Il Giorno della Quaglia

Tutte le notizie analizzate da un temibilissimo pennuto (PUNTATA N° 29)

Cari radicalizzati,
sono certo che, se fossi fisicamente davanti a voi in questo momento, farei un sacco di fatica a sovrastare con la mia voce il rumore delle vostre lacrime e della vostra disperazione per la morte di Marco Pannella, anzi molto probabilmente finirei anche io col commuovermi, e la chiacchierata si trasformerebbe in un grande abbraccio piagnucoloso.
Una scena strappalacrime, degna dello “Zappatore” di Mario Merola.
Un po’ come quella che abbiamo dovuto subire nei giorni successivi la scomparsa del leader Radicale; la peggio classe dirigente, religiosa e giornalistica si è abbandonata al più drammatico cordoglio per la morte del “leale ed onesto avversario”, ed io già immaginavo lo spirito di Pannella mario-merolizzato che compariva negli studi televisivi e diceva al pentito di turno “addnucchiat ‘e vasam sti ‘mmàn”. ZÀM ZÀM.
Le facce da culo che hanno espresso cordoglio per la morte di Pannella lo farebbero per chiunque, purché utile al mantenimento della facciata. “È morto Henri Landru, caspita, mi spiace. Era un leale ed onesto serial killer, abbiamo avuto posizioni discordanti prima che lo ghigliottinassero, ma ho sempre avuto rispetto per la sua costanza”.
Eh vabbè, l’Italia è fatta così, inutile stare qui a stupirci.

Purtroppo siamo capaci di esportare le nostre peggio abitudini, ed è così che una bella riforma del lavoro è stata imposta anche ai nostri cugini francesi, nonostante scioperi e manifestazioni abbiano bloccato il Paese da più di una settimana.
La “Loi Travail“, riforma del lavoro dal gusto velatamente dittatoriale che ho avuto il piacere di leggere per voi (non so il francese, ma quando mai, ne ho letto la traduzione), prevede cosine simpatiche tipo la durata massima di lavoro settimanale di 44 ore (prima era di 35, ergo “spariscono” nel nulla le ore di straordinario), la possibilità di licenziare non solo per cause economiche gravi o per chiusura, ma anche per il mantenimento della competitività sul mercato, le ore di reperibilità non più indennizzate perché considerate riposo settimanale, la diminuzione dello stipendio o l’aumento di ore di lavoro – dilemma abbastanza geniale da porre ad un povero capo famiglia.
Sono stati istituiti anche:
– il boia aziendale, un signore che taglia mani e gambe – o, in casi gravi, anche la testa – ai dipendenti trovati a chiacchierare alla macchinetta del caffè al di fuori dei secondi prestabiliti nel regolamento;
– “le marathon de travail”, una settimana all’anno scelta a cazzo dai capi in cui i dipendenti devono lavorare senza pausa e senza stipendio per 18 ore al giorno;
– la neo mezzadria, una norma contrattuale secondo cui l’imprenditore può trattenere metà stipendio ai suoi dipendenti se l’attività in un determinato mese è andata male;
– la precarisation de la progénitur, ovvero il divieto di assumere diretti parenti di un precario fino al quarto grado di discendenza;
– lo Ius Primae Noctis, ovvero il diritto di un imprenditore di passare la prima notte di nozze con la neo moglie di un dipendente.
Cugini francesi, non posso venire nelle vostre piazze, ma sappiate che è con voi.
Mi riferisco agli imprenditori, ovviamente.

Mi sono soffermato molto sui francesi, ma mi salta subito all’occhio una notizia che mi costringe a balzare dall’altra parte del mondo: la Corte Suprema dell’India ha deciso di far rientrare il Marò Girone in Italia per tutta la durata del procedimento arbitrale così come stabilito dal Tribunale Internazionale dell’Aja.
Ora, parlare dei Marò è diventato più complicato che parlare della Chiesa, quando accenno l’argomento alla gente quasi vengo sbranato vivo, perché ‘sti Marò sono diventati più sacri del sangue di San Gennaro, delle spoglie di Padre Pio o dei primi VHS di Edwige Fenech.. Se faccio una battuta, chessò, sul Papa che quando parla delle coppie gay stringe in tasca un cornetto napoletano sperando di non incontrarne mai una mentre fa il suo giretto fra la gente, chi mi ascolta sorride, se faccio una battuta sui Marò che mentre sparavano a due poveri pescatori urlavano “Abbiamo detto che gli sgombri si pescano solo ad Agosto cazzo!”, subito mi guardano malissimo, e mi riempiono di epiteti.
Forse tutti dimenticano che i due Padre Pio non stavano proteggendo dei civili da qualche guerra, non stavano proteggendo i nostri confini da un attacco terroristico e non stavano neanche pregando la Madonna incoronata di Foggia, ma svolgevano il servizioantipirateria” sulla petroliera Enrica Lexie ed hanno sparato a due pescatori scambiandoli per pirati.
Tradotto: due militari miopi difendono una petroliera che porta il nome di una porno star e sparano su due pescatori indiani.
Vi giuro che se ci sono cose per cui provo tenerezza e un po’ mi fanno pena sono le tartarughe e le cimici ribaltate, e i pescatori indiani, magri, tristi, segnati dal sole, che vagano per i mari in cerca di pesce per sfamare le proprie famiglie.
Vedremo come finirà questa storia, non ne posso più. Uno dei due assomiglia anche a Corona, e solo per questo mi sta sulle palle.

