“In A State of Altered Unconsciousness”, l’esordio discografico degli Earthset

Dall'indie al grunge, dal prog alla psichedelia, passando per new wave e punk... per esprimere un diverso “stato alterato di coscienza/incoscienza"

.In a State of Altered Unconsciousness” è il disco d’esordio degli Earthset, giovane gruppo indipendente nato a Bologna, in uscita per Seahorse Recordings il 26 ottobre 2015 e distribuito da Audioglobe/The Orchard. Insieme dal 2012, dopo un primo demo-ep nel 2013 e due anni trascorsi a proporre dal vivo il proprio repertorio di inediti in inglese nelle principali venues bolognesi (Freakout, Arterìa, Locomotiv, Alchemica), in parte dell’Emilia nonché al The Good Ship di Londra, la band si presenta con un concept album di dieci tracce che sfuggono a rigide classificazioni di genere: agli Earthset piace giocare con le armonie e con i suoni, arricchendo i brani di inserti noise e classicheggianti, solo apparentemente fuori contesto, per creare una dinamica ed alternativa soluzione musicale atta a sorprendere e, a volte, a “ferire” l’ascoltatore. Si spazia dall’indie rock al grunge, virando verso la psichedelia ed il progressive. Tra i principali riferimenti del gruppo possono ritrovarsi i Pink Floyd (citati nel disco come “ispiratori”), Jeff Buckley, Sonic Youth, Smashing Pumpkins e Radiohead, ma non mancano venature new wave ed una certa attitudine punk rock.
L’album sarà presentato live @ Arterìa di Bologna il 5 novembre. Qui trovare l’Evento Facebook.
Ciascun brano è volto ad esprimere un diverso “stato alterato di coscienza/incoscienza”: ora fonte di riflessione, ora via per una più matura coscienza di sé, ora momento di ricercata o sofferta solitudine, ora di straniamento sensoriale e paura. Questa continua sensazione di smarrimento e ricerca di stabilità presente nei testi trova la sua identità musicale in una sezione ritmica sempre sostenuta ed incalzante su cui si alternano, in intrecci armonici mai perfettamente consonanti, chitarre fredde e nervose a far da tappeto alla voce che “dialoga” con gli strumenti grazie a linee altrettanto articolate e mutevoli, conferendo alla produzione un’ampia varietà di registri.

La musica degli Earthset è pervasa di riferimenti alla filosofia ed alla psicoanalisi, alla sociologia, alle teorie economiche, alla mitologia ed alla letteratura, racchiuse in un disco il cui senso ultimo è una disincantata descrizione dell’esistenza da una prospettiva inusuale, che non scivola mai verso un nichilismo. Perché questo è “Earthset”.

Il primo singolo, accompagnato dal relativo videoclip, è “rEvolution of the Species”, uscito il 25 settembre . La band definisce il brano «Una critica velata al sistema economico ed alla società contemporanea, in cui un’umanità passiva assorbe stimoli e bisogni indotti. Il tutto raccontato da un “io” che non riesce a capire se il suo disgusto è autentico o anch’esso indotto e funzionale al sistema. La risposta finale é un’esortazione alla distruzione e ricostruzione del tutto, sulla consapevolezza che ciascuno di noi vive in “stati alterati di incoscienza”, sia chi è assuefatto al sistema che il paranoico ribelle».
In a State of Altered Unconsciousness” è autoprodotto con il prezioso contributo di Carlo Marrone (già produttore per “Petali” di Gianluca Mondo e polistrumentista con, tra gli altri, My Own Parasite, Carlomargot, Murder, attualmente Soren Larsen) che ha anche suonato in alcune tracce, ed Enrico Capalbo (fonico presso lo studio Fonoprint di Bologna, e sound engineer per, tra gli altri, Arto Lindsay, Luca Carboni, Gianmaria Testa, Paolo Fresu, Ofeliadorme, Francesco Guccini, Humberto Gatica, polistrumentista attualmente Soren Larsen). L’artwork, realizzato da Mauro Belfiore, raffigura una foresta immersa nella nebbia, immagine presente nell’ultimo brano e che condensa l’aura di sospensione ed incertezza che attraversa l’intero lavoro.

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Tracklist:

1. Ouverture
2. Drop
3. The Absence Theory
4. rEvolution of the Species
5. Epiphany
6. So what!?
7. Skizofonìa
8. Gone
9. A.S.T.R.A.Y.
10. Lovecraft
11. Circle Sea

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