Intervista a Elena Puglisi: “Liberland. Il fantastico Regno dei libri”

Questo romanzo è una delicata dichiarazione d’amore per la lettura, è un omaggio ai libri e alla magia che portano; allo stesso tempo è il racconto del percorso di crescita di una ragazzina che deve trovare il coraggio di combattere per un obiettivo importante

L’autrice di “Liberland. Il fantastico Regno dei libri”, Elena Puglisi, è nata a Catania, 1965, è scrittrice e insegnante. Laureata in Lingue e Letterature straniere moderne, insegna alla Scuola Primaria. Ha pubblicato il suo romanzo d’esordio con PAV Edizioni e si racconta in questa esclusiva intervista

  • Con un background come insegnante, con circa trent’anni di carriera, cosa può raccontarci in merito al passaggio dall’analogico al digitale? E della scuola al tempo della DAD?

Per me il passaggio dall’analogico al digitale non è stato traumatico, come lo è stato per tante mie colleghe. Io, per fortuna, sono anche un’appassionata di tecnologia: ho conseguito la Patente europea ECDL, ho fatto corsi da programmatore, sono stata animatore digitale e mi sono sempre aggiornata. Con il lockdown e la conseguente DAD del 2020, sono stata stimolata alla ricerca di nuovi contenuti: ho subito scaricato ed utilizzato il libro digitale per le lezioni online, ho inviato agli alunni vari link per video lezioni accattivanti, abbiamo anche giocato con collegamenti extra, nei pomeriggi noiosi passati in casa. I miei alunni di quinta mi hanno seguita con entusiasmo, anzi non volevano mai chiudere il collegamento; facevamo anche chiamate di gruppo con Whatsapp, mi confidavano i loro stati d’animo… Ovviamente ci è mancato il contatto, la lezione in presenza è insostituibile ma, in quella drammatica situazione, ho cercato di dare il meglio ai miei piccoli, per non farli sentire abbandonati: sono stata per loro una docente ma anche un’amica, sempre presente, anche con lo smartphone, rispondendo ai loro messaggi persino a mezzanotte.

  • Appassionata lettrice di fantasy, scrive il suo romanzo d’esordio che viene definito un elogio alla cultura nonché ai sogni e al mondo fantastico del regno di Liberland, ci parli di questa preziosa opera

A me piace definirlo “un inno alla lettura”, un esplicito invito a leggere rivolto sia agli adulti, che agli adolescenti ed ai più piccoli. La scrittura è scorrevole, riesce ad avvincere il lettore col suo ritmo incalzante, grazie a colpi di scena azzeccati. L’ambientazione è molto originale: un Regno fantastico nel quale tutte le case, dagli uffici alle scuole, dalle panchine alle banche, sono costruite con la forma dei libri, i più grandi classici della letteratura mondiale, dei quali portano impresse le citazioni sulle pareti e sui vetri. Il romanzo induce a riflettere su molteplici aspetti, oltre che sull’importanza della lettura: sulla indispensabilità della giustizia sociale, sull’integrità morale, sull’amicizia, sulla bellezza di tutto ciò che ci circonda e sul fatto che, nella crescita di un adolescente, è fondamentale la solidità del rapporto con i genitori e la certezza di essere compresi ed amati. Liberland stimola giovani e giovanissimi a raggiungere i propri traguardi, con tenacia e determinazione affrontando, se necessario, anche diversi ostacoli e traversie, senza perdere mai di vista l’obiettivo.

  • Quali sono i principali protagonisti di questo fantasy?

La protagonista, Caroline Collins, è un’ottima studentessa del liceo, lodata ed apprezzata dai professori e modello da seguire per i suoi compagni di classe. La ragazza ha tanti amici al suo fianco: Teary la fatina delle lacrime, Bianca la donna elfo, Friedmund il Signore dei Libri e la moglie Onirya, la Madre Terra e il figlio Lagarn ed infine Greg, il ragazzo di cui lei è da sempre innamorata e che l’affiancherà e sosterrà in tutte le rocambolesche avventure. Caroline, insieme ai suoi compagni di viaggio, dovrà combattere contro il malvagio mago Albucher e i suoi adepti, John e Jack, che vorrebbero distruggere il Regno dei libri.

