Il Giorno della Quaglia

Tutte le notizie analizzate da un temibilissimo pennuto [Puntata N° 21]

Cari resuscitati,
come state? Siete contenti anche voi di vivere in una playland del Mc Donald’s?
Io sì, mi diverto un sacco, e gli animatori sono particolarmente spassosi. Se siete miei lettori storici ed assìdui (il correttore mi dice che sulla parola assìdui non va l’accento, ma il vocabolario Treccani dice di sì, quindi ho fatto testa o croce ed ha vinto la Treccani) sapete che l’animatore di professione sarei io, ma le istituzioni –governative e private- che di giorno in giorno movimentano la vita di un cittadino italiano sono di gran lunga più divertenti di me.
Cercando lavoro, per esempio, mi trovo quotidianamente costretto a compilare decine di Form in cui debbo lasciare i miei dati; oh, certo, piccole note fra parentesi mi dicono con amore che non sono costretto a lasciare i dati più sensibili, ma al momento dell’invio finale mi si dice che l’intera iscrizione va a puttane se non rilascio quella dannata autorizzazione integrale.
È come se all’entrata di un locale fosse appeso un cartello con su scritto “Hey, ragazzo, se vuoi entrare in questo bel pub devi lasciare i tuoi dati personali alla tipa del guardaroba che provvederà a inviarti quintali di pubblicità cartacea e telematica, ma non siamo così stronzi da costringerti a farlo”, così tu ti metti in coda pensando che non lascerai i tuoi dati personali a nessuno, fino all’entrata del locale, dove un buttafuori con le spalle larghe come una cassapanca della Festa dell’Unità ti dice “Ciao pulce, se non mi lasci i tuoi dati personali ti frullo con le carote e ti bevo come merenda proteica dopo aver fatto un po’ di pesi in palestra”.
Ochei ochei, ecco i miei dati.
Così, per decine e decine di volte al giorno, per tutto il periodo in cui si cerca lavoro. Che poi uno finisce per abituarsi.
Io, per esempio, sono così abituato a lasciare i miei dati personali che quando vado a bere un semplice caffè tiro fuori un foglio con il mio indirizzo e il mio numero di telefono e lo attacco sul banco, per farlo vedere al barista e a chiunque passi di lì.
L’altro ieri, compilando una richiesta di lavoro sul sito della Ristò, ho notato una cosa davvero curiosa; sul menù a tendina nella sezione Stato Civile, le opzioni proposte erano: non comunicato, celibe/nubile, coniugato/a, Vedovo/a, separato legalmente, divorziato/a, tutelato/a, figlio/a minore… e fino a qui, nulla da eccepire, a parte il dubbio sull’utilità di spiegare la sottile differenza fra separato legalmente e divorziato.
L’opzione geniale, però, è quella in cui devo dire se sono DECEDUTO/A.
Sì, amici miei carissimi, la Ristò nel form per le candidature ti chiede se sei deceduto.
Ora, capisco che la vita è dura, e capisco anche che molti di noi sono così delusi e scazzati che quando si svegliano al mattino sembrano zombie, ma vi sembra normale che un datore di lavoro vi chieda se siete già deceduti?
Vi giuro che ho avuto la fortissima tentazione di selezionare quella opzione. E se ti dico che sono deceduto, cosa mi rispondi? Io ho già pensato ad un po’ di risposte che darei se fossi quello che seleziona il personale alla Ristò:
– Mi spiace, sei visibilmente decomposto e puzzi troppo per lavorare in cucina;
– Mi spiace, potevi pensarci prima;
– Guarda, stiamo ancora studiando un contratto di lavoro adeguato per i cadaveri, perché non sappiamo che data inserire come fine contratto;
– Bene, ci piace la gente discreta e silenziosa;
– Ci puoi dare l’indirizzo del tuo cimitero?
– Nella tua tomba ci vivi solo o convivi con qualcuno?
– Quindi non hai problemi a lavorare nei festivi? E per il due Novembre sei disposto a fare un turno?
– Ti prendiamo, ma sappi che non ti verseremo i contributi INPS, tanto pensione e malattia non ti servono.
Questo editoriale è dedicato, se non si era capito, a chi cerca lavoro, o chi ha aspettato tanto tempo per averne uno.
Quando un Centro per l’Impiego ti da un appuntamento per l’anno dopo, e l’appuntamento serviva per aggiornare il tuo curriculum, ti chiedi se sei o no più importante di un posacenere pieno di sabbia all’uscita delle discoteche; anche quando ti chiedono se sei deceduto ti viene da pensare che forse sei tu quello sbagliato, forse il mondo è così che deve andare, forse devi davvero ammettere che, se sei vivo nel corpo e nella mente, qualcuno ti negherà un’opportunità di lavoro.
Forse devi ammettere che ti sbagli di grosso quando aspetti una risposta dai colloqui che fai, perché le aziende non ti rispondono mai, ed è da stupidi credere ancora nelle strette di mano e nella frase di rito “entro un paio di giorni, una settimana al massimo, la chiamiamo anche per comunicarle un eventuale rifiuto”.
Prima o poi, visto come si evolve la società italiana, arriveremo al punto in cui un datore di lavoro finisce il colloquio dicendoti “Boh, mi sono rotto i coglioni e mi hai fatto perdere mezz’ora della mia vita, ora te ne puoi andare affanculo, non ti richiameremo mai, a meno che non ci renderemo conto che sono finiti gli stronzi nei cessi, se tutto va bene ti assumeremo fra dieci anni e comunque nei primi sei mesi ti useremo come cavia per corsi di mobbing aziendale, e fammi il cazzo di favore di avvisarci con una mail o una raccomandata se nel frattempo muori”.
A differenza della satira fantozziana, i datori di lavoro di oggi ti stringono sempre la mano quando ti salutano, e quando tocchi quella mano un piccolo brivido attraversa il tuo corpo; non è corrente elettrostatica, miei folli lettori, ma la leggera consapevolezza che anche tu abbia appena buttato nel cesso trenta preziosi minuti della tua vita che, nel mio caso, potrebbero essere utili per scrivere un nuovo numero de Il Giorno della Quaglia.

