanno credere in qualcosa, magari spacciandola come una “manovra necessaria”, in un certo senso stanno creando forme-pensiero che ci ingabbiano, che ci tolgono linfa vitale… Un esempio su come tali vortici di energia si aggregano tra loro, alimentati da onde cerebrali unidirezionali, è il Nazismo; all’epoca, prima di degenerare del tutto, Hitler affascinò una miriade di persone… quella Visione divenne il credo di tantissima gente, e oltretutto, di tantissimi sociopatici criminali; divenne qualcosa di reale creando la figura di una Nazione e di un leader capace di implicare milioni di persone (quasi fosse un dio, tanto che negli orfanotrofi i bambini intonavano preghiere al Führer). Un altro esempio, sul piano storico che c’interessa, è la luce illuminante dell’Archetipo del Serpente, salvatore dell’umanità: al contrario riformulato attraverso un eggregora che lo ha trasformato nell’orrorifico Diavolo, il satanico serpente distruttore dell’umanità… selezionando solo l’aspetto negativo del simbolismo serpentino (aspetto che indubbiamente c’è, vedi giustappunto il maledetto inganno dello “Shaitan” – ossia come viene chiamato il serpente nel passo biblico in cui il subconscio dell’Adam cade sotto l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male o l’episodio dei Vangeli in cui Lucifero tenta Yeshua). In questo modo si è finito per tramandare soltanto il contrario della verità, cosa che sta impedendo non poco la “salvezza” dall’animo umano! Attenzione! Attenzione! Ora però non fraintendetemi! Non sto in un certo qual modo osannando il “Satanismo” o avallando quelle letture finto-esoteriche che innalzano Lucifero come al vero dio buono e Signore dell’universo… no, no! Il satanismo è solo un’altra squallida eggregora che non fa altro che macchiare e confondere la Verità con solo energie negative e distruttive. Mi raccomando, non fraintendetemi, qui si sta cercando di fare storia non new age massonico! Più avanti chiariremo meglio questi concetti..

L’intera nostra realtà è in primis un’idea quantistica dell’Esseità divina, poi scende sul piano energetico della creazione, quando la manifestazione divina diventa materia, e in quest’ultimo stesso momento le coscienze umane, tramite la mente, definiscono le percezioni e le sensazioni, danno cioè senso al mondo edificando l’intera realtà. Ebbene, la Gnòsi e la Cabalà ci insegnano quale sia il linguaggio vibrazionale con cui possiamo definire e costruire la nostra esistenza in modo da poter un giorno re-integrarsi con la Divinità. Abbiamo detto che quella scienza alfa-numerica proveniva da una lingua originaria e universale composta da radici monosillabiche, riconducibili tutte a un piccolissimo numero di segni. Allora, ogni Iniziazione deve acquisire quella capacità di comprendere un tale gioco di decifrazione tra l’ “intuizione” dell’iniziato e l’intelligenza eterna (di Dio) che nel corso dei tempi ha rivelato il codice trascendentale insito agli antichi “linguaggi sacri”.
Questo “codice divino” usava il “Nome” per spiegare – tramite dei significati archetipici di ogni lettera in successione – le caratteristiche proprie, l’essenza stessa, e pure l’ “attributo” del ciclo esistenziale di quella ‘cosa‘ a cui ci si riferiva – vedi in questo senso i nomi propri di persona. Abbiamo visto come l’ ‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon), in seguito all’azione propedeutica delle energie ‘formative’ di YHWH, poteva autonomamente de-nominare qualsivoglia essere vivente e dargli quindi la sua relativa e caratteristica “forma”, sulle basi della morfologia e delle fenomenologia della nostra dimensione. Di fatto, l’Esseità divina YHWH non ha il “talento” di dare i “Nomi“, la sua energia può solo plasmare “ciò-che-c’è-già” e preparare tutto il contesto affinché la manifestazione possa effettivamente realizzarsi, ci vuole infatti l’ ‘aDaMaH affinché il mondo diventi una rappresentazione reale per gli stessi esseri umani, ha a che fare con il loro “libero arbitrio” di scegliere ed interpretare la Vita. L’uomo può de-nominare le cose perché è lui che, caduto sulla dimensione materica, può esperire l’intera rappresentazione della realtà, solo lui in quanto fruitore della Vita può erigere una configurazione mentale capace di dare significato alla realtà stessa, in modo da essere dunque esperita in tutti i possibili aspetti fenomenologici, ecc…
Oltremodo secondo lo gnosticismo, dopo la caduta nell’infido mondo materiale, i nomi propri di persona ci vengono dati sotto l’influenza dei cosiddetti Arconti (i demoni caduti che ci costringono nei limiti del mondo materiale): infatti “Denominare” significa “Dominare” (Denominazione = Dominazione). Sarà per questo che oggi l’uomo col suo linguaggio crea realtà così depravate?
In effetti, nel momento in cui osserviamo una ‘cosa’ e la “denominiamo“, allora quella ‘cosa’ acquista un senso ed una serie di attributi che la caratterizzano e grazie ai quali la ri-conosciamo. Il risultato di questa comunanza temurica ci fa capire che esiste un legame fra il “creare” e il vedere“. Ecco che come è raccontato nella Bibbia l’ ‘aDaMaH vede una sagoma rudimentale di qualche ‘cosa’ (mostratagli da Yahweh), la de-nomina attraverso la “Parola“, dunque il “Verbo“, ossia il suono, vale a dire la vibrazione (l’energia creatrice: «In principio era il Verbo…» è scritto nella Bibbia), e dandogli un “nome” allora quella ‘cosa‘ prende prima di tutto un “significato” e poi una forma per come deve essere!
A questo punto la fisica quantistica ci viene incontro, scoprendo che sostanzialmente qualcosa esiste finché l’osserviamo e cessa invece di esistere quando non è più osservata. Il “principio di indeterminazione di Heisenberg“, spiegato con il celebre esempio del gatto che è nella scatola solo se lo osserviamo, deve farci capire che non c’è nessuna distinzione tra soggetto e oggetto. Addirittura, i grandi mistici affermavano che la realtà esterna è solo uno specchio della nostra interiorità: una sua proiezione, una sorta di sogno a occhi aperti. Stiamo qui dimostrando che tutte le mitologie non erano altro che una rappresentazione narrativa e metaforica di come il nostro , in quanto parte costituente dell’Esseità divina, si fosse poi distaccato psichicamente da essa, ed abbia iniziato a creare nuovi mondi e “modi di esistere” sempre sotto l’ideazione di nuove forme divine o di dèie tutto si gioca nella nostra coscienzatutto è un’illusione del nostro “Io“. Quello che vediamo all’esterno è solo una messa in scena collettiva di quello che è il nostro stato ordinario mentale. Ecco che il nostro linguaggio, combinato col pensiero e le emozioni, costruisce tutta l’architettura di significatodella realtà che ci circonda, e poiché tutta la realtà è una proiezione della nostra Coscienza, allora è la nostra “mente” la responsabile della “rappresentazione” (in forme e significatidi quella realtà! La vibrazione crea prima forme a livello subquantistico (l’azione di ‘eLoHYiM), a quel punto la nostra Coscienza profonda, la parte quindi ancora connessa con l’Esseità trascendentale, le “intuisce” dandole attenzione, le vede nella mente mettendo in moto la consapevolezza (riferita a quella ‘cosa’ specifica) che, comprendendo a pieno cos’è quella ‘cosa’, la de-nomina caratterizzandola per come è e per come deve essere (secondo le architetture di YHWH)… in quell’istante allora la “funzione d’onda” di quella specifica ‘cosa’ collassa sul piano relativo dell’esperienza (sull’ “orizzonte degli eventi” peculiare della nostra dimensione tridimensionale/olografica) e viene dunque percepita anche dai sensi fisici… a quel punto quella ‘cosa’ è oramai divenuta realtà… con tutti i suoi sensi e significati.

La cosa interessante è che l’uomo è chiamato a fare esperienza di questo “orizzonte degli eventi“, altrimenti non sarebbe possibile l’evoluzione. E per esperire questa dimensione c’è bisogno di un corpo animico, di un’anima che possa esperire in ragione e sentimento la Vita in questo Mondo (quell’anima è il Campo Purico Informato che può sussistere alle leggi di natura della nostra dimensione). Perciò questo è il compito dell’ ‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon): l’essere umano deve fare esperienza fino a raggiungere il livello catartico supremo con cui potrà infine rinascere nel corpo di luce in grado di reimmergerlo di nuovo nell’Esseità trascendentale. Questo è possibile solo grazie al “Mistero della Croce Serpentina“, giacché l’esempio di Yeshua è l’esempio del Messia, ossia “il Risorto / che guarisce“… è il Mistero del “Serpente” guaritore!
Messia” è una parola che deriva dal radicale costituito dalle lettere del verbo “mashach” che significa “ungere“.  Ebbene, “olio“, “shemen“, ha le stesse lettere di “anima“, “neshamah“. Secondo la scienza alfa-numerica della Tradizione Primordiale, le lettere “Shin” e “Vav” usate sia in “olio” che in “anima” rimandano alla parola “Nome“, che indica tutte le potenze dell’Esseità divina, poiché “Shemen“, “il Nome“ (vale a dire Dio), invia dall’alto la sua energia vitale sugli esseri viventi. In particolar modo l’anima dell’uomo viene investita proprio da una di quelle energie vitali… che diventa un campo energetico qualificante e caratterizzante la Volontà della sua esistenza in Dio. Pertanto, il sigillo del Nome è “l’energia divina che accende l’uomo”: la “Coscienza Cristica” latente che potrà essere destata dal rito della “Croce” – grazie alla “forza dell’Amore” di cui parla la Cabalà, ossia l’energia latente nell’essere umano che è “Luce” come qualità del “dare” in assolto. Tant’è che secondo la Tradizione cabalistica l’Anima è il “Desiderio” di rivelare il “Borè” – vale a dire l’energia vitale divina residua nell’uomo – il punto nel “Cuore“. L’uomo è dunque chiamato ad allargare questo desiderio con la propria “Volontà“, sino a colmare la mancanza  primordiale… ovvero quella di identificazione con il “Borè“. Ecco che l’uomo deve quindi trovare “sé stesso”… ed esserlo, soprattutto, deve cioè compiere i suoi talenti, il suo destino, perché il suo scopo nella vita è scritto nel “Nome” che gli è stato assegnato da Dio nel momento in cui è stato ideato (nel piano subquantistico di ‘eLoHiYM). In quel Nome si ritrova traccia del conio originario secondo i “frutti delle proprie azioni”, come Yeshua dice chiaramente nel discorso (karmico) della montagna (Matteo 7,19-21). Perciò il vero segreto che stava dietro il “Nome” e nella possibilità di accendere l’energia divina insita nell’uomo, lo ritroviamo nel “mistero della Croce“: la “Croce” è l’Archetipo che riaccende la Coscienza dell’iniziato che, attraverso il risveglio dell’energia latente presente nei centri energetici psico-fisici (“Luz“), poteva trascendere il piano fisico per ricongiungersi con la sua superiore Anima energetica (Sé) e connettersi con le vibrazioni divine, ormai trasfigurato nel “Corpo Mistico” (corpo di luce). Ecco perché col “Battesimo” cristiano (nel senso gnostico originario), in cui c’è l’unzione, si impone il “Nome“.
Tenete conto che oggi la scienza ha dimostra che il codice genetico, nello specifico la percentuale del 90% di cui finora conoscevamo ben poco, segue le stesse regole di tutti i linguaggi umani. Il DNA umano sembra essere infatti un deposito di dati e comunicazioni, il suo codice segue una particolare grammatica e delle determinate regole, esattamente quelle dei nostri linguaggi, pertanto, il nostro Nome, una parola data dalla combinazione di certe lettere, può in effetti calibrare le coppie basiche del nostro DNA secondo precise correlazioni quantistiche. Che sia a monte del processo (assegnazione del Nome) o durante le interazioni ambientali e intersoggettive, il DNA è lo specchio del nostro linguaggio (o viceversa)… vale a dire di quell’espressione archetipica studiata dai Misteri numerologici dalla Tradizione esoterica.

Mosè, dopo aver ereditato l’antica Sapienza dai Sacerdoti di Horus-Mezdau, ossia l’esoterismo che poi verrà velatamente orientato dallo Zoroastrismo, volle andare oltre il politeismo del suo tempo cercando di migliorare finanche l’eccezione monoteistica portata da Akhenaton in Egitto con l’avvento del Dio-Unico Aton
Mosè infatti riformulò il concetto stesso di Dio attraverso l’idea di un’Unica Esseità creatrice in grado di emanare diversi “riflessi” divini a formare “intelligenze eterne”… una di queste ‘emanazioni’, responsabile della “configurazione” della nostra dimensione e dell’umanità stessa, è appunto YHWH; così Mosé scrisse la “Genesi” utilizzando l’atavico “linguaggio sacro” per ri-definire un nuovo concetto di Dio… per creare una nuova “Visione del Mondo” figlia del nuovo, autentico ed assoluto Dio. Con il linguaggio iniziatico (i geroglifici sacri della tradizione iniziatica egiziana) l’autore biblico ideò nuovi “nomi-formula“, creò nuove “forme di vita” (come fece l’Adam nell’Eden grazie appunto all’intervento di Yaweh) e codici espressivi spirituali… creò un inedito paradigma religioso e da Ialdabaoth (EN.LIL) si passò a scrivere di YHWH: pertanto i modi espressivi del “Numen” si stavano riformulando attraverso dei nuovi codici significativi! Con il Mantra dell’ “Io Sono Io Sono” l’umanità si stava preparando ad avere consapevolezza di Sé in modo soggettivo, si stava sviluppando un nuovo spirito numinoso e sé-focale: l’essere umano si stava avviando verso la reintegrazione del “Figlio dell’Uomo“, stava per nascere l’impulso della Coscienza Cristica che avrebbe portato ad una consapevolezza di un “Io” affermato in ‘prima persona‘ (e non più in ‘terza persona’). Per capirci, la Coscienza non appartiene all’Intelletto, essa è un Campo direttamente collegato al Campo Purico del software cosmico, nondimeno è quella parte di noi che conosce il “noumeno” delle cosela “causa causorum” di tutto il creato. Per questo si trattava di una nuova rivelazione della realtà, una nuova rappresentazione dell’ “orizzonte degli eventi” nella nostra Coscienza, configurata attraverso la numerologia delle permutazioni letterarie al fine di far coincidere (e in qualche modo occultare) le forze naturali di una nuova creazione divina con la creazione stessa della realtà per mezzo del Sé dell’essere umano – perché Dio e l’Uomo non sono scindibili, sono contemporanei, paralleli e coincidenti Dio e l’Io sono due cose che nascono e si evolvono insieme, senza l’uno non esiste l’altro! In sostanza Mosè cominciò a far convergere la “cosmogonia divina” con una “psicogonia esistenziale dell’animo umano“. Ciò che nei “Veda” e nella “Bhagavadgītā” fu velatamente descritto fin dall’alba dei tempi, ora in Medio Oriente fu tramandato con lo stesso scopo con cui la “Gnosi” concepì quel processo salvifico dell’integrazione dell’ “Io” ..per ricongiungere il Sé di ogni iniziato con l’ “Io Sono” dell’Esseità divina! Pertanto, il subquantistico Divenire potenziale (‘eLoHiYM) si era configurato nel Dio dell’Essere dell’Antico Testamento (YHWH)… con tutto il buono e il brutto che questa nuova “Crezione” comportava nella nostra dimensione, ma prima di ogni altra cosa nella nostra testa: nella nostra coscienza. Se guardiamo la storia della società umana, quella psicogonia finì sempre per essere in qualche modo occultata, non è certo la realtà che ufficialmente troviamo sui libri, eppure è storia! La “Creazione” secondo la psiche è stata fin dal principio surclassata da eggregori che sembrano avere come unico risultato quello di assoggettare l’umanità ad un “modo di esistere” conformistaasservito ma soprattutto concentrato sulla matericità.. Le modalità pratiche, assolute ed invasive con cui Yahweh opera sul mondo per forgiarlo, i modi in cui Egli è “iscritto” nel DNA dell’essere umano e delle sue funzionalità, divennero un modello violento ed aggressivo di rapportarsi alla realtà… per il labile subconscio dell’umanità, quel Dio responsabile della manifestazione nella configurazione delle condizioni di esistenza, divenne presto un alieno severo e aggressivo… un Dio a cui sottomettersi in nome di un potere filisteo volto al mantenimento dello status quo a disprezzo di chi aveva meno risorse. La parte razionale e conformista del nostro inconscio stava prendendo piede e potere rispetto alla nostra parte più intuitiva ed immaginativa… Il controllo, la paura, una certa razionalità esacerbata, il potere… l’umanità stava iniziando ad osannare una visione parziale della divinità e dell’esistenza, gli impulsi e gli istinti arcontici annidati nell’inconscio stavano guidando l’essere umano verso domini di coerenza sempre più di basse frequenze e materici.

A questo punto dobbiamo sapere che la Torah, nel libro dei “Numeri“, descrive gli ebrei appena salvi dall’esodo intenti a lamentarsi con Mosé del loro pellegrinare nel deserto, dove dei serpenti li stavano decimando. Allora Mosé, sotto esortazione di Dio, costruì un vessillo di rame a forma di serpente che salvò il popolo dal pericolo guarendoli dagli attacchi dei serpenti. Ecco allora che il serpente innalzato è come un “farmaco” che non fa morire, ed il Vangelo di Giovanni richiamerà quell’evento quando Yeshua stesso porterà il paragone dicendo: «..come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna», sostenendo d’essere lui stesso un “farmaco” (il Serpente della Salvezza), ma non per guarire solo in questo mondo, ma per guarire da una malattia antica: Egli era infatti il farmaco di “immortalità“.
Questo è uno dei fondamenti delle letture esoteriche dei testi gnostici, sia quelli inseriti nella Torah sia quelli evangelici. Infatti, sappiamo ormai che l’emanazione (Creazione) del tessuto connettivo del Vuoto, è fatto di “idee” (spazi di rappresentazione delle idee) come connessioni neurali che si sviluppano proporzionalmente tramite un sistema binario. La Duplicità è in ogni cosa, ergo il Mito è sempre duplice! L’Universo nasce da una forza espansiva (Coerenza elettrodinamica-NekashLucifero-Angeli della Luce) e una forza centripeta la cui entropia porta all’annichilimento (Non-Coerenza elettrodinamica-Arimane-Baal-Arconti). Perciò è come dire che l’OM crea per tramite del Tao, ossia nella perfetta integrazione dello Yin e dello Yang! Pertanto anche la mitologia del Serpente ha bisogno di questa chiave di lettura ermetica (come ogni cosa in natura): il “Nakash” ( o lo “Shaitan” nel senso di “Avversario/Satana”) è equiparato all’ingannatore… il “Nehustan” è quello elevato sopra l’asta di Mosé (l’asta è il mistero della “Croce“, laddove discende lo Spirito secondo la forza femminea della Shekinah, quando l’Uomo riceve lo spirito; forse non a caso Iside si pronuncia verosimilmente “Ast”), il serpente di bronzo che poi ritroviamo nel simbolo caduceo e che equivale al serpente/energia Kundalini (il “Luz” che se riattivato trasmuta l’uomo in un Corpo di Luce spirituale). La “coincidentia oppositorum” sta a fondamento del disegno divino di salvezza, giacché tutti gli opposti coincidono in Dio, poiché l’Esseità cosmica, essendo infinita, è al di là del principio di identità e di non contraddizione… ossia oltre le dinamiche psichiche e materiche del nostro mondo illusorio (lo stesso mondo-Uno che l’uomo dovrebbe trascendere per tornare al “Padre“).
In definitiva, il serpente è l’atavico custode della Sapienza e della conoscenza (sessualedegli opposti (unificati), una custodia che gioco forza contiene anche le forze entropico-distruttive di questa “coincidentia oppositorum” presente in natura (vedi Lucifero, o l’ “avversario” Satana). Allora Yeshua si è fatto “serpente” incrociando le energie attraverso l’attivazione della forza del Cuore, abbandonando l’ “Ego” in favore del Sé divino: la “Croce” che unisce tutti i punti fino all’ “Uno“ – il punto d’incrocio centrale dell’inconscio nella piena “dimensionalità di esseri umani” (Corpo, Cuore, Mente, Spirito). Ha affrontato il Serpente trasfigurandolo nell’energia trasformativa e trascendente dello “Spirito Santo”… nella salvezza della trasformazione dell’anima in una “stella” energetica immortale ed infinita!
Pertanto quando nel testo biblico ebraico si trova il “serpente”, significa che si sta parlando del “Messia“. Infatti secondo la Volontà di Dio, appena si verificò l’evento della “caduta dell’uomo” per colpa dell’incantatore “nachash“, allora, erano maturi i tempi per la venuta dell’ “incantatore dell’incantatore“, ossia il “serpente di rame” che troviamo citato in “Numeri 21”: il Messia che sarà il farmaco (“Coscienza Cristica“) per guarire l’uomo.
In sostanza, l’obiettivo esoterico ed iniziatico è sempre stato quello di trasformare il veleno in nettare, mai quello di separare il Bene dal Male, giacché questa separazione è solo un’illusione della duplicità. Il Chrestòs e Lucifero sono due Eoni figli dello stesso Pleroma, sono due funzioni che adempiono allo stesso scopo, senza questi due ingredienti la reazione trasfigurativa non è possibile… L’uomo deve trasformare (alchemicamente parlando) il suo veleno (Non Coerenza elettrodinamica/disordine/bassi impulsi/negatività/tenebre) in nettare (Coerenza elettrodinamica/ordine/alti valori/positività/Luce) all’interno del profondo di sé stesso: deve riparare le differenziazioni disfunzionali del suo Io in un nuovo Sé integrato! 
A questo punto dobbiamo tenere a mente che il serpente diventa un’energia negativa quando viene impossessato dalle forze arcontiche che si inoculano nel nostro subconscio; ad esempio nella “Genesi” sebbene l’intervento del Serpente/Lucifero servirà per svelare il guaio della sofferente Dualità terrena, questo fatto risulterà essere comunque un supplizio, una vera e propria condanna per l’anima umana: lo “Shaitan” (così come è chiamato il serpente in quel passo biblico) inganna l’Adam e lo fa infatti cadere da un piano quantico perfetto ad un piano relativo dell’esperienza, con tutta l’angoscia che questo comporterà. Tutte queste rivelazioni sono accadute sull’Albero della Vita, si tratta del mistero dellaCroce” che sta alla base di ogni Iniziazioni fin dall’alba dei tempi.

