Intervista a Luciana Pietraccini, autrice del romanzo “Cristiano e così sia”

Il racconto amaro della vita di un uomo che si è sempre creduto invincibile, ma invece di natura fragile e arrendevole

Luciana Pietraccini inizia a lavorare nell’editoria occupandosi di moda e di giornali femminili. Diventa presto giornalista pubblicista e direttrice di alcune riviste specializzate; successivamente si dedica all’editing per alcune case editrici. Nel 2019 pubblica per il Gruppo Albatros Il Filo “Cristiano e così sia”

Ci presenti il tuo romanzo Cristiano e così sia?

Il mio romanzo nasce da fatti reali su cui io ho poi aggiunto elementi di mia fantasia. Per me è importante scrivere cose “vere” dove chi legge possa identificarsi e “capire” la diversità delle persone e dei sentimenti. Il protagonista “Cristiano” viene seguito da prima della nascita, vengono descritti i suoi genitori, la loro storia, la loro vita nello scenario storico in cui hanno vissuto. Ecco l’anteguerra e poi la guerra: due elementi fondamentali che incidono fortemente sui protagonisti e che lasciano tracce indelebili su di loro e su tutti del resto. Quindi Cristiano cresce con forti influenze genitoriali e si porta appresso il peso di un “ruolo” che forse non è il suo. Seguono le sue vicende, i suoi insuccessi e un finale “a sorpresa” che lascia il lettore veramente senza parole. Quasi un finale da libro giallo.

Quali sono i motivi che ti hanno spinta a scrivere il tuo romanzo?

Scrivere è sempre stato il mio lavoro e la mia passione. Quando scrivo è come se vivessi una seconda vita, mi immedesimo nei personaggi, gioisco e soffro con loro. Non nascondo che descrivendo il personaggio Paola, ho pianto più volte. La mia vicinanza alle donne maltrattate, anche psicologicamente, è molto forte e volevo in questo romanzo sottolineare questo aspetto: le donne spesso sono, per amore, vittime di uomini prepotenti. Alcune riescono a riscattarsi e questa è la forza delle donne che a volte si rivelano più forti e strutturate degli uomini. Non sempre però questo succede e nel mio romanzo spero di essere riuscita, in parte, a dare coraggio alle donne, descrivendo donne che lottano. Insomma volevo una storia che fosse divertente e interessante da leggere, ma che a una lettura più attenta rivelasse anche messaggi diversi, utili alle donne e con importanti risvolti psicologici. Certo è un romanzo da leggere su due livelli, magari non tutti ci riescono, ma in ogni caso si divertono e appassionano ugualmente.

Cristiano è un protagonista molto affascinante. Un uomo dall’animo tormentato, che cade diverse volte nel corso della sua vita. Vuoi descrivercelo?

Cristiano è bello, colto e benestante, è il classico uomo che non deve chiedere mai. Sa di piacere alle donne che conquista con uno sguardo, lui si sente forte, un vero “macho”. Ma cosa c’è aldilà di questa facciata? Lo si scopre piano piano, pagina dopo pagina e il lettore prima resta un po’ sconcertato poi si identifica in lui per scoprire che alla fine dietro le sue sicurezze c’è il tormento. Scopre che ha una maschera che difficilmente toglie, una maschera che gli hanno messo fin dall’infanzia.

Bruna è forse il personaggio più controverso del tuo romanzo, quello che attira più odio da parte del lettore. È l’esempio di come a volte possano essere morbosi e distruttivi i rapporti tra genitori e figli. Vuoi parlarci più nel dettaglio di questo argomento spinoso, molto ben trattato nella tua opera?

Io non credo che attiri odio. Si forse nella seconda parte della sua vita, ma non dimentichiamo che Bruna è una donna che la “storia” ha frustrato, le ha regalato sofferenza, distruzione dei suoi sogni, del futuro come lo voleva lei. La sua rabbia diventa distruttiva, ricade sul primogenito che lei vede come “un riscatto” alle sue sofferenze, lui deve diventare quello che lei non è riuscita ad essere ed ecco che si innesca il pericoloso meccanismo del figlio vissuto non come “altro da sé” ma come un “come io volevo essere”. Se il compito di un genitore è aiutare il figlio a trovare la SUA strada e a costruire la SUA personalità, in questo Bruna ha fallito totalmente, con tutte le conseguenze che ovviamente ne seguiranno.

Vuoi condividere con noi una citazione al tuo romanzo che ti sta particolarmente a cuore?

Ho molto ammirato la definizione avuta da una persona molto colta, di cui ho grande stima. Mi ha detto: “Il tuo romanzo è da apprezzare, sei riuscita a scrivere un vero romanzo popolare”. Sapendo il valore dei romanzi popolari che non sono certo una cosa di basso livello, ma tutt’altro, ne ho avuto una grande soddisfazione.

Quali sono le opere e gli autori che hanno influenzato il tuo percorso di scrittrice?

Il mio scrivere è certamente legato a molta lettura, fin da bambina. Ho potuto, fortunatamente, studiare in un buon liceo classico e ottenere una laurea, il che mi ha sicuramente dato le basi fondamentali dello scrivere. Tuttora leggo molto, dai romanzi più leggeri, gialli compresi, a quelli più complessi e ai saggi. Leggere più autori è importante per ampliare la propria conoscenza e scoprire i vari modi di espressione. Dai classici Moravia e Morante, ai più recenti Zafon e Scurati gli autori che amo sono tantissimi. Non tralascio il fondamentale Mondo Nuovo di Aldous Huxley.

Chi è Luciana Pietraccini? Cosa desidera per il suo futuro umano e professionale?

Io sono una persona che desidera vivere giorno per giorno alla scoperta delle cose belle della vita. Che ama “capire” le persone e che vuole bene alla gente. Per questo è importante riflettere sugli eventi e su perché succedono certe cose. Ci sono tanti Cristiano in giro e spero che il mio libro serva anche a far capire perché queste cose succedono. Desidero continuare a scrivere con impegno per regalare ai miei lettori l’amore per la lettura e per la riflessione. Voglio anche condividere con loro i miei sentimenti e le mie emozioni.

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