Ma in inverno si vedono più film?

Recensioni in anteprima e di altre pellicole nelle sale su alcuni dei migliori film del momento...

.«Bad day, looking for a way home,
looking for the great escape.
Gets in his car and drives away,
far from all the things that we are.
Puts on a smile and breathes it in
and breathes it out, he says,
bye bye bye to all of the noise.
Oh, he says, bye bye bye to all of the noise».
Patrick Watson, “The great escape”

 

 

THE PASS

Tempo fa avevo scritto di “Locke“, film britannico bellissimo, girato interamente in un’automobile, con Tom Hardy a dare prova di manifesta superiorità sulla mediocrità dilagante della maggior parte di attori, che nella migliore delle ipotesi vantano ben tre espressioni; bene, qui di attori ce ne sono quattro in tutto il film, e di ambienti tre, come i capitoli in cui è divisa questa pellicola sensazionale, a coprire un arco di dieci anni ad intervalli da cinque. Di cosa si parla nel film? Si parla di sentimenti e di società, di immagine e di calcio, in maniera minore, ma se ne parla, perché il “pass” del titolo è il passaggio che uno dei due non fa all’altro in una partita di Champions League, ma è anche il passaggio nel senso di transizione, di consapevolezza e rifiuto, un passaggio negato e a tratti in negativo. Non voglio dire troppo perché è un film che si basa sulla trama (apparentemente tratta da una storia vera) e sulla recitazione di interpreti fenomenali. Assolutamente consigliato.

 

THE EDGE OF SEVENTEEN

Altro film bello, leggero e brillante sull’adolescenza e le sue complicazioni, sui microdrammi quotidiani che possono diventare montagne da scalare. Sono entrato in sala con una certa diffidenza, ma alla fine mi sono veramente divertito: personaggi ben esplorati, ritmo incalzante e storia non banale sebbene simile a molte altre. Nota al margine: attori giovanissimi e bravissimi, c’è stato un periodo di vuoto generazionale, ma a quanto pare c’è un’inversione di tendenza.
Ottimo!

 

PATERSON

Alla fine del film due ragazzi brasiliani iniziano ad esultare come se avessero vinto il mondiale.
Loro, tipo loro in campo, non la squadra che tifano.
Proprio loro.
E questo solo perché il film era finalmente finito.
Forse la loro reazione è stata un tantino esagerata, a me Jarmush piace tantissimo, ed ho veramente ammirato “Only lovers left alive” (se non lo avete visto…minchia Donnie ma che te lo dico a fare…), ma “Paterson” a momenti riesce a sfiorare cime incredibili di rotture di coglioni.
Poi a tratti diventa bello, ma per altri lunghissimi è insopportabile, avrebbe bisogno di essere tagliato e ridotto per renderlo umanamente gestibile e sono convinto che non perderebbe nulla della poesia insita, la regia sarebbe sempre bella e gli attori sempre impeccabili. Però, come dire, ad un certo punto o sei Sokurov oppure devi mettere degli elementi nella trama.
Come nota al margine direi che la colonna sonora è molto bella, ma imbroglia un pochino, molto spesso tende a far intuire un qualcosa, una tensione, un avvenimento che poi non si manifesta. È un effetto curioso e destabilizzante, sicuramente voluto dal momento che Jarmush è anche un musicista e non so esattamente che ruolo occupi rispetto alla colonna sonora, ma sicuramente non la delega completamente ad altri.

 

BLEED FOR THIS

Partiamo dal presupposto che è una storia vera, puntualizziamo che Vinnie Pazienza è stato un po’ santificato (tendo a pensare che sia stato un po’ meno riflessivo e pacato di come venga proposto nel film, ma magari mi sbaglio), ma insomma, con le dovute considerazioni è un bel film, storia incredibile di forza di volontà e incoscienza, di un uomo che ha lottato rischiando tutto per fare quello che amava fare. È anche un film riuscito sulla boxe, incredibilmente meglio di “Southpawn” (non che ci voglia moltissimo).

 

SCUSATE SE ESISTO

Per la serie: “ma dai, mettiamola una commedia italiana, così, tanto per vedere che produce la nostra industria cinematografica!” (ma lo sapete che Rutelli è diventato il presidente dell’Anica? Vabbhè… no, seriamente, ma perché?). Comunque, a me la Cortellesi piace, Bova un po’ di meno, ma alla fine il film è godibile, pieno di luoghi comuni da far schifo, ma purtroppo centra anche alcuni punti verissimi della nostra società (con tutte le iperboli del caso). Visto a casa sul divano è ok, se avessi pagato un biglietto avrei probabilmente fatto qualche atto inconsulto dentro al cinema.

 

Nicholas Ciuferri

 

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