Giovanna Marini & Ascanio Celestini @ Villa Ada (Roma) – 06/2018

Racconti e Canzoni

Un giorno di elezioni. Un giorno come tanti altri per la Sinistra sconfitta sempre al voto. Questa volta, dopo tanti anni, vado a vedere un incontro strano, tra Ascanio Celestini e Giovanna Marini: un attore, molto bravo, ed un cantore popolare per me leggenda.
Arrivo piuttosto presto perché mi interessa anche un concerto prima… al tramonto suona Sara Jane Ceccarelli in duo acustico con Lorenzo De Angelis.
Ci siamo, entro che non sono neanche le 19,30.

A Villa Ada riaperta come Arci dopo venticinque anni, si ritrova sapete quell’aria da centro sociale tipo: “che c’hai una sigaretta, prestame cento lire”, ma è un po’ più raccolta, meno caotica degli anni precedenti. Di sicuro, la serata con musica e parole non richiama un pubblico giovanissimo, piuttosto intellettuali e qualche ex-extraparlamentare, oltretutto molti sono ai seggi.
Intanto mi godo l’aperitivo suonato dal duo Ceccarelli – De Angelis, canzoni folk principalmente, in un perfetto inglese. Il duo piuttosto radical come suona oggi, mi colpiscono soprattutto per la versione in inglese di una canzone di Motta, e una degli Alt-J, “Intro”, dal secondo album del 2014. Aspetto di vedere se il pubblico capisca lo sforzo modernista della Ceccarelli, si, applaudono, bene. Ammiro chi in un contesto strampalato inserisce comunque piccole chicche, e infine mi piace la sua voce.
Nel mentre Ascanio gira tra i tavoli con una bimba e chiacchiera con chiunque glielo chieda. Questo me lo rende anche più simpatico. E lo è. È vivo, vivace, io lo trovo veramente bravo. Alle 9,30 inizia il concerto sul palco: fisarmonica, chitarra e due voci. Ci viene chiesto di non fare foto, ne rubo una ma è una vera schifezza… ve la mando ugualmente.

Attacca cantando Giovanna Marini, qualche sbavatura c’è ma dall’alto dei suoi 81 anni lei è indiscutibile ed è una straordinaria fonte di ‘storie di suo’. Racconta dei dischi, del sole, dei salotti borghesi romani e milanesi, le discussioni sul popolo sovrano, le storie di povera gente, di fatiche e lotte per la libertà… dei braccianti e dei partigiani. E dai partigiani si arriva a chi Comunista non poteva essere, perché cacciato o troppo intelligente per limitarlo ad un “..ismo”. Fino ad arrivare a Pierpaolo Pasolini. Da qui l’intreccio di storie di Ascanio Celestini e le memorie e le canzoni della Marini prendono il via… sui ricordi e su quello che ci è tristemente noto. Aleggia la morte su villa Ada e la mancanza di riscatto e vittoria. Celestini di suo sembra uscito da un racconto di Italo Calvino, e mi chiedo anche se non sia da quelli che tragga ispirazione. Ma c’è poco da fare. Si sente che la sconfitta è profonda, che i ricordi sono sfumati nella mancanza di memoria storica collettiva. Non c’è onore in questa sconfitta che da qui a poco si manifesterà, c’è l’abbandono del campo, c’è un popolo che non alza la testa, che ha preferito il panem et circensi alla fatica e alla dignità.
Di suo Celestini ci prova, racconta di zingari con le Ferrari e i supermarket: “Abito a Morena di fronte ai Casamonica”, fa similitudini tra i braccianti della Marini e i nuovi schiavi venuti dal mare, racconta in maniera semplice e divertente una tragedia che immagina; è addirittura veloce, a tratti allegro, e in questo fa il suo mestiere, è un grillo parlante tra tanti, troppi ‘pinocchio’ che non vogliono sentire. Forse troppo elevato il livello per chi è abituato alle Tv commerciali. Nondimeno, rimane troppo triste assistere ad un racconto che ha come protagonista centrale la ‘signora Morte’. Era un giorno strano, l’ho detto all’inizio e di lì a poco il notiziario confermerà il suicidio dell’ultima roccaforte cantata dalla Marini, quella dell’appennino rosso, della Sinistra italiana… di cui non è rimasto che il racconto della stessa Marini. Intanto con Ascanio mi viene da pensare che il futuro è aperto, che se anche Pasolini non si fermò ai partiti, né alle semplici conclusioni, forse il messaggio era meno devastante del primo ascolto.

Pensate con la vostra testa, ascoltate gli anziani, ma prendete spunto senza farvi ingannare. Ecco forse così, è meno terribile. Mi godo il momento, pensare è un lusso che pochi possono permettersi. In questo forse c’è la vera libertà. Pertanto me ne vado pensieroso ma sicuro di avere qualcosa da condividere. I racconti, le storie, tutte, le favole da sempre nel tempo, raccontano di fatica, di chi non c’è la fa. In fondo la Sinistra era questo… socialismo, eguaglianza, dignità. È questa la lezione dei racconti.. è una ricerca infinita, che cambia, si modifica, una lotta perpetua, senza vittorie e senza sconfitte; è un ambizione, è una necessità. Grazie signora Marini e grazie Ascanio… vi devo rendere omaggio, mi avete fatto pensare, non è da tutti.

 

Daniele De Sanctis

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3 Comments

  • celestini rimane un modello ironico su cui osservare l attualita’ , sempre tagliente. certo e’ un modello un po anacronistico ma come dice de santis la memoria e’ importante

  • a me piace un sacco
    mi ricorda quei valori che ci hanno fatto è che oggi in molti casi tradiamo
    giovanna marini invece é storia

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