Intervista a Mariele Rosina, autrice di “Lo strano caso di Matilde Campi”

È la storia di una donna vittima del suo stesso corpo; in un’epoca in cui la medicina e la tecnologia stanno facendo di tutto per scongiurare la morte...

Mariele Rosina è una scrittrice, poetessa e Professore Associato di Patologia Clinica in pensione. Alcune sue poesie sono state presentate nell’antologia “L’evoluzione delle forme poetiche” (Kairòs, 2012) e ha pubblicato la raccolta di racconti “Il burattinaio” (La vita felice, 2014), in self publishing nel 2015 “Fiabe e favole a sette voci” e nel 2018 la commedia in tre atti “I pronipoti: gli sposi sono ancora promessi?”. “Lo strano caso di Matilde Campi” è il suo primo romanzo, in cui racconta la straordinaria e drammatica storia di una donna che non può invecchiare

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– “Lo strano caso di Matilde Campi” è un romanzo appartenente al genere della Fanta-Genetica. Che tipo di opere rientrano in questo particolare filone letterario, e di cosa trattano?

Potrei definire fanta-genetica un sottogenere della fantascienza che ha a che fare con mutazioni spontanee o provocate da cause esogene (chimiche, fisiche o da manipolazioni del genoma).
Ad esempi ricordo i libri di Robin Cook come “La mutazione” dove uno scienziato manipola l’embrione di suo figlio col risultato di ottenere un bambino apparentemente perfetto, ma che diventerà un mostro.
Anche il celeberrimo Jurassic park di Michael Crichton inizia con la geniale idea di estrarre dallo stomaco di una zanzara inclusa in un fossile il DNA di un dinosauro e riprodurlo ai giorni nostri con le conseguenze che tutti conosciamo.
E ancora cito Kevin Beary che affronta l’argomento della clonazione con “Una rosa per Lucilla”, dove la protagonista “fabbricata, non nata” ha il problema opposto dell’eroina del mio romanzo, cioè quello di un invecchiamento precoce come la pecora Dolly.
Tra i film segnalo il recente “Adeline l’eterna giovinezza”. Anche qui la protagonista perde la capacità di invecchiare per una mutazione provocata da un fulmine e dopo alterne vicissitudini la riacquista in analoghe circostanze attraverso una contro mutazione sempre per opera del fulmine.

 

Chi è Mariele Rosina? Che autrice desidera essere, e quali progetti letterari vorrebbe realizzare?

Per la mia vita privata posso dire di avere ricoperto con soddisfazione tutti i ruoli di donna, da figlia e madre a nonna, e, nel conciliare i doveri professionali con quelli familiari ho sempre trovato comprensione e supporto da mio marito e da tutti i miei. Ora, felicemente pensionata, ho più tempo per dedicarmi alla lettura e alla scrittura, attività che ho sempre coltivato nei momenti liberi. Per quanto concerne la mia professione sono un medico che ha sempre lavorato in università iniziando da clinico e, quando la carriera mi ha portato ad abbracciare la ricerca, l’ho fatto con entusiasmo perché mi apriva orizzonti nuovi e mi consentiva di approfondire alcune delle malattie che fino a quel momento avevo visto e curato. La scrittura mi ha dato l’opportunità di attingere a questo bagaglio di esperienze e di integrarlo nella narrazione. Finora ho scritto poesie, racconti, un libro di fiabe con sei coautrici, una commedia in tre atti e questo romanzo in cui si esplorano gli effetti negativi, addirittura tragici di una giovinezza a tutti costi. In futuro intendo continuare il percorso iniziato: sto infatti scrivendo poesie, racconti e sto pensando al seguito di “Lo strano caso di Matilde Campi”.

 

La fragilità e la drammaticità del personaggio di Matilde Campi donano all’opera un tono malinconico che ne rende ancora più intensa la lettura. Dal suo romanzo: “Lei era l’ultima di tutti quelli che aveva visto morire, come se quello di vedere gli altri morire fosse diventato il suo mestiere. Ma come poteva essere diverso, quando la gioventù si accanisce oltre i limiti naturali della vita?”. Come si gestisce un personaggio con un conflitto interiore tanto potente e con un destino così tragico? A chi si è ispirata per la sua caratterizzazione?

Nei miei testi tutti i personaggi hanno un conflitto, anche quelli minori, perché è proprio il conflitto il mezzo per scavare nell’animo del personaggio ed evidenziarne il carattere. Nel caso di Matilde il conflitto nasce, sia dalla sua “diversità” che la costringe a nascondersi, sia dall’incapacità di accettarla, tanto da renderle la vita insopportabile. Sarà l’amore a ridarle il coraggio e la piena consapevolezza di sé, risolvendo il suo conflitto. Un amore non cercato, all’inizio negato, che imprimerà la svolta decisiva alla sua vita regalandole quella felicità a cui tutti hanno diritto. Mi sono ispirata al tema dell’eterna giovinezza, già trattato da insigni scrittori e registi e che oggi è di grande attualità, ponendo l’attenzione non solo sulle sofferenze e i disagi che si celano dietro a certi miti (quello della bellezza e della giovinezza appunto), ma volendo dimostrare come eventi finora reputati impossibili potrebbero realizzarsi in virtù dell’avanzamento tecnologico (e qui affiora la mia formazione scientifica). Per scrivere la storia ho dovuto entrare nel personaggio che ho sentito nascere e crescere dentro di me; ho partecipato al suo dolore prima di trasferire sulle pagine le sue emozioni che erano le mie. Poi la narrazione si è sviluppata come un racconto che facevo a me stessa.

