Il Giorno della Quaglia

Tutte le notizie analizzate da un temibilissimo pennuto (PUNTATA N° 36)

Cari gelatinizzati,
ho scritto più di una volta che sono abbastanza stufo di trattare argomenti come attentati o guerre e, beh, devo capire se sono io che porto sfiga o il mondo va male apposta per rendere complicato il mio lavoro.
Che, poi, fare ironia su gente che gira col machete nel 2016 non dovrebbe essere complicato; da noi killer più evoluti hanno inventato l’applicazione che costringe dei poveri pirla a girare per campi in cerca dei Pokemòn, gente che finisce sotto qualche auto o si schianta se è alla guida, ma tanta ingegneria non si può pretendere ovunque, quindi c’è chi si arrangia con armi più classiche.
I terroristi hanno un nuovo profilo che mi terrorizza sul serio; ho letto che si tratta di gente disadattata, solitaria, con problemi psicologici e sociali, senza lavoro, che sta chiusa in casa e passa gran parte della propria vita davanti ad un pc.
Praticamente tutti.
Mi guardo intorno e vedo possibili terroristi dappertutto; uno ieri mi ha avvicinato a bordo di una macchinina agghiacciante di cui non ricordo la marca – faceva schifo quindi credo che fosse una FIAT – mi ha chiesto un’indicazione stradale e per un attimo mi sono cagato addosso, pensavo che uscisse di colpo dall’auto e mi rincorresse con il cric.
Che poi è la stessa cosa che ho fatto tante volte io quando hanno provato a tagliarmi la strada anziché darmi la precedenza.
Un mio caro amico della provincia di Cremona qualche giorno fa è entrato in una farmacia e, dato che è moro perché figlio di una donna di Haiti, una signora è rimasta terrorizzata ed è andata in escandescenze. Cose che capitano.
Per fortuna le “Forse Speciali” di cui parlavo qualche articolo fa sono sempre in azione: prima gli attentatori fanno un po’ i cazzi loro, ammazzano decine di persone, sgozzano, investono, sparano, poi arrivano le “Forse Speciali” e li “neutralizzano”, cioè li fanno secchi, così nessuno potrà mai interrogarli e capire com’è che sono arrivati a commettere quello che hanno commesso, oppure chi c’è dietro le loro azioni.
È una guerra? Certo, la terz… ehm, l’eterna guerra mondiale, quella che non finisce mai, quella che è iniziata con due parameci di merda che sguazzavano nel brodo primordiale e si mandavano affanculo nel tentativo di contendersi qualche micrometro quadrato di acque acide.

Mi chiedo: è mai esistito un essere vivente davvero in pace?
Sì, si chiama LUCA, acronimo di Last Universal Common Ancestor, ed è il ritratto genetico di un organismo monocellulare di circa 4 miliardi di anni fa, elaborato dai ricercatori dell’Università di Dusseldorf; il suo profilo è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Microbiology, e nessuno ha avuto il coraggio di sollevare dubbi sull’articolo, soprattutto per l’incredibile noiosità dell’argomento.
Beh, dicevo, LUCA viveva tranquillo, assimilava anidride carbonica, azoto e idrogeno per nutrirsi, e pare che stesse felice e contento in acque termali; i ricercatori sono riusciti a capire tutto questo analizzando 6 milioni di geni di organismi monocellulari viventi.
Insomma, pomeriggi interi a farsi canne e masturbarsi in totale assenza di donne, è questo che capita a chi diventa ricercatore in Germania; per analizzare 6 milioni di geni non credo ci siano alternative possibili, almeno in questo pianeta.
Fra l’altro odio il nome che hanno scelto, con tutto rispetto per i Luca che stanno leggendo questo incredibilmente inutile articolo, perché era il nome di un mio compagno delle medie, inspiegabilmente muscoloso già a 11 anni, biondo e perennemente abbronzato, fenomeno al calcio e ignorante come uno yak, che attirava l’attenzione di tutte le mie compagne e riusciva a farsi perdonare le marachelle dalle professoresse.
Io mi facevo un culo inimmaginabile solo per riuscire a rivolgere la parola alle ragazze, nel migliore dei casi andavo in bagno a vomitare prima di tentare un approccio, per l’emozione; come rendimento scolastico andavo benino, ma più ero bravo e più pretendevano sforzi.
Avevo, però, il miei momenti di gloria durante le interrogazioni alla lavagna, perché facevo l’imitazione di Paolo Villaggio, e tutti ridevano. Un Super Rò in erba.
E chi l’avrebbe detto che una volta adulto quell’erba l’avrei fumata? Questa, però, è un’altra storia.
Noiosa, ma non tanto quella dei ricercatori di Dusseldorf.