L’iniziazione è una pratica alchemica perché trasforma il negativo in positivo, trasmuta il letame in un sublime fiore di loto, anche l’albero è concimato con il letame ma dona frutti deliziosi. La Vita dovrebbe essere una gioiosa ed entusiastica impermeabilità verso tutto ciò che ci contamina, una coraggiosa avanscoperta senza cedere agli avversari arcontici (le emozioni perturbatrici, i demoni dell’inconscio), senza perdere l’ “attenzione” sui segnali che ci manda il destino o la nostra “voce interiore”… per non soccombere al “lato oscuro della Forza”. Dovremmo elevarci godendo dei Valori della Vita, fino ad abbracciare gli Archetipi… una scalata contro le avversità della montagna, la cui vetta tuttavia ci dona la più emozionante delle visioni, delle illuminazioniYeashua non a caso affermava che «Non è quel che entra dalla bocca che contamina l’uomo, ma quel che ne esce»… così come non fu lo sputo che il Buddha ricevette da uno stolto bramino a farlo macchiare della rabbia, giacché rispose a quell’insulto non con una “reazione”, ma con parole compassionevoli. Buddha non reagì con stizza o rabbia alla rabbia, ciò che entrò nella sua “bocca” non lo contaminò, ecco perché ciò che rende un Iniziato un Illuminato è ciò che “esce” dalla sua boccaBuddha aveva trasformato (alchemicamente parlando) un insulto in compassione, in amore. Il mistero della “Croce” sta proprio qui: nella messinscena della “defixione”. Infatti nella crocifissione sul Golgota, il Chrestós impiegò i chiodi per trasmutare la sofferenza e sublimarla nella compassione, «..Perdona loro perché non sanno quello che fanno». In quel momento il Rito prevedeva che i chiodi trasformassero alchemicamente gli effetti malevoli dei demoni arcontici sull’inconscio, una pratica simbolica per convertire tutti i traviamenti materici in vocazioni celesti, per rimuovere tutti i peccati e sostituirli con slanci spirituali sacri e salvifici… un morire della carne in favore dello spirito. È bene ricordare che il rito magico della defixione (in uso tra i greci e i romani) avevo lo scopo di immobilizzare le capacità sia fisiche sia mentali della persona che era oggetto della maledizione, tramite il trafiggere un supporto scrittorio (di solito tavolette di cera) con chiodi, attuando in questo modo una sorta di effetto simpatetico – cioè di identificazione tra l’atto fisico della trafittura e l’invocazione del divino. Allora, con quella (lancinante) simulazione, Yeshua esorcizzò da sé stesso tutti i malefici effetti psico-fisici degli arconti nel profondo di sé… slegandosi dalla vita terrena per abbracciare una volta per tutte quella eterna e illuminata del Chrestòs, nella propria resurrezione mistica! In quel modo Yeshua aveva travalicato il suo Karma, era andato oltre quel bagaglio materico annullandolo… aveva trasceso il Samsara e la vita terrena per rinascere. Continuò a vivere, ma in un “Corpo di Luce“, pronto per ricevere la morte terrena e quindi tornare ad essere una goccia di consapevolezza nell’oceano della divinità!
Ogni
 volta che scegliamo la Luce per restare nell’equilibrio spirituale, la nostra Anima, chiodo dopo chiodo, trasfigurazione dopo trasfigurazione psico-fisica, si sta trasformando in Spirito.
Per giungere a questa stabile fermezza, oltre ad una forte etica e saggezza, ci vuole equilibrio psico-fisico, un’aura energetica di armonia interiore pienamente consapevole. Questo è possibile quando la nostra Volontà è sintonizzata su ciò che il Buddha chiamava “la via di mezzo”, una perfetta e serena stabilità mentale – che ci rende giustiequilibratiequanimi e illuminati. Uno stato di coscienza corrispondente al baricentro Cristico della Croce (punto massimo di Coerenza elettrodinamica), ossia il centro di consapevolezza sull’esperienza delle “quattro dimensioni umane“, su un’esistenza vissuta come una catarsi che dal corpo giunge fino allo spirito, dove l’energia si contrae per poi irradiarsi sotto forma di Luce purica, trasmutando l’uomo in un Essere di Luce. Come già accennato, il mistero simbolico ed archetipico della Croce è uno ‘stato di coscienza‘ portatore di una frequenza che unisce gli opposti più estremicome la Vita e la Mortele dimensione più dense e quelle più sottili della realtà… il “Centro” dove l’esoterismo mistico ci spiega essere radicate le credenze ed i condizionamenti (le illusioni della mente egoica). Infatti, il percorso iniziatico fatto lungo il risveglio della consapevolezza ha la funzione di farci entrare oltre il buio delle credenze inconsce per liberare spazio rispetto a ciò che ci fa agire secondo una Volontà trascendentale (comunque attivata dal profondo di noi stessi).

La Tradizione attribuisce a tale percorso catartico “4 passaggi mentali” caratterizzati da:
– i sensi,
– l’immaginazione,
– la ragione,
– e la memoria.
Questo processo karmico esistenziale doveva essere maturato dall’uomo attraverso, innanzitutto, i “Sensi“, con cui si acquisisce unaformaappartenente alla realtà, un albero per esempio (vedi la “teoria della vista” di Leucippo).
Quindi attraverso l’ “Immaginazione“, di fatto tale immagine doveva essere elaborata secondo i canoni più estremi per un motivo sostanziale riguardante la Ragione.
Infatti nel momento in cui la “Ragione” esamina le immagini è molto più propensa a sposare qualcosa di estremamente bello o brutto rispetto a qualcosa di terribilmente mediocre.
In base a tale metodo, infine, interveniva la “Memoriaa stipare il tutto in luoghi mnemonici ben precisi, tipo il classico esempio di più stanze appartenenti ad una casa mentale costituita da più piani a seconda del numero delle immagini da ricordare.
Allo stesso modo oggi sappiamo che è possibile trasformare dei concetti di qualsivoglia discorso in “forme rappresentative o simboliche” affinché il tutto diventi semplicemente più facile da ricordare. E questo è possibile perché la scienza ci insegna che l’uomo, senza accorgersene, ‘pensa’ attraverso il susseguirsi velocissimo di immagini: proiettiamo nella mente costantemente dei film, anche quelli non graditi. Ecco che attraverso il maggior numero di ‘immagini fantastiche’ è possibile per la mente umana fare passaggi analogici, capaci di trasportare lo stesso pensiero verso processi mentali sempre più raffinati di cui l’estremo, il più altisonante, il più augurabile e blasonato era proprio quello basato sul puro ed assolutoIntuito“. Ebbene, in un tale contesto mnemonico l’intuito non era altro che il “risveglio“, inteso come la possibilità, questa volta dell’anima umana, di ricordare nientedimeno che gli Archetipi… quindi leideedi Dio, ovvero Dio stesso! Ebbene, con questi quattro ‘passaggi mentali’ siamo ancora una volta di fronte al 4, alla “Tetrakis“, alle 4 lettere ebraiche/vettori energetici che formano il Nome del “Dio della manifestazione” (YHWH), che è impresso nel codice genetico dell’essere umano immerso in questo nostro relativo piano dell’esperienza. Ancora una volta siamo di fronte le 4 dimensionalità dell’essere umano espresse dal superamento del sacrificio sulla Croce cristica e serpentina (dello Zodiaco).

Come una croce celtica rinchiusa in un cerchio, le “quattro dimensioni della realtà umana” dovrebbero portarci al punto dell’incrocioal centro; in fondo l’essere umano è stato plasmato/creato dalla Divinità a partire dai 4 elementi naturaliFuocoAriaAcquaTerra! Secondo l’esoterica via guidaico-gnostica di Yeshua, l’Illuminazione e dunque la reintegrazione con il “Padre“, si realizza esperendo la nostra piena dimensionalità di esseri umani al Centro dellaCroce“, tra i campi purici presenti nell’Albero Sephirotico della coscienza nell’essere umano, ossia i 4 elementi della Tetrakis, vale a dire la conformazione dell’Essere secondo il “Tetragrammaton“:
1) Corpo (il vivere – consapevolezza della “Materia”: i sensi e le percezioni per sopravvivere nel mondo fisico)
2) Cuore (l’amare – consapevolezza della “Forza” che agisce in ogni cosa: pulsioni, emozioni, sentimenti)
3) Mente (il comprendere – consapevolezza della “Forma” che modella ogni “forza”: ragione e linguaggio)
4) Spirito (l’esseità – consapevolezza della “Coscienza”: il “Sé”).
L’esterno (fuori) è impermanente (illusione), perciò ogni volta che si contrae, come durante il travaglio, il nostro intimo (dentro) si espande e ci viene offerta una possibilità di avvicinarci di più al nostro centro, al punto d’incontro – a quello che è permanente ed eterno. Il nucleo del nostro essere non è influenzato dagli spostamenti di circostanze, non è soggetto ai cicli di cambiamento che governano la realtà fisica, il centro è incontaminato, impavido e privo di dolore o sofferenza. Se siamo consapevoli dell’impulso dualistico che giudica i momenti di contrazione come un male da evitare, rimanendo imparziali e in silenzio, possiamo aderire al nostro centro solare quando la vita intorno a noi appare insopportabile, sapendo che una luce inesauribile e costante brilla dentro di noi indipendentemente dalle circostanze.
In sostanza si tratta di percepire l’esistenza con altre modalità, cosa che chiarirebbe il fatto che l’Impermanenza e il fraintendimento egoico del “non-Io” sono disfunzioni mentali che nonostante tutto dischiudono la vera natura del sopportabile, sapendo che una luce inesauribile e costante brilla dentro di noi indipendentemente dalle circostanze
. Il Centro è a-locale, è l’entanglement assoluto, laddove la divina energia onnipervadente è al Punto Zero dell’Universo come di tutta la Creazione fino al Multiverso. È Tutto e Nulla, è il Punto Zero per tutti e per sempre! È l’ “Io Sono Io Sono” del Nirvana.
Se siamo in grado di portare semplicità, umiltà e reverenza alle “quattro dimensioni della vita umana” alla fine arriviamo al punto d’incrocio centrale. Qui il Sole interiore s’illumina con integrità e grazia. In quell’istante, come conduttore neutro dei livelli più alti, il nostro DNA corrisponderà in modo vibrazionale alla frequenza dell’espressione del “Nuovo Uomo” e tutto apparirà per ciò che è, perché tutto è nell’ordine della Luce. La candela ha bisogno del buio per diffondere la sua luce, questo è il cammino nella dualità tridimensionale: trovare la luce nell’oscurità, accenderla ed emanarla. Viceversa, trovato il centro della “croce“, il passo successivo è muoversi fuori dalla dualità; Edith Wharton scrisse: «Ci sono due modi di diffondere luce: essere la candela oppure essere lo specchio che la riflette». Perciò, mentre la candela è condizionata dal contrasto tra la luce e l’oscurità, lo specchio riflette incondizionatamente; indifferente alle circostanze, come un prisma puro, riflette semplicemente quello che c’è, cosi com’è, nel momento presente, senza illusione.
Poiché la nostra Anima proviene dagli Archetipi divini, e quindi ha ben conosciuto l’Esseità divina, allora affinché l’uomo ricordi la sua natura divina così come Dio stesso, è necessario che nello specifico “ricordileidee archetipiche di Dioattraverso l’osservazione incondizionata della Natura. Infatti l’uomo è in grado di intuire e quindi “ricordareun sistema archetipico appartenente alla creazione, attraverso quattroRectores“, per la precisione:
– Il numero,
– l’arte,
– l’amore,
– e la magia.
Tutta questa Sapienza era racchiusa nella “Legge dell’Ottava” (ossia la “Legge del Sette“), ossia una delle Leggi Universali che regolano la nostra esistenza, i nostri processi di cambiamento, insieme a tutti i fenomeni che ci circondano. Questa legge cosmica determina: ogni cambiamento nella nostra vita; quando incontriamo delle difficoltà; il motivo per cui nulla resta uguale; perché per crescere c’è bisogno di una spinta interiore!
Ogni cosa nell’universo è energia che si manifesta attraverso delle vibrazioni di frequenze diverse. Più è lenta la frequenza e più la materia è solida e pesante; più è veloce la frequenza e più la materia è invisibile all’occhio umano e leggera; ad esempio gli stati della materia: solido, liquido e gassoso… esistono perché esistono vibrazioni diverse. Ad esempio: Ghiaccio, acqua, vapore sono tre ottave diverse della stessa sostanza. Le ottave non procedono in maniera continua ma in modo discontinuo. La suddivisione in 7 della ‘compiuta totalità delle cose’ ci permette di capire meglio che in ogni realtà ci sono due punti precisi in cui si trovano dei rallentamenti e dei “cali di energia”. La “legge del sette” (o dell’ “Ottava”) dimostra come niente in realtà prosegue in linea retta. Perciò quando l’energia devia, è perché l’energia diminuisce fino a rallentare: a meno che non si intervenga immettendo nuova energia (con un cosiddetto “shock addizionale”) un progetto finisce sempre per deviare completamente dall’obiettivo iniziale.
Ecco che una relazione con una persona a cui si vuole bene arriva al punto in cui l’energia viene interrotta, e se non si fa nulla, la relazione devia e arriva alla sua conclusione o porterà sofferenza; oppure possiamo pensare alla Chiesa che voleva portare la “buona novella” al mondo ma ha finito per deviare così tanto da uccidere persone; oppure il Comunismo che inizialmente si fece promotore di alcuni principi e poi sfociò in comportamenti opposti instaurando anche delle dittature…
Le Tradizioni antiche ci insegnano che ad un certo punto di ogni evoluzione è sempre necessario aggiungere un “addizionale” fatto di “Volontà spirituale” (una ‘spinta interiore’) affinché quel processo non devi totalmente dai propri fini!

Il mistero del percorso catartico della “Croce“, quindi il processo di disidentificazione dall’Ego materico per giungere ad una sintesi del Sé volta alla riconnessione con la Divinità, era un’iniziazione mirata ad una visione profonda delle cose e alla scoperta della loro natura di:
– “impermanenza” (“Anitya“, come dicono i buddhisti: nulla ha un’esistenza intrinseca, tutto è il frutto di un continuum e di cause pregresse)..
– e “non-Io” (“Anatman“: anche l’Io non esiste di per sé, la percezione indipendente di noi stessi è un inganno dei sensi).
Riconoscere il vero stato della realtà è importante poiché è proprio la nostra “illusione/ignoranza” su queste verità a farci soffrire. Infatti, considerando qualcosa che è impermanente come permanente, trattando qualcosa che è senza sé come se lo avesse, soffriamo, ergo soffriamo nell’identificazione alle cose. Ci identifichiamo nelle cose della vita e quindi entriamo nel meccanismo psicologico del ‘giudizio’, per affrontare l’impatto del divenire delle cose infatti le pensiamo e le ponderiamo, le vagliamo facendone una stima che porta inesorabilmente ad un’opinione in cui crediamo fortemente, e che non di rado diventa un verdetto… una sentenza che gioco forza porta apprensione, dunque preoccupazione, inquietudine, ansia, mancanza di fiducia, ecc… Tuttavia quelle cose sono relative e momentanee, nel senso più assoluto, per questo l’impermanenza equivale al “non-Io”. Poiché i fenomeni sono impermanenti, non posseggono una identità permanente. “Non-Io” è anche vuotezza: ossia vuoto di un Io permanente. Di fatto, “non-Io” significa anche “inter-essere“. Poiché ogni cosa è costituita di ogni altra, nulla può ‘essere’ da solo. Dunque il “non-Io” è anche “interpenetrazione“, perché ogni cosa contiene ogni altra. Il “non-Io” è anche “interdipendenza“, perché ‘questo’ è costituito da quello: ogni cosa dipende dall’essere di tutte le altre. Questa è interdipendenza: nulla può essere da sé. Le cose devono ‘inter-essere‘ con le altre: questo è il “non-Io”. Insomma, la Gnosi come il Buddhismo o la Cabalà, hanno fin da sempre descritto a loro modo il principio della Teoria Olografica dell’universo e dei Quanti. Pertanto, oltrepassare il sistema terreno del modello egoico, significava per l’iniziato riscoprire l’essenza del proprio Sé Superiore, il suo vero destino impresso nel “Nome” trascendentale assegnatogli dalla Divinità secondo il Karma e il Divenire stesso. Attraverso pratiche meditative e medianiche l’iniziato sviluppava poteri psionici in grado di innalzare la sua consapevolezza, fino a elevare i suoi stadi (coscienziali) elettromagnetici e trasformarlo in un essere illuminato… quando lo Spirito (santo) rigenera l’Anima umana trasmutandola in un essere di Luce tutt’uno con la Volontà divina (e a dispetto delle avverse energie arcontiche). A quel punto la “Resurrezione” è compiuta… l’iniziato risorge come “Uomo Nuovo” tramite le vesti mistiche nella gloria di Dio. Questo era il vero significato (gnostico) della resurrezione di Yeshuaun evento che si matura durante la vita (il “risveglio” della coscienza) e che prepara l’uomo alla morte terrena per riacquisire la vita eterna!

Un percorso questo che in seguito la teologia fece piuttosto coincidere e scemare con l’unico dogma di un’entità che ci creò materialmente: la cultura umana finì così per mistificare dei fatti storici (e pure un’eventuale lettura anagogica e spiritualista) a dispetto della vera essenza e del vero significato del “numinoso”, della Divinità… cosa che, nel corso dei secoli, permise ai nostri traumi psicologici di boicottare ulteriormente la lettura letterale in favore di quella allegorico-religiosa (più consolante benché falsa), tanto da dare forma a quell’istituzione religiosa che ancora oggi mistifica tutti questi sacri concetti (oltreché depravare l’etica e la morale)!
Ebbene, una’autonoma ricerca spirituale come quella invece descritta da Mosè o dalla Tradizione Primordiale, sembra essere molto simile alla moderna psicoterapia dell’ “Integrazione del Sé” ideata da Jung, e maturata non a caso in seguito ai suoi studi sull’Alchmia e sullo gnosticismo giudaico (e cristiano). Infatti, secondo diversi psicologi – a partire dallo stesso Jung – molte afflizioni e turbamenti della psiche sono generati dalla  scissione del “conscio” con l’ “inconscio“. Fin da bambini le influenze intersoggettive e del sistema socio-culturale ambientale plagiano fortemente “ciò che si vuole essere”: aspettative che spessissimo finiscono per separare il nostro “Io” da quello che siamo veramente e da tutto ciò che non ci piace essere! Questa influenza soggettiva e ambientale poggia non di rado su una rigida morale che scinde il Bene dal Male, ed è proprio questa ‘divisione‘ il nefasto processo che separa la nostra natura (ciò che siamo) da quello che non vogliamo essere (che per natura fa comunque parte di noi – giacché ha un suo scopo. Tutto cominciò con i fatti biblici riguardanti il frutto dell’Albero della conoscenza del Bene e del Male). Questo ‘processo dissociante’ può essere riparato solo in seguito all’azione di “Sophia” (“la saggezza che viene dall’inizio originario”) e del “Cristo” (“l’unto di Dio”)… quando cioè il Dio e la Dea specchio della scissione dell’Adam vengono reintegrati nell’ ‘aDaMaH, vale a dire nell’androgino primordiale: in un  ormai divenuto un’Unità illuminata, eterna e divina. Per questo motivo la “Croce” è l’Archetipo della “Coscienza Cristica” come riflesso dell’Albero (sephirotico) della Vita. Tuttavia, nel caos della vita l’uomo viene travolto, e il suo “Io” comincia a separarsi in tante reazioni psicologiche, tra gioie e dolori… e da questa scissione, soprattutto sul piano socio-culturale del Bene e del Male, del giusto e del falsonascono tutte le nostre paturnie, tutte le nostre ansie ed apprensioni, verso il futuro, verso la vita tout court… tutte quelle aspettative che si scontrano con i “demoni” del nostro inconscio, il luogo dove alberga il ricordo del nostro Sé primigenio adesso invece frantumato in tante e gravose voghe psicologiche – per questo, spesso, i nostri sogni sono il grido/incubo di un inconscio che cerca disperato di suggerirci chi siamo veramente e cosa vogliamo davvero. Non solo, secondo gli esperti, in una tale scissione in tante parti e tendenze psicologiche della “personalità” e del Sé, si annidano i germi di molte patologie psichiche. Tutte queste influenze sono state manipolate, volenti o non volenti, finanche dalle istituzioni religiose..
In fondo, anche nella vita di tutti giorni una dottrina come quella Cattolica è divenuta un peso non indifferente per la nostra integrità mentale; e questo vale un po’ per tutte le religioni monoteiste. Ad esempio nel cattolicesimo ufficiale, la ‘teologia della croce‘ è stata un’invenzione del cristianesimo di San Paolo completamente diversa dal simbolismo originario della “Croce” all’interno dello gnosticismo, una corrente che invece si apriva in modo del tutto catartico al mistero del “Cristo” e del cosiddetto “corpo mistico” e della vita eterna. All’opposto, la croce insanguinata e carica di sensi di colpa che conosciamo noi tutti, in particolare, possiede i germi dei principali turbamenti della psiche: vedi la concezione patologica dell’amore come sacrificio, nella sua componente masochistica ed autosvalutante, oppure la catena dissociante e sminuente dei perenni sensi dei colpa e della concezione autolesionistica del perdono al costo di tutto, fino alla concezione patologica del rapporto con il corpo e con il sesso, ecc… Tutte queste angustie si formano perché l’uomo, nella sua educazione morale, non fa altro che scindere il suo Sé in una miriade di impulsi e andamenti psicologici, la maggior parte dei quali non gli appartengono… a dispetto dell’unica vera Forza che alberga dentro di sé, uno spettro di se stessi che è possibile trovare solo se ci si mette in risonanza con la propria energia interiore in grado di risvegliare la nostra vera ed “unica” natura! Dobbiamo sempre tenere a mente, infatti, il Cristo come “simbolo/archetipo” prodromico alla “Resurrezione”. Nondimeno, il Cattolicesimo col tempo ha finito per trasformare gli ‘amanti del divino’, dell’invisibile, in “adoratori della croce” ..fine a sé stessa, invece che adoratori della Resurrezione; tant’è che i Cristiani non sanno spiegare il senso dell’esperienza del Cristo, cioè il processo Nigredo/Albedo dentro di noi per essere come Cristo..
In sostanza, il mondo del femminino (simboleggiato dallo “Spirito Santo”) represso/soggiogato/negato nell’animo umano, era originariamente onnicomprensivo e materno (con “tutti” i suoi figli non divisi in buoni e cattivi). La controparte psichica fu allora separata in mascolino e femmineo, cosa che disinnescò il potere dell’androginia primordiale. Tutto ciò creò i presupposti per generare, attraverso la dominazione del mascolino, una religione misogina, controllante e giudicante, basata sulla “punizioneche nega ilperdono per comprensione”… Si tratta di una teologia che sembra non ritrovare mai davvero gli insegnamenti di Yeshua, l’Uomo in cui l’androgino unito a “DioPadreMadre” si era ricomposto (così come era accaduto a Buddha Gautama secoli prima), e che quindi era in grado di indirizzare lo “Spirito” a comandare di ‘smettere’ verso chi «semina distruzione e morte»… come tra l’altro fece lo stesso Gesù con S.Paolo. In effetti, storicamente parlando, Paolo di Tarso rimase schiavo di ‘una parte della propria evoluzione’ non riuscendo mai a diventare vero “fratello” del Cristo, non comprendendo mai il ruolo del femminino sacro (lui che secondo alcuni storici era un omosessuale represso…). Così, anche dalle turbe di un apostolo nacque il Cattolicesimo, poco evoluto rispetto all’Ebraismo, e il “Regno del Cristo” – quello del “matrimonioin Dio tra Mascolino e Femmineo, tra Dio e Uomo, tra “Spirito” e “Materia”, tra ogni singolo e tutti come quello che sarebbe dovuto essere tra il Cristo e la Chiesa – non arriverà mai per i successivi 2000 anni, perché ne viene fatta una pantomima di riti per uomini che devono restare maschi alfa, ma castrati, e che aspettano di essere dominati dallo “Spirito”, senza capire l’essenza del Cristo (che è già anche “Spirito”, già in grado di guidare con la sua Volontà di “Uomo Nuovo”, in cui il femminino sacro è ricompreso e non rigettato)

