Io, il 25 Aprile e i pesci

Festeggiate solo se vi sentite davvero degli "uomini liberi", solo se sentite dentro di voi il desiderio di non piegarvi al pensiero comune..

La speranza è quella di leggere per sbaglio la data sul calendario e scoprire che è solamente il Primo Aprile. Che da un momento all’altro da balconi e finestre al posto dei tricolori sventoleranno enormi pesci di cartone. Che sarà solo uno scherzo e uno di quei pesci finirà appiccicato sulla mia schiena da qualche simpaticone che urlerà –Pesce d’Aprile! Sogni e speranze, ahimè, vani. Non disdegno il 25 Aprile, tutt’altro. Disdegno l’ipocrisia e la monotonia con il quale ci si appresta a festeggiarlo.

Quest’anno è pure il settantesimo anniversario e la smania di fare le cose bene ha contagiato un po’ tutti. E, allora, via alle richieste d’aiuto delle autorità, affinché sia un giorno memorabile. Assemblee, incontri, telefonate: la macchina organizzativa è in moto da un po’. Manifesti in ogni locale, lettere in ogni cassetta, bandierina su ogni balcone e tricolore gigante sulla facciata del Municipio. Ognuno si adopera come può e come sa. La parola libertà campeggia ovunque. Il programma della giornata è pronto; non può mancare la banda, il saluto delle autorità. E il ricordo ai caduti, con la deposizione della corona. Ogni particolare a suo posto. Non c’è spazio per l’improvvisazione, non è calcolato l’imprevedibile.

Ma ai cuori e alle menti, chi pensa? Chi ricorda gli anni della Liberazione? Che si festeggia oggi?

I protagonisti di quegli anni sono sempre meno e tra poco non esisteranno più. I figli ricordano quei momenti solo nelle parole e negli occhi dei propri genitori, ma non li hanno vissuti sulla propria pelle. Io non c’ero e quanti come me. Che resterà del 25 Aprile? Probabilmente, nulla. Desiderando, l’antifascismo.

Chi festeggia il 25 Aprile oggi è l’uomo Libero che ripudia il fascismo in tutte le sue forme. È colui che sputa sul razzismo; che piscia sull’oppressione della libertà d’espressione; che lotta per i diritti dei più deboli, qualunque sia il loro colore; che ripudia i manganelli come strumento di ordine pubblico; che crede nello Stato e nei suoi valori; che vede l’Uomo come unica creatura, superando quella fastidiosa (bigotta e fascista) discriminazione di genere; che ama la natura e la protegge; che ha rispetto della Vita, in tutte le sue forme.

Se pensate davvero che il ricordo di questa data sia solo la liberazione dai nazifascisti ammainate le bandiere, chiedete scusa ai caduti e rinchiudetevi in casa. Se pensate che cantare “Bella Ciao” sia da comunisti, andate a studiare. Se essere partigiano vi offende e disgusta allo stesso tempo, non è la vostra festa. Il 25 Aprile è di chi ha voluto l’Italia bella, libera e grande (moralmente, non dalle Alpi alle Ande); nelle mani del suo popolo e non in quelle di un uomo solo. Il 25 Aprile è la Festa dei Partigiani, degli uomini liberi, che hanno dato la vita anche per la vostra libertà.

Festeggiate se lo siete, se sentite dentro di voi il desiderio di non piegarvi al pensiero comune, alla retorica della politica, alla silenziosa oppressione mediatica. Festeggiate se pensiate che ci siano molte menti ancora da liberare e oppressori da cacciare. Occhi di triglia, che fissano attoniti, improbabili oratori, non ne voglio vedere.

Buon 25 Aprile a tutti i partigiani veri.

Massimo Righetti

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