Storia molto intrigante è quella del dopoGolpe in Turchia, fatta di rastrellamenti ed arresti di massa, punizioni e licenziamenti; e pensare che il nostro presidente roditore il mattino dopo il fattaccio esprimeva sollievo per il fallimento del colpo di stato, e diceva «La preoccupazione per una situazione fuori controllo in un partner Nato come la Turchia lascia spazio al prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche», che suona un po’ come “Enrico stai tranquillo”.
Erdogan e i suoi stanno arrestando o licenziando chiunque: professori universitari, militari, dipendenti della Turkish Airlines, dipendenti della Turk Telekom (da notare la fantasia dei nomi), giocatori di ping pong, cagnolini con i ciuffetti alzati sulla testa, bagnini della società Turk Bàgn iscritti al sindacato Turk Fiòm, pali della luce che hanno illuminato le strade durante le ore del golpe, panchine, tergicristalli, pecore, autisti di tram, scrittori e Turk-fotomodelle.
L’Europa chiede alla Turchia di non condannare a morte i prigionieri politici di Erdogan, che è come chiedere a un diciassettenne di non guardare YouPorn quando è a casa da solo.

La democratica Turchia non è nulla in confronto a ciò che ci aspetta oltre oceano: il Playmobil platinato è ormai quasi pronto a salire sul trono, e ci sono ottime ragioni per credere che riuscirà a diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.
Alcune di queste ci vengono ampiamente spiegate da Michael Moore, coraggioso regista di “Fahrenheit 9/11” nonché modello base delle sembianze di Peter Griffin, ma non starò qui ad elencarvele; prima di tutto non ne ho voglia, tanto per cambiare, seconda cosa leggere dall’inglese è una palla tremenda e allora ho trovato l’articolo tradotto dall’Huffington Post, che però per il proprio sito web usa un font minuscolo, che a leggere ci si rovina gli occhi.
È interessante l’idea che Moore ha di Trump, che io chiamo con affetto Playmobil platinato, e lui definisce con altrettanto affetto «Miserabile, ignorante, pericoloso pagliaccio part-time, e sociopatico a tempo pieno»; fra non molto l’America sarà governata da costui, e scoppierà un bel casino.
Fatevene una ragione, e continuate a leggere Il Giorno della Quaglia, finché potete.

