Guerra e Neuroscienza: vita e morte dell’evoluzione umana

L’ultima involontaria frontiera dell’inarrestabile corsa alle armi di un mondo eternamente fuori controllo...

 Guerra e medicina: la vita e la morte che collassano nello stesso confuso fiume dell’evoluzione umana. Eppure, nel campo della ricerca biologica viene ridimensionata sempre di più la visione dell’uomo come essere competitivo, aggressivo e brutale. Ma evidentemente la cosa non tocca chi detiene il potere! Non sarà un caso allora che il “nostro” Monti ha prorogato ben “16 missioni di pace” che ci costeranno ben 1 miliardo e 427 milioni di euro!

 

Andando avanti negli anni, mi sembra di rivivere le dimensioni futuristiche di alcuni film, sebbene oramai sorpassati dalla nuova fantascienza. Ricordo un Robocop in cui il semiumanoide veniva usato dall’esercito per difendere i cittadini. Un territorio dominato da un’elite che controllava l’acqua e la difesa del territorio. Naturalmente la parte umana, la coscienza non morta, risvegliava il cyber-poliziotto dal coma, facendolo tornare come un “semi-umano” che combatte  il robot cattivo a servizio dei militari. Uno scenario quasi apocalittico, una parte dell’umanità rimasta in balia di un’oscuro dominio, dopo catastrofi dovute all’uso eccessivo delle risorse umane. Non vi ricorda nulla questo?
Il lavaggio del cervello e la programmazzione mentale è stata in un certo senso usata sin dai tempi dei tempi. Sparta “addestrava” i bambini alla guerra e quelli non “sani” venivano gettati da una rupe. La scienza avanzando con la chimica scoprì le anfetamine che poi furono usate durante la 2° guerra mondiale.

Oggi sono stati fatti passi da gigante, la neuroscienza unita alla chimica ha scoperto nuove potenzialità a livello scientifico, ed ha provato che la mente umana e la coscienza hanno potenzialità impensabili.

Sapevate che alcuni soldati prima degli attacchi nella guerra del Golfo venivano sottoposti ad una scossa elettrica di pochi volt per facilitare lo sviluppo di poteri d’intercettazione mentale del nemico… Esiste di fatto la cosiddetta tDCS (stimolazione transcranica con correnti dirette): una tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva. Una sorta di blando elettrochoc ottenuto attraverso l’applicazione di elettrodi sullo scalpo. Questa tecnica è stata sperimentata sui soldati alla vigilia di nuove missioni in Medioriente e ha prodotto risultati sorprendenti -i militari sottoposti al trattamento durante le esercitazioni sono stati capaci di individuare cecchini, mine antiuomo, bombe e obiettivi strategici con una rapidità doppia rispetto a quella dei colleghi. «È bastata una minima stimolazione cerebrale», ha dichiarato il dott. Vince Clark, professore di neuroscienze cognitive all’Università del New Messico.

Tuttavia mi chiedo, quando si capirà che le guerre sono fatte per interessi privati?

La neuroscienza è nata anche con l’impegno di stimolare la mente umana, permettendoci di progredire come esseri pensanti, ma è certo che il solito “zampino” degli eserciti e dei ”soliti” potenti sta travalicando queste frontiere su ben altri scopi. Sembra esserci un folle governo che sfrutta le potenzialità degli scienziati solo per trasformarle in invenzioni al fine di sottomettere le popolazioni, non si spiegherebbe in altro modo la ragione per cui la maggior parte delle scoperte fatte a beneficio dell’umanità poi vengano usate come armi da guerra e non solo.

Attacchi alla pace messi nelle mani di indistruttibili guerrieri che intercettano le onde cerebrali.. Medicinali immaginati per curare patologie come il parkinson o l’epilessia trasformati in farmaci a base di ossitocina, usati per combattere ansia, stanchezza o perdita di memoria. Si è scoperto che possono consentire ai soldati di resistere alla mancanza di sonno aumentando contestualmente le capacità di attenzione.

 

Queste scoperte scientifiche stanno diventando i principi fondanti di una nuova incombente razza di guerrieri: uomini-macchina capaci di controllare droni e armi ad alta precisione con la sola forza delle onde cerebrali. Lo sviluppo ritenuto più interessante è infatti quello legato all’uso del Brain-Machine-Interfaces (BMIs), un dispositivo che consente di connettere direttamente il cervello con sistemi di combattimento come i droni.

Insomma addio guardie e ladri, qui correre non serve più a nulla.

«È vero. È possibile. Lo sarà sempre di più», ha continuato il dott. Clark, «Ma a quel punto il confine tra l’uomo e la macchina sarà indefinibile. E se il drone dovesse scaricare una bomba su un obiettivo sbagliato, o magari su una festa di matrimonio, di chi sarebbe la colpa di quei morti? Dell’uomo o della macchina?», sussurra il dott. Clark, e se lo domanda con lo stesso tono pieno di vergogna di uno che ammette di essere alcolizzato.

L’etica è una chimera che passa gelando le coscienze, e il Dott. Clark sostiene di essere a conoscenza dell’uso che l’esercito farà delle sue scoperte, ma aggiunge: «Mi fa male pensare che i mie studi possano essere usati per scopi militari, perché ho sempre voluto trasformare il mondo in un posto migliore. Ma che cosa dovrei fare: smettere con la ricerca?».

Chi è padrone del bene e del male? Appunto, nessuno è padrone del bene e del male, invece qui è davvero chiaro di chi sia il pollice verso, il cosiddetto male non è altro che il danaro trasformato in potere.

Da sempre la guerra ha foraggiato la crescita di famiglie potenti e governi che offrono i loro territori per costruire fabbriche della morte.

La moralità umana è impensabile senza empatia.

Ecco che la natura ancora una volta insegna. Nuove ricerche su animali superiori, dai primati agli elefanti fino ai topi, mostra che vi è una base biologica per un comportamento come la cooperazione, ha detto Frans de Waal, autore di “L’età dell’empatia – Lezioni dalla natura per una società più solidale“.

«Gli umani hanno un sacco di tendenze che vanno a favore della socialità» ha spiegato de Waal, biologo della Emory University in Atlanta, al meeting annuale dell’American Association of the Advancement of Science. A quanto pare, nel campo della ricerca biologica viene ridimensionata sempre di più la visione dell’uomo come essere competitivo, aggressivo e brutale (alla faccia di Thomas Hobbes..).

Nel diciannovesimo secolo il biologo Thomas Henry affermava che la morale è assente in natura ed è creata dall’uomo, mentre oggi de Waal afferma, contraddicendolo, che i bambini, come anche la maggior parte degli animali superiori, sono in realtà “moralinel senso scientifico del termine, questo perché hanno bisogno di cooperare tra loro per riprodurre e trasmettere i loro geni.
Tutte le tesi di un’evoluzione a favore del progresso umano e comportamentale, atto a risollevare l’umanità dalla violenza e dalla crudeltà, viene tuttavia cancellato in un attimo, ad esempio dall’uso inappropriato e indiscriminato della ricerca neuroscientifica per le strategie di guerra.

In fondo, se la morale non urtasse così i farabutti, certo non verrebbe così pregiudicata. In effetti la moralità non è una scuola per la felicità, ma è il modo di renderci degni della felicità, perciò, come dice Oscar Wilde: «Bisogna sempre giocare lealmente, quando si hanno in mano le carte vincenti».

Violanera

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Fonti:

Le neuroscienze per trasformare i soldati in macchine da guerra

La scienza rovescia la visione dell’essere umano maligno e competitivo per natura

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