Il Giorno della Quaglia [22/05/2015]

Tutte le notizie analizzate da un temibilissimo pennuto

Cari destituiti,
è col cuore in mano che vi do una notizia catastrofica, e cioè che questa è l’ultima puntata de Il Giorno della Quaglia, almeno fino a Settembre 2015, pertanto mi limiterò a scrivervi la lettera di semi addio.
Ascoltarvi mentre urlate e vi strappate le unghie delle dita dalla disperazione mi strazia il cuore, ma certe situazioni sono imprevedibili e perfino Super Rò nulla può fare contro il fato; rileggendo queste due righe sembra che mi stiano mandando in guerra da solo contro l’Isis, ma in realtà il motivo di questa interruzione è positivo, e riguarda un lavoro giunto inaspettatamente che mi toglierà davvero moltissimo tempo.
In questi mesi abbiamo –io e voi lettori– commentato le strane notizie che fanno del nostro pianeta una specie di manicomio a cielo aperto, e a giudicare dalle vostre simpatiche risposte credo di poter affermare che ci accomuna una sorta di disillusa ironia.
L’unica differenza fra me e voi è che io sono bravo a scrivere e voi no, altrimenti avreste fatto voi la Quaglia e io mi sarei limitato ad accendere il pc una volta a settimana per muovere con parsimonia i due indici e lasciare qualche commento di compiacenza.
Sono troppo duro? Beh ma che vi aspettate eh? Forse che siccome è l’ultima puntata allora mi metto a zerbino e vi scrivo quanto siete stati carini con i commenti e quanto mi ha fatto piacere sapere che tutte le settimane aspettavate di leggere i miei articoli?
Scordatevelo. Niente sentimentalismi.
Anzi, vi ricordo che molti di voi, che fate i piacioni qui su Uki e dietro la vostra tastiera, nella vita di tutti i giorni sono capi d’ufficio dispotici, camionisti pazzoidi, donne sclerate, uomini bugiardi, politici ruffiani, venditori di oggettistica inutile, conduttori di programmi televisivi di quarta categoria, insegnanti infami, banchieri vampiri, zanzare maledette che potrebbero volare in tutto l’appartamento da 60 metri quadri ma che decidono di passare la notte dentro il padiglione auricolare di una persona, semafori guasti solo quando devi correre perché hai il primo colloquio di lavoro dopo sette anni di sfiga, calze fantasmine che si arrotolano dentro la scarpa mentre fate attività fisica, spigoli del letto ad altezza malleolo, sassi enormi che sbucano sulla strada proprio in corrispondenza della vostra coppa dell’olio, mucillagini, meduse pronte ad accogliere poveri disgraziati che non vedono il mare da dieci anni, black block blick snap ruuum crash bang ra-ta ratatataplàn.
Scusate, come al solito mi sono fatto prendere la mano.
Sì, voi, proprio voi, poveri rappezzi d’asfalto destinati a saltare tutti gli inverni, siete voi i responsabili del marasma globale e ve ne state lì a farvi due risate sulle minchiate che scrivo, quando invece dovreste risvegliare i vostri animi, riempirvi di ritrovato orgoglio, mettervi lo scolapasta in testa, scendere per la strada brandendo un qualsiasi giornale verso il cielo e urlare ad altissima voce: io con questo mi ci pulisco il culo!!!
Voi, che credete a tutto e che se non ci credete non cambia nulla, voi che aprite i profili Facebook degli altri solo per vedere se hanno pubblicato qualche foto osè, di quelle che pubblicano le ragazzine di sedici anni in bagno, mentre indossano mutandine rosa e fanno la faccia da porno star, ma come commento mettono un qualche sorrisino innocente oppure pubblicano qualche emoticon a forma di animaletto teneroso con gli occhi giganti.
Voi che se fate un incidente mandate affanculo quello con cui dovreste fare una constatazione ‘amichevole’ minacciandolo di infilargli il crick dentro il cranio, ma che quando vedete gli altri farlo dite “guarda che gente incivile, si insultano per un banale tamponamento”.
Voi che inquinate il mondo nel segreto delle vostre abitazioni, buttando la plastica nell’umido, il secco nel vetro, l’umido nel cesso, le lattine e le scatole della pizza giù dalla finestra perchè nessuno ha mai saputo dove cazzo vanno.
Voi, che in questi mesi ho definito sudditi, plebei, amebe, mezzadri, topi da laboratorio, ricercatori archeologici di welfare, soccombenti, abietti, ammansiti, dismessi, decaduti, bolliti, denaturati, deflazionati, ostracizzati e inadeguati, e nessuno ha fatto una piega.
Voi, miei cari amici, che spero di aver divertito almeno un po’ e che, scherzi a parte, siete stati davvero carini con i vostri commenti e col vostro affetto.
Vi ripeto che questo non è un addio, la Quaglia tornerà a Settembre più grintosa che mai, e avrà un sacco di cose da raccontarvi.
Se proprio non potete fare a meno di me, potete comunque scrivermi a liberopensieroberto@libero.it se vi va, oppure seguirmi su Twitter, oppure cercare in tutta la riviera romagnola un capo animatore cazzone che urla come un disperato, tutto abbronzato e col naso storto. Se mi trovate, e dite “sono un lettore della Quaglia”, giuro che mi inginocchio e vi bacio i piedi.
Poi, però, mi offrite almeno una birra.
Buon tutto, e ricordate: se volete raggiungere un obiettivo ed essere orgogliosi di voi stessi, cominciate con cose soft, tipo passare l’aspirapolvere sotto il vostro letto, almeno una volta ogni sei mesi.

Roberto D’Izzia

 

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