Intervista a Cristiano Venturelli, autore del romanzo BeatriX

Un romanzo che avvince il lettore tra tensione e colpi di scena, per una lettura che lascia qualcosa su cui riflettere

Cristiano Venturelli è nato a Modena cinquantacinque anni fa e vive a Carpi. È sempre stato, fin da bambino, un accanito lettore, non solo di fantasy: ha spaziato in tutti i generi della narrativa, dai thriller ai romanzi d’avventura, dai grandi classici fino al minimalismo contemporaneo. Le sue opere preferite vanno da autori come Philip Dick a Bruce Sterling per la fantascienza, da E.A. Poe a Stephen King per il soprannaturale, da A. Conan Doyle a Robert Ludlum per la giallistica. Al suo attivo ha tre pubblicazioni: la raccolta di poesie “Gocce di speranza” (Self-publishing, 2012), l’antologia di racconti di genere fantascientifico, horror e soprannaturale “Il sospiro del mistero” (Self-publishing, 2019) e il thriller soprannaturale “BeatriX” (VJ Edizioni, 2020). Due dei suoi racconti hanno vinto altrettanti concorsi letterari e sono stati pubblicati in due antologie: “I racconti del Premio Clepsamia 2019” della casa editrice VJ Edizioni e “20 racconti per il 2020” della casa editrice Il Giardino della Cultura

  • Ci presenti il tuo nuovo romanzo “BeatriX”? A che genere letterario appartiene?

BeatriX sostanzialmente è un thriller soprannaturale. L’intera storia si svolge all’interno di un’unica, frenetica giornata. Non è stata una scelta casuale. Uno dei miei intenti, nella stesura del romanzo, era proprio quella di tenere il lettore letteralmente incollato dalla prima all’ultima pagina. E chi lo a letto, ha confermato la cosa. E’ molto difficile iniziare a leggerlo e fermarsi. Tutte le mie opere sono generalmente piuttosto brevi. Voglio che il lettore sia talmente emotivamente coinvolto da non riuscire a interrompere la lettura. Che arrivi a pensare: “Voglio vedere cosa succede dopo. Tanto non manca molto alla fine.”

  • Come è nata l’idea alla base dell’opera?

Come tutto ciò che scrivo l’idea di partenza parte da uno spezzone di vita reale, concreta, vissuta in prima o in terza persona. Nello specifico BeatriX nasce dall’esperienza personale che ho vissuto con la morte prematura di mia madre a soli 47 anni dopo una lunga malattia. L’elaborazione di quel lutto è durata circa quattro anni ed è stata durissima. Ne sono uscito grazie alla nascita di mia figlia. L’esperienza della paternità mi ha cambiato, in quanto mi ha consentito di dare uno scopo importante alla mia vita. Sono riuscito ad essere un buon padre e questo mi ha fatto capire quanto l’uso delle nostre capacità sia importante non solo per il bene che possiamo fare agli altri, ma anche per salvare se stessi.

  • Quali sono i temi portanti del romanzo?

Come già evidenziato nella risposta precedente, l’elaborazione del lutto per la perdita di una persona cara e una delle domande che l’uomo da sempre si è posto, cioè di come sia meglio utilizzare le proprie capacità, i propri talenti. Per usare un unico termine, il proprio potere. Beatrice rappresenta l’incarnazione del potere occulto, sovrumano, che, però, la costringe a vivere un’esistenza solitaria, priva di rapporti umani. Carla, dal canto suo, è in possesso del potere umano, in grado di lenire le sofferenze altrui, ma non le proprie.
«Nel tuo romanzo si parla di eventi inspiegabili legati a misteriosi poteri. Credi nel soprannaturale, o hai assistito a fatti “insoliti”?».
Sono cattolico e ritengo che già il solo fatto di avere un qualsiasi tipo di fede religiosa che ti porta a credere in un’altra esistenza dopo la morte, significa di per se credere in qualcosa di “soprannaturale”. Se poi aggiungiamo tutti i tipi di fede religiosa, ne consegue che buona parte dell’umanità crede in qualcosa che esula dalla realtà e si addentra nel campo della spiritualità Personalmente non credo nelle creature che comunque sono presenti in buona parte di ciò che scrivo. Ne è una riprova il fatto che le streghe, gli spettri, i fantasmi, i vampiri, i demoni che popolano le mie storie vivono emozioni e problemi esistenziali propri del genere umano.

  • Cosa significa per te scrivere e raccontare storie?

Gli obbiettivi principali che mi pongo quando scrivo sono sostanzialmente tre. Il primo è il tema della storia che è sempre attinente al mondo reale: dall’aborto alla malattia, dalle dipendenze alle emozioni. Il secondo è quello di far calare il lettore nella figura del personaggio umano della storia, facendo in modo che il personaggio fantastico che la popola, lo conduca a riflettere sul tema che viene trattato. Infine, il terzo è quello che mi appartiene, cioè l’immaginare che la storia non finisca quando il lettore appoggia il libro sul comodino e spegne la luce, ma che continui nella sua mente facendolo riflettere sul tema trattato. Se questo accade, allora significa che ho raggiunto l’obbiettivo che mi sono posto fin dal germogliare della storia. E questo mi rende felice.

  • Di cosa tratta la tua precedente raccolta di racconti Il sospiro del mistero?

Il sospiro del mistero è una breve antologia di sei racconti attraverso i quali ho affrontato temi dolorosi, difficili e talvolta proibiti. Pagina dopo pagina vengono narrate storie di vita ordinaria e straordinaria, attraverso personaggi che interpretano un ruolo e diventano il tramite per arrivare al lettore e lanciare un messaggio.Dalla misteriosa donna dalle mille trasformazioni ma incapace di provare emozioni, proprio perché appartiene a una razza diversa dalla nostra, al dramma di un padre disperato che arriva quasi a uccidere il figlio malato pur di porre fine al dolore e che viene fermato dalla mano di un angelo che indossa l’uniforme di un’infermiera del passato; e ancora da un diario di guerra in cui un uomo e una donna si ritrovano a parlare del vero significato di parole come Amore, Paura e Morte alla storia di Max, un ragazzino di sedici anni che diventa famoso attraverso un avatar virtuale ed entra nell’olimpo di uno degli ologiochi di combattimento online più in voga, arrivando all’unione tra reale e virtuale, vero e finzione senza più distinzione. Dalla toccante confessione di un aborto di una donna che riconosce nel prete il suo “aguzzino”, l’uomo che l’aveva costretta a quella dolorosa scelta e che si era lavato la coscienza con un abito religioso, a un gioco erotico con una escort da cui un uomo in cerca non solo di sesso, ma anche di emozioni, non riesce a staccarsi, che rincorre e insegue disperatamente, infrangendo ogni regola e ogni limite della ragione, pur sapendo che lo porterà alla morte.

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