  • Come in tutte le storie fantastiche c’è sempre una morale in una storia e nel suo caso anche spirito critico, ci parli di questi aspetti

“Liberland” è un libro a sfondo educativo, nel quale i libri e la lettura rappresentano un valore aggiunto: se non leggessimo, saremmo tutti uguali e senza spirito critico. La missione di Caroline è, in realtà, un’allegoria della crescita dei ragazzi, dall’adolescenza alla maturità. Dal momento in cui si avventurerà all’interno della casa dalle pareti non scritte, la ragazza scoprirà di essere la “prescelta”, colei che dovrà salvare il Regno di Liberland e la sua vita subirà uno stravolgimento: studierà la magia e sarà chiamata ad intraprendere un percorso verso la maturità, che l’aiuterà a trovare il suo vero sé, sia realmente che metaforicamente.  Gli strumenti a disposizione di Caroline non sono le nuove tecnologie, Google e gli smartphone non sono ammessi nella ricerca delle rune magiche, bensì: l’ingenuità, la purezza, la semplicità, la rettitudine, l’onestà, il coraggio e la voglia di leggere, che in realtà sono le armi in possesso di tutti i ragazzi, utili per superare un passaggio delicato e complesso della vita.

  • Un regno incantato, sortilegi e magie, case speciali e rune, ci può svelare qualche particolarità dell’intreccio?

La protagonista è un’adolescente molto sveglia, curiosa e coraggiosa, protetta dall’affetto dei suoi genitori che, alla fine, lasciano che intraprenda la propria strada. La ragazza, insieme ai suoi compagni, partirà per un lungo e pericoloso viaggio attraverso una terra lontana e stregata, alla ricerca delle ventiquattro Rune, che serviranno a sconfiggere il Male. Attraverseranno terre mai esplorate, passando da luoghi senza tempo, nei quali non potranno portare nulla del loro mondo civilizzato, come mappe interattive o tablet, perché non funzionerebbero. Dovranno affrontare prove molto difficili ed insidiose, fidandosi solo dei loro istinti, entrare in sintonia con la natura che li circonda, meditando ed imparando ad ascoltare se stessi, in una sorta di viaggio iniziatico. Inoltre il romanzo, pur se pervaso da un’atmosfera magica e fantastica, è molto più collegato alla realtà di quanto possa far immaginare il titolo. Infatti molti luoghi descritti in Liberland sono ispirati a località esistenti in varie parti della Terra: dall’Italia all’America, dall’Ungheria al Cile, dal Portogallo alla Nuova Zelanda e così via. Questi luoghi, elencati in Appendice, rivelano altre mie passioni: l’amore per i viaggi, per la geografia e per le lingue straniere. Questo è uno dei motivi per cui il libro ha avuto successo anche tra gli appassionati di viaggi, incuriositi dai luoghi straordinari di cui magari non conoscevano l’esistenza e che potrebbero andare a visitare.

  • Ogni viaggio che sia fantastico o reale nella vita lascia il segno, questa pubblicazione cosa le ha lasciato di speciale?

La pubblicazione del mio primo libro mi ha resa consapevole del fatto che nella vita bisogna credere ai propri sogni: da tempo desideravo scrivere un romanzo, ma non avevo mai avuto l’input, la spinta, per mettermi in gioco. Oggi posso affermare che il viaggio potrebbe ricondurre alla mia vita reale nella quale, da qualche anno a questa parte, tanti aspetti sono mutati e migliorati; tanti avvenimenti, anche tristi, mi hanno cambiata; tante esperienze mi hanno fatto prendere coscienza del mio valore e di ciò che voglio realizzare nella vita.

  • Come si vede tra dieci anni? Ha altri progetti editoriali in cantiere?

Il progetto principale per adesso è la trilogia di “Liberland”, sto scrivendo il secondo libro. Tra dieci anni, chissà… ho altri romanzi nel cassetto, autobiografici e non, e persino un libro di poesie.

  • Con quale citazione particolare vuole salutare il suo pubblico?

La citazione che più mi sta a cuore è di Roald Dahl, proprio quella che ho scritto all’inizio del mio romanzo: “Se riesci a far innamorare i bambini di un libro, di due, di tre, cominceranno a pensare che leggere è un divertimento. Così forse, da grandi, diventeranno dei lettori. E leggere è uno dei piaceri e uno degli strumenti più grandi della nostra vita.” Liberland è nato da un racconto fantasy scritto anni addietro, che aveva uno scopo educativo e didattico ben preciso: invogliare alla lettura i bambini e gli adolescenti, che sono sempre più attratti ed assorbiti dalla tecnologia e non amano più leggere. In classe ho letto qualche passo del libro ai miei alunni, quando era ancora ‘in divenire’. Loro mi hanno incoraggiata con sinceri apprezzamenti e mi sono fidata di quei giudizi spassionati, perché è proprio ai loro coetanei che è destinato questo romanzo.

Edoardo Mannucci

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