Godzillabong: il doom stoner della palude pontina

Dopo un periodo segnato da un'intensa attività live la stoner band registra il loro primo Ep "Doomsday Guru"

Doomsday Guru è il lavoro registrato dalla band di Wesley Darkland, voce e chitarra, Stephen Drive, basso, synth e Paolo Papa, batteria.
Formati nel 2017, hanno cominciato a lavorare su un suono che immediatamente era già chiaro, diretto, inconsciamente riversato in questo EP di tre brani, registrato durante l’estate del 2019. Prove su prove, chilometri macinati, piogge a dirotto, insopportabile afa, il tempo è stato scolpito dentro ad improvvisazioni dilatate. Un progetto alimentato da un’enorme passione, con la puzza del sudore dei live sempre addosso.

Lampi, tuoni e saette (quelle, insieme ai lampi immaginati), sono il prologo, e probabilmente anche il cameo, che i Godzillabong fanno ai Black Sabbath, come una sorta di bacio alla mamma. Se non sapete di cosa sto parlando, smettete subito di leggere e basta.
Il disco parte con una classica furia ossessiva che sale su di giri, incalzando piano piano, cambiando di continuo i ritmi, trasformandosi in astratti stati d’animo, creando ansia, sensazioni oscure, disperazione.
Immagini piacevolmente intime ed oscure, ingrigite da un dolore che sembra conosciuto a tutti, uno stato di cordoglio che provoca dannazione all’intero genere umano, «I got the way to sleep forever». Sabbath sempre presenti, la batteria a tratti più veloce, «No way for your brain, the end is near, […] they will kill the world of mine». Le parole sofferte ed urlate di Wesley, la sua voce roca e profonda, appare come uno strumento aggiunto. Il doom incalza, il basso e la batteria sostengono chitarre distorte e compresse, i synth si sentono a malapena, mancano di effetto, sono troppo poco accennati ed utilizzati, sarebbero invece stati una grande novità in aggiunta al suono già fin troppo monotono del genere stoner negli ultimi anni. Di certo però si presentano al pubblico con grande impatto, come a rappresentare un rito meccanico che scuote le teste in ipnotici concerti, i Godzillabong si presentano con grinta da vendere, quella che nei live assume una potenza maggiore e possiede più piglio sul pubblico, un contatto nella sofferenza, una mano tesa al più insopportabile dolore.
Ventisei minuti di ebbrezza sì, che ogni appassionato del genere non può che apprezzare; nel finale spunta una lunga ed affascinante passeggiata nel bosco del Godzilla, un piccolo viaggio impregnato di psichedelica anni sessanta.

A questo lavoro sono mancati gli accorgimenti in fase di produzione, i missaggi più mirati, i volumi equilibrati; saranno mancati gli ascolti fatti insieme, le indicazioni fatte dal gruppo a chi stava dietro al mixer, oppure soltanto una banale mancanza di tempo. Con dei piccoli accorgimenti avremmo potuto ascoltare qualcosa di più maturo, che poteva far capire la potenza che invece i Godzilla dal vivo esprimono molto bene. Questo è un appunto che vuole considerarsi indicazione, una promessa che dovete fare a chi sostiene il vostro progetto, a chi crede che possiate fare un disco nuovo, che sia una promessa Doom, pregno di questa oscurità che più vi caratterizza.
La presentazione del disco suonato live insieme alle altre canzoni il 14 settembre scorso all’APS PunkRazio di Pomezia, ha confermato che Godzillabong è una bella bestia da palco, dal vivo riesce ad attrarre su di sé le attenzioni con grande naturalità, sfoggiando una consapevolezza di sé ed umiltà di certo non comune. È un naturale approccio al genere che propongono, che viene condiviso con il pubblico con grande pathos.

 

Evangelos Voutos

TRACKLIST
1. “Funeral Karma”
2. “Doomsaday Guru”
3. “Sleepwall”

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