Intervista a David Ballerini: autore del romanzo “Acqua Morta”

David Ballerini è un regista pluripremiato e uno scrittore di saggistica e narrativa. Nel 2006 è autore e regista del film “Il Silenzio dell’allodola“. La sua carriera letteraria inizia nel 2002 con la pubblicazione per Falsopiano del saggio “Steadicam: Una rivoluzione nel modo di fare cinema“. Pubblica in self-publishing nel 2013 “Edipo Re e Medea di P.P. Pasolini: Mito, Visione e Storia di due Sfortune” e nel 2018 “Acqua Morta“, un thriller soprannaturale ambientato in un albergo preda di oscure presenze in cerca di redenzione

Il rapporto tra l’essere e il tempo sembra essere il messaggio principale di Acqua Morta. Di cosa parla il suo libro?

In verità, parla di molte cose. Ovviamente, e semplicemente, anche di fantasmi. Però è vero che questo libro ha molti livelli e uno dei più profondi riguarda il nostro rapporto col “tempo”. In fin dei conti vivere vuol dire fare esperienza del tempo, no? Speriamo nel futuro o lo temiamo; commemoriamo il passato; quelli più bravi riescono anche ad esercitare la difficile arte di vivere nel presente, che per definizione è sfuggente. Ma questa idea di un tempo lineare che scorre sempre uniformemente nella stessa direzione è un inganno – forse tutt’al più una menzogna pietosa – che torna comoda per fissare appuntamenti, portare i figli a scuola, marcare il cartellino in fabbrica. Il Tempo è molto di più. C’è un lato selvaggio e sacro nel “tempo” – e il Tempo Sacro è circolare. Noi cerchiamo di pigiarlo e di inchiodarlo alle nostre necessità moderne e consumistiche, mentre il Tempo si divincola, ci tradisce ad ogni pie’ sospinto. L’esperienza del Tempo ha un suo lato selvaggio, meraviglioso e terrificante.

Lei è anche un regista. Quanto influenza questo fatto, il suo modo di scrivere e di immaginare le scene?

Film e romanzi hanno in comune il fatto di narrare una storia e avere dei personaggi. In ogni storia ci sono – o possono esserci – parti che funzionano bene sia a parole che in immagini; poi ci possono essere parti che funzionano meglio a parole e parti che funzionano meglio in immagini. Faccio un esempio banale: centomila parole non possono rendere la ricchezza infinita e inesauribile di un campo lungo su un orizzonte che si perde in lontananza; centomila immagini non ti possono dire cosa sta pensando un personaggio. Idealmente, un buon film può avere parti che funzionano bene anche a parole, ma deve avere tutte parti che funzionano bene per immagini. Viceversa, un buon romanzo può avere parti che funzionerebbero bene anche per immagini – oche sembrano evocare immagini – ma certo deve avere tutte parti che funzionano bene a parole. Questo perché né il cinema né il romanzo sono pura narrazione – il primo è un testo visivo, il secondo è un testo letterario. Lavorare sia nel cinema che nella scrittura mi ha reso molto sensibile a queste differenze e anche molto esigente, con me stesso, nel come gestirle. Un’abilità che credo di aver affinato nel cinema è il mio fiuto per la suspense; la decisione di dove è bene tagliare una scena o un capitolo è una scelta fondamentale per tenere il lettore – oltre che lo spettatore – sempre ingaggiato.

Ho la sensazione che per Acqua Morta ci sia stato un durissimo lavoro di ricerca e revisione. Le va di parlarcene?

Be’ sì – quando inizialmente pensavo di farne un film, di questa storia, c’è stato un lavoro infinito e certosino di revisione (credo di averne prodotto 13 o 14 revisioni con l’aiuto di mia moglie Shaun che mi faceva da editor e da co-sceneggiatrice) perché non è facile stringere e serrare una storia così complessa del breve arco narrativo di un paio d’ore. Poi – e qui faccio riferimento a quanto dicevo prima a riguardo delle differenze tra narrazione per immagini e narrazione per parole – quando ho deciso di farne un romanzo, ho dovuto fare un lungo lavoro di adattamento affinché non si trasformasse in una banale e traballante narrazione per parole di un qualcosa che si narrerebbe meglio per immagini, ma diventasse pienamente un testo letterario. Poi ovviamente c’è stato tutto il lavoro di ricerca storica necessario a far sì che gli anacronismi della storia lavorassero per noi e per il lettore e non contro di noi e contro il lettore – mi spiego meglio: quando tu hai personaggi del presente e personaggi del passato in una stessa scena e vuoi che i personaggi del passato NON abbiano coscienza della differenza temporale in una maniera che sia credibile, devi essere molto molto attento a quello che narri

Quali sono gli autori e i libri che hanno influenzato maggiormente il suo stile narrativo? C’è un autore a cui si sente maggiormente legato? Per quale motivo?

