Il nuovo “Quarto Stato”

Cosa dipingerebbe Pellizza da Volpedo oggi? Un popolo nuovo, colorato e diverso, che avanza tra manifesti, striscioni, telefonini e maschere di Guy Fawkes

L’abbaglio che il mondo e la società siano sempre uguali nasconde in realtà che le cose stanno cambiando, in peggio ovviamente. Il casinò finanziario ormai è al servizio del meccanismo europeo di stabilità, così siamo tutti in balia dei lavori interinali e intermittenti, delle finte cooperative, delle partite Iva al posto della previdenza, delle tassazioni a fondo perduto o del precariato a tempo. Niente a che fare con le precedenti generazioni macchiate dalle lotte e dai morti di fine ‘800 e primi novecento… un “Quarto Stato” che avanzava imperterrito, che rivoluzionava ciò che poi, degenerando ancora una volta, ha venduto la libertà al proprio antagonista. Oggi le primavere di ribellione sanno comunque manifestare a dovere, anche se l’unico punto positivo che possiamo annotare è che a ribellarsi sembra sia semplicemente un livello superiore di classe sociale per nuovi reclami democratici, sotto diverse forme e mode… un arcobaleno culturale di cui non si conosce ancora il colore finale.

 

Giuseppe Pellizza da Volpedo, classe 1868, dipinse “Il Quarto Stato“ tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Un’opera enorme, alta quasi tre metri e lunga più di cinque, grande tanto quanto il peso dei valori che ritrae. La classe operaiache lentamente avanza, inesorabilmente conscia dei propri diritti e pronta alla lotta. In men che non si dica, e nonostante lo scarso successo raccolto durante le esposizioni, Il Quarto Stato diventa il simbolo delle lotte sindacali del proletariato italiano che infiammarono il primo ventennio del Novecento.

 

Se fosse vivo nel 2013, se fosse un attivista o pittore disoccupato in cerca di fortuna, Pellizza da Volpedo cosa dipingerebbe oggi? Probabilmente tutti quei compaesani ritratti sarebbero una fiumana multietnica vestita più o meno alla moda. Sicuramente, i suoi manifestanti avrebbero sembianza nordafricane, sudamericane, indiane ed europee. C’è un nuovo Quarto Stato che, lentamente, ha iniziato ad avanzare, e stavolta in modo trasversale nel mondo.

 

La prima grande ondata di proteste inizia in Grecia nel 2010, e va avanti a tutt’oggi. Seguendo una rapida panoramica, nel maggio 2011 in Spagna nascono gli Indignados, e a settembre nasce Occupy Wall Street negli Stati Uniti: due movimenti che in brevissimo tempo vengono condivisi dai cittadini di tutto il mondo. Nel 2011 si manifesta anche in Cile contro la riforma dell’istruzione, e in India contro la corruzione. Tra il 2011 e il 2012, migliaia di persone scendono in piazza a Moscacontro i brogli elettorali di Putin, e ancora in India contro la violenza sulle donne. Il 28 maggio 2013 un pacifico sit-in per salvare il Gezi Park di Istanbul dalla cementificazione, diventa una vera e propria protesta nazionale contro il governo turco. L’11 giugno 2013, a causa dell’aumento del biglietto dell’autobus, scoppiano violente proteste in Brasile, che si protraggono per molti giorni a venire. In Egitto si manifesta ininterrottamente dal 30 giugno 2013, ed ormai si contano centinaia di morti.

Cosa sta succedendo? Le rivolte che nascono oggi sono eterogenee, multiculturali e racchiudono diversi livelli di malessere, ed è probabilmente da questo che traggono la loro forza. Si protesta contro i regimi autoritari a favore di una maggiore democrazia politica, contro la corruzione e l’economia volta al capitalismo che devasta l’ambiente, contro il razzismo, il sessismo, la mancanza di uno stato sociale. Nei Paesi occidentali che hanno già forme democratiche di governo, si avverte il bisogno di democratizzare anche l’economia, rendendola più vicina ai bisogni reali della popolazione; di uno stato sociale forte, e di superare le forme multipartitiche a favore di una maggiore partecipazione popolare alla vita del Paese.

 

Ovviamente, il target di chi protesta è cambiato. Non sono più i poveri a scendere in piazza per modificare la propria condizione, come avveniva ai tempi di Pellizza. Il nuovo Quarto Stato è giovane, appartenente alla fascia media e con un livello di istruzione avanzato; sa usare i social network e le nuove tecnologie, che sfrutta per organizzarsi e far circolare le notizie. Filmati video, audio, testimonianze dirette, tutto può contribuire alla creazione di una nuova forma di società globale e solidale, che ha come comune denominatore la lotta contro la fine dello stato sociale, la riduzione sempre maggiore degli spazi pubblici, la privatizzazione dei territori e le politiche autoritarie.

Le nuove manifestazioni sono arrabbiate e festose, agili come lepri e irruente come i cani che le inseguono; e nel caso in cui si vedesse un cane inseguire una lepre, beh, tutti si girerebbero a guardare.

Inoltre, non sono più le grandi lobby o i vecchi sindacati ad organizzarle, sono come quei fiori che nascono spontanei dal cemento, incontrollabili.

 

Cosa dipingerebbe Pellizza da Volpedo nel 2013? Un popolo nuovo, colorato e diverso, che avanza tra manifesti, striscioni, telefonini, fotografie e maschere di Guy Fawkes.

Sara Marazza 

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