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Quando è nata la sua passione per la scrittura, e come l’ha coniugata con la sua attività di ricercatrice scientifica?

Ho sempre coltivato la passione per la scrittura, ma finché ho lavorato, non ho mai pensato di togliere i miei testi dal cassetto perché mi era sufficiente pubblicare i risultati della mia ricerca scientifica.
Ma è stato durante una circostanza dolorosa che mi sono resa conto che lo scrivere appagava un bisogno che non sapevo di avere. Così, nei momenti liberi ho assecondato questa propensione con poesie, brevi racconti e persino testi per canzoni che non sono state mai musicate. Concentrarmi sul mio lavoro per tutta la settimana e liberare la fantasia nel weekend o durante le vacanze, non è mai stato un problema, perché quando scrivo riesco a estraniarmi dal mondo circostante. Alla domanda di come sia possibile la convivenza tra due culture apparentemente distanti (quello della scienza, dei numeri, delle dimostrazioni e il mondo della creatività e delle emozioni) rispondo che per me non esiste dualismo, bensì sinergismo. Infatti, la fantasia alimenta la curiosità che è indispensabile allo scienziato e, per contro il rigore e il metodo scientifico conferiscono logica e coerenza al testo letterario quando ce n’è bisogno. Posso dire che queste due anime, se riescono a convivere, si potenziano reciprocamente e sono di grande aiuto, sia allo scienziato, sia allo scrittore.

 

– Quali sono gli autori contemporanei che considera più interessanti nel panorama letterario italiano e internazionale?

Ogni autore che sa scrivere è interessante. Io leggo di tutto: poesie, romanzi e racconti di scrittori italiani e stranieri. Qualche volta mi piace riprendere anche i classici delle letteratura russa e francese. Tra gli Italiani ho molto apprezzato Ammaniti, Baricco, la Maraini, Terzani e Camilleri e tra gli stranieri Hemingway, l’Allende, Barbery, Pennac e Orwell. Ultimamente leggo gli emergenti e scoprendo tra loro dei veri talenti.

 

Nella sua carriera di scrittrice non è stata solo rappresentata da una casa editrice ma ha anche deciso di pubblicare in self publishing. Cosa ne pensa di queste due modalità di trasmissione delle proprie opere? Quali aspetti positivi e negativi ha riscontrato in entrambe?

Per quanto riguarda l’edizione dirò che dopo avere pubblicato con un editore una raccolta di racconti ho scelto per questo romanzo l’auto pubblicazione. Esistono in rete piattaforme che consentono questo tipo di pubblicazione, sia l’e-book che la versione cartacea. Mi sono trovata bene in entrambi i casi perché le modalità di pubblicazione rispondono a esigenze diverse. Ecco i pro e i contro secondo me. La casa editrice provvede all’editing, all’impaginazione, alla correzione del testo e alla sua distribuzione, chiede però all’autore un vincolo di pubblicazione della durata di alcuni anni e spesso un contributo economico con l’acquisto di un consistente numero di copie. Inoltre i tempi per l’accettazione del dattiloscritto son piuttosto lunghi (da sei mesi a qualche anno) e non c’è possibilità di revisione, ma bisogna attendere la ristampa successiva. L’auto pubblicazione invece non ha vincoli di produzione, non richiede costi per il digitale, ma solo per le copie stampate e avviene in tempi brevi su tutte le librerie on line. C’è poi il vantaggio della revisione ogni volta che l’autore la ritiene necessaria. Il drawback è che l’autore deve fare tutto da sé: dall’editing, alla correzione delle bozze alla trasformazione nel formato idoneo per la lettura digitale, alla pubblicizzazione e diffusione della sua opera. Qualora non ne fosse in grado si può appoggiare ai servizi a pagamento offerti dalla piattaforma prescelta.

 

Lei è anche una poetessa, e ha avuto l’onore di essere pubblicata nell’antologia L’evoluzione delle forme poetiche curata da Ninnj di Stefano Busà e da Antonio Spagnuolo. Vuole condividere con noi uno dei suoi componimenti, e raccontarci qualcosa di questa sua esperienza?

Ammiro moltissimo la poetessa Ninni di Stefano Busà che ho il privilegio di conoscere personalmente. Ho partecipato ai concorsi di poesia organizzati da lei classificandomi sempre tra i finalisti e ho aderito con entusiasmo all’iniziativa di pubblicare nell’antologia “L’evoluzione delle forme poetiche”, alcune mie poesie. Eccone una Quando l’assenza diventa una presenza: il tavolo da disegno di mio padre ancora tanto pieno di lui.

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L’assenza

Sul piano inclinato restano
gli intrecci delle puntine.
Passi affondati nel bianco
si affollano sul confine.
Che non c’è.
Le braccia aperte del tecnigrafo
disegnano croci nello spazio vuoto,
ma il vuoto è vuoto
e chiama le linee di china.
Gli ingranaggi senza gravità
sono l’azalea che ti riempì
le braccia ai miei vent’anni.
È un disegno che respira,
il tuo cuore sul cuore d’acciaio,
il profilo dei monti nelle rette spezzate,
e la strada nell’iperbole
protesa all’infinito
dove gli angoli si dilatano
a toccare le pareti della stanza.
Sono le dita della mano.
Che non c’è

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Titolo: Lo strano caso di Matilde Campi
Autore: Mariele Rosina
Genere: Fiction/Fanta-genetica
Casa Editrice: Lulu
Pagine: 176
Codice ISBN: 9781326811792

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