Cari lettori, voi che cliccate l’indirizzo www.ukizero.com sperando di convincere voi stessi di essere diventati degli intellettuali, vi starete chiedendo cos’altro è accaduto di così interessante da attirare la mia attenzione, e devo dire che una notizia non poteva sfuggirmi: è stato sequestrato il Porto di Ostia, in seguito ad indagini della Procura di Roma.
Ora, in un paese normale può capitare di sentire notizie tipo “sequestrata una barca”, o “sequestrato un deposito di cime”, ma noi siamo l’Italia, una penisola fantascientifica che ha inventato il Ministero per i Rapporti con il Parlamento, e una volta a capo ci ha messo un bipede di nome Carlo Giovanardi, e quando facciamo le cose le facciamo bene, quindi non ci accontentiamo di qualche banale sequestro.
Noi pensiamo in grande: 531 unità immobiliari, disponibilità finanziarie e altri beni mobili per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro (numero a cazzo firmati Il FattoQuotidiano.it, di cui devo per forza fidarmi, perché le alternative fanno ridere), questo è l’oggetto dell’inchiesta sugli imprenditori che gestiscono il Porto Turistico e i Lidi romani.
Io ci sono stato a Ostia, mi ricordo i locali sulla spiaggia, molto carini, ma purtroppo bevvi un paio di cocktail fulminanti, che mi fecero prima di tutto stare male, seconda cosa persi un’occasione spettacolare con una altrettanto spettacolare pseudo collega romano-indiana, bruna con gli occhi verdi.
Colpa degli imprenditori legati alla criminalità organizzata? No, colpa di quello stronzo di bar man che mi versò in un bicchiere di plastica un’accozzaglia di super alcolici per soli 2 euro e cinquanta centesimi, offrendomi anche il bis. E dirò che anche il Dj ha la sua fetta di colpa, perché certa robaccia dopo due ore ti rincoglionisce più di un film di Kubrick.

Certo, meglio vivere in Italia che in Cina, dove squartano i cani a mani nude e se li mangiano, o dove una donna aiutata da una non precisata amica spoglia e riempie di botte la giovane amante di suo marito in mezzo alla strada, filmando il tutto e postandolo sul web, in mezzo ad una folla di passanti che anziché intervenire guarda inerme la scena, anzi la riprende col telefonino e la pubblica sui Social.

Messi bene anche in Ucraina, dove un contadino ammazza un animale che a giudicare dal video è un cagnolino un po’ bruttarello con le zampe posteriori un po’ più lunghe del normale, ma secondo il direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria Regionale, Valeriy Dopiryak, è troppo strana come bestiola quindi.. apriti cielo: forse è il leggendario Chupracabra!
Non bastano le prove genetiche che quel cadavere nel freezer della simpatica signora texana altro non era che un coyote deforme, e non importa neanche che la leggenda sia nata migliaia e migliaia di chilometri altrove, questa volta si tratta del vero Chupracabra.
Se lo dice uno che si chiama Valeriy Dopiryak dev’essere per forza vero.
La cosa che più mi scompiscia di queste storie è che nel dubbio che si tratti di animali sconosciuti, introvabili o perfino alieni, c’è sempre qualche contadino lì in zona pronto a sparargli una fucilata nel culo.
Ah, gli esseri umani, quanto fanno schifo.
Miei cari sprovveduti lettori, che ne dite se la puntata giunge lentamente al termine?
Nel mio fuso orario sono le 22:59, e un divano comodo come una nuvola mi sta aspettando; non fatevi domande sul perché oggi dormo in un divano, occupatevi dei casi vostri.
Visto come parlo bene?
Chiudo mandando un pensiero all’orsetta Morena, reinserita nel Parco Nazionale d’Abruzzo e trovata morta, già decomposta, qualche giorno fa, nonostante le avessero applicato un collare satellitare supertecnologico che permettesse di recuperarla subito ricevuti dati allarmanti. Come ben sappiamo, non c’è un cazzo che funziona in questo Paese, e l’orsetta è andata in altri mondi.
O magari le è venuto un infarto dopo aver scoperto che stavano abusivamente asfaltando il parco.
Roba da pazzi.
Roba da italiani.

Care gustosissime aringhe putrefatte svedesi in scatola, è col cuore in mano che vi lascio, ricordandovi che vi aspetto qui ogni settimana per questo appuntamento, e ringraziandovi per gli strambi e simpaticissimi commenti che lasciate; siete forti, mi piacete, pubblico perfetto per il mio ego.
Un abbraccio, alla prossima puntata della Quaglia, e ricordate:
«Se qualcuno ruba un fiore per voi, sotto sotto non c’è Impulse, ma un agente Enel che vi sta per offrire un nuovo contratto».
Parola di Rò.

 

Roberto D’Izzia

 

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