Chiudo questo drammatico (macchè, mi sto facendo un sacco di risate da solo!) editoriale ricordandovi che potete scrivermi a liberopensieroberto@libero.it, mi farà piacere ricevere vostre idee su argomenti da trattare e notizie su cui vale la pena ironizzare.
Ricordate: non tutte le ciambelle vengono col buco, ma se ti presentano una ciambella senza buco siete autorizzati a litigare con il barista perché quello si chiama bombolone o krapfen.
Buona lettura a tutti.

 

Addio Moira Orfei – 15 Novembre 2015
All’età di 83 anni, è scomparsa Moira Orfei, regina del circo.
Registrati disordini dovuti a festini animali a base di alcool e droghe in tutti gli zoo italiani.

Banca della Camorra a Milano – 16 Novembre 2015
Arrestati quattro camorristi che gestivano un giro di prestiti ad usura ai danni di imprenditori milanesi, scovati dagli agenti della Direzione Distrettuale Antimafia a causa del loro dialetto partenopeo: non riuscivano a pronunciare la frase in milanese “Tì, barlafùs, o sganci i danè o sàri sù le serrande del tò negòzi.”

Metropolitana di Genova in eterna costruzione – 20 Novembre 2015
La Metro di Genova, cantiere fra i più costosi della storia in lavorazione dal 1982, ha avuto l’ennesima sorpresa: al capolinea di ponente di Brin-Certosa i nuovi convogli non hanno lo spazio sufficiente per incrociarsi nel cambio di direzione.
L’Assessore Comunale alla Mobilità Annamaria Dagnino ha detto al fatto quotidiano.it: “Non è colpa dei progettisti, nel bando per la costruzione non avevamo specificato che nella stazione dovevano passarci dei treni”.

Violenza sulle donne – 25 Novembre
In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, un agente immobiliare di Perugia ha ucciso sua moglie a colpi di fucile e poi è stato arrestato. L’avvocato dichiara che si è trattato di un banale contrattempo, perché il suo cliente aveva letto “per” al posto di “contro”.

Italia, primato sulla disuguaglianza – 25 Novembre 2015
Su 20 Paesi analizzati sulle modalità di inclusione lavorativa ed accesso digitale, l’Italia è il secondo paese per disuguaglianza, secondo uno studio della banca d’affari Morgan Stanley.
Renzi: faremo di tutto per essere primi in classifica.

Papa Francesco in Africa contro la guerra – 26 Novembre 2015
Il Papa, a Nairobi, parlando di guerre ha detto che il nome di dio “…Non deve mai essere usato per giustificare l’odio e la violenza”, poi ha bevuto un sorso di Sambuca e, dopo un piccolo ruttino, ha aggiunto “Per giustificare la guerra inventatevi altre cazzate più originali, che ne so, magari un’invasione aliena”.

Disastro ambientale in Brasile, Onu Vs Samarco – 26 Novembre 2015
Il crollo delle due dighe del 5 Novembre 2015 ha comportato un disastro ambientale senza pari; secondo l’ONU nelle acque del Rio Doce sono finiti rifiuti tossici, secondo la Samarco (ditta che gestisce le dighe) si tratta di innocui rifiuti ferrosi utilizzabili anche nel campo delle protesi dentarie.

Renzi da Hollande – 26 Novembre 2015
“Italia e Francia sono unite contro il terrorismo,” ha detto questa mattina il Premier Renzi in visita al presidente Hollande, “Noi aiuteremo i nostri cugini francesi ad abbattere l’Isis e loro in cambio bombarderanno la sede della CIGL”.

Ferrovie dello Stato, dimesso l’intero C.d.A – 26 Novembre 2015
L’intero Consiglio di Amministrazione di Ferrovie dello Stato si è dimesso, proprio in occasione della privatizzazione dell’azienda. I consiglieri ammettono di essersi dimessi dopo aver trovato teste di cavallo insanguinate nei loro letti, ma il Premier Renzi replica: “Cose che si vedono solo nei films degli anni settanta”.

 

Roberto D’Izzia

 

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