Intervista esclusiva ai Cor Veleno!

L'ultimo album è nato dal desiderio di rendere omaggio all’amico e compagno Primo e al suo talento prematuramente scomparso, in cui si conserva il testamento di un’intera generazione di rapper e si consacra la storia di un genere

I Cor Veleno sono tornati il 26 ottobre scorso con un nuovo album intitolato “Lo Spirito che suona”, uscito per la loro etichetta e distribuito da Artist First. Il sound e le rime di Squarta e Grandi Numeri si arricchiscono delle voci e della collaborazione di vecchi e nuovi colleghi, musicisti e artisti quali Danno, Coez, Gemitaiz, Mezzosangue, Johnny Marsiglia, Madman, Marracash, Giuliano Sangiorgi, Roy Paci, Adriano Viterbini (dei Bud Spencer Blues Explosion).
Il trio romano torna dunque come una delle colonne dell’Hip Hop italiano più genuino, verace e old school!

– Ciao ragazzi, complimenti per il vostro nuovo album, un lavoro molto denso e decisamente ricco di messaggi. Oltre questo, però, l’album vuole essere anche un omaggio a Primo: cosa ha significato per voi lavorare a quest’album dovendo fare i conti con questa dolorosa assenza?

Ha significato aumentare il valore della prova, della sfida, perché era qualcosa di impegnativo da realizzare ma di enorme valore per noi. Perciò ce l’abbiamo messa tutta fin dall’inizio e la concentrazione è stata assoluta. La presenza di Primo, inoltre, è stata molto sentita: avevamo iniziato a lavorare al disco insieme a lui, inizialmente le tracce erano molte di più ed avevano la sua voce, perciò non ci siamo mai sentiti completamente privati della sua presenza. “Lo Spirito che suona”, quindi, si può vedere sotto due punti di vista: è lo spirito di Primo, ma anche lo spirito che ci ha uniti (noi e gli altri musicisti che hanno collaborato) durante tutte le fasi di lavorazione del disco.

– “Lo Spirito che suona”, date le numerose collaborazioni, potrebbe considerarsi quasi un lavoro collettivo: al di là delle competenze dei diversi musicisti e del loro apporto al sound del disco, in che modo vi ha arricchito umanamente un’esperienza come questa?

Come Cor Veleno abbiamo sempre scelto di fare del Rap autentico, evitando però che questo potesse diventare per noi una gabbia o un nascondiglio: crediamo che rendere la nostra musica fluida e contaminata sia un valore aggiunto. Perciò tutte le collaborazioni hanno significato molto per noi, anche perché i diversi musicisti sono persone che appartengono alle nostre vite. È come vedere una fotografia di gruppo dove si riconoscono nitidamente i volti e si percepisce un clima familiare.

– A livello compositivo, invece, che cosa ha significato collaborare con artisti anche apparentemente lontani da sonorità Rap, come ad esempio Adriano Viterbini o Giuliano Sangiorgi e Roy Paci?

Fondamentalmente hanno dato libero sfogo a quello che è il loro talento. Non c’è stato nessun tipo di problema perché stiamo parlando di professionisti che hanno ben chiaro il valore del loro contributo. Perciò è stato tutto molto semplice e naturale.

– Da sempre, una delle caratteristiche del Rap è quella di mettere in rima la realtà vista anche nella sua componente più cruda e difficile. D’altra parte, però, molto spesso l’opinione pubblica fornisce un’immagine edulcorata della realtà oppure ne dà un’immagine molto superficiale e banalizzata: come si oppone “Lo Spirito che suona” a questo stato di cose?

Sin dall’inizio della nostra carriera abbiamo scelto di non frapporre dei filtri tra il mondo e quella che è la nostra visione del mondo, così come accade anche agli altri rapper che hanno collaborato con noi. Certo, poi è vero che esistono artisti che scelgono di restituire una realtà anestetica, ma questo sicuramente non ci appartiene. Secondo noi è difficile pensare al fatto musicale senza considerare la realtà in cui viviamo e inevitabilmente tutto ciò che vediamo e sentiamo finisce direttamente nei testi. D’altra parte, comunicando la nostra visione del mondo non vogliamo neanche essere una sorta di “salvagente” per gli altri: significherebbe prevaricare le singole visioni del mondo, e questo non sarebbe giusto. Nei nostri testi abbiamo sempre cercato la verità, non certamente una verità assoluta, ma una verità che possa svelare le menzogne del mondo. Abbiamo sempre creduto nell’intelligenza delle persone e nell’importanza di essere veri nei confronti della realtà che ci circonda.

– Da un paio di anni a questa parte, in Italia, è emersa una realtà in qualche modo “parallela” e “antagonista” rispetto alla scena Rap: mi riferisco alla Trap. Spesso i due generi condividono alcuni temi di fondo, ma la resa del messaggio è decisamente diversa: come vi rapportate con questo genere che, da alcuni, è considerato una moda musicale necessaria ma che potrebbe, come gran parte dei fenomeni di massa e giovanili, declinare in poco tempo?

La Trap come genere non ha nessun problema per quel che ci riguarda: uno può avere pareri diversi su questo o quell’altro artista, ma questa è una cosa abbastanza normale. Sarebbe sbagliato dire a priori che questo genere non ha nessun valore, così come sarebbe sbagliato dire che non ci sono artisti che hanno effettivamente qualcosa da dire e lo fanno in modo puro e autentico. Anche per quel che riguarda alcuni stilemi, è inevitabile che siano presenti: per esempio, pensando anche ad altri generi, alcuni sono ricorsivi nel tempo, fin dagli anni Cinquanta. Tutto quel che comunichiamo tra noi umani è sempre frutto del contesto storico, sociale e culturale: qualsiasi cosa si racconti, dipende dal proprio background e si deve sempre rispettare. Dire che le nostre idee sono più vere o più forti di altre sarebbe una cosa estremamente sbagliata. In un certo senso non diciamo che una cosa è negativa per partito preso, come purtroppo alcune volte capita leggendo un certo tipo di critica musicale.

Per concludere, come vi state preparando per il tour promozionale del disco?

Inizieremo il tour partendo dal Centro Italia, poi saliremo verso Nord e a primavera riprenderemo con più date. Però, al di là di questo, non vorrei anticipare troppo: ma posso dire che adotteremo delle forme un po’ inedite, perciò vi invitiamo a partecipare per poter apprezzare al meglio lo spettacolo dal vivo.

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Mario Cianfoni

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3 Comments

  • gran bel disco amici, un disco totalmente a segno! le ospitate riuscitissime. bella intervista di cianfoni , non vedo l’ora di vederli dal vivo;sara’ festa è un gran tributo al genere e a chi non c’e’ piu’

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