Il sole non è giallo, è un pollo

Solo la cruda verità dei fatti [Racconto breve]

Madame, monsieur, ci accoccolammo sul selciato caldo della strada a scrutare i temporali rombare in cielo in qualche posto lontano, i lampi brillavano nel suo iride scintille blu e viola  – questo non può essere il tuo quadro impressionistico, stai mentendo – Venere e io tornavamo col fiatone dalla traversata degli Urali ed eravamo realmente molto fiacchi da qualche giorno, quando giunse un taxi giallo piumato e si fermò li davanti dalla portiera scese un grosso porco al guinzaglio la testa da fachiro il resto da porco, legato dall’altro capo della fune MaryJane labbra di colla, il tassista suonò la trombetta e pianse forte nel dirle addio, lui era un idraulico ma non sapeva riparare gli occhi che perdono,  aveva fatto il militare in Libano – lasciateci al nostro dovere – MaryJane si mise a cavallo del suo porco – bimbi la samba è finita!

E allora le nubi e i temporali da lontano s’incendiarono scoppiando, fu molto bello e triste sul finale, ma durò un battito di ciglia. Venere salì risentita sul suo taxi giallo, chiamò un suo ex amante della circonvallazione est, un tipo che girava con le cravatte fucsia, giacche da crooner slavo e ventiquattro ore in finta pelle di cobra piene di scontrini e rimborsi spese, poi il taxi sgommò e partì rapido.

Io mi misi in viaggio sul porco ignorante con il baffo sottile da fachiro, grugnì citazioni di Camus  a comando, MaryJane scalciava più forte la sua ombra era lava, il suo cuore luccicava sotto la veste di chiffon. La polizia non tardò a inseguirci di ritorno da una retata nei sindacati circensi, non aveva visto sorgere la luce del sole da circa un mese, ma nonostante la stanchezza lo Sceriffo Brown non glissò – bene bene cosa abbiamo qua ragazzi… – e l’aiuto Sceriffo un completo sciroccato fumando un grosso sigaro dal sapore di merda ingurgitava ciambelle di plastica facendo centro quasi tutte le volte. E MaryJane arrabbiata osservava la scena caricando il suo slancio epico come un Ettore prima di essere trafitto. – Figliolo questo non è un buon posto in cui fare una gita fuori porta non leggete le notizie sui giornali – mentre la donna alchemica di temporali e altre diavolerie constatò la realtà dei fatti che l’esofago dello sbirro faticò a mandar giù – Sceriffo venga al dunque non sono solita cavalcare porci se non conosco dove abitano o il loro conto in banca e non parlo con mercenari, ma questa volta con lei farò uno sgarro, dica al suo Aiuto di ficcarsi quel sigaro in fondo al collo ci mostri le sue credenziali e se ne vada per questa volta non sporgerò nessuna lamentela – e MaryJane trasalì e un brivido freddo le uscì dalla bocca fin sopra il sopracciglio.  Ora, la situazione si stava scaldando e MaryJane si scusò con tutta la compagnia e con lo Sceriffo ipnotizzato dalla sua scollatura e il suo Aiuto completamente impastato di glassa e corruzione, perciò approfittammo della combinazione particolarmente favorevole e il fachiro con il corpo da porco mise il turbo agli zoccoli e volammo via facendo perdere completamente le nostre tracce.

Bene, il porco seguì la pista battuta dai bisonti durante il nevoso inverno del 1688 e corse così veloce che piombammo sulla main street della prima città che ci venne incontro poco prima dell’alba, ce ne stavamo schiacciati sul catrame con le mani in tasca e le pistole fumanti e tutto il cemento rapidamente si scalda intorno perché il sole è salito di nascosto da un cavalcavia ed io non  conosco il motivo, ma siamo tutti spaesati e perfino MaryJane nel rifarsi il trucco sembra sofferente quindi entriamo nella prima taverna interessante che ci capita a tiro e l’oste sonnolento abbassa l’estasi e continua a sgranocchiare semi di zucca e forse ghigna soltanto, poi si sofferma a scrutare il fachiro porco sedotto e abbandonato dalla silhouette di una spogliarellista giunonica che ancheggia dolcemente così l’oste gli urla – hey tu fuori dal mio locale subito – e lui che sostanzialmente è sempre stato una persona a modo fa in tempo a sfasciargli il jukebox che passava hit del 1965 di Roy Orbinson prima di correr via per l’uscita.