A questo punto è chiaro come “Io Sono” sia stata la risposta nella mente di Dio alla sua prima consapevolezza precedentemente l’inizio della sua creazione: quando Egli è consapevole solo di Sé stesso. “Io Sono” però era anche l’articolazione in Dio della sua conoscenza del suo Sé come distinta da tutt’altro o da tutti gli altri… dall’inizio di qualsiasi perturbazione energetica e “correlazioni tra eventi” quantistici.

Ogni vero illuminato ha intuito e sperimentato nel proprio Sé questo stato di coscienza trascendentale e divino. E ogni religione ufficiale e istituzionale ha invece sempre ostacolato questa rivelazione “autonoma”!

Una cosa possiamo qui svelare: secondo ciò che viene tramandato dalla Tradizione Primordiale (quella egizia-sumera o la “Gnosi” per capirci) l’anima umana è segretamente una “stella” (un fulcro di energia purica – una certa “armonica e coerente” onda vibrazionale) decaduta nella materia corporale (nell’illusoria percezione di una mente senziente). Gli antichi saggi asceti parlavano infatti di un “Corpo di Luce” (“Corpo Mistico“) che doveva essere reintegrato per vivere in stadi energetici più consoni alla sua vera natura (cosa questa che non ha nulla a che fare con la fuffa della New Age). Questi atavici insegnamenti della Tradizione Primordiale sul cosiddetto “corpo di luce” erano una sorta di “scienza santa” che i sacerdoti israeliti di Melchisedec (poi Esseni), già dai tempi di Mosè, ereditarono dai Sacerdoti di Horus-Mezdau (Ahura Mazda) del tempio di Heliopolis. Questi erano i custodi del segreto dell’energia-Zed di Osiride: ossia la liberazione delle energie divine nell’uomo attraverso l’emissione di un fascio di energia elettro-magnetica che fluisce a doppia spirale lungo l’asse dorsale dell’uomo. La corona di spine indossata dal “Cristo” è una potente allusione all’occulto potere bioelettromagnetico latente nella spina dorsale umana, potere che, noto come risveglio del doppio “serpente Kundalini” nella tradizione esoterica induista, e simboleggiato dal caduceo mercuriale in quella ermetica, è capace di riattivare i sette Chakras (vortici eterici) o le 10 Sephiroth (potenze di luce) dell’Albero della Vita interiore.
Ebbene, la religione della Luce di Ahura Mazda e del suo Profeta Melchisedec, era un’atavica Tradizione che grazie ai sacerdoti bianchi del Mar Morto ha influenzato tutto l’esoterismo del MedioOriente e dunque dell’Occidente. Melchisedec, detto anche “l’angelo di Giove” o “l’Angelo di YHWH”, è una “potenza cosmica“, come ci hanno svelato i Rotoli di Qumran. Egli era l’Archetipo del Sacerdote assoluto, era il Profeta o il “Messia” nel senso di ‘vibrazione cosmica consapevole’ e trascendentale (se ragioniamo secondo il concetto gnostico di “Eoni“, le “intelligenze eterne” emanate dal divino “Pleroma” – da cui sgorga l’ ‘eLoHiYM della gnosi cabalistica ebraica, per intenderci). Oltremodo, in Melchisedec si trova la personificazione del termine “Sadoc” (tsawdak = Giustizia) che ha significato di “Re di Giustizia” (meh’-lek + tsaw-dak). Pertanto, Melchisedec collega a se gli attributi di Re e di Sacerdote sulla base di questa associazione letterale come Re di Giustizia, e come sommo capo dei sacerdoti capostipite del “sacerdozio eterno“. La figura di Melchisedec oltre a comparire poche volte nei Testi è allora un mistero quasi insondabile sia per il Vecchio che per il Nuovo Testamento, una personificazione che ricopre una funzione importantissima e che appare paritetica se non perfino superiore a quella di Yeshua. Esplicativa è la “Lettera agli Ebrei”, che interpreta la funzione sacerdotale di Yeshua paragonandola proprio a quella di Melchisedec: Ebrei 5:6 «Altrove egli dice anche: “Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec”». Oltretutto i manoscritti di Qumran indicano gli “eletti” come i “Figli di Sadoc“, sia per indicare una stirpe di sacerdoti eletti sia per l’intera comunità qumramiana. Dunque, Melchisedec (“Re di Giustizia”) può essere considerato un altro nome (archetipico) di Yeshua, un nome che oltre ad assegnargli una funzione sacerdotale gli conferisce anche una funzione regale per discendenza e per nascita sovrannaturale, come accadde anche al fanciullo Melchisedec. Si tratta dunque di un sacerdozio eterno, come citato nella “Lettera agli Ebrei”, che libera lo stesso Melchisedec dall’ombra dell’oscuro “Re di Salem”… in realtà mai esistito. Nel “Salmo 110:4” è allora descritta l’unica via: «YHWH ha giurato e non si pente, tu sarai sacerdote al modo di Melchisedec»; dire il “modo” significa dire “la Via”, in ebraico “Divrati”. Nel testo ebraico è: «Atta kohen la olam al divrati Melchisedec», dove se rivocalizziamo “Divrati” con la lettera O diventa “Divorati”… ed è questa la Via suprema: «se non mangiate la mia carne (vostra) e bevete il mio sangue (vostro), non entrerete nel Regno dei Cieli». È per questo che Isaia (40, 3-4) dice: «Tracciate dritto nella steppa un cammino per il nostro Dio! Ogni vallata venga colmata, ogni montagna o collina venga spianata!» La “Via è schiacciante! È estrema! Una scelta ultima ed insolubile! Bisogna spianare noi stessi, combattere l’ego e tutti i nostri demoni piantati nel subconscio. La via non è riempire ma svuotare, la nostra vita deve essere spoliazione, lasciar andare per rinascere, sacrificare la mente egoica per riabbracciare il Sé spirituale. Abbandonare tutto, senza eccezioni, in nome di un equilibrio che sia una trasfigurazione ultima! La trasformazione alchemica passa dal Nome datoci secondo le influenze arcontiche di questa dimensione terrena, al Nome trascendentale che ci aveva invece assegnato l’ ‘eLoHiYM alla nostra origine, una metamorfosi che passa per il “risveglio della mente” e che ci permetterà di compiere il nostro destino, secondo i nostri talenti… una progressiva levatura che passa dallo stadio materiale a quello energetico-spirituale!
La vita di tutti giorni, quella immersa nel Sistema, è indirizzata alla soddisfazione dei desideri dell’Ego, in preda agli impulsi siamo accecati da una falsa volontà egoistica. Piuttosto, il vero “Iniziato“, la vera “Via” all’ “Illuminazione” (Buddha) e alla “Resurrezione” (il Chrestòs) comincia con il resistere alle illusioni materiche dei sensi e della mente, nel pieno centro della “dimensionalità di esseri umani” (Corpo, Cuore, Mente, Spirito). La vita dell’Iniziato è una razzia di sé stesso, non arricchimento come ce lo vendono i sedicenti maestri del benessere, del relax, della legge dell’attrazione, ecc… La vita dell’Iniziato è sobrietà, è equilibrio, è accettazione dei rovesci del destino, è saper attendere con consapevolezza i frutti del lavoro fatto nel profondo di sé, giacché in questo senso più si è deboli fuori più si è forti dentro. Ecco che la “Via” non è vivere al meglio, ma “morire” al meglio! Cosa importante è che la Via non è riempire, colmare o farcire ma svuotare e sgombrare! Allo stesso tempo la “Via” non è scongiurare la morte tramite il benessere, ma lottare la morte andandogli incontro per una morte/passaggio datrice di Vita! Per questo la “Via” non è attrarre cose positive, ma ciò che è funzionale a “morte e resurrezione”: diventare innanzitutto esseri umani “giusti” e “nuovi”! Sacrificare tutta la nostra parte egoica significa soffrire, una “Passione” fatta di sofferenza ma per la gioia della rinascita.
Quando il Messia verrà (quando cioè l’Eone del Christòs scenderà nella nostra Coscienza Collettiva e dunque passando per l’Inconscio entrerà in noi), Egli distruggerà l’Inconscio Collettivoe quindi lementi individuali“. E questa sarà la fine dell’illusione! La presa della “Coscienza Cristica” farà con la ‘forza’ ciò che gli iniziati hanno sempre fatto a se stessi con la giustizia.

Ebbene, il risveglio di quel latente potere energetico insito a livello psico-fisico dell’essere umano era la testimonianza della divinità (la vibrazione cosmica creatrice, l’energia vitale onnipervadente l’universo ed onnisciente… simboleggiata dall’Archetipo del “serpente” e dell’energia Kundalini) di cui è composto l’uomo e che deve essere ricercata dall’Iniziato per trasfigurare il corpo fisico nella numinosa frequenza del “corpo mistico“. Questo era possibile per mezzo del sacrificio dell’ “Ego” al fine di immergersi piuttosto nella “Volontà” dell’ “Esseità” divina, attraverso uno stato di coscienza medianico. Si tratta del momento in cui il nostro “Io” prende consapevolezza dei suoi svariati impulsi esistenziali, e costruzioni mentali, e torna a riunificare tutto se stesso in un nuovo e superiore “” superando l’ “illusione” di questo mondo (accettando, “lasciando andare” e sorpassando tutti quegli aspetti psicologici che lo gettano nello scompiglio emotivo e nel disordine mentale), abbracciando la Coscienza Cosmica in un’unica Volontà e trasfigurandosi quindi in un altro stato di coscienza (“Coscienza Cristica“): è il conseguimento di un superiore livello dimensionale per così dire, tanto da trascendere il nostro mondo ed essere in grado di oltrepassare i multiversi dimensionali fino all’ “Esseità” cosmica… questo era il senso originale della rinascita di Yeshua nel nuovo “corpo mistico” in seguito al sacrificio della “Croce“, oltre il proprio “Ego“, per accogliere nel profondo dell’animo il Sé Creatore.
Il corpo fisico dell’uomo è la “percezione” di un immagine olografica cristallizzatasi del suo vero “corpo luminoso“… che un tempo era il suo, quando risiedeva ancora nel “campo del potenziale”. Passato per il Campo di Punto Zero, questo ‘corpo fisico’ è “animato” sulla nostra dimensione da una sorta di “insieme eterico” (Campi elettromagnetici e quantistici). Perciò gli esoteristi e la Gnòsi studiavano e parlavano della “fiamma della coscienza“, ovvero il “Serpente di Fuoco“: di fatto il “fuoco cerebrospinale“, le ghiandole endocrine, il sistema nervoso e il sangue corrispondono a un aspetto eterico, a ciò che le misterosofie consideravano una “luce eterica”… l’energia residua rimastaci che ci lega alla Vibrazione divina.

Riuscire a ricongiungersi con l’Esseità divina significa, ovviamente, travalicare la duplicità cosmica (la forza espansiva e contrattiva della natura – lo Yin e lo Yang), la dualità che è insita nella nostra dimensione materiale – il “dialogo sottile” tra Coerenza e Non Coerenza elettrodinamica nei Sistemi quantistici. Per capirci meglio: la separazione insita alla “Dualità” ci serve per realizzare, in tutti i sensi, che esiste appunto il Bene e il Male e che il Bene è preferibile… Questo desiderio di positività, nel senso di ricerca di una felice auto-realizzazione, è un’immensa energia latente nell’essere umano che lo spinge a riconnettersi con la Divinità: come accennato, è ciò che in Oriente chiamano Kundalini e che la Cabalà chiama “Boré“! Come sappiamo, con il termine Kundalini si intende l’energia residuale della creazione (meglio nota come “Shakti“) che si trova in ogni essere umano. In particolare Kundalini corrisponderebbe alla “forza generativa” in contrapposizione alle altre due forme di energia tradizionali cioè “Prana” (o energia vitale) e “Fohat” (o energia di movimento). Il simbolo più usato per rappresentare la Kundalini è il serpente, che assume così il simbolo di conoscenza. Fin dall’antichità, il serpente è stato considerato simbolo di trasformazione, grazie alla sua capacità di mutare la pelle ed è stato associato al benessere fisico, spirituale e all’illuminazione.

Ebbene, per riaccendere questa energia c’è bisogno di tanto Amore, ossia di quella forza della natura che i saggi asceti chiamano “Luce“: qualità del dare in assoluto… stiamo parlando di ciò che la Cabalà chiama “Borè“. Il Borè è l’esseità del Creatore. Unione delle parole “Bo” – ““, letteralmente: “vieni e vedi“. Dunque abbiamo: la Borè forza della natura, Luce, qualità del dare in assoluto, di Amore (energia attiva/positiva/coerenza-ordine  + ) / e poi c’è la Creatura forza di ricevere quello che crea il Borè, Desiderio di contenere la Luce (energia passiva/negativa/non coerenza-disordine  – ). Il fondamento di questa energia è il “Desiderio“ purico… intatti questo Bene primario non ha riempito il Desiderio dell’Uomo, perché i due elementi si annullano (+  -). I cabalisti ci dicono infatti che la Creatura è già piena di Bene e Amore, ma:
1) la creatura non sente tutta questa beatitudine. Se gli mancasse questa Luce per una volta, allora lo sentirebbe, ne avrebbe consapevolezza… Così il desiderio materiale dovrebbe essere sostituito dal Desiderio per la Luce.
2) non abbiamo un desiderio autonomo che proviene dalla Luce che è in noi. Dobbiamo risvegliarlo.
D’altronde l’uomo, caduto nell’olografica dimensione materiale, è al punto della disconnessione e del distacco totale della Luce, cosa che, appunto, porta la Vita a scendere nella materialità (“questo mondo”). Invece di avere un Desiderio che ci unifica, abbiamo un desiderio che ci separa. Ma questo è anche un punto di forza: sentire noi stessi e non il Borè significa in un certo senso sviluppare vari desideri all’interno del teatro della Vita… fino al punto di squalificarli uno ad uno – attraverso l’ “accettazione“, il “lasciar andare” e il “sacrificio/disidentificazione” dell’ “Ego” – per riuscire a sentire finalmente solo l’Esseità trascendentale e sviluppare correttamente il proprio libero arbitrio. Pertanto, in un certo senso, dai desideri materiali e attraverso le loro connessioni, ci rendiamo conto che essi ci riconducono all’Unità dell’esseità nell’Essere e nell’Universo… questo perché sappiamo bene che l’Adam ha lo scopo di fare esperienza in seno all’evoluzione. Infatti: Adamo = Adamè = “assomigliarsi”: realizzazione dell’essenza della vita attraverso la connessione con il Borè e l’Amore totale.
Ecco che l’ “Anima” (il Campo ElettroMagnetico Informato e soggettizzato) è il “Desiderio” di rivelare il Borè, il punto nel Cuore. Secondo i saggi dobbiamo allargare questo desiderio con la nostra “Volontà” sino a colmare la mancanza  primordiale: quella di identificazione con il Borè. Innalzarsi in questa scala significa allentare i vincoli con la percezione di questa realtàinnalzarsi al di sopra dell’Ego e creare un sistema di connessioni fra di noi che non dipenda da esso. In questa Volontà (che coincide con la Volontà della Coscienza cosmica) iniziamo a sentire fenomeni nuovi e un desiderio genuino per la spiritualità. Per giunta, se io desidero una cosa la devo conoscere; allora, nel Desiderio di “ricevere“ c’è un’adesione totale tra il Borè e la Creatura. Nondimeno, la Creatura non ha il mezzo di sentire se stessa, e il desiderio di ricevere è l’elemento opposto (-) al dare in assoluto (+ , Borè), che ci permette l’autonomia e l’autoconoscenza. In effetti, il Desiderio generale di ricevere, cioè di sentire il Borè, si chiama “Anima“. Questa Anima è separata dal Borè, ma all’interno di questo desiderio c’è la Luce, che è quello di reintegrarsi col Borè. All’interno dell’uomo ci deve però essere questo desiderio di ricevere, e serve autoconsapevolezza.
La Cabalà ci insegna inoltre che non bisogna diventare schiavi della forza di “Dare” (scintilla divina in noi) e della forza di “Ricevere“, ma bisogna dominarle e indirizzarle. In ogni caso l’unica cosa che è stata creata è il “desiderio di ricevere“… tutto dipende da esso! La Creatura, dipendente da questo Desiderio, può trasformarlo e potenziarlo.
C’è solo una cosa che ci differenzia dal Borè: il pane della sofferenza e della vergogna. Infatti la Creatura non può essere come il Borèla Creatura allo stato attuale non può dare, ma solo ricevereNon c’è una creazione che possa soddisfare questo Desiderio di per sé, ma la Creatura attraverso il discernimento può ricreare tale legame (ed era proprio lo scopo iniziatico del “Mistero della Croce” e della Ierogamia: serve infatti la disidentificazione dall’Ego fino a riacquisire lo Spirito che prenderà il posto dell’Anima e ci trasmuterà di nuovo in un Figlio della Luce).

Ad ogni modo, noi possiamo fare una scelta solo attraverso una separazione, un contrasto fra bianco e nero. E questo fatto è un qualcosa che spiega anche la “sofferenza” per la vita umana. Infatti, essa non appartiene all’Uomo, ma all’Ego… una volta che ci si è sbarazzati di questo, non v’è sofferenza! Si soffre per le presunte cose ed accadimenti negativi di questo mondo, ma vi è sofferenza solo perché noi siamo troppo attaccati a quelle cose e a quegli accadimenti, ivi compreso il corpo materiale. Bisogna saper stare nel mondo, ma allo stesso tempo distaccarci da esso.

