Intervista a Vincenzo Contreras, autore del romanzo “L’ultima occasione”

Un romanzo avvincente, in cui si mescolano azione, psicologia e critica sociale

Vincenzo Contreras (Gaeta, 1981) è uno scrittore di racconti e di romanzi, ed è inoltre un attivista per Mediterranea Saving Humans. Nel 2001 ha ricevuto una citazione di merito al premio letterario “Campiello giovani”

  • Ci presenti il tuo romanzo breve “L’ultima occasione”?

“L’ultima occasione” è un romanzo che ha un inizio che a me piace definire alla Quentin Tarantino, con tanto di rapine scandite da un copione, da tempi stabiliti, inseguimenti spettacolari con la polizia, per poi diventare improvvisamente e in un modo piuttosto inaspettato, un romanzo di protesta, di forte contestazione sociale contro una società consumista, un sistema che sembra avere come unico scopo quello di corrodere tutto il tempo che abbiamo a disposizione impedendoci di averne abbastanza per pensare, per riflettere. Diventa un libro di protesta contro un sistema che ci distrae completamente dalla possibilità di leggere, di informarci e approfondire le cose impedendoci di capire il mondo che ci circonda e ci costringe quindi ad accontentarci i ciò che ci viene propinando.

  • Come è nata l’idea alla base della tua interessante opera?

L’idea, e mi riferisco alla parte di contestazione del romanzo, nasce quando mi sono reso conto che molte cose importanti che accadono nel mondo spesso ci sfuggono e se non ci sfuggono il più delle volte facciamo fatica a comprenderle fino in fondo. Rimaniamo il più delle volte in superficie degli eventi senza mai approfondirle davvero.
Voglio credere, e qui è la speranza del romanzo, che questo restare in superficie non è dovuto al menefreghismo della gente verso il mondo, ma è dovuta appunto all’assenza di tempo imposto da un certo modo di vivere in questa società di oggi.
Quindi se avessimo più tempo a disposizione avremmo modo di capire di più gli eventi che ci accadono attorno o nel mondo senza doverci accontentare di frasi fatte, di sloga privi di contenuto e saremmo quindi persone consapevoli, persone pensanti.

  • Il protagonista de “L’ultima occasione” non ha un nome ma ha sicuramente una forte ed eccentrica personalità. Come lo descriverebbe il suo autore?

Per quanto eccentrico lo definisco anche un uomo normale e molto più comune di quanto possa in realtà apparire. Lui ha la sola fortuna di arrivare ad un punto in cui fa i conti con sé stesso ed ha l’intelligenza e la sensibilità per farlo. Ma il fare i conti con sé stessi, arrivati a 40, 45 anni è forse tra le cose più comuni. Lui però decide di spendersi per quelli che non ce l’hanno questa sensibilità, per quelli che non hanno capito di essere vittima di un certo sistema, vittime di un modo di lavorare che annienta l’anima, il pensiero, le passioni e cerca di scuotere le persone che assistono al suo arresto spettacolare.

  • Ho apprezzato, da amante delle storie sull’uomo pipistrello, il trucco usato dal protagonista durante le sue rapine, che ricorda quello del Joker. Quali sono, se ci sono, le caratteristiche che il tuo personaggio condivide con la nemesi di Batman? Personalmente, mentre leggevo il libro, ho pensato all’interpretazione che fa di Joker il fumettista Grant Morrison: un uomo non folle ma affetto da una forma di super-sanità mentale!

Guarda, quest’uomo con la sua maschera, così come molte persone che contestano, che cercano di non omologarsi alla società e soprattutto che cercando di catturare l’attenzione per far comprendere le cose che non vanno, il più delle volte vengono presi per pazzi, per fissati, per estremi, ma proprio una mente super attenta, complessa sicuramente ma non pazzoide, è capace di percepire gli aspetti negativi della società cercando di contrastarli. Per contrastarli puoi scegliere se farlo egoisticamente, cioè solo per te stesso, o se invece, e lì diventi rivoluzionario ma soprattutto altruista, lo fai cercando di coinvolgere l’intera società, ma le difficoltà maggiori sono essere credibili e arrivare a più persone possibili e in questa lotta, il rischio di essere considerato solo un pazzo è enorme.