L’oste attratto da MaryJane la sta sommergendo di birra e patatine e semi di zucca, ma lei è un osso duro e non si lascia addomesticare e infatti paga il conto e mena le tolle. Il matematico affacciato come me al bancone sta piangendo tequila e birra e bagna tutto il locale – non so se ti sei mai trovato in questa specie di situazione quando la donna che amavo erano tre in realtà bluffai –  Convenni anche io che era meglio sgusciar via da tutta quella amenità. Fuori le strade sono piene di anime assemblate che percorrono le nostre esistenze e hanno qualcosa da combinare, alla compagnia si sono aggiunti due detrattori messicani che non hanno voglia di lavorare e tre spogliarelliste scappate dal locale attratte dal fachiro, giriamo in mezzo al traffico dando spallate alle persiane senza far caso, poi dalla saracinesca di un negozio esce una signora anziana alta trenta centimetri e con la borsetta e lo scialle color vomito e MaryJane mi urla – in che razza di situazione ci siamo cacciati -, la signora cammina ricurva e tutti sospiriamo fino a quando non scompare dalla nostra vista. -Questo posto fa completamente schifo, cosa ci fa tutta questa gente che si insegue come matti, oh andiamo via… – ma non terminò la frase che il furgone della polizia ci sbarrò la strada.

Finimmo in gattabuia, l’intera compagnia in un miasma di puzza e altri umori corporali il cui tanfo portava fino alle viscere della terra – è terribile dobbiamo fuggire da qua – la spogliarellista che era stata acrobata in un circo ungherese e aveva passato il bello e il cattivo tempo non ci pensò su due volte e dal reggicalze ormai a brandelli estrasse una lametta di ferro con cui era solita affettare i clienti troppo simpatici e le sbarre delle prigioni di postacci come questo.

Di corsa riusciamo a salire tutti sopra un autobus diretto a New York City, dopo un viaggio di alcuni giorni, durante il quale io e la spogliarellista acrobata imparammo a scaldarci dietro i finestrini e ci attorcigliammo le braccia fino a diventare una statua di una divinità indiana, pertanto capimmo che è il momento di abbandonare la compagnia nonostante il dispiacere di MaryJane, scendemmo in una tranquilla periferia dell’inferno io feci una serie di incontri interessanti con alcuni pirati del luogo, ma fui costretto a saltare su numerosi dorsi scivolosi di cetacei per distrarre la fame, la spogliarellista mi abbandonò presto e prese un passaggio per il nord-est lungo la statale 177, così fui a piedi di nuovo e senza nessuno di particolarmente brillante capace di cacciarmi dai guai.

Lavorai per alcune settimane spostando e caricando sacchi di patate dentro un capannone sospeso ai margini della ferrovia, ma la paga era bassa e la pausa pranzo sciatta e boriosa così lasciai la ferrovia per salire sui monti dove cominciai a spaccare legna in un bosco di disertori dell’U.S. Navy. Con la gente del luogo alla sera ci riunivamo a cantare canzoni sotto le stelle. Fu quando la Butch l’indiano scoprì che avevo una tresca con la moglie di Butch l’indiano che fui costretto a scappare, avevano organizzato una caccia al tacchino e io ero il premio da impallinare, la fuga fu come farsi scartavetrare le gambe dal falegname di fiducia. E infatti piombai in un posto lontano in un’altra parte del cosmo lungo il confine con il Belize trovai lavoro in un dopo lavoro di operai in miniera, ma il tempo non passava mai, mangiucchiavo semi di zucca seduto sul trespolo ad aspettare gli operai e servir loro birre chiare la notte rincasavo dentro una stanza d’alluminio e la mia donna pelle di bronzo arrostiva pannocchie, e qui avrei potuto benissimo invecchiare e morire dentro un battito di ciglia un po’ più lento. Pochi giorni fa piombò nel locale MaryJane con il suo porco da combattimento col baffo bianco e l’accento francese – non ti lasceremo crepare così facilmente in questo immondezzaio marmocchio– e mentre gli operai tentavano di afferrare il porco e già preparavano il banchetto io montai rapido e filammo via.

Questa storia potrà sembrare superficiale, ma nasconde molte verità. Io me ne stavo sospeso ad osservare tuoni e temporali accartocciato sul calore della terra e MaryJane mi portò via tutto per cui, ragazzo,  se ti sembra che tutti questi personaggi di cui ti ho parlato ora sono solo maschere senza volti dietro, probabilmente hai ragione, ma di certo non sai che anche il sole non è giallo e che è solo un pollo che ti sveglia la mattina, ora ho preso delle pillole prima di arrivare qui e non mi va di farmi crocifiggere dalle vostre domande maleducate e pretestuose, né posso permettermi di sentire discorsi temerari senza saltarvi addosso, per cui sarebbe ora di smetterla di farti troppe domande se non ricevi favori dalla CIA e in ogni caso sta alla larga da me, faresti bene ad allontanarti.

 

Giancarlo Pitaro

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