Voltiamo pagina, andiamo a Firenze, dove una voragine sul Lungarno lunga duecento metri, larga sette e profonda tre – numeri divulgati dalle agenzie, se volete potete giocarveli, io non stavo là e non vado certo a prendere le misure per voi – ha inghiottito decine di automobili e causato parecchi danni, per fortuna non ad esseri umani. L’incidente è stato causato dalla rottura di un tubo dell’acqua.
L’incidente in sé non suscita il mio interesse, nel senso che l’Italia cade a pezzi e non mi stupisco, ma mi interessa il fatto che pochissime ore dopo il fattaccio il nostro Presidente roditore ha mandato sul posto il suo braccio destro, il Sottosegretario Luca Lotti, il quale ha dichiarato prontamente che “Non mancherà il contributo economico dello Stato per chiudere la vicenda nel più breve tempo possibile”.
A Genova per l’alluvione del 2014 stanno ancora aspettando l’arrivo del roditore. A cosa è dovuto un così diverso trattamento?
Se pensate che il Governo sia intervenuto a Firenze in poche ore solo perché Renzi sta andando in Giappone ad incontrare i big del mondo e non vuole fare figure di merda, siete proprio in cattiva fede, la ragione è un’altra ed è molto più semplice: Genova è brutta e piace solo ai milanesi che la domenica vogliono farsi un giro al mare, mentre Firenze è la culla della cultura rinascimentale. Semplice, ed io sto dalla parte del Governo.
Viva Firenze, abbasso Genova, dove fra l’altro non si trova mai un cazzo di parcheggio, e i profumi nelle vie di cui parla De Andrè sono solo la puzza di focaccia alla cipolla e di inquinamento, e c’è anche un vento della madonna, ogni volta che ci vado torno a casa col mal di gola.
A proposito di Genova, sappiate che la Costa Concordia è stata smantellata quasi totalmente, con grande sospiro di sollievo di tutti gli operatori del cantiere che hanno lavorato per tutto il tempo con una mano sulle palle.
Fra poco di quella nave resterà solo lo scafo, e poi sparirà per sempre.
Verrà però tenuta integra la scialuppa nella quale si rifugiò per primo il Comandante Schettino quella sciagurata notte del naufragio, e verrà esposta come principale opera nel primo “Museo dei velocisti in fuga”, istituito nei pressi dell’Isola del Giglio. I proventi del museo verranno devoluti alle famiglie delle vittime e agli avvocati di Schettino.

Buone notizie dalla Spagna, dove finalmente la regione autonoma Castilla y Leon ha vietato l’uccisione dei tori durante una ricorrenza annuale chiamata “Toro de la Vega” (nome affascinante che io avevo scambiato per quello di un attore di Hollywood); pare che i tori venissero inseguiti da uomini a cavallo armati di lance e che, ovviamente, l’inseguimento finisse nel sangue.
A partire da oggi, i tori verranno inseguiti da uomini in bicicletta armati di fucili ad acqua, e alla fine del percorso i quadrupedi potranno anche incornare qualcuno di loro, a patto che rimanga vivo; in giro per il paese si potrà mangiare solo vegano, il colore di tutte le bandiere esposte sarà il rosa e si potranno cantare solo canzoni di Enrique Iglesias. Qualche toro si è già trasferito a Madrid ed ha fatto domanda per essere ucciso alla Corrida di Las Ventas.
Voi pensate che io scherzi, eppure esiste ancora al mondo un Paese dove per divertirsi torturano i tori e lasciano cantare Enrique Iglesias.
Scherzo su Iglesias, è bravino. Suo padre però era un figo, e quando sei figlio di un figo “bravino” non basta.
Ma di che cazzarola sto parlando?

 

Mie piccole tartarughine ribaltate, avrete ormai inteso che questa puntata giunge lentamente al termine, così come una balena morente si avvicina volontariamente alla spiaggia, perché la mia massa grigia dopo un po’ di utilizzo continuo, pian piano, tende ad innervosirsi e comincia a fare brutti scherzi. Avrei voluto parlarvi di altre notizie della settimana, ma le mie dita viaggiano veloci sulla tastiera e mi sono dilungato un po’ troppo.
Recupererò la settimana prossima, quando vi sarete dimenticati di questa promessa e farò comunque quello che mi pare.
Grazie a tutti per l’affetto, che come sempre ricambio; se avete idee o notizie da sottopormi, scrivetemi a liberopensieroberto@libero.it, altrimenti accontentatevi della mia libera selezione settimanale.
Libera, e ci tengo a dirlo, perché Uki è una piattaforma davvero Libera, e li ringrazio per accogliermi.
Vabbè, baci e abbracci, applausi.
Vi lascio alle vostre importanti vite – importantissime, per chi vi vende qualcosa – con un pensiero:
Se nel vostro intimo siete convinti di essere liberi, affacciatevi in questo stesso istante alla finestra e urlate “io sono libero!”: se state leggendo anche questa frase, temo che dobbiate ridimensionare la vostra opinione.
Parola di Rò.

 

Roberto D’Izzia

 

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