Il problema del riempimento (“desiderio”) è il problema più importante, centrale e più grande dell’umanità: qualsiasi cosa ci arriva non ne siamo soddisfatti e quasi sembra non corrispondente al nostro desiderio… cosa che non ci fa mai godere del piacere (vedi le “Quattro Nobili Verità” del Buddhismo). La saggezza della Cabalà sta nell’accrescere il desiderio, la nostra mancanza, il nostro riempimento e il nostro piacere in qualità.
Ebbene, il simbolo della “Croce” incarnava il simbolismo esoterico della “Coscienza Cristica” e dell’energia vitale che fondeva il desiderio purico dell’essere umano all’universo divino, e che la Tradizione associava ai culti del Serpente (i nostri “Antenati” custodi della Conoscenza iniziatica). Figuratevi che 6.000 anni prima di Cristo, i Sumeri individuavano nel cosiddetto Pianeta X il luogo da cui provenivano i loro dèi (gli Anunnaki egiziani), e si chiamava Nibiru… che significa “pianeta dell’incrocio”, tant’è che il simbolo di quel pianeta è esattamente una croce. E mi fermo qui. Certamente, la “Croce” era il simbolismo della creazione divina: la Bibbia afferma che «In principio era il Verbo…», quindi il simbolo principale è il punto inscritto nel cerchio, ossia la vibrazione cosmica di Dio, che in astrologia è rappresento dal “Sole” e che per l’iniziato aveva significati fondamentali (infatti per alcuni è la manifestazione stessa della divinità). A quel punto la Coscienza cosmica del Vuoto neurale crea: la “Genesi” ci dice che la prima cosa che fu creata fu la “luce” – punto inscritto – poi furono separate le acque in basso da quelle in alto – il punto si muove in verticale creando i primi due elementi – ed in seguito in basso le acque si ritirarono per lasciare posto all’asciutto – lavoro orizzontale con gli ultimi due elementi: a questo punto laCroceè completa… tant’è che in seguito germoglieranno le piante – opera lunare – e così via per tutta l’evoluzione… Infatti, la “Quaternità” delle estensioni della Croce è un Archetipo fondamentale nella Tradizione Primordiale, è una sacra numerologia che ha a che fare con la creazione di un nuovo Sé, ergo di un nuovo mondo (con i suoi “quattro elementi naturali” costitutivi – Fuoco, Aria, Acqua, Terra – e con i quali è stato creato/plasmato l’essere umano).
Come già accennato nel 2016 i ricercatori hanno scoperto che la forma di un leggero fotone somigliava all’antico simbolo della Croce Solare mesopotamica, cosa che sembra confermare la ‘Croce’ come Archetipo del Campo Morfico alla base di ogni realtà metafisica o terrena. Alcuni anni prima gli scienziati hanno introdotto la teoria dell’ “Amplituhedro” (una struttura geometrica che consente il calcolo semplificato delle interazioni tra le particelle in alcune teorie del Campo Quantico): se duplichiamo e ruotiamo un Amplituedro esso forma una Merkavah, cioè un Campo contro-rotante di Luce, attivato dalla rotazione di vibrazioni con forme geometriche specifiche che influiscono simultaneamente sulla nostra coscienza e il nostro corpo: è un “veicolo/carro” che può aiutare la mente il corpo e lo spirito ad accedere e a sperimentare altri piani di realtà e potenziali di vita.

La “Croce“, nella sua divisione, definisce lo spazio neiQuattro Punti Cardinali“, dunque la funzione spaziale e orientativa. Attraverso l’alto/basso/destra/sinistra pone l’uomo come mediazione tra la spiritualità al di sopra, la parte terrena, e le funzioni destra/sinistra del proprio emisfero cerebrale.
L’Archetipo assoluto ad indicare l’Esseità divina al centro e il resto della creazione lungo la sua emanazione, è proprio quello della Croce che fin dall’alba dei tempi viene rappresentata con il punto centrale e i quattro punti “angolari“: i 4 elementi della creazione e la “Quintessenza” quale perno. Si tratta di un archetipo assiale, giacché la manifestazione divina trova la sua espressione sulla croce dello zodiaco e sullo spazio astronomico del cosmo. Dietro la simbologia della Croce ad esempio troviamo anche quella della “Svastica” (che ovviamente non ha a che fare con le ideologie naziste), infatti la forma di quest’ultima nasce nell’antichità, osservando la posizione dell’Orsa Maggiore nelle quattro stagioni (così come l’Orsa Maggiore si dice sia la “Casa” dalla quale provengono certe divinità…). La Svastica corrisponde al nostro cerchio con un punto al centro: ovvero il centro immobile dell’Essere e la periferia del Divenire: cerchio e punto al centro, essere e divenire, centro e periferia: un simbolo assiale come fulcro della beatitudine raggiunta dal nostro Sé illuminato e connesso alla forza divina.
Tornando nello specifico alla Croce, alcuni reperti preistorici sono stati rinvenuti addirittura dell’età neolitica (vedi la “rosa camuna“), ma le prime croci che la storia archeologica ricorda risalgono all’antica Mesopotamia, in particolare erano simbolo del dio prima sumero, poi degli abitanti di Tiro, Tammuz, rappresentante fondamentalmente l’organo genitale maschile (Tammuz non era altro che il dio della Fertilità).
In epoca egiziana, la “croce ansatica” era la raffigurazione del ‘dio Sole‘ che veniva associato all’idea primaria della vita. Il termine ansatica deriva infatti dal geroglifico “Ankh“= Vita.
In alcuni disegni tibetani la croce è rappresentata come una “Swastika” in cui le braccia appaiono sovrapposte a simboleggiare la copula tra l’uomo e la donna, quindi il momento della creazione della vita umana.
Nella mitologia azteca di Tlaloc, dio della pioggia e dell’oltretomba simboleggiato dall’ “Albero della Vita“, la Croce era il simbolo di raccolta in un unico “centrodei quattro punti cardinali che, secondo il mito, il Dio supremo aveva affidato in custodia ai suoi quattro figli.
Nella cultura occidentale, la Croce che noi conosciamo deriva dallo “stauròs” che è un palo piantato diritto e appuntito, utilizzato per gli usi più disparati, come quando con una tavola orizzontale la si usava per il supplizio dei condannati… oltre la mondanità dell’Ego.

La “Croce” per gli gnostici è la rappresentazione di una legge universale invariabile che copre tutta la gamma, tutti i fatti della Natura, senza alcuna eccezione.
Chi conosce i fondamenti della Chimica sa che la reazione degli elementi avviene solo incrociandone alcuni con altri. Per esempio, la formula chimica dell’acqua H2O, è semplicemente l’incrocio di due molecole di idrogeno e una di ossigeno cosicché l’acqua, culla della Vita, è il risultato della Croce. Il potere di produrre acqua è nella “croce dell’idrogeno e dell’ossigeno”.
L’armonia nel cammino di un sistema di mondi, dipende dal punto magnetico cruciale in cui le due forze centrifuga e centripeta sono in equilibrio. Cosicché il potere che sostiene i mondi è nella croce magnetica degli spazi.
Una cellula maschile chiamata spermatozoo s’incrocia con una cellula femminile chiamata ovulo e da questa croce risulta l’essere umano. Dunque, l’uomo è il risultato della croce tra lo spermatozoo maschile e l’ovulo femminile.
Anche quando lo sguardo di due amanti s’incrocia, allora, la croce magnetica degli sguardi mostra e dimostra che il potere si trova ancora una volta nella croce.
Abbiamo visto come dentro ognuno di noi si trova un punto matematico.. Tale punto (lo spirito di Dio) non va mai ricercato nel passato e tantomeno nel futuro. Chi vuole scoprire questo punto misterioso deve cercarlo dentro se stesso qui ed ora, proprio in questo istante, non un secondo prima, né un secondo dopo… Le due aste della “Croce“, la Verticale e l’Orizzontale, si incontrano in questo punto (tutte le estensioni spazio-tempo, i quattro elementi Naturali e le dimensioni psico-fisiche dell’essere umano convergono al centro). Dunque, d’istante in istante, ci troviamo di fronte a due strade: l’Orizzontale e la Verticale…
– Quella Orizzontale è il cammino di tutti coloro che seguono la corrente
– La Verticale è la strada dell’intuizione emotiva, dei ribelli intelligenti, quella degli anarchici, dei rivoluzionari…
Quando ci ricordiamo di noi stessi, quando lavoriamo su noi stessi, quando ci disidentifichiamo con tutti i problemi e le pene della vita, di fatto, seguiamo il Sentiero Verticale… Certo, non è mai un compito facile eliminare le emozioni negative, perdere ogni identificazione con il proprio modo di vivere radiante una Non Coerenza elettrodinamica, con i problemi di tutti i tipi, con gli affari, i debiti, le cambiali da pagare, le ipoteche, il telefono, l’acqua, la luce, ecc.. ecc… tuttavia il “sacrificio dell’Ego” è la sola via per rinascere ad un nuovo Sé in grado di integrare in sé stesso perfino la divinità.
Nulla può venire all’esistenza senza il potere dalla Croce: senza di essa, non esiste nulla di nuovo, né potrebbe trasformarsi l’antico. La croce racchiude il mistero di tutti i poteri immaginabili, che siano questi fisici, intellettuali o morali. La croce degli gnostici è il potere dell’universo e costruisce atomi, molecole, cellule, organi, organismi, mondi e sistemi di mondi. Come nell’aspetto intellettuale è la croce delle idee che produce nuovi stati di coscienza, così nell’aspetto morale o sensoriale è la croce il potere che causa tutte le sensazioni meravigliose che nobilitano e danno dignità all’anima.
In sostanza: è la croce del pensare e del sentire, in accordo e armonia perfetti, che permette di sviluppare il lato mistico e spirituale dall’esistenzaTale energia è latente nell’essere umano e risiede alla base della colonna vertebrale e incrocia tutti i Chakras del corpo fin nel profondo della Coscienza. Ecco che l’intento iniziatico dell’illuminazione è quello di vivere la nostra piena dimensionalità di esseri umani, vivere cioè in umiltà e reverenza con le “quattro dimensioni della vita umanasul punto d’incrocio centrale di un nuovo Sé integrato, dove si esperiscono inconsciamente le energie tra Corpo (vivere), Cuore (amare), Mente (imparare/comprendere), Spirito (essere).

La Croce, con i suoi due assi incrociati nei quattro estremicrea tutte le dimensionalità dell’universo. Dalla Dualità intrinseca dell’ “asse” stessa (i due punti estremi), che diventa di fatto la caratteristica creativa della nostra realtà, si formano:
– l’asse del tempo (immaginiamo quello orizzontale secondo un punto di vista frontale – corrisponde al campo magnetico),
– l’asse dell’energia (quello verticale alla vista – corrisponde alla massa, ed è la dimensione che “oscilla”, tra fotone e antifotone creando l’attrito per il campo gravitazionale),
– e poi ci sarebbe anche l’asse dello spazio (ossia quello diretto verso il nostro punto di vista – corrisponde al campo elettrico).
Da qui, per proiezioni geometriche, si giunge alla morfologia cubica del nostro universo: la nostra dimensione tridimensionale ed olografica.

Insomma, per capirci bene, dobbiamo tenere a mente che il rito più importante e catartico di ogni scuola d’Illuminazione e Iniziazione è appunto quello della “Croce“. La Croce sta alla base della generazione spiralica che forma il “Toroide“, ossia l’evoluzione di base di tutta la morfologia dell’Universo, a partire dalle energie sottili (vedi le dinamiche vibrazionali della Coscienza o delle onde cerebrali e cardiache come mente ed emozioni) fino alle forze naturali che costituiscono la Natura dell’universo (gravità, elettromagnetismo, ecc…). Questa dinamica energetica è alla base della formazione del nostro Universo olografico fino alla conformazione del nostro DNA. Nell’essere umano c’è un “centro di controllo” di questo serpentino/spiralico flusso d’energia presieduto dalla ghiandola dell’Epifisi – la famigerata Ghiandola Pineale – e contenuto da tutti i centri energetici del corpo (Chakra). Studi scientifici indicano che la colonna vertebrale (contenente fluido cerebrospinale che è conduttivo e che si lega alla ghiandola pineale) agisce come un’antenna naturale, e che il DNA serve come un’antenna frattale capace di operare a varie frequenze diverse e simultaneamente. Allo stato ordinario però, questo flusso di energia (Kundalini/Borè) è sedato e latente nel nostro Campo BioElettroMagnetico; si tratta tuttavia di una fonte di energia che può essere riattivata attraverso la Meditazione profonda e che una volta riacceso il flusso del suo stesso Campo Purico, si converte ed ottimizza in una sorta di “stargate“: una specie di involucro di energia in grado di trasmutare la biologia dell’essere umano, che iniziando a vibrare di frequenze più alte, si trasfigura e trasforma in una sorta di “stella” di energia – un “corpo di luce” che permetterà al nuovo “Io” Superiore di “ascendere” in tutti i sensi!
Ebbene, per poter ascendere, c’è bisogno che le forze energetiche convergano tutte in un punto: nel centro della Croce – quando cioè il serpentino flusso delle emozioni e dei pensieri si equilibra nella consapevolezza della “Coscienza Cristica“. Infatti ogni Campo Purico alla base di Tutto è un Toroide con quattro flussi: queste emissioni si effondono equilibrandosi… Principalmente una corrente, dal centro, si dilata verso nord, e un’altra va all’opposto verso sud, creando due coni spiralici antitetici secondo la “Via Verticale” – quella dell’ascensione. Poi, un’altra corrente andrà verso est con l’altra opposta verso ovest, creando gli altri due coni spiralici secondo la “Via Orizzontale“. Si crea così una sorta di Croce, appunto, che dirige i flussi energetici del Toroide dando forma ai 4 elementi naturali, fino al Cubo olografico che caratterizza la ‘dimensione‘ morfologica del nostro Mondo (il nostro relativo piano dell’esperienza)…  Ovviamente, siccome l’evoluzione vibrazionale è sempre la stessa per tutti gli stadi energetici, questi quattro vettori creano anche le dinamiche psico-fisiche del Campo Purico di eventuali forme di vita che hanno generato, ecco perché nel caso dell’essere umano la Via Verticale è quella dell’ascensione: giacché è la frequenza che vibra nella ‘presenza‘ dell’ “Io Sono l’Io Sono” e che ci connette con le frequenze iperdimensionali dell’Esseità divina.
Oltremodo, è chiaro che nel Tutto si viene originariamente a creare un Campo Purico fatto da vibrazioni che si contrappongono lungo versi opposti, perché ogni cosa è governata dalle dinamiche della “Dualità” (Coerenza/Non Coerenza elettrodinamica – Luce/Oscurità – fotone/antifotone – materia/antimateria). Ecco che l’unico punto in cui la Dualità si azzera è proprio il centro della Croce: quindi l’Iniziazione stava nel trasfigurare la materialità, ossia la dualità olografica della matrice dell’Universo, e ricomporre la separazione della Dualità fino a convergere verso il “centro“: in un “Sé” ormai integrato nell’occhio del ciclone, cioè nel centro della Forza… dove tutto ha origine e ritorna in uno stato immobile di “presenza eterna” (la Vita Eterna della Coscienza Cristica: l’inphinito diffuso dal vettore a spirale che crea Tutto). In quello stato di coscienza, l’Io ha ormai abbandonato gli aspetti materici dell’ “Ego” per abbracciare un nuovo Sé Superiore ormai connesso con l’Esseità divina… si tratta della vibrazione cosmica dell’energia Kundalini ormai riattivata e che, propagandosi (serpentinamente) per la Via Verticale, è alimentata proprio dalla “Forza di equilibrio” al centro della Croce, dunque dalla trasfigurazione in un nuovo “Corpo Mistico” oramai oltre la dualità e la materia (giacché mette al primo posto l’ascensione della Via Verticale rispetto alla “Via Orizzontale” che non di rado ci fa cadere nell’attaccamento, nel giudizio e nell’egocentrismo… dunque nella materia). Con questa nuova “veste” del Sé siamo allora immersi nella Coscienza Cosmica… tanto che la Volontà di Dio e quella del nostro Io coincidono… tanto da divenire un’unica Coscienza Cosmica onnipervadente ed onniscente!

Insomma, la ghematria cabalistica del Mantra “Io Sono l’Io Sono” riconduce alla matrice morfologica del Dodecaedro che si forma nella tridimensionalità della Dualità del nostro Mondo, un’antitesi energetica generatasi dalla fonte primaria che è la Croce, la stessa e unica fonte in grado quindi di estinguere ed annullare quella stessa duplicità (infatti Yeshua il “Cristo” è il Signore della “Non-Dualità”).
Ad ogni modo quella duplicità, nel suo dispiegarsi e ramificarsi nell’Albero Sephirotico della Vita e dell’esistenza, rimane alla base dell’estensione cubica, in primo luogo, della matrice del nostro Mondo materiale, poi sotto altre dinamiche, del nostro DNA, fino allo stesso Campo Purico dell’essere umano – che se “annullato/equilibrato” nel momento in cui riesce ad estinguere la Dualità, si trasforma in quel corpo di luce in grado di riconnetterci allo stesso linguaggio dell’universo divino, ossia proprio alle dinamiche spiraliche del Toroide che serpenteggia sulla Croce… fino all’assoluta Esseità trascendentale e divina..
Di fatto, la Dualità governa tutto il dispiegarsi della nostra dimensione olografica (l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male): nel ramificarsi dell’evoluzione l’atomo si divide… e così anche l’ ‘aDaMaH (ossia l’Adam Kadmon androgino che contiene sia l’ ‘iYs -energia mascolina- che l’iSaH -energia femminea- ancora a livello di “possibilità” nel “Campo del potenziale” di ‘eLoHiYM). Poi l’Adam è disceso nell’Eden manifestandosi sul piano relativo dell’esperienza, e in quel momento, come l’atomo, egli giustappunto si divide e si sviluppa nell’esperienza psico-fisica, stavolta effettivamente e fattivamente sul piano materiale di YHWH: in primis è la sua psiche a distinguersi nelle propensioni del mascolino e del femmineo, e poi vengono a prendere “forma” pure i due ‘generi diversi con la “costola/ombra” del Mito di Adamo ed Eva. Questo farà si che Luce e Tenebre (Bene e Male) diventino indispensabili nel meccanismo del “libero arbitrio” creatosi sul relativo piano dell’esperienza che è il nostro Mondo con la nostra Vita (per noi esseri umani che siamo infatti un’avanscoperta per l’evoluzione intera). Il problema è che il libero arbitrio e la dualità ci riducono spesso a percorrere la sola Via Orizzontale, rimanendo persi nei più beceri impulsi emotivi… invece, per trascendere questo mondo olografico l’essere umano deve disconnettersi da tutte le “polarità oppositive” e focalizzarsi sulla Via Verticale (trasmodando l’Ego): ovvero quella ‘presenza” dell’ “Io Sono” che sarà il “portale” verso la vita eterna… e così la porta che nessun uomo può chiudere si spalancherà da sè. Infatti, quando non ci sono “opposizioni” tutte le energie si incontrano nel “centro“: vale a dire l’equilibrio cosmico della Coscienza Cristica nel fulcro della “Croce”.
Quando l’ ‘aDaMaH scende nello stadio d’energia della nostra dimensione materica (la “caduta” nel mondo materiale) significa che l’Adam androgino che sta nel “Campo del potenziale” di ‘eLoHiM perde il suo “Corpo di Luce” perfetto… Ecco che il Cristo è l’Adamo che si riscatta, l’Horus vivente che riscatta il padre Osiride, ovvero se stesso. Su questo solco, il Cristo dice: «E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Giovanni 17:5). In sostanza, il Cristo nuovo Adamo chiede al Padre la restituzione del “Corpo di Gloria” (“Merkavah” nella Cabala ebraica, “Corpo di Diamante” nel Buddhismo). Questa Gloria, questo Corpo di Luce, in Isaia 40:4-5 sarà concesso a chi «spianerà le valli», ovvero a chi distruggerà il suo ego somatico-psichico. La “Merkavah” ad una ‘lettura letterale‘ dal masoretico significa “carro“, viene tradotto come una sorta di oggetto/veicolo fiammeggiante, tuttavia, prima di arrivare a questa traduzione talmudica, gli ideogrammi per quella parola nell’originale “linguaggio sacro” della Tradizione Primordiale (quella che dalla Gnòsi si trasferì nella Ghematria della Cabalà) stavano ad indicare il “corpo” non mortale ma eterno, non imperfetto come il “corpo di luce” rimasto all’Adam dopo la caduta nella materia, ma indicava un “carro-corpo” inteso come un “carro di gloria” ultraluminale! Quindi la “gloria” fiammeggiante del carro è il “corpo mistico” raggiunto dal Cristo e dal Buddha per poter risorgere come Spirito fino al Padre (l’inglese “body” rimanda al sanscrito “bodhi”, ossia l’Illuminazione… da cui viene la parola “Buddha”).

D’altronde, l’opposizione tra verticale e orizzontale la ritroviamo anche nell’Archetipo del Serpente, che come ogni cosa in questa dimensione duale ha doppio significato: infatti il serpente diventa “Conoscenza/Illuminazione” quando la sua postura passa da orizzontale (dormienza, morte) a verticale (risveglio, vita). La vipera è il serpente orizzontale del Lucifero ribelle (lo “Shaitan” arcontico della “caduta“); mentre il cobra è il serpente verticale del Risveglio della Kundalini, il Lucifero che ci svela la Dualità del nostro mondo sull’Albero della Conoscenza del Bene e del Male.

