Giuda @Orion (05/2014)

Rock 'N' Roll ed estetica glam... una indie band che suona come il meglio dei vivaci e divertenti anni 70. La party band dal vivo poi, non si smentisce!

Quando i Giuda hanno suonato a Roma, io non sapevo né chi fossero né tantomeno che sarei andata a vedere un loro concerto. Tant’è che lì per lì ero anche tentata di non recensire alcunché.

Poi mi sono detta che una band romana che sta avendo così tanto successo anche a livello internazionale merita di essere raccontata e quindi questa sarà una sorta di “Giuda for Dummies”, una guida scritta da chi non li conosceva per chi magari ancora non li conosce (e mi perdonino i fan).

Partiamo allora dall’inizio, dal 2007, anno in cui nasce il gruppo dalle ceneri dei Taxi, band punk rock che smette di suonare alla morte prematura del batterista.

I Giuda (come mi spiega l’onnisciente moroso quando decidiamo di andare al concerto) fanno glam rock e hanno all’attivo un paio di Ep e due album, il disco di debutto “Racey Roller” e “Let’s Do It Again“.

Per non fare la figura della fidanzata bionda mi sono preparata prima della serata, ho letto delle interviste e ascoltato qualche traccia. Quando arrivo all’Orion, quindi, sono abbastanza sicura del fatto mio.

Sbagliato.

Innanzitutto perché all’interno del locale tutti conoscono tutti, tranne me (come diceva Fabri Fibra). Fanno tutti parte di una qualche scena musicale/culturale/sociale, tranne me. Saluto quella manciata di amici che incontro e poi ritorno a fissare il cellulare. Sono la nerd superstar senza la connotazione superstar.

Sono quella che oggi ha deciso di commiserarsi perché guarda il caso beffardo, sono una donna in attesa di ciclo, esattamente com’ero mentre scrivevo l’ultima recensione pubblicata su Uki. Ciò mi suggerisce di spezzare questa catena, altrimenti finirò per sembrare la bisbetica di turno che non fa altro che lamentarsi.

Il che succede la maggior parte del tempo, ma si sa, i panni sporchi vanno lavati in casa.

 

Detto ciò, torniamo ai Giuda e a quello che non mi aspettavo e che mi ha positivamente colpito.

La band propone un glam rock che non ha niente a che fare con le paillettes e la sessualità ambigua di David Bowie. Io penso di vedere una sfilata di lustrini e zatteroni alla “Velvet Goldmine”, invece salgono sul palco cinque ragazzoni romani vestiti tutti uguali con t-shirt e jeans dalle vaghe reminiscenze “greasiane”, che attaccano immediatamente a suonare un rock’n’roll trascinante e quasi senza pause. Perché la cosa bella è che non solo loro sembrano divertirsi con queste sonorità seventies, ma anche i fan, che sono tanti ed eterogenei, li sostengono con cori da stadio.

Ci sono mamme con i figli adolescenti, coppie mature, coppie meno mature, punk rockers, mods e pink ladies. Ci sono le bandierine e le magliette con su scritto “I’m a Giuda fan”. Tutto il genere umano sembra essere qui a cantare e ballare e la band li ricambia generosamente.

 

Il concerto finisce e io neanche me ne rendo conto, forse anche perché stavo fuori a bere una birra. Ciò non toglie che è stata una serata divertente, di quelle in cui hai mosso un po’ il bacino in un accenno di twist anche se il genere non è proprio il tuo. Di quelle in cui hai scoperto che, ogni tanto, lasciare la via vecchia per la nuova può riservare piacevoli sorprese.

Agnese Iannone

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