L’autore che in generale e più di ogni altro ha influenzato la mia prosa, è senz’altro Pavese – in particolare la sua capacità di infondere ritmo alla prosa; di nascondere la densità e la letterarietà del suo dettato dietro a una colloquialità e a una dialettalità che sono solo apparenti. Lo stesso si potrebbe dire, suppongo, per James Ellroy. Nello specifico di questo romanzo, una forte influenza l’ha giocata “Norwegian Wood” di Murakami, che però è stata una lettura del tutto fortuita e occasionale. Non è un autore che conosco bene. Nel romanzo poi si ritrovano molte altre influenze: Pascoli, Montale, Omero…

A pochi mesi dall’uscita ho letto che il suo libro è stato nella top di Amazon. Cos’è che intriga maggiormente delle sue storie?

Posso dirle quel che emerge dalle molte e generose recensioni che i miei lettori stanno lasciando su Amazon, su Kobo e su Facebook. Uno degli elementi che vengono citati più di frequente è la suspense: vari lettori hanno scritto che il libro è così avvincente che se inizi a leggerlo non riesci a smettere e anzi ti arrabbi se qualcuno ti interrompe! Altro elemento che molti citano è la qualità della scrittura e la resa dei personaggi e del loro modo di parlare. E poi c’è la complessità, questo essere Acqua Morta un libro che ha molti strati – credo che vari lettori ne siano stati piacevolmente sorpresi.

 “Acqua Morta” oltre che il titolo del libro è anche la location in cui si svolge il romanzo. Un luogo dimenticato da tutti da diverso tempo. E’ un luogo simbolo? Si nasconde forse un’allegoria dietro la scelta di questa tipologia di ambientazione e della sua trascuratezza?

L’albergo Acqua Morta è il Labirinto – un archetipo, un simbolo (la vita stessa) e una rappresentazione spaziale di quel Tempo Sacro e circolare di cui si parlava all’inizio. Un luogo che riassume in se stesso la vertigine del perdersi come la gioia del ritrovarsi.

Chi è David Ballerini quando non scrive?

Un uomo felicemente sposato che fatica a trovare una definizione per se stesso e una nicchia sicura cui appartenere. Mi sono reinventato molte volte nella vita: tanto che a questo punto non saprei più dire se sia un vizio o una virtù; sono anche uno che si ritrova spesso ad andare in salita e a dover combattere, invece che lasciarmi scivolare agilmente in discesa – e anche questo non so più se è un vizio o una virtù. Propendo per la prima ipotesi. Dopo aver fatto per molti anni il regista adesso di lavoro mi occupo di architettura e sviluppo software. Vorrei aver più tempo per scrivere ma non vorrei scrivere a tempo pieno. Lo so: sono un maledetto bandolo di contraddizioni – il mio ufficio stampa mi sopporta a malapena, mia moglie per fortuna mi ama! Ho pochissimi ma buonissimi amici.

Se dovesse accostare una colonna sonora al suo libro, o in generale un sottofondo da accompagnare alla lettura, che tipo di ambientazione musicale immagina?

A dire il vero non saprei: lo sviluppo di Acqua Morta come film non è arrivato così in là! Ma se dovessi mai rifarne un film probabilmente per il gran finale proverei a montarci un antico canto popolare che si chiama Santa Lucia, armonizzato dal defunto e compianto Maestro Giorgio Vacchi ed eseguito al coro Stelutis di Bologna.

Sta scrivendo altro?

Sì, o almeno ci provo – la vita moderna, il lavoro, le banche, le tasse ecc mi macinano e ho raramente più di una mezz’ora al giorno da dedicare O allo scrivere O al leggere O al promuovere quel che ho appena pubblicato – quindi vi lascio immaginare: per me riuscire a produrre un nuovo libro è un esercizio di caparbietà. Ad ogni modo, sto lavorando sia su una storia fantastica i cui protagonisti sono gli amici immaginari di un’anziana vecchietta, sia su un noir dalle tinte cupissime.

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Marco Lestani

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