A questo punto ci è chiaro comprendere come la “Croce“, con le sue quattro estensioni a dar forma ai 4 elementi naturali e alle 4 dimensioni umane, rimandi alla “Tetrakis“, il numero quattro che dagli Antichi era considerato l’ “Archetipo” per eccellenza: il numero simbolico che conteneva in sé tutto il divino, ove “divino” per l’Iniziazione delle misterosofie significava “il potere umano di creare“. La Tetrakis è la “matrice inconoscibile” che si è tradotta fin dal ‘principio’ in “realtà visibile”, nascendo da sé stessa, e sul piano relativo dell’esperienza lo ha fatto sotto forma di quei gas che sono la triade necessaria a tutte le forme di vita stellare (idrogeno, ossigeno, ozono). Ecco che da quegli elementi primari ogni forma di vita prende vita, compresi noi: abbiamo calcio nelle ossa, ferro nelle vene, carbonio nei nostri sistemi neurobiologici (da cui la coscienza) e azoto nel nostro cervello… insomma, siamo al 93% polvere di stelle! Pitagora considerava il numero quattro, il numero divino, per eccellenza. Esso, infatti, contiene il numero dieci, che è la sintesi di tutti i numeri: (1 + 2 + 3 + 4 = 10); ma come accennato, il numero quattro rappresenta anche la graduale formazione dei mondi visibili, poiché in esso sono contenute anche le quattro figure geometriche formanti la base di tutte le cose (vedi pure i “Solidi Platonici“). Nel passare dallo stato immanifesto a quello manifesto, l’energia vitale universale imprime un moto circolare (la spirale Toroidale è la morfologia di base dell’universo e di ogni suo elemento), un movimento impresso sempre più velocemente agli ‘atomi primi’ dell’universo, fino a quando l’attrito di tale velocità diverrà così infuocato da separare e manifestare isolatamente tutte le forme di ciò che si è estratto dalla potenzialità archetipica. Ed ecco il “punto“, o la prima sosta di vita analizzabile, formare il “circolo“: il piano del circolo gira e diviene solido… il pianeta è ormai nato. Abbiamo visto che i gas, le polveri cosmiche, le comete, le nebulose e tutto l’universo visibile… sono le “forme” che compie il “Proteo Universale” mordendosi continuamente la coda (vedi l’Archetipo dell’ “Oroboro“).
Pertanto, nel mistero della “psicogonia” degli Antichi, il “Simbolo“, e la relativa proiezione psicologica, regnavano nell’amalgama del “Quaternario“, che per reintegrare la ‘Triade‘ contemplava appunto il “quarto elemento“: la “Virgo Coelestis“… vale a dire l’elaborazione psicologica (vedi Jung) del quarto elemento: l’azzurro manto della “Regina Austri“, la “Mater Coelestis” dell’Alchimia. Il ricongiungersi dei quattro punti è il segreto del quarto elemento, che ha lo scopo di risvegliare l’umanità dal letargo e dall’inerzia spirituale introducendo l’ “aurea scintilla“, il “punctum cordis” o “novum lumen” che nella luce della “Coscienza Cristica” destava tutte le coscienze ottenebrate. Nell’oscura luce della Verità sorgeva l’emanazione diretta di Dio (il Cristo) con il “tetramorfo“, il “carro solare” accompagnato dai ‘quattro evangelisti‘ che nel numero “quattro” sono le ‘quattro stagioni‘ così come i ‘quattro colori dell’Opera‘. La ‘Terra’ come elemento inferiore sussisteva all’ “Opus alchymicum”, ed è per questo che si attuava un’unione di spirito e materia inclusiva dell’istanza “madre” della “Sophia“… il  “Theotokos” da cui tutto germina: l’aurea matrice pleromatica da cui promana l’opera inconscia dell’Iniziato, la cui scintilla sorge dal Caos sferico e confuso della materia primordiale come “sphinther“. In sostanza la Coscienza Cristica è quello stato di coscienza in cui tutti gli elementi dell’essere vivente trovano un senso nella coincidenza degli opposti… e dove quindi il principio femmineo è reintegrato con quello mascolino a formare il Nuovo Uomo.
Il Quaternario è sempre stato il corpo escluso e depredato dalla teologia (l’elemento da sempre occultato dalle istituzioni della religione ortodossa), che invece originariamente rimandava all’istanza gnostica della “Mater Coelestis” pre-pagana: la “Sophia“. Jung riprenderà Goethe in quel concetto dell’Alchimia e di Paracelso che ribadiva il fatto che solo dal “quarto elemento” nasce l’ “Ottavo“… quell’ottavo a cui nessuno pensava – oggi studiato invece dalla scienza “Cimatica” attraverso la cosiddetta “Legge dell’Ottava”: non a caso la matematica dell’ 8 sta alla base della matrice a spirale dell’universo frattale… essendo un numero fondamentale nella morfologia del DNA e nell’energia della “frequenza di Shumann“, ossia la vibrazione della Terra che è infatti naturalmente connessa col Campo Purico dell’essere umano. La “Legge dell’Ottava” sta anche alla base di uno degli studi più importanti di tutte le civiltà native della Terra fin dall’alba dei tempi, ossia la “Precessione degli Equinozi“: dodici intervalli di 2160 anni dettati dalla metrica delle cosiddette “Tre Ottave“ (888): la Precessione non è solo un fenomeno fisico ma innanzitutto un fenomeno sonico. Il mondo della Musica insegna che i Cinque intervalli armonici sono pari esattamente a “Tre Ottave“: ecco che tutte le ataviche tradizioni esoteriche affermavano che oltre che Tempo e Spazio le Tre Ottave indicavano anche il Suono, appunto! Sintetizzando “sonicamente” il tutto: Otto note poste all’esterno dell’universo dispongono i corpi celesti in Cinque frazioni, e si diffondono nello spazio sotto forma di 12 toni e 24 semitoni (Le Tre Ottave). Nell’Universo l’Esseità del Vuoto, che è Androgino, vibra attraverso Otto intervalli che espandendosi si frazionano in 24 semintervalli: perciò non solo dispone ma sopratutto crea! L’ “Ottavo” è il solo a cui spettano le chiavi dell’ “Olimpo” o del “Pleroma” o magari del “Nirvana” come lo chiamano gli Orientali.. Non è dunque l’olimpo terreno che sarebbe opera facile ma quell’ “Olimpus” dove i protagonisti dell’ “Opus Alchymicum” e “Mercurio” in primis diventano i corrispettivi tellurici del ‘mito gnostico’ portante nell’istanza premateriale della “Sophia” e del “Salvator” macrocosmico. Di fatto, quando l’Alchimia nella sua versione apollinea riprende il tetramorfismo del Cristo ed il Quaternario, porta in se stessa “ordine”, costituendo la scintilla emanata dal “Caos primordiale” del “Rotundum“: del primo giorno della Creazione della “Genesi” e di quel “Diluvio” (iniziatico) che costituì il “Binarius“, il “secondo giorno della Creazione” da cui secondo alcuni esperti promanò il “Male” (il risultato della duplicità dell’Esseità cosmica e quarto elemento mancante/occultato sulla Croce salvifica: l’energia entropica, vale a dire la forza distruttiva, centripeta ed oppositiva della Natura). Duplicando il Binarius abbiamo il quattro, cosa che la storia non ha saputo considerare investigando la natura del “Serpens Quadricornutus“, che si opponeva al “tricefalo mercurio” dello ‘zolfo attivo’, il “Sulphur Vulgi“. Questo duello “Cristo/Anticristo” si risolse nell’individuazione del Quattro non già come Binarius o Ternarius ma come Quaternità, dalla quale la “Tetraktys” del Cristo per mezzo della forza della “Croce“ (e dell’energia Kundalini) promana ordine in toto come “Redemptor“.

Oltremodo, se prendiamo gli insegnamenti originari della “Gnòsi“, possiamo vedere come questo Archetipo non è mai e poi mai coinciso con una “teologia della croce” come la conosciamo noi… perché non c’e’ traccia dell’ ‘umiliazione della croce’, ossia i concetti cattolici di “martirio“, “peccato“, “ubbidienza“, ecc… anzi, nello gnosticismo la ribellione di Eva – e Adamo – era l’inizio della Conoscenza della vera forza divina (Kundalini/Ierogamia) con cui ci si poteva liberare dal gioco della “materialità” con cui il Dio/Demiurgo ci aveva ingannato!
Piuttosto, la schiavitù materica del ‘senso di colpa‘, e non solo, viene vinta dall’Eone pneumatico del “Cristo” creduto morto, ma che in verità, secondo i Testi gnostici, ha più che altro ‘ingannato‘ la morte, semplicemente perché non è mai davvero morto, ha solo creato una “illusione di martirio” per così dire, al fine di raggirare gli Arconti, che tuttavia in seguito, influenzando uomini, istituzioni, culture e società (sul nostro relativo piano dell’esperienza), si sono impossessati della figura profetica di Gesù cercando di sovvertire la verità e manipolando chi credeva appunto nel Cristo (attraverso le ‘invenzioni’ paoline con tutta la sua mistificante teologia).
Ciò che varia tra le diverse correnti gnostiche sono i modi con cui Yeshua ha lasciato credere di essere stato vinto e crocefisso, ma la sostanza non muta: il “Cristo” non è mai morto in croce nel modo e nel senso che ci hanno fatto credere. Come dimostrato in vari documenti di Nag Hammadi, dal “Vangelo di Filippo” fino alla “Apocalisse di Pietro“, solo per citarne alcuni, la credenza della morte di Yeshua e della resurrezione è aspramente criticata: la prima mettendo al bando e ridicolizzando i paolini che credevano e veneravano «un uomo morto», la seconda ribaltando (“Vangelo di Filippo”) il concetto di resurrezione.  In sostanza la “crocifissione” del Cristo è la crocifissione dell’anima al corpo biologicotramite una connessione astrale di natura elettromagnetica (lo Spirito che discende nell’Anima… ossia la fondamentale energia cosmica divina che rivifica il latente stadio energetico elettrodinamico dell’Iniziato). Yeshua mise in scena una sorta di “defixione” vivente, per scongiurare e ripulirsi dalle energie non-coerenti, dalle forze negative incarnate dagli Arconti. La Defixione era una pratica molto usata all’epoca dai Romani, ed era un rituale con cui si conficcavano dei chiodi su delle tavolette all’altezza di un Nome o di una parte del corpo di chi si voleva maledire. La tavoletta inchiodata serviva per lanciare un anatema alla vittima della maledizione, e fu il modo con cui Yeshua trafisse le forze negative che aveva nel corpo fisico per trasformarlo invece nel “carro-corpo” di luce (“Merkavah”). Con la “Crocifissione” il corpo fisico viene sacrificato a favore del “Corpo di Luce”.
In pratica, la resurrezione deve avvenire prima di morire, facendo una scelta catartica radicale e facendo morire l’Uomo vecchio per far nascere il Nuovo nel “Logos” del “Cristo” (il nuovo “vestito” del “corpo mistico“) e nella Gnòsi; solo dopo si può morire in questa vita per entrare di diritto nel “Pleroma” (ossia l’ “Esseità” trascendentale, cioè Dio… vale a dire la Coscienza cosmica del Campo Purico nella prima emanazione del Vuoto). La “resurrezione”, quindi, non avviene dopo la morte, ma può avvenire solo in questa “carne”, giacché si tratta in primo luogo di una rinascita della Coscienza individuale. Siamo quindi esattamente agli antipodi del concetto masochistico e dell’autosvalutazione centrata sul peccato e sulla croce cattolica, anzi se ne ribaltano completamente i termini trasformandoli in un atteggiamento ritenuto abominevole e da combattere – una lotta contro il Demiurgo/Yahweh in nome di una libera rinascita in seno al “Padre“, il vero Dio di cui invece ha sempre parlato Yeshua.

A questo punto dobbiamo parlare del valore soteriologico che la Bibbia ascrive alla lettera dell’alfabeto ebraico “Tav” – o “Tau“: un ideogramma che è stato concepito, non a caso alla sua origine, dalla forma di una croce – tant’è che anche il suo “valore” esoterico era appunto collegato al simbolismo della “Croce” e dunque della “Coscienza Cristica“. Nella Genesi (6, 14-15), Dio disse a Noè: «Fatti un’arca di legno di cipresso… Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza». Ebbene, secondo la tradizione l’equivalente numerico della Tav è nello specifico il “400”, tuttavia, un brano biblico da Ezechiele segnerà la tradizione consentendo il passaggio dalla Tav-croce, ossia il significato simbolico, al 300-croce… collegando dunque l’Archetipo del Sé (l’arca come abbiamo visto è il contenitore-testa della Coscienza) proprio alla cifra 300. Allora, secondo la Cabalà la vibrazione del numero 300 (inteso come vettore energetico: legge di natura, frequenza vibrazionale…) è conforme al cosiddetto “Spirito di Dio“, alla sua essenza energetica che ha corrispondenze con la “Shin“, ossia la 21^ lettera dell’alfabeto ebraico. 300 = “Ruach Elohim“: “Spirito di Dio“, che corrisponde al primo Nome segreto del Messia. La lettera “Shin” ricorda le fiamme che divampano sulla terra: è l’azione divina. La “Shin” rappresenta il potere divino ma anche la corruzione, questo perché se l’uomo è impuro non sarà egli detentore del fuoco, ma semplice arbusto fra le fiamme, tant’è che nel “Mistero della Croce” la “Shin” rappresenta “Satana“: l’Avversario che ci mette dinanzi le nostre responsabilità che se non correttamente trasfigurate bruciano la nostra intera vita (vedi le fiamme dell’Inferno). Ecco che per il simbolismo del “Messia” abbiamo l’Eone/farmaco Chrestòs e l’Eone/veleno/ Serpente-Shaitan Lucifero: le due facce dello stesso archetipo salvifico!
Il simbolismo del Messia tra l’altro rimanda – nella tradizione cabalistica – alla prima Sephirot, cioè “Keter“, la Volontà Prima, il “Divino Nulla inconoscibile”: la Sephirot che ci unisce all’Essere divino poiché più vicina e risonante la sua Vibrazione cosmica. L’archetipo della “Shin” rimanda inoltre alla simmetria e al cambiamento, dunque all’equilibrio della Bellezza.. in senso platonico potremmo dire, perciò ha a che fare con l’ordine armonico dell’Esseità divina. Si tratta della forza che emana (attraverso l’evoluzione) l’essenza stessa di Dio: il suo Ordine Divino Naturale, la sua vibrazione cosmica essenziale e il modo con cui organizza l’invisibile fino al visibile (tutta la nostra toroidale dimensione spazio-tempo: il nostro mondo).
Il messaggio di questa Sapienza sta nell’integrare i vari modi conoscitivi della Coscienza/mente. Infatti, le tre punte della lettera “Shin” rappresentano le tre parti del cervello (a destra la parte intuitiva, a sinistra quella logica e al centro la sede dei sentimenti). Il suo punto in basso rappresenta invece il “quarto cervello“: la “Conoscenza Unificatrice“. Esattamente questo è il messaggio esoterico del Cristo! Come abbiamo già detto, in vita, questa Illuminazione si traduce col vivere in umiltà e reverenza con le “quattro dimensioni della vita umanasul punto d’incrocio centrale del nostro Sé, dove esperiamo profondamente la nostra piena dimensionalità di esseri umani, tra Corpo (vivere) / Cuore (amare) / Mente (imparare-comprendere) / Spirito (essere). In sostanza, la “Tav” è il “Sigillo di Dio“, si tratta della ‘legge naturale’ che governa e armonizza l’Universo. È quello stato di quiete ed equilibrio che possiamo raggiungere solo dopo un lungo percorso meditativo e spirituale (quando l’iniziato risuona dell’ “Io Sono l’Io Sono“, in connessione con l’Esseità trascendentale del “Divenire“: quando cioè si è giunti a toccare lo stadio d’immobilità secondo ‘eLoHiYM e, allo stesso tempo, si inizia a vibrare di ogni possibilità creativa secondo YHWH). Si tratta oltremodo, per la Cabalà, di un segno che protegge l’uomo dalla sua naturale tendenza a soccombere agli impulsi più bassi (all’entropia..), e preavvisa l’immortalità latente in ogni essere umano (una condizione “numinosa” raggiungibile solo attraverso riti iniziatici praticati attraverso la Meditazione spirituale).

Sir John Woodruffe, primo divulgatore occidentale dei principi della saggezza tantrica indù, equiparò la pratica del “Kundalini Yoga” (elevazione del “potere del serpente” mediante i chakra della colonna vertebrale) con i riti gnostici del “culto del serpente” (Shakti e Shakta, p. 191 ss.). Studiosi del buddismo come EA Evans-Wentz, JM Reynolds e HV Guenther sono giunti a conclusioni simili. Ecco che secondo la Gnosi il “Cristo-Stella” è la vera generazione dell’iniziato, ed è per questo che egli era chiamato “Figlio dell’Uomo”, poiché era compito dell’uomo, col sacrificio d’amore, quello di rigenerarsi reinfondendo la vita con la propria morte mistica. In questo articolo sul rito del Natale spiego al meglio questo passaggio iniziatico come la santa verità a cui si deve attenere chiunque voglia avere un minimo di rapporto con la propria divinità interiore (un culmine iniziatico che trova la sua compiutezza nel rito della Pasqua). D’altronde anche secondo Jung «Il sé aveva fatto la sua comparsa nelle vesti di un determinato uomo: Gesù di Nazaret» (Jung “La risurrezione” in Opere, vol XVIII, p 382). Quindi l’Archetipo dell’ “Imago Dei” era essenzialmente riconducibile all’Archetipo del Sé che poteva perfino elevarsi da un livello simbolico a quello della Vita, e “incarnarsi” in una persona… quando cioè il livello energetico del Campo purico di quella vibrazione cosmica – chiamata “Coscienza Cristica” dalla Tradizione Primordiale – era raggiunto dall’evoluzione coscienziale dell’iniziato stesso.

Collegato a questo “segreto“, ossia al fatto che nel profondo dell’ “individuazione/differenziazione del nostro Io” ci sono gli attributi creativi di ogni ‘essenza’ divina, possiamo sottolineare che l’inverso “processo di integrazione del Sé” attivato grazie ad un campo bioelettromagnetico (“corpo di luce“) sub-quantistico, viene effettivamente innescato dalla capacità di un certo tipo di Carbonio, presente nel nostro organismo, di muoversi attraverso  dei Campi iperdimensionali: di sollecitare cioè l’essere umano (e la sua Coscienza) da uno stadio energetico all’altro. Il Carbonio rappresenta il mattone fondamentale della vita per come oggi la conosciamo. Ebbene, il Carbonio 12 rappresenta la struttura del carbonio più frequentemente riscontrata, rappresentando nello specifico il 99% di tutte le strutture del carbonio conosciute: si tratta di un isotopo del Carbonio costituito da 6 protoni, 6 elettroni e 6 neutroni6-6-6. Sì, proprio lui… il famigerato e apocalittico “numero della bestia“. Dopo l’Idrogeno, l’Elio e l’Ossigeno, elementi che esistono in forma gassosa, il Carbonio 12 rappresenta l’elemento più abbondante nell’universo. Il Carbonio 12 è inoltre uno dei cinque elementi che costituiscono il DNA umano. Di conseguenza, il Carbonio 12 rappresenta in assoluto l’elemento più essenziale perché sussista la vita per come noi oggi la conosciamo. È appunto questo che probabilmente l’autore dell’Apocalisse intendeva comunicare quando affermò che il 666 fosse un numero d’uomo (o numero della bestia). Si tratta del numero che identifica il Carbonio 12, ossia la struttura essenziale alla base del corpo fisico dell’Uomo, quella che lo lega all’universo fisico.

Ebbene, il carbonio sembrerebbe essere l’elemento materiale grazie al quale è possibile tracciare paralleli con il sistema della Kundalini o con il cubo di Metatron. Esattamente come il ferro ha la capacità di generare intorno a sè un campo magnetico, alla stessa maniera il Carbonio ha l’innegabile capacità di trasportare campi iperdimensionali, quali ad esempio i campi generati dal pensiero, fissandoli intorno a sè. Quindi è in grado di amplificare il pensiero ed altri campi iperdimensionali, esattamente come il ferro e il rame in un trasformatore sono in grado di amplificare i campi magnetici. Alcuni parlano di una similitudine tra un’eventuale trasformazione del Carbonio in un fantomatico Isotopo caratterizzato da 6 elettroni, 6 protoni, e da un solo 1 neutrone con il sistema della Kundalini. Infatti, tale configurazione 6-6-1 è riscontrabile nelle controparti maschili e femminili che vanno a costituire i 6 chakra di livello più basso, a cui va ad aggiungersi il settimo chakra, il neutro Sahasvara. Nell’ebraismo, Metatron, considerato il mediatore tra Dio e l’Uomo, viene il più delle volte rappresentato tramite un cubo costituito da tredici cerchi, che comprendono un cerchio più interno, circondato da 6 cerchi interni e da 6 cerchi esterni. Ad ogni modo, io non farei molto affidamento su questa teoria, in quanto un Isotopo del genere snaturerebbe il Carbonio per quello che è… indubbiamente però le corrispondenze sono affascinanti.

Il simbolismo dell’asse verticale con le due forze opposte e complementari è un retaggio gnostico collegato al simbolo del “Caduceo“, usato anche dall’odierna medicina. Il simbolismo del Caduceo è stato spesso interpretato sia come la rappresentazione della doppia elica del DNA, sia della Kundalini che sale fino a raggiungere la ghiandola endocrina dell’Epifisi, vale a dire la “Ghiandola Pineale“. È dalla Ghiandola Pineale, infatti, che viene secreta la melatonina: un ormone fondamentale che regola il ritmo sonno-veglia, che interagisce con l’inibizione della secrezione degli ormoni sessuali e che stimola il sistema immunitario. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 il professor R. J. Reiter dimostrò che deboli  campi elettromagnetici influenzano l’attività della Ghiandola Pineale e la secrezione di melatonina. Nello stesso periodo il professor G. Cremer-Bartels dimostrò come lo stesso campo elettromagnetico della Terra influenzi la ghiandola pineale. Allora nel 1996, un gruppo di ricerca, che vedeva coinvolti istituti americani ed israeliani, scoprì proprietà piezoelettriche nella ‘sabbia’ che si sedimenta nella nostra ghiandola. La proprietà piezoelettrica non è altro che la capacità di trasformare delle vibrazioni in impulsi elettrici… ecco dunque che anche noi abbiamo questa stessa capacità grazie alla ghiandola pineale e alla sua sabbiolina interna. Di fatto, è solo grazie all’attivazione di questa ghiandola che è possibile attivare nel nostro campo magnetico cerebrale quegli stadi energetici (di coscienza) in grado di vibrare con le frequenze sottili del Campo Purico dello stadio (sub)quantistico dell’Esseità del Vuoto neurale: di ciò che in questa sede stiamo accostando al concetto di Dio, per capirci.
Perciò amici, vi consiglio una frequente esposizione alla luce solare, a dormire invece in completa oscurità e a meditare tanto, perché la Ghiandola Pineale risponde ai segnali bioelettrici di luce/buio e la meditazione attiva appunto questa energia bioelettrica. Raggiungere gli stadi di frequenza di YHWH e poi di ‘eLoHiYM non è cosa semplice, c’è bisogno di un processo catartico in seno ad un percorso di iniziazione che deve passare necessariamente per l’attivazione della Ghiandola Pineale, altrimenti è impossibile attivare quegli stadi energetici così sottili, immensi e potenti.