  • “L’ultima occasione” è sicuramente un’opera ricca di spunti di riflessione. Quali sono i messaggi che hai voluto veicolare attraverso la tua storia?

Il messaggio è chiaro, dobbiamo prendere atto che questa società è stata trasformata in un supermercato da dove ci illudiamo di poter comprare tutto, ma questo tutto è davvero troppo e per farlo e assecondare la società, dobbiamo saturare tutto il nostro tempo, altrimenti non gli stiamo dietro. Quindi dobbiamo capire se ne vala la pena vivere per lavorare per assecondare il consumismo sfrenato o se forse è meglio non assecondarlo, e non assecondarlo ci permetterebbe di avere molti lussi tra cui quello di avere più tempo per noi stessi, più tempo per portare avanti le nostre passioni, più tempo per stare con i nostri figli o con noi stessi andando al cinema, leggendo un libro, per vedere più spesso qualche amico senza impazzire nei ritagli di tempo o semplicemente tempo per fare qualcosa per noi stessi o per aiutare gli altri. Il messaggio è questo: compratevi il tempo, e questa non è una frase fatta, attorno vedo gente è stato in grado di farlo, altri che sarebbero in grado di farlo ma semplicemente non si fermano a pensarci e quindi non lo sanno, non hanno ancora preso coscienza.

  • Quanto ci sarebbe bisogno oggi di un atto di ribellione come quello messo in scena dal tuo protagonista! Pensi che la letteratura possa ancora aiutare ad aprire le menti e a creare dei cortocircuiti nelle coscienze dei lettori, per spingerli al cambiamento?

Lo scopo principale delle varie forme d’arte è quello di scuotere le coscienze, che sia un film, un libro, una canzone, un quadro, e più coscienze di riescono a scuotere, più persone si riesce a far pensare, più l’opera è riuscita. L’atto di ribellione messa in atto per quanto utopica sarebbe fattibile oggi, l’atto di ribellione del protagonista passa da essere locale nella città in cui si svolge la protesta, fino a diventare globale nel giro di poco tempo grazie alle dirette TV dei notiziari. La contestazione fa il giro del pianeta e gente di tutto il mondo scende nelle piazze di tutte le città per protestare e affermare la propria presa di coscienza. Oggi con l’aiuto dei Social una presa di coscienza estemporanea sarebbe fattibile ma ti dirò di più, forse questa rivoluzione è già in atto, si sente sempre più spesso parlare della “The great resignation” , ovvero un numero sempre maggiore di under 40enni che non ci stanno a questo sistema e si licenziano cercando di fare lavori che permettano di avere più tempo a disposizione, e occhio, non sono persone che non hanno voglia di fare nulla, sarebbe troppo facile e vigliacco etichettarli in questo modo, sono solo persone che hanno la necessità di coltivare anche altre passioni, che hanno necessità di non essere solo lavoro, persone che hanno deciso di non farsi consumare tutto il loro tempo per soddisfare una società consumista.

  • Sei al lavoro su un nuovo romanzo? Leggeremo mai un seguito della vicenda del protagonista de “L’ultima occasione”, o per te ha ormai esaurito ciò che aveva da comunicare al lettore?

Questa domanda mi è stata fatta da più di un lettore, qualcuno mi ha chiesto anche di raccontare come il protagonista è arrivato a fare rapine e soprattutto a diventare un rivoluzionario. In realtà non ci ho pensato ma non lo escludo, il confronto con le persone, con i lettori ha innescato molte discussioni interessanti durante le varie presentazioni del libro, discussioni da cui sono nati molti spunti di riflessione che si potrebbero tramutare in un libro. Non escludo nulla, questa è la mia prima pubblicazione, sto lavorando ad un libro molto diverso che definisco di pura narrativa ed ho altre idee in testa, ma non escludo niente perché “L’ultima occasione” ha scosso me per prima, per quanto la storia sia nata nella mia testa, questo libro ha fatto prendere coscienza anche a me dello stato delle cose, come se io fossi un lettore, prima che lo scrittore di questo romanzo.

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