.

L’altra verità contenuta nel Tetragrammaton, e dunque nel “processo di integrazione del Sé“, è che l’antitesi complementare tra l’Io Sono l’Io Sono (il silenzio numinoso della Coscienza) e l’Io Sono inteso come il Sé disgiunto ma allo stesso tempo consapevole del resto della creazione (la mente e la sua proliferazione/differenziazione)… è uno specchio della contrapposizione tra “Eros” e “Thanatos“, tra Coscienza come energia espansiva (evolutiva) e Mente come energia centripeta (distruttiva). Di fatto è il respiro dell’universo: l’Essere crea attraverso la dualità. Il nostro piano relativo dell’esperienza è governato da queste due forze, che dobbiamo imparare a compensare! Sono la ricetta di ogni pietanza che assimileremo nella vita: più riusciremo a controllare e a saper miscelare il gusto di quegli ingredienti, più avremo momenti di felicità durante la nostra esistenza.
«Andare oltre maya fu il compito assegnato al genere umano dai profeti nel corso dei millenni. Ergersi al di sopra della dualità della creazione e percepire l’unità del Creatore fu considerato il fine supremo dell’uomo. Coloro che si aggrappano all’illusione cosmica devono accettare la sua legge fondamentale di polarità: flusso e riflusso, ascesa e caduta, giorno e notte, piacere e dolore, bene e male, nascita e morte. Questo modello ciclico assume una certa angosciosa monotonia, dopo che l’essere umano è passato attraverso qualche migliaio di nascite; allora egli inizia a gettare uno sguardo di speranza oltre le coercizioni di maya. Squarciare il velo di maya significa penetrare il segreto della creazione. Lo “yogi” che, in tal modo, mette a nudo l’universo, è l’unico vero monoteista. Tutti gli altri venerano idoli pagani. Finché l’essere umano resterà soggiogato dalle illusioni dualistiche della natura, finché Maya sarà la sua dea, egli non potrà conoscere il vero Dio» (Paramahansa Yogananda).

Per i primi saggi asceti il ciclo di rinascita della natura, in effetti, suggeriva le totali manifestazioni cosmiche della fusione degli “inversi” nell’Essere divino, che generavano costantemente ogni forma di vita. Ebbene, l’Archetipo dell’androgino, cioè della complementarità degli opposti, era un simbolismo primordiale del sentimento numinoso dell’umanità.
Un’altro aspetto della dualità infatti è importante qui rivelare: nel sesto giorno della “Genesi” si dice: «maschio e femmina li creò», in verità, in questo momento in cui l’Esseità sta “ideando” l’‘aDaMaH (Adam/Adam Kadmon), la traduzione corretta è: «Nell’ombra di ‘Elohiym gli dà forma: dà loro la forma di principio maschile e di principio femminile». Abbiamo visto che l’ “ombra” è la sostanza divina insita nell’uomo, quel “quid” estratto da Dio stesso (dunque l’ “Io” dei maschi e l’ “Io” delle femmine sentono e creano uno non meno divinamente dell’altro – alla faccia delle religioni e delle società maschiliste), e abbiamo visto che qui in realtà la Genesi sta parlando della creazione innanzitutto di potenziali “modi di esistere“, dunque la compresenza dell’energia mascolina e di quella femminea (un tragico incubo per tutta la teologia nei secoli a venire) si spiega per il fatto che ‘eLoHiYM non sta creando ancora i “corpi” ma l’ “‘aDaMaH“: per meglio dire la ‘coscienza dell’umanità! E nella mente dell’umanità, come nella coscienza di ogni individuo, il principio maschile (Yang) e il principio femminile (Yin) sono due dinamiche della conoscenza – e non dei sistemi genitali. Sono le due energie fondamentali dell’universo!

Secondo gli scienziati il potere generativo fondamentale risiede nella vibrazione che, con la sua “periodicità“, sostiene i fenomeni e i loro due poli.
– Ad un polo abbiamo la forma, lo schema figurativo;
– in corrispondenza dell’altro polo troviamo il movimento, il processo dinamico.
Ecco che dall’Unica sostanza dell’Esseità del Vuoto si emana la forza dell’estensione, la prima energia evolutiva in natura (ossia l’ ‘eLoHiYM della “Genesi”… il Divenire che attraverso l’evoluzione può creare ogni cosa).
– Questa rientrando in se stessa è chiamata forza d’attrazione.
– Se invece si estende nuovamente, forza di repulsione.
Dunque non esiste che una sola forza, di cui tutte le altre sono modificazioni. E questa forza, manifestandosi sulla nostra dimensione, crea grazie alla:
– vibrazione di espansione / centrifuga (tendente all’ordine sul piano della Coerenza elettrodinamica dei Sistemi quantistici. Energie evolutive. Emozioni positive. Inconscio. Il Sé e la Coscienza cosmica…)
– vibrazione di contrazione / centripeta (tendente al disordine sul piano della Non Coerenza elettrodinamica dei Sistemi quantistici. Energie distruttive. Emozioni negative. Mente logica ed egoica. Io personale…).
L’universo intero viene creato da questo ciclico respiro cosmico. E l’uomo nel suo profondo sarà sempre alle prese con queste due tendenze opposte che dovrà costantemente cercare di armonizzare!
Ecco che la Coscienza cosmica dell’Esseità del Vuoto, il campo unico di energia quantica (intelligente) forma il me, la mente, la materia e il mondo… che costituiscono una unità (come dimostrano oggi le scoperte scientifiche della fisica quantistica). L’Essere, muovendosi entro se stesso (con l’energia c’è sempre il moto -il movimento), crea la mente, la quale, occupandosi di se stessa, precipita nella materia. L’osservatore osserva se stesso e diventa l’osservato; il vedente osserva se stesso e diventa lo scenario -il me; l’Io, osserva se stesso e diventa corpo.

Tenendo conto di queste due energie, leggendo la “Genesi” possiamo capire quanto queste due forze siano anche due tendenze psicologiche che animano il nostro inconscio. Abbiamo visto che ‘eLoHiYM aveva dato all’ ‘aDaMaH la capacità di vedere e di capire oltre ciò-che-già-c’è (ossia l’Essere governato da YHWH): infatti la sua intenzionalità è creatrice (tutto ciò che immagina attraverso i canali dell’inconscio e dell’introspezione consapevole è innanzitutto una possibilità, in-potenza… che in seguito può collassare sul piano relativo dell’esperienza attraverso la sua stessa -consapevole- volontarietà/osservazione. Esattamente come oggi ci dimostra la fisica quantistica). Allora YHWH capisce subito che l’ ‘aDaMaH ha potere, appunto, di realizzare tutto ciò che vuole (infatti nell’Eden l’Adam fu chiamato da Yahweh a dare un “nome” a tutti gli esseri viventi… e in questo modo egli dava forma a tutti gli esseri della terra, che così prendevano vita… e l’intera realtà così acquisiva un senso e significati). Allora il Demiurgo Yahweh per cercare di arginare questo “potere umano” soppresse per un po’ quell’intenzionalità all’Adam («E YHWH ‘Elohiym suscitò un torpore sull’adam…») e attraverso un’operazione al torace plasmò una nuova “forma vivente” dissimulandola (dandogli una forma diversa, femminile appunto), per metterla dinanzi all’Adam affinché egli non fosse in grado di nominarla. Ma l’ ‘aDaMaH la riconobbe e la chiamò “donna” (“iSaH“), per accorgersi subito dopo, nondimeno, che l’intervento di Yahweh gli aveva in primis diviso la mente tra:
– una ‘tendenza’ chiamata in ebraico “iYs“, ossia una forma di conoscenza fondata sulla percezione sensoriale, vale a dire su ciò che si conosce, sulla base di ciò che si percepisce in questa specifica dimensione… dove tutto si muove sulla base di un prima e doposopra e sotto, ecc… Insomma quando la nostra mente si pone gli stessi limiti del nostro corpo, finendo per farci credere che quella sia l’unica e vera realtà, dunque riducendo tutto all’illusione (olografica) del nostro mondo materiale (vedi l’Ego/mente e la sua razionalità, la logica esacerbata fino allo scientismo. Vedi anche il concetto taoista di “Yang“);
– e un’altra ‘tendenza’ mentale chiamata l’ “iSaH“, ossia quell’area della nostra mente che non conosce limiti spaziali o temporali, non avverte i limiti delle cose ma solo le cose stesse, dove tutto fa parte di un’unità più grande (vedi la coscienza animica e la sua emotività, l’intuizione o il concetto di “Yin“).
Oggi un neurologo riconoscerebbe in questa divisione le due parti distinte del nostro emisfero cerebrale.

Alla luce di ciò, possiamo confermare l’altra verità a cui accennavo, e perché le pratiche della meditazione, attraverso il gioco dell’introspezione, insistono nell’insegnarci a comprendere la differenza tra:
– la mente, che è il tumulto dei pensieri quotidiani, ossia l’inquinamento della limitata percezione sensoriale e delle aspettative socio-culturali sulla realtà che la nostra stessa mente produce olograficamente da sè (e che dobbiamo imparare a frenare, contenere ed isolare, meglio ancora ad estinguere del tutto per disidentificarsi).
– e la coscienza, che è lo stato d’essere profondo con cui ci trasformiamo nell’ “Io Sono” (ossia YHWH della Genesi)… all’unisono con l’ “Io Sono l’Io Sono” di Dio, cosa che ci renderà entrambi una sola Esseità!

.

A livelli più alti, l’unico modo per tornare a quella forma di androginia primordiale è quella della via iniziatica. La “Genesi” ce lo racconta attraverso l’atavico mito del Diluvio, durante il quale dobbiamo passare per il giorno della piena, quando col Diluvio comincia «il mezzo del cammin di nostra vita». L’ “Io” nella sua “Tebah” – che non è l’Arca ma sta a significare piuttosto un nuovo linguaggio mentale, che sta nella coscienza della testa umana e che può sempre riscrivere un nuovo mondo – sta iniziando il suo processo catartico d’iniziazione, che ha diverse fasi.. Portando semplicità, umiltà e reverenza alle “quattro dimensioni della vita umana” (Corpo/vivere, Cuore/amare, Mente/comprendere, Spirito/essere) si potrà conseguire il punto d’incrocio centrale (il baricentro d’equilibrio tra i 4 campi purici dimensionali/universali dagli estremi del “Mistero della Croce“). Qui il Sole interiore s’illumina con stabilità, entusiasmo e felicità. Il nostro DNA è un conduttore dei livelli energetici più sottili, e quando si riuscirà a farlo risuonare in modo vibrazionale alla frequenza dell’espressione del “Nuovo Uomo” tutto apparirà per ciò che è, perché tutto sarà nell’ordine della Luce divina. La candela ha bisogno del buio per diffondere la sua luce, questo è il cammino nella dualità tridimensionale, trovare la luce nell’oscurità. Con l’Iniziazione al centro della “croce” ci si potrà piuttosto muovere fuori dalla dualità rispecchiando il nuovo equilibrio interiore; infatti, mentre la candela è condizionata dal contrasto tra la luce e l’oscurità, lo specchio riflette incondizionatamente: indifferente alle circostanze, come un prisma puro, riflette semplicemente quello che c’è, cosi com’è, nel momento presente, senza illusione.

Una testimonianza di questo processo catartico ed iniziatico ci è stato lasciato in modo spettacoloso dall’Alchimia medievale, che trasfigurò in immagini/simboli un processo in apparenza meramente chimico, ma che in verità celava una sequenza di ‘passaggi‘ attraverso cui la psiche (come involucro della Coscienza, o dell’anima se più vi piace) si trasformava mutando la consapevolezza di Sé… evolvendo dunque la stessa anima. Pertanto la “trasformazione chimica” era una metafora funzionale a spiegare un processo psicologico: poiché macro e micro-cosmo sono legati, lo stesso Jung intuì che l’Alchimia non fece altro che assecondare le analogie tra i processi di trasformazione naturali e quelli psichici. Ebbene, questa Sapienza proveniva dalla Tradizione Primordiale, finanche dalla tradizione degli gnostici cristiani.
La Gnosi, infatti, comprese fin da subito l’importanza delle analogie simboliche per la mente umana, sempre sotto gli influssi degli archetipi universali, e poiché i saggi asceti sapevano che ogni individuo è un fulcro di energia cosmica soggettizzata, elaborarono un processo di trasformazione salvifica dell’individuo al fine di riportarlo a ri-scoprire la sua natura energetica e coscienziale. Lo scopo di questo processo catartico ed iniziatico era infatti quello di ridare unità alla psiche, liberandola dalla prigionia in cui la ragnatela dei pensieri (indotti) mentali la costringevano, producendone la frantumazione in una miriade di parti e attitudini psicologiche tali da impedirle di assumere il ruolo di interfaccia per la crescita e l’evoluzione dell’anima.
Per questo motivo Jung spiegò come le fasi della trasformazione alchemica portavano alla pietra filosofale, sottolineando come questi processi avevano una corrispondenza con la trasformazione della psiche umana… un processo perfettamente equivalente alle ‘fasi della vita’ che il cristiano gnostico scandiva con i sacramenti della Gnosi.
Ad esempio il “Battesimo” gnostico sanciva l’inizio dell’opera su ‘se stessi’ come la “Nigredo” alchemica l’inizio dell’Opus. Con l’ “Unzione  Sacramentale” gnostica e la “Morte Iniziatica” si celebrava invece il processo che in Alchimia sanciva la fine dell’Opera al Nero e l’inizio della costruzione dell’androgino. L’uomo era appunto invitato a riscoprire le parti femminee della sua psiche come la donna di quelle maschili, quasi sempre separate da una perversa educazione sessuofobica. Da qui lo gnostico giungeva a contatto con la sua anima in un processo che corrispondeva alla “Albedo” alchemica. A questo punto era anche in grado di scoprire nella vita vissuta la propria compagna, la sua anima gemella: un’immagine vivente della sua “vera” anima. Infine con il sacramento della “Camera Nuziale” si sanciva attraverso la “Ierogamia” (un sacro e puro ‘amplesso’ con la propria compagna) l’immagine simbolica, e trasformativa, che segnava la fusione con la propria animainteriormente, e al contempo manifestata esteriormente dall’unione sacramentale-sessuale con la compagna di vita.
Questa trasformazione e liberazione reale e profonda dell’uomo corrispondeva anche all’invito a liberarsi dalla schiavitù interiore imposta attraverso il culto di false divinità esteriori: per ritrovare il divino in se stessi e nel profondo della propria anima come essenza spirituale dell’unione del Tutto.
In sostanza la Gnosi era un processo di trasformazione individualee poi religiosa, politica e sociale. Una rivolta attiva contro i ministri del falso dio che si appropriarono del diritto sacrosanto dell’uomo di avere un contatto diretto e autonomo con l’Esseità divina in se stessi… ma anche una ribellione attiva contro i potentati ed i potenti che schiavizzavano l’uomo supportati dai ministri di culto e da religioni oppressive e manipolatorie – una dura lotta che oggi possiamo rivolgere contro la Massoneria responsabile proprio di quel becero, criminale e forzato collegamento tra il simbolismo esoterico e gli antichi falsi dèi… finanche, per dirla tutta, tra demoni e Arconti (focolai senzienti di energie ed emozioni negative ed entropico-distruttive come radiazioni Non Coerenti sul piano elettrodinamico ) o alieni (esseri multidimensionali)… entità tra l’altro che potrebbero coincidere.

Per capirci ancora meglio, potremmo spiegare gli Insegnamenti della Gnòsi provando ad utilizzare la cosiddetta “Psicosintesi“ (in modo del tutto speculativo e solo per schiarirci le idee su alcuni concetti), ossia una corrente psicologica che si ispira ai principi della Psicologia Umanistica, tesa allo sviluppo armonico della personalità come totalità bio-psico-spirituale, ed a favorire un contatto con i livelli superiori della psiche. Allora, usando un linguaggio “psicosintetico”, possiamo dire che il processo catartico delle misterosofie considerava l’essere umano dotato di un ‘centro di coscienza‘ e di “Volontà“, capace di comporre la molteplicità che lo costituisce in una sintesi più armonica (“psicosintesi personale”) che a sua volta, applicata sul piano relazionale, favorisce l’integrazione fra gli individui, e fra questi e l’ambiente (“psicosintesi interpersonale”).
L’evoluzione umana è vista come una continua crescita verso sintesi sempre più ampie, tali da espandersi oltre la coscienza personale ordinaria, fino all’identificazione con il Sé (“psicosintesi transpersonale”).
Il processo psicosintetico si articola in tre fasi, che rappresentano le tappe di un processo circolare, infinito:
– “Conosci te stesso
– “Possiedi te stesso
– “Trasforma te stesso“.
Di fatti, conoscersi e prendere possesso delle proprie molteplicità interiori rivela potenzialità all’Iniziato che prima erano rimaste nell’ombra: lo mette in grado di trasformarsi ed esprimere pienamente i propri talenti. L’Iniziato sperimenterà così un senso nuovo di interezza e gioia, percependo illimitate potenzialità di espansione interiore e di azione esterna.
Si parte dal fatto che il contatto con i livelli più elevati della psiche ci permette di avere esperienza, anche se solo per brevi istanti, di quel legame col Sé transpersonale o Superiore di cui l’Io è un riflesso nella nostra personalità… per poi vibrare direttamente della stessa frequenza dell’Universo (divino).
«Gli uomini che vivono nella coscienza semplice galleggiano sul flusso del tempo come gli animali, vanno alla deriva, si lasciano trasportare dall’avvicendarsi delle stagioni, dalla necessità di immagazzinare cibo, ecc., come la foglia asseconda la corrente, mossa da influenze esterne e bilanciata dalle forze naturali, come avviene per gli animali e le piante. L’uomo autocosciente fa provvista di se stesso ed è, per così dire, sé-centrato. Sente di essere un punto fisso e giudica ogni cosa in riferimento a tale punto. Ma sappiamo che al di fuori di lui non v’è nulla di fisso. Egli si affida alla scienza, ma la scienza è in costante trasformazione, e di rado gli rivelerà qualcosa che valga la pena di sapere. Egli è fissato su un solo punto e facendo perno su quello si muove liberamente. L’illuminato dotato di “coscienza cosmica”, essendo consapevole di sé e consapevole del cosmo, del suo significato e del suo andamento, è fisso sia dentro che fuori, nella sua essenza e nelle sue facoltà. La creatura provvista di coscienza semplice è solo un fuscello di paglia trasportato dalla marea, il cui moto cambia liberamente al variare degli influssi. L’uomo autocosciente è l’ago di una bussola imperniato sul proprio centro, fisso in un punto intorno al quale è libero di muoversi. L’uomo dotato di coscienza cosmica è egli stesso l’ago magnetizzato. È ancora fisso sul proprio centro e inoltre indica costantemente “il nord”; ha trovato qualcosa di vero e permanente al di fuori di sé, verso il quale non può che volgere continuamente lo sguardo» – (Richard M. Bucke, “La Coscienza Cosmica”).

Torniamo allora alla “Genesi” e a come l’atavica tradizione gnostica spiegava, per mezzo della Sapienza egizia-sumera, questo processo salvifico dell’essere umano. Mosè raccontò proprio questi “passaggi” attraverso la mitologia del Diluvio… proverò a spiegarveli attraverso le famose terminologie alchemiche:

> La “Nigredo“: il momento della frantumazione. L’Io deve prima abbandonare tutte le sue certezze: deve arrivare la fine di ciò-che-c’è-già. In Egitto, nei Testi delle Piramidi questo momento veniva chiamato: “Il grande nero delle acque amare“; si tratta della pancia della balena di Giona, per gli alchimisti erano le tenebre spaventose in cui la mente vede precipitare ogni certezza. Questo è il momento di saltare nel buio, di gettarsi nelle tenebre. Tanto è già stato tutto pianificato dal Divenire… in ogni caso non abbiamo altre speranze.
> La “Viriditas“: bisogna disfare tutto. Siamo nel bel mezzo del Diluvio e l’Io giace nelle tenebre, si abbandona, è sospeso e inerte, sta metabolizzando il fatto di aver perso ogni certezza. I Testi delle Piramidi lo descrivono come: “il grande verde nel tuo nome di Mare“, è l’ “opera al verde” o il “Solve” (“disciogli”!) degli alchimisti… è il momento in cui tutto perde di vecchi significati. L’Io acquisisce il nuovo linguaggio per un neo-mondo, il passato sta scomparendo, ed ora, ogni intuire, riflettere, ecc… inizia ad esprimersi con il nuovo linguaggio, che sta riformulando appunto nuovi significati, concetti, parole, visioni del mondo, paradigmi culturali, ecc…
> L’ “Albedo“: dopo la frantumazione di ogni energia del vecchio mondo, adesso, nel momento in cui sta rinascendo un nuovo mondo, sono ancora una volta solo ‘due’ le vibrazioni che tornano per ricostruire la nuova realtà! Tutte le potenzialità del nuovo Io, nel loro cercare di riconnettersi, iniziano a farlo attraverso l’antitesi di due opposte e complementari vibrazioni, per raggiungere stavolta un livello superiore… una nuova capacità creatrice! Questa neo dualità è rappresentata, durante il Diluvio, dal corvo e dalla colomba liberati da Noah in cerca della nuova Terra.
> La “Rubedo“: la “foglia di splendore“, portata dalla colomba, annuncia il momento clou, che nei Testi delle Piramidi era descritto come l’ “Unione delle due Terre“. Colomba e corvo convergono, sta finalmente cessando la duplicità, l’Io dell’iniziato si sta finalmente consolidando. L’attesa, l’esitazione, la paura del troppo grande e del troppo nuovo sono finite. Ora si tratta di far traboccare lo splendore dell’ulivo, di farlo esistere davvero, di esprimerlo: la nuova realtà è pronta per esser pronunciata, per diventar parola e per far esistere ciò che indica. Ecco che se prima eravamo trasportati dagli avvenimenti, ora l’ “Io” si accorge che nella dimensione del suo “fare”, nel nostro piano relativo dell’esperienza, avviene sempre e solo ciò che è stato ideato dal Divenire (e che era già accaduto prima sulla dimensione del Divenire, ma solo adesso noi possiamo manifestarlo). Il nuovo linguaggio non sarà per forza quello esoterico della Bibbia, basterà una nuova impostazione mentale, un cambiare vita, stile di vita e “modi di pensare”… magari stavolta mirando all’assoluto, alla bellezza, all’armonia, alla pace e all’amore.
> L’uscita nel mondo: il Diluvio è cessato. Noah comincia a spostare i limiti della nostra coscienza sempre più avanti, per guardare oltre e definire, con la nuova “lingua”, tutto ciò che lo sguardo coglie, spaziando tutt’intorno!
Ora il nuovo mondo si popola dei concetti che la lingua possiede di tutto ciò che vive. Noah osserva fuori, e la sua “nuova intuizione” è entusiasta della bellezza e della vitalità di tutto ciò che si sta formando.
> Il legame tra tutti i viventi: adesso c’è un monito che l’iniziato deve tener presente: dopo il Diluvio ‘Elohim avverte Noah delle conseguenze che un’eventuale suo timore, o spaesamento nello sperimentare il nuovo mondo, possa avere su tutti i viventi. Di fatto, tra l’iniziato e l’energia cosmica creatrice ora non c’è più distacco, essi risuonano simpateticamente, quindi c’è un forte legame psichico tra l’iniziato e tutta la vita del nuovo universo. Dunque nei Noah, l’Io si innerva nell’energia vitale dell’universo e può dunque influire su tutto ciò che vive. Comincia a partecipare direttamente all’evoluzione. Gli iniziati cominciano a cambiare e di conseguenza lo fa il loro mondo, e tanto più gli iniziati cominciano ad aver paura di quella propria evoluzione, esitando, tanto più si frena l’evoluzione della vita tutt’intorno. Ecco che il monito sta proprio nel fatto che ora la vita di ogni essere “è nelle loro mani”.
> L’Iniziazione finale: a questo punto, l’iniziato ha acquisito il nuovo linguaggio e vive dell’energia creativa dell’Essere cosmico. È come dire che l’iniziato può vedere il suo vedere, pensare il suo pensare, creare il suo creare… insomma il suo Io è, ora, più grande di se stesso. L’iniziato ha già in sé, come fosse un sapere innato, un tocco divino, un’intuizione donatagli ogni volta da ‘eLoHiYM: la qualità, l’attributo o la capacità di ciò che “vuole” fare! Era la capacità di Dio di dire la parola “luce” prima che la luce esistesse, ora i Noah conoscono il segreto della forza creativa del Divenire.
Ora i Noah come Dio vedono le cose dall’alto, e possono intervenire ogniqualvolta si debba sistemare la mira.. Siamo al top!

 

IL RETAGGIO DELLE MISTEROSOFIE E LE APPLICAZIONI CONCRETE DEGLI INSEGNAMENTI INIZIATICI

«Un essere umano agisce, sente e si comporta sempre in conformità con ciò che egli immagina essere vero riguardo a se stesso e al suo ambiente. Questa è una legge mentale fondamentale. Ad esempio, se a un buon soggetto ipnotizzato viene detto che si trova al Polo nord, egli non soltanto tremerà e sembrerà aver freddo, ma il suo corpo reagirà proprio come se soffrisse il freddo, coprendosi di pelle d’oca. Gli stessi fenomeni si sono verificati su studenti universitari ben svegli ai quali era stato chiesto di immaginare di avere una mano immersa in acqua ghiacciata. Il termometro registrava un reale abbassamento di temperatura nella mano “sotto esperimento”. Dite ad un soggetto ipnotizzato che il vostro dito è un attizzatoio incandescente e rovente e non solo egli farà una smorfia di dolore al vostro contatto, ma i suoi sistemi cardiovascolare e linfatico reagiranno proprio come se il vostro dito fosse realmente un attizatoio incandescente e rovente, producendo infiammazione e talvolta persino vesciche sulla pelle. Allorchè agli studenti, perfettamente svegli, fu suggerito di immaginare che la loro fronte scottasse si potè registrare un reale aumento della temperatura epidermica.
Non ci si deve meravigliare se l’arte delle immagini mentali sia stata talvolta associata nel passato alla magia. Abbiamo scoperto che i soggetti ipnotizzati sono capaci di fare cose sorprendenti solo se convinti che le parole degli ipnotizzatori sono affermazioni vere. Quando l’ipnotizzatore ha condotto il soggetto alla convinzione che le sue parole sono vere allora il soggetto stesso si comporta diversamente poichè egli pensa e crede diversamente. Quando il soggetto è convinto di essere sordo si comporta come se in realtà lo fosse; quando si convince di essere insensibile al dolore, egli può sopportare un’operazione senza anestesia. Non è esagerato dire che ogni essere umano è, in certo grado, ipnotizzato o da idee che egli ha accettato senza criticare dagli altri, o da idee che ha ripetuto a se stesso fino a convincersi che sono vere. Tali idee negative hanno su comportamento lo stesso effetto che un ipnotizzatore di professione ottiene inculcando nella mente di un soggetto ipnotizzato idee negative.
Lo sappiamo perfettamente: gli atteggiamenti mentali possono influenzare il meccanismo risanatore del corpo. I “placebo” o “pillole di zucchero” (capsule che contengono ingredienti inerti) hanno costituito a lungo un mistero per la scienza medica. Non contengono medicine di nessun genere che possano costituire una cura, tuttavia quando queste finte pillole vengono somministrate a un gruppo sotto controllo per provare l’efficienza di un uovo ritrovato, tale gruppo quasi sempre mostra un certo miglioramento, molto spesso in misura uguale a quello che si verifica nei pazienti cui è stata effettivamente somministrata la vera medicina. Se si vuole che il trattamento sia efficiente non si deve dire ai pazienti che tale trattamento è fittizio. Essi devono credere di ricevere la vera medicina che costituirà un efficace rimedio. Definire l’effetto dei placebo come semplicemente dovuto alla suggestione non è una spiegazione. È più ragionevole concludere che dopo aver ingerito la pillola, i pazienti si aspettano un miglioramento, si forma nella loro mente un’immagine-scopo di salute e che il meccanismo creativo opera attraverso il meccanismo risanatore del corpo per arrivare allo scopo. Allo stesso modo, la sola spiegazione alle improvvise guarigioni di Lourdes è che i processi naturali di risanamento del corpo, che operano normalmente lungo un certo arco di tempo per condurre alla guarigione, vengono in un certo modo accelerati sotto l’influsso di una profonda fede.
Il sistema nervoso reagisce in conformità a quanto “voi” pensate o immaginate essere vero e non può calcolare la differenza tra “esperienza immaginaria” ed esperienza “reale”: in ambedue i casi esso reagisce automaticamente ai dati comunicatigli dal cervello. L’inconscio è assolutamente impersonale, funziona come una macchina e non ha una sua volontà. Esso cerca sempre di reagire in modo appropriato alle vostre convinzioni e alle interpretazioni dell’ambiente. Si sforza di darvi sentimenti esatti, e di raggiungere i fini che vi prefiggete consciamente, operando sulla base dei dati che gli trasmette sotto forma di idee, credenze, interpretazioni, opinioni. È il “pensiero cosciente” il fulcro del controllo della macchina dell’inconscio. Attraverso il pensiero cosciente, per quanto forse irrazionale e irrealistico, la macchina dell’inconscio ha elaborato le sue reazioni negative e inadeguate, ed è proprio attraverso la ragione che le reazioni automatiche possono essere cambiate.
Dentro di voi, in questo istante, esiste la possibilità di fare cose che non avete mai sognato di fare e questa possibilità diviene utilizabile non appena cambiate le vostre opinioni e vi disipnotizzate da idee quali “non posso”, “non sono degno”, “non lo merito” altre simili idee che limitano il vostro io. Voi agite e sentite, non in conformità al reale aspetto delle cose, ma secondo l’immagine che la vostra mente se ne è fatta. Voi avete alcune immagini mentali di voi stessi, del vostro mondo, della gente che vi circonda, e vi comportate come se pensaste che queste immagini, e non le cose che esse rappresentano, siano l’effettiva realtà e la verità. Ne consegue, dunque, che se le nostre idee e le immagini mentali che ci riguardano sono distorte e irreali, allora anche le nostre reazioni all’ambiente saranno analogalmente errate».
(Maxwell Maltz, Psicocibernetica).

L’esistenza, l’Esseità, ergo la Vita, dal macrocosmo al microcosmo è un “flusso”, un continuum di eventi quantistici come infiniti frame di un film che come un fiume scorre continuamente, e come in un fiume che scorre noi non ci bagniamo mai con la stessa acqua. Tutto scorrenulla esiste intrinsecamente di per sé o dal suo lato, tutto è piuttosto un flusso di eventi che si qualificano in base alle nostre percezioni e secondo le nostre interpretazioni soggettive. Per questo nulla è come appare: ciò che crediamo piacevole o spiacevole dipende dalle nostre percezioni che proiettiamo su quella cosa, altrimenti se io reputo antipatico una persona quella stessa persona non potrebbe essere simpatica ai suoi amici. Infatti ogni cosa non è nulla se non un Vuoto che noi riempiamo dei nostri giudizi!
Una cosa è o non è, ecco che in realtà tutto è vuoto, ogni cosa è una proiezione olografica della nostra mente, laddove l’Ego giudica credendo di percepire cose che hanno un’esistenza intrinseca!
Infatti neanche l’Io esiste, c’è solo il flusso del Sé… così come ogni cellula si rigenera giorno per giorno, così noi siamo percezioni istante dopo istante… nulla però che sia realmente per come appare di fronte l’Ego – in effetti anche Io se fossi nato in un altro contesto ambientale, sotto i condizionamenti di un altro tipo di cultura, sarei allora un Io differente… ecco che anche l’Io non esiste in quanto tale! Tutto, ogni “origine” o nascita, è determinata, ogni cosa è infatti interdipendente da altro… e poi tutto, sul piano relativo dell’esperienza, è impermanente.
Ciò nondimeno, le interpretazioni emotive e le costruzioni/modelli mentali che ci facciamo riguardo questa illusione, diverrà la descrizione personale e sociale dell’esistenza effettiva e del mondo in cui viviamo: diverrà la realtà delle nostre esperienze in cui l’Ego si immedesima e identifica (rimanendo intrappolato nel Samsara materico).
In sostanza, laddove io posso dare un giudizio diverso da un altro, ad esempio quella persona è simpatica o antipatica, c’è la prova che quella persona non è in se stessa simpatica o antipatica… ma a seconda delle cause e delle condizioni essa dipende dalle percezioni soggettive. Pertanto quella cosa non dobbiamo crederla come un qualcosa esistente ‘dal suo lato’, altrimenti sarebbe sempre uguale per tutti… in verità ogni cosa è un flusso di possibilità su cui la nostra coscienza proietta i contenuti della nostra mente egoica! E tutto dipende da infinite cause e condizioni… ogni cosa è il risultato ineluttabile di cause pregresse: noi non possiamo far altro che godercele o accettarle osservandole dal punto di vista della nostra coscienza originaleun differente livello di esperienza distaccato, lucido ed intuitivo. Questo è l’unico modo per essere felici e realizzarci… oltretutto questo nuovo ‘stato di coscienza’ è il punto di partenza per l’Iniziato al fine di svestirsi del proprio Ego e tornare ad abbracciare l’immensità del ‘Centro’ divino.

Tutti gli esseri umani vivono in una dimensione esistenziale, frutto di proiezioni interiori; ognuno di noi può vedere e considerare solo ciò che è dentro il proprio universo mentale. Questa realtà limitata, impedisce di riconoscere soluzioni e sviluppi armonici e coerenti che possono cambiare il corso della vita, di fatto si è schiavi della percezione di sé stessi e di come si valutano le cose che ruotano intorno a se. Il problema è che queste percezioni falsate sono non di rado il prodotto di distorsioni immaginative, che la nostra mente mette in atto, con lo scopo di farci rimanere nella ‘zona di confort’ dal punto di vista esistenziale. Riuscire a liberarsi da un tale vortice, dove in realtà si corre continuamente e in apprensione per rimanere sempre allo stesso insoddisfacente punto, significa ricollocarsi nel flusso evolutivo di Sé, facendo sì che nuove possibilità e soluzioni più vantaggiose per la propria esistenza arrivino senza attriti. Questa nuova ‘consapevolezza‘ determina un cambiamento generale in tutti gli aspetti della propria vita, migliora lo scambio affettivo, l’empatia verso gli altri e non casualmente la vita premia con opportunità sino ad allora inimmaginabili.

Sulla base dell’elenco che ho esposto all’inizio di questo saggio riguardo gli assiomi dell’Iniziazione, passando per tutto ciò di cui in seguito abbiamo parlato, possiamo dire che: l’Iniziazione misterosofica è un processo di liberazione del Sé (dalla mente alla Coscienza). È una liberazione della psiche dalla schiavitù del giudizio”/”attaccamentoe delladiscriminazionealla mercé degli impulsi emotivi, per ritrovare un’essenza intuitiva raggiungibile solo nell’unificazione del Sé e nel ricongiungersi della nostra dualità psicologica: nel mettersi in sintonia con la parte femminea e risonante del nostro cuore in modo da accedere alla componente divina nel profondo della Coscienza (o dello “Spirito” se vi piace di più!).
In sostanza il nodo centrale per ogni via d’illiminazione è più di ogni altra cosa la disidentificazione: ciò che sta alla base del superamento del proprioEgo” (il “sacrificio” – appunto dell’Ego – di cui parlano le misterosofie… esattamente ciò che fece il “Cristo” tramite il percorso catartico del “Mistero della Croce”).
Con la meditazione profonda possiamo isolare i nostri pensieri, possiamo quasi visualizzarli in una sorta di ‘bolla’ appartata, possiamo così vederli ‘a parte’ in modo da attuare un processo di disidentificazione iniziando una nuova vita del tutto impersonale!
Tutti i pensieri sono frutto di condizionamenti, il pensiero esiste in quanto derivato del “tempo“, il tempo esiste legato alla divisione tra soggetto ed oggetto che a sua volta deriva dalla “dualità“, ergo dall’ignoranza che sta nel non avere la consapevolezza che quella dualità è in verità un punto di vistaparziale“, giacché Tutto è Uno. Un individuo è identificato con se stesso quando credendo di essere in un certo modo egli non è in grado di sentire, pensare e agire con lucidità poiché l’universalità della sua mente e delle possibilità che contiene è vincolata e limitata dal pensieropersonale“, dal “sentire personale” e di conseguenza dal proprio tipico modo di agire personale.
Molte psicoanalisi contemporanee affermano che la nostra personalità globale è formata da varie sub-personalità o “diversi Io“, ognuno dei quali rispondenti ai diversi ruoli che recitiamo nella vita. Di fatto, nei primi stadi di sviluppo, parti dell’ “Io” (parti della soggettività: “Io“) possono essere scissi o dissociati. Quando questo accade tali parti dell’Io appaiono come sintomi, e diventano “essi” (cioè aspetti dell’Io appaiono come “essi”: attitudini psicologiche comportamentali e concrete, ovvero reali). Ecco che nella maggior parte dei casi non si è del tutto coscienti di esprimere personalità diverse a seconda dei casi o dei contesti, e di “identificarsi” in esse; nondimeno tramite il “silenzio della mente” può avvenire la graduale dis-identificazione dell’individuo dalla sua personalità/maschera… Infatti quando la Coscienza Cosmica si soggettizza in un fulcro che ha “consapevolezza-di-sé”, ergo individualizzandosi, quel nuovo Campo di Coscienza Individuale inizia ad identificarsi con la propria ‘mente‘, quindi si “personalizza“, creando un falso essere pieno di problemi (giacché ormai caduto nel caos delle tempeste emotive e dei fenomeni materici). Tuttavia con la meditazione profonda si può andare oltre il velo della mente e scoprire che dietro di essa vi è una dimensione infinita d’intelligenza piena di pace e beatitudine (dove i problemi sono completamente sconosciuti). Questa dimensione di “pura coscienza” è il nostro Essere, la trasmutazione umana è compiuta!

L’Iniziazione si propone di agire sull’inconscio e di reintegrare tutte le scissioni psichiche che ci consegnano all’insoddisfazione, strappandoci dalflusso della vita“. L’Iniziato doveva comprendere e intuire (con il risveglio della Coscienza) l’ “interdipendenzadi tutte le cose e di tutte le vite, e dunque l’ “illusionematerica del mondo che ci circonda, in modo da riabbracciare l’unica e vera realtà che è quella Divina. Infatti l’uomo è un flusso, una ‘soggettizzazione‘ della Coscienza Cosmica come un continuum dinamico, un tessuto connettivo che vive e si evolve: il Sé è flusso! È un’onda (Divenire) dell’Onesses.
Perciò con l’Iniziazione si potevano reintegrare tutte le scissioni tra conscio e inconscio (ricordiamoci del simbolismo archetipico dell’Albero Sephirotico):
– in primo luogo, abbiamo la necessità di riabilitare la scissione del Sé. Quindi l’iniziato doveva ripristinare tutte quelle parti relative dell’ “Io” che si distinguono dal Sé al fine di far fronte all’appagamento e alla sicurezza interiore. Tutte quelle scissioni psichiche che si generano in seguito alle nostre paturnie, ansie, “dissonanze cognitive”, delusioni, traumi, ecc… – snodi esistenziali che non di rado vengono rimossi.
– in secondo luogo, importante è anche individuare la scissione intersoggettiva: ossia ravvisare tutti i ruoli fittizi che l’individuo è costretto a recitare sotto le aspettative e i giudizi socio-culturali, in modo da valutarli semplicemente per quello che sono, una maschera utile alla convivenza sociale ma nulla che possa qualificare l’uomo per ciò che è! Maschere da cui è necessario disidentificarsi!
Individuate queste conflittuali scissioni psichiche, attraverso una costante vigilanza mentale (pratiche meditative), era possibile per l’iniziato osservare in modo lucido le proprie emozioni, osservarle senza giudizi o commenti, e dunque sentirle scevre da un debilitante e funesto peso emotivo, cosa che fa continuamente immedesimare l’uomo in un Io indipendente e ritenuto pesantemente reale (a causa dell’ignoranza dovuta dall’ego-centrismo).
 Durante questo lungo addestramento mentale, volto all’innalzamento della “consapevolezza” (sostenuto tramite riti catartici, vedi i Sacramenti gnostici), all’iniziato era richiesto di ritirarsi nell’oscurità per ritrovare la Luce, nascondersi nell’interiorità per ritrovare se stesso (il suo più autentico Sé) oltre le illusioni del mondo – fino a rigenerarsi nell’Esseità divina.
Pertanto la pratica era quella di diventare “impersonalipercependo l’esistenza con altre modalità.

Ci dovrà rimanere chiaro quale sia il vero grande problema dell’esistenza umana, ossia l’invalicabile peso del “giudizio“, un automatico meccanismo psicologico che contamina ed infetta ogni considerazione sulla realtà delle cose:
«Ogni essere umano vive nel proprio mondo immaginario, e da questo mondo immaginario giudica ciò che lo circonda. Abbiamo, così, raggiunto il più completo stato d’isolamento. Viviamo in un completo stato-ego, e in un totale mondo-ego. Siamo estremamente anormali, per non dire peggio. Da ciò derivano la corrente di idee che si riversa su di noi, e il fatto che non possiamo mai metterci d’accordo. Da ciò derivano la profonda divisione, l’egoismo senza limiti, l’istinto di auto-conservazione dalle innumerevoli e amare conseguenze. Comprendete che qui si tratta del principio stesso della nostra miserabile esistenza? Un giudizio è una decisione, un’immagine pensiero concreta. Esso suscita sempre una reazione nel mondo circostante e in noi stessi. Saremo sempre misurati con la misura con cui noi misuriamo. Per questo regna nel mondo un gran disordine. Ciò che uno costruisce, l’altro distrugge. Ciò che uno intende come bene, viene trasformato dall’altro in male. Ora, se la Scuola Spirituale vi consiglia di abbandonare il vostro “diritto” al giudizio e alla critica, non lo fa con l’intenzione di rendere le cose più facili ai lavoratori della Scuola, ma di guarirvi da una grave malattia. Si tratta di liberarvi da una sorta di demenza, da una perturbazione psichica più grave di quanto possiate supporre».
(La Luce del Mondo cap. V).
Di conseguenza, poiché pensiamo male esaminando in malo modo la realtà, finiamo tutti per riempirci di contenuti mentali completamente sballati, ossessivi, paranoici ed invasivi… Questo non fa altro che inalvearci costantemente in quell’illusoria realtà malata che ci circonda, a cui per stargli dietro siamo costretti a correre ogni giorno, tra ansie, incombenze, oneri, ruoli, comandi e critiche… un vortice di desideri che servono ad appagare il nostro bisogno di essere accettati, un’urgenza anestetizzata invano da futili impegni e svariate corse quotidiane. Infatti a causa delle aspettative generali, tutti sprofondano in un tunnel alla mercé di simulacri fatti di bramosia mai appagabile:
«Viviamo nell’Età del Rumore. Rumore fisico, rumore mentale e rumore di desiderio: tutte le risorse della nostra tecnologia concorrono a render più efficace l’attuale assalto del silenzio. La radio non è altro che un canale attraverso il quale un frastuono prefabbricato può entrare a fiotti nelle nostre case. E naturalmente questo frastuono va molto più in la dei timpani. Pervade la mente, riempiendola di una babele di distrazioni: notizie di cronaca, informazioni spezzettate e sconnesse, frammenti di musica rumorosa o sentimentale, dosi continuamente ripetute di drammi senza catarsi, che creano semplicemente un desiderio di clisteri emotivi giornalieri o perfino orari. E quando, come nella maggior parte delle nazioni, le stazioni emittenti si finanziano vendendo il tempo agli inserzionisti, il baccano viene trasmesso dalle orecchie, attraverso i regni della fantasia, della conoscenza e del sentimento, fino al nucleo del desiderio dell’ego. Tutto il materiale pubblicitario, parlato o stampato, diffuso per le vie dell’etere o su carta, ha un solo scopo: impedire alla volontà di conquistare il silenzio. La mancanza di desideri è la condizione della liberazione e dell’illuminazione. La condizione di un sistema di produzione industriale in espansione e soggetta al progresso tecnologico è una bramosia universale. La pubblicità è lo sforzo organizzato di estendere e intensificare la bramosia, cioè di estendere e intensificare le operazioni di quella forza che è la causa principale di sofferenza e di male ed è il più grosso ostacolo che s’interponga tra l’anima umana e il suo divino fondamento».
(Aldous Huxley, La Filosofia Perenne).

Ebbene, avevamo poc’anzi detto che la pratica migliore per la ‘pace interiore’ è quella di diventare “impersonali“, percependo l’esistenza con altre modalità. Soprattutto, la via della Luce sta nel nascondersi dall’idea che ci siamo edificati di noi stessi in base a modelli e valori esteriori. Il vero segreto dei percorsi esoterici è quello di connettersi con la Volontà cosmica: attivare cioè una certa “attenzioneverso tutti i segnali sincronici della Vita che di pari passo con il “Daimoninteriore (la voce dell’inconscio, dell’ “Io Sono“) ci guidano verso il nostro destino. Lo scopo è quello di assecondare i nostri talenti – e non la maschera di nostro destino, fino al ricongiungimento col Vuoto divino.
Ecco che da questa millenaria Saggezza possiamo finanche estrapolare quello che potrebbe essere una modalità psicoterapeutica per i nostri traviamenti interiori. La rivelazione che il semplice intervento attivo suiprocessi mentali” (tramite la meditazione) possa risolvere le nefaste scissioni tra Conscio e Inconscio, è un approccio che in effetti si discosta dalle metodologie psicologiche moderne ed occidentali. Ad esempio tutt’oggi dallo psicologo rimaniamo mesi e mesi a fare sedute, parlando dei nostri problemi, delle nostre ansie, depressioni, traumi e angosce… l’attenzione è tutta sui contenuti negativi del passato che ci fanno soffrire e nella ricerca di quegli eventi traumatici che ci hanno segnato l’esistenza. Ma davvero è così necessario capire i disturbi? Bisogna sempre cercarne l’origine nella storia delle persone? Certo, è una cosa utile questa per mappare gli snodi delle differenti parti (oramai separate) del nostro Io… per comprendere le esperienze, ma esiste anche un altro modo per spegnere le sofferenze… e questo è possibile perché ognuno di noi è abitato da un “processo autonomo“, autosufficiente, unico, che possiede forze che appartengono solo a lui e che non vengono dalla sua storia, ma dal fatto di compartecipare della stessa energia dell’universo e della Coscienza Cosmica.
Le spiegazioni della psicologia moderna ci stanno attaccate addosso: negli ultimi cinquant’anni non c’è stato un individuo che non abbia creduto di essere speciale per via di ciò che ha sofferto. È un luogo comune credere che il solo soffrire ci faccia evolvere, anche se ovviamente certi dolori ci sono serviti a maturare, a diventare ciò che eravamo e che non si era ancora manifestato. Noi crediamo che la nostra identità sia il frutto di ciò che è capitato, gli antichi credevano, invece, di avere undestino, una strada da percorrere.
Come una ghianda deve fare la sua quercia, ciascuno di noi è inserito in un processo inconoscibile, come il seme nella terra, che lo sta conducendo nel suo viaggio!
La psicologia e la psichiatria come interpretazione moderna della vita, come ricerca delle cause di ciò che siamo, come studio del passato, ci hanno propinato una serie di luoghi comuni che hanno portato ad un uso sconsiderato degli psicofarmaci rendendoli una vera e propria droga di massa. Gli antichi invece sono ancora depositari di una saggezza millenaria riguardo le loro conoscenze psicologiche… erano culture che conoscevano l’anima, la sua profondità, i suoi abissi, i suoi codici. L’anima infatti è la stessa oggi come allora, visto che non vive nel tempo, come ben sapevano i Greci, i Romani, i Veda, i Taoisti, ecc…
«Allontanatevi dalla vostra personalità, ritiratevi nel vostro Io più elevato che continua a vivere in eterno dietro tutte le vostre incarnazioni, e cercate di giungere ai principi fondamentali adattandovi ad essi. A questo punto scoprirete che le cose funzioneranno da sole sul piano fisico. Questa è la magia più grande» – (Dion Fortune, “La Magia della Luna”).
Ecco che un metodo davvero efficiente, da sempre, è quello di sentirsiimpersonalied immaginare dinascondersinelle proprie interiorità. Non avete idea infatti di quanto sollievo da occultarsi, entrare nel mondo dell’inconscio… e sparire. Diventare impersonali è nascondersi (..all’illusione). Non c’è nulla da dire, nessun trauma da rivangare, bisogna smetterla di domandarsi se si sta migliorando… c’è semplicemente da guardare quello che arriva dentro di noi, di volta in volta, senza commenti o giudizi. “In mattinata ho sentito l’invidia”, “nel pomeriggio la rabbia”, “stasera la tristezza”: io le osservo, le percepisco. La sola percezione è la cura!
Rimuginare sulle nostre sofferenze, cercare di spiegarle, collegarle al proprio passato, ai genitori, alla propria storia… è una perversione di questi ultimi anni.
Bisogna piuttosto cercare il vuoto e l’energia antica dell’anima: da qui si deve partire per il viaggio verso se stessi. Gli iniziati oltretutto, lungo un percorso catartico di addestramento mentale, potevano oltrepassare il “Velo di Maya” e ricongiungersi una volta per tutte con Dio.

Fatale

 .

 «La ricerca della realtà è la più pericolosa delle imprese, perché distruggerà il mondo in cui vivi. Ma se sei spinto dall’amore per la verità e per la vita, non hai niente da temere. Cerca di capire: ciò che tu pensi sia il mondo, in realtà è la tua stessa mente».
(Nisargadatta Maharaj)

«Il fine dell’autentico Mago è quello di scoprire il suo vero Sè, di cui la personalità terrena non è che la maschera. Il Segreto dei Segreti non è altro che la facoltà conquistata dal Mago di mettersi in sintonia con la Forza Divina. Di fatto, il Mago si appresta a essere invasato dall’Eroico Furore celebrato da Giordano Bruno. L’ardore estatico delle Pizie, ma anche il travolgente ardore guerriero dei berserker nordici, appartengono a questa classe di fenomeni spirituali. Nelle cerimonie del Vodoo e nella Macumba brasiliana si assiste a fenomeni analoghi, in cui i partecipanti al rito (ma anche talvolta gli spettatori esterni) diventano “cavalli del dio” e agiscono, parlano e si muovono come una delle divinità ancestrali invocate dalla cerimonia. L’iniziazione magica cerimoniale insegna come suscitare entro di sè tale forza senza esserne travolti, ma al contrario dominandola per applicarla a un fine ben preciso».
(Sebastiano Fusco, “La Chiave di Salomone”)

Fonti:
Moshe Idel / Gershom Scholem / Isaac Luria / Nathan di Gaza e la Dottrina dei Dragoni / “I miti ebraici”, R. Graves, R.Patai (Longanesi Ed.) / “La Mistica Ebraica” (Einaudi Ed.) / “I Vangeli apocrifi” (Einaudi Ed.) / “I grandi temi della mistica ebraica”, G. Burrini (EDB Ed.) / “Cabala Mistica”, Dion Fortune (Astrolabio Ed.) / “Segreti dei Rotoli del Mar Morto”, J. Schonfield / “Lo Gnosticismo”, Hans Jonhas (Sei Ed.) / “Il Bestiario del Cristo”, L. Charboneau-Lassay (Arkeios Ed.) / “The Lion becomes man. The Gnostic Leontomorphic Creator and the Platonic Tradition”, H.M.Jackson (Atlanta Ed.) / “Ricerche sul simbolismo del Sé” – in Opere Vol. IX (1951) – C.G. Jung, Aion (Bollati Boringhieri Ed.) / “Mysterium coniunctionis” – Opere Vol. XIV (1955/56) – C.G. Jung; curato da M.A. Massimello, Bollati Boringhieri (Collana: Gli archi 19) / “Amuleti dell’Antico Egitto”, B. De Rachewiltz (Signa-Tau) / “Amuleti, talismani e pantacoli”, J. Marquès-Rivière (Mediterranee Ed.) / “Symbolism or Mystic Masonry”, J.D. Buck M.D. (Ezra A. Cook) / stralci presi qua e la sul Web da fonti autorevoli che ringrazierò di persona.

 

Share Button
Written By
More from Andrea Fatale

La crisi dei morti viventi

L'intenzione non è mai stata quella di estinguere il debito, anzi, con...
Read More

20 Comments

  • l ‘ iniziazione di Fatale ormai e’ totale!
    ci hai lasciato un immenso dono umano e spirituale . uno studio enorme nel cuore del mistero ultimo ….
    Fatale sei il mio iniziato preferito ! :)))
    non avevo mai studiato la creazione e i miti secondo questa prospettiva, come metafore della creazione dell ‘ Io e della realta’ mentale

  • quindi la genesi è una metafora dell’individualizzazione e della differenziazione dell’ io … da uno stato di felicità ad uno frammentato in una, nessuna e centomila subpersonalità. un percorso che parte dalla coscienza che attraverso la mente crea la realtà , come tra l’ altro spiegato oggi dalla fisica
    quindi Dio è per forza dentro di noi,a questo punto è una logica conseguenza che io sono dio !
    il vero esoterismo sta qui !
    post da studiare riga per riga
    grazie Fatale,sei un eroe! :))))

  • ma la cosa straordinaria è questo linguaggio cabalistico con cui al livello letterale si parla di fatti (dei o alieni che siano) e che se invece si comincia a permutare le lettere ne esce un codice numerico e simbolico in grado di spiegare tutte le leggi fisiche dell’universo e quelle psichiche della nostra coscienza umana. mi ricorda un po gli I-ching ….. quei discorsi universali sulle dinamiche umane, archetipici potremmo ben dire ….
    un articolo incredibile e denso di informazioni. preziosissimo Fatale!

  • c ho messo una mattinata a leggerlo e ancora non riesco a riprendermi. ci sono una miriade di informazioni , tutte da elaborare …..
    un altro articolo di uki da mettere tra i preferiti . questo poi e’ davvero speciale !

  • quindi Dio si è presentato all’umanità come l’ IO SONO
    perciò l’ IO SONO L’IO SONO sarebbe un’affermazione della consapevolezza di se stessi…. e se lo facciamo anche noi, in quel momento siamo Io, quindi DIO !
    E poi c’è il discorso degli opposti , che è la legge di base dell’intera vita dell’ universo

    solo a pensare le bufale e le miriadi di stronzate propinateci nei secoli dalla massoneria, dalla controinformazione pilotata, oltre che dalle religioni ufficiali ovviamente ….. mi viene da vomitare

    GRAZIE FATALE !

  • la parte dei collegamenti dei numeri delle lettere con i concetti e le scienze dell’uomo e dell ‘ universo e’ impressionante
    :O

  • ma tutte quelle divisioni e differenziazioni di Dio ??? e poi dici che non esistono (tanti) dei !!!!
    dietro ognuno di noi c’è un pagano si dice , l’origine della nostra natura è perso nei testi di queste antiche civiltà di cui non abbiamo idea di cosa fossero
    si capisce pure perché il sistema societario boicotta queste sapienze, se libere creerebbero una società totalmente diversa da quella di oggi. una società che lavorerebbe sulla propria conspevolezza e non sul commercio di datori di lavoro
    vergognoso ! dobbiamo puntare all’a lbero della conoscenza

    grazie di tutto fatale

  • oltre al segreto dei segreto di ogni esoterismo , c’e’ anche spiegato il percorso iniziatico ,anche dal punto di vista cabalistico della genesi.
    un articolo immenso
    grande Fatale!

  • ALCUNI ILLUSTRI ESPERTI (POCHI IN VERITA’) AVEVANO GIA’ SCOPERTO IL FATTO CHE LA CREAZIONE FOSSE IN REALTA’ UN PROCESSO PRIMA PSICHICO (INDIVIDUAZIONE DEL SE) E SOLO SUCCESSIVAMENTE FISICO-MATERIALE. CERTO QUI FATALE ILLUSTRA QUESTA TEORIA SULLA BASE DELLE COSMOGONIE MITOLOGICHE IN MODO DAVVERO RILEVANTE ED INTERESSANTE E A DIR POCO ECCEZIONALE .
    RIPULENDO INFATTI L’ESOTERISMO VENDUTOCI DALLE DERIVE DELLA CONTROINFORMAZIONE RIMANE LA TEORIA DEGLI ARCHETIPI … COSA CHE IN MODO SEMPLICE (VEDI I VEDANTA) PUO’ SPIEGARE TUTTO !!!
    CERTO OGGI IL PROBLEMA RIMANE NEL LEGARE QUESTO ALLA NUOVA LETTURA DI QUEI TESTI FATTA DA STUDIOSI COME SITCHIN …. IO CEDO CHE CIO’ CHE I TESTI RACCONTANO E’ QUALCOSA DI DIVERSO E CONCRETO … UN MONDO SPIETATO GERARCHICO E DOMINATORE CONTRO UN MONDO FATTO DI FORZE EVOLUTIVE PER GIUNGERE ALLA BEATITUDINE DELL’ UNITA’ COSMICA ….
    …..QUALCOSA SOTTO DA SCOPRIRE C’E’ ANCORA

  • il legame lo descrive bene anche lo stesso Fatale…. la Bibbia racconta dei fatti prima di tutto. La lettura letterale del Deuteronomio del Levitico etc.. racconta degli dei alieni che ci hanno plasmato (racconti allegorici che si riferiscono alla personalizzazione dei nostri ‘demoni’ interiori)… ma prima che ciò accadesse la creazione ha dovuto agire su altro: la Genesi parla dell’origine della creazione stessa . E se è vero che letteralmente dice delle cose è anche vero che ogni lettera, parola, geroglifico e sintassi con cui lo fa è stata architettata per raccontare appunto altro : quella lingua scritta proviene da un linguaggio iniziatico nato in Egitto che come dice Fatale usava dei geroglifici dove ad ogni lettera del conseguente alfabeto ebraico corrispondeva un numero … dalle permutazione di quelle lettere (che in un periodo discorsivo raccontavano storie aliene e terrene) si estrapolava un codice che esprimeva tutte le leggi e le dinamiche della Coscienza di Dio, e quindi dell’universo e della mente umana

    Il legame è tutto qui. Leggi la frase e c’è la storia metaforica dell’umanità, leggi le lettere e c’è la scienza di ogni cosa nella coscienza di Dio e dunque nell’universo

  • bene, dopo aver iniziato a dare credito a quello che l’autore biblico raccontava letteralmente e per davvero, ora torniamo al messaggio esoterico……….ma quello vero però, quello che viene dalla lettura archetipica come la chiama Fatale. li c’è scienza pura! tutta la scienza dell’universo racchiusa nei segni di ogni lettera dell’alef-beit
    tutti i sermoni e le lungagnate raccontateci finora, l’esoterismo dai libri in prima fila, i best seller sulla kabbalah etc ,massoneria etc. serviva solo a confonderci, a fare disinformazione ulteriore ( un po come succede oggi con certi siti di controinformazione )
    l’ idea di riportare la creazione nella MENTE di Dio, e quindi dell’ uomo, non a caso coincide con la spiegazione della realtà da parte della fisica quantistica …. questo è un grande merito contestuale di Fatale,complimenti………..continua così. anche se sono convinto tu sia davvero un iniziato
    :))))

  • Già il titolo…Io sono(D)io…mi piace quel tanto che basta per farmi dire: Ma togliamola definitivamente quella D…così grossa e maiuscola che ha fatto ombra da millenni sulla verità piccola piccola nascosta tra le pieghe sinaitiche del cervello…anche riconosciuto…dai più sempliciotti studiosi o pseudo tali…anche riconosciuto sempliciottamente…ripeto…Io – Me – Se – e perché no Anima.
    Per farla breve…insomma…cellule morbidamente racchiuse al caldo di una scatola…cranica…la scatola casa…un tempo grotta…ma forse ancora tale…dove Noi risiediamo…e risiedendoci siamo il Dio di quella casa-grotta…grottescamente poggiata sul nostro corpo.
    Io sono (D)io quindi…che senza quella fastidiosa D…diventa…Io sono IO. Due maiuscole fichissime!
    Leggo nell’articolo…non semplice…di Andrea Fatale…che noi ci staremmo muovendo all’interno di un ologramma del quale…nel contempo…saremmo parte attiva o passiva…secondo come ci si pone nel viverne la Vita…Vita creata o inventata da un supposto Nulla che…inconsciamente ma intelligentemente…nonché noncurantemente…starebbe da Tempo incalcolabile (senza inizio e fine definibili) lavorando come regista fuori scena ad una rappresentazione universale dove ogni forma creata sarebbe attrice senza copione di una farsa tragicomica…grottescamente coinvolgente…!
    Potrebbe d’altronde…anche essere che quel NULLONE olografico mane sia solo all’interno di ogni singola casa-grotta dove…all’interno di quei pochi cm3…ognuno inventi e viva il proprio personale Universo…una specie di Vita interna nell’interno di se stessi.
    Dopo questo sproloquio presuntuoso…posso affermare che in effetti…
    Il NULLONE non è FANNULLONE ma…il NULLONE FA…altroché se fa…!

    C’è un detto che dice: Scherzando scherzando Pulcinella dice la verità…!
    Indegnamente e presuntuosamete…qui…mi sono messo nei suoi panni…!
    Ma chissà qual’è la Verità…e soprattutto se esiste…!
    Scusatemi e BuonaSeratina!

  • si parla di cose serie. segrete. sembrano già sentite,ma messe così sono illuminanti. qui si rischia l’oscuramento del sito.
    articolo immenso d’amore.
    grazie Uki.

  • Questo articolo credo sia davvero il saggio definitivo sul più santo e segreto mistero della tradizione primordiale… l’autentica verità assoluta dell’esoterismo, quello vero, non quello mistificato dalla disinformazione o dalla new age o da corrotti intellettualoidi.
    Fatale, dopo aver fatto pace con Lilith e aver superato la sfinge come Edipo, ha superato la nevrosi tra Danao ed Egitto, trovando la sintesi della Sapienza universale nella croce della Tetrakis.
    Dio è la nostra Coscienza cosmica, perché è sostanza divina creatrice di Tutto…
    In questo post troviamo la Cabala abbracciata dalla scienza della Kundalini orientale… oltre la Dualità materica. Poi è descritta anche l’energia vitale cosmica del Vuoto come unica via, attraverso la meditazione, di ri-trasformarci in una stella di energia… un cosmo in un oceano universale… poco prima di essere la stessa onda onnisciente ed onnipervadente.
    “Conosci te stesso”: è il numinoso rimasto inerte nell’inconscio… l’unica via è il ricongiungersi di tutte le forze psichiche del nostro Sé!

    Grazie Fatale

  • diciamo che una ricostruzione così innovativa e originale dell insegnamento segreto e finale della vera iniziazione esoterica, oltre ad una grande ricerca , è stato possibile secondo me grazie all analisi dei rotoli del mar morto che come diceva Fatale descrivono uno gnosticismo ebraico degli albori secondo una visione completamente diversa dal cristianesimo paolino o da tutto il resto del monoteismo come lo conosciamo oggi.
    il segreto della croce, legato all energia kundalini, e i sacramenti gnostici come i passaggi catartici dell alchimia attraverso il mantra del Nome di Dio – io sono- e il mantra del ” sia fatta la tua volontà ‘ sono i misteri alla base della ricostruzione del se’, in quanto la scissione dell io è la vera causa della lontananza con Uno Creatore
    la frammentazione della psiche è il vero male da affrontare!!!
    geniale Fatale! grande Uki !!!

  • roba che se solo gli avessero dato più credito, oggi Jung avrebbe salvato l’umanità intera…..
    ma forse è per quello che lo hanno un po’ bistrattato al livello accademico.
    capisco che parlare di alchimia all’università era un po’ fuori luogo ma i contenuti dietro erano ben altri …. e oggi stiamo capendo quali fossero
